{"id":39164,"date":"2018-04-23T00:48:49","date_gmt":"2018-04-22T22:48:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39164"},"modified":"2018-04-23T09:34:30","modified_gmt":"2018-04-23T07:34:30","slug":"profitti-privati-e-socializzazione-delle-perdite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39164","title":{"rendered":"Profitti privati e socializzazione delle perdite"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>di JACOPO D&#8217;ALESSIO (FSI Siena)<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Come durante la crisi bancaria tra il 2008 e il 2011 dovuta al <strong>debito privato<\/strong>, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un fallimento di tipo imprenditoriale che coinvolge stavolta l&#8217;ex azienda di stato <strong>ENEL<\/strong> chiamata ora <strong>Servizio Nazionale Elettrico<\/strong>. Se accettiamo infatti il principio della concorrenza come ci viene predicato ormai da decenni, tali aziende dovrebbero semplicemente andare incontro ad un inevitabile rischio di fallimento a prescindere dal tipo di difficolt\u00e0 riscontrata, e lasciare che il mercato poi provveda a sostituirle con soggetti economici pi\u00f9 efficienti.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>L&#8217;ordinario rischio d\u2019impresa che coinvolge il ceto medio<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Cos\u00ec avviene quando ad esempio clienti insolventi lasciano in panne liberi professionisti, artigiani e PMI, vuoi perch\u00e9 la domanda interna \u00e8 calata; oppure a causa dei ritardi di pagamento da parte della PA; oppure perch\u00e9 il consumo si rivolge verso mercati esteri pi\u00f9 favorevoli. Trattandosi di soggetti privati, in tutti questi casi per\u00f2 agli imprenditori non viene mai concesso di distribuire le loro perdite in maniera aggregata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Viceversa, quando sopraggiunge per loro il momento di evitare il <em>crack<\/em> si aprono alcuni scenari piuttosto\u00a0 impervi che molti italiani si sono trovati ad affrontare spesso da dieci anni a questa parte:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>a)<\/strong> l&#8217;impresa pu\u00f2 procrastinare lo stato di fallimento promulgando i prestiti bancari nell&#8217;attesa che, nel breve \\ medio periodo, l&#8217;economia torni ad essere anti-ciclica. Eppure, come abbiamo visto, la domanda interna \u00e8 asfittica ormai dal 2008 e non accenna minimamente a risalire;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>b)<\/strong> l&#8217;altra opzione pu\u00f2 consistere nelle delocalizzazioni. Non si tratta per\u00f2 di una scelta alla portata di tutti in quanto coinvolge quelle imprese che si trovano ancora nella condizione di poter investire col fine di trasferire impianti e strutture altrove. Di solito tuttavia molti imprenditori si accorgono che la situazione \u00e8 precipitata dopo che hanno gi\u00e0 impiegato tutti i loro risparmi per resistere alla crisi; oppure sono aziende di dimensione modesta, e perci\u00f2 molto difficilmente riescono a percorrere questa strada. Artigiani e liberi professionisti sono ovviamente esclusi a priori da questa possibilit\u00e0;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>c)<\/strong> altri sperano infine che la propria azienda indebitata venga rilevata da altre imprese (spesso di provenienza estera) in modo da essere assunti dai nuovi proprietari come dipendenti, accettando in cambio licenziamenti e un peggioramento generalizzato delle condizioni di lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Dunque, qualora liberi professionisti, artigiani e imprese, non fossero in grado di accedere a nessuna di queste opzioni, la chiusura dell&#8217;azienda sarebbe inevitabile, e con essa verranno meno ogni volta anche i loro gettiti fiscali.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>La socializzazione delle perdite dell\u2019ENEL <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ovvio che questo non pu\u00f2 essere lo scenario dell\u2019ENEL, azienda di importanza strategica nazionale.