{"id":39078,"date":"2018-02-23T09:00:49","date_gmt":"2018-02-23T08:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39078"},"modified":"2018-02-21T21:39:14","modified_gmt":"2018-02-21T20:39:14","slug":"sulla-dottrina-marxista-dello-stato-una-nota-nel-centenario-della-rivoluzione-dottobre-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39078","title":{"rendered":"Sulla dottrina marxista dello Stato. Una nota nel centenario della Rivoluzione d\u2019ottobre (2a parte)"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>di COSTITUZIONALISMO (Massimo Pivetti)<\/strong><\/p>\n<p><strong>4. La tesi dell\u2019incompatibilit\u00e0 tra \u201cStato\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Estratto. <\/strong>La nota discute criticamente la dottrina marxista dello Stato quale venne sviluppata da Lenin alla vigilia dello scoppio della Rivoluzione d\u2019ottobre sulla base delle idee principali di Marx ed Engels sulla questione. Si argomenta che questa dottrina, a partire dalla sua tesi centrale di un\u2019incompatibilit\u00e0 tra la nozione di Stato e quella di libert\u00e0, non ha reso nel complesso un buon servizio alla causa della classe lavoratrice nel capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sommario<\/strong>: <strong>1<\/strong>. Due compiti della sinistra; <strong>2<\/strong>. Una cultura borghese illuminata e la sua estinzione; <strong>3<\/strong>. Sulle basi culturali dell\u2019azione politica della sinistra; <strong>4<\/strong>. La tesi dell\u2019incompatibilit\u00e0 tra \u201cStato\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d; <strong>5<\/strong>. Dottrina marxista dello Stato ed esperienza storica; <strong>6<\/strong>. Influenza negativa della dottrina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>************<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo un po\u2019 pi\u00f9 da vicino la dottrina marxista dello Stato, quale la troviamo ricostruita e sviluppata da Lenin in Stato e rivoluzione (1917) sulla base degli scritti pi\u00f9 rilevanti di Marx e Engels sulla questione[4]. In essa si riconosce che una repubblica democratica sia la forma migliore di Stato per il proletariato nel capitalismo: il peso dei rapporti capitalistici di produzione e distribuzione sulla massa del popolo \u00e8 minore nella repubblica borghese pi\u00f9 democratica che in quella meno democratica. Lo Stato nasce dal bisogno di tenere sotto controllo e moderare gli antagonismi di classe, sicch\u00e9 la natura dei<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 5\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>suoi interventi dipende dai rapporti di forza effettivi tra di esse e contribuisce a sua volta a determinarli. Engels osserva al riguardo che vi sono periodi in cui l\u2019equilibrio tra le classi contrapposte \u00e8 tale da far apparire lo Stato come un mediatore al di sopra delle parti; in realt\u00e0 non lo \u00e8 mai \u2013 egli argomenta \u2013 ed interviene pi\u00f9 a favore dell\u2019una o dell\u2019altra a seconda, appunto, dei loro rapporti di forza. In assenza dunque delle condizioni per la distruzione dello Stato borghese, per la classe lavoratrice si sarebbe trattato di riuscire a orientarne almeno in parte il potere a proprio favore. Non viene insomma negata l\u2019importanza per il proletariato di cambiamenti dei rapporti di forza in vista del conseguimento, attraverso lo Stato, di miglioramenti nelle sue condizioni generali di vita.