{"id":39697,"date":"2018-03-07T11:17:05","date_gmt":"2018-03-07T10:17:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39697"},"modified":"2018-03-07T11:23:57","modified_gmt":"2018-03-07T10:23:57","slug":"e-davvero-necessario-ridurre-il-debito-pubblico-i-falsi-luoghi-comuni-che-sembrerebbero-sostenere-questa-necessita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39697","title":{"rendered":"E\u2019 davvero necessario ridurre il debito pubblico? &#8211; I falsi luoghi comuni che sembrerebbero sostenere questa necessit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SCENARI ECONOMICI (Davide Gionco)<\/strong><\/p>\n<p>Non me ne vogliano i molti politici e giornalisti che ci ricordano ogni giorno che \u201cdobbiamo\u00a0<strong>ridurre il debito pubblico\u00a0<\/strong>per il bene del paese\u201d, come ad esempio l\u2019attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nulla di personale contro queste persone, ma stupisce come tante persone che pure si presentano come intelligenti e preparate continuino a perseguire un obiettivo politico privo di senso e dannoso per il nostro paese.<br \/>\nFacciamo chiarezza una volta per tutte su questa \u201cfake news\u201d che ci viene ripetuta centinaia di volte in TV e sui giornali.<br \/>\nRiporto solo alcune citazioni degli ultimi giorni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.panorama.it\/economia\/debito-pubblico-come-ridurlo\/\">https:\/\/www.panorama.it\/economia\/debito-pubblico-come-ridurlo\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.firstonline.info\/debito-pubblico-italiano-ridurlo-tre-mosse-proposta-luiss\/\">https:\/\/www.firstonline.info\/debito-pubblico-italiano-ridurlo-tre-mosse-proposta-luiss\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/11\/debito-pubblico-per-ridurlo-renzi-bussa-ancora-alla-cassa-depositi-e-prestiti-compri-immobili-dello-stato\/4153145\/\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/02\/11\/debito-pubblico-per-ridurlo-renzi-bussa-ancora-alla-cassa-depositi-e-prestiti-compri-immobili-dello-stato\/4153145\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/01\/18\/debito-pubblico-i-piani-gemelli-di-forza-italia-e-pd-per-tagliarlo-al-100-del-pil-vendendo-il-patrimonio-dello-stato\/4098275\/\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/01\/18\/debito-pubblico-i-piani-gemelli-di-forza-italia-e-pd-per-tagliarlo-al-100-del-pil-vendendo-il-patrimonio-dello-stato\/4098275\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/it.finance.yahoo.com\/notizie\/visco-ridurre-il-debito-pubblico-non-ci-sono-114115957.html\">https:\/\/it.finance.yahoo.com\/notizie\/visco-ridurre-il-debito-pubblico-non-ci-sono-114115957.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-02-11\/non-va-ritardata-riduzione-debito-081101.shtml?uuid=AE5DRKyD\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-02-11\/non-va-ritardata-riduzione-debito-081101.shtml?uuid=AE5DRKyD<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.avantionline.it\/2018\/01\/bankitalia-debito-pubblico-giu-di-quasi-15-miliardi\/\">http:\/\/www.avantionline.it\/2018\/01\/bankitalia-debito-pubblico-giu-di-quasi-15-miliardi\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo obiettivo viene addirittura spesso presentato come l\u2019obiettivo politico fondamentale.<br \/>\nPer quali ragioni questo obiettivo politico\u00a0<strong>sbagliato e dannoso<\/strong>\u00a0viene ritenuto cos\u00ec importante da molti politici?<br \/>\nEcco una analisi dettagliata dei vari errori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ce lo chiede l\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Unione Europea\u00a0<strong>non chiede<\/strong>\u00a0di ridurre il debito pubblico, ma di\u00a0<strong>ridurre il rapporto debito\/PIL\u00a0<\/strong>(PIL = Prodotto Interno Lordo) idealmente al valore del 60% ovvero di 0,6.<br \/>\nTrattandosi di una frazione matematica \u00e8 possibile ottenere una riduzione del valore sia riducendo il numeratore, sia aumentando il denominatore.<br \/>\nQuesto significa che lo stesso obiettivo potrebbe essere raggiunto facendo crescere il PIL pi\u00f9 di quanto cresca il debito.<br \/>\nLa decisione politica di perseguire questo obiettivo puntando unicamente sulla riduzione del valore assoluto del debito, tagliando la spesa pubblica o aumentando le tasse, non \u00e8 quindi \u201cla via obbligata\u201d, come invece ci viene dato a intendere sui giornali e in TV dai politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi\u00a0<strong>non \u00e8 vero che l\u2019Europa ci chiede<\/strong>\u00a0di tagliare la spesa pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le conseguenze di questo \u201cerrore\u201d sono sotto gli occhi di tutti: peggioramento dei servizi sanitari, della manutenzione stradale, meno fondi ai servizi di sicurezza, tassazione a livelli intollerabili che porta al fallimento moltissime imprese, creando disoccupazione.<br \/>\nEsiste un solo caso storico in cui un governo sia riuscito ad azzerare il debito pubblico, con\u00a0<a href=\"https:\/\/www.attivismo.info\/2017\/12\/13\/quando-listeria-del-debito-colpi-la-serenissima\/\">queste conseguenze<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I tagli alla \u201cspesa improduttiva\u201d consentono di ridurre il rapporto debito\/PIL<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Facciamo chiarezza su un errore diffusissimo: i tagli alla \u201cspesa improduttiva\u201d.<br \/>\nQuando parliamo di debito e di PIL, e quindi anche di rapporto debito\/PIL, facciamo sempre riferimento a delle grandezze quantitative, non a delle grandezze qualitative.<br \/>\nQuando parliamo di \u201cspesa improduttiva\u201d a cosa ci riferiamo?<br \/>\n<em>a) Ci riferiamo a spesa che non produce utili finanziari?<\/em><br \/>\nIn questo caso la spesa sanitaria, in particolare le cure rivolte agli anziani che non lavorano, sarebbe a tutti gli effetti una \u201cspesa inutile\u201d e dovrebbe essere tagliata. Naturalmente nessuno di noi vuole privare gli anziani delle cure mediche, in quanto il valore in gioco \u00e8 la salute.<br \/>\nLa spesa pubblica non ha come obiettivo la realizzazione di utili finanziari, ma l\u2019erogazione di servizi pubblici di utilit\u00e0 \u201cumana\u201d e non finanziaria.<br \/>\nQuindi non sono questi i tagli che vorremmo fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando parliamo di \u201cspesa improduttiva\u201d ci riferiamo, quindi, a\u00a0<em>b) fornitori dello Stato<\/em>, dipendenti o ditte esterne, che sono pagati senza fornire un servizio utile. Ad esempio un barbiere del Senato che viene pagato 136 mila euro l\u2019anno per tagliare i capelli ai nostri senatori. O parliamo dei troppi forestali di qualche regione dell\u2019Italia meridionale che sono stipendiati senza che vi sia una reale necessit\u00e0 del loro lavoro.