{"id":39090,"date":"2018-02-20T10:08:06","date_gmt":"2018-02-20T09:08:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39090"},"modified":"2018-02-20T10:07:06","modified_gmt":"2018-02-20T09:07:06","slug":"1917-2017-effetti-della-guerra-effetti-del-neoliberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39090","title":{"rendered":"1917-2017: effetti della guerra, effetti del neoliberismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LO SGUARDO (Augusto Illuminati)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 1917 di Martov fu singolare e ne deriv\u00f2 una lettura minoritaria, complessivamente erronea, ma a tratti acuta e presaga della rivoluzione. Martov (Julij Osipovi\u010d Cederbaum, Costantinopoli 1873-Sch\u00f6nberg 1923), dopo essere passato da Odessa a Pietroburgo per sfuggire ai pogrom, si era avvicinati al marxismo e fu arrestato per la prima volta nel 1892, esiliato a Vilna, in Lituania, dove contribuisce alla costituzione del Bund (Unione generale dei lavoratori ebrei). Ritornato a Pietroburgo, fonda insieme a Lenin, l\u2019Unione di lotta per l\u2019emancipazione della classe operaia: nel 1896 vengono entrambi esiliati in Siberia. Contrae la tubercolosi, come la maggior parte dei carcerati di epoca zarista, e non ne guarir\u00e0 mai. Nel 1898 confluiscono nel riorganizzato Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) e fondano, con Plechanov e Vera Z\u00e1suli\u010d la rivista \u00abIskra\u00bb. Nel 1903 redazione e Posdr si spaccano in due tendenze: Lenin \u00e8 alla testa di quella maggioritaria (bolscevica), Martov di quella minoritaria (menscevica). Nel 1905 Martov oscilla fra una rivoluzione popolare non compromessa con gli elementi borghesi e la partecipazione a una coalizione con la borghesia liberale (i cadetti). Nel 1914 si oppone alla guerra imperialista, avvicinandosi a Lenin e Trockij e partecipando alle conferenze internazionaliste di Zimmerwald (1915) e Kienthal (1916).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo scoppio della rivoluzione di febbraio del 1917, Martov torna in Russia schierandosi senza successo contro la destra menscevica, che partecipa al governo\u00a0provvisorio e sostiene la prosecuzione della guerra. Subito dopo la presa del Palazzo d\u2019Inverno, nel secondo congresso dei Soviet (7 e 8 novembre 1917) la fazione internazionalista di Martov propose un governo di coalizione di tutte le forze socialiste \u2013 bolscevichi, menscevichi, socialisti rivoluzionari. La risoluzione fu approvata per acclamazione ma vanificata poco dopo dall\u2019abbandono dei lavori da parte dei menscevichi di destra e dei SR di destra, per protesta contro il colpo di mano bolscevico. A quel punto Trockij respinse brutalmente le posizioni tanto dei fuoriusciti quanto dei conciliatori e li consegn\u00f2 metaforicamente all\u2019<i>immondezzaio della storia<\/i>. Anche Martov e seguaci abbandonarono allora il congresso e, dopo lo scioglimento nel 1918 dell\u2019Assemblea Costituente passarono all\u2019opposizione; Martov e tuttavia sostenne i bolscevichi nella guerra civile contro i Bianchi, pur criticandone aspramente le tendenze dittatoriali. Nel 1920 Lenin concesse all\u2019antico compagno d\u2019armi di trasferirsi in Germania per curarsi la tubercolosi, cui soccombette 4 anni pi\u00f9 tardi. Poco prima di morire aveva fondato il \u00abSocialisti\u010deskij Vestnik\u00bb (Messaggero Socialista), organo dei menscevichi in esilio a Berlino, Parigi e New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si dice che all\u2019inizio della Nep Lenin avesse tentato inutilmente di farlo tornare in Russia. Dopo la sua morte F. Dan, leader del menscevismo di destra, pubblic\u00f2 l\u2019opera teorica pi\u00f9 suggestiva di Martov, il saggio sulle radici del bolscevismo mondiale, il cui primi paragrafi erano stati pubblicati a Mosca nel 1919.