<\/p>\n<p>Tuttavia oggi possiamo affermare che nel corso degli ultimi 70 anni la dottrina marxista dello Stato non ha reso nel complesso un buon servizio alla causa della classe lavoratrice nel capitalismo. Con la sua insistenza su un futuro di libert\u00e0 in cui la macchina dello Stato sarebbe stata relegata \u00abnel museo delle anticaglie, insieme al telaio a mano e all\u2019aratro di bronzo\u00bb (Engels), essa ha contribuito suo malgrado alla persistenza di un diffuso antistatalismo nella cultura di sinistra. La tesi di un\u2019incompatibilit\u00e0 prospettica tra la nozione di \u201clibert\u00e0\u201d e quella di \u201cstato\u201d \u2013 la tesi che \u00abnon appena diverr\u00e0 possibile parlare di libert\u00e0 lo stato come tale avr\u00e0 cessato di esistere\u00bb (Engels), che \u00aballorquando ci sar\u00e0 libert\u00e0, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 alcuno stato\u00bb[5] \u2013 ha contribuito a relegare in secondo piano la consapevolezza che, nel capitalismo, \u00e8 soprattutto attraverso il potere dello Stato che la classe lavoratrice pu\u00f2 riuscire a ridurre la pressione su di essa esercitata dalla borghesia.<\/p>\n<p>La dottrina marxista dello Stato postula che esso non potrebbe che estinguersi quando non vi fossero pi\u00f9 classi. Il comunismo renderebbe lo Stato completamente inutile perch\u00e9 non ci sarebbe pi\u00f9 alcuna classe da sopprimere. Ma tra la borghesia e il proletariato c\u2019\u00e8 un\u2019asimmetria importante che la sinistra di classe in Europa e altrove ha paradossalmente perso di vista: mentre il secondo pu\u00f2 fare a meno della prima \u2013 ossia pu\u00f2 \u201csopprimere\u201d i capitalisti \u2013 la prima non pu\u00f2 sopprimere il secondo senza sopprimere anche se stessa. Nel conflitto di classe, in altre parole, la borghesia non pu\u00f2 andare \u201cfino in fondo\u201d ed \u00e8 pertanto condannata a fare continuamente i conti col rischio di essere soppressa come classe. Proprio questa asimmetria \u00e8 dopo tutto la base della possibilit\u00e0 per la classe lavoratrice di riuscire a condividere in parte con la borghesia il potere dello Stato, ossia la base di ogni conquista importante che essa riesca a strappare ai capitalisti e ai loro rappresentanti. L\u2019antagonismo di classe deve infatti essere continuamente tenuto sotto controllo e contenuto, con mezzi che dipendono di volta in volta dalle \u00abforze relative dei combattenti\u00bb (Marx); \u00e8 appunto attraverso la condivisione del potere dello Stato che ha luogo questo contenimento.<\/p>\n<p><strong>5. Dottrina marxista dello Stato ed esperienza storica<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 6\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Ma oltre ad aver contribuito suo malgrado all\u2019antistatalismo diffuso nella cultura di sinistra, si pu\u00f2 dire che la dottrina marxista dello Stato contenga al suo interno dei limiti che oggi possiamo ben cogliere alla luce dell\u2019esperienza storica. Perch\u00e9 mai lo Stato dovrebbe tendere ad estinguersi a seguito della socializzazione dei mezzi di produzione e del superamento dell\u2019antagonismo di classe? L\u2019esperienza accumulatasi dalla Rivoluzione d\u2019ottobre sembra aver privato di ogni solido fondamento la tesi che una societ\u00e0 senza classi non abbia bisogno dello Stato.<\/p>\n<p>La ragione pi\u00f9 ovvia \u00e8 quella che venne indicata da Stalin nel suo rapporto al 18\u00b0 Congresso del PCUS nel marzo del 1939[6]. La tesi dell\u2019estinzione dello Stato poggiava crucialmente sull\u2019ipotesi di una vittoria della rivoluzione su scala mondiale, sicch\u00e9 ciascun paese socialista sarebbe stato circondato da altri paesi socialisti. Altrimenti, l\u2019accerchiamento capitalista e la connessa minaccia esterna rendeva del tutto inconcepibile che all\u2019interno di un paese divenuto socialista lo Stato potesse iniziare ad esservi relegato nel \u201cmuseo delle anticaglie\u201d. Ci troviamo qui di fronte, non tanto all\u2019impossibilit\u00e0 del socialismo in un paese solo, quale era stata sostenuta da Trotzkij[7], quanto all\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019estinzione dello Stato nel socialismo in un solo paese[8].