{"id":39308,"date":"2018-02-24T11:23:34","date_gmt":"2018-02-24T10:23:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39308"},"modified":"2018-02-24T11:22:57","modified_gmt":"2018-02-24T10:22:57","slug":"complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39308","title":{"rendered":"Complessit\u00e0, societ\u00e0 adattativa e sistemi di pensiero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di PIERLUIGI FAGAN<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Questo articolo non affronta nessuna questione d\u2019attualit\u00e0 stretta, ma questioni di ciclo storico\u00a0 che si misurano col metro della lunga durata. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2018\/02\/30445_129969547040882_100000835120886_139420_1756765_n1.jpg\" alt=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2018\/02\/30445_129969547040882_100000835120886_139420_1756765_n1.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Consapevoli o meno, noi pensiamo entro i limiti di un determinato sistema di pensiero<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>. I sistemi di pensiero hanno diversi obblighi, quattro principali: 1) debbono tener fissi una serie di presupposti ed al limite muovere tutto il resto che li compone; 2) debbono mantenere una coerenza interna anche approssimata, di modo da non produrre troppe contraddizioni o troppo gravi o troppo a lungo; 3) sebbene ognuno di noi abbia il suo sistema di pensiero, questo \u00e8 in genere una variante o un personale assemblaggio di sistemi impersonali condivisi da pi\u00f9 individui. Credenze, religioni, ideologie, culture sono appunto sistemi impersonali condivisi; 4) i sistemi di pensiero debbono in qualche modo riferirsi al \u201cfuori di noi\u201d, realt\u00e0 o mondo che dir si voglia. Riferirsi significa che il sistema di pensiero aiuta a categorizzare, giudicare, collegare, archiviare fatti, nella sua funzione passiva, significa pensare, progettare ed ordinare l\u2019azione nel mondo, nella sua funzione attiva. Al decisivo cambiamento dei tempi, della realt\u00e0 e del mondo umano, consegue un radicale cambiamento nei sistemi di pensiero. Il termine \u201cradicale\u201d qui significa che cambiano i presupposti ed a cascata l\u2019intero sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quelli che abbiamo chiamato \u201cpresupposti\u201d possiamo anche dirli \u201cprincipi\u201d. Qual \u00e8 il principio che ha ordinato il sistema di pensiero moderno, sin dalla sua prima formazione cinque secoli fa<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>? Non sembra esserci un termine-sintesi efficace da poter opporre in risposta alla domanda. Il pi\u00f9 accettato nel mondo dello studio \u00e8 il termine \u201cdisincanto\u201d proposto da M. Weber<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>. Disincanto per\u00f2 non\u00a0 \u00e8 un vero principio, \u00e8 un termine che descrive un atteggiamento, una emancipazione da un sistema di pensiero precedente, definito \u201cincantato\u201d e sostituito da un atteggiamento di razionalit\u00e0 calcolante, finalizzata a compiere azioni. Che tipo di azioni? Quello che sembra sia accaduto nel secolo successivo al 1350, fu un crescente \u201cdarsi da fare\u201d, quelli che altri hanno poi chiamato \u201crivoluzione industriosa\u201d (De Vries, 1994)<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a> sebbene l\u2019abbiano riferita al pi\u00f9 stretto ambito della storia economica e ne abbiamo datato la comparsa al XVII secolo inglese. In termini di sociologia generale, quella sviluppata a partire dal XV secolo, secolo in cui inizia la transizione al moderno, \u00a0fu una vera e propria rivoluzione industriosa, una esplosione artigiana e mercantile guidata dalle citt\u00e0, fu questa l\u2019essenza del \u201cdarsi da fare\u201d. \u00a0Da un punto di vista pi\u00f9 generale, di atteggiamento esistenziale, fu un dare all\u2019uomo il compito di basarsi solo sulle sue forze, investirlo della responsabilit\u00e0 del suo stesso destino. Questa mobilitazione attiva, si ebbe probabilmente per reazione ad un collasso, quello provocato dalla Peste Nera di met\u00e0 XIV secolo. Con la morte atroce di ben un terzo della popolazione europea, concentrata in soli cinque anni e del tutto inspiegabile secondo i sistemi di pensiero del tempo, croll\u00f2 appunto la fiducia nel sistema allora vigente. N\u00e9 quel sistema dava possibile interpretazione, n\u00e9 dava indicazioni di efficaci reazioni. Il mondo si rivel\u00f2 non garantito, d\u2019improvviso non sembr\u00f2 pi\u00f9 ordinato da entit\u00e0 superiori di cui si omaggiavano i rappresentanti terreni (clero-aristocrazia), non era un intreccio incantato di cui l\u2019uomo era parte passiva. Il mondo