{"id":39324,"date":"2018-02-25T13:20:06","date_gmt":"2018-02-25T12:20:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39324"},"modified":"2018-02-25T13:18:25","modified_gmt":"2018-02-25T12:18:25","slug":"embraco-da-candy-a-honeywell-ecco-le-altre-multinazionali-che-hanno-lasciato-litalia-dopo-aver-preso-fondi-pubblici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39324","title":{"rendered":"Embraco, da Candy a Honeywell ecco le altre multinazionali che hanno lasciato l\u2019Italia. Dopo aver preso fondi pubblici"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di IL FATTO QUOTIDIANO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla <strong>Candy<\/strong> alla <strong>Zoppas<\/strong>, passando per la recente vicenda della <strong>K Flex<\/strong>. Sono centinaia le aziende o multinazionali con stabilimenti in Italia che, negli ultimi anni, per sfuggire a <strong>tasse<\/strong> e <strong>burocrazia<\/strong> hanno annunciato il<strong> trasferimento all\u2019estero<\/strong>, anche dopo aver ricevuto <strong>finanziamenti<\/strong> pubblici. Vanno in Cina, Russia, ma anche Polonia e Slovacchia. Come nel caso della <strong>Embraco<\/strong>,<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/19\/embraco-rifiuta-la-proposta-del-governo-salta-la-trattativa-su-497-licenziamenti-calenda-gentaglia-non-li-ricevo-piu\/4170150\/\"> l\u2019azienda brasiliana del gruppo <strong>Whirlpool<\/strong> che ha annunciato il licenziamento di 500 dipendenti del suo stabilimento di Riva di Chieri (Torino)<\/a>\u00a0e il trasferimento proprio in Slovacchia della produzione di compressori per frigoriferi. Nonostante gli aiuti ottenuti dal governo italiano, ma anche da Regione e Provincia. E nonostante il caso sia arrivato sul tavolo della <strong>Commissione europea<\/strong> e <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/20\/embraco-calenda-bruxelles-chieste-verifiche-su-aiuti-di-stato-dati-dalla-slovacchia-e-chiede-deroghe-per-litalia\/4172074\/\">il ministro dello Sviluppo Economico<strong> Carlo Calenda<\/strong> abbia promesso che \u201cnon moller\u00e0\u201d<\/a>\u00a0sono poche le speranze di evitare il trasloco. Una storia, purtroppo, gi\u00e0 vista.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-0\" class=\"\" style=\"text-align: justify\">\n<div id=\"videoincontent\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I CASI DI HONEYWELL E K FLEX<\/strong> \u2013 Lo scorso novembre la multinazionale americana <strong>Honeywell\u00a0<\/strong>ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Atessa (Chieti) dove produce turbo compressori: 420 i dipendenti. Nulla ha potuto il pressing del governo <strong>Gentiloni<\/strong> e dei <strong>sindacati<\/strong>. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2017\/11\/15\/honeywell-chiude-lo-stabilimento-di-lanciano-a-casa-420-dipendenti-fim-cisl-nessun-incontro-con-i-lavoratori\/3979258\/\">A inizio anno c\u2019\u00e8 stata la conferma<\/a>, anche se l\u2019azienda si \u00e8 impegnata a evitare i licenziamenti fissati per il prossimo 2 aprile mantenendo parte dell\u2019attivit\u00e0 e utilizzando la cassa integrazione straordinaria fino al febbraio 2019. Il motivo dell\u2019abbandono? La Honeywell ha deciso di delocalizzare in Slovacchia, dove negli ultimi anni ha creato una fabbrica fotocopia. Honeywell ha gi\u00e0 annunciato un investimento di 32,3 milioni di euro con 130 nuovi occupati a Presov. In questa fabbrica nel 2017 i ricavi sono cresciuti del 53 per cento, grazie a <strong>salari<\/strong> molto pi\u00f9 bassi rispetto a quelli italiani e a investimenti che, in parte, sono a carico dello Stato slovacco. Insomma, un po\u2019 quello che ha portato al caso Embraco.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-1\" class=\"\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi c\u2019\u00e8 il paradosso della<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/premium\/articoli\/k-flex-con-una-mano-prende-fondi-dallo-stato-con-laltra-licenzia\/\"> <strong>K Flex<\/strong>, l\u2019azienda brianzola leader mondiale nel settore degli isolanti.<\/a> Proprio dove \u00e8 nata, a Roncello, la K Flex ha deciso a maggio 2017 di licenziare 187 lavoratori dei 243 impiegati nel sito ritenendo i costi dello stabilimento lombardo insostenibili. Nel frattempo, negli anni, l\u2019azienda ha aperto undici fabbriche in altri Paesi. Lo scorso autunno ha creato polemiche la scoperta che, dopo aver licenziato i lavoratori italiani, la K Flex ha ottenuto finanziamenti europei per i suoi investimenti in Polonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>IL GRUPPO CANDY <\/strong>\u2013 Tra il 2011 e il 2015 il gruppo Candy della famiglia Fumagalli ha sempre chiuso i bilanci in rosso con perdite che hanno raggiunto i 70 milioni di euro. Nel 2016, per\u00f2, \u00e8 stato superato il miliardo di euro di ricavi con un <strong>utile di 12 milioni<\/strong>. In Europa, nel settore, \u00e8 tra i gruppi che crescono di pi\u00f9 e