{"id":39311,"date":"2018-02-25T10:30:53","date_gmt":"2018-02-25T09:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39311"},"modified":"2018-02-25T10:02:30","modified_gmt":"2018-02-25T09:02:30","slug":"elezioni-politiche-uno-sguardo-ai-programmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39311","title":{"rendered":"Elezioni politiche! Uno sguardo ai programmi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/renzi-berlusconi-di-maio-salvini-2-860x280.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"280\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella prima repubblica,<\/strong> quindi sino agli anni \u201980, la distinzione tra i partiti avveniva analizzando soprattutto i loro programmi, in particolare quelli elettorali. Essi corrispondevano a peculiari rappresentazioni ideologiche e modelli di societ\u00e0. Erano le sintesi e i manifesti elaborati da gruppi dirigenti inquadrati, discussi nelle sezioni di militanti e proposti a segmenti relativamente stabili dell\u2019elettorato. Le strategie, le tattiche, le trame e gli orditi avevano anche allora la preminenza ma erano tracciate entro perimetri pi\u00f9 delimitati e con altra circospezione. I programmi, infatti, facevano riferimento a progetti, modelli di sviluppo e di governo del paese. Modelli per lo pi\u00f9 fumosi e generici, privi di concretezza ma che rappresentavano, per lo meno, il tentativo di inserire le rivendicazioni secondo priorit\u00e0 e ambizioni di costruzione di un paese se non di una nazione. Le \u201criforme di struttura\u201d, la programmazione, il \u201cmodello di sviluppo\u201d, il ruolo delle partecipazioni statali erano la cornice positiva, per quanto generica e inconcludente, di costruzione di un paese e di una identit\u00e0 entro la quale inserire le politiche redistributive secondo le varie accezioni politiche. Attorno ad esse si coagulavano le iniziative e i conflitti assumendo una dimensione unitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le campagne elettorali del nuovo millennio<\/strong> hanno assunto progressivamente come guida, al contrario, alcuni principi fondatori dalla veste apparentemente pi\u00f9 nobile quanto astratta: l\u2019eguaglianza, il merito, l\u2019ordine, la libert\u00e0, l\u2019onest\u00e0. Ci si sarebbe aspettati un confronto politico da peripatetici; si \u00e8 assistito, invece, ad un imbarbarimento, tipico delle battaglie politiche legate a principi assoluti, ma del tutto ipocrita e sempre pi\u00f9 legato ad interessi particolaristici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause sono molteplici: la discriminante della lotta di classe, in verit\u00e0 sempre pi\u00f9 sfumata e indeterminata, scissa da un\u2019idea di emancipazione o costruzione nazionale; l\u2019europeismo teso alla costruzione di una entit\u00e0 politica sulle ceneri degli stati nazionali ma priva, per manifesta volont\u00e0, incapacit\u00e0 e impossibilit\u00e0, di un amalgama identitario sufficiente a tenere insieme in condizione autonoma un continente; l\u2019identificazione dominante dell\u2019idea di nazione e di sovranit\u00e0 con l\u2019avventura nefasta del fascismo sono quelle che pi\u00f9 hanno segnato le vicende politiche dell\u2019Italia repubblicana. Sono per altro servite a nascondere il pesante retaggio della sua fondazione sino ad ora accuratamente rimosso: essere nata da una catastrofica sconfitta militare che ha liberato il paese dalla oppressione militare pi\u00f9 odiosa, mantenendola per\u00f2 in una condizione analoga sotto gli attuali \u201cliberatori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La campagna elettorale in corso rappresenta infine la definitiva trasformazione in mercato del bacino elettorale<\/strong>. Ne consegue la netta prevalenza degli aspetti redistributivi nei programmi elettorali e della campagna di denigrazione della credibilit\u00e0 e della coerenza ai principi delle forze politiche e dei leaders avversari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esprimere un giudizio pi\u00f9 ponderato si dovrebbe piuttosto concentrare l\u2019attenzione su altri temi rimasti in ombra ma rivelatori dei limiti strategici dell\u2019azione delle formazioni politiche: la riorganizzazione istituzionale, l\u2019Unione Europea, la politica industriale e la coesione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LA RIORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 il grande buco nero creato dalla scellerata gestione delle riforme istituzionali