{"id":39150,"date":"2018-03-20T00:35:15","date_gmt":"2018-03-19T23:35:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39150"},"modified":"2018-03-18T22:43:30","modified_gmt":"2018-03-18T21:43:30","slug":"insegnare-la-chimica-in-inglese-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39150","title":{"rendered":"Insegnare la chimica in inglese? (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">di ENRICO PRENESTI (Universit\u00e0 di Torino)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Il momento storico-sociale nel quale ci troviamo \u00e8 particolare \u2013 soprattutto per la velocit\u00e0 di cambiamento cui le persone sono sottoposte sul lavoro come nella vita privata \u2013 ma alcuni fenomeni che sembrano legati alla novit\u00e0 della globalizzazione si sono gi\u00e0 visti nel corso della storia e ora, semplicemente, si ripresentano attualizzati rispetto ai mezzi impiegati per sostenerli e propagarli. Per quanto d\u2019interesse specifico per l\u2019area accademica, la globalizzazione include il fenomeno dell\u2019anglicizzazione dell\u2019universit\u00e0, con ossequio reverenziale ingravescente per la lingua e la cultura del mondo britannico o statunitense.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Dopo aver minato la qualit\u00e0 della didattica con il passaggio da corsi di laurea a orientamento disciplinare a corsi di laurea a orientamento tematico, dopo aver frazionato i corsi di laurea in due cicli (salvo casi di lauree a ciclo unico) dilaga ora l\u2019orientamento esterofilo dei corsi di laurea erogati in lingua inglese. Ormai da alcuni anni gli atenei italiani si sono organizzati per erogare interi corsi di laurea in lingua inglese, con l\u2019aggravante che i docenti sono, nella stragrande maggioranza, madrelingua italiani con conoscenza della lingua inglese perlopi\u00f9 autoreferenziale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Un\u2019eccezione, in tal senso, \u00e8 rappresentata da qualche raro docente madrelingua inglese, al quale \u00e8 offerta una docenza temporanea a contratto, oppure da qualche individuo che rientra dall\u2019estero dopo qualche esperienza tipicamente di ricerca scientifica. Dato lo sfinimento\/svilimento finanziario degli atenei italiani, il fine dell\u2019operazione menzionata \u00e8 meramente mercantile, ovvero aumentare le iscrizioni \u2013 agendo su un bacino di utenza pi\u00f9 ampio \u2013 e, quindi, le entrate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">L\u2019anglofilia si manifesta in Italia in tantissimi ambiti e l\u2019uso della terminologia inglese caratterizza svariate tipologie di ambienti. Purtroppo, gli italiani sono inguaribili esterofili, in tanti casi anche solo per adesione acritica a delle mode. Imitare \u00e8 pi\u00f9 comodo che impegnarsi per creare il proprio prodotto, il proprio prototipo di qualcosa da esibire con orgoglio e fierezza al mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Eppure, i riscontri mondiali della valentia italiana sono numerosi e distribuiti in tanti campi, incluso quello dell\u2019istruzione, che vanta un\u2019antica tradizione di eccellenza ancora oggi riconosciuta in tutto il mondo. Cesare Marchi (scrittore, giornalista e autore del libro <em>Impariamo l\u2019italiano<\/em>) rilevava che esterofilia e nazionalismo autarchico sono\u00a0<em>\u00able facce della stessa medaglia: l\u2019inguaribile provincialismo. Il provinciale \u00e8 un insicuro, che dubita della propria identit\u00e0 e si arrocca nella fortezza del nazionalismo xenofobo, oppure spalanca le porte a tutto ci\u00f2 che viene da fuori<\/em>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">A quale fine dire (o scrivere)\u00a0<em>match<\/em>\u00a0per incontro,\u00a0<em>reporter\u00a0<\/em>per giornalista,\u00a0<em>team<\/em>\u00a0per squadra,\u00a0<em>step<\/em>\u00a0per passo,\u00a0<em>target<\/em>\u00a0per bersaglio,\u00a0<em>corner<\/em>\u00a0per angolo,\u00a0<em>ticket<\/em>\u00a0per biglietto,\u00a0<em>partner<\/em>\u00a0per compagno,\u00a0<em>endorsement<\/em>\u00a0per approvazione,\u00a0<em>commitment<\/em>\u00a0per impegno,\u00a0<em>performance\u00a0<\/em>per prestazione, ecc.? Per non parlare dei tanti anglismi (o anglicismi o inglesismi <strong>[1]<\/strong>) quali, implementare, settare, testare, monitorare, plottare, chattare, mixare, loggare, performante e via scrivendo. Per proseguire, infine, con gli sconclusionati connubi tra italiano e inglese: ne \u00e8 un esempio il nome dato al sito web\u00a0<em>Verybello.it<\/em>\u00a0per promuovere gli eventi culturali italiani nel periodo dell\u2019Expo2015.