{"id":39148,"date":"2018-02-21T10:30:15","date_gmt":"2018-02-21T09:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39148"},"modified":"2018-02-21T08:51:33","modified_gmt":"2018-02-21T07:51:33","slug":"il-silenzio-come-prima-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39148","title":{"rendered":"Il silenzio come prima parola"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Carlo Facente)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\"><strong>La parola oggi \u00e8 dipendente, vincolata, precaria, scadente, idolatrata, politicizzata e imbastardita. Pu\u00f2 una rieducazione al silenzio purificarla?<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\"><\/div>\n<div class=\"sep\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono particolarmente felici gli appellativi che la societ\u00e0 del ventunesimo secolo raccoglie tra sociologi, filosofi e antropologi. C\u2019\u00e8 chi la chiama societ\u00e0 della <em>stanchezza<\/em>, chi <em>liquida<\/em>, qualcun altro societ\u00e0 del <em>consumo<\/em>; una necrologica lista della spesa. Uno sviluppo sempre maggiore della tecnologia e della tecnica, direbbe un <strong>Alexandre Koyr\u00e9<\/strong> che sarebbe alquanto anacronistico citare, nato per sfoltire i problemi dell\u2019essere umano pare averli moltiplicati, aver creato un morbo che si \u00e8 espanso tra parti dell\u2019essere umano di cui si \u00e8 trascurata l\u2019importanza: la soggettivit\u00e0, la vitalit\u00e0, la felicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Singolare come il mondo filosofico condivida la definizione di un\u2019era<em> post-moderna<\/em>, piuttosto che c<em>ontemporanea<\/em>. Siamo fermi ancora l\u00ec, alla crisi dei valori focalizzata da Hobbes, che sanciva l\u2019inizio della modernit\u00e0 e la considerazione dell\u2019uomo nella sua nucleareit\u00e0, per arrivare a <strong>Nietzsche<\/strong>, alla caduta abissale nella non verit\u00e0 del tutto, nell\u2019artificialit\u00e0 della ragione e dei valori che ne derivano. Premessa la situazione alquanto tragica davanti alla quale si trova l\u2019essere umano, un dato di fatto incontrovertibile \u00e8 che la nostra societ\u00e0 \u00e8 saldata fortemente alla <em>comunicazione<\/em>, o almeno pare esserlo. Negli ultimi 15 anni le possibilit\u00e0 di comunicare si<strong> sono moltiplicate<\/strong><strong>in modo burrascoso<\/strong> e la prima grande conseguenza \u00e8 stato un radicale cambiamento della prassi comunicativa. Ne hanno risentito il lavoro e il mondo della produzione, la politica, la scuola e i rapporti tra le persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-95405\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186-1024x682.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186-1024x682.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186-600x400.jpg 600w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Donald_Trump_25218642186.jpg 1280w\" alt=\"Donald_Trump_(25218642186)\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rapidit\u00e0 con cui si risponde a un messaggio, ad una email o ad una videochiamata \u00e8 <strong>l\u2019efficienza <\/strong>che ognuno di noi ha all\u2019interno dei rapporti comunicativi, destabilizza e non poco l\u2019idea che gli altri si fanno di noi e del nostro interesse. La possibilit\u00e0 di parlare con chiunque e dovunque, di studiare e lavorare telematicamente sono opportunit\u00e0 di cui si pu\u00f2 usufruire e difficilmente si trova giusto, con tutte le possibili e pericolose sfaccettature che ne derivino, ritenerle essenzialmente negative. Pi\u00f9 che puntare il dito rabbiosamente verso la tecnologia e proporre un improbabile ritorno al passato, dello stesso peso di un ritorno alla vita nei campi, un importante passo avanti consisterebbe in una presa di coscienza individuale, unita e costante. Prendere consapevolezza che questa nuova e inarrestabile possibilit\u00e0 di comunicare <strong>arreca con s\u00e9 dei pericolosi effetti