andava sperimentato, conosciuto, costruito, conquistato e ordinato a proprio modo. Bisognava dunque \u201cdarsi da fare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne \u00e8 conseguito un vasto modo di stare al mondo, centrato sul lavoro come missione prima di ogni singola esistenza. La societ\u00e0 che chiamiamo capitalista ne \u00e8 stata la conseguenza successiva, cos\u00ec l\u2019affermazione del pensiero scientifico e tecnico, l\u2019interconnessione dalle grandi navigazioni alla globalizzazione, il poderoso sviluppo materiale e tutto quanto questo principio si \u00e8 portato appresso, nel bene e nel male, nella storia di questi cinque secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il \u201cdarsi da fare\u201d che ha segnato il progresso umano dal XV secolo ad oggi, ha preso le forme di un poderoso meccanismo \u00a0che, alimentato da energie, materie, capitale ed idee, ha trasformato gli imput in output che sono stati consumati o accumulati per migliorare il nostro stile di vita e complessivamente darci il nostro nuovo modo di stare al mondo. Che alcuni abbiamo tratto da questo sistema del guadagno di potenza che li ha posti al vertice della piramide sociale, scalzando quelli precedenti che traevano potere da altre pratiche e valori, non cambia l\u2019essenza del sistema che definiamo \u201cmodo di stare al mondo\u201d e questo modo di stare al mondo ha rappresentato -complessivamente- un indubbio miglioramento delle condizioni di vita generali. A suo modo, al pari di ogni altra forma precedente, \u00e8 stata una forma di adattamento alle condizioni generali di un dato tempo che muoveva dal fallimento di quella precedente. Correttamente, dopo la sommaria esecuzione del medioevo nel giudizio totalmente negativo che ne diede il sistema di pensiero illuminista, gli storici hanno diversamente illuminato i \u201csecoli bui\u201d rivelandone una grana ben pi\u00f9 policroma ed una trama ben pi\u00f9 ricca. Ma in termini comparativi, non si pu\u00f2 negare che un pi\u00f9 che abbondante raddoppio dell\u2019aspettativa di vita media sia stato un progresso, per coloro che non credono alla \u201cvita oltre la vita\u201d, ma forse anche per quelli che fanno finta di crederci o che comunque tengono molto a questa prima fase della vita incarnata. A questo miglioramento quantitativo della durata della singola esistenza, ma anche della salute generale e della minor mortalit\u00e0 infantile, ha poi fatto seguito anche una miglioramento della qualit\u00e0 materiale della vita stessa, individuale ed associata. \u00a0Questo meccanismo ha ordinato il nostro modo di stare al mondo, il modo occidentale, oggi variamente diffuso in tutto il pianeta. \u00a0Ha dato \u201cordine\u201d alle nostre societ\u00e0, che fosse inteso come disposizione degli elementi all\u2019interno del sistema sociale ed esistenziale o che fosse inteso come l\u2019ordinare il da farsi nel sistema di pensiero (valori, credenze). Questo complesso lo chiamiamo economico e nel moderno occidentale, oggi mondiale, \u00e8 diventato l\u2019ordinatore. Certo l\u2019economico \u00e8 sempre esistito, ma solo nel moderno \u00e8 diventato ordinatore, prima vigevano altre configurazioni dell\u2019ordinatore sociale. L\u2019economico, \u00e8 diventato il principio del sistema di pensiero e di vita, il presupposto di cui parlavamo all\u2019inizio, il \u201cdarsi da fare\u201d \u00e8 diventato un sistema complesso che oggi ordina la vita umana, individuale e collettiva, su tutto il pianeta. Dobbiamo leggere questa storia ed i concetti che troviamo a grana grossa perch\u00e9 a grana fine le cose, come sempre, son tutte ben meno nitide. Se Weber esalt\u00f2 la razionalit\u00e0 calcolatrice del moderno subentrata alla passivit\u00e0 fideistica, Benjamin<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a> ebbe poi \u00a0le sue ragioni nel leggere nel sistema economico come ordinatore sociale, tracce di non minor fede, partecipazione collettiva al culto, sacerdoti e santi. Ragione ed emozione non sono dissociabili nella natura umana, ci\u00f2 che cambi\u00f2 per\u00f2 fu la loro combinazione ed il principio che port\u00f2 la postura umana da passiva ad attiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi ci troviamo a cinque secoli dall\u2019affermazione progressiva e sempre pi\u00f9 estesa ed intensa di questo principio ordinatore. Poich\u00e9 il mondo \u00e8 nel frattempo cambiato e molto di questo cambiamento \u00e8 stato guidato proprio da questo sistema che ha la sua versione nel modo di vivere e quella del sistema di pensiero che vi corrisponde, \u00e8 legittimo domandarsi se questa doppia versione intrecciata del sistema, quella pensata e quella agita, vale ancora. Detta cos\u00ec sembrerebbe