{"id":39730,"date":"2018-03-08T13:39:34","date_gmt":"2018-03-08T12:39:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39730"},"modified":"2018-03-08T13:39:34","modified_gmt":"2018-03-08T12:39:34","slug":"tempi-faticosi-le-relazioni-contraddittorie-tra-tempo-di-lavoro-e-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39730","title":{"rendered":"Tempi faticosi: le relazioni contraddittorie tra tempo di lavoro e produttivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Maurizio Donato)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le politiche che promuovono flessibilit\u00e0 e precariet\u00e0 hanno ridotto la crescita della produttivit\u00e0; Marx costituisce ancora un riferimento utile per interpretare questi dati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/df1f8864f01b1a4e72c4638cd5c3c180_XL.jpg\" alt=\"df1f8864f01b1a4e72c4638cd5c3c180 XL\" width=\"300\" height=\"241\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Da quando \u2013 attorno alla met\u00e0 degli anni \u201990 <\/em><em>\u2013<\/em><em> la produttivit\u00e0 del lavoro in Italia ha cominciato a stagnare, le ore di lavoro hanno preso ad aumentare. Le politiche del lavoro che, grazie all\u2019aumentata flessibilit\u00e0, hanno ridotto le garanzie dei lavoratori, non solo non hanno fatto crescere la produttivit\u00e0, ma hanno contribuito a frenarla.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si confronta il tasso di crescita del reddito pro-capite di un paese con i dati relativi a un periodo precedente e con quelli di altri paesi, si possono scoprire diversi elementi interessanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, ci si rende conto che in tutti e tre i paesi europei scelti per questo confronto, anche se a livelli diversi (la tendenza \u00e8 molto pi\u00f9 accentuata nel caso dell&#8217;Italia), la dinamica \u00e8 la medesima: diminuisce il tasso di crescita del reddito pro-capite, cala il ritmo della produttivit\u00e0, aumentano (o rallenta il ritmo della loro diminuzione) le ore lavorate pro-capite. Tutto questo prima dell\u2019ultima crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tav. 1 Dinamica del reddito, della produttivit\u00e0 e delle ore lavorate (dati: GGDC [1])<\/p>\n<table class=\"variations\" width=\"547\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"7\">\n<colgroup>\n<col width=\"63\" \/>\n<col width=\"69\" \/>\n<col width=\"69\" \/>\n<col width=\"82\" \/>\n<col width=\"69\" \/>\n<col width=\"74\" \/>\n<col width=\"71\" \/> <\/colgroup>\n<tbody>\n<tr valign=\"top\">\n<td rowspan=\"2\" width=\"65\" height=\"36\"><\/td>\n<td colspan=\"2\">Reddito pro-capite (variazione)<\/td>\n<td colspan=\"2\">Produttivit\u00e0 oraria (variazione)<\/td>\n<td colspan=\"2\">Ore lavorate pro-capite (variazione)<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"87\">1970-1995<\/td>\n<td width=\"98\">1995-2006<\/td>\n<td width=\"76\">1970-1995<\/td>\n<td width=\"100\">1995-2006<\/td>\n<td width=\"96\">1970-1995<\/td>\n<td width=\"116\">1995-2006<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"65\">Francia<\/td>\n<td width=\"87\">1.9<\/td>\n<td width=\"98\">1.7<\/td>\n<td width=\"76\">3<\/td>\n<td width=\"100\">1.8<\/td>\n<td width=\"96\">-1.1<\/td>\n<td width=\"116\">-0.2<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"65\">Germania<\/td>\n<td width=\"87\">1.9<\/td>\n<td width=\"98\">1.3<\/td>\n<td width=\"76\">2.9<\/td>\n<td width=\"100\">1.7<\/td>\n<td width=\"96\">-0.9<\/td>\n<td width=\"116\">-0.3<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"65\">Italia<\/td>\n<td width=\"87\">2.3<\/td>\n<td width=\"98\">1.2<\/td>\n<td width=\"76\">2.7<\/td>\n<td width=\"100\">0.4<\/td>\n<td width=\"96\">-0.4<\/td>\n<td width=\"116\">0.7<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tav. 2 Scomposizione dei tassi di crescita del reddito pro-capite (Italia, 1970-2004)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonte: Daveri F., C. Jona-Lasinio (2005)<\/p>\n<table class=\"variations\" width=\"550\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"7\">\n<colgroup>\n<col width=\"53\" \/>\n<col width=\"103\" \/>\n<col width=\"123\" \/>\n<col width=\"167\" \/>\n<col width=\"137\" \/> <\/colgroup>\n<tbody>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"78\"><\/td>\n<td width=\"123\">Tassi di crescita del reddito pro-capite<\/td>\n<td width=\"167\">Di cui dovuti alla variazione della produttivit\u00e0 per ora lavorata<\/td>\n<td width=\"176\">Di