<br \/>\nEvidentemente queste spese potrebbero essere tagliate senza avere alcuna ripercussione sull\u2019erogazione di servizi pubblici.<br \/>\nTuttavia sia nel caso a) che nel caso b) ci siamo sempre limitati a valutazioni di tipo qualitativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In macroeconomia il PIL viene calcolato come:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">PIL = C + I + G + NX<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dove C sono i consumi privati, I sono gli investimenti delle imprese G \u00e8 la spesa pubblica e NX \u00e8 il saldo degli scambi con l\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0001.jpg?resize=292%2C291\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2417 size-full\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0001.jpg?resize=292%2C291\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"291\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ci riferiamo a G = \u201cspesa pubblica\u201d, si parla di spesa\u00a0<strong>senza alcun riferimento qualitativo<\/strong>.<br \/>\nSe spendo 100 \u20ac per servizi sanitari utili, G vale 100 \u20ac.<br \/>\nSe spendo 1000 \u20ac per servizi inutili, o addirittura in cambio di niente, G vale comunque 100 \u20ac.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualsiasi taglio alla \u201cspesa pubblica produttiva\u201d comporta inevitabilmente una riduzione del PIL, in quanto si riduce il fattore G. Lo stesso risultato si ottiene tagliando la \u201cspesa pubblica improduttiva\u201d.<br \/>\nNel primo caso il taglio di spesa produttiva comporter\u00e0 una riduzione della qualit\u00e0 dei servizi pubblici; nel secondo caso il taglio di spesa improduttiva non comporter\u00e0 una riduzione della qualit\u00e0 dei servizi.<br \/>\nIn entrambi i casi si avr\u00e0 una diminuzione di G e quindi del PIL, senza alcuna distinzione contabile nel calcolo del rapporto debito\/PIL.<br \/>\nQuindi eventuali tagli alla spesa pubblica improduttiva non porteranno alcun vantaggio per la sostenibilit\u00e0 del debito, anzi, nei capitoli seguenti dimostreremo che porta degli svantaggi.<br \/>\nCasomai possiamo discutere se una diminuzione della spesa pubblica G, produttiva o improduttiva che sia, possa essere compensata da un conseguente aumento delle altre voci C, G o (X-M). Ne parleremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il momento il fatto certo \u00e8 che tagliando la spesa pubblica produttiva priviamo i cittadini di alcuni servizi pubblici di base, come la sanit\u00e0, la scuola, la manutenzione delle strade e del territorio, ecc.<br \/>\nTagliando la spesa pubblica improduttiva potremo forse ridurre gli stipendi esagerati dei barbieri del Senato, ma ci ritroveremmo con molti disoccupati a carico della societ\u00e0 nel caso di licenziamento dei forestali in esubero, che non troverebbero un altro impiego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 sacrosanto \u201celiminare gli sprechi\u201d di denaro pubblico, ma questo significa che dobbiamo poi utilizzare lo stesso denaro per finanziare altre attivit\u00e0 utili, riducendo nello stesso tempo le attivit\u00e0 improduttive. Quindi: nessun risparmio di denaro, ma solo una\u00a0<strong>riqualificazione della spesa<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.3<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tagliando il debito pubblico il rapporto debito\/PIL diminuisce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se uno stato aumenta la spesa pubblica \u201cG\u201d di 200 miliardi di euro, il PIL aumenta per definizione almeno di 200 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">PIL = C + I + (G+200) + (X \u2013 M)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se questo aumento di spesa avviene facendo deficit, allora anche il debito aumenter\u00e0 di 200 miliardi di euro.<br \/>\nSe uno stato taglia la spesa pubblica di 200 miliardi di euro, anche il PIL diminuir\u00e0 di 200 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">PIL = C + I + (G-200) + (X \u2013 M)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Facciamo un esempio concreto: supponiamo di avere un debito pubblico di 2\u2019000 miliardi ed un PIL da 1\u2019600 miliardi. Il coefficiente debito\/PIL vale 2\u2019000\/1\u2019600 = 1,25 = 125%.<br \/>\nAumentando la spesa pubblica, e il PIL, di 200 miliardi, il rapporto diventa 2\u2019200\/1\u2019800 = 1,22 = 122%, 3% in meno dell\u2019anno precedente.<br \/>\nRiducendo la spesa pubblica, e il PIL, di 200 miliardi, il rapporto diventa 1\u2019800\/1\u2019400 = 1,29 = 129%, 4% in pi\u00f9 dell\u2019anno precedente.<br \/>\nQuesto, ovviamente, senza tenere conto dei 6 milioni di posti di lavoro che verrebbero distrutti con una manovra del genere.<br \/>\nQuindi se l\u2019obiettivo \u00e8 la riduzione del rapporto debito\/PIL, \u00e8 necessario aumentare la spesa pubblica, non diminuirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si taglia la spesa pubblica, compresa la \u201cspesa improduttiva\u201d, l\u2019effetto \u00e8 un peggioramento del rapporto debito\/PIL e un allontanamento dall\u2019obiettivo fissato dall\u2019Unione Europea.<br \/>\nQuindi il taglio del debito pubblico, come valore assoluto, porta ad una minore sostenibilit\u00e0 del debito, l\u2019esatto opposto dell\u2019obiettivo prefissato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.4<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il taglio della spesa pubblica riduce la presenza dello Stato nell\u2019economia e liberare risorse private. Il privato investe meglio dello stato, per cui il PIL crescer\u00e0 maggiormente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fondamento di questa affermazione \u00e8 la constatazione che spesso gli enti pubblici spendono male il denaro causando sprechi, mentre molte aziende private sanno investire bene il denaro, generando utili.<br \/>\nRicordiamoci quanto dimostrato parlando dell\u2019Errore n.2: un scorretto utilizzo del denaro pubblico porta eventualmente ad uno spreco di risorse umane, ma genera comunque una crescita del PIL pari alla spesa sostenuta. Male che vada la spesa di 100 euro genera una crescita del PIL di 100 euro.<br \/>\nSe lo Stato riduce la spesa pubblica di 100 euro, riducendo le tasse, ci sar\u00e0 un imprenditore private che disporr\u00e0 di 100 euro da investire. Che cosa ne far\u00e0?<br \/>\nUn bravo imprenditore potrebbero effettivamente investire quei 100 euro nella propria impresa, generando un PIL magari di 105 euro, con un 5% di margine di utile.