collaterali<\/strong>. Proseguendo le linee guida tracciate da Umberto Eco, secondo cui <em>internet ha dato diritto di parola agli imbecilli<\/em>, si potrebbe radicalizzare dicendo che internet ha imbecillizzato la parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione di poter dire la nostra si \u00e8 trasformata in un obbligo di dover dire necessariamente qualcosa. La necessit\u00e0 di parlare anticipa la finalit\u00e0 stessa di ci\u00f2 che si dice, anticipa il concetto, anticipa il pensiero stesso riducendolo a oggetto e mero succube. <em>Il parlare \u00e8 diventato per l\u2019uomo del ventesimo secolo una schiavit\u00f9 come l\u2019alcool<\/em> dice <strong>Susan Sontag<\/strong> in \u201cIo, eccetera\u201d, un parlare monologico, rabbioso e soprattutto nichilista. La terza guerra mondiale che si combatte giornalmente sotto i commenti di Facebook \u00e8 diventata insostenibile, ci\u00f2 che stupisce \u00e8 la dedizione, il tempo e la tenacia che si dedica a tale milizia. E poi cos\u2019\u00e8? Impegno politico? Ribellione? Rivoluzione? Espressione proporzionata dei nostri diritti democratici? L\u2019attenzione che si dedica alla lettura dei commenti \u00e8 ormai uguale o maggiore a quella che si dedica alla lettura del post, e dell\u2019articolo in questione. Cambiando il modo di parlare, cambia anche il modo di leggere, di ascoltare. Figure come quella del giornalista e del filosofo si stanno via via sbiadendo (anche) perch\u00e9 si \u00e8 ormai diffusa nell\u2019aria un\u2019innata convinzione da parte del commentatore seriale di poter rivestire lui stesso tale vesti, <strong>uno scambio di parti tra pensatori e opinionisti<\/strong>, la cui differenza \u00e8 sempre pi\u00f9 mascherata. <em>Man mano che diminuisce il prestigio del linguaggio<\/em>, citando ancora la perspicace Sontag<em>, aumenta quella del <strong>silenzio<\/strong><\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_95406\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-95406\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2-1024x684.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2-1024x684.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2-768x513.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2-600x400.jpg 600w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Immagine-numero-2.jpg 1600w\" alt=\"Joaquin Phoenix in &quot;Her&quot; (2013)\" width=\"1024\" height=\"684\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Joaquin Phoenix in \u201cHer\u201d (2013)<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una premessa quanto mai pindarica e necessaria, siamo giunti al soggetto della nostra discussione. Pi\u00f9 che tentare un improbabile percorso di riabilitazione della parola, cercando di disintossicarla dalla politica, dagli slogan e dalle falsificazioni, probabilmente conviene chiedere soccorso all\u2019altro grande protagonista del nostro complesso e stratificato linguaggio, il silenzio. <strong>Massimo Baldini<\/strong> in <em>Elogio del silenzio e della parola<\/em>\u00a0afferma che la causa principale del nostro malessere e della confusione sociale e linguistica di cui siamo preda \u00e8 <strong>l\u2019aver disimparato il silenzio<\/strong>. Inquinamento ambientale, inquinamento acustico, ma anche e soprattutto <strong>inquinamento linguistico<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baldini designa magistralmente un secondo millennio fatto di uomini che vivono con la paura del silenzio e, nel contempo, con la <strong>nostalgia del silenzio<\/strong>, <em>hanno nostalgia del silenzio perch\u00e9 vivono immersi nel rumore, perch\u00e9 il loro e l\u2019altrui parlare \u00e8 sovente un parlare degradato, vanamente loquace, perennemente distratto.