cui dovuti alla variazione delle ore lavorate per persona in et\u00e0 lavorativa<\/td>\n<td width=\"164\">Di cui dovuti alla quota della Popolazione in et\u00e0 lavorativa sul totale<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"78\">1970-80<\/td>\n<td width=\"123\">3,1<\/td>\n<td width=\"167\">3,9<\/td>\n<td width=\"176\">-0,8<\/td>\n<td width=\"164\">0<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"78\">1980-95<\/td>\n<td width=\"123\">1,8<\/td>\n<td width=\"167\">2,1<\/td>\n<td width=\"176\">-0,7<\/td>\n<td width=\"164\">0,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"78\">1995-04<\/td>\n<td width=\"123\">1,3<\/td>\n<td width=\"167\">0,5<\/td>\n<td width=\"176\">1<\/td>\n<td width=\"164\">-0,2<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\">Se prescindiamo dai cambiamenti avvenuti nella demografia [2], possiamo concentrarci sui due fattori economici principali da cui dipende la crescita del prodotto-reddito: l\u2019efficienza con cui i fattori vengono utilizzati (produttivit\u00e0) e l\u2019intensit\u00e0 del loro utilizzo. Si osserva cos\u00ec come la produttivit\u00e0 (misurata per ora lavorata), che ha rappresentato nei decenni passati l\u2019elemento pi\u00f9 significativo nel determinare la crescita economica, abbia perso nel tempo gran parte del suo peso relativo, parallelamente all\u2019aumento del ruolo delle ore lavorate che \u00e8 in grado di spiegare i 3\/4 della \u2013 diminuita \u2013 crescita economica dell\u2019Italia nell\u2019ultimo periodo considerato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Figg. 1 e 2 Produttivit\u00e0 del lavoro e ore lavorate (1970-2015) fonte: T. Piketty [3]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/tab1.png\" alt=\"tab1\" width=\"480\" height=\"323\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/tab2.png\" alt=\"tab2\" width=\"480\" height=\"339\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia, cos\u00ec come nel Regno Unito, la produttivit\u00e0 del lavoro smette di crescere a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201990; da allora un\u2019ora di lavoro continua a \u2018rendere\u2019 (al padrone) poco pi\u00f9 di 40euro. Nonostante l\u2019arresto della produttivit\u00e0, il reddito-prodotto non smette di crescere, almeno fino alla crisi del 2007: sono le ore di lavoro che aumentano, in Italia, nel Regno Unito e negli USA, mentre continuano a diminuire in Germania e in Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come interpretare questi dati? Che relazione esiste tra produttivit\u00e0 e tempo di lavoro? I dati disponibili sull\u2019andamento dell\u2019economia sono indispensabili all\u2019analisi scientifica, ma non sono sufficienti a studiare un fenomeno se non si inseriscono nel quadro interpretativo almeno alcuni elementi di carattere \u2018politico- istituzionale\u2019 e se non si chiarisce la prospettiva teorica da cui li si analizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda l\u2019economia europea, i cambiamenti pi\u00f9 rilevanti verificatisi a partire dagli anni \u201980 e con maggiore intensit\u00e0 durante il decennio successivo hanno interessato i mercati del lavoro, con una serie di \u2018riforme\u2019 [4] che, con l\u2019obiettivo dichiarato di ridurre le rigidit\u00e0, trovano la propria ispirazione nella <a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/els\/emp\/1941679.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Jobs Strategy<\/a> lanciata dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/le-diseguaglianze-crescono-in-europa-l-italia-va-anche-peggio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">OECD<\/a> nel 1994 e poi nell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/summits\/lis1_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Agenda di Lisbona<\/a> varata dal Consiglio europeo nel 2000. Senza entrare nel dettaglio dei risultati ottenuti dalle varie \u2018riforme\u2019, interessa qui sottolineare un aspetto che potrebbe apparire sorprendente, ossia la correlazione negativa tra aumentata flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e produttivit\u00e0. E\u2019 proprio l\u2019OECD, ossia una delle istituzioni ispiratrici della necessit\u00e0 di ridurre le \u2018rigidit\u00e0\u2019 dei mercati del lavoro, a sottolineare l\u2019esistenza di una relazione statistica inversa tra flessibilit\u00e0 e produttivit\u00e0 [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tav. 3 Indici di protezione