una interrogazione intellettuale, una movimento gratuito del pensiero magari mosso da qualche insoddisfazione, da una vena critica o dall\u2019osservante applicazione del dubbio metodico che pure inaugur\u00f2 il moderno. Ma ci sono molti segnali del fatto che invece questa interrogazione non sia solo mossa da una presunta\u00a0 capacit\u00e0 del pensiero di essere causa di se stesso. Una serie sequenziale ed incrementale per ritmo ed intensit\u00e0 di segnali, sembra dirci due cose: a) i rapporti interni al doppio sistema di pensiero e pratiche vigenti mostrano sempre pi\u00f9 nodi e sempre pi\u00f9 problematici; b) il rapporto tra il doppio sistema e le diverse popolazioni, l\u2019umanit\u00e0 e ci\u00f2 che tutti ci contiene, mostra ulteriori crescenti problemi. \u00a0Si potrebbe anche farla pi\u00f9 semplice: \u00e8 molto probabile che un modo di stare al mondo inaugurato in una parte specifica e limitata della superficie terrestre sei secoli fa, quando la popolazione europea era pari a quella dell\u2019odierno Afghanistan, non sia pi\u00f9 idoneo oggi. Alcuni che comprendono \u00a0quanta informazione non esplicita contenga questa apparentemente rozza comparazione sulle condizioni adattative possono soddisfarsi della via breve, altrimenti andiamo per vie appena pi\u00f9 lunghe per toglierci gli ultimi dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quali \u00a0sono le novit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti che hanno o stanno cambiando la nostra condizione generale? La \u00a0prima novit\u00e0 \u00e8 che questo modo di stare al mondo, nei cinque secoli passati, \u00e8 stato una prerogativa di una sua specifica parte: l\u2019Occidente. Oggi e sempre nel futuro, questo modo estende il suo dominio al mondo complessivamente inteso anche se ogni grande cultura storica declina il ruolo dell\u2019economico come ordinatore sociale, diversamente. Ne conseguono due fatti correlati. Il primo \u00e8 che diminuisce la differenza. Questo modo si \u00e8 basato su un sequestro sistematico di energie e materie operato dalla parte di mondo che ne era ordinata, la nostra. Oggi tutti cercano queste materie ed energie per cui non \u00e8 pi\u00f9 possibile prenderle con la facilit\u00e0 con cui le predavamo prima, oggi pi\u00f9 nessuno \u00e8 l\u00ec ad aspettare l\u2019invasione delle nostre produzioni semmai il contrario. Si va verso una tendenziale entropia di sistema in cui non ci sono pi\u00f9 facili e vistose differenze da sfruttare. Il secondo fatto correlato al primo \u00e8 che aumenta vistosamente la concorrenza tra sistema occidentale e tutti gli altri. Diminuzione della differenza ed aumento della concorrenza, avvengono rispetto ad imput parzialmente finiti. Non \u00e8 finita l\u2019energia poich\u00e9 nel cosmo ce n\u2019\u00e8 in abbondanza ed in teoria non sono finite -per la stessa ragione- anche le materie sebbene la nostra capacit\u00e0 di prendere materie dal cosmo e portarle qui sulla Terra sia ancora pi\u00f9 teorica che pratica. In attesa quindi di poter dilatare il nostro \u201coltre il giardino\u201d all\u2019Universo, dobbiamo considerare gli imput sulla via della scarsit\u00e0 relativa in un ambiente competitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda novit\u00e0 \u00e8 che dopo cinque secoli, l\u2019Occidente ha soddisfatto quasi interamente il suo bisogno di darsi da fare per darsi un modo soddisfacente di stare al mondo. Con l\u2019ultima grande onda di progresso materiale degli anni \u201950 del secolo scorso, sembra si stia saturando la nostra fame di cose, ma prima ancora la stessa capacit\u00e0 di inventarle e produrle. Presupporre che l\u2019apporto che le varie esplosioni di innovazioni tra fine XIX secolo e primi del XX (elettrica, meccanica, motore a combustione, chimica, agricola) possa essere mantenuto costante\u00a0 dalla sola informatica (che comunque ha gi\u00e0 sessanta anni) o dalle biotecnologie, riporta ai fasti del pensiero magico da cui la modernit\u00e0 pensammo rappresentasse una emancipazione<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a>.\u00a0 La razionalit\u00e0 calcolante inaugurata col moderno non \u00e8 riflessiva, presuppone una costante condizione di possibilit\u00e0 di novit\u00e0, ha fede nella ripetizione costante delle condizioni. L\u2019essere umano presuppone sempre la costanza, altrimenti dovrebbe vivere sempre all\u2019erta per anticipare i cambiamenti<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a>. Per lo pi\u00f9, questo presupporre funziona, salvo quanto effettivamente si incontrano discontinuit\u00e0, l\u00ec si paga il prezzo del presupporre la costanza. Se materie ed energie non sono pi\u00f9 cos\u00ec abbondanti, cio\u00e8 \u201cfacili\u201d da trovare, anche le idee risentono di una sorta di rendimento decrescente, molto necessario e superfluo lo si \u00e8 gi\u00e0 inventato. Anche i capitali erano entrati in relativo regime di scarsit\u00e0, tant\u2019\u00e8 che per stare appresso ad imperativi irrealistici di crescita che il sistema presupponeva necessari, abbiamo dovuto dilatare a dismisura il capitale fittizio inflazionando la parte finanziaria del sistema. I quattro pilastri della poderosa macchina creata dal principio moderno del \u201cdarsi da fare\u201d, energie, materie, capitali ed idee, per vari motivi, non sono pi\u00f9 cos\u00ec abbondanti e vanno oltretutto condivisi tra molti.