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Qual \u00e8 il\u00a0<em>vantaggio psicologico<\/em>\u00a0che le persone raggiungono con un tale comportamento linguistico? Il bisogno di distinguersi dagli altri? Il bisogno di ostentare cultura (o presunta tale)? Il bisogno di sentirsi cittadini del mondo? Il bisogno di allearsi con il pi\u00f9 forte? Eppure, il mondo anglosassone ci deride: un articolo di Tom Kington, apparso su\u00a0<em>The Times<\/em>\u00a0il 19 ottobre 2016, era emblematicamente intitolato \u201c<em>Reinassance for the Italian language\u2026 everywhere but Italy\u201d<\/em>. In un articolo apparso su\u00a0<em>The New York Times<\/em>, Beppe Severgnini <strong>[2]<\/strong> affronta l\u2019interessante questione del turpiloquio e, nel contempo, dibatte sull\u2019invasione di termini inglesi nella lingua italiana degli ultimi 30 anni. Giacomo Leopardi (linguista, oltre che poeta) gi\u00e0 metteva in guardia dai barbarismi linguistici, ammettendo, tuttavia, l\u2019uso di un vocabolo straniero quando non esisteva il corrispettivo italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">L\u2019autarchia lessicale \u00e8 insensata tanto quanto l\u2019esterofilia lessicale: entrambe le posizioni ostacolano lo scambio pacifico di idee imponendo spostamenti eccessivi di baricentro linguistico. Da un lato \u00e8 ben noto che le lingue sono oggetti fluidi e mutevoli e risentono di diversi influssi e del cambiamento che caratterizza inevitabilmente l\u2019umanit\u00e0 in evoluzione, dall\u2019altro un risveglio di vigilanza sull\u2019imposizione egemonica dell\u2019inglese mi pare indispensabile. L\u2019imposizione di una lingua diversa da quella in uso in un dato territorio \u00e8 un atto di soggiogamento<em>,\u00a0<\/em>perch\u00e9 sovverte la stabilit\u00e0 dei vinti imponendo la visione del mondo dei vincitori. Preservare il proprio patrimonio culturale e linguistico \u00e8 opporsi con fierezza al\u00a0<em>pensiero unico omologante<\/em>: l\u2019inglese, infatti, \u00e8 una lingua di conquista, di dominio, parlata da un\u00a0<em>popolo esperto e consumato colonizzatore<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Secondo Claude Hag\u00e8ge\u00a0<em>(linguista francese)<\/em>: \u00abUna lingua non si sviluppa mai grazie alla ricchezza del suo vocabolario o alla complessit\u00e0 della sua grammatica, ma perch\u00e9 lo Stato che la utilizza \u00e8 potente militarmente\u00bb e\u00a0<em>\u00ab<\/em><em>Soltanto le persone poco informate pensano che una lingua serva unicamente a comunicare. Una lingua costituisce e rafforza una certa visione del mondo. L\u2019imposizione dell\u2019inglese \u00e8 funzionale non solo a fini coloniali, ma equivale a imporre i propri valori<\/em><em>\u00bb<\/em><em>.\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Dell\u2019importanza rivestita dal fattore linguistico in una\u00a0strategia di dominio politico\u00a0era ben consapevole lo stesso Sir Winston\u00a0Churchill,\u00a0il quale dichiar\u00f2 senza sottintesi (6 settembre\u00a01943):\u00a0<em><strong>\u00ab<\/strong>Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente\u00bb<\/em>. Tale affermazione mostra competenza socio- e geopolitica entro la prospettiva storica, oltre a lucida e irriducibile spregiudicatezza. La lingua latina si diffuse in tutto l\u2019impero romano: man mano che i Romani conquistavano nuove terre imponevano agli abitanti delle nazioni vinte l\u2019uso del latino. Ancora, basta pensare allo spagnolo (pur nelle sue varianti) e al portoghese in Sud America, imposti dai\u00a0<em>conquistadores\u00a0<\/em>durante la colonizzazione delle Americhe dal\u00a0XVI secolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Forzare l\u2019introduzione di una\u00a0<em>lingua straniera<\/em>\u00a0in settori chiave di un paese, quale \u00e8 l\u2019istruzione con i suoi corsi, significa agevolare l\u2019intromissione di culture e poteri estranei alla tipicit\u00e0 e alla sovranit\u00e0 nazionale, rinunciando a diventare, invece, esportatori di cultura e di prodotti che sono espressione della creativit\u00e0 tipicamente italiana, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Si tratta, in sintesi, di un\u2019operazione di svendita del Paese.