del lavoro (EPL), flessibilit\u00e0, produttivit\u00e0 in Italia dati: Jona-Lasinio, Vallanti (2011)<\/p>\n<table class=\"variations\" width=\"569\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"7\">\n<colgroup>\n<col width=\"65\" \/>\n<col width=\"201\" \/>\n<col width=\"161\" \/>\n<col width=\"165\" \/> <\/colgroup>\n<tbody>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"74\"><\/td>\n<td width=\"213\">EPL nel caso di contratti a termine<\/td>\n<td width=\"244\">Quota dei contratti a termine sul totale<\/td>\n<td width=\"161\">Produttivit\u00e0 del lavoro<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"74\">1987-1992<\/td>\n<td width=\"213\">5.4<\/td>\n<td width=\"244\">5.9<\/td>\n<td width=\"161\">9.4<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"74\">1993-2000<\/td>\n<td width=\"213\">4.6<\/td>\n<td width=\"244\">8<\/td>\n<td width=\"161\">7.7<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"top\">\n<td width=\"74\">2001-2007<\/td>\n<td width=\"213\">2<\/td>\n<td width=\"244\">11.6<\/td>\n<td width=\"161\">0.6<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Plusvalore e lavoro necessario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In uno studio dedicato all\u2019economia italiana, Jona-Lasinio e Vallanti [6] confermano l\u2019esistenza di una correlazione negativa tra \u2018riforme\u2019 e produttivit\u00e0, sottolineando come la dinamica della produttivit\u00e0 cominci a declinare proprio quando vengono portate a termine le <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/il-mercato-del-lavoro-ai-tempi-del-jobs-act\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u2018riforme\u2019 del mercato del lavoro<\/a>. Pi\u00f9 si diffondono i contratti a termine, pi\u00f9 diminuisce la protezione del lavoro, meno cresce la sua produttivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma, se questi sono i dati, quali sono le cause del fenomeno, che relazione esiste tra produttivit\u00e0, durata e intensit\u00e0 del lavoro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli economisti classici, Marx soprattutto, costituiscono ancora un riferimento utile riguardo al modello interpretativo e particolarmente alle categorie analitiche da adoperare. Per Marx, e per chi ne condivide la prospettiva, al centro dell\u2019analisi stanno le categorie di <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/la-teoria-marxiana-del-valore-parte-iii-capitale-e-plusvalore\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">valore e plusvalore<\/a>. La massa di plus<em>valore<\/em>, in particolare, \u00e8 determinata dal prodotto tra la forza-lavoro occupata e il suo grado di sfruttamento, o saggio di plusvalore; normalmente si misura la quantit\u00e0 di lavoro facendo riferimento al numero di lavoratori occupati, tuttavia \u00e8 possibile considerare alternativamente le ore di lavoro, e questa notazione apparir\u00e0 utile pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tempo di lavoro, ossia la giornata lavorativa, \u00e8 astrattamente scomponibile in due parti diverse, di cui una, definita da Marx <em>lavoro necessario<\/em>, corrisponde alle ore in cui gli operai producono merci per un valore pari a quello che occorre per acquistare quanto \u00e8 necessario alla riproduzione della propria <em>forza-lavoro<\/em>; in questa parte della giornata lavorativa, \u00e8 <em>come se<\/em> i lavoratori riproducessero, sotto forma di merci diverse, il valore del proprio salario. Nel resto del tempo gli operai effettuano <em>pluslavoro<\/em>, cio\u00e8 lavoro non retribuito, il cui frutto appartiene a chi detiene il diritto di propriet\u00e0 sulla vendita della produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I capitalisti considerano il plusvalore-profitto come la parte pi\u00f9 importante del valore delle merci, e per questo motivo il lavoro necessario, cio\u00e8 quanto si lavora e per quale salario, dipende dal plusvalore che i capitalisti possono estorcere agli operai. A motivare l\u2019attivit\u00e0 delle imprese non \u00e8 il valore delle merci prodotte, bens\u00ec il profitto che si pu\u00f2 ricavare dalla loro vendita, sicch\u00e9 dal punto di vista logico \u00e8 il plusvalore il punto di riferimento per determinare la quota di <em>lavoro necessario<\/em>. Le imprese motivate dal profitto producono merci e servizi assumendo o licenziando lavoratori, modificando la durata e la velocit\u00e0 del lavoro, nella misura in cui questo sia funzionale