{"id":39677,"date":"2018-03-11T09:00:05","date_gmt":"2018-03-11T08:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39677"},"modified":"2018-03-10T00:16:36","modified_gmt":"2018-03-09T23:16:36","slug":"una-consacrazione-impropria-guadagnino-chiamami-con-il-tuo-nome-e-linconscio-imperiale-dei-semicolti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39677","title":{"rendered":"Una consacrazione impropria. Guadagnino, Chiamami con il tuo nome e l\u2019inconscio imperiale dei semicolti."},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Daniele Balicco)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Last Week Tonight with John Oliver<\/em> \u00e8 una trasmissione statunitense di satira politica. Il conduttore \u00e8 un comico britannico quarantenne, una versione sulfurea del nostro ben pi\u00f9 rassicurante e qualunquista Maurizio Crozza. La puntata dello scorso 26 febbraio \u00e8 stata interamente dedicata alle elezioni politiche italiane. Il video gira in rete da una settimana e vale la pena guardarlo. Non tanto perch\u00e9 faccia ridere. Anche se un po\u2019, a dire il vero, lo fa. Quanto perch\u00e9 condensa molto bene quel miscuglio di aggressivit\u00e0 e inconsistenza con cui l\u2019Italia viene spesso osservata dagli emissari del nuovo patriziato imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, senza rendercene bene conto, siamo diventati in questi ultimi vent\u2019anni il capro espiatorio della decadenza politica delle istituzioni dell\u2019Occidente. Ci abbiamo messo del nostro, non c\u2019\u00e8 dubbio. Eppure, i deprecabili onorevoli che da domani torneranno a tormentarci dagli scranni di Montecitorio non sono pi\u00f9 pittoreschi dei vari Trump o Boris Johnson o Marine Le Pen. <em>Sono solo meno pericolosi<\/em>. Il potere reale da cui dipende la nostra vita \u2013 lo sappiamo tutti \u2013 sta altrove e parla altre lingue. Come ci dice sarcasticamente John Oliver, chi domina il mondo ci considera ormai poco pi\u00f9 che un\u2019insulsa e caotica semi-colonia. Di questo prima o poi bisogner\u00e0 parlare seriamente, se si vorr\u00e0 ricominciare a fare politica davvero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrimenti, lasciamo che l\u2019Italia torni ad essere, proprio come in <em>Call me by your name<\/em> di Luca Guadagnino, una semplice espressione geografica. Forse non \u00e8 un caso, del resto, che proprio questo film, pensato e costruito a tavolino per un pubblico internazionale, sia stato candidato a quattro premi Oscar \u2013 fra cui quello per miglior film dell\u2019anno. Come sappiamo ne ha portati a casa solo uno, quello per la miglior sceneggiatura non originale a firma, ahim\u00e8, duole dirlo, James Ivory. Non c\u2019\u00e8 dubbio che alcune scene del film siano esteticamente potenti, come per esempio il lunghissimo primo piano finale. Ottima, del resto, \u00e8 anche l\u2019interpretazione del giovane Timoth\u00e9e Chalamet che va a controbilanciare quella, all\u2019opposto imbarazzante, di Armie Hammer. <em>Call me by your name<\/em> \u00e8 un film fragile, d\u2019atmosfere rarefatte, a tratti noioso a tratti mellifluo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un clima ovattato, senza conflitti significativi, il film racconta i tormenti di un giovane adolescente ebreo cosmopolita. Elio suona Bach come lo avrebbe suonato Busoni. D\u2019estate, nella casa di campagna dei suoi genitori, si innamora di Oliver, un giovane ebreo americano, dottorando in archeologia, che legge \u2013 senza davvero capirlo \u2013 Heiddeger su i presocratici, a bordo piscina in costume da bagno. Lo spettatore \u00e8 dunque avvertito: se ama la vita, eviti la sala. E invece, quasi all\u2019unanimit\u00e0, critica, stampa internazionale di settore, e perfino Pedro Almodovar e Xavier Dolan, hanno parlato di vero e proprio capolavoro. E cos\u00ec <em>Call me by your name<\/em> \u00e8 stato candidato all\u2019Oscar per miglior film dell\u2019anno, avendo per altro gi\u00e0 incassato in sala oltre 35 milioni di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un successo vasto, dunque. Di pubblico e di critica. Ed \u00e8 su questo che cercher\u00f2 di ragionare, sulle cause implicite di una consacrazione impropria. Sar\u00e0 necessario domandarsi: che cosa si desidera realmente in questo film? Lo spettatore \u2013 necessariamente non brechtiano \u2013 che se ne innamora, con cosa, nel profondo, si vuole identificare? Con quale tipo di vita? \u00c8 difficile immaginare infatti che un successo cos\u00ec vasto sia attivato esclusivamente dall\u2019empatia per lo struggimento di un amore adolescenziale; vissuto, per altro, senza alcun conflitto e ostacolo significativo. C\u2019\u00e8 probabilmente dell\u2019altro. Vediamo meglio.