<br \/>\nTuttavia esiste anche la probabilit\u00e0 che, in periodo di crisi economica, decida che sia troppo rischioso investire denaro nella propria azienda in Italia e preferisca piuttosto investire in una azienda estera o investire in prodotti finanziari. In questi due casi i 100 euro affidati all\u2019imprenditore porterebbero ad una crescita zero del PIL.<br \/>\nQuindi tagliare la spesa pubblica per liberare risorse in favore dei privati non garantisce \u201ccertamente\u201d una maggiore crescita del PIL. Anzi, in periodo di crisi economica avviene piuttosto il contrario: una riduzione del PIL, venendo a mancare il PIL prodotto dallo Stato ed essendo il PIL generato dal privato inferiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tagliando ad esempio la spesa pubblica e le tasse di 100 miliardi, realizzando sgravi fiscali in favore di imprese che non trovano conveniente investire in un mercato in recessione, l\u2019attuale rapporto debito\/PIL 2\u2019000\/1\u2019600 = 125% diventer\u00e0 (2\u2019000-100)\/(1\u2019600-100+5) = 1\u2019900\/1\u2019505 =126,2%. La situazione peggiora.<br \/>\nQuindi il taglio di spesa pubblica in periodo di crisi economica rende il debito pubblico meno sostenibile, l\u2019esatto opposto dell\u2019obiettivo prefissato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.5<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Non sapere cosa \u00e8 il moltiplicatore keynesiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei capitoli precedenti abbiamo, in modo semplificato, parlato delle conseguenze dei tagli o degli incrementi del bilancio pubblico.<br \/>\nCome si intuisce da quanto scritte nelle righe precedenti, gli effetti sul prodotto interno lordo di una maggiore o di una minore spesa, pubblica o privata, non sono sempre uguali, ma dipendono dall\u2019uso che viene fatto di quel denaro.<br \/>\nIl grande economista del secolo scorso John Maynard Keynes spiegava come la propensione al consumo da parte di una persona vari in funzione della situazione economica generale e della situazione economica propria particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta di un fatto assolutamente evidente.<br \/>\nSe una persona percepisce un pagamento, in genere cosa ne fa del denaro ricevuto?<br \/>\nLa risposta non \u00e8 di carattere generale, ma particolare, dato che ogni persona ha diverse necessit\u00e0 e diverse priorit\u00e0.<br \/>\nCiascuno di noi ha delle necessit\u00e0 primarie che difficilmente possono essere \u201ctagliate\u201d, come il bisogno di nutrirsi, di curarsi in caso di malattia, di riscaldare la casa durante l\u2019inverno, ecc.<br \/>\nDi conseguenza una parte del proprio reddito sar\u00e0 sempre destinata a fare fronte a queste esigenze.<br \/>\nUna persona povera spender\u00e0 il 100% del proprio reddito, il poco che ha, per fare fronte a queste esigenze primarie.<br \/>\nMan mano che il reddito aumenta, una persona potr\u00e0 decidere di acquistare beni e servizi utili, anche se non proprio essenziali o magari di accantonare una parte del denaro (risparmio) per fare fronte a spese impreviste future.<br \/>\nSe poi il reddito aumenta ancora, una persona potr\u00e0 permettersi spese per \u201cbeni e servizi di lusso\u201d, di risparmiare in modo pi\u00f9 cospicuo, fino a potersi permettere di investire una parte \u201cnon necessaria\u201d del proprio reddito magari in attivit\u00e0 finanziarie.<br \/>\nOgni volta che una di queste persone spende per l\u2019acquisto di beni e servizi, genera un aumento del PIL, in quanto qualcuno lavorer\u00e0 per produrre i beni\/servizi richiesti.<br \/>\nOgni volta che una di queste persone risparmia una parte del proprio reddito o lo investe in attivit\u00e0 finanziarie, non genera un aumento del PIL, dato che queste attivit\u00e0 non rientrano nel computo del PIL.<br \/>\nRisulta quindi evidente che la percentuale di reddito che viene spesa generando un aumento del PIL \u00e8 maggiore nelle persone a basso reddito, mentre \u00e8 minore nelle persone ad alto reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ritorniamo ora alla spesa pubblica, la spesa pubblica che, oltre a produrre beni e servizi al momento della spesa, va a finire nelle tasche di persone a basso reddito, che magari prima erano addirittura disoccupate, consente a quelle persone di ri-spendere quel denaro, generando un ulteriore aumento del prodotto interno lordo.<br \/>\nSe, invece, la spesa pubblica va a beneficio di attivit\u00e0 che non generano crescita del PIL, come ad esempio il pagamento degli interessi sul debito o di impegnative derivanti da titoli derivati, il beneficio per il PIL sar\u00e0 nullo.<br \/>\nSe la spesa pubblica va a beneficio di persone gi\u00e0 ricche e benestanti, come ad esempio degli imprenditori che operano su forniture pubbliche in monopolio, i benefici per la crescita del PIL saranno molto limitati.<br \/>\nQuesto significa che l\u2019EFFICACIA della spesa pubblica per fare aumentare il PIL dipende molto dal tipo di spesa che viene fatta, ma che dipende anche dalla situazione economica del paese.<br \/>\nIn un paese a piena occupazione con molte persone benestanti (non \u00e8 il caso dell\u2019Italia di oggi) \u00e8 pi\u00f9 probabile che la spesa pubblica vada a beneficiare lavoratori non eccessivamente poveri.<br \/>\nMa in un paese con un alto tasso di disoccupazione e con molte imprese che operano in sottoproduzione, se la spesa pubblica fosse destinata ad attivit\u00e0 che fanno incrementare il reddito di queste persone ed imprese, il loro reddito verrebbe in gran parte ri-speso per le loro esigenze, generando un aumento di PIL superiore a quello dell\u2019investimento pubblico iniziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo gli esperti di macroeconomia oggi in Italia il cosiddetto \u201cmoltiplicatore keynesiano\u201d, chiamato anche da alcuni \u201cmoltiplicatore fiscale\u201d vale\u00a0<strong>1,5<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo significa che mediamente un investimento pubblico di 1,00 \u20ac consegue una crescita del PIL di 1,50 \u20ac.<br \/>\nMa questo significa anche che un taglio di 1,00 \u20ac della spesa pubblica destinata alle categorie sotto-occupate provoca una decrescita del PIL di 1,50 \u20ac.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La non conoscenza di questo concetto fondamentale e, ragionandoci sopra, del tutto evidente della macroeconomia porta quindi a sottostimare gli effetti dei tagli e degli aumenti della spesa pubblica.