{"id":39046,"date":"2018-02-19T13:33:44","date_gmt":"2018-02-19T12:33:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39046"},"modified":"2018-02-19T13:34:50","modified_gmt":"2018-02-19T12:34:50","slug":"lavorare-non-e-piu-condizione-sufficiente-per-non-essere-poveri-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39046","title":{"rendered":"Lavorare non \u00e8 pi\u00f9 condizione sufficiente per non essere poveri. In Europa"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOPOLY (Maurizio Sgroi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019analisi recente svolta da <a href=\"http:\/\/www.refricerche.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ref Ricerche<\/a> ci consente di fare un altro passo in avanti nella comprensione del mercato del lavoro dell\u2019eurozona. Abbiamo gi\u00e0 osservato in un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/02\/13\/anziani-lavoro-giovani-pensione-disoccupazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">post precedente<\/a> alcune peculiarit\u00e0 bene illustrate nell\u2019ultimo bollettino della Bce, e in particolare il rilevante contributo offerto alla crescita dell\u2019occupazione da parte della classe pi\u00f9 attempata di lavoratori (55-74enni). Adesso pu\u00f2 essere utile spostare il focus su un\u2019altra caratteristica messa in evidenza da Ref Ricerche, ossia la \u201ccrescita dei contratti a termine, la maggiore\u00a0diffusione degli impieghi a orario ridotto, l\u2019incidenza elevata degli impieghi a bassa\u00a0paga\u201d. Il combinato disposto disegna uno scenario poco favorevole alle classi pi\u00f9 giovani, che non solo subiscono la concorrenza di quelle pi\u00f9 anziane, ma si trovano a dover fare i conti con un mercato che offre lavoro poco retribuito e instabile, con grandi ripercussioni sul loro futuro previdenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, aldil\u00e0 del futuro, \u00e8 il presente che dovrebbe preoccuparci. Il notevole aumento dell\u2019occupazione infatti, che ha superato il livello del 2007,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11389\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/02\/ref-agg-3_2018-aumento-occupazione1.jpg?w=293&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cela importanti differenze che si traducono nell\u2019<strong>aumento altrettanto notevole della categoria di chi \u00e8 povero pur avendo un lavoro<\/strong>. Un malessere che si concentra nelle fasce pi\u00f9 a rischio, ossia i lavoratori a termine, in Italia assai pi\u00f9 che nell\u2019eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11390\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/02\/ref-agg-3_2018-lavoratori-in-povertc3a0-eurozona.jpg?w=298&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11391\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/02\/ref-agg-3_2018-lavoratori-in-povertc3a0-italia.jpg?w=300&amp;h=264\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2 dipende probabilmente anche dalla circostanza che in Italia si \u00e8 osservato una crescita notevole dell\u2019occupazione a termine negli ultimi dieci anni \u201cspecie con il venir meno degli sgravi\u00a0contributivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato che hanno caratterizzato il biennio 2015-2016\u201d, come sottolinea l\u2019istituto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dettaglio, la percentuale di <em>in-work poverty<\/em> in Italia \u00e8 cresciuta dal 9,3% del 2007 all\u201911,7 del 2017 (ma, si badi bene, dal 18,2% al 20,5 per i dipendenti temporanei), seguendo una tendenza che non ha risparmiato nessun paese fra quelli censiti. Nella ricca Germania si \u00e8 passati dal 7,4 al 9,5%. In Francia dal 6,5 al 7,9, in Spagna dal 10,2 al 13,1%, registrando l\u2019incremento maggiore nel confronto considerato. I tassi di crescita invidiabili della Spagna di questi anni e la notevole ripresa registrata nel suo mercato del lavoro hanno avuto un prezzo, evidentemente. E anche qui sembra chiaro il contributo del lavoro temporaneo, cresciuto notevolmente in Spagna dal 2013 come anche negli altri paesi osservati. \u201cLa fase di\u00a0ripresa degli ultimi trimestri ha visto una concentrazione\u00a0della creazione occupazionale sulle forme contrattuali\u00a0flessibili\u201d, notano i ricercatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11393\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/02\/ref-agg-3_2018-crescita-lavoro-temporaneo-in-francia-e-italia.jpg?w=296&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, anche il lavoro temporaneo nasconde importanti differenze a seconda della durata del contratto. \u201cNegli ultimi anni si \u00e8 verificato anche un incremento dei contratti a