ad opera del Partito Democratico di Renzi<\/strong> e culminata con la sonora sconfitta ai referendum del 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un tema dirimente perch\u00e9 una riforma efficace, quale non era quella proposta da Renzi, avrebbe consentito la formazione e l\u2019operativit\u00e0 efficace ed incisiva di una classe dirigente attraverso una parziale ricentralizzazione e una ridefinizione della gerarchia di competenze, una responsabilizzazione dei quadri direttivi e una ridefinizione degli equilibri e della divisione dei poteri fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe stato un obbiettivo perseguibile solo se assecondato da un programma di rinascita nazionale e di ricostruzione identitaria sulla base dei quali compattare la formazione sociale e ricostruire i rapporti con i paesi europei pi\u00f9 importanti. Una ambizione che sia il Partito Democratico sia Forza Italia, i due partiti nazionali superstiti, si sono costitutivamente rivelati incapaci di perseguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imbarazzo con il quale il tema viene riproposto e liquidato nel programma del PD \u00e8 del resto del tutto evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 nemmeno la mancanza pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sconfitta ha provocato naturalmente un moto opposto di reazione che ha reinnescato in particolare un confuso processo di decentramento di competenze alle regioni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un processo opaco e pericoloso perch\u00e9 poggia su una confusione ed una sovrapposizione di competenze; perch\u00e9 consente alle regioni la possibilit\u00e0 di scegliere ordinamenti organizzativi diversi su medesime attribuzioni; perch\u00e9 alcune pertinenze sono chiaramente al di fuori della portata e della opportunit\u00e0 di questi enti; perch\u00e9 non accompagnato da una indicazione di riduzione del numero delle regioni; perch\u00e9 \u00e8 inserito in una consuetudine ormai consolidata di rapporti sempre pi\u00f9 diretti e spesso concorrenziali rispetto alla Stato Centrale con gli organismi comunitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per altri versi quell\u2019esito pu\u00f2 avere una influenza diretta sul processo di evoluzione dei due principali partiti attualmente di opposizione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riguardo alla Lega<\/strong> rischia di rallentare ed annacquare il processo di trasformazione in partito nazionale legittimando e offrendo ulteriori argomenti alla sua visione di Italia dei popoli; <strong>riguardo al M5S<\/strong> rafforzerebbe la sua concezione illusoria e fuorviante di istituzioni \u201ctanto pi\u00f9 democratiche ed efficaci quanto pi\u00f9 prossime fisicamente e territorialmente ai cittadini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un processo di evoluzione di per s\u00e9 gi\u00e0 fragile e precario per questi due partiti e in evidente regressione per gli altri vista, tra i vari aspetti,<strong> la debolezza assertiva dei programmi nella definizione dei livelli e delle procedure di competenza, nell\u2019affermazione del ruolo di interposizione dello Stato Centrale nei rapporti tra UE e amministrazioni periferiche, nella individuazione e capacit\u00e0 di creazione di agenzie abilitate al coordinamento e all\u2019assistenza tecnica in ambiti interregionali specifici come quello delle infrastrutture strategiche<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sarebbero altri ambiti meritevoli di approfondimento, tra questi quello del rapporto e delle funzioni sempre pi\u00f9 debordanti degli ordinamenti giudiziari; ma questi sembrano i pi\u00f9 rilevanti soprattutto perch\u00e9 meno scontati rispetto alla coerenza ideologica delle varie formazioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>UNIONE EUROPEA<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica europea rappresenta il contesto imprescindibile principale e prossimo entro il quale devono agire i governi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo articolo si trascura coscientemente il ruolo di subordinazione della nostra collocazione atlantica entro il quale continua a delinearsi lo stesso processo unitario europeo. Questo perch\u00e9 \u00e8 un tema del tutto ignorato o ricondotto opportunisticamente all\u2019ordine, ancor pi\u00f9 in questa fase cruciale, dalle forze politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla UE il divario tra l\u2019enfasi