<span id=\"more-31415\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima considerazione da fare \u00e8 quasi ovvia. L\u2019oggetto del desiderio di <em>Call me by your name<\/em>, come del resto dei due lavori precedenti di Guadagnino, \u00e8 una precisa classe sociale. Al nostro regista palermitano interessa infatti la vita dell\u2019alta borghesia internazionale, quella sorta di patriziato urbano colto (anche se rappresentato con tutti i <em>clich\u00e9<\/em> con cui i semi-colti pensano la cultura), cosmopolita, poliglotta, ricchissimo, liberale nei costumi e nella politica. Di fatto, una classe imperiale che gode di privilegi e libert\u00e0 pressoch\u00e9 assoluti e che \u00e8 ben consapevole che nessun conflitto reale pu\u00f2 minare, nel profondo, la sua granitica stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019immaginario di questa \u00e9lite, l\u2019Italia gioca e ha sempre giocato un ruolo importante, dal <em>Grand Tour<\/em> fino ad oggi. Non certo per la sua storia moderna, che al contrario turba e verso cui prova disprezzo; quanto per essere un altrove edenico, una somma vertiginosa di arte e cultura, concentrata in uno spazio tutto sommato innocuo, perfetto per autocelebrarsi come gaudente aristocrazia dello spirito. Un magnifico teatro, insomma, su cui proiettare deliri di onnipotenza, angoscia e dissacrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce, infatti, di questo film altrimenti evanescente, la violenza con cui \u00e8 continuamente aggredito il contesto geografico e storico. Se guardiamo <em>Call me by your name<\/em> film nella versione originale scopriamo, quasi subito, che la lingua ufficiale della campagna cremasca \u00e8 \u2013 ohib\u00f2 \u2013 il francese. Le amiche che si innamorano di Elio e che corrono in bicicletta, ignare, conversano fra loro e con il giovane musicista con un perfetto accento parigino. Del resto, si sa: l\u2019<em>Alliance<\/em> ha sempre fatto ottimi affari nella bassa padana. Per contro, la servit\u00f9, che non merita neppure un\u2019inquadratura di rilievo e che appare e scompare fugacemente dallo schermo, emette enigmatici suoni gutturali in un oscuro dialetto lombardo. La realt\u00e0 e il presente restino incomprensibile come la lingua di questi plebei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la deformazione \u00e8 soprattutto storica, pi\u00f9 che linguistica. Alcuni esempi. Le campagne industrialmente coltivate della bassa padana sembrano uscite da una pagina di Carlo Levi: terre un po\u2019 magiche alla fine del mondo, popolate quasi esclusivamente da vecchi contadini rimbambiti. Girando in bicicletta, i due protagonisti trovano qua e l\u00e0 immagini nostalgiche del Duce. Ad Oliver che si sorprende, Elio risponde laconico: \u00abgli italiani sono questo\u00bb. Poco importa che il film sia ambientato all\u2019inizio degli anni \u201980 e che un italiano su tre \u2013 soprattutto in quelle campagne \u2013 voti ancora per il PCI. E poco importa che l\u2019Italia stia per diventare la quinta potenza economica del mondo. Guadagnino sa bene che per questo patriziato borghese (e per lo spettatore che sogna di farne parte) la storia reale non conta. La forza della sua operazione estetica sta tutta nella conferma di questo punto di vista patrizio e cosmopolita per cui l\u2019Italia non esiste, se non come incantato rifugio periferico o come oggetto nobilitante, da possedere e da ostentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dire il vero, per\u00f2, ad un certo punto del film, la realt\u00e0 storica cerca faticosamente di fare irruzione. Alla tv passa uno spettacolo di Beppe Grillo, velata