<\/p>\n<p>Pi\u00f9 complesse sono le ragioni interne, connesse con il funzionamento dell\u2019economia e della societ\u00e0 socialista, che rendono difficilmente concepibile l\u2019estinzione graduale dello stato proletario prodotto dalla vittoria della rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato considera il potere politico come l\u2019espressione ufficiale dell\u2019antagonismo di classe nella societ\u00e0 civile, sicch\u00e9 una volta che le classi fossero sparite anche lo Stato dovrebbe finire per subire la stessa sorte. Il punto \u00e8 che classi e antagonismo di classe potrebbero riformarsi: perch\u00e9 mai la loro iniziale abolizione dovrebbe essere irreversibile? A meno di considerare l\u2019avvento della societ\u00e0 senza classi come una sorte di fase storica finale della civilt\u00e0 dell\u2019uomo, allo Stato proletario non sarebbe concesso di potersi gradualmente estinguere perch\u00e9 esso dovrebbe continuare a guardarsi dal rischio di essere sostituito da un altro tipo di Stato, e ci\u00f2 che col tempo tenderebbe a cambiare sarebbe solo la forma di volta in volta assunta da questo rischio.<\/p>\n<p>Ma i lavoratori avrebbero bisogno dello Stato non solo, inizialmente, per vincere la resistenza degli sfruttatori, e, in seguito, per continuare a difendersi dal rischio di essere scalzati dal potere. Dopo la sua conquista, i lavoratori avrebbero persistentemente bisogno dello Stato per far funzionare l\u2019economia socialista. L\u2019esperienza ha dimostrato che non si tratta di un bisogno temporaneo, destinato a venir meno col passare del tempo e il cambiare delle abitudini della massa del popolo; neppure, che si tratta di un compito meramente tecnico-amministrativo. Il fatto che il proletariato non abbia bisogno della borghesia, non comporta che l\u2019organizzazione e il funzionamento dell\u2019economia socialista possano fare a meno dello Stato e di un governo politico. Al contrario, le funzioni dello Stato non possono che aumentare a dismisura con la trasformazione del capitale in mezzi di produzione di propriet\u00e0 collettiva. Anche se le decisioni principali sono prese dai<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>lavoratori, organizzati in \u00abcorpi simultaneamente legislativi e esecutivi\u00bb (Marx), sul modello della Comune di Parigi, alla macchina dello Stato borghese deve sostituirsi una macchina capace di tradurre quelle decisioni in produzione effettiva di beni e servizi e nella loro distribuzione tra la popolazione; una macchina composta oltre che di tecnici, ingegneri, agronomi etc., di funzionari pubblici di ogni ordine e grado \u2013 non importa quanto \u201crevocabili e modestamente pagati\u201d[9]\u2013 capaci di coordinare l\u2019intero processo produttivo della nazione per dare esecuzione concreta alle istruzioni dei lavoratori.<\/p>\n<p>L\u2019eliminazione delle classi e dello sfruttamento non elimina poi i problemi del controllo e della disciplina dei singoli lavoratori nel processo produttivo. Si tratta di problemi che cambiano di natura ma che non spariscono nell\u2019economia socialista; essi tendono piuttosto a divenire pi\u00f9 acuti a causa dell\u2019assenza della disciplina capitalistica di fabbrica connessa con la minaccia della disoccupazione, un\u2019assenza che deve essere sostituita da qualche forma pi\u00f9 complessa e politica di controllo sui singoli lavoratori da parte della collettivit\u00e0 \u2013 ossia, appunto, attraverso \u00ablo speciale apparato coercitivo che si chiama stato\u00bb[10]. L\u2019esperienza ha mostrato che forme di \u201cautocoercizione\u201d, come le gare di emulazione socialista tra i lavoratori, non sono riuscite alla lunga ad assicurare l\u2019autodisciplina richiesta; in particolare, non sono riuscite a contenere la tendenza dei lavoratori a \u201crisparmiarsi\u201d il pi\u00f9 possibile nella sfera della produzione \u2013 tendenza naturale in qualsiasi economia industrialmente sviluppata, non importa se capitalista o socialista, in cui la grande maggioranza dei lavori non presenta alcun interesse per chi li svolge, a parte ovviamente quello di costituire fonti di reddito.