{"id":39146,"date":"2018-02-21T11:00:58","date_gmt":"2018-02-21T10:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39146"},"modified":"2018-02-21T08:47:54","modified_gmt":"2018-02-21T07:47:54","slug":"i-sauditi-hanno-latomica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39146","title":{"rendered":"I sauditi hanno l&#8217;atomica?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-27094 size-full no-display appear\" src=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/1458213940photo_2016-03-17_14-52-38.jpg\" sizes=\"(max-width: 748px) 100vw, 748px\" srcset=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/1458213940photo_2016-03-17_14-52-38.jpg 748w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/1458213940photo_2016-03-17_14-52-38-300x219.jpg 300w, http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/1458213940photo_2016-03-17_14-52-38-300x219@2x.jpg 600w\" alt=\"\" width=\"748\" height=\"547\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse l\u2019Arabia Saudita ha gi\u00e0 acquistato ordigni nucleari dal Pakistan.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Mentre l\u2019attenzione del mondo viene tenuta puntata verso il programma nucleare iraniano altri soggetti, nell\u2019indifferenza generale, sono gi\u00e0 in possesso di armi nucleari.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Israele dispone di un arsenale imponente mentre l\u2019Arabia Saudita sembra aggiungersi adesso al club. Equilibrio del terrore o pericolosa miccia?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Giacomo Gabellini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Attualmente, il \u2018klan\u2019 degli Stati dotati di armi atomiche<\/strong> riunisce Russia, Stati Uniti, Cina, Corea del Nord, Pakistan e India. Israele, non avendo mai ammesso di possedere un arsenale nucleare e non avendo sottoscritto il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Trattato_di_non_proliferazione_nucleare\">Trattato di Non Proliferazione<\/a> (Tnp), non rientra ufficialmente in questo gruppo. Nel 1986, tuttavia, il tecnico israeliano Mordechai Vanunu \u2013 poi rapito a roma da un commando del Mossad e internato nelle carceri israeliane \u2013 <a href=\"http:\/\/www.thesundaytimes.co.uk\/sto\/news\/world_news\/article237419.ece\">rivel\u00f2 al \u2018Sunday Times\u2019<\/a> che il suo Paese era riuscito a dotarsi fino a quel momento a dotarsi di 200 bombe atomiche grazie alle informazioni segrete passate a Tel Aviv dalla spia della Marina Usa Jonathan Pollard \u2013 liberato nel luglio 2015 dopo trent\u2019anni di galera \u2013 e alla collaborazione con gli esperti francesi e con il Sud Africa dell\u2019apartheid \u2013 \u00e8 del 1979 l\u2019incidente Vela, al largo delle coste sudafricane, che <a href=\"http:\/\/thebulletin.org\/flash-past-why-apparent-israeli-nuclear-test-1979-matters-today8734\">alcuni esperti considerano il primo test nucleare israeliano<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dodici anni prima (1967), gli stessi Stati Uniti avevano fornito all\u2019Iran dello Shah Reza Pahlevi i primi 5 reattori nucleari. Nel 1970, lo Shah decise di aderire al Tnp dietro sollecitazione di Henry Kissinger, il quale si era fatto promotore di un partenariato nucleare con Teheran i cui termini definitivi vennero fissati nel 1975, con la ratifica di un accordo sottoscritto da entrambe le parti. In quella specifica fase, Iran e Israele erano gli unici paesi del Medio Oriente a sposare la causa statunitense ed ottennero sostanziosi aiuti economici oltre a forte sostegno politico affinch\u00e9 si imponessero \u2013 la Persia in particolare, in virt\u00f9 della sua posizione geografica strategicamente fondamentale \u2013 a bastioni dello schieramento occidentale contro le mire egemoniche sovietiche sul Golfo Persico e sull\u2019Asia centrale. La fuga