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\"><strong>Lingua, diritti, istruzione e apprendimento<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Non \u00e8 solo questione di\u00a0<em>lingua<\/em>, ma di\u00a0<em>cultura<\/em>\u00a0in generale.\u00a0<em>Tutte le lingue sono portatrici di cultura specifica, la lingua di istruzione non \u00e8 mai neutra rispetto alla scelta dei contenuti<\/em>. \u00abAppare dunque evidente che nessuna lingua, per quanto eletta veicolo di comunicazione internazionale, pu\u00f2 essere appresa al pari di un sistema segnaletico o di un codice artificiale, come quello della navigazione, ma deve essere insegnata secondo un approccio che ponga al centro del rapporto comunicativo e didattico tanto la vitalit\u00e0 della lingua quanto le peculiarit\u00e0 e le esigenze affettive e umane del soggetto in formazione\u00bb (P. Mazzotta). Nel 1999 la Conferenza generale dell\u2019Unesco ha istituito per il 21 febbraio la\u00a0<em>Giornata internazionale della lingua madre<\/em>, con \u00abl\u2019auspicio di una politica linguistica mondiale basata sul multilinguismo e garantita dall\u2019accesso universale alle tecnologie informatiche\u00bb <strong>[3]<\/strong>; nel 2007 la\u00a0<em>Giornata internazionale della lingua madre<\/em>\u00a0\u00e8 stata riconosciuta dall\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Con la sigla L1 si indica la lingua nativa (o madre o materna o di acquisizione) dell\u2019apprendente, qualunque altra lingua \u00e8 generalmente indicata con la sigla L2. Secondo Heidi Dulay, Marina Burt e Stephen Krashen, con L2 si intende ogni lingua appresa in aggiunta alla propria lingua materna e usata come mezzo di comunicazione nel Paese in cui viene acquisita; una lingua appresa, di solito in un contesto scolastico, in un Paese in cui non serve come normale mezzo di comunicazione non \u00e8 da considerarsi L2 ma\u00a0<em>lingua straniera<\/em>. Il concetto stesso di lingua madre, e i\u00a0<em>diritti umani<\/em>\u00a0ad essa connessi, sono ancora oggetto di studio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">La modalit\u00e0 di apprendimento di una lingua diversa da quella nativa (diciamo, in generale, L2) \u00e8 oggetto di molti studi. Un bambino, infatti, non incomincia mai ad apprendere la lingua materna studiando alfabeto o grammatica: tali procedure caratterizzano, invece, le prime fasi di apprendimento di L2. Mentre lo sviluppo di L1 ha inizio con l\u2019uso libero e spontaneo del discorso, e culmina nella realizzazione consapevole delle forme linguistiche, in L2 lo sviluppo ha inizio con una realizzazione consapevole della lingua e culmina poi nel discorso. L\u2019appropriazione di L1 avviene in modo inconsapevole e senza mediazione dell\u2019intenzione e dell\u2019impegno (quindi, senza sforzo), mentre l\u2019apprendimento di L2 (salvo casi di crescita in contesto bilingue) richiede la mobilitazione di risorse cognitive e affettive che fanno capo allo sforzo guidato dalla motivazione. Pertanto: L1 \u00e8 acquisita, L2 \u00e8 appresa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">\u00c8 centrale il fatto che l\u2019apprendimento \u00e8 strettamente connesso alla capacit\u00e0 di concettualizzazione e di astrazione che passano per pensiero e linguaggio. In linguistica, l\u2019ipotesi di Sapir-Whorf \u2013 altres\u00ec conosciuta come\u00a0<em>ipotesi della relativit\u00e0 linguistica<\/em>\u00a0\u2013 afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano \u00e8 influenzato dalla lingua\u00a0che parla. Siamo esseri linguistici, ovvero\u00a0<em>articolazione ontologica nel linguaggio<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">Secondo Rafael Echeverr\u00eca (sociologo e filosofo cileno, fondatore dell\u2019ontologia del linguaggio), il linguaggio \u00e8 in se stesso azione: \u00ab<em>Gli individui hanno la possibilit\u00e0 di creare se stessi attraverso il linguaggio. Nessuno \u00e8 in una forma di essere data e immutabile che non permetta infinite modificazioni<\/em>\u00bb <strong>[4]<\/strong>. Quindi, i migliori risultati di apprendimento delle discipline si ottengono con la lezione in L1. Erogando corsi in una lingua diversa da quella nativa, l\u2019apprendimento disciplinare \u00e8 a rischio, con conseguente diminuzione della qualit\u00e0 della didattica e, quindi, delle prospettive lavorative. Gli studenti che cadranno nella trappola dei