o meno all\u2019obiettivo di rendere massimi, o almeno soddisfacenti, i profitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei <em>Lineamenti fondamentali <\/em>[7] Marx aveva chiarito che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>il capitale costringe i lavoratori a superare il limite del lavoro necessario per effettuare un pluslavoro. Solo cos\u00ec esso si valorizza e crea plusvalore [..] Se per caso il capitalista non ha bisogno del suo pluslavoro, egli [<\/em>il lavoratore<em>] non pu\u00f2 effettuare il suo lavoro necessario. La forza-lavoro pu\u00f2 eseguire il suo lavoro necessario solo se il suo pluslavoro ha un valore per il capitale, se cio\u00e8 \u00e8 valorizzabile per il capitale. Quando questa possibilit\u00e0 di valorizzazione \u00e8 impedita da un ostacolo qualsiasi, la forza-lavoro stessa si presenta al di fuori delle condizioni di riproduzione della sua esistenza; il lavoro necessario si presenta come superfluo, perch\u00e9 quello superfluo non \u00e8 necessario [..] Nella produzione basata sul capitale l\u2019esistenza del tempo di lavoro necessario \u00e8 condizionata dalla creazione di tempo di <\/em>lavoro superfluo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/cultura\/i-concetti-fondamentali-de-il-capitale-parte-iii\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Plusvalore assoluto e plusvalore relativo<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella parte centrale del I libro del Capitale, Marx analizza i due diversi modi in cui il plusvalore, la necessaria forma monetaria assunta dal pluslavoro, pu\u00f2 aumentare. Il primo, piuttosto primitivo, consiste nell\u2019allungamento della giornata lavorativa ed \u00e8 tipico delle fasi dell\u2019accumulazione capitalistica di un paese in cui la tecnologia non \u00e8 particolarmente sviluppata. Se il tempo di lavoro necessario a riprodurre le merci che corrispondono al valore della forza-lavoro non varia, allungare la giornata lavorativa corrisponde ad aumentarne la parte di <em>lavoro superfluo<\/em>. La quota di pluslavoro su quella di lavoro necessaria pu\u00f2 aumentare senza che ci sia necessariamente bisogno di comprimere quest\u2019ultima: basta aumentare la durata del tempo di lavoro complessivo; questo metodo ha un limite evidente, e coincide con la durata finita della giornata lavorativa oltre che con la capacit\u00e0 di resistenza dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questo motivo, Marx introduce nell\u2019analisi un altro fattore, assai pi\u00f9 potente e che si riteneva potesse disporre di una potenza pressoch\u00e9 \u2018infinita\u2019: le innovazioni tecnologiche, il progresso tecnico capace, aumentando la forza produttiva del lavoro, di far crescere i sistemi economici, dotandoli di una elasticit\u00e0 che \u00e8 sembrata per un lungo periodo di tempo senza limiti. Se le innovazioni tecnologiche vengono introdotte in un settore che produce beni-salario, ossia merci che entrano nel paniere di sussistenza dei lavoratori, la maggiore forza produttiva del lavoro consentir\u00e0 di produrre la stessa quantit\u00e0 di merci di prima in un tempo minore; dal momento che il valore di queste &#8211; come di tutte le altre \u2013 merci dipende dal tempo di lavoro necessario a produrle, una diminuzione del tempo di lavoro comporta una riduzione nel valore di queste merci; in questo modo, senza che si allunghi la giornata lavorativa, si riduce il tempo di lavoro necessario alla riproduzione della forza-lavoro e aumenta di conseguenza il tempo di pluslavoro e dunque il plusvalore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Chiamo plusvalore assoluto il plusvalore prodotto mediante prolungamento della giornata lavorativa; invece chiamo plusvalore relativo il plusvalore che deriva dall\u2019accorciamento del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel rapporto di grandezza delle due parti costitutive della giornata lavorativa\u201d<\/em>[8]<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma che relazione sussiste tra plusvalore assoluto e plusvalore relativo? E, soprattutto, in che modo i guadagni di produttivit\u00e0 si possono riflettere in aumento del valore e dunque in crescita economica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/redistribuire-il-lavoro-intervista-a-giovanni-mazzetti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Produttivit\u00e0 e tempo di lavoro<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019analisi