{"id":39246,"date":"2018-02-22T09:30:43","date_gmt":"2018-02-22T08:30:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39246"},"modified":"2018-02-21T23:18:26","modified_gmt":"2018-02-21T22:18:26","slug":"come-il-cinema-ha-raccontato-la-banca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39246","title":{"rendered":"Come il cinema ha raccontato la banca"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>da I DIAVOLI<\/strong><\/p>\n<p class=\"sottotitolo\" style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 14pt\"><em>Il cinema \u00e8 costellato da pellicole in cui il luogo fisico o l\u2019entit\u00e0 metaforica della \u201cbanca\u201d diviene snodo essenziale della narrazione. Ma \u00e8 solo dopo la Crisi del 2008 che il cinema di Hollywood osa fare il passo successivo. Se, come nei film di Penn o Lumet, anche in Inside Man di Spike Lee diventa facile stare dalla parte dei rapinatori, che in questo caso rubano a un vecchio criminale nazista, con La Grande Scommessa si va oltre. Quando il pubblico esce dal cinema, \u00e8 inevitabile che si chieda se il vero criminale sia chi ha fondato la banca o chi l\u2019ha ripulita.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"transparent\" src=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/immagine-cop-film-banche.png\" alt=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/immagine-cop-film-banche.png\" \/><\/p>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<p style=\"text-align: right\"><em>Cos\u2019\u00e8 rapinare una banca a paragone del fondarne una?<br \/>\n<\/em>Bertolt Brecht<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Intro<\/em><\/p>\n<p>Nei film western la rapina in banca, l\u2019assalto alla diligenza, sono opera dei cattivi, inseguiti e puniti dall\u2019eroe che alla fine ristabilisce la legge e l\u2019ordine. Almeno fino a quando sulla scena non irrompono Sam Peckinpah e Sergio Leone. Tocca al film noir, alle sue ombre spigolose eredi dell\u2019espressionismo tedesco, provare a raccontare la storia dalla parte sbagliata, dal lato dei perdenti.<\/p>\n<p>Negli anni Trenta e Quaranta, il cinema noir e la letteratura cui s\u2019ispira raccontano l\u2019alienazione dell\u2019uomo nella citt\u00e0 tentacolare che si espande e lo inghiotte: la solitudine, la perdizione, la colpa e il peccato in assenza di redenzione.<\/p>\n<blockquote><p>Nel viaggio dall\u2019Europa agli Stati Uniti si perde la dimensione metafisica e un cinema molto pi\u00f9 concreto, ma non per questo meno ambizioso, sostituisce gli archetipi del dolore con contesti sociali pi\u00f9 realistici: il furto, il contrabbando, il sequestro, la truffa, la rapina.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<div class=\"wpb_single_image wpb_content_element vc_align_center\">\n<figure class=\"wpb_wrapper vc_figure\">\n<div class=\"vc_single_image-wrapper vc_box_border_grey\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"vc_single_image-img attachment-full\" src=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/getaway_ok.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"338\" \/><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<p><em>Take A<\/em><\/p>\n<p>Sono due maestri, nel senso proprio del termine di artigiani del cinema, a inserire l\u2019aspetto della tecnica e del mestiere nelle pellicole crime. In <em>Double Indemnity<\/em> (<em>La Fiamma del peccato<\/em>, 1944) e <em>The Asphalt Jungle<\/em> (<em>Giungla d\u2019asfalto<\/em>, 1950), Billy Wilder e John Huston realizzano due perfetti congegni diegetici di altissima precisione meccanica: la trama e la costruzione tecnica della pellicola rispondono a un piano studiato alla perfezione, sono essi stessi la progettazione di un crimine. \u00c8 un altro maestro a portare il tutto alle estreme conseguenze. In <em>The Killing<\/em> (<em>Rapina a mano armata<\/em>, 1956), Stanley Kubrick sincronizza in un\u2019unica unit\u00e0 di tempo e luogo tutto quanto ruota intorno alla rapina, dalla preparazione all\u2019esecuzione e fino alla conclusione.