allusione obliqua al presente. Poco dopo assistiamo addirittura ad un pranzo di famiglia dove si discute di politica. La madre ha invitato due amici italiani, non a caso imbarazzanti. Con loro prova a decifrare i problemi dell\u2019Italia, ma \u00e8 difficile ragionare con persone paonazze che urlano, litigano in continuazione, farfugliano concetti vaghi. Il tema che li preoccupa \u00e8 il maledetto compromesso storico che ha portato al potere Craxi. Gi\u00e0, il compromesso storico\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peccato che con il governo di Craxi non c\u2019entri proprio niente. Ma d\u2019altronde, come si dice all\u2019inizio del film, siamo \u00abda qualche parte nel Nord Italia\u00bb e, potremmo anche aggiungere, \u00abin un qualche tempo indistinto di questa pittoresca penisola\u00bb. Del resto, alle semi-colonie non deve appartenere pienamente n\u00e9 lo spazio, n\u00e9 il tempo. E un\u2019ultima scena, a questo proposito, \u00e8 emblematica. Il padre di Oliver, che \u00e8 un famoso professore di archeologia, porta figlio e dottorando americano sul lago di Garda per assistere al ritrovamento di una statua romana che, magicamente, affiorer\u00e0 di l\u00ec a poco dall\u2019acqua. La statua, che viene afferrata con le mani, senza alcuna protezione, come se fosse un luccio, viene deposta sulla spiaggia. E i due nostri incerti amanti, ma gi\u00e0 sicuri padroni del mondo, si divertiranno a giocare con il fragilissimo reperto appena trovato. Poco importa se si rompe. La storia non serve a nulla. \u00c8 solo un gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Call me by your name <\/em>\u00e8 sicuramente un film sul desiderio. Ma non, come \u00e8 stato scritto, sulla sua natura erotica, tortuosa e indecifrabile. Quanto sulla sua natura infantile, innocente e prevaricatrice. \u00c9 il desiderio di possedere il mondo; \u00e8 il desiderio di distinguersi, come anime elette e libere, da una sempre pi\u00f9 sterminata plebe senza nome. Questo \u00e8 il vero centro magnetico del film e la ragione ultima del suo successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, la distruzione del ceto medio di cui siamo tutti testimoni, sta facendo riemergere una distinzione sociale antica. Quella fra una minuscola \u00e9lite, rapace e cosmopolita; e un nuovo infinito popolo plebeo. <em>Call me by your name<\/em> mette in forma questa mutazione neo-oligarchica, rimuovendone il contenuto. <em>Spostando<\/em> cio\u00e8 nei tormenti illusori di un desiderio erotico omosessuale conciliato, privo di veri ostacoli e tab\u00f9, il delirio di onnipotenza di una nuova classe patrizia predatoria. Fa male pensare che un film cos\u00ec aggressivamente classista abbia sfiorato la possibilit\u00e0 di vincere l\u2019Oscar, come miglior film dell\u2019anno. Cos\u00ec come fa impressione pensare che l\u2019Italia diventi, nel nuovo inconscio imperiale dei semi-colti, uno degli spazi elettivi di questa vistosa involuzione post-democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-31413\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?resize=620%2C197\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?resize=1024%2C325 1024w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?resize=300%2C95 300w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?resize=768%2C244 768w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?w=1102 1102w\" alt=\"\" width=\"619\" height=\"197\" data-attachment-id=\"31413\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=31413\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?fit=1102%2C350\" data-orig-size=\"1102,350\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"cropped-call-me-by-your-name-696\u00d7376.jpg\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?fit=300%2C95\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-call-me-by-your-name-696x376.jpg?fit=620%2C197\" \/><\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\">http:\/\/www.leparoleelecose.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Daniele Balicco) Last Week Tonight with John Oliver \u00e8 una trasmissione statunitense di satira politica. 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