{"id":39013,"date":"2018-02-18T13:00:40","date_gmt":"2018-02-18T12:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39013"},"modified":"2018-02-18T12:59:59","modified_gmt":"2018-02-18T11:59:59","slug":"litalia-nel-ciclo-politico-reazionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39013","title":{"rendered":"L\u2019Italia nel ciclo politico reazionario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Alberto De Nicola)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il cosiddetto \u201critorno del fascismo\u201d in Italia fa parte di un fenomeno di dimensioni globali. La sua origine va ricercata nella crisi di egemonia del neoliberalismo e nell\u2019impasse dei movimenti sociali. Per contrastare la torsione autoritaria \u00e8 necessario mettere in discussione alcuni luoghi comuni che animano il dibattito in rete dopo i fatti di Macerata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/556d01718684149f63a71d50169e82ac-cartagena-spain-nuest-jr.jpg\" alt=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/556d01718684149f63a71d50169e82ac-cartagena-spain-nuest-jr.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che non si pu\u00f2 scegliere la forma di guerra che si vuole\u00bb: cos\u00ec scriveva Antonio Gramsci nei <em>Quaderni dal carcere <\/em>discutendo di strategie militari. Negli ultimi mesi, e ancora di pi\u00f9 dopo i fatti di Macerata, mentre ci si ritrova di fronte alla stessa amara e realistica constatazione secondo la quale non possiamo sceglierci il terreno di battaglia che vogliamo, ci si chiede in quale \u201cforma di guerra\u201d siamo precipitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A pochi giorni dall\u2019attentato fascista e dal surreale dibattito politico-mediatico che ne \u00e8 scaturito, si rincorrono in rete analisi che sembrano ricondurre la situazione attuale al puro e semplice \u201csdoganamento\u201d istituzionale e mediatico dei gruppi neofascisti. In altri casi, il consenso riscosso dall\u2019ordine del discorso razzista viene trattato come il disvelamento di una qualche natura inconfessabile degli italiani (e dei poveri) rimasta latente e riemersa ora come conseguenza estrema dell\u2019impoverimento economico prodotto dalla crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a queste interpretazioni pi\u00f9 o meno implicite, lo spazio disponibile per l\u2019azione politica rimane confinato dentro perimetri stretti: al pur necessario antifascismo militante si finisce per attribuire una valenza \u201ceroica\u201c nella stessa misura in cui cresce il senso di isolamento e accerchiamento nei confronti della societ\u00e0; a medio termine a sinistra si confida\u00a0nella formazione di governi di larghe intese in grado di frenare l\u2019avanzata della destra pi\u00f9 estrema; sul lungo periodo, si invita alla virt\u00f9 della pazienza, consapevoli che il peggio deve ancora venire e che solo dopo che sar\u00e0 arrivato, potremo sperare di rialzarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Da cosa si riconosce un ciclo politico reazionario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ipotesi preliminare \u00e8 che quel fenomeno variamente denominato \u201critorno del fascismo\u201d o \u201cfascistizzazione della societ\u00e0 italiana\u201d, debba essere collocato all\u2019interno di uno spazio pi\u00f9 ampio e di un tempo pi\u00f9 lungo. Che la vicenda italiana possa quindi essere meglio compresa solo se confrontata con quel <strong>ciclo politico reazionario<\/strong> che recentemente ha assunto dimensioni globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Brexit e l\u2019elezione di Trump sono stati solo i due eventi che hanno gettato la luce su una tendenza pi\u00f9 articolata che tiene insieme, tra i casi pi\u00f9 rilevanti, la crescita delle forze neofasciste in tutta Europa, il riassetto conservatore di molti paesi sudamericani, dell\u2019India e dei paesi dell\u2019Europa dell\u2019est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ciclo politico \u00e8 al contempo l\u2019effetto della \u201ccrisi di egemonia\u201d delle \u00e9lite e dell\u2019ordine del discorso neoliberale, e la reazione organizzata all\u2019ondata dei movimenti anti-austerit\u00e0 e democratici degli anni centrali della crisi economica. Il ciclo consiste in una serie di mutamenti che convergono nel riallineamento autoritario delle istituzioni