il piano industriale 2017-2019 prevede 105 milioni di investimenti per rilanciare l\u2019innovazione. Eppure nell\u2019azienda che Eden Fumagalli fond\u00f2 nel 1945 a Monza e con sede a Brugherio, degli oltre 5mila dipendenti totali, solo 800 sono in Italia. Negli ultimi anni circa mille dipendenti sono stati delocalizzati tra Repubblica Ceca, Russia, Turchia e Cina, mentre sono stati chiusi gli impianti produttivi italiani di\u00a0<strong>Cortenuova<\/strong>,\u00a0<strong>Erba\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>Santa Maria Ho\u00e8<\/strong>. E l\u2019azienda ha dichiarato altri esuberi allo stabilimento di <strong>Brugherio<\/strong>. In una recente intervista a <em>Il Giornale<\/em> Beppe Fumagalli, amministratore delegato, ha detto la sua sulle delocalizzazioni, riportando l\u2019esempio della Gran Bretagna. \u201cDa vent\u2019anni il problema \u00e8 stato risolto \u2013 ha detto \u2013 la delocalizzazione \u00e8 compiuta e in Gran Bretagna ormai praticamente non si produce pi\u00f9 nulla. Loro l\u2019hanno <strong>accettato<\/strong> come un dato di fatto, noi pensiamo che un Paese come il nostro debba porsi il problema se creare le <strong>condizioni<\/strong> per mantenere una base industriale\u201d.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-2\" class=\"\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>ZOPPAS APRE IN RUSSIA<\/strong> \u2013 A ottobre scorso l\u2019azienda trevigiana<strong> Zoppas Industries<\/strong> heating elements technologies ha aperto a Stavrovo (Russia) un nuovo stabilimento che impiega circa 40 addetti e, secondo i piani, crescer\u00e0 fino a 100 unit\u00e0 nell\u2019arco di due anni. \u00c8 l\u2019ultimo investimento dell\u2019azienda che fa parte di Zoppas Industries, gruppo che realizza un fatturato di circa 700 milioni attraverso 16 stabilimenti produttivi in tutti i continenti e che nel 2004 ha licenziato <strong>620 lavoratori<\/strong> italiani per investire nei siti di Messico e Brasile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>LA MICRON INCASSA E VA VIA<\/strong> \u2013 Dieci anni dopo, nel 2014, \u00e8 crollata invece l\u2019illusione di un rilancio dell\u2019occupazione al Sud grazie all\u2019alta tecnologia. La multinazionale statunitense\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/01\/18\/vertenze-la-multinazionale-micron-tagliera-la-meta-del-personale-in-italia\/847590\/\"><strong>Micron Technologies<\/strong> ha dichiarato un esubero di 500 dipendenti in Italia<\/a>. Nonostante il gruppo vantasse un fatturato di 4 miliardi di dollari e nonostante 150 milioni sborsati dal ministero dello Sviluppo economico per creare 1500 posti di lavoro. La verit\u00e0 \u00e8 che il gruppo aveva gi\u00e0 spostato alcune attivit\u00e0 negli\u00a0Stati Uniti\u00a0e a Singapore.<\/p>\n<div id=\"adv-intext-3\" class=\"\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>VIDEOCON, ABBANDONATA DAGLI INDIANI DOPO AVER INTASCATO 100 MILIONI <\/strong>\u2013 Un\u2019altra storia significativa \u00e8 quella <strong>Videocon<\/strong> di Anagni, legata a doppio filo a quella della famiglia indiana Dhoot, una delle pi\u00f9 ricche al mondo. Nel 2005 i Dhoot e la multinazionale Videocon acquistarono la ex Videocolor dalla <strong>Thomson<\/strong>. Ad Anagni si fabbricavano <strong>componenti<\/strong> per i televisori. Gli indiani lanciarono una sfida di modernit\u00e0, quella di produrre anche <strong>condizionatori<\/strong> e schermi al <strong>plasma<\/strong>. La francese Thomson cedette alla Videocon anche una dote da 180 milioni di euro, per evitare <strong>licenziamenti<\/strong> al momento della cessione, ma gli indiani chiesero (e ottennero) di pi\u00f9. In un accordo con il ministero dello Sviluppo economico siglato nel 2006 la Videocon si impegn\u00f2 a sostenere <strong>investimenti<\/strong> per 307 milioni di euro ad Anagni. Lo Stato ci avrebbe messo circa <strong>36 milioni<\/strong>, la Regione Lazio 11. L\u2019accordo non ebbe alcun esito, perch\u00e9 gli indiani decisero di non investire pi\u00f9 in Ciociaria. In compenso si tennero i soldi. La produzione rallent\u00f2 fino a fermarsi, lasciando <strong>1.300 dipendenti in cassa integrazione<\/strong>. A giugno 2012 la dichiarazione di <strong>fallimento<\/strong>, dopo una cig di sette anni, con un buco di 100 milioni di euro. I Dhoot, per\u00f2, continuano a produrre in Asia dove la manodopera ha un costo pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/25\/embraco-da-candy-a-honeywell-ecco-le-altre-multinazionali-che-hanno-lasciato-litalia-dopo-aver-preso-fondi-pubblici\/4178498\/\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/25\/embraco-da-candy-a-honeywell-ecco-le-altre-multinazionali-che-hanno-lasciato-litalia-dopo-aver-preso-fondi-pubblici\/4178498\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL FATTO QUOTIDIANO Dalla Candy alla Zoppas, passando per la recente vicenda della K Flex. 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