\u00a0La gestione dell&#8217;energia elettrica fa parte di quei famosi <em>assets<\/em> che furono saggiamente nazionalizzati durante la ricostruzione nell&#8217;immediato dopo guerra, proprio perch\u00e9 in nessun caso si poteva rischiare che divenissero l&#8217;oggetto arbitrario di un fallimento da parte del mercato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Insolvenza o meno, un paese industrialmente avanzato non pu\u00f2 permettersi di rimanere privo di energie, materie prime, servizi essenziali, banche. E, come \u00e8 accaduto a suo tempo per MPS, nel caso dei prestiti non ripagati, l&#8217;ammacco delle bollette dovrebbe essere compensato quanto meno da una spesa elargita dallo Stato. Al contrario, la decisione del Tar, non solo va contro un&#8217;insensata aprioristica preclusione dell&#8217;intervento pubblico, ma anche contro i principi di efficenza e meritocrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Infatti, nella necessit\u00e0 di far rispettare le regole della concorrenza europea, il Tar legittima lo scoperto di bilancio di un&#8217;azienda privata come si tratttasse di un\u2019impresa pubblica mediante la\u00a0 <strong>socializzazione delle perdite<\/strong>. Come sappiamo, anche nel 2011 Monti recuper\u00f2 4 miliardi di euro con una manovra finanziaria &#8216;lacrime e sangue&#8217; che aveva drenato i risparmi dei cittadini italiani per salvare MPS dalla mancata restituzione del credito che aveva concesso ai propri clienti nonostante gli errori d&#8217;investimento che tale azienda aveva commesso. Quindi, adesso come allora, un&#8217;impresa inefficente ha potuto scaricare i suoi problemi su dei contribuenti sani.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>Ingiustizia sociale e conflitti di classe<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Si tratta di un&#8217;ingiustizia sociale oltre che economica:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>1.<\/strong> Innanzitutto, cos\u00ec facendo si danneggia il <strong>risparmio<\/strong> del settore privato (di famiglie e di imprese) il quale, viceversa, dovrebbe essere tutelato dall&#8217;<strong>articolo 47 della Costituzione<\/strong>;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>2.<\/strong> In secondo luogo, banche commerciali, insieme ad un certo tipo di impresa privata vengono avvantaggiati rispetto agli altri soggetti economici. Ovvero,\u00a0assistiamo all\u2019incredibile paradosso per cui un\u2019impresa consegua profitti privati quando l\u2019economia \u00e8 a suo favore, sottraendo i suoi introiti alla collettivit\u00e0 (es: riguardo le decisioni sugli investimenti e la sottrazione dei ricavi alla pubblica utilit\u00e0); mentre, durante le fasi di crisi, gli viene permesso di socializzare le perdite come si trattasse a tutti gli effetti di un\u2019impresa pubblica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Cos\u00ec facendo si d\u00e0 luogo ad una divisione in classi sociali in conflitto fra loro che con la restaurazione liberale degli anni \u201980 non \u00e8 mai venuta meno. Anzi, si \u00e8 ampiamente divaricata\u00a0favorendo, come in questo caso, una illegittima posizione di rendita di cui beneficia un soggetto privato parassitario.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Dunque, o si accetta il fatto banale quanto scontato che un <em>asset<\/em> strategico debba necessariamente realizzare deficit di spesa al fine di garantire un servizio d&#8217;interesse sistemico, e perci\u00f2 <strong>rinazionalizzamo ENEL<\/strong>. Ma in questo modo dobbiamo anche metterci nell&#8217;ordine delle idee che dobbiamo abbandonare i vincoli di bilancio europei mediante il recupero di un&#8217;autonomia di finanziamento da parte del Tesoro verso le imprese pubbliche che, mediante il monopolio sull&#8217;emissione di nuova valuta, non vada a scapito n\u00e9 del risparmio delle famiglie n\u00e9 di quello delle imprese; oppure dovremmo continuare a legittimare aziende private truffa come Servizio Nazionale Elettrico la quale, per mantenere una posizione di rendita, deve mandare puntualmente in crisi il tessuto sociale e produttivo dell&#8217;intero paese.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOPO D&#8217;ALESSIO (FSI Siena) Come durante la crisi bancaria tra il 2008 e il 2011 dovuta al debito privato, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un fallimento di tipo imprenditoriale che coinvolge stavolta l&#8217;ex azienda di stato ENEL chiamata ora Servizio Nazionale Elettrico. 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