<br \/>\nSulla base di queste considerazioni possiamo quindi rivedere i calcoli esposti precedentemente, per dare i risultati corretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Supponiamo sempre di avere un debito pubblico di 2\u2019000 miliardi ed un PIL da 1\u2019600 miliardi. Il coefficiente debito\/PIL vale 2\u2019000\/1\u2019600 = 1,25 = 125%.<br \/>\nAumentando la spesa pubblica di 200 miliardi il debito salir\u00e0 a 2\u2019200 miliardi, mentre il PIL salir\u00e0 a 1\u2019600+(1,5*200) = 1\u2019900 miliardi.<br \/>\nIl rapporto debito\/PIL diventer\u00e0 quindi 2\u2019200\/1\u2019900 = 1,16 = 116%, 9% in meno dell\u2019anno precedente.<br \/>\nRiducendo la spesa pubblica di 200 miliardi, il debito si ridurr\u00e0 a 1\u2019800 miliardi, mentre il PIL scender\u00e0 a 1600 \u2013(1.5*200) = 1\u2019300 miliardi.<br \/>\nIl rapporto debito\/PIL diventer\u00e0 quindi 1\u2019800\/1\u2019300 = 1,38 = 138%, 13% in meno dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ricordiamo a tutti che un calo di 300 miliardi del PIL significa la perdita di almeno 5 milioni di posti di lavoro.<br \/>\nQuesto significa che i tagli alla spesa pubblica portano ad un disastro sociale e ad una maggiore insostenibilit\u00e0 del debito pubblico.<br \/>\nLa prova di queste dinamiche \u00e8 quanto successo in Grecia negli ultimi anni, dopo avere applicato le richieste dei \u201ccreditori\u201d (banche franco-tedesche supportate dalla Commissione Europea).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risultati simili, naturalmente, si ottengono aumentando la tassazione, mantenendo costante la spesa pubblica, in quanto l\u2019aumento di tassazione va a sottrarre pi\u00f9 denaro ai cittadini, riducendo la loro possibilit\u00e0 di spesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una situazione economica con moltiplicatore fiscale pari a 1.5, un aumento di tasse di 50 miliardi, senza un corrispettivo aumento di 50 miliardi della spesa pubblica, porter\u00e0 ad una riduzione del PIl pari a 1.5*50 = 75 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.6<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo stato \u00e8 come una famiglia, non pu\u00f2 spendere pi\u00f9 di quanto incassa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 una idea comune molto diffusa che lo Stato sia come una famiglia o come una impresa.<br \/>\nUno Stato che incassa 100 di tasse dovrebbe al massimo sostenere una spesa pubblica di 100.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma come funziona il bilancio di uno stato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il bilancio di uno stato \u00e8 una equivalenza fra le voci in entrata e le voci in uscita, come ogni altro bilancio.<br \/>\nRiduciamo le voci ai minimi termini per semplificare la comprensione del pareggio di bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrate:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(T) Tasse (tasse, imposte, accise, multe, canoni, ecc.)<\/li>\n<li>(B) Emissioni di titoli di stato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Uscite:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(I) Spesa pubblica (stipendi, investimenti)<\/li>\n<li>(B\u2019) Pagamento dei titoli di stato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">T + B = I + B\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ovvero<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(T \u2013 I) = I + (B\u2019 \u2013 B)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">dove (B\u2019-B) sono gli interessi passivi sul debito pubblico e (T \u2013 I) \u00e8 il\u00a0<strong>differenziale<\/strong>\u00a0fra quanto lo Stato incassa mediante la fiscalit\u00e0 e quanto spende per garantire i servizi pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fare \u201cpareggio di bilancio\u201d, come \u00e8 stato previsto con la riforma del 2011 che ha modificato l\u2019art. 11 della Costituzione, significa quindi che, ogni anno, lo Stato deve garantire un\u00a0<strong>attivo di bilancio primario<\/strong>\u00a0(cos\u00ec si definisce tecnicamente il bilancio dello stato senza tenere conto del rimborso degli interessi passivi) pari al valore degli interessi passivi.<br \/>\nCon un debito pubblico di 2\u2019300 miliardi e con un tasso di interesse medio sui titoli di stato del 4% significa che<br \/>\n(B\u2019 \u2013 B) = 4% di 2\u2019300 = 92 miliardi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo significa che se la pressione fiscale corrisponde a 800 miliardi (50% del PIL), la spesa pubblica potr\u00e0 al massimo essere di 800 \u2013 92 = 708 miliardi.<br \/>\nSe qualcuno volesse non tagliare la spesa pubblica e mantenerla costante a 800 miliardi, allora la pressione fiscale dovr\u00e0 salire a 800 + 92 = 892 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In entrambi i casi \u201cpareggio di bilancio\u201d significa che il settore privato (imprese e famiglie) subir\u00e0 una riduzione della propria capacit\u00e0 di spesa di 92 miliardi, o a causa del tagli alla spesa pubblica (meno commesse pubbliche, meno assunzioni pubbliche) o a causa dell\u2019aumento delle tasse.<br \/>\nCon un moltiplicatore keynesiano pari a 1.5 (si veda il capitolo precedente), questo significa ogni anno una riduzione del PIL causata dal pareggio di bilancio pari a 1.5*92 = 138 miliardi, pari ad un potenziale di 3,5 milioni di posti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dovendo pagare ogni anno degli interessi passivi sul debito, fare pareggio di bilancio significa ogni anno\u00a0<strong>sottrarre al settore privato<\/strong>\u00a0(famiglie e imprese) denaro pari al valore degli interessi passivi.<br \/>\nIn realt\u00e0 l\u2019effetto delle politiche governative non \u00e8 stato cos\u00ec disastroso per il momento, dato che l\u2019effettivo pareggio di bilancio non \u00e8 ancora mai stato attuato (per fortuna).<br \/>\nAnche senza arrivare al pareggio di bilancio, fare un deficit pubblico pari al 2,2% del PIL, con dei tassi di interesse che valgono 92 miliardi su di un PIL di 1\u2019600 miliardi (oltre il 5%, per semplicit\u00e0 2 che sia il 5%), significa che ogni anno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">T \u2013 I + 2,2%PIL = B\u2019 \u2013 B = 5% PIL<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ovvero<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">T \u2013 I = (5-2,2)%PIL = 2,8%PIL = 40 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo significa che l\u2019Unione Europea impone attualmente al nostro governo di sottrarre ogni anno al settore privato (famiglie e imprese) 40 miliardi.