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tesi di fondo dell\u2019opuscolo \u00e8 che \u00abil bolscevismo non \u00e8 semplicemente una rivoluzione di soldati, ma l\u2019influenza del bolscevismo sul decorso della rivoluzione in ogni paese \u00e8 proporzionale alla partecipazione che ad essa prendono le masse armate dei soldati\u00bb<sup>1<\/sup>. Si tratta dell\u2019estrema conseguenza del \u201ccomunismo del consumatore\u201d che unisce, con peculiari accenti anti-parlamentari (oggi diremmo \u201cpopulisti\u201d) \u00abelementi eterogenei per composizione di classe e declassati, cio\u00e8 staccati dal loro ambiente sociale di origine\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre il \u00abcomunismo del produttore\u00bb si fa carico dello sviluppo delle forze produttive e della cultura accumulata nei secoli, il comunismo del consumatore, risentito e distruttivo, \u00e8 causato dal cambiamento delle condizioni materiali prodotto dalla guerra, fa saltare la prospettiva socialdemocratica e le acquisizioni della democrazia, regredendo a un modello giacobino e blanquista. Sebbene il fenomeno bolscevico non possa ridursi al peso del fattore militare, scarso in paesi diversi dalla Russia, tuttavia quel fattore entra con forza nella psicologia del bolscevismo cui \u00e8 dedicato il \u00a7 3. Se al primo posto di quella mentalit\u00e0 \u00e8 il massimalismo, \u00abacriticamente fiducioso nell\u2019inesauribilit\u00e0 delle risorse e delle ricchezze della societ\u00e0 di cui aspira a impadronirsi il proletariato\u00bb, al secondo si colloca \u00abl\u2019assenza di un serio interesse per le necessit\u00e0 della produzione sociale, la prevalenza \u2013 come tra i soldati \u2013 del punto di vista del consumatore su quello del produttore\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al terzo posto vi \u00e8 la propensione a risolvere tutti i problemi della lotta politica con l\u2019uso immediato della forza armata, sia contro il nemico di classe sia per risolvere i rapporti fra singole parti (e partiti) del proletariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante la guerra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">la massa operaia \u00e8 cambiata dal punto di vista qualitativo. I suoi vecchi quadri, dotati di una maggiore educazione di classe, hanno trascorso quattro anni e mezzo al fronte e, staccatisi da ogni lavoro produttivo, si sono impregnati della psicologia delle trincee, dissolvendosi spiritualmente nell\u2019ambiente socialmente amorfo degli elementi declassati. Tornati nelle file del proletariato, vi portano lo spirito rivoluzionario combattivo ma anche lo spirito del ribellismo soldatesco. Nel corso della guerra, il loro posto nella produzione fu preso da milioni di nuovi operai, ex artigiani andati in rovina e altri \u201cpoveracci\u201d, proletari delle campagne e donne della classe operaia. Questi nuovi operai lavoravano in assenza di un movimento politico del proletariato e con un movimento sindacale ridotto a dimensioni pietose. Mentre le masse passate attraverso le trincee perdevano nel corso di lunghi anni la perizia professionale, l\u2019abitudine a un lavoro produttivo regolare, e si esaurivano in senso fisico e psichico nelle condizioni disumane della guerra moderna, le masse che avevano preso il loro posto in fabbrica lavoravano oltre misura, cercando di guadagnare con ore straordinarie il necessario per sfamarsi, dato l\u2019aumento esorbitante dei prezzi delle derrate. Questo sfibrante lavoro, volto in gran parte a produrre mezzi di distruzione, era improduttivo dal punto di vista sociale e non poteva contribuire a elaborare nelle masse lavoratrici quella coscienza dell\u2019insostituibilit\u00e0 del loro lavoro per l\u2019esistenza della societ\u00e0 che costituisce un elemento essenziale nella moderna psicologia proletaria di classe<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Asteniamoci