retorica e le proposte politiche \u00e8 netto soprattutto nel programma del PD<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quest\u2019ultimo, sulla scia dell\u2019onda macroniana in Francia, ha riproposto l\u2019obbiettivo ambizioso degli Stati Uniti d\u2019Europa<\/strong>. I concreti passi principali sostenuti nel programma sono al contrario diretti al sostegno e alla partecipazione ai \u201crapporti di cooperazione rafforzata\u201d tra i soli paesi effettivamente intenzionati ad accelerare i processi di integrazione; un modo di eludere cos\u00ec l\u2019ostruzionismo e l\u2019opposizione della gran parte degli altri, specie centrorientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Proclama di affidare agli organismi rappresentativi diretti dei cittadini europei la responsabilit\u00e0 e il controllo delle nuove competenze<\/strong>, soprattutto economiche e di finanza pubblica, quando in realt\u00e0 sono i capi di governo degli stati nazionali a dover varare e gestire per lungo tempo queste competenze in un lungo processo di transizione e a doversi assumere l\u2019onere delle garanzie e delle coperture di eventuali dissesti, ammesso che questo riesca ad andare avanti significativamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola magica attualmente in auge in casa democratica \u00e8 \u201csublimazione\u201d dell\u2019interesse nazionale in quello europeo. Continua a significare in realt\u00e0 che si prosegue nell\u2019ottica di un interesse nazionale sacrificabile al superiore cospetto di un presunto interesse europeo; i restanti paesi, meschini, continuano ovviamente a vedere l\u2019Unione Europea come un particolare campo di azione nella difesa degli interessi nazionali. Le delocalizzazioni, la vicenda Embraco, quella della sede dell\u2019Agenzia Europea del Farmaco sono solo gli ultimi esempi di questa impostazione fallimentare che ha portato all\u2019isolamento politico dell\u2019Italia, alla distruttiva sottovalutazione per decenni della necessit\u00e0 di preservare presenze qualificate nei posti chiave delle strutture comunitarie e all\u2019accecamento pervicace nella retorica europeista di ogni sussulto nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le oscillazioni opportunistiche del M5S<\/strong> non consentono una valutazione attendibile e credibile del programma sull\u2019argomento. I passi di avvicinamento ad un eventuale incarico di governo lo stanno effettivamente spingendo verso la progressiva accettazione dello statu quo e verso una fiducia sempre pi\u00f9 riposta nelle capacit\u00e0 autoriformatorie del sistema e purificatrici dei rituali referendari e di democrazia rappresentativa senza popolo corrispondenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Lega sembra avere un programma pi\u00f9 lineare<\/strong> legato al recupero del principio di superiorit\u00e0 della giurisdizione nazionale rispetto alle deliberazioni della UE, del principio di autonomia di bilanzio rispetto ai limiti imposti dai vincoli europei. In nome dell\u2019alleanza di centrodestra ha scelto la strada del perseguimento di trattative interne alla UE le quali consentano le modifiche di regolamenti, politiche e vincoli. Non \u00e8 chiaro come questo sia possibile nell\u2019ottica di una unione di tutti i paesi europei cos\u00ec discordi sulle prospettive del processo unitario e se questa trattativa sar\u00e0 condotta pi\u00f9 credibilmente sotto la spada di Damocle di una fuoriuscita dell\u2019Italia dalla Unione. Quello che lascia perplessi \u00e8 la sottovalutazione della tentacolarit\u00e0 del sistema comunitario e della ricchezza del campionario di politiche e strumenti in grado di garantirne l\u2019operativit\u00e0 le quali vanno ben oltre il sistema monetario e i vincoli di finanza pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LA POLITICA INDUSTRIALE\u00a0 <\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le attivit\u00e0 economiche, in particolare quelle industriali, sono la base creatrice della ricchezza e delle risorse necessarie alla forza e alla potenza di uno stato; uno dei fondamenti sui quali si articolano le differenziazioni di status e sociali e sui quali si base la coesione delle formazioni sociali. L\u2019Italia negli ultimi quarant\u2019anni ha visto logorarsi inesorabilmente l\u2019equilibrio tra attivit\u00e0 strategiche ed attivit\u00e0 complementari, tra il peso e il ruolo guida della grande industria e quello delle medio-piccole, tra il controllo