{"id":39067,"date":"2018-02-21T09:00:17","date_gmt":"2018-02-21T08:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39067"},"modified":"2018-02-20T10:43:20","modified_gmt":"2018-02-20T09:43:20","slug":"sulla-dottrina-marxista-dello-stato-una-nota-nel-centenario-della-rivoluzione-dottobre-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39067","title":{"rendered":"Sulla dottrina marxista dello Stato. Una nota nel centenario della Rivoluzione d\u2019ottobre (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di COSTITUZIONALISMO (Massimo Pivetti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Estratto.<\/strong>\u00a0La nota discute criticamente la dottrina marxista dello Stato quale venne sviluppata da Lenin alla vigilia dello scoppio della Rivoluzione d\u2019ottobre sulla base delle idee principali di Marx ed Engels sulla questione. Si argomenta che questa dottrina, a partire dalla sua tesi centrale di un\u2019incompatibilit\u00e0 tra la nozione di Stato e quella di libert\u00e0, non ha reso nel complesso un buon servizio alla causa della classe lavoratrice nel capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sommario<\/strong>: <strong>1<\/strong>. Due compiti della sinistra; <strong>2<\/strong>. Una cultura borghese illuminata e la sua estinzione; <strong>3<\/strong>. Sulle basi culturali dell\u2019azione politica della sinistra; <strong>4<\/strong>. La tesi dell\u2019incompatibilit\u00e0 tra \u201cStato\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d; <strong>5<\/strong>. Dottrina marxista dello Stato ed esperienza storica; <strong>6<\/strong>. Influenza negativa della dottrina.<\/p>\n<p><strong>************<\/strong><\/p>\n<p><strong>1. Due compiti della sinistra<\/strong><\/p>\n<p>Fino a una quarantina di anni fa, all\u2019interno del capitalismo industrialmente avanzato, nella sinistra era ancora diffusa la consapevolezza che ci\u00f2 che poteva indurre i capitalisti e i loro rappresentanti a fare delle concessioni importanti sul terreno economico era solo il timore di perdite maggiori, o addirittura il timore di perdere tutto. In generale, dunque, che<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>i suoi compiti avrebbero dovuto essere sostanzialmente due: riuscire a tenere sempre vivo questo timore; sapere di volta in volta come sfruttarlo, ossia avere chiari i programmi e le misure necessarie a migliorare, attraverso l\u2019intervento dello Stato, le condizioni di vita e di lavoro dei salariati e delle masse popolari \u2013 in pratica, le misure necessarie a migliorare il funzionamento stesso del capitalismo. Veniva al riguardo tenuto presente, da un lato, che a fronte di livelli di attivit\u00e0 stabilmente elevati, quindi anche di una massa di profitti stabilmente elevata, i capitalisti e i loro rappresentanti avrebbero potuto col tempo abituarsi a considerare come normale un minor saggio di rendimento del capitale, finendo per accettare margini di profitto pi\u00f9 contenuti e una minore quota dei redditi da capitale e impresa nel prodotto; dall\u2019altro, che una parte della borghesia, la parte pi\u00f9 istruita e socialmente sensibile, avrebbe anch\u2019essa ricavato senso di tranquillit\u00e0 e di benessere da un contesto culturale e sociale non eccessivamente degradato e sufficientemente coeso; quindi, che avrebbe potuto essere indotta a sostenere, piuttosto che a contrastare, misure di riformismo socialdemocratico.<\/p>\n<p>Ma anche se nel corso degli ultimi 40 anni la sinistra europea non avesse perso completamente la bussola, i due compiti appena indicati sarebbero oggi decisamente pi\u00f9 ardui che alla fine della seconda guerra mondiale; questo, nonostante il cattivo andamento del capitalismo avanzato e l\u2019esplosione delle disuguaglianze al suo interno abbiano finito per fornire elementi oggettivi di affermazione di istanze di rinnovamento in senso socialista della societ\u00e0. L\u2019esistenza dell\u2019URSS e le sue realizzazioni furono infatti nel primo trentennio postbellico i principali elementi fondanti della forza della sinistra \u2013 in particolare della forza sia del PCF che del PCI \u2013 in quanto prove solide della possibilit\u00e0 per i lavoratori di sottrarre con successo alla borghesia il controllo esclusivo della macchina dello Stato e dunque basi reali della minaccia del sovvertimento dell\u2019ordine sociale in Europa. Con il peggiorato funzionamento e l\u2019indebolimento dell\u2019URSS dalla fine degli anni \u201960, l\u2019appannarsi progressivo della sua immagine e proiezione internazionale e infine la sua implosione, il comunismo europeo rapidamente si indebol\u00ec per poi sparire anch\u2019esso del tutto.