<br \/>\nL\u2019effetto sul PIL di questa operazione, derivante dal \u201cconcetto\u201d di pareggio di bilancio, con un moltiplicatore keynesiano a 1,5 \u00e8 una riduzione di 1,5*40 = 60 miliardi l\u2019anno di perdita di PIL potenziale, pari alla perdita di 1,5 milioni di posti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo tipo di politiche \u00e8 in atto da molto tempo, come si pu\u00f2 vedere chiaramente dal diagramma che segue, in cui l\u2019Italia si presenta come fra i paesi in Europa che pi\u00f9 di tutti hanno realizzato attivi di bilancio primario, sottraendo denaro all\u2019economia reale, per trasferirlo all\u2019economia finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0003.png?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2420 size-medium\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0003-300x212.png?resize=300%2C212\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I danni al sistema produttivo italiano sono stati in realt\u00e0 in parte limitati dalla \u201cinerzia\u201d del sistema, ovvero facendo ricorso al risparmio privato delle famiglie che si \u00e8 progressivamente eroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0003.jpg?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2422 size-medium\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0003-300x245.jpg?resize=300%2C245\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"245\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La riduzione del danno \u00e8 avvenuta anche mediante il corposo processo di privatizzazione di molti beni e servizi pubblici, con pochi eguali nel mondo occidentale, che hanno portato denaro alle casse dello stato, consentendo per alcuni anni di limitare i danni all\u2019economia reale causati dalle politiche di austerit\u00e0.<br \/>\nMa con la progressiva riduzione dei risparmi e con quasi pi\u00f9 nulla da privatizzare i danni per i continui attivi di bilancio primario si scaricheranno sempre di pi\u00f9 sulle famiglie e sulle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stendiamo un velo pietoso su coloro che, come Emma Bonino, penserebbero di bloccare la spesa pubblica per 5 anni, in modo da ridurre il coefficiente debito\/PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dovendo l\u2019Italia comunque pagare ogni anno 92 miliardi di interessi l\u2019anno (supponiamo il valore costante) e il debito aumenterebbe comunque di 5*92 = 460 miliardi di euro, mentre il PIL mancherebbe della crescita portata dall\u2019aumento della spesa pubblica, per cui il rapporto debito\/PIL aumenterebbe vertiginosamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed auguriamoci che mai nessuno tenti veramente di ridurre il debito al 60% del PIL in 20 anni, come ci chiederebbero i trattati europei, perch\u00e9 questo significherebbe, con un debito al 130% del PIL, ridurre il debito\/PIL del (130-60)\/20 = del 3,5% l\u2019anno avendo degli interessi passivi che pesano il 4% del PIL, realizzando complessivamente un attivo di bilancio primario del 7,5% del PIL, pari a 120 miliardi l\u2019anno di differenziale fra tasse pagate ed investimenti pubblici, che porterebbe ad un tracollo certo della nostra economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.7<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Non conoscere come \u00e8 fatto il bilancio dello Stato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019equazione precedentemente riportata che rappresenta il bilancio dello Stato come viene visto oggi dalla maggior parte della classe politica e dalla popolazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">T + B = I + B\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">con<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrate:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(T) Tasse (tasse, imposte, accise, multe, canoni, ecc.)<\/li>\n<li>(B) Emissioni di titoli di stato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Uscite:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(I) Spesa pubblica (stipendi, investimenti)<\/li>\n<li>(B\u2019) Pagamento dei titoli di stato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0\u00a0<strong>non \u00e8 corretta!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La descrizione corretta del bilancio di uno Stato sovrano \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">T + B + M = I + B\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">con<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrate:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(T) Tasse (tasse, imposte, accise, multe, canoni, ecc.)<\/li>\n<li>(B) Emissioni di titoli di stato<\/li>\n<li>(M)\u00a0<strong>Nuove emissioni di moneta<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Uscite:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>(I) Spesa pubblica (stipendi, investimenti)<\/li>\n<li>(B\u2019) Pagamento dei titoli di stato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Che diventa anche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(T + M) \u2013 I = (B\u2019 \u2013 B)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno Stato sovrano che possa emettere della propria moneta in quantit\u00e0 M \u00e8 in grado di fare fronte al pagamento degli interessi senza tagliare la spesa pubblica o senza dovere aumentare le tasse.<br \/>\nL\u2019Italia si \u00e8 privata di questa prerogativa quando ha ceduto la propria sovranit\u00e0 monetaria alla BCE.<br \/>\nIn realt\u00e0 anche prima la Banca d\u2019Italia emetteva denaro solo in cambio di nuovi titoli di debito. Ne parleremo inseguito.<br \/>\nTuttavia esisteva sempre la possibilit\u00e0 di emettere dei \u201cbiglietti di stato\u201d, come quando Aldo Moro emesse le banconote da 500 lire<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0004.jpg?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2423 size-medium\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0004-300x164.jpg?resize=300%2C164\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"164\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto di stampare del nuovo denaro non \u00e8 una \u201cipotesi bizzarra\u201d, ma \u00e8 una delle prerogative principali di uno stato sovrano (le colonie usano moneta stampata da altri) ed \u00e8 anzi l\u2019unico modo per evitare che un bilancio pubblico \u201cin pareggio\u201d vada a danneggiare l\u2019economia reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.8<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il debito cresce a causa della eccessiva spesa pubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuale debito pubblica italiano \u00e8 di circa 2\u2019300 miliardi di euro.<br \/>\nAlleghiamo una tabella che illustra l\u2019evoluzione del debito pubblico in Italia dal 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 1980 al 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0005.png?