statali, in un rafforzamento della balcanizzazione della societ\u00e0 e del mercato del lavoro sulle linee della razza e del genere, e nella <a href=\"https:\/\/commonrivista.files.wordpress.com\/2010\/10\/antonio-negri1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201crifeudalizzazione\u201d<\/a> dei rapporti sociali ed economici, anche quelli pi\u00f9 minuti e molecolari. Per l\u2019essenziale, questa tendenza si presenta come \u201cnon-inclusione\u201d di una parte crescente dei subalterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019espressione \u00e8 provvisoria e probabilmente troppo generica: \u201cciclo\u201d qui \u00e8 inteso nel suo senso strettamente politico, come parte di un \u201cgioco\u201d fatto di tendenze e contro-tendenze, movimenti e contro-movimenti, azioni e reazioni. Nonostante questa torsione riguardi in modo estremamente differenziato e disomogeneo i differenti paesi, questa si presenta in ogni caso come una tendenza convergente che origina da una matrice comune. La difficolt\u00e0 che abbiamo nel parlarne non deriva tanto dall\u2019individuazione del fenomeno in s\u00e9 (gi\u00e0 ampiamente segnalata da <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/abs\/10.1080\/08935696.2013.843250?journalCode=rrmx20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">altri<\/a> negli ultimi anni) quanto dal fatto che, come ha affermato lo storico Enzo Traverso, questo va inteso piuttosto come un <a href=\"http:\/\/operaviva.info\/i-nuovi-volti-del-fascismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cregime di storicit\u00e0\u201d transitorio<\/a>, che non ha ancora assunto una forma definita e stabilizzata. Il cosiddetto \u00abblocco di Visegrad\u00bb nella parte orientale del continente europeo si presenta da questo punto di vista come una polarit\u00e0 attrattiva: nonostante siamo stati abituati a pensare, dopo l\u201989, che l\u2019ovest era l\u2019inevitabile destino dell\u2019est, dovremmo cominciare a prendere in considerazione la possibilit\u00e0 che la tendenza si stia invertendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sempre in Europa, il ciclo trae origine dal fallimento dei movimenti moltitudinari e democratici che raggiunsero la loro massima intensit\u00e0 nel 2011 ma non riuscirono a far corrispondere alla loro espansione una differente configurazione politica europea; in Italia, dalla sconfitta delle mobilitazioni studentesche del 2008-2010 e del movimento dei \u201cbeni comuni\u201d che aveva segnato un punto di svolta con la vittoria del referendum per l\u201cacqua pubblica\u201d nel 2011. Ma se proprio si dovesse individuare lo spartiacque che segna il passaggio, questo bisognerebbe cercarlo in due eventi accorsi nell\u2019anno 2015. Il primo \u00e8 la <em>d\u00e9b\u00e2cle <\/em>greca, quando l\u2019Unione Europea, con una specie di atto di guerra in tempi di pace, costrinse alla disonorevole capitolazione il tentativo di rinegoziazione del debito della Grecia sostenuto dalla maggioranza della popolazione. Il secondo \u00e8 quella che viene impropriamente denominata \u201ccrisi dei rifugiati\u201d: nonostante la moltiplicazione di esperienze di solidariet\u00e0 attiva della popolazione, a quella crisi seguirono un insieme di misure dell\u2019UE volte al rafforzamento dei confini e all\u2019esternalizzazione delle frontiere. Questi due fatti hanno aperto la strada alla ri-nazionalizzazione aggressiva delle politiche comunitarie: da quel momento in poi, il \u201cnazionalismo\u201d si \u00e8 presentato come un\u2019opzione profittevole per le classi dirigenti e l\u2019unico lemma disponibile nel vocabolario dei subalterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo stato in miniatura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un saggio del 1993 intitolato <a href=\"http:\/\/www.deriveapprodi.org\/1999\/11\/deriveapprodi-18\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cTesi sul nuovo fascismo europeo\u201d<\/a>, il Collettivo Luogo Comune con straordinario anticipo sui tempi aveva posto l\u2019attenzione sulle caratteristiche specificamente post-fordiste del nuovo fascismo. Differentemente da quello degli anni Venti e Trenta, nel quale militarizzazione del lavoro salariato, corporativismo e iperstatalismo avevano anticipato, nel contesto europeo e in forma autoritaria, la diffusione del modello fordista-keynesiano, quello