dal farci sviare e irritare dall\u2019evidente disprezzo per i nuovi strati proletari e per la loro componente femminile (gli stessi cui prestava tanta attenzione Rosa Luxemburg nel suo scritto sullo Sciopero generale<sup>5<\/sup>) e l\u2019ottusa immedesimazione con la storia dei vincitori, cio\u00e8 con la produzione per la produzione sdegnosamente affrancata persino dall\u2019atmosfera consumistica della borghesia decadente, e seguiamo lo sviluppo dell\u2019argomentazione. Nelle pagine successive, infatti, Martov approfondisce questo regresso in termini di \u201catavismo\u201d, osservando a buon titolo (\u00a7 4) che proprio il fallimento social-patriottico del 1914 (ricordiamo la sua coerente opposizione alla guerra) comportava il risorgere per contraccolpo di illusioni e parole d\u2019ordine di stampo anarchico e bakuniniano, secondo una logica \u201cspontanea\u201d di polarizzazione complementare fra collaborazione di classe e comunismo primitivo. La prevalenza del comunismo di consumo sull\u2019organizzazione della produzione (\u00a7 5) \u00e8 stigmatizzato come un \u201cmale gravissimo\u201d, un passo indietro nella capacit\u00e0 del proletariato di dirigere la societ\u00e0. Il modello produttivistico \u00e8 spinto alle estreme conseguenze, anche se paradossalmente il bolscevismo si sarebbe dimostrato pi\u00f9 che capace di sviluppare un programma di produzione a oltranza: la polemica anti-bolscevica di Martov conduce direttamente alla mitologia staliniana! Il fatto che la responsabilit\u00e0 del\u00a0\u201cconsumismo\u201d di ultrasinistra e della decadenza della disciplina del lavoro venga imputato alla degenerazione imperialistica del capitalismo, con i suoi effetti di spreco e distruzione bellica, conferma l\u2019internit\u00e0 della \u00abbarbarie scita\u00bb alla follia imperiale, come vendetta sterile degli oppressi ma indica anche la via d\u2019uscita nel\u00a0\u00abritorno all\u2019ordine\u00bb che segneranno gli anni \u201830 anche in Urss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fastidio per l\u2019insorgenza degli indisciplinati strati inferiori del proletariato si estende con tono sgradevolmente razzista ai popoli extra-europei, una volta che il bolscevismo ha fatto saltare l\u2019ordinato processo stadiale che avrebbe dovuto passare per la democratizzazione borghese delle borghesie arretrate e delle metropoli prima delle colonie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In pratica, i popoli saltano tutti gli stadi, ossessionati dalla negazione metafisica di ogni categoria relativamente progressiva. \u00abS\u00ec-s\u00ec, no-no, e tutto il resto \u00e8 dovuto al social-tradimento\u00bb decretano nomadi kirghizi, pastori brasiliani, fellah egiziani. Se i soviet sono la forma pi\u00f9 perfetta di organizzazione statale, se rappresentano la chiave per l\u2019eliminazione dell\u2019ineguaglianza sociale e della miseria, chi si caricher\u00e0 volontariamente del giogo di forme meno perfette per imparare nella tormentosa esperienza le loro contraddizioni? Dopo aver assaporato il dolce, chi vorr\u00e0 assaggiare l\u2019amaro?<sup>6<\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le considerazioni dei successivi paragrafi di quel libro sono in s\u00e9 interessanti ma rimandano a una gi\u00e0 nota critica menscevica e socialdemocratica generale dell\u2019Ottobre (carattere minoritario e giacobino della dittatura del proletariato in condizioni di frammentazione della classe, impossibilit\u00e0 di saltare uno stadio storico, critica retrospettiva agli entusiasmi comunardi di Marx, ecc.). Proviamo invece a insistere sulla rottura operata dalla I guerra mondiale sostituendo alla devastazione bellica quella operata dal neoliberalismo. In entrambi i casi, infatti, si \u00e8 dissolto un equilibrio (economicistico) raggiunto dal proletariato e mutato