nazionale diretto e indiretto delle attivit\u00e0 strategiche e lo sviluppo necessario delle capacit\u00e0 imprenditoriali a discapito dei primi rispetto ai secondi. Al lento e inesorabile declino dell\u2019industria pubblica ha risposto rinunciando con leggerezza e indifferenza, in realt\u00e0 con connivenza, al controllo dei settori strategici e alla quasi totalit\u00e0 della grande e media industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo ha esposto alla precariet\u00e0 e alla subordinazione interi settori vitali per il paese, dall\u2019agricoltura, alla distribuzione, ora al settore finanziario e a quelli trainanti nella chimica, elettronica e meccanica. Con questo ha rinunciato di fatto all\u2019ambito pi\u00f9 remunerativo dello sviluppo tecnologico e della ricerca scientifica; quello dell\u2019applicazione collaudata in grande piattaforme industriali. \u00c8 sempre pi\u00f9 assente, per mancanza di soggetti e attori idonei, nei processi europei contrattati politicamente di fusione ed integrazione delle grandi imprese. Tutti i programmi di fatto ignorano o sottovalutano questi aspetti cruciali in grado di pregiudicare pesantemente il futuro del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si va dall\u2019aperto disconoscimento del problema come deducibile dal programma del PD, salvo poi indignarsi a disastri in corso del carattere predatorio e \u201cincivile\u201d del comportamento delle multinazionali, come nel caso della Embraco e dell\u2019insufficienza degli investimenti in ricerca e in prodotti innovativi. Calenda, nel caso, pur sapendo che l\u2019accordo di tre anni fa con Whirpool prevedeva solo una deroga alla decisione di trasferimento, ha dimostrato di sape svolgere la funzione di prefica. Sta di fatto che il PD intende perseverare nella politica indifferenziata di incentivazione degli investimenti in tecnologia, utile tutt\u2019al pi\u00f9 a garantire al meglio la sopravvivenza e perpetuazione degli attuali settori nell\u2019attuale suddivisione della divisione del lavoro, nonch\u00e8 nell\u2019atteggiamento di perfetta indifferenza, smentito a malincuore solo da alcune eccezioni, riguardo al controllo e vincolo nazionale di determinate imprese e settori. L\u2019unico spazio concesso all\u2019iniziativa politica riguarda le politiche fiscali e di infrastrutturazione. Un tema gi\u00e0 ampiamente trattato in altri articoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il programma del M5S non si distanzia di molto da questo approccio<\/strong> se non nell\u2019enfasi riposta alle politiche ecologiche e di investimento nell\u2019economia circolare e verde con riguardo al mero sostegno degli investimenti pubblici e con una considerazione pressoch\u00e9 inesistente della funzione della grande industria. Da stendere un velo pietoso riguardo all\u2019attenzione sull\u2019industria militare e sulla commistione tra ricerca scientifica militare e implicazioni nelle applicazioni civili. In sostanza un programmino diligentemente attinto e copiato qua e l\u00e0 dai vari centri studi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Lega di fatto si differenzia soprattutto per una enunciazione di principio<\/strong> sulla difesa della grande industria strategica senza ulteriori concrete considerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce, soprattutto, in tutti l\u2019assoluta ignoranza dei pesanti influssi inibitori delle direttive comunitarie in materia di concorrenza, di investimenti in infrastrutture alla formazione di nuova grande imprenditoria nazionale. Una politica che di fatto favorisce lo statu quo degli assetti imprenditoriali e una politica di dumping fiscale dei paesi emergenti tesi ad attirare le attivit\u00e0 senza possibilit\u00e0 di condizionare le scelte e la composizione imprenditoriale. Il discorso sarebbe molto lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ignoranza del tutto comprensibile e consapevole per quanto riguarda il PD, scontata riguardo al M5S, colpevole riguardo alla Lega.