<\/em> Chiacchiere, semplici chiacchiere, parole improduttive e inconsistenti, <em>che hanno nostalgia delle parole nate dal silenzio, cio\u00e8 di parole parlanti che non scivolino sull\u2019uomo affaccendato, un linguaggio che non sia un parlare puramente palatale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-95409\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dfgbh.png\" sizes=\"(max-width: 513px) 100vw, 513px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dfgbh.png 513w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dfgbh-137x227.png 137w\" alt=\"dfgbh\" width=\"513\" height=\"847\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Baldini in realt\u00e0 il problema della parola \u00e8 molto pi\u00f9 grave di quanto detto in precedenza, la parola<strong> si \u00e8 interamente sostituita con la chiacchiera<\/strong>, la chiacchera del teologo non \u00e8 diversa da quella del politico o del barbiere, tutto \u00e8 livellato, tutto \u00e8 ridotto a turpiloquio. In questo contesto catastrofico si delinea <strong>l\u2019importanza potenziale del silenzio<\/strong>. Una condizione, una posizione, non una fase di passaggio ma forse un punto di arrivo, necessario per la purificazione delle relazioni umane, e delle interazioni con il nostro Io. Bisogna necessariamente premettere che \u00e8 di fondamentale importanza porre una netta distinzione tra silenzio e mutismo. Chiariamo fin da subito che il silenzio \u00e8;\u00a0\u00e8 comunicazione, \u00e8 parte integrante del linguaggio, \u00e8 <em>significante<\/em> direbbe Lacan, il che \u00e8 testimoniato dal fatto che il silenzio viene sempre interpretato in un determinato modo. Il silenzio \u00e8 <strong>silenziare <\/strong>noi stessi, ma non annullarsi. Da qui nascono le numerose accezioni del silenzio e le sue diversificazioni: il silenzio del medico non \u00e8 quello del paziente, il silenzio del musicista non \u00e8 quello dello spettatore. Per produrre silenzio non bisogna semplicemente non parlarlo, non dirlo, bisogna viverlo, interamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9 scegliere il silenzio? Per odio verso la parola? Baldini stesso risponde a questo quesito: non si deve scegliere il silenzio per rabbia verso la parola, ma <em>per<strong> disprezzo per la parola anonima<\/strong>, irresponsabile, impersonale, inautentica e per amore per la parola originaria, per quella parola che \u00e8 rimasta fedele al silenzio che la sorregge.<\/em>\u00a0Ma tendere verso il silenzio non \u00e8 cosa facile, soprattutto oggi giorno. Siamo portati a considerare il silenzio come assenza, come mancanza di rumore, come nulla, soprattutto siamo spaventati dal silenzio. <em>L\u2019uomo moderno<\/em>, dice <strong>Panikkar<\/strong> nel \u201cIl silenzio di Dio\u201d, <em>non sa pi\u00f9 stare solo, n\u00e9 sopporta il silenzio. Nell\u2019immensa solitudine a cui la vita frenetica, il progresso e anche l\u2019architettura contemporanea lo costringono, egli cerca nervosamente la folla e tenta di affogare il proprio sgomento immergendosi in rumori di ogni sorta<\/em>. Pi\u00f9 che chiaro: <strong>il silenzio ci fa paura<\/strong>, lo rendiamo sinonimo e risultato della nostra solitudine, per colmarlo accendiamo la televisione quando siamo a casa e la radio quando siamo in macchina, abbiamo il terrore di consapevolizzarci di star trascorrendo anche solo un minuto in silenzio, il ch\u00e9 \u00e8 assurdo.<\/p>\n<div id=\"attachment_95408\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-95408\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Automat-Tavola-calda-quadro-Hopper.jpg\" sizes=\"(max-width: 1016px) 100vw, 1016px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Automat-Tavola-calda-quadro-Hopper.jpg 1016w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Automat-Tavola-calda-quadro-Hopper-293x227.jpg 293w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Automat-Tavola-calda-quadro-Hopper-768x596.jpg 768w\" alt=\"Automat - Edward Hopper (1927)\" width=\"1016\" height=\"788\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Automat \u2013 Edward Hopper (1927)<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bisognerebbe rieducare al silenzio<\/strong>, che non vuol dire sottomissione e mancanza dialogo, e