\u00a0 Infatti, questa fame di cose \u00e8 ancora tutta da saturare per il resto del mondo. Ha s\u00ec ancora ampi margini di fare crescere l\u2019economia e quindi lo stile di vita e la complessit\u00e0 sociale ma non dove questo sistema ha gi\u00e0 dato i suoi frutti migliori, cio\u00e8 in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La terza novit\u00e0 \u00e8 che una volta relativamente saturata la nostra fame di cose, la fame che \u00e8 un motore pulsionale che agisce in maniera cieca e costante ha continuato a richiamare soddisfazione ma, qui in Occidente, abbiamo perso l\u2019idea di cosa ci soddisfa. Accanto ad una costante e continua crescita della soddisfazione materiale ha cominciato a crescere una smarrita insoddisfazione psichica. L\u2019incanto si \u00e8 gi\u00e0 rotto pi\u00f9 di cinquanta anni fa quando al raggiunto culmine dell\u2019esuberanza produttiva (lavatrici, frigoriferi, televisori, radio, riscaldamento ed acqua corrente domestica, automobili a basso prezzo, treni, aerei, navi, moto, abiti e cibo relativamente variati ed abbondanti, arredi e corredi), per tenere costante la pressione del flusso di sistema e per ottemperare all\u2019imperativo categorico della crescita costante insito nel particolare modo di intendere l\u2019economico moderno,\u00a0 tra obsolescenza programmata, strategie push-pull (marketing, distribuzione, pubblicit\u00e0) e debiti al consumo, si \u00e8 cercato di sostenere artificialmente la domanda. I bisogni originariamente propri dell\u2019essere umano, si sono trasferiti al sistema, era il sistema ad avere sempre pi\u00f9 bisogno che la sua esuberanza produttiva venisse consumata. C\u2019\u00e8 stata una evidente inversione di termini per cui un modo strumentale nato per soddisfare nostri fini \u00e8 diventato il fine di cui noi siamo gli strumenti. Questo bisogno di far consumare l\u2019eccesso produttivo, gi\u00e0 allora e sempre pi\u00f9 al crescere della produttivit\u00e0 altro dogma del nostro particolare sistema economico, negli anni \u201960, produsse un disincanto che arriv\u00f2 a molta letteratura lucidamente critica ed a una ribellione giovanile sul senso della vita moderna che si \u00e8 poi normalizzata ma la cui sintomaticit\u00e0 \u00e8 rimasta sebbene, in parte deviata, in parte introiettata in varie forme di disagio psichico che ha alternato esuberanza e depressione nella pi\u00f9 classica figura del dis-equilibrio psico-esistenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questi rilevanti cambiamenti, se ne \u00e8 poi aggiunto un quarto, figlio dello stesso modo di stare al mondo. La tecnica umana \u00e8 stata da sempre volta\u00a0 fare di pi\u00f9 o meglio ci\u00f2 che l\u2019uomo poteva fare solo da s\u00e9, con la sua limitata strumentazione psico-fisica. Oggi questo progresso tecnico sembra esser giunto alla soglie di un ennesimo salto in cui le macchine e gli algoritmi, sono sul punto di esautorare tendenzialmente la necessit\u00e0 stessa di buona parte del lavoro umano, mentre le biotecnologie sono tecniche che applichiamo su noi stessi per farci vivere ancora meglio ed ancora pi\u00f9 a lungo. Quest\u2019ultimo fatto ingenera l\u2019ennesima contraddizione di sistema per la quale sembra noi si debba lavorare ancora pi\u00f9 a lungo per problemi di bilancia pensionistica, quando tutto sembrerebbe dire che il lavoro \u00e8 sempre meno necessario. Di contro, le societ\u00e0 che gi\u00e0 da molto tempo si sono fatte ordinare dall\u2019economico, si riproducono sempre meno. Sono dunque diminuite le differenze facili da sfruttare, sta aumentando la concorrenza, i limiti fisici della dotazione energetica e materiale premono creando ulteriori difficolt\u00e0, abbiamo quasi saturato il nostro bisogno di cose e l\u2019innovazione \u00e8 diventata una pallida copia di quella che ha trasformato la nostra vita nell\u2019ultimo secolo e mezzo, non siamo poi pi\u00f9 cos\u00ec soddisfatti dall\u2019accumulare cose o atti d\u2019acquisto, non abbiamo pi\u00f9 tutta questa necessit\u00e0 di darsi da fare a produrre visto che macchine ed algoritmi lo