<\/p>\n<p><strong>2. Una cultura borghese illuminata e la sua estinzione<\/strong><\/p>\n<p>Essenzialmente alla minaccia della sovversione comunista si dovette dopo la guerra lo stesso prevalere in Europa di classi politiche e dirigenze statali progressiste, spesso capaci di fare buon uso di una cultura borghese illuminata di cui il keynesismo costitu\u00ec una componente importante ma non l\u2019unica. In Francia, ad esempio, era presente da tempo una solida tradizione culturale progressista, specialmente in campo storiografico e giuridico, ben espressa dalle idee e dai programmi governativi di vecchi esponenti importanti della<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>sinistra non comunista come Jean Jaur\u00e9s e Leon Blum. Nella stessa Inghilterra, nell\u2019immediato dopoguerra, idee e programmi governativi di personaggi come William Beveridge e Clement Attlee furono da essi sviluppati abbastanza indipendentemente dalle concezioni keynesiane. Anche la sinistra comunista con responsabilit\u00e0 di governo and\u00f2 allora sostanzialmente a rimorchio della cultura sociale della borghesia illuminata, contribuendo alla sua traduzione in impianti concreti di politica economica: il comunista francese Ambroise Croizat, ministro del lavoro dal 1945 al 1947, istitu\u00ec in Francia la \u201cSecurit\u00e9 social\u201d chiaramente ispirandosi al piano Beveridge.<\/p>\n<p>All\u2019estinguersi della minaccia della sovversione comunista si \u201cestinse\u201d in Europa anche la borghesia illuminata, insieme alla sua cultura economica e sociale progressista. E non appena quella cultura fin\u00ec definitivamente in soffitta all\u2019inizio degli anni \u201880, inizi\u00f2 a sparire anche la sinistra: il neoliberismo della borghesia divenne rapidamente anche la sua cultura[1].<\/p>\n<p><strong>3. Sulle basi culturali dell\u2019azione politica della sinistra<\/strong><\/p>\n<p>Merita a questo punto rilevare che le basi culturali dell\u2019azione politica di tutta la sinistra europea dalla fine della seconda guerra fino alla grande svolta di politica economica dei primi anni \u201980 furono contrassegnate da un\u2019importante assenza: l\u2019analisi economica di Marx. Due circostanze possono contribuire a spiegare il fenomeno. La prima \u00e8 la scarsa conoscenza effettiva di quell\u2019analisi da parte della sinistra politica, comunisti inclusi: un\u2019assenza di dimestichezza con la critica dell\u2019economia politica e con l\u2019analisi marxiana dei limiti del modo di produzione capitalistico, paradossalmente diffusa tra gli stessi marxisti (fino a Bad Godesberg questo fu un po\u2019 meno vero per la sinistra tedesca, grazie soprattutto alla diffusa conoscenza tra le sue fila degli scritti della Luxemburg [2]).<\/p>\n<p>Naturalmente, la scarsa conoscenza scientifica dei limiti del capitalismo ha ostacolato seriamente la capacit\u00e0 della sinistra di prefigurare dei rimedi per poi cercare di imporne l\u2019adozione. La seconda circostanza ha invece a che vedere con la prospettiva rivoluzionaria del superamento del capitalismo, che non ha favorito l\u2019elaborazione di una concezione dell\u2019azione politica come sforzo diretto al miglioramento del suo funzionamento attraverso l\u2019intervento dello Stato. In una prospettiva rivoluzionaria, la natura di classe dello Stato, concepito come mera sovrastruttura giuridica dei rapporti di produzione e sfruttamento capitalistici, porta a vederlo come il nemico numero uno del proletariato: fortezza da abbattere piuttosto che strumento utilizzabile anche per la difesa dei suoi interessi e il miglioramento delle condizioni materiali di vita delle masse.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Sarebbe difficile negare che le premesse di questa visione si trovino effettivamente in Marx. Nel Capitale il potere dello Stato \u00e8 per lo pi\u00f9 descritto in termini di violenza concentrata e organizzata della societ\u00e0 \u2013 di potere utilizzato dalla borghesia per la gestione del conflitto di classe, per l\u2019indispensabile lavoro di sorveglianza e pi\u00f9 in generale per l\u2019esercizio delle funzioni specifiche connesse, nel modo di produzione capitalistico, con \u201cl\u2019antagonismo tra il governo e la massa del popolo\u201d. I servitori dello Stato vengono poi inclusi tra i \u201clavoratori improduttivi\u201d e qualora lo Stato impieghi anche lavoratori salariati in miniere, ferrovie etc., esso opererebbe semplicemente come \u201ccapitalista industriale\u201d, il carattere privato o statale del processo di produzione venendo considerato sostanzialmente indifferente.