curricula di studi in inglese (attratti da miraggi millantati da abili persuasori):<\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">avranno minori possibilit\u00e0 di apprendere la chimica in modo approfondito (rispetto ai compagni che studiano in italiano) e, inoltre, individueranno con maggiori difficolt\u00e0 i collegamenti esistenti tra i vari ambiti della scienza perch\u00e9 le lezioni, molto probabilmente erogate da docenti madrelingua italiani, perderanno di nitidezza e di profondit\u00e0 a scapito della scorrevolezza, dell\u2019efficacia e dell\u2019ampiezza di vedute resa possibile da una lezione fluida, appassionata, che esplora con accattivante destrezza gli stretti dintorni del tema in esposizione\/dibattito;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">incontreranno difficolt\u00e0 ad argomentare la chimica in italiano e, quindi, porteranno un ridotto valore professionale in Italia;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">perderanno l\u2019opportunit\u00e0 di potenziare le loro competenze linguistiche di italiano e, quindi, di evolvere interiormente (sia per l\u2019apprendimento disciplinare che per la capacit\u00e0 riflessiva e inferenziale che permette l\u2019accesso allo sviluppo personale) e comunicativamente.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">In seguito a un siffatto percorso di studi, gli studenti svilupperanno un modello mentale della chimica incompleto (comunque peggiore dell\u2019attuale, gi\u00e0 scadente rispetto a quello che ci si poteva formare con la laurea quinquennale) e saranno poco capaci di costruirsi modelli mentali plastici (scientifici o di altri ambiti) con i quali operare per affrontare e risolvere problematiche tecniche e sfide esistenziali <strong>[11]<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">In ogni caso, si pu\u00f2 riconoscere un valore educativo al multilinguismo, ma l\u2019adozione di una lingua straniera come veicolo linguistico\u00a0<em>unico<\/em>\u00a0nell\u2019ambito dell\u2019istruzione di un dato paese pu\u00f2 solo produrre intralcio all\u2019apprendimento con disorientamento degli studenti, appesantimento del lavoro dei docenti (con sollecito di abilit\u00e0 impreviste dalle condizioni di assunzione e dalla remunerazione) e disgregazione sociale e dovrebbe essere configurata\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0come vilipendio alla Repubblica. Certamente, si tratta di un\u2019eccellente idea per chi volesse strumentalmente colpire l\u2019istruzione italiana per promuovere l\u2019ignoranza, con tutti i vantaggi di governabilit\u00e0 che ne possono derivare.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">[continua]<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00a01) Tullio De Mauro, <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/tullio-de-mauro\/2016\/07\/14\/irresistibile-l-ascesa-degli-anglismi\"><em>\u00c8 irresistibile l\u2019ascesa degli anglismi?<\/em><\/a><\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">, &#8220;Internazionale&#8221;, luglio 2016<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">2) Beppe Sevegnini, <em>Swearing, Italian Style<\/em>, &#8220;The New York Times&#8221;,15 febbraio 2017<\/span><\/p>\n<h1><\/h1>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">3)\u00a0<a href=\"http:\/\/www.unric.org\/it\/attualita\/15143\">http:\/\/www.unric.org\/it\/attualita\/15143<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">4) Rafael Echeverr\u00eca, <em>Ontolog\u00eda del Lenguaje<\/em>, J. C. Saez Editor, 2003<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">5) Jeremy Holmes, <em>La teoria dell\u2019attaccamento. John Bowlby e la sua scuola<\/em>. Raffaello Cortina Editore, 2017<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;\">fonte: ilblogdellasci.wordpress.com<\/span><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ENRICO PRENESTI (Universit\u00e0 di Torino) Il momento storico-sociale nel quale ci troviamo \u00e8 particolare \u2013 soprattutto per la velocit\u00e0 di cambiamento cui le persone sono sottoposte sul lavoro come nella vita privata \u2013 ma alcuni fenomeni che sembrano legati alla novit\u00e0 della globalizzazione si sono gi\u00e0 visti nel corso della storia e ora, semplicemente, si ripresentano attualizzati rispetto ai mezzi impiegati per sostenerli e propagarli. 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