faranno sempre pi\u00f9 al posto nostro, ci aspettano anni lunghi di esistenza apparentemente improduttiva, facciamo sempre meno figli. Ma la quarta novit\u00e0 \u00e8 che stiamo scoprendo che tutto questo macro-meccanismo oggi esteso ad un popolazione mondiale dieci volte maggiore di quella del 1750, non \u00e8 compatibile con i limiti fisici ed ecologici del posto in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte segnalato, al cambiamento di periodo storico, s\u2019imporrebbe anche un cambiamento del sistema mentale che lo riflette. Ci\u00f2 che seguir\u00e0 il moderno e che noi provvisoriamente proponiamo di chiamare complesso<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>, si dovr\u00e0 porre il problema del suo principio, del suo presupposto. Riproponiamo ancora una volta la domanda: vale ancora quel \u201cdarsi da fare\u201d? e se s\u00ec ha ancora lo stesso senso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Naturalmente il darsi da fare all\u2019interno della macchina di produzione e scambio, l\u2019innovazione e la ricerca, la battaglia per meglio ridistribuire i suoi benefici e tutto ci\u00f2 che a questo denso capitolo \u00e8 connesso, rimane, prosegue. Come il moderno super\u00f2 ma non cancell\u00f2 la fede, il complesso non cancella certo il meccanismo prodotto dal darsi da fare. Ma a questo darsi da fare si dovrebbe cominciare a dare anche un significato meno materiale sebbene pi\u00f9 pratico<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>. Proprio i problemi prima velocemente elencati, come ricollocare l\u2019attivit\u00e0 economiche nelle nostre vite, non solo quelle singole ma quelle di societ\u00e0, di civilt\u00e0, sono uno dei problemi che dovremmo cominciare ad affrontare. Come convivere tra pi\u00f9 culture, come affrontare la riduzione degli imput, cosa fare del capitale inesistente che ci siamo inventati per continuare a far crescere l\u2019economia, dove dirigere la creativit\u00e0 dell\u2019ideazione che certo non pu\u00f2 limitarsi all\u2019invenzione di app e algoritmi, la questione ambientale, la questione geopolitica ovvero come convivere tra popolazioni sempre pi\u00f9 dense con differenti stadi di sviluppo, aspettative e prospettive, cosa fare degli Stati-nazione occidentali ma pi\u00f9 precisamente europei figli del moderno in evidente disagio nel mondo denso e complesso, cosa fare del tempo che va a liberarsi dall\u2019impegno del lavoro produttivo, come recuperare una sensazione di dominio su gli eventi da cui ci sentiamo strapazzati, sono un parziale elenco di questioni su cui dovremmo darci da fare con una certa urgenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa seconda accezione del \u201cdarsi da fare\u201d reclama tempo. Tempo per studiare, per discutere, per decidere, per provare, sperimentare e poi far retroagire i dati empirici su i sistemi di pensiero. C\u2019\u00e8 da cambiare l\u2019intero modo di stare la mondo ed il sistema di pensiero che vi deve corrispondere,\u00a0 \u00e8 una transizione epocale. Ma \u201ctempo\u201d sembra anche sempre pi\u00f9 teoricamente disponibile data la progressiva inutilit\u00e0 del darsi da fare produttivo-scambista e l\u2019incipiente assorbimento di lavoro precedentemente umano da parte delle macchine e degli algoritmi, nonch\u00e9 dai limiti posti dal contesto ambientale ed al gi\u00e0 raggiunto picco di benessere delle societ\u00e0 occidentali. \u00a0Travasando il problema in opportunit\u00e0, sembra che procedere a convertire tempo di lavoro in tempo disponibile sia non solo possibile, ma doveroso. Si tratta allora di tornare alla sala macchine del pensiero e specificare diversamente\u00a0 l\u2019imperativo del darsi da fare, dalla societ\u00e0 performativa alla societ\u00e0 adattativa. Ma cos\u2019\u00e8 una societ\u00e0 adattativa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 adattativa \u00e8 un sistema fatto di individui autocoscienti che dovrebbe raggiungere una sua propria autocoscienza sistemica. Tutto quanto brevemente ricordato del processo storico che ha animato la fenomenologia umana del moderno dal XV secolo ad oggi, non \u00e8 stato pensato, voluto, sentito e riflesso prima o durante i fatti. Weber riflette a ritroso, lui era nel 1919, l\u2019oggetto della sua riflessione parecchi secoli indietro. Come aveva notato Hegel con la metafora della \u201cnottola di Minerva\u201d, il pensiero umano arriva ex-post, razionalizza poi quello che proviene da una serie di atti ciechi, ricostruisce il vero nell\u2019intero solo quando si eleva da cotanta complessit\u00e0, indecifrabile sin tanto che ci si trova al suo interno. La stessa critica post-moderna alle grandi narrazioni, sottolinea questa natura di razionalizzazione posteriore