<\/p>\n<p>Quanto al debito pubblico e al sistema fiscale ad esso corrispondente (le entrate dello Stato servendo nell\u2019analisi marxiana soprattutto a coprire il pagamento degli interessi sul debito), non si tratterebbe che di aspetti del pi\u00f9 generale processo di \u201ccapitalizzazione della ricchezza e di espropriazione delle masse\u201d. Naturalmente lo Stato spesso interviene con le sue leggi anche nelle fabbriche, per regolare il salario, del lavoro a cottimo o a giornata, la lunghezza della giornata lavorativa, il lavoro dei minori e delle donne etc. Marx sembra ritenere che sia appunto solo in questa sfera \u2013 una sfera prettamente sindacale \u2013 che la classe lavoratrice possa riuscire a strappare delle conquiste importanti. Nel suo discorso inaugurale all\u2019Industrial Working Man\u2019s Association (Prima Internazionale, 1864-1876), fondata dieci anni dopo l\u2019estinzione del Cartismo, Marx cos\u00ec descrisse l\u2019eredit\u00e0 di quel movimento di classe: \u201cDopo aver combattuto per trent\u2019anni con la pi\u00f9 ammirevole perseveranza, i lavoratori inglesi sono riusciti a conquistare le Dieci Ore.[&#8230;]<\/p>\n<p>La legge sulle Dieci Ore non \u00e8 stata soltanto un\u2019importante provvedimento pratico; \u00e8 stata la vittoria di un principio; per la prima volta, in piena luce del sole, l\u2019economia politica della borghesia ha dovuto cedere all\u2019economia politica della classe lavoratrice\u201d[3]. Egli appare nel complesso poco propenso a riconoscere che \u201cl\u2019economia politica della classe lavoratrice\u201d possa riguardare anche la politica economica generale dei governi, che possa cio\u00e8 puntare a sottrarre in parte alla borghesia l\u2019utilizzo del potere dello Stato in funzione del miglioramento persistente delle condizioni generali di vita della massa del popolo.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\"><strong>\u00a0(i)<\/strong> &#8216;<em>EN This brief note discusses critically the Marxist doctrine of the State as was developed by Lenin just before the outbreak of the October Revolution on the basis of the chief writings of Marx and Engels on the question. It is argued that this doctrine \u2013 notably its basic tenet that while the State exists there is no freedom and when there will be freedom there will be no State \u2013 has hardly helped to advance the cause of the working class under capitalism&#8217;.<\/em><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[1]<\/strong> Sulla subalternit\u00e0 della sinistra nei confronti della cultura economica dominante, si veda A. Barba, M. Pivetti, La scomparsa della sinistra in Europa, Imprimatur, Reggio Emilia, 2016.<\/p>\n<p><strong>[2]<\/strong> In particolare della sua Accumulazione del capitale del 1913 e dell\u2019Anticritica pubblicata postuma nel 1921 (entrambe le opere sono state pubblicate in Italia da Einaudi nel 1960 con una introduzione di P.M. Sweezy).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 9\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[3]<\/strong> Cit. in M. Beer, The Life and Teaching of Karl Marx, International Publishers, New York, 1929, p. 183. La maggior parte dei membri inglesi del comitato direttivo della Prima Internazionale provenivano dalla Universal League for the Material Elevation of the Industrious Classes: erano noti capi sindacali, ex seguaci di Owen e del movimento cartista, movimento il cui carattere pu\u00f2 considerarsi particolarmente ben illustrato dalle parole pronunciate nel 1838 a Manchester da un oratore cartista di fronte a 200.000 lavoratori: \u00abIl Cartismo, amici miei, non \u00e8 un movimento politico che punti a strappare dei successi elettorali. Il Cartismo \u00e8 una questione di coltello e forchetta: la Carta significa un alloggio decente, cibo e bevande di buona qualit\u00e0, prosperit\u00e0 e una giornata lavorativa pi\u00f9 corta\u00bb (cit. in F. Engels , The Conditions of the Working Class in England in 1844 (1845) , Oxford University Press, Oxford, 1993, p. 237).