<\/p>\n<p>Di fatto, si pu\u00f2 affermare che la convinzione di Engels, condivisa da Lenin, secondo cui l\u2019estrema semplificazione delle funzioni dello Stato nel socialismo avrebbe fatto loro perdere ogni carattere politico, trasformandole in semplici funzioni amministrative che tutti sarebbero stati in grado di svolgere[11], sia stata completamente invalidata dall\u2019esperienza delle difficolt\u00e0 crescenti, non solo tecnico-amministrative ma politiche, incontrate dalla societ\u00e0 socialista sia nella pianificazione centrale del processo produttivo che nella gestione dei problemi del controllo e della disciplina. L\u2019esperienza ha mostrato che con la scomparsa delle classi lo Stato cambia ovviamente natura ma non pu\u00f2 tendere ad estinguersi. Semplicemente, il suo ruolo politico primario cessa di essere quello di moderare l\u2019antagonismo di classe affinch\u00e9 non sia messo a repentaglio l\u2019ordine borghese e diviene quello di difendere il nuovo ordine dalla minaccia esterna e di farlo funzionare al meglio per riuscire a preservarlo.<\/p>\n<p><strong>6. Influenza negativa della dottrina<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 suggerito sopra che la tesi di un\u2019incompatibilit\u00e0 di fondo tra la nozione di Stato e quella di libert\u00e0 e l\u2019insistenza su un futuro di libert\u00e0 in cui la macchina dello Stato sarebbe<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">stata relegata nel museo delle anticaglie non abbiano reso un buon servizio alla causa del proletariato nel capitalismo. Torniamo brevemente sulla questione a conclusione di questa nota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli scritti di Engels sulla questione dello Stato e in Stato e rivoluzione vengono criticati sia il punto di vista di Kautsky che quello anarchico o \u201cantiautoritario\u201d[12]. Ma la critica \u00e8 ben pi\u00f9 aspra, e la presa di distanza decisamente pi\u00f9 marcata, nei confronti del primo che del secondo. La posizione di Kautsky viene ripetutamente definita come \u201copportunista\u201d, l\u2019obiettivo del proletariato nelle condizioni date non potendo per lui essere la distruzione del potere dello Stato ma il cambiamento dei rapporti di forza al suo interno in vista di concessioni specifiche da parte del governo in carica o la sua sostituzione con un altro meno ostile al proletariato[13]. Il contrasto con gli \u201cantiautoritari\u201d, invece, non sussisterebbe se essi si limitassero a predicare contro l\u2019autorit\u00e0 politica, contro lo Stato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutti i socialisti \u2013 aveva scritto Engels ricevendo alla vigilia della Rivoluzione d\u2019ottobre la piena approvazione di Lenin \u2013 sono d\u2019accordo sul fatto che lo stato, e con esso l\u2019autorit\u00e0 politica, sparir\u00e0 come risultato della rivoluzione sociale, ossia che le funzioni pubbliche perderanno il loro carattere politico per essere trasformate in semplici funzioni amministrative\u00bb. Gli \u201cantiautoritari\u201d sono criticati in quanto propugnano l\u2019estinzione immediata dello Stato, sostenendo che la sua abolizione possa e debba avvenire anche prima che siano state abolite le condizioni che ne hanno determinato l\u2019esistenza. Ma la dottrina anarchica, anche se concepisce la fine dello Stato come l\u2019atto iniziale della rivoluzione sociale, anzich\u00e9 come l\u2019esito di un processo graduale di estinzione automatica, condivide pur sempre con la dottrina marxista l\u2019obiettivo dell\u2019abolizione di ogni autorit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe difficile negare l\u2019influenza negativa esercitata da questo denominatore comune delle due dottrine sulla cultura generale della sinistra; il contributo da esso dato alla sua inattitudine a prefigurare autonomamente delle soluzioni progressive