che il pensiero fa del gi\u00e0 accaduto. Questa condizione del rapporto tra sistema di pensiero e modo di stare al mondo, assomiglia molto alla condizione dei cacciatori-raccoglitori quando una relativa abbondanza permetteva di tenere catene corte tra il bisogno (ho sete, ho fame, ho freddo, arriva la notte) ed azione che doveva soddisfarlo. Quando la relazione tra dimensione e densit\u00e0 dei gruppi umani ed ambiente nel quale si trovavano, divent\u00f2 meno agevole e comoda, quando la soddisfazione dei bisogni divenne meno facile ed immediata, \u00a0il ricorso a contributi incrementali di sussistenza di agricoltura selvatica, orticultura e poi agricoltura ed allevamento intenzionali, crebbe e con la crescita di queste attivit\u00e0 che pre-vedevano i bisogni creando catene lunghe tra pensiero ed azione, cambiarono sostanzialmente i sistemi di pensiero, i sistemi sociali ed il modo di stare al mondo. Fu proprio l\u00ec che nacquero quelle forme politico-sociali che sono le societ\u00e0 complesse ordinate gerarchicamente, l\u00ec dove il potere sociale e politico \u00e8 nelle mani dei Pochi, come dicevano gli antichi Greci.\u00a0 La prima forma di complessit\u00e0 sociale nacque allora ed \u00e8 molto probabile noi si sia sulla soglia della creazione di una seconda forma, diversa da quella originata seimila anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 adattativa autocosciente si trova un po\u2019 nella stessa situazione di quelal storica transizione tra caccia e raccolta e previsione organizzata della sussistenza. Non pu\u00f2 pi\u00f9 contare su rapporti agevoli tra bisogni e possibilit\u00e0 di soddisfarli. Tutto si sta facendo terribilmente pi\u00f9 complicato. Le economie occidentali crescono a fatica, si sostengono con dosi inestinguibili di debito, per mantenere la propria gerarchia ordinante stanno polarizzando la distribuzione di ricchezza in modi che retrocedono alla condizione di secoli dai quali pensavamo di esserci emancipati. E\u2019 stato giustamente notato che questa \u00e8 una effrazione decisiva dei termini del nostro contratto sociale<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_edn10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a>. Si faccia molta attenzione alle rotture dei contratti sociali poich\u00e9 storicamente sembrano essere queste le cause dei periodi pi\u00f9 bui, quelli che quando leggiamo le narrazioni storiche ci fanno domandare \u201cma come hanno fatto ad arrivare a quel punto?\u201d, il punto del collasso che \u00e8 anticipato da un irrigidimento, una sclerosi impaurita che gi\u00e0 provammo in Europa nella prima parte del secolo scorso. Le economie occidentali non sanno pi\u00f9 cosa debbono produrre ora che molto viene prodotto a minor prezzo da altri. Le societ\u00e0 occidentali non sanno pi\u00f9 come gestire i rapporti con le altre societ\u00e0 ora che queste si stanno emancipando dal precedente dominio ed oltretutto rischiano di diventare esse stesse dominanti. E nessuno sa come affrontare il nuovo macroscopico problema dei limiti ambientali e la stessa ridistribuzione del freno e dell\u2019acceleratore tra chi \u00e8 gi\u00e0 cresciuto a sufficienza e chi deve invece ancora compiere il ciclo. Noi analizziamo l\u2019intera questione come fossimo su un satellite che orbita intorno alla Terra ma le civilt\u00e0 che sulla Terra abitano, con diritti veri o presunti, sono di natura egoiste e pronte a tutto pur di preservare il proprio privilegio o perseguire le proprie aspettative. Aumentano dunque vertiginosamente i rischi di disequilibrio, disequilibrio tra sempre pi\u00f9 e sempre meno garantiti all\u2019interno dei nostri sistemi sociali, rischi di frizioni e conflitti tra societ\u00e0 tanto in ambito europeo ed occidentale quanto nei rapporti tra Occidente ed altre parti del mondo in ascesa, \u00a0rischi di disequilibrio del rapporto generale tra umanit\u00e0 e pianeta. Storicamente, dal disequilibrio poi si passa al conflitto ma un conflitto nel mondo denso tra societ\u00e0 potenziate da tecnica e scienza, non si pu\u00f2 pensare ed accettare come evenienza. Questa stessa impossibilit\u00e0 razionale del conflitto \u00e8 una novit\u00e0 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra dunque consigliarsi una profonda revisione del principio moderno del \u201cdarsi da fare\u201d. Da un primitivo significato declinato in \u201carraffare, produrre, consumare, accumulare\u201d a cui societ\u00e0, politica, scienza e tecnica, sistemi di pensiero hanno fatto da coadiuvanti, ad un salto di pre-visione simile a quello che connot\u00f2 il salto di atteggiamento dalla caccia e raccolta al sistema agricolo. Si tratta di un enorme salto di complessit\u00e0. Non possiamo aspettare che il nostro