dello <em>Shah<\/em> in seguito alla Rivoluzione Islamica guidata dall\u2019<em>Ayatollah <\/em>Ruollah Khomeini scompagin\u00f2 i rapporti diplomatici tessuti negli anni precedenti, alla luce della spiccata ostilit\u00e0 nei confronti degli Stati Uniti mostrata fin dai primi istanti dal <em>leader<\/em> spirituale iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Khomeini blocc\u00f2 subito il progetto dichiarando il possesso dell\u2019arma atomica rappresentava un oltraggio ai precetti dell\u2019Islam. Di conseguenza, i vincoli dell\u2019accordo con gli Stati Uniti decaddero e il programma nucleare iraniano sub\u00ec una brusca battuta d\u2019arresto. L\u2019Iran deteneva per\u00f2 alcune barre di uranio scarsamente arricchite e il timore che un successore di Khomeini riattivasse lo sviluppo del programma nucleare stimol\u00f2 l\u2019azione degli occidentali, specialmente in seguito (2002) alla diffusione dei dettagli relativi all\u2019impianto nucleare di Arak da parte del Consiglio Nazionale della Resistenza, un gruppo d\u2019opposizione con sede a Parigi. Nel febbraio del 2003, il presidente Mohammad Khatami riconobbe l\u2019esistenza dell\u2019impianto di Natanz e accett\u00f2 la richiesta dell\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica (Aiea) di ispezionare il sito. Quattro mesi dopo, gli ingegneri dell\u2019Aiea consegnarono il proprio rapporto in cui si sosteneva che l\u2019Iran non aveva rispettato tutti gli obblighi previsti dal Tnp. Gran Bretagna, Germania e Francia (Ue-3) lanciarono allora un\u2019iniziativa diplomatica per accertarsi che il programma nucleare iraniano seguisse le norme fissate dal Tnp e spingere allo stesso tempo nell\u2019angolo le posizioni pi\u00f9 oltranziste assunte dai neocon inseriti nell\u2019Amministrazione Bush. Dal 2003 al 2005, il ruolo di capo-negoziatore della delegazione iraniana incaricata di trattare con il gruppo Ue-3 fu ricoperto da Hassan Rohani, un religioso vicino al presidente Khatami e al ricchissimo ex capo di Stato Ali Akbari Rafsanjani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019approccio conciliante, quasi passivo, tenuto da Rohani spinse gli europei a mettere sul tavolo richieste molto impegnative, quali l\u2019abbandono totale del programma nucleare \u2013 anche di quello civile, contemplato da Tnp \u2013 e lo smantellamento delle filiere d\u2019insegnamento di fisica nucleare come prova inequivocabile della buona fede di Teheran. L\u2019elezione, nell\u2019agosto del 2005, di Mahmoud Ahmadinejad \u2013 laico sostenitore del rilancio della Rivoluzione khomeinista \u2013 cambi\u00f2 radicalmente i rapporti di forza. Il nuovo presidente respinse immediatamente l\u2019accordo negoziato da Rohani, diede nuova linfa a materie \u2018scottanti\u2019 come la fisica nucleare giungendo ad incaricare gli scienziati iraniani di mettere a punto un programma di ricerca finalizzato a sviluppare un processo di produzione di elettricit\u00e0 a partire dalla fusione e non dalla fissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Israele, che rifiuta \u2013 a differenza dell\u2019Iran \u2013 di partecipare alla Conferenza per la creazione in Medio Oriente di una zona libera da armi nucleari, cominci\u00f2 quindi ad esercitare forti pressioni sugli Usa e sui Paesi sunniti per dar vita a un fronte comune contro la minaccia iraniana. Una minaccia che le monarchie sunnite del Golfo Persico ritennero superiore a quella rappresentata dal poderoso arsenale di cui dispone Israele. Non aderendo al Tnp n\u00e9 alla Convenzione che proibisce lo sviluppo di armi biologiche, Israele <a href=\"http:\/\/www.newyorker.com\/news\/john-cassidy\/what-about-israels-nukes\">\u00e8 riuscito a mettere insieme circa 300 testate nucleari<\/a> e relativi vettori di lancio, come missili balistici e cacciabombardieri. Secondo <a href=\"http:\/\/www.sipriyearbook.org\/view\/9780199650583\/sipri-9780199650583-div1-49.xml\">i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri)<\/a>, Israele ha prodotto qualcosa come 950 kg di plutonio, e continua a produrne in quantit\u00e0 sufficiente da fabbricare ogni anno diverse testate atomiche di potenza analoga a quella lanciata su Nagasaki.