attuale sembra invece registrare il disallineamento crescente tra stato, mercato e societ\u00e0. Questa nuova natura la si potrebbe vedere nel trattamento ambiguo che la torsione autoritaria intrattiene con tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u201cinformale\u201d, sub-legale e sommerso. Le nostre citt\u00e0 sono divenute il teatro di un doppio processo, solo apparentemente contraddittorio: mentre da una parte imperversa una guerra senza quartiere contro le forme di vita e le economie informali dei poveri (quando queste esprimono forme di sopravvivenza e socialit\u00e0 alternative a quelle del mercato e dello stato); dall\u2019altra parte assistiamo alla legittimazione crescente di quelle forme di mobilitazione della \u201csociet\u00e0 civile\u201d che puntano alla moralizzazione e securitizzazione della vita e dello spazio pubblico. Assieme a questo, assistiamo sotto i nostri occhi alla creazione e alla tolleranza di <em>zone di abbandono controllate<\/em>, caratterizzate da una raffinata gestione degli illegalismi criminali. Bisognerebbe vedere nell\u2019insieme di questi processi per nulla incompatibili una dialettica programmata che fa sorgere l\u2019ordine dal disordine; nella diffusione della criminalit\u00e0 pi\u00f9 o meno organizzata, l\u2019embrione di una nuova polizia; negli eserciti civili del decoro, la riproduzione di uno stato in miniatura. Invece di limitarsi ad un confronto tra partiti e gruppi dell\u2019estrema destra, il ciclo reazionario si sostiene e si rafforza nella dimensione societaria, quella stessa dimensione dove i movimenti sociali collocano gli esperimenti dell\u2019isituzionalit\u00e0 autonoma e comune: differentemente da questi ultimi per\u00f2, in questo caso il conflitto di competenze tra stato, societ\u00e0 e mercato si risolve temporaneamente in una militarizzazione delle leggi della domanda e dell\u2019offerta e in una socializzazione e diffusione informale delle funzioni dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Lumpen<\/em>-borghesia e delirio proprietario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo un\u2019idea particolarmente diffusa, la cosiddetta fascistizzazione del corpo sociale sarebbe da interpretare come l\u2019estrema conseguenza dell\u2019impoverimento economico innescato dalla crisi. La logica \u00e8 tanto ferrea quanto lineare: questo spingerebbe i poveri a un\u2019inevitabile \u201cguerra\u201d con i propri simili, laddove la povert\u00e0 porterebbe a galla una specie di loro \u201cstato di natura\u201d. Nonostante le concezioni \u201cnaturalistiche\u201d e \u201cantropologiche\u201d della povert\u00e0 contenute in questa logica appartengano al pi\u00f9 tradizionale repertorio delle scienze sociali reazionarie, questa teoria implicita \u00e8 straordinariamente diventata senso comune anche presso gli ambienti di sinistra. Sempre pi\u00f9 spesso si va a cercare nella \u201clotta per la sopravvivenza\u201d degli ultimi \u2013 o, con maggiore raffinatezza, dei <em>penultimi contro gli ultimi<\/em> \u2013 la \u201cquestione sociale\u201d che si nasconde dietro l\u2019adesione di parti crescenti della popolazione ai valori microfascisti: il fascismo sembra essere divenuto il destino dei poveri tanto quanto la deprivazione materiale ne sarebbe la misura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, l\u2019impoverimento <em>in quanto tale <\/em>produce risposte variegate per nulla riducibili a quelle indicate. Bisognerebbe invece cercare altrove: il microfascismo non \u00e8 l\u2019effetto lineare della crisi della riproduzione sociale, ma il contraccolpo di un altro processo, la \u201cdemocratizzazione\u201d della propriet\u00e0 privata. Spesso il neoliberalismo viene strettamente identificato con la figura dell\u2019\u201dimprenditore di s\u00e9\u201d, ci si dimentica invece l\u2019altro immancabile polo, l\u2019affermazione dell\u2019\u201duomo proprietario\u201d. Dalla Thatcher in poi, in Europa, la diffusione del neoliberalismo si \u00e8 associata al grande progetto di estendere a tutte le classi sociali l\u2019accesso alla propriet\u00e0 privata e a tutti gli ambiti della vita la logica patrimoniale: la \u201cpopolarizzazione\u201d della propriet\u00e0 \u00e8 stata al tempo stesso il potente mezzo per de-proletarizzare il corpo sociale e la contromossa attraverso la quale i neoliberisti hanno