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2424 size-medium\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0005-224x300.png?resize=224%2C300\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si vede chiaramente come il debito sia generato dagli interessi passivi annui.<br \/>\nSe gli interessi fossero stati pari a zero il debito sarebbe stato azzerato gi\u00e0 da molto tempo.<br \/>\nCi\u00f2 che rende veramente insostenibile il debito pubblico, quindi, non \u00e8 il livello di spesa pubblica, con tutte le considerazioni di quanto essa sia strettamente legata alla crescita del PIL nazionale, ma \u00e8 l\u2019eccessivo livello di interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Siamo indebitati, \u00e8 giusto pagare gli interessi sul debito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ritorniamo al problema iniziale.<br \/>\nL\u2019Unione Europea ci chiede di ridurre il rapporto debito\/PIL puntando unicamente sul taglio della spesa pubblica, mentre in realt\u00e0 il fattore principale del debito non \u00e8 la spesa pubblica, ma sono i tassi di interesse sui titoli di stato.<br \/>\nA molti sembra evidente che chi si \u00e8 indebitato debba pagare un tasso di interesse sul denaro chiesto in prestito.<br \/>\nNello stesso tempo \u00e8 necessario riconoscere che uno Stato che ha la possibilit\u00e0 di stampare il proprio denaro, non avrebbe bisogno di prenderlo in prestito \u201cdai mercati\u201d, per cui non ci sarebbero n\u00e9 debito, n\u00e9 interessi da pagare.<br \/>\nSe ci mettiamo dal punto di vista dei risparmiatori\/investitori, non \u00e8 lo Stato ad avere bisogno di denaro, ma sono i risparmiatori (privati, fondi d\u2019investimento, banche) ad avere bisogno di un \u201cluogo di investimento sicuro\u201d e privo di rischi.<br \/>\nUno stato sovrano potrebbe, quindi, emettere il proprio denaro auto-accreditandoselo, senza indebitarsi con nessuno.<br \/>\nE potrebbe anche cessare di emettere nuovi titoli di stato, per non indebitarsi. A quel punto non ci sarebbero problemi per lo stato, mentre gli investitori italiani avrebbero maggiori difficolt\u00e0 a trovare un luogo sicuro dove collocare il proprio denaro.<br \/>\nUno stato sovrano potrebbe quindi, se avesse l\u2019obiettivo di eliminare il servizio pubblico di risparmio, imporre dei tassi negativi. Oppure potrebbe, in modo pi\u00f9 logico, offrire ai risparmiatori un tasso di interesse pari al tasso di inflazione, in modo da tutelare il risparmio, dando adempimento all\u2019rt. 47 della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino al 1981 la Banca d\u2019Italia era sotto il pieno controllo dello stato ed agiva acquistando illimitatamente tutti i titoli di stato che i risparmiatori non avevano acquistato al tasso di interesse stabilito dal Tesoro.<br \/>\nFunzionava cos\u00ec: il Tesoro emetteva dei titoli e stabiliva il tasso di interesse. Chi voleva li comperava a quelle condizioni, per investire i propri risparmi. Chi non voleva, poteva tenere i soldi sotto il materasso o investire in altro modo.<br \/>\nDopo il famoso \u201cdivorzio\u201d del 1981 fra Banca d\u2019Italia e Tesoro, la Banca d\u2019Italia cess\u00f2 di svolgere quel ruolo. Da allora il Tesoro quando emette dei nuovi titoli indice un\u2019asta fra i principali investitori, i quali determinano i tassi di interesse, senza che la Banca d\u2019Italia possa partecipare come \u201cacquirente senza limiti\u201d che consentirebbe di azzerare il potere contrattuale degli investitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto di avere rinunciato a controllare il livello dei tassi di interesse ha portato alla perdita del controllo sull\u2019andamento del debito negli anni 1980. In seguito, con l\u2019applicazione delle politiche di austerit\u00e0, il debito \u00e8 stato iniziamente contenuto grazie ai proventi delle corpose privatizzazioni. Finiti i beni pubblici da privatizzare, il debito ha ripreso a salire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0006.jpg?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2425 size-medium\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0006-300x242.jpg?resize=300%2C242\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"242\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi il fatto che lo Stato paghi un tasso di interesse agli investitori \u00e8 una concessione dello stato che ha rinunciato alla propria sovranit\u00e0.<br \/>\nSe gli interessi sui titoli fossero stati pari a zero dal 1980 al 2016, il debito pubblico si sarebbe azzerato.<br \/>\nE questo sarebbe stato possibile mantenendo il ruolo pubblico della Banca d\u2019Italia nel controllo dei tassi di interesse.<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che nessuno ha l\u2019interesse ad azzerare il debito pubblico, dato che si tratta di un servizio pubblico di risparmio fondamentale.<br \/>\nCasomai sarebbe opportuno mantenere il controllo dei tassi di interesse, ma soprattutto\u00a0<strong>il potere di emettere nuovo denaro<\/strong>, in modo da garantire il servizio ai risparmiatori, senza per questo causare problemi al bilancio dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il debito sale principalmente a causa degli eccessivi tassi di interesse, allora la questione della sostenibilit\u00e0 del debito non deve essere cercata nel rapporto debito\/PIL o nel parametro deficit\/PIL, quanto piuttosto negli interessi annui da pagare (B\u2019-B) in rapporto al PIL: (B\u2019-B)\/PIL.<br \/>\nSe il controllo del livello die tassi di interesse viene lasciato ai \u201cmercati\u201d, \u00e8 chiaro che i \u201cmercati\u201d avranno il potere di rendere sostenibile o insostenibile i tassi di interesse, sia in modo legale, che tramite azioni\u00a0<a href=\"http:\/\/www.derivati.info\/la-corte-dei-conti-cita-giudizio-morgan-stanley-dirigenti-del-tesoro-laffaire-derivati-dello\/\">corruttive<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo strumento fondamentale per garantire la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico \u00e8 la sovranit\u00e0 monetaria ovvero la possibilit\u00e0 di creare nuovo denaro per fare fronte a nuove spese dello stato senza aumentare il debito e per offrire ai risparmiatori un servizio pubblico di risparmio a tassi di interesse contenuti e controllati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo la sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 stata ceduta alla Banca Centrale Europea, la quale per statuto non ha la possibilit\u00e0 di operare per conto degli stati membri dell\u2019Eurozona, garantendo loro i finanziamenti necessari per rendere sostenibile il debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esistono stati sovrani come il Giappone che riescono a sostenere senza alcun problema un debito pubblico al 250% del PIL, semplicemente mantenendo sufficientemente bassi i tassi di interesse e con una banca centrale che collabora con il Tesoro, senza lasciare agli speculatori della finanza internazionale la determinazione dei tassi di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Errore n.10<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Non possiamo emettere del nuovo denaro, perch\u00e9 si creerebbe inflazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 credenza molto diffusa che non sia possibile emettere nuovo denaro in quanto si genererebbe una inflazione incontrollata, come quelle storiche della Repubblica di Weimar, dello Zimbawe o come quella in corso in Venezuela.