neppure accettazione incondizionata di ci\u00f2 che ci accade. Bisogna rieducare al silenzio poich\u00e9, dice Sertillanges, <em>la parola ha peso solo quando si sente in essa il silenzio<\/em>. Il silenzio come misura, come un\u2019autocensura felice, come maestro di vita. Il silenzio rappresenta l\u2019unica isola linguistica a cui attraccare nei momenti del bisogno, quando si \u00e8 giunti al confine del dicibile, quando non c\u2019\u00e8 davvero nient\u2019altro da dire, quando comprendiamo che non si tratta semplicemente di \u201climiti del linguaggio\u201d ma di <strong>linguaggio come limite. <\/strong>Un limite che \u00e8 assiomaticamente delineato dal celebre aforisma numero 7 del \u201cTractatus logico-philosophicus\u201d di <strong>Ludwig Wittgenstein<\/strong>: <em>su ci\u00f2, di cui non si pu\u00f2 parlare, si deve tacere<\/em>. Pensare \u00e8 pensare in parole, ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere pensato a parole non pu\u00f2 essere detto. Il linguaggio tenta di esprimere se stesso ed \u00e8 qui che trova un muro insormontabile, il linguaggio non pu\u00f2 dirsi. Il limite del linguaggio \u00e8 l\u2019impotenza di descrivere un qualcosa se non avvalendosi della sua proposizione (la sua traduzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come posso <em>dire <\/em>una mela se non chiamandola mela? Se dicessi che \u00e8 un frutto talvolta verde e talvolta rosso ci si potrebbe, prima o poi, arrivare, ma non esistono strade sicure con cui si possa definire la mela nella sua totalit\u00e0, nella sua essenza. Per Wittgenstein, scrive <strong>Hadot<\/strong> in \u201cWittgenstein e i limiti del linguaggio\u201d, <em>il mondo coincide con il linguaggio, e ci\u00f2 \u00e8 una struttura insormontabile [\u2026] il linguaggio \u00e8 in qualche modo limite di se stesso e la conclusione del Tractatus \u00e8 senza dubbio un appello al silenzio. <\/em>La posizione del primo Wittgenstein viene chiamata non a caso da Hadot \u201cla strategia del silenzio\u201d, nelle \u201cRicerche filosofiche\u201d il filosofo tedesco chiarisce che \u201c<em>tutto ci\u00f2 su cui molti oggi parlano a vanvera, io nel mio libro l\u2019ho messo saldamento al suo posto, semplicemente col tacerne\u201d. <\/em>Quello descritto da Wittgenstein \u00e8 un silenzio marmoreo, invalicabile. In una lettera a<strong> Ludwig von Ficker<\/strong>, Wittgenstein, scrivendo riguardo la complessit\u00e0 del \u201cTractatus\u201d (che egli stesso riteneva un\u2019opera difficile e a tratti incomprensibile) dice che il lavoro per la sua realizzazione consistette in due parti: <em>il lavoro di quello che ho scritto e il lavoro di tutto quello che non ho scritto. <\/em>Risuona stupendamente la Lettera VII di Platone:<\/p>\n<blockquote><p><em>non ho mai scritto nulla sull\u2019oggetto a cui mi dedico.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_95410\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-95410\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Ludwig_Wittgenstein.jpg\" sizes=\"(max-width: 547px) 100vw, 547px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Ludwig_Wittgenstein.jpg 547w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Ludwig_Wittgenstein-155x227.jpg 155w\" alt=\"Ludwig Wittgenstein\" width=\"547\" height=\"800\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Ludwig Wittgenstein<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il silenzio pu\u00f2 facilmente apparire come una forma di impotenza, di inazione, allo stesso tempo vi sono scrittori e poeti che tendono ad esso. Il silenzio dal punto di vista artistico e umano rappresenta sorprendentemente una finalit\u00e0, non una sosta ma un arresto atemporale. Il suicidio linguistico fu per certi versi intrapreso da <strong>Verlaine<\/strong>, che nella raccolta poetica \u201cSagesse\u201d chiede disperatamente <em>\u201cDatemi il silenzio!