<\/p>\n<blockquote><p>Pur trattandosi, nel caso specifico, di una rapina a un ippodromo, la mistica della meccanica kubrickiana inaugura ufficialmente il filone dei film in cui le persone rapinano le banche. Bisogner\u00e0 attendere diverse generazioni per vedere film in cui le banche rapinano le persone.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Take B<\/em><\/p>\n<p>Certo, la figura del banchiere cattivo \u00e8 presente fin dagli albori della cinematografia, basti pensare al perfido Henry F. Potter interpretato da Lionel Barrymore in <em>It\u2019s a Wonderful Life<\/em> (<em>La vita \u00e8 meravigliosa<\/em>, 1946) di Frank Capra.<\/p>\n<blockquote><p>Ma \u00e8 forse solo con <em>Wall Street<\/em> (1987) di Oliver Stone che il cinema mainstream cambia prospettiva, smette di raccontare le facce e i corpi dei rapinatori, per condannarli o per assolverli, e decide invece di sbattere la telecamera in faccia al capitale: per mostrare la spietatezza e la ferocia dei banchieri, e le terribili conseguenze sociali che derivano dal loro operato.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tanto che il personaggio di Gordon Gekko, titanica interpretazione di un Michael Douglas in stato di grazia, assurge al ruolo di archetipo. Ma il film di Stone \u00e8 comunque un unicum, un\u2019anomalia temporale, e tale resta per un altro quarto di secolo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<div class=\"wpb_single_image wpb_content_element vc_align_center\">\n<figure class=\"wpb_wrapper vc_figure\">\n<div class=\"vc_single_image-wrapper vc_box_border_grey\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"vc_single_image-img attachment-full\" src=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Taxidrivers_Wall-Street_Stasera-in-tv_Oliver-Stone_Michael-Douglas.jpg\" alt=\"\" width=\"698\" height=\"400\" \/><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<p><em>Take A <\/em><\/p>\n<p>Nel frattempo, il film sulle rapine in banca hanno avuto tale evoluzione che Quentin Tarantino con <em>Reservoir Dogs<\/em> (<em>Le Iene<\/em>, 1992) pu\u00f2 permettersi di girarne uno dei migliori, la cui caratteristica \u00e8 di non mostrare nulla del fatto intorno a cui tutto ruota: la rapina. Se il meta-sincronismo quasi deleuziano della pellicola di esordio di Tarantino deve tutto al primo film di Kubrick, il lavoro di sottrazione di tutti gli elementi classici del cinema di rapina \u00e8 il punto di arrivo di un lavoro filologico che mescola il film di genere con l\u2019avanguardia.<\/p>\n<blockquote><p>In questo certosino processo di ricostruzione documentale della storia del cinema, Tarantino guarda anche a pellicole come <em>I Soliti Ignoti<\/em> di Mario Monicelli (1958), dove il racconto si focalizza sui componenti della banda, sulle loro relazioni e le loro (non) motivazioni, pi\u00f9 che sul colpo vero e proprio da realizzare al Monte di Piet\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p>Al milieu messo al lavoro sulla rapina \u00e8 consacrato anche un altro capolavoro: <em>Le Cercle Rouge<\/em> (<em>I senza nome<\/em>, 1970). Qui, un enorme Jean-Pierre Melville opera la pi\u00f9 felice sintesi tra la tragedia epica e il racconto di genere, riuscendo a bilanciare le due con abilit\u00e0 e perizia di fisico nucleare.<\/p>\n<blockquote><p>Allo stesso modo, i protagonisti camminano per tutto il film su un sottilissimo filo sospeso tra le altissime torri dell\u2019eroico e del normale, del professionista e del dilettante, del giusto e dello sbagliato. Melville riesce a portare definitivamente i rapinatori al di l\u00e0 del bene e del male.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Take B<\/em><\/p>\n<p>Se il cinema espressionista tedesco ha origine nella tempesta economica e sociale di Weimar, il noir americano nella Grande Depressione e poi nelle macerie della Seconda Guerra Mondiale, un vero e proprio filone di film sulle banche, e sui danni da esse procurate, si sviluppa solo all\u2019indomani della Crisi dei Subprime.