dei principali problemi sociali \u2013 delle soluzioni capaci in particolare di contrastare, attraverso il rafforzamento dello Stato, un crollo del potere politico-contrattuale del lavoro dipendente come quello cui abbiamo assistito all\u2019interno del capitalismo avanzato nel corso degli ultimi decenni. La dottrina marxista dello Stato, in altri termini, non pu\u00f2 considerarsi estranea alla visione dell\u2019intervento statale in funzione dell\u2019interesse collettivo come \u00abuna gigantesca mistificazione\u00bb[14], n\u00e9, pi\u00f9 in generale, alla diffusa insofferenza \u201cdi sinistra\u201d verso ogni forma di autorit\u00e0 e di potere.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\u00a0<strong>[1]<\/strong> Sulla subalternit\u00e0 della sinistra nei confronti della cultura economica dominante, si veda A. Barba, M. Pivetti, La scomparsa della sinistra in Europa, Imprimatur, Reggio Emilia, 2016.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[2]<\/strong> In particolare della sua Accumulazione del capitale del 1913 e dell\u2019Anticritica pubblicata postuma nel 1921 (entrambe le opere sono state pubblicate in Italia da Einaudi nel 1960 con una introduzione di P.M. Sweezy).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 9\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[3]<\/strong> Cit. in M. Beer, The Life and Teaching of Karl Marx, International Publishers, New York, 1929, p. 183. La maggior parte dei membri inglesi del comitato direttivo della Prima Internazionale provenivano dalla Universal League for the Material Elevation of the Industrious Classes: erano noti capi sindacali, ex seguaci di Owen e del movimento cartista, movimento il cui carattere pu\u00f2 considerarsi particolarmente ben illustrato dalle parole pronunciate nel 1838 a Manchester da un oratore cartista di fronte a 200.000 lavoratori: \u00abIl Cartismo, amici miei, non \u00e8 un movimento politico che punti a strappare dei successi elettorali. Il Cartismo \u00e8 una questione di coltello e forchetta: la Carta significa un alloggio decente, cibo e bevande di buona qualit\u00e0, prosperit\u00e0 e una giornata lavorativa pi\u00f9 corta\u00bb (cit. in F. Engels , The Conditions of the Working Class in England in 1844 (1845) , Oxford University Press, Oxford, 1993, p. 237).<\/p>\n<p><strong>[4]<\/strong> Si far\u00e0 riferimento all\u2019edizione inglese di Stato e rivoluzione, corredata di numerose e utili note redazionali, contenuta nel secondo volume di The Essentials of Lenin in Two Volumes, Lawrence &amp; Wishart, Londra, 1947. Gli scritti di Marx e di Engels in base ai quali Lenin illustra e sviluppa in Stato e rivoluzione la dottrina marxista dello Stato sono, del primo: Miseria della filosofia (1847), Manifesto del Partito comunista (con Engels, 1848), Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852), Lettera a Weydemeyer (5 marzo 1852), Critica del programma di Gotha (1875), Lettera a Kugelmann (12 aprile 1871) e La guerra civile in Francia (1891); del secondo: La questione delle abitazioni (1872), Dell\u2019autorit\u00e0 (1874), Lettera a Bebel (18\/28 marzo 1875), Anti-D\u00fchring (1878), L\u2019origine della famiglia, della propriet\u00e0 privata e dello Stato (1884), Per la critica del progetto di programma di Erfurt (1891), Prefazione alla Guerra civile in Francia di Marx (1891), Introduzione a Cose internazionali estratte dal Volksstaat 1871-75 (1894).<\/p>\n<p><strong>[5]<\/strong> Lenin, The State and Revolution, cit., p. 206.<\/p>\n<p><strong>[6]<\/strong> I brani di quel rapporto che riguardano la dottrina di Marx e Engels sullo Stato sono riportati in una nota redazionale alle pp. 211 e 212 di The State and Revolution, cit., e sono tratti da J. Stalin, Problems of Leninism, ed ingl. 1943, pp. 656-7 e 662. Ampi brani del rapporto di Stalin al 18\u00b0 Congresso sono riportati anche in Kelsen [1948], La teoria politica del Bolscevismo e altri saggi di teoria del diritto e dello Stato, a cura di R. Guastini, il Saggiatore, Milano, 1981, pp. 62-5.