svolta nel 13\u00b0 capitolo del I volume del Capitale, dedicato al ruolo del macchinario, Marx collega l\u2019aumento della produttivit\u00e0 reso possibile dall\u2019introduzione di un nuovo macchinario alla durata della giornata lavorativa, distinguendo una prima fase in cui, considerando gli extra-profitti che derivano dal godere di un seppur temporaneo monopolio da innovazione, i capitalisti cercano di prolungare il pi\u00f9 possibile la durata della giornata lavorativa. In fin dei conti, se il valore dipende dal tempo di lavoro, un\u2019ora di lavoro vale sempre un\u2019ora di lavoro e la forza-lavoro, per quanto produttiva possa essere, non pu\u00f2 creare pi\u00f9 <em>valore<\/em> in un\u2019ora ma solo una maggiore quantit\u00e0 di merci, un maggiore valore d\u2019uso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sostituire lavoratori con macchinario fa crescere la forza produttiva di chi lavora, ma \u201c<em>\u00e8 impossibile spremere da due operai il plusvalore ch l\u2019aumento e si spreme da ventiquattro<\/em>\u201d: la produttivit\u00e0 fa crescere il saggio di plusvalore ma solo diminuendo il numero complessivo degli operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Questa contraddizione immanente si manifesta chiaramente non ap l\u2019aumento pena con l\u2019introduzione generale del macchinario in un ramo dell\u2019industria il valore della merce prodotta con le macchine diventa il valore sociale normativo di tutte le merci dello stesso genere, ed \u00e8 questa contraddizione che spinge a sua volta il capitale, senza che ne sia cosciente, al pi\u00f9 violento <\/em><a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/socializzazione-dello-sviluppo-tecnologico-e-lotta-per-la-riduzione-dell-orario-di-lavoro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>prolungamento della giornata lavorativa per compensare la diminuzione del numero relativo degli operai sfruttati<\/em><\/a> <em>mediante l\u2019aumento non solo del plusvalore relativo ma anche di quello assoluto<\/em>\u201d [10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va a questo proposito tenuto presente come, nonostante l\u2019elevato livello di astrazione tipico dell\u2019analisi svolta nel I volume del Capitale, Marx non ignora (si tratta di un eufemismo, intendo che non solo ne tiene conto, ma ne scrive espressamente) che la concreta lotta di classe nei decenni in cui scrive riguarda proprio la durata della giornata lavorativa, sicch\u00e9 la successione cronologica che riferisce \u00e8 quella verificatasi nell\u2019Inghilterra della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Posto che il valore delle merci dipende dal tempo di lavoro in cui un determinato numero di operai produce una determinata quantit\u00e0 di merce, se \u2013 grazie alle innovazioni tecnologiche \u2013 il numero di operai al lavoro \u00e8 ridotto, anche il valore della singola merce \u00e8 ridotto in proporzione e allora, perch\u00e9 il plusvalore-profitto possa aumentare, non resta che aumentare le ore di lavoro. Ma tutto ci\u00f2 solo se il tempo di produzione viene considerato unicamente in relazione alla sua <em>durata<\/em>, cio\u00e8 se non si tiene conto di quello che accade, per effetto delle innovazioni tecnologiche, all\u2019altra dimensione tipica delle ore di lavoro, la loro <em>intensit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Durata e intensit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se non cambiasse l\u2019intensit\u00e0 con cui si svolge il lavoro, la relazione tra produttivit\u00e0 e orario di lavoro si potrebbe descrivere cos\u00ec: l\u2019aumento della produttivit\u00e0 consente \u2013 e in parte produce effettivamente \u2013 una relativa \u201cliberazione\u201d del lavoro: puoi \u201cliberare\u201d dal lavoro, ossia rendere eccedente, una parte della forza-lavoro precedentemente occupata in settori o lavori a bassa produttivit\u00e0, e in questo caso devi necessariamente compensare il calo relativo di occupazione con orari pi\u00f9 lunghi, ma \u00e8 a questo punto che interviene un\u2019altra relazione contraddittoria: quella tra durata del lavoro e sua intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora Marx:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>il prolungamento smisurato della giornata lavorativa prodotto dal macchinario nelle mani del capitale porta con s\u00e9 in un secondo tempo [&#8230;] una giornata lavorativa normale limitata legalmente