<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 ancora Oliver Stone con <em>Wall Street: Money Never Sleeps<\/em> (2010), il seguito del primo indimenticabile film su Gordon Gekko, qui inascoltata Cassandra sul crack imminente, ad aprire le danze.<\/p><\/blockquote>\n<p>In contemporanea, esce anche un documentario di Charles Ferguson, <em>Inside Job<\/em> (2010), che riesce a vincere l\u2019Oscar. \u00c8 il segnale: Hollywood ha il permesso di raccontare i mefistofelici meccanismi del capitale.<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019anno dopo arrivano <em>Margin Call<\/em> (2011) di J. C. Chandor, un claustrofobico film che racconta le 24 ore precedenti al crollo e le implicazioni sociali di un sistema arrivato oramai ben oltre il punto di non ritorno, e <em>Too Big To Fail<\/em> (2011) di Curtis Hanson, un film per la televisione basato sull\u2019omonimo saggio del giornalista investigativo Andrew Ross Sorkin.<\/p><\/blockquote>\n<p>Scende in campo il gotha progressista hollywoodiano, da Kevin Spacey a Jeremy Irons, da William Hurt a Paul Giamatti, i grandi attori prestano la loro opera alla seconda ondata d\u2019impegno sociale dopo i film sul Watergate e quelli sul Vietnam.<\/p>\n<p><em>Take A<\/em><\/p>\n<p>Proveniente da tutt\u2019altro background, costruito su lucide immagini patinate, violenti colori rothkiani, languidi riflessi atmosferici, tocca a Michael Mann in <em>Heat<\/em> (La Sfida, 1995) operare sulla scia di Melville sulla simbiosi leopardiana tra bene e male, rapinatore e poliziotto. E lo fa riuscendo a riunire per la prima volta nella stessa inquadratura due mostri sacri come Al Pacino e Robert De Niro.<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 evidente qui, oltre a Melville, il debito con Sam Peckinpah, che nel finale Pat Garret e Billy The Kid (1973) fa in modo che la guardia uccida il rapinatore davanti allo specchio, per poi vedere la sua immagine riflessa, e suggellare cos\u00ec l\u2019eterno attorcigliarsi di bene e male.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<div class=\"wpb_single_image wpb_content_element vc_align_center\">\n<figure class=\"wpb_wrapper vc_figure\">\n<div class=\"vc_single_image-wrapper vc_box_border_grey\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"vc_single_image-img attachment-full\" src=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/patgarrettandbillythekid.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"433\" \/><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<p>\u00c8 Sidney Lumet, in <em>Dog Day Afternoon<\/em> (<em>Quel pomeriggio di un giorno da cani<\/em>, 1975), uno dei film manifesto della New Hollywood, a voler dare ai rapinatori una coscienza politica. Il film, asciutto, basato sulle relazioni umane tra gli attori in gioco durante una rapina in banca \u2013 ladri, guardie, ostaggi \u2013 riporta in maniera realistica e veritiera un fatto di minima cronaca quotidiana raccontato dalla rivista \u00abLife\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p>Un lungo assedio in una banca di New York in cui Sonny Wortzik \u2013 una magistrale interpretazione di Al Pacino \u2013 affronta i temi della guerra in Vietnam di cui \u00e8 reduce e della rivolta delle Black Panthers repressa nel sangue nella prigione di Attica. Quasi a voler rivendicare, attraverso la rapina, il diritto a riprendersi quello che gli \u00e8 stato tolto.<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Take B<\/em><\/p>\n<p>Se <em>Margin Call<\/em> (2011) \u00e8 un\u2019opera da camera, girata in ambienti chiusi e in un tempo quasi reale, che si fa evidente omaggio del film di Sidney Lumet sovrapponendo in dissolvenza ai volti dei rapinatori degli anni Settanta quelli dei banchieri degli anni Zero, il film di Martin Scorsese <em>The Wolf of Wall Street<\/em> (2013) \u00e8 un evidente omaggio, dichiarato, al Gordon Gekko di Oliver Stone. Ma nonostante il successo di questi due, \u00e8 <em>The Big Short<\/em> (La grande scommessa, 2015) di Adam McKay la pellicola par excellence della crisi.