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto verte, quindi, su una politica di detassazione, di riduzione dei cunei fiscali, di alimentazione velleitaria della domanda interna grazie ad un trasferimento di risorse da pubblico ai cittadini, quasi che la spesa pubblica non alimenti anch\u2019essa, almeno teoricamente, la domanda e quasi che la maggiore disponibilit\u00e0 dei privati alimenti di per s\u00e9 gli investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LE POLITICHE DI COESIONE SOCIALE<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tralascio per mancanza di tempo l\u2019esame su questi aspetti dei programmi di Forza Italia e di LeU. La prima perch\u00e9 molto simile a quella del PD, i secondi perch\u00e9 si riducono ad una sorta di bollettino di rivendicazione sindacale che ha come presupposto che i veri detentori del potere sono \u201cquelli della grande finanza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il discorso della coesione sociale meriter\u00e0 di conseguenza un approfondimento apposito da riservare in un prossimo futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguarda senza dubbio l\u2019ambito culturale sedimentato e la rappresentazione ideologica di una comunit\u00e0 grazie al ruolo pi\u00f9 o meno efficace svolto dalle \u00e9lites nel plasmare un\u2019identit\u00e0 e nel far accettare la \u201cmissione\u201d e i modi di vivere comprese le differenziazioni, le selezioni e le particolari modalit\u00e0 di governo dei contrasti. Un aspetto sempre meno presente nelle enunciazioni man mano che lo sguardo politico si volge alla sinistra, ma comunque praticato vista la attenzione e il successo con i quali, nei decenni, le varie sue componenti hanno saputo egemonizzare gli spazi. Riguarda anche, ovviamente, l\u2019ambito socio-economico, certamente pi\u00f9 congeniale alla tradizione progressista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019intero ambito dell\u2019arco costituzionale, con la parziale eccezione della Lega, si va facendo strada progressivamente una politica redistributiva che prescinde dal successo delle politiche industriali e dalla connessa autorevolezza politica di uno stato e di un paese che ne consentano lo sviluppo. Sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza, sul salario garantito si sta assistendo all\u2019affermazione di una concezione assistenzialistica e plebea, di appiattimento al ribasso della distribuzione di risorse sempre pi\u00f9 sganciata dalla differenza di funzioni e di competenze e legata sempre pi\u00f9, nella articolazione, alle differenze di status e neocorporative. Sono politiche che vanno di pari passo con i processi di precarizzazione e di degrado legati alla riorganizzazione industriale specie nelle aree in declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste certamente un livello di degrado talmente basso da pregiudicare le possibilit\u00e0 di rinascita di un paese; in questo caso una politica di prevalente redistribuzione egualitaria potrebbe contribuire a porre le basi minime di sviluppo e di emancipazione in una societ\u00e0. In una situazione di degrado seria ma non ancora generalizzata, quale quella dell\u2019Italia, una piatta politica redistributiva contribuisce facilmente all\u2019ulteriore declino delle motivazioni e allo sviluppo abnorme di una economia informale e precaria nemica di un paese e di una nazione forte, coesa e motivata. Sono politiche che abbiamo gi\u00e0 visto all\u2019opera spesso, ad esempio, nei paesi dell\u2019America Latina con esiti alla lunga altrettanto disastrosi di quelle recessive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grottesca fiera di promesse alla quale abbiamo assistito in questa campagna elettorale sono il segno appunto di questo declino e del carattere miserabile e ottuso della quasi totalit\u00e0 di questa classe dirigente. In questa condizione rischia di sopravvivere il gruppo dirigente pi\u00f9 coeso, coerente e determinato, magari sotto mutate spoglie. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 pronto Macron ad offrire in Europa la necessaria nuova copertura politica. \u00a0Nella fattispecie, paradossalmente, rischia di essere appunto il gruppo dirigente maggiormente responsabile della attuale situazione del nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manca appena una settimana alla apertura delle danze. Non resta che aspettare trepidanti.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/02\/25\/elezioni-politiche-uno-sguardo-ai-programmi-di-giuseppe-germinario\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/02\/25\/elezioni-politiche-uno-sguardo-ai-programmi-di-giuseppe-germinario\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario) &nbsp; Nella prima repubblica, quindi sino agli anni \u201980, la distinzione tra i partiti avveniva analizzando soprattutto i loro programmi, in particolare quelli elettorali. 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