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Produce anche trizio, gas radioattivo con cui si ricavano le testate neutroniche, che provocano minore contaminazione radioattiva ma pi\u00f9 alta letalit\u00e0. Stando a <a href=\"http:\/\/www.haaretz.com\/building-the-non-conventional-middle-east-1.45159\">quanto riportato dal quotidiano israeliano \u2018<em>Haaretz<\/em>\u2019<\/a>, armi biologiche e chimiche vengono sviluppate ogni anno presso l\u2019Istituto per la ricerca biologica di Ness-Ziona. I <a href=\"http:\/\/www.ag-friedensforschung.de\/regionen\/Israel\/arsenale.html\">resoconti pi\u00f9 accreditati indicano<\/a> che, a livello ufficiale, \u00ab<em>fanno parte dello staff 160 scienziati e 170 tecnici, che da cinque decenni compiono ricerche di biologia, chimica, biochimica, biotecnologia, farmacologia, fisica e altre discipline scientifiche. La massima segretezza copre la ricerca sulle armi biologiche: batteri e virus che, disseminati nel Paese nemico, possono scatenare epidemie. Tra questi il batterio della peste bubbonica (la \u2018morte nera\u2019 del Medioevo) e il Virus Ebola [\u2026]. Vi sono anche seri indizi su ricerche per lo sviluppo di armi biologiche in grado di annientare nell\u2019uomo il sistema immunitario<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La necessit\u00e0 di mantenere questo primato tecnologico e militare<\/strong> rispetto a tutti gli altri Paese del Medio Oriente spinse quindi il governo di Tel Aviv ad affiancare operazioni militari alle iniziative diplomatiche, incaricando il Mossad di sabotare il programma nucleare iraniano. Sotto la direzione di Meir Dagan, uno dei principali oppositori all\u2019opzione militare auspicata da parecchi esponenti politici israeliani (Benjamin Netanyahu, Ehud Barak, Avigdor Liebermann su tutti), il <a href=\"http:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/worldnews\/middleeast\/israel\/4640052\/Israel-launches-covert-war-against-Iran.html\">Mossad predispose e mise in pratica il \u2018<em>Decapitation Programme<\/em>\u2019<\/a>, un\u2019operazione volta ad abbattere con la forza il programma nucleare iraniano. Nell\u2019ambito di questa operazione rientrano le fughe di gas tossici, le esplosioni scatenate da materiali difettosi e gli agguati di vario genere che, nel corso degli anni, hanno provocato la morte dei fisici ed ingegneri iraniani Ali Mahmoudi Mimand, Daryoush Rezaie, Majid Shahriari, Hassan Moghaddam, Abbassi Davani e Mustafa Ahmadi-Roshan. Senza dimenticare che nell\u2019agosto 2008 un aereo decollato da Biskek, in Kirghizistan, e diretto a Teheran si schiant\u00f2 al suolo causando la morte di altri 44 scienziati iraniani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2013, quando Ahmadinejad<\/strong> si apprestava a concludere i suoi due mandati presidenziali, la Guida Suprema Ali Khamenei accett\u00f2 di incontrarsi con emissari statunitensi in Oman per discutere le modalit\u00e0 di uscita dalla situazione di stallo venutasi a creare. Khamenei era conscio che le sanzioni e i piani di sabotaggio orditi da Israele, pur non riuscendo a piegare la Repubblica Islamica, avevano comunque messo a dura prova la capacit\u00e0 di resistenza del popolo iraniano, e ritenne quindi necessario prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di raggiungere un accordo che sancisse la revoca delle sanzioni garantendo allo stesso tempo il rispetto del diritto iraniano di portare avanti un programma nucleare a scopi civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.voltairenet.org\/article185506.html\">Secondo il sempre ben informato Thierry Meyssan<\/a>, Khamenei accett\u00f2 di impedire che il presidente uscente si ripresentasse alle elezioni del 2013 e di appoggiare la candidatura di Hassan Rohani, il capo-negoziatore iraniano rimosso dall\u2019incarico nel 2005 per volere di Ahmadinejad. L\u2019elezione di Rohani determin\u00f2, come era ampiamente prevedibile, la ripresa delle trattative interrotte nel 2005 e la successiva accettazione, da parte di Teheran, del divieto di arricchire l\u2019uranio al 20% nell\u2019ambito del cosiddetto \u2018Accordo 5+1\u2019. Il che ha di fatto minato alle fondamenta le ricerche sulla fusione avviate da Ahmadinejad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che ha spinto i khomeinisti, i nazionalisti e i Pasdaran a contestare duramente l\u2019intesa tra Washington e Teheran, nel timore che la nota vicinanza del presidente Obama con la figura di Zbigniew Brzezinski, il noto stratega ferocemente nemico della Russia fin da prima di ricoprire l\u2019incarico di Consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto il presidente Carter, indichi il ripristino di una particolare strategia anti-russa e anti-cinese che vincolerebbe l\u2019Iran a tornare a svolgere il ruolo ricoperto fino all\u2019avvento della rivoluzione khomeinista. Secondo questa valutazione, Brzezinski sarebbe disposto persino ad inimicarsi la potente \u2018Israel Lobby\u2019 pur di creare le condizioni strategiche ideali ad assicurare l\u2019indebolimento di Mosca e Pechino, che implicherebbero il completo reintegro dell\u2019Iran nella \u2018comunit\u00e0 internazionale\u2019. Non a caso, nel 2009, Brzezinski <a href=\"http:\/\/www.thedailybeast.com\/articles\/2009\/09\/18\/how-obama-flubbed-his-missile-message.html\">aveva dichiarato<\/a> che a suo parere Obama avrebbe dovuto mettere immediatamente in chiaro con Tel Aviv che qualora i caccia israeliani si fossero alzati in volo per bombardare i siti iraniani le forze statunitensi allora dislocate in Iraq li avrebbero abbattuti senza indugio. \u00ab<em>nessuno lo desidera, ma si potrebbe verificare un \u2018caso Liberty al contrario\u2019<\/em>\u00bb, ammon\u00ec allora Brzezinski. Il riferimento \u00e8 a una delle pagine pi\u00f9 oscure della marina statunitense che ben delinea i contorni del peculiare rapporto che intercorre tra Washington e Tel Aviv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la nave di ricerche tecniche <em>Uss Liberty<\/em> che incrociava nel mediterraneo venne attaccata da diversi <em>Mirage-3<\/em> israeliani e da una motovedetta senza bandiera. Non \u00e8 chiaro se l\u2019obiettivo era quello di eliminare l\u2019equipaggio della nave, reo di aver assistito a qualche crimine di guerra perpetrato dall\u2019esercito israeliano, o di spingere gli Stati Uniti ad entrare nel conflitto con un attacco sotto falsa bandiera (\u2018<em>false flag<\/em>\u2019). Stupisce comunque che nonostante i 34 morti e 172 feriti causati dall\u2019aggressione israeliana, il presidente Lyndon Johnson abbia ordinato alle forze navali statunitensi di non rispondere al fuoco. Cos\u00ec, quando parla di \u2018caso <em>Liberty<\/em> al contrario\u2019, Brzezinski non si limita ad intimare agli israeliani di guardarsi dal muovere le proprie pedine contro Teheran, ma prende automaticamente le distanze dalla tradizione palesemente filo-israeliana dell\u2019apparato militare Usa per concentrare gli sforzi nella creazione di un altro tipo di scenario, ovvero quello di un\u2019Asia in cui il ritiro strategico statunitense venga compensato con una buona dose di caos finalizzato a mettere i principali attori eurasiatici uno contro l\u2019altro. Nello scenario prefigurato dallo stratega polacco-statunitense, l\u2019Iran dovrebbe quindi trasformarsi in un