il rapporto di forza fra un nuovo assetto borghese e i subalterni. Cambia la struttura del potere e cambiano le condizioni per una rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un Martov oggi si scandalizzerebbe per il predominio della finanza sulla produzione industriale e denuncerebbe la ricaduta dei subalterni in un \u00abatavismo ideologico\u00bb<sup>7<\/sup> che farebbe retrocedere i rivoluzionari a modelli anarcoidi di collera di classe o alla sostituzione dell\u2019avanguardia alle masse, tipo i <i>sanculottes <\/i>lionesi e parigini del 1794 e 1797. Denuncerebbe il populismo di oggi come allora denunciava il neo-blanquismo di Lenin. E beninteso sarebbe attaccato dai \u201cnuovi barbari\u201d come nel 1905 era accusato di astrattezza dai seguaci del pope Gap\u00f2n. Rischi dei parallelismi storici \u2026 Osserviamo di sfuggita che tutto quel blocco di riferimenti storici (dal giacobinismo al Termidoro, dal blanquismo alla Comune) oggi \u00e8 diventato \u201ccitabile\u201d senza che pi\u00f9 ci sentiamo coinvolti in esso, come i rivoluzionari di allora senza distinzioni fra bolscevichi e menscevichi, staliniani e trotskisti. Un mondo che ci interessa e che convochiamo nella misura in cui non ne facciamo pi\u00f9 parte e dunque possiamo anche studiare e deturnare\u00a0alcune intuizioni di Martov senza badare al suo ruolo storico effettivo (perdente) e al complesso della sua argomentazione, in sostanza inaccettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sarebbe invece degno di riflessione cercare un equivalente del bolscevismo (non di Martov o del pope Gap\u00f2n) dopo la devastazione ordoliberista, con la stessa capacit\u00e0 di sfruttare le forze nuove sprigionate dalla distruzione del vecchio ordinamento ma tenendo conto che, fra le cose distrutte e irrecuperabili, c\u2019\u00e8 pure l\u2019avanguardia esterna pedagogica di allora e poi il partito bolscevico e derivati. Gi\u00e0 Martov si aggrappava al ruolo costruttivo e civilizzatore del proletariato produttivistico kautskiano, non tanto distante dall\u2019uso che Lenin faceva della forma partito e che Stalin far\u00e0 dell\u2019industrializzazione. Illusioni necessarie in quella fase storica, ma oggi non pi\u00f9 riproponibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elemento ricorrente e iterabile \u00e8 piuttosto quello allora esorcizzato dai menscevichi: la capacit\u00e0 di saltare gli schemi stadiali e di afferrare con metodi eterodossi le occasioni somministrate dalla fortuna, di conseguire il machiavelliano \u201criscontro\u201d fra caratteri imprevisti della congiuntura e forze al momento disponibili. Operazione non standard e ad alto coefficiente di rischio\u00a0\u2013 lo si \u00e8 visto proprio con gli esiti (almeno europei) dell\u2019Ottobre, divergenti rispetto alle intenzioni. E tuttavia non liquidabili con una fiction contro-storica, in quanto hanno disegnato la scena delle contraddizioni su cui oggi dobbiamo intervenire. Per non parlare della liquidazione del colonialismo, che gi\u00e0 dal 1920 appare come il principale risultato e compito epocale di quella rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A che altro potrebbe sollecitarci l\u2019\u00abesperienza delle cose moderne\u00bb, una volta preso atto, senza nostalgia, della \u00ablezione delle antique\u00bb?<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/11680-augusto-illuminati-1917-2017-effetti-della-guerra-effetti-del-neoliberismo.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/11680-augusto-illuminati-1917-2017-effetti-della-guerra-effetti-del-neoliberismo.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LO SGUARDO (Augusto Illuminati) Il 1917 di Martov fu singolare e ne deriv\u00f2 una lettura minoritaria, complessivamente erronea, ma a tratti acuta e presaga della rivoluzione. 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