cieco agire modifichi i nostri modi di stare al mondo da cui poi arriver\u00e0 molto dopo il cambiamento dei sistemi di pensiero, dovremmo invertire i rapporti e procedere al contrario, dai sistemi di pensiero all\u2019azione consapevole, meditata e concordata tra molti. Non si fa retorica esagerata a segnalare l\u2019epocalit\u00e0 del compito ed\u00a0 \u00e8 bene segnalare l\u2019inversione radicale tra storia e pensiero con la prima che forniva materia al secondo, all\u2019assetto inverso, al pensiero che deve progettare la storia che vivremo, con una intenzionalit\u00e0 consapevole che ci \u00e8 evolutivamente e storicamente, sconosciuta. Sapere che questa intenzionalit\u00e0 complessa, ove la si \u00e8 pratica nel passato storico, ha variamente fallito per via dell\u2019eterogenesi dei fini o per via della rozzezza con cui pensiamo le cose complesse o per via del fatto che nel pensare e discutere scelte e valori ognuno tiene pi\u00f9 al tornaconto personale che la bene generale, al contingente che alla prospettiva, deve ammonirci sulla difficolt\u00e0 del compito, ma non pu\u00f2 certo opporsi a quanto abbiamo sin qui dedotto. Se non sappiamo nuotare, si impari, affogare non \u00e8 una opzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle nostre auto-attribuzioni tassonomiche, ci siamo definiti <em>sapiens<\/em> e poi <em>sapiens sapiens<\/em> da una parte e <em>habilis<\/em>, abili a fare, dall\u2019altra. Il salto richiesto \u00e8 quello di diventare collettivamente autocoscienti del nostro fare adottando un nuovo principio il \u201cpensare prima al cosa fare\u201d che subentra al moderno \u201cdarsi da fare e poi giustificarlo nel pensiero\u201d. Molte le conseguenze del cambio del principio, tra cui lo sviluppo di una cultura che riesca a mettere assieme i vari tagli disciplinari con cui indaghiamo l\u2019uomo ed il mondo. Tali discipline, sono raccolte in tre distinte aree di conoscenza, quelle che si riferiscono all\u2019uomo, quelle che riferiscono al mondo e quelle che indagano sul nostro essere e fare nel mondo, individuale e collettivo. Nel mentre i pi\u00f9 continuano ad approfondirle singolarmente, qualcuno dovrebbe pur cimentarsi alla loro riunificazione in un meta sistema generale, altrimenti il salto di consapevolezza complessa non sar\u00e0 possibile, al pensiero mosso dall\u2019imperativo adattativo mancher\u00e0 il suo oggetto, oltrech\u00e9 il metodo. Molto altro si render\u00e0 necessario per il cambio del principio, tra cui la distribuzione di conoscenza che ha indici di Gini financo peggiori di quelli della distribuzione di ricchezza, l\u2019astiosa separazione delle due culture, l\u2019uso non dialogico e permanentemente ideologico del concetto di verit\u00e0 e molto altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dovremmo tutti pretendere di avere pi\u00f9 tempo per scalare assieme queste difficolt\u00e0, continuare a presupporre la costanza di ci\u00f2 che sino ad oggi siamo stati, abbiamo fatto e pensato, \u00e8 la ricetta certa per finire vaporizzati nel buco nero del periodo storico nel quale, <em>malgr\u00e9-nous<\/em>, \u00a0siamo capitati.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2018\/02\/00000006.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-5666\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2018\/02\/00000006.jpg?w=300&amp;h=202\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> L\u2019argomento \u201csistemi di pensiero\u201d \u00e8 molto complesso e tutt\u2019altro che sistematizzato. E\u2019 un po\u2019 un paradosso che la riflessione umana non abbia portato avanti una sistematizzata indagine sulle forme di ci\u00f2 che la fa riflettere. \u00a0La sua versione filosofica pi\u00f9 attinente \u00e8 nel concetto di Weltanschauung, termine inaugurato da I. Kant e W. von Humboldt, ripreso in concetto\u00a0 da W. Dilhey, M. Weber, K. Jaspers e C.G. Jung. Le credenze religiose e le ideologie sono altres\u00ec sistemi di pensiero. T. Khun lo ha indagato nel campo epistemologico con la sua teoria del paradigma, il cui cambiamento consegue la rottura del principio precedente\u00a0 e lancia una rivoluzione scientifica. Paradigma, presupposto e principio dicono pi\u00f9 o meno la stessa cosa. M. Foucault, ha trattato qualcosa del genere col concetto di episteme. Ha anche una pertinenza nelle teorie linguistiche, si veda l\u2019ipotesi Sapir-Whorf o in logica con l\u2019olismo di Quine-Duhem. Come sempre, tutto parte dai Greci e quindi il dibattito eracliteo-permenideo sul logos e l\u2019analisi della conoscenza operata da Platone in Repubblica e da Aristotele in Metafisica, sono le radici pi\u00f9 antiche.