solido alleato degli Stati Uniti \u2013 come era all\u2019epoca dello Shah \u2013 ed ottenere eventualmente il <em>nulla osta<\/em> a dotarsi di un arsenale nucleare andando a chiudere il cerchio atomico areale (i suoi vicini israeliano, russo, cinese, pakistano, indiano e anche turco, visto che Ankara permane sotto l\u2019ombrello strategico Usa, dispongono tutti della bomba atomica) che fornisca a Teheran la deterrenza necessaria a consolidare la propria sicurezza nazionale e che controbilanci il vecchio alleato pakistano, che negli ultimi tempi tende sempre pi\u00f9 a fungere da catalizzatore del <a href=\"http:\/\/www.worlddialogue.org\/content.php?id=127\">\u2018complesso sino-islamico\u2019 prefigurato da Samuel Huntington<\/a>, il teorizzatore dello \u2018scontro delle civilit\u00e0\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019accordo ha quindi mitigato notevolmente l\u2019ostilit\u00e0 occidentale<\/strong> nei confronti dell\u2019Iran ed accresciuto le capacit\u00e0 della Repubblica Islamica di influenzare le dinamiche geopolitiche regionali. L\u2019Iran, che non essendo un Paese arabo, rappresenta il naturale polo d\u2019attrazione per la popolazione sciita disseminata in Iraq, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen e nazioni dell\u2019Asia centrale e ci\u00f2 permette alla Repubblica Islamica di imporsi quale attore regionale di primo livello, di cui il wahhabismo saudita rappresenta l\u2019antitesi. Il che ha indotto Riad a discutere in sede di Consiglio di Cooperazione del Golfo (che riunisce anche Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait ed Oman) la strategia comune da adottare al fine di contrastare efficacemente le la crescente influenza iraniana sul Medio Oriente. Successivamente, i sauditi hanno deciso di intensificare il programma di acquisto di armamenti statunitensi. Nel solo 2014, Riad ha comprato armi per ben 6,4 miliardi; una cifra superiore a quella spesa complessivamente da tutta l\u2019Europa occidentale che ha permesso all\u2019Arabia Saudita di scavalcare l\u2019India nella graduatoria dei maggiori acquirenti mondiali di armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il 25 marzo 2015, l\u2019Arabia Saudita ha sferrato un durissimo attacco allo Yemen<\/strong> per re-insediare il presidente rovesciato dalla rivolta scatenata dal gruppo filo-sciita degli Houthi dopo aver firmato, di concerto con i rappresentanti di Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, accordi con gli Stati Uniti per la fornitura di tecnologie nucleari e materiale fissile, di cui Riad e le altre monarchie del Golfo Persico si sarebbero ovviamente potute servire per costruire armi nucleari in un futuro non troppo remoto. L\u2019ex funzionario dell\u2019<em>intelligence<\/em> militare israeliana Amos Yadlin aveva gi\u00e0 rivelato l\u2019intenzione saudita di dotarsi di un arsenale nucleare, <a href=\"http:\/\/www.bbc.com\/news\/world-middle-east-24823846\">rivelando alla \u2018Bbc\u2019<\/a> che Riad aveva da tempo pagato il Pakistan per ottenere una bomba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa Arabia Saudita <a href=\"http:\/\/www.independent.co.uk\/news\/world\/politics\/iran-nuclear-talks-prospect-of-deal-with-iran-pushes-saudi-arabia-and-israel-into-an-unlikely-10145019.html\">ha poi ammesso di aver attivato i propri canali per acquistare armi nucleari<\/a>, e tutti gli esperti hanno nuovamente individuato nel Pakistan il venditore pi\u00f9 probabile, alla luce del fatto che il programma nucleare di Islamabad \u00e8 stato finanziato per oltre il 60% da Riad. Sospetti sulle reali intenzioni di Riad riguardo al nucleare erano emersi negli anni \u201990, in seguito alle accuse lanciate dall\u2019ex funzionario dell\u2019ambasciata saudita presso le Nazioni Unite a New York Mohammed al-Khilewi, il quale, dopo aver