<\/p>\n<p><strong>[7]<\/strong> Cfr. L. Trotzkij, Il \u201csocialismo in un paese solo\u201d (1936), in La rivoluzione permanente, Einaudi, Torino, 1967.<\/p>\n<p><strong>[8]<\/strong> Kelsen osserva che la posizione sostenuta da Stalin al 18\u00b0 Congresso rappresenta \u00abdavvero un mutamento radicale della dottrina sviluppata da Marx ed Engels, che evidentemente non previdero, o non presero in considerazione, la situazione che sarebbe esistita nel caso che il socialismo fosse stato realizzato solo in uno Stato circondato da Stati capitalistici\u00bb e aggiunge che \u00abCi\u00f2 che Stalin disse dello Stato sovietico \u00e8 vero pure rispetto al diritto sovietico, poich\u00e9 lo Stato non pu\u00f2 venire separato dal diritto. Quando lo Stato, e quindi il diritto, viene riconosciuto come un\u2019istituzione essenziale, allora non c\u2019\u00e8<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>alcuna ragione politica per negarne il carattere normativo\u00bb (H. Kelsen [1955], La teoria comunista del Diritto, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1956, pp. 171-2). Qualche anno prima Kelsen aveva indicato \u00abquesta \u2018lacuna\u2019 della teoria marxista dello Stato: i fondamenti del socialismo scientifico ignorano la necessit\u00e0 di conservare la macchina coercitiva dello Stato anche dopo l\u2019instaurazione del socialismo, laddove tale obiettivo sia raggiunto solo entro un singolo Stato. Tale lacuna non fu colmata da Lenin. &#8230; Di conseguenza, Stalin deve correggere non solo Marx ed Engels, ma anche \u2013 compito alquanto delicato per un bolscevico \u2013 Lenin\u00bb (Kelsen, La teoria politica del Bolscevismo e altri saggi, cit., p. 63).<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>[9]<\/strong> The State and Revolution, cit., p. 174. [10] Ibid., p. 202.<\/p>\n<p><strong>[11]<\/strong> Cfr. ibid., pp. 182, 210-11 e 222-23. [12] Si veda ibid., pp. 182-3 e 218-223.<\/p>\n<p><strong>[13]<\/strong> Lenin critica come opportuniste specialmente le tesi sostenute da Kautsky nel 1912 sulla Neue Zeit in polemica con Antonie Pannekoek (cfr. Lenin, The State and Revolution, cit., pp. 218-23).<\/p>\n<p><strong>[14]<\/strong> L. Althusser, Marx nei suoi limiti (1978), Mimesis althusseriana, Milano, 2004, p. 133.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/649\/\">http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/649\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COSTITUZIONALISMO (Massimo Pivetti) 4. La tesi dell\u2019incompatibilit\u00e0 tra \u201cStato\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d Estratto. La nota discute criticamente la dottrina marxista dello Stato quale venne sviluppata da Lenin alla vigilia dello scoppio della Rivoluzione d\u2019ottobre sulla base delle idee principali di Marx ed Engels sulla questione. Si argomenta che questa dottrina, a partire dalla sua tesi centrale di un\u2019incompatibilit\u00e0 tra la nozione di Stato e quella di libert\u00e0, non ha reso nel complesso un buon servizio&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":39080,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Unknown-2.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aai","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39078"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39078"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39078\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39111,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39078\/revisions\/39111"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/39080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39078"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39078"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39078"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}