<br \/>\nDiciamo innanzitutto che esistono anche casi in cui a grandi iniezioni di liquidit\u00e0 non siano per nulla seguiti dei fenomeni di eccessiva inflazione.<br \/>\nIl caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello attuale della Banca Centrale Europea che negli ultimi anni ha immesso sul mercato la bellezza di oltre 4\u2019000 miliardi di euro. Il risultato \u00e8 stata una inflazione media in Europa inferiore al 2% e in Italia prossima allo zero.<br \/>\nIn realt\u00e0 i casi storici di iperinflazione hanno sempre avuto delle ragioni strutturali, illustrate ad esempio in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.attivismo.info\/2018\/02\/11\/iperinflazione-casi-storici-e-loro-cause-e-perche-non-dovremmo-averne-paura\/\">questo articolo<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 difficile comprendere il legami fra quantit\u00e0 di denaro circolante ed il tasso di inflazione.<br \/>\nIl tasso di inflazione viene calcolato dall\u2019ISTAT come l\u2019aumento del costo del \u201cpaniere dei beni e servizi\u201d standard in un certo intervallo di tempo, ad esempio un anno.<br \/>\nI prezzi dei beni e servizi posso aumentare per molte ragioni: aumento del costo delle materie prime fondamentali (ad esempio il petrolio), aumento delle tasse, aumento dei tassi di interesse del credito bancario, ma soprattutto da squilibri nel mercato fra domanda e offerta.<br \/>\nQuando la domanda di beni e servizi supera l\u2019offerta, i prezzi dei beni e servizi tendono a salire.<br \/>\nDiversamente i prezzi resteranno costanti o varieranno in funzione degli altri fattori sopra elencati.<br \/>\nLa messa in circolazione di nuovo denaro \u00e8 un fattore che pu\u00f2 aumentare la domanda di beni e servizi. Tuttavia non \u00e8 detto che l\u2019aumento di domanda porti ad un aumento dei prezzi.<br \/>\nSe, infatti, il sistema produttivo \u00e8 in grado di soddisfare la domanda, ci sar\u00e0 solo un aumento della produzione, ma non dei prezzi.<br \/>\nSe arrivassimo ad avere la piena occupazione, eventuali aumenti della domanda di beni e servizi favorirebbero della nuova immigrazione, pi\u00f9 che un aumento dei prezzi.<br \/>\nPotrebbero esserci anche dei casi in cui la capacit\u00e0 produttiva diminuisce per ragioni strutturali: una guerra che ha distrutto le fabbriche o minato le aree di produzione agricola. Oppure l\u2019azione di una potenza straniera che intenda bloccare la rete di distribuzione dei beni primari di un altro paese, rendendo le merci indisponibili nei punti di acquisto. In questi casi i prezzi dei prodotti aumenterebbero a causa della loro scarsa disponibilit\u00e0, generando inflazione. A quel punto aumenterebbe la domanda di denaro per fare fronte agli aumenti dei prezzi, ma questa sarebbe la conseguenza e non la causa dell\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una economia avanzata come quella italiana se lo Stato aumentasse la spesa pubblica stampando del nuovo denaro, il risultato sarebbe una maggiore disponibilit\u00e0 di denaro per la popolazione.<br \/>\nA quel punto quella maggiore disponibilit\u00e0 farebbe aumentare la domanda interna, ma non all\u2019infinito. Infatti una famiglia normale dopo avere soddisfatto i propri bisogno primari, potr\u00e0 aumentare la propria spesa soddisfacendo anche i propri bisogni \u201cdi lusso\u201d. Dopo di che non penser\u00e0 ad aumentare ancora di pi\u00f9 la spesa, ma penser\u00e0 invece a risparmiare e ad investire il proprio denaro in beni immobili, in titoli di stato o sui mercati finanziari.<br \/>\nSe gli investimenti avvengono in beni compresi nel paniere standard, allora potranno forse portare ad un aumento del costo del paniere.<br \/>\nMa se gli investimenti avvengono in beni non compresi nel paniere standard, come i prodotti finanziari, allora si avr\u00e0 magari una crescita degli indici della borsa, ma non si avr\u00e0 un aumento del tasso di inflazione.<br \/>\nQuesto significa che lo Stato sovrano pu\u00f2 con accortezza ricorrere alla emissione di nuovo denaro ai fini di mantenere sotto controllo il debito pubblico, oltre che, naturalmente, per utilizzarlo negli interessi della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo \u201cspauracchio\u201d dell\u2019inflazione o addirittura della iper-inflazione \u00e8 qualcosa paventato da persone che non siano a conoscenza dei meccanismi che determinano l\u2019aumento del costo del paniere standard.<br \/>\nPer onor di cronaca, i 4\u2019000 miliardi e oltre creati dalla BCE non hanno creato inflazione in quanto sono finiti quasi tutti nei mercati finanziari: borse, fondi di investimento, ecc., ragione per cui alla ingente creazione di nuovo non \u00e8 per nulla corrisposto un aumento dell\u2019inflazione. Anzi, in Italia negli ultimi anni siamo addirittura stati in condizioni di deflazione (inflazione negativa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0007.png?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2426 size-medium\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0007-300x157.png?resize=300%2C157\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" \/><\/a><\/p>\n<p><em style=\"font-size: 13px;line-height: 19px\">Vi invitiamo di segnalare (nella mail sottostante o tramite facebook o tramite twitter) video che avete visto e che ritenete interessanti. Potremmo inserirli in modo che altri lettori del sito possano goderne.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altro video di Claudio Messora (<a href=\"http:\/\/www.byoblu.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">byoblu.com<\/a>), ed altri ne seguiranno realizzati sempre da lui (Bagnai, Napoleoni, Galloni nei prossimi giorni). Poi passeremo ad altro; abbiamo appena iniziato questo lavoro di raccolta di video interessanti presenti nella rete.