accompagnato la progressiva distruzione di un\u2019altra forma di propriet\u00e0 incarnata dai sistemi di Welfare moderni (quella che Robert Castel chiamava \u201cpropriet\u00e0 sociale\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finanziarizzazione, autonomizzazione del lavoro e indebitamento, sono indissociabili dalla demoltiplicazione del paradigma proprietario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, con la recessione economica questo modello entra in crisi per una parte significativa di popolazione: il capitale accumulato perde di valore e gli investimenti falliscono. Pi\u00f9 che una \u201cperversa\u201d lotta per la sopravvivenza, gli enunciati microfascisti sono l\u2019espressione di un delirio proprietario che trasforma relazioni sociali e i beni in \u201coggetti\u201d privati da preservare e difendere (le \u201cnostre donne\u201d, i \u201cnostri figli\u201d, il \u201cnostro territorio\u201d\u2026). Le moltiplicazione delle \u201didentit\u00e0\u201d non \u00e8 altro che l\u2019espressione culturale di un regime di propriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa particolare angolazione, permette di dire qualcosa di diverso sulla composizione sociale del post-fascismo: nonostante questo interessi molti gruppi sociali, il suo protagonista \u2013\u00a0quello che ne forgia gli enunciati \u2013 non \u00e8 affatto l\u2019\u201descluso\u201d o il \u201cpenultimo\u201d, ma quella che <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/12\/appunti-sul-social-fascismo-la-condivisione-delle-idee-senza-parole\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alberto Prunetti<\/a> ha efficacemente chiamato <strong>Lumpen-borghesia<\/strong>, ovvero quel ceto arricchitosi a partire dagli anni Ottanta e Novanta nel capitalismo \u201cmolecolare\u201d e rimasto escluso dalla nuova accumulazione di ricchezza seguita alla crisi del 2007. In Italia, il ruolo della Lega, con le trasformazioni interne al suo discorso politico e sociale, \u00e8 da questo punto di vista esemplificativo. Sempre da questa angolazione, si dovrebbe quindi vedere il crescente consenso che l\u2019ordine del discorso reazionario riscontra sui gruppi sociali pi\u00f9 poveri ed esclusi dalla politica di diffusione della propriet\u00e0, come l\u2019effetto di un assemblaggio sociale, o se si preferisce dirla in termini gramsciani, come la formazione di un \u201cblocco storico\u201d specifico. Presto o tardi, vedremo tutta l\u2019instabilit\u00e0 di questo consenso, laddove i discorsi che vengono ora testati sulla popolazione migrante, saranno estesi anche alla plebe autoctona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Guerra civile simulata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pensare che il ciclo politico reazionario possa essere arginato, frenato o contenuto da una qualche soluzione di governo moderato di centro, rischia di sottostimare il carattere <strong>sistemico<\/strong> della tendenza in atto. Sistemico qui per\u00f2 non vuol dire \u201cstoricamente necessario\u201d, quanto piuttosto \u201cpoliticamente adeguato alla situazione presente\u201d. In altre parole, si tende a sottovalutare l\u2019intensit\u00e0 raggiunta dalla crisi di egemonia delle \u00e9lite neoliberali, e la radicalit\u00e0 delle contromosse che queste stesse \u00e9lite sono disposte ad adottare per tentare di porvi un qualche argine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia l\u2019evento che ha mostrato l\u2019esistenza di una convergenza reazionaria tra l\u2019\u201dalto\u201d e il \u201cbasso\u201d \u00e8 stato soprattutto il caso delle Ong inaugurato dalle dichiarazioni dell\u2019onorevole Luigi Di Maio e rimbalzato nei commenti della rete. Con il dibattito sulle Ong \u00e8 emersa, per la prima volta in tutta la sua evidenza, una sorta di ragionevole e socialmente diffusa disponibilit\u00e0 ad accettare la morte e la negazione del diritto di esistenza per migliaia di persone che lottavano per la sopravvivenza. Questo \u201csalto\u201d, non sarebbe stato possibile senza la trasformazione istituzionale di questi enunciati micro-fascisti in un ordine del discorso \u201cufficiale\u201d e fatto proprio dagli apparati dello stato. L\u2019impegno del ministro degli Interni Marco Minniti si \u00e8 del resto appoggiato ad una trasformazione delle politiche dei confini gi\u00e0 ampiamente testata a livello