\u201d,<\/em> e del tutto ottenuto dal suo celebre compagno <strong>Rimbaud<\/strong>, che termin\u00f2 di scrivere ai soli 18 anni. Cercando di scalfire il pi\u00f9 possibile l\u2019idea di un blocco da scrittore, bisogna comprendere che quest\u2019ultimo \u00e8 a contatto con il silenzio quanto un pediatra con i bambini, lotta quotidianamente con il silenzio e talvolta, come nel caso del genio di Rimbaud e <strong>H\u00f6lderlin<\/strong>, ci si casca dentro, irrimediabilmente, volontariamente. Nel silenzio vive il personaggio\/autore del romanzo Otto-Novecentesco. Alfonso Nitti, Moscarda, il turbato <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/letteratura-2\/i-turbamenti-allievo-torless\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">giovane T\u00f6rless<\/a> e il principe Myskin sono personaggi che, succubi del moderno, vivono all\u2019interno di se stessi, del proprio silenzio, vi ci trovano riparo e opportunit\u00e0 di ascoltarsi, dando vita a romanzi che altro non sono che la dettatura di tali silenzi. <strong>Per lo scrittore il silenzio \u00e8 una mela <\/strong>che si \u00e8 sempre invaghiti di azzuffare, una strada sbagliata che si \u00e8 sempre voluta percorrere. <em>La poesia<\/em>, dice Picard,<em> nasce dal silenzio e ha nostalgia del silenzio. <\/em><\/p>\n<blockquote><p><em>\u00a0<\/em><em>Se c\u2019\u00e8 una cosa che continuamente mi infastidisce, rispetto alla scrittura, \u00e8 che davvero non mi sembra di raccapezzarmi dentro il linguaggio: non mi sembra mai di raggiungere la chiarezza e la concisione che desidero<br \/>\n<\/em>(I\u2019intervista estesa a David Foster Wallace, di Larry McCaffery nel 1993)<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risuona tra il niente e la parola <em>Lo steddazzu<\/em>\u00a0di <strong>Cesare Pavese<\/strong>, le descrizione del sentimento che si prova guardando il mare, la richiesta di senso, di sussistenza, di risposte, di garanzie e come unica risposta ricevere un silenzioso, quanto pacatamente ciclico, scontrarsi delle onde. Non si va oltre la consapevolezza, la coscienza che<\/p>\n<blockquote><p><em>non c\u2019\u00e8 cosa pi\u00f9 amara che l\u2019alba di un giorno in cui nulla \/ accadr\u00e0, non c\u2019\u00e8 cosa pi\u00f9 amara \/ che l\u2019inutilit\u00e0 [\u2026] La lentezza dell\u2019ora \/ \u00e8 spietata, per chi non aspetta pi\u00f9 nulla. \/ Val la pena che il sole si levi dal mare \/ e la lunga giornata cominci? Domani \/ torner\u00e0 l\u2019alba tiepida con la diafana luce \/ e sar\u00e0 come ieri e mai nulla accadr\u00e0. \/ L\u2019uomo solo vorrebbe soltanto dormire.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_95411\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-95411\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/c3b8jerum-needleshaped-silence-series-006.jpg\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/c3b8jerum-needleshaped-silence-series-006.jpg 1000w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/c3b8jerum-needleshaped-silence-series-006-227x227.jpg 227w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/c3b8jerum-needleshaped-silence-series-006-768x768.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/c3b8jerum-needleshaped-silence-series-006-300x300.jpg 300w\" alt=\"Needleshaped Silence \u2013 \u00f8jeRum (2017)\" width=\"1000\" height=\"1000\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Needleshaped Silence \u2013 \u00f8jeRum (2017)<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Pavese \u00e8 facilmente accostabile a quella dell\u2019esistenzialismo, non a caso nel \u201960 <strong>Diego Fabbri<\/strong> pubblic\u00f2 un\u2019opera dedicata a Pavese, \u201cIl vizio assurdo\u201d, il vizio assurdo che \u00e8 quello del suicidio, pensiero costantemente presente nella mente di Pavese, costantemente rimandato e tenuto in un cassetto come un pacco di sigarette, un vizio a cui Pavese non riuscir\u00e0 a dire di no. Da notare l\u2019aggettivo <strong><em>assurdo<\/em><\/strong>, in onore di Camus e del lavoro filosofico affrontato dall\u2019algerino riguardo il tema del suicidio. Il