termine di breve durata. I contratti che non\u00a0superano i 12 mesi rappresentano in genere la porzione\u00a0prevalente dell\u2019occupazione a termine. Nel nostro Paese\u00a0l\u2019incidenza dei contratti a termine di breve durata \u00e8 aumentata\u00a0in misura significativa, passando dal 78,1 all\u201984,5\u00a0per cento tra il 2007 e il 2017 e gli incrementi maggiori si\u00a0sono verificati negli ultimi tre anni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 porta con s\u00e9 un effetto non trascurabile. \u00c8 probabile, vale a dire, che un lavoratore soggetto a contratti siffatti tenda a preferire la stabilizzazione all\u2019aumento della retribuzione, rallentando cos\u00ec le dinamiche salariali che in effetti in Italia sono alquanto fredde, e con esse l\u2019inflazione, che da noi scarseggia. L\u2019appiattimento della curva di Phillips ipotizzato da alcuni economisti pu\u00f2 avere a che fare molto con la struttura del mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia i dipendenti a termine ormai quotano circa il 15% del totale dell\u2019occupazione dipendente e abbiamo gi\u00e0 visto che i contratti inferiori a 12 mesi sfiorano l\u201985%. Viene il sospetto che qualcosa non abbia funzionato. I ricercatori individuano come indiziata la riforma Poletti del 2014 che ha liberalizzato il contratto a tempo determinato, eliminando per le imprese l\u2019onere di indicare i motivi per i quali il contratto a termine non viene pi\u00f9 rinnovato, consentendo al tempo stesso la possibilit\u00e0 di rinnovare il contratto per tre volte nell\u2019arco di cinque anni. \u201cIl\u00a0contratto a tempo determinato si trova cos\u00ec a spiazzare\u00a0le altre forme contrattuali, compreso il nuovo contratto a\u00a0tutele crescenti che, seppur dotato di una maggiore flessibilit\u00e0\u00a0in uscita rispetto al precedente contratto a tempo\u00a0indeterminato, prevede comunque degli indennizzi in caso\u00a0di licenziamento che lo rendono senz\u2019altro pi\u00f9 oneroso\u00a0del contratto a tempo determinato previsto dalla riforma\u00a0Poletti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 delle ragioni, ci\u00f2 che si osserva in Italia \u00e8 la notevolissima crescita dei contratti a termine con durata fra i 4 e i 6 mesi, che hanno superato il 25% del totale, e quelli da uno a tre mesi, di poco superiori al 20%, mentre quelli da sette a dodici mesi sono diminuiti da quasi il 40% del 2007 a poco pi\u00f9 del 30% nel 2017. In sostanza, il lavoro, oltre ad essere a termine, \u00e8 di durata sempre pi\u00f9 breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSenza dubbio \u2013 commentano i ricercatori \u2013 la crisi e le trasformazioni del sistema economico-produttivo avvenute nel corso dell\u2019ultimo decennio\u00a0hanno determinato in alcuni contesti europei,\u00a0tra i quali il nostro Paese, un peggioramento della qualit\u00e0\u00a0del lavoro e, frequentemente, un aumento dei lavoratori\u00a0scarsamente retribuiti. Nonostante la fase congiunturale\u00a0positiva abbia permesso di riportare nella maggior parte\u00a0dei casi l\u2019occupazione sui livelli pre-crisi, oggi l\u2019avere un\u00a0lavoro non sembra pi\u00f9 una condizione sufficiente per\u00a0tutelarsi dal rischio di essere povero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I governi insomma, pur di far crescere l\u2019occupazione, hanno favorito le aziende sia sul versante fiscale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11363 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/02\/bolleco-bce-1-2018-2-raffronto-aliquote-tasse-imprese.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che su quello delle regole del lavoro. Ma nessuno aveva considerato il rischio che la crescita dell\u2019occupazione coincidesse con quello della proletarizzazione di chi lavora. Anzi, considerando i tassi di natalit\u00e0 del nostro paese,\u00a0forse la formulazione non \u00e8 corretta. Oggi i lavoratori rischiano di diventare i nuovi poveri senza neppure la prole. Al massimo un cane. Di sicuro lo smartphone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Twitter <a href=\"https:\/\/twitter.com\/maitre_a_panZer\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">@maitre_a_panZer<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/02\/16\/lavorare-inwork-poveri-europa\/?uuid=96_48YZHUTH\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/02\/16\/lavorare-inwork-poveri-europa\/?uuid=96_48YZHUTH<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Maurizio Sgroi) Un\u2019analisi recente svolta da Ref Ricerche ci consente di fare un altro passo in avanti nella comprensione del mercato del lavoro dell\u2019eurozona. 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