europeo. Quello delle Ong \u00e8 per\u00f2 solo il primo capitolo di un mutamento che con Macerata, e soprattutto con il dibattito assolutorio che ne \u00e8 seguito, ha mostrato tutta la sua evidenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione riguarda solo lateralmente un fenomeno politico come Salvini. Il problema primario riguarda il posizionamento dei soggetti di tradizione liberale e socialdemocratica. Bisogna poter dire che una parte significativa dell\u2019\u00e9lite dirigente e dei maggiori gruppi editoriali del nostro paese \u00e8 disposta ad accettare dosi misurate e controllate di \u201cguerra civile\u201d pur di recuperare la \u201ccrisi di legittimit\u00e0\u201d a cui \u00e8 esposta. Questa disponibilit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 di una affannosa rincorsa verso un presunto \u201csenso comune popolare\u201d, n\u00e9 un mero calcolo di natura elettoralistica: \u00e8 la possibilit\u00e0 di riordinare i rapporti sociali attraverso una linea di forza generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Contro-movimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pensare in termini di ciclo comporta evidentemente dei rischi: tra tutti, quello di credere che non avendo ancora esaurito il suo carico di negativit\u00e0, il ciclo debba essere portato alle sue estreme conseguenze in attesa dell\u2019arrivo di un qualche punto di rottura. Questa posizione di attesa, mentre ci dispone all\u2019immobilit\u00e0, nasconde in realt\u00e0 l\u2019idea che quella che stiamo attraversando sia una tendenza lineare e ineluttabile: come se la completa colonizzazione del corpo sociale fosse l\u2019unica premessa al sorgere del proprio contravveleno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, queste tendenze, oltre ad essere contingenti e provvisorie, oltre a non aver trovato alcuna \u201cforma\u201d compiuta e stabilizzata, agiscono sul corpo della societ\u00e0 per fratture e polarizzazioni. Sar\u00e0 bene prendere atto che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcun popolo n\u00e9 alcuna tensione unitaria da invocare: \u201c99 contro 1%\u201d \u00e8 la formula efficace di un\u2019epoca passata. Una politica trasformativa dovrebbe invece prendere atto dell\u2019esistenza di questa divisione rendendola massimamente visibile e lavorando ad assemblaggi sociali alternativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La percezione diffusa di accerchiamento che ci si ritrova a vivere in questi ultimi mesi non deriva affatto dalla pervasivit\u00e0 di questa tendenza, ma dalla mancanza di forme discorsive e modelli antropologici adeguati a quella parte della societ\u00e0 che resiste alla torsione reazionaria. L\u2019immaginazione politica dovrebbe ripartire da qui, da nuove forme di appropriazione comune capaci di rompere la paranoia proprietaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il fascismo \u00e8 il rovescio della soppressione sistematica delle alternative di vita, non ci sono \u201cfronti\u201d popolari, democratici o costituzionali che reggano, n\u00e9 l\u2019antifascismo militante potr\u00e0 da solo invertire la rotta: c\u2019\u00e8 il bisogno di reinventare dei movimenti di massa in grado di politicizzare la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le attuali ondate del movimento femminista e dei movimenti dei migranti ci dicono che sono gi\u00e0 in corso lotte a livello globale contro questa santa alleanza tra neoliberalismo, nazionalismo e autoritarismo. Nella stessa misura con cui il ciclo politico reazionario tender\u00e0 a radicalizzarsi, le linee di frattura si approfondiranno. Siamo ora spinti a pensare che questi siano gli unici movimenti sulla scena, dobbiamo invece pensare che sono solo i primi: altri ne verranno. Prepariamoci. Prepariamoli.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/11663-alberto-de-nicola-l-italia-nel-ciclo-politico-reazionario.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/11663-alberto-de-nicola-l-italia-nel-ciclo-politico-reazionario.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Alberto De Nicola) Il cosiddetto \u201critorno del fascismo\u201d in Italia fa parte di un fenomeno di dimensioni globali. La sua origine va ricercata nella crisi di egemonia del neoliberalismo e nell\u2019impasse dei movimenti sociali. 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