suicidio metafisico, come quello fisico, \u00e8 una causa del silenzio, di un silenzio che diventa <em>insostenibilmente leggero<\/em>, di un silenzio che risulta essere l\u2019unica risposta alle domande, o meglio, <em>alla <\/em>domanda. <em>L\u2019assurdo nasce dal confronto fra la necessit\u00e0 e <strong>il silenzio<\/strong> del mondo<\/em> nel leggendario \u201cMito di Sisifo, ma non diversa \u00e8 la strada tracciata da Sartre in \u201cEssere e nulla\u201d, <em>l\u2019uomo si trova solo, girovagando per questo <strong>silenzio <\/strong>mostruoso [\u2026] condannato per sempre a essere libero<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il silenzio per l\u2019esistenzialista \u00e8 <strong>un momento fondamentale per il procedimento filosofico<\/strong>, forse il pi\u00f9 importante. I due momenti cardini sono la consapevolezza dell\u2019inutilit\u00e0 del tutto e l\u2019accettazione di questa, potremmo dire quasi incondizionata, ma non sarebbe del tutto opportuno. Nonostante tale movimento sar\u00e0 lapidato da critica e analitici, l\u2019esistenzialismo, e lo spiega molto bene Sartre in \u201cL\u2019esistenzialismo \u00e8 un umanismo\u201d, non \u00e8 vero che non usufruisce a pieno della ragione, \u00e8 semplicemente consapevole dei forti limiti che la ragione umana ha di cogliere le cose, c\u2019\u00e8 un punto, <em>il muro<\/em>, davanti al quale poco si pu\u00f2 fare, anzi nulla si pu\u00f2 fare, se non accettare la sua imponenza, la sua enorme grandezza inconfrontabile con la nostra nullit\u00e0. Tale \u00e8 il momento del silenzio, il momento dell\u2019accettazione, il momento in cui Sisifo diventa Sisifo.<\/p>\n<div id=\"attachment_95412\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-95412\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sartre12-789x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 789px) 100vw, 789px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sartre12-789x1024.jpg 789w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sartre12-175x227.jpg 175w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sartre12-768x997.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sartre12.jpg 1098w\" alt=\"Jean-Paul Sartre\" width=\"789\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Jean-Paul Sartre<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il silenzio come accettazione, come patto, <strong>come compromesso tra s\u00e9 e s\u00e9<\/strong>, tra s\u00e9 e l\u2019inesistente. Spogliato degli attributi di passivit\u00e0 e di mollezza con cui la societ\u00e0 dell\u2019utile lo ha travestito in questi anni, riscopriamone l\u2019abisso, addentriamoci dentro, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alta forma di ribellione che la rassegnazione, spesso non c\u2019\u00e8 modo migliore per cambiare le cose se non cambiando se stesso, rivendicando un principio tipicamente stoico.<\/p>\n<blockquote><p><em>Non dico di ridare importanza alla Parola, ma almeno alle parole!<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">direbbe <strong>Carmelo Bene<\/strong>, ricominciare a dosarle, a limare questa propensione che ci \u00e8 stata iniettata di abusarne, di drogarla. Una restaurazione del silenzio, e poi il silenzio potr\u00e0 essere interrotto.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/silenzio-come-prima-parola\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/silenzio-come-prima-parola\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Carlo Facente) &nbsp; La parola oggi \u00e8 dipendente, vincolata, precaria, scadente, idolatrata, politicizzata e imbastardita. Pu\u00f2 una rieducazione al silenzio purificarla? Non sono particolarmente felici gli appellativi che la societ\u00e0 del ventunesimo secolo raccoglie tra sociologi, filosofi e antropologi. C\u2019\u00e8 chi la chiama societ\u00e0 della stanchezza, chi liquida, qualcun altro societ\u00e0 del consumo; una necrologica lista della spesa. 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