<\/p>\n<blockquote><p>Non un noir, n\u00e9 un documentario, n\u00e9 tantomeno una storia. Una commedia in cui una costellazione di episodi e personaggi s\u2019incastrano nell\u2019andamento schizzato e fluttuante della narrazione che si muove come un titolo azionario, e si giustappongono a incursioni fuori campo in cui varie celebrit\u00e0 spiegano rivolte alla camera i concetti chiave della finanza. Un\u2019operazione meta testuale che \u00e8 un atto politico, una dichiarazione di guerra. La guerra ai poveri vinta dalle banche.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<div class=\"wpb_single_image wpb_content_element vc_align_center\">\n<figure class=\"wpb_wrapper vc_figure\">\n<div class=\"vc_single_image-wrapper vc_box_border_grey\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"vc_single_image-img attachment-full\" src=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/la-grande-scommessa.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"433\" \/><\/div>\n<\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_center vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_center vc_separator_no_text vc_sep_color_black\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12\">\n<div class=\"vc_column-inner \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element \">\n<div class=\"wpb_wrapper\">\n<p><em>Take A<\/em><\/p>\n<p>Completamente depoliticizzato, sebbene sia passato alla storia anche e soprattutto perch\u00e9 i quattro rapinatori indossavano le maschere di altrettanti presidenti (Ronald Reagan, Lyndon B. Johnson, Richard Nixon e Jimmy Carter), \u00e8 invece <em>Point Break<\/em> (1991) di Kathryn Bigelow. Qui si ritorna al vecchio western, all\u2019arricchimento come missione individuale, alla rapina come sfida eroica alla vita, come l\u2019immensa onda che Bodhi (Patrick Swayze) affronta con la tavola da surf nell\u2019altrettanto indimenticabile scena finale.<\/p>\n<blockquote><p>Molto pi\u00f9 politico \u00e8, nonostante all\u2019apparenza sia solo un godibile thriller, <em>Inside Man<\/em> (2006) di Spike Lee, altro evidente omaggio al film di Sidney Lumet a partire dal fattorino che consegna le pizze agli ostaggi, interpretato dal medesimo attore trent\u2019anni dopo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Oltre al consueto mash up etnico tipico del regista, il cuore del film racconta come la banca in questione, una filiale della Manhattan Trust all\u2019angolo con Wall Street, sia stata fondata appropriandosi del denaro, dell\u2019oro e dei gioielli sottratti dai nazisti agli ebrei nei campi di concentramento.<\/p>\n<p><em>Outro<\/em><\/p>\n<blockquote><p>Se i personaggi viscidi e riprovevoli che interpretano i criminali nei primi film noir vengono pian piano sostituiti da accattivanti icone sexy \u2013 vedi Faye Dunaway e Warren Beatty nei panni di Bonnie Parker e Clyde Barrow nel <em>Bonnie and Clyde<\/em> (1967) di Arthur Penn \u2013, l\u2019irrompere sulla scena della generazione dei giovani autori europei, e poi dei loro omologhi americani, racconta il lato sbagliato della storia, restituendo dignit\u00e0 e motivazioni a chi la legge \u00e8 costretto a infrangerla.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma \u00e8 solo dopo la Crisi del 2008 che il cinema di Hollywood osa fare il passo successivo. Se come nei film di Penn o Lumet anche nel film di Spike Lee diventa facile stare dalla parte dei rapinatori, che in questo caso rubano a un vecchio criminale nazista. Qui si va oltre. Quando il pubblico esce dal cinema, \u00e8 inevitabile che si chieda se il vero criminale sia chi ha fondato la banca o chi l\u2019ha ripulita.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.idiavoli.com\/focus\/come-il-cinema-ha-raccontato-la-banca\/\">http:\/\/www.idiavoli.com\/focus\/come-il-cinema-ha-raccontato-la-banca\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da I DIAVOLI Il cinema \u00e8 costellato da pellicole in cui il luogo fisico o l\u2019entit\u00e0 metaforica della \u201cbanca\u201d diviene snodo essenziale della narrazione. Ma \u00e8 solo dopo la Crisi del 2008 che il cinema di Hollywood osa fare il passo successivo. 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