ottenuto asilo politico dagli Stati Uniti, <a href=\"http:\/\/www.atimes.com\/atimes\/South_Asia\/GG07Df05.html\">parl\u00f2 di un programma nucleare a scopi militari<\/a> avviato dal suo Paese nel 1975 e interrotto per l\u2019insufficiente padronanza della materia da parte degli scienziati sauditi. Il che avrebbe indotto Riad ad appoggiarsi ai pi\u00f9 esperti tecnici alle dipendenze di Islamabad guidati da Abdul Qadeer Khan, che dopo aver fornito il maggior contributo a realizzare la bomba atomica pakistana mise in piedi una rete internazionale di traffico di tecnologia nucleare di cui si sarebbe servita, tra gli altri, la Corea del Nord per ottenere gas centrifugato ed esafluoruro di uranio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scorso 19 febbraio, l\u2019influente analista politico saudita Daham al-Anzi<\/strong> ha infine dichiarato all\u2019emittente in lingua araba di \u2018<em>Russia Today<\/em>\u2019 che il suo Paese possiede la bomba atomica da almeno due anni e che i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono al corrente di tutto ci\u00f2. L\u2019esternazione ha avuto una grande ed immediata eco in tutto il mondo arabo, persiano ed israeliano, ma una risonanza pressoch\u00e9 nulla in Europa e negli Stati Uniti. Eppure, c\u2019erano gi\u00e0 state numerose avvisaglie in questo senso. Nel marzo 2015, durante un\u2019intervista rilasciata alla \u2018Cnn\u2019, l\u2019ambasciatore saudita negli Stati Uniti Adel al-Jubeir aveva maldestramente eluso una domanda del suo interlocutore che gli chiedeva delucidazioni riguardo il programma nucleare di Riad. Quattro mesi dopo, l\u2019esperto di intelligence Duane Clarridge aveva dato per conclusa la vendita di almeno una bomba atomica ai sauditi da parte del Pakistan in diretta sul canale \u2018Fox\u2019. Di fronte a queste esternazioni, il segretario di Stato John Kerry ha cercato di rassicurare i cittadini statunitensi illustrando le difficolt\u00e0 che comporta il trasferimento di un ordigno nucleare da un Paese all\u2019altro e annunciando pesanti conseguenze per l\u2019Arabia Saudita nel caso venisse appurata una cos\u00ec grave violazione del Tnp, cui Riad aderisce dal 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ciononostante, le ammissioni di un uomo addentro all\u2019<em>establishment<\/em> saudita<\/strong> come al-Anzi \u2013 molto vicino a re Salman \u2013 non hanno avuto alcun seguito. Il che suggerisce che gli Usa, alleati dei sauditi dal 1945, fossero stati informati da Riad di cosa stesse bollendo in pentola e abbiano lasciato fare per poi mettere gli altri Paesi di fronte al fatto compiuto. <strong>L\u2019equilibrio di forze in Medio Oriente \u00e8 del resto sempre stato l\u2019obiettivo cardine degli Stati Uniti<\/strong>, conformemente al quale Washington istig\u00f2 l\u2019Iraq di Saddam Hussein ad aggredire l\u2019Iran rivoluzionario foraggiando poi entrambi gli schieramenti affinch\u00e9 nessuno dei due sopraffacesse l\u2019altro. Lo <a href=\"http:\/\/www.pandoratv.it\/?p=3256\">ha spiegato<\/a> con disarmante disinvoltura George Friedman, direttore dell\u2019agenzia di intelligence \u2018<em>Stratfor<\/em>\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/2018\/02\/i-sauditi-hanno-latomica\/\">http:\/\/www.enzopennetta.it\/2018\/02\/i-sauditi-hanno-latomica\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini) &nbsp; Forse l\u2019Arabia Saudita ha gi\u00e0 acquistato ordigni nucleari dal Pakistan. Mentre l\u2019attenzione del mondo viene tenuta puntata verso il programma nucleare iraniano altri soggetti, nell\u2019indifferenza generale, sono gi\u00e0 in possesso di armi nucleari. Israele dispone di un arsenale imponente mentre l\u2019Arabia Saudita sembra aggiungersi adesso al club. Equilibrio del terrore o pericolosa miccia? 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