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Moderno \u00e8 termine, come spesso accade, tutto da precisare. In termini storici il moderno inizia nel XV secolo, in termini di pensiero con Descartes e Galilei, alla fine del XVI, poich\u00e9 il pensiero arriva sempre dopo. Descartes venne anticipato e mosso da una vasta temperie scettica, sarebbe salutare promuoverne una seconda. Per molti versi siamo in una tipica fase decadente, al crescere del disordine del mondo, crescono le sclerosi dogmatiche nel pensiero, non un bel segnale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> M. Weber, <em>La scienza come professione<\/em>, Einaudi, 2004<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> J. De Vries, <em>The Industrious Revolution: Consumer Demand and the Household Economy, 1650 to the Present<\/em>, Cambridge University Press, 2008<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> W. Benjamin, <em>Capitalismo come religione<\/em>, Il nuovo melangolo, 2013<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> R. J. Gordon, <em>The Rise and Fall of American Growth: The U.S. Standard of Living Since the Civil War.<\/em>\u00a0Princeton University Press. 2016.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> L\u2019argomento ha oggi la sua attualit\u00e0 in quella che gli psico-sociologi chiamano \u201cepidemia d\u2019ansia\u201d. L\u2019ansia \u00e8 un meccanismo biochimico, evolutosi per mettere in pre-allarme la nostra attenzione, ma il meccanismo ha senso se vige per tempi limitati. Molta incertezza esistenziale della societ\u00e0 contemporanea invece, attiva dosi incrementali di ansia in forma pressoch\u00e9 stabili e continue. Ci\u00f2 avvelena letteralmente la biochimica cerebrale e quindi il modo stesso di funzionare della mente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> Come pi\u00f9 volte specificato, sia noi che il mondo abbiamo una complessit\u00e0 intrinseca costitutiva. Si propone di segnare il cambiamento di era, da moderna a complessa, non perch\u00e9 la complessit\u00e0 sia oggi una novit\u00e0 ma perch\u00e9 si sta manifestando in dimensioni ed intensit\u00e0 molto maggiori proponendosi come \u201cil\u201d problema.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> Di solito, su questo punto, c\u2019\u00e8 chi oppone al progresso materiale, quello spirituale. I termini che usiamo sono sempre polisemici e poco precisi. Possiamo dirlo spirituale ma dobbiamo anche considerare il lato molto pratico che struttura i modi di vivere. Se produrre e consumare cose sono atti pratici, oggi sembra richiedersi una praticit\u00e0 un po\u2019 meno istintuale e conativa, una praticit\u00e0 adattativa. Il lato \u201cmateriale\u201d della vita non scompare, diventa pi\u00f9 complesso. Se il moderno si accontent\u00f2 del \u201cpenso quindi sono\u201d, il complesso pretende un \u201cprevedo quindi vivo\u201d. A suo tempo, lo fece gi\u00e0 presente Hans Jonas in termini di volontarismo etico. Oggi la faccenda si presenta con ben altra urgenza imperativa. Riflessioni in merito anche nel \u201cCosa \u00e8 successo nel XX secolo?\u201d di P. Sloterdijk (Bollati Boringhieri 2017).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/#_ednref10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a> Steen Jackobsen: <a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/11\/12\/la-fine-del-contratto-sociale-che-spiega-trump-brexit-e-marine-le-pen\/\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/11\/12\/la-fine-del-contratto-sociale-che-spiega-trump-brexit-e-marine-le-pen\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2018\/02\/17\/complessita-societa-adattativa-e-sistemi-di-pensiero\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIERLUIGI FAGAN Questo articolo non affronta nessuna questione d\u2019attualit\u00e0 stretta, ma questioni di ciclo storico\u00a0 che si misurano col metro della lunga durata. 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I sistemi di pensiero hanno diversi obblighi, quattro principali: 1) debbono tener fissi una serie di presupposti ed al limite muovere tutto il resto che li compone; 2) debbono mantenere una coerenza interna anche approssimata, di modo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":37690,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/pierluigi-fagan-320x320.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ae0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39308"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39308"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39308\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39310,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39308\/revisions\/39310"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37690"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}