<\/p>\n<p><strong>[4]<\/strong> Si far\u00e0 riferimento all\u2019edizione inglese di Stato e rivoluzione, corredata di numerose e utili note redazionali, contenuta nel secondo volume di The Essentials of Lenin in Two Volumes, Lawrence &amp; Wishart, Londra, 1947. Gli scritti di Marx e di Engels in base ai quali Lenin illustra e sviluppa in Stato e rivoluzione la dottrina marxista dello Stato sono, del primo: Miseria della filosofia (1847), Manifesto del Partito comunista (con Engels, 1848), Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852), Lettera a Weydemeyer (5 marzo 1852), Critica del programma di Gotha (1875), Lettera a Kugelmann (12 aprile 1871) e La guerra civile in Francia (1891); del secondo: La questione delle abitazioni (1872), Dell\u2019autorit\u00e0 (1874), Lettera a Bebel (18\/28 marzo 1875), Anti-D\u00fchring (1878), L\u2019origine della famiglia, della propriet\u00e0 privata e dello Stato (1884), Per la critica del progetto di programma di Erfurt (1891), Prefazione alla Guerra civile in Francia di Marx (1891), Introduzione a Cose internazionali estratte dal Volksstaat 1871-75 (1894).<\/p>\n<p><strong>[5]<\/strong> Lenin, The State and Revolution, cit., p. 206.<\/p>\n<p><strong>[6]<\/strong> I brani di quel rapporto che riguardano la dottrina di Marx e Engels sullo Stato sono riportati in una nota redazionale alle pp. 211 e 212 di The State and Revolution, cit., e sono tratti da J. Stalin, Problems of Leninism, ed ingl. 1943, pp. 656-7 e 662. Ampi brani del rapporto di Stalin al 18\u00b0 Congresso sono riportati anche in Kelsen [1948], La teoria politica del Bolscevismo e altri saggi di teoria del diritto e dello Stato, a cura di R. Guastini, il Saggiatore, Milano, 1981, pp. 62-5.<\/p>\n<p><strong>[7]<\/strong> Cfr. L. Trotzkij, Il \u201csocialismo in un paese solo\u201d (1936), in La rivoluzione permanente, Einaudi, Torino, 1967.<\/p>\n<p><strong>[8]<\/strong> Kelsen osserva che la posizione sostenuta da Stalin al 18\u00b0 Congresso rappresenta \u00abdavvero un mutamento radicale della dottrina sviluppata da Marx ed Engels, che evidentemente non previdero, o non presero in considerazione, la situazione che sarebbe esistita nel caso che il socialismo fosse stato realizzato solo in uno Stato circondato da Stati capitalistici\u00bb e aggiunge che \u00abCi\u00f2 che Stalin disse dello Stato sovietico \u00e8 vero pure rispetto al diritto sovietico, poich\u00e9 lo Stato non pu\u00f2 venire separato dal diritto. Quando lo Stato, e quindi il diritto, viene riconosciuto come un\u2019istituzione essenziale, allora non c\u2019\u00e8<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>alcuna ragione politica per negarne il carattere normativo\u00bb (H. Kelsen [1955], La teoria comunista del Diritto, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1956, pp. 171-2). Qualche anno prima Kelsen aveva indicato \u00abquesta \u2018lacuna\u2019 della teoria marxista dello Stato: i fondamenti del socialismo scientifico ignorano la necessit\u00e0 di conservare la macchina coercitiva dello Stato anche dopo l\u2019instaurazione del socialismo, laddove tale obiettivo sia raggiunto solo entro un singolo Stato. Tale lacuna non fu colmata da Lenin. &#8230; Di conseguenza, Stalin deve correggere non solo Marx ed Engels, ma anche \u2013 compito alquanto delicato per un bolscevico \u2013 Lenin\u00bb (Kelsen, La teoria politica del Bolscevismo e altri saggi, cit., p. 63).<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[9]<\/strong> The State and Revolution, cit., p. 174. [10] Ibid., p. 202.<\/p>\n<p><strong>[11]<\/strong> Cfr. ibid., pp. 182, 210-11 e 222-23. [12] Si veda ibid., pp. 182-3 e 218-223.<\/p>\n<p><strong>[13]<\/strong> Lenin critica come opportuniste specialmente le tesi sostenute da Kautsky nel 1912 sulla Neue Zeit in polemica con Antonie Pannekoek (cfr. Lenin, The State and Revolution, cit., pp. 218-23).<\/p>\n<p><strong>[14]<\/strong> L. Althusser, Marx nei suoi limiti (1978), Mimesis althusseriana, Milano, 2004, p. 133.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/649\/\">mo.it\/articoli\/649\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COSTITUZIONALISMO (Massimo Pivetti) Estratto.\u00a0La nota discute criticamente la dottrina marxista dello Stato quale venne sviluppata da Lenin alla vigilia dello scoppio della Rivoluzione d\u2019ottobre sulla base delle idee principali di Marx ed Engels sulla questione. Si argomenta che questa dottrina, a partire dalla sua tesi centrale di un\u2019incompatibilit\u00e0 tra la nozione di Stato e quella di libert\u00e0, non ha reso nel complesso un buon servizio alla causa della classe lavoratrice nel capitalismo. 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