<\/p>\n<p>Questa volta facciamo una piccolissima disgressione dai temi prettamente economici, postando questa ottima intervista ad uno dei pochissimi giornalisti italiani di vera qualit\u00e0, Marcello Foa (<a href=\"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/foa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a> il suo blog, io ce l\u2019ho tra i preferiti).<\/p>\n<p>Non star\u00f2 a tirarla per le lunghe, il video va visto, tratta di come chi detiene potere riesca, tramite un accurato uso di Spin Doctor, ad indirizzare i giornalisti e quindi indirettamente <del>tutti<\/del> molti di noi. Buona visione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>articolo postato da Andrea Lenci (<a href=\"https:\/\/twitter.com\/andrealenci\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">@andrealenci<\/a>)<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>segnalate eventuali articoli interessanti, di carattere economico, a:\u00a0<a href=\"mailto:andrea.lenci@email.it\">andrea.lenci@email.it<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Account Social Network Scenarieconomici.it \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Scenarieconomiciit\/316168885172806?fref=ts\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Facebook<\/a>\u00a0\u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/scenarieconomic\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Twitter<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p>&#8221; data-medium-file=&#8221;&#8221; data-large-file=&#8221;&#8221; \/&gt;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0008.png?469dfa&amp;469dfa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2427 size-medium\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.attivismo.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/0008-300x142.png?resize=300%2C142\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"142\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.morningstar.co.uk\/\">http:\/\/www.morningstar.co.uk<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo avere messo in evidenza tutta una serie di errori che spesso portano ad affrontare in modo errato la questione della sostenibilit\u00e0 del debito pubblico, proviamo a fare un riassunto.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>Non \u00e8 vero che dobbiamo tagliare la spesa pubblica per rispettare i trattati europei.<\/li>\n<li>Non \u00e8 vero che i tagli alla \u201cspesa improduttiva\u201d portano benefici al bilancio pubblico. Gli sprechi devono essere eliminati, ma lo stesso denaro deve essere reinvestito in spesa utile.<\/li>\n<li>Non \u00e8 vero che tagliare la spesa pubblica in debito riduce il rapporto al debito\/PIL, \u00e8 vero piuttosto il contrario.<\/li>\n<li>Non \u00e8 vero che riducendo la presenza dello Stato nell\u2019economia si liberano risorse per la \u201cmaggiore efficienza\u201d del settore privato. Questo potrebbe essere vero in caso di una economia in salute, ma non \u00e8 mai vero in una economia in crisi, in quanto i privati non investono in una economia in crisi, ma risparmiano o investono in paesi non in crisi.<\/li>\n<li>A causa del moltiplicatore fiscale (o keynesiano) i tagli alla spesa pubblica causano una riduzione del PIL superiore a quanto tagliato, per cui i tagli alla spesa pubblica non sono solo inefficaci, ma sono dannosi.<\/li>\n<li>Non \u00e8 vero che lo Stato \u00e8 come una famiglia, in quanto la spesa pubblica non sottrae il denaro alla disponibilit\u00e0 della \u201cfamiglia\u201d. Il denaro, infatti, circola nel settore privato e poi ritorna allo stato.<\/li>\n<li>Uno Stato pu\u00f2 spendere di pi\u00f9 di quanto incassa, tramite la sovranit\u00e0 monetaria.<\/li>\n<li>Non \u00e8 vero che il debito cresce a causa della eccessiva spesa pubblica. Quindi l\u2019obiettivo dell\u2019Unione Europea di rendere il debito sostenibile mediante il controllo del parametro deficit\/PIL \u00e8 sbagliato. Il debito cresce a causa degli eccessivi tassi di interesse determinati dai \u201cmercati\u201d, per il fatto che la sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 stata ceduta alla BCE che non collabora con i governi \u201cindebitati\u201d.<\/li>\n<li>Non \u00e8 giusto pagare gli interessi sul debito. Gli interessi, anzi, sono uno strumento di potere dei mercati sugli stati democratici.<\/li>\n<li>La sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 lo strumento fondamentale per potere gestire il debito pubblico come servizio pubblico di risparmio senza che gli stati democratici siano sottomessi agli interessi economici dei \u201cmercati\u201d. Se l\u2019emissione di moneta avviene in modo controllato, non esistono rischi di inflazione eccessiva.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva i trattati europei, ma soprattutto i mass-media ed i vari politici che continuano a ripetere il dogma dei \u201ctagli alla spesa pubblica\u201d portano il paese complementarmente fuori strada sia per l\u2019obiettivo dichiarato di \u201crendere sostenibile il debito pubblico\u201d, sia soprattutto per l\u2019obiettivo fondamentale di ogni governo democratico, che \u00e8 quello di garantire la piena occupazione ai propri cittadini ed una situazione economica di benessere economico diffuso.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/e-davvero-necessario-ridurre-il-debito-pubblico-i-falsi-luoghi-comuni-che-sembrerebbero-sostenere-questa-necessita-di-davide-gionco\/\">https:\/\/scenarieconomici.it\/e-davvero-necessario-ridurre-il-debito-pubblico-i-falsi-luoghi-comuni-che-sembrerebbero-sostenere-questa-necessita-di-davide-gionco\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCENARI ECONOMICI (Davide Gionco) Non me ne vogliano i molti politici e giornalisti che ci ricordano ogni giorno che \u201cdobbiamo\u00a0ridurre il debito pubblico\u00a0per il bene del paese\u201d, come ad esempio l\u2019attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nulla di personale contro queste persone, ma stupisce come tante persone che pure si presentano come intelligenti e preparate continuino a perseguire un obiettivo politico privo di senso e dannoso per il nostro paese. Facciamo chiarezza una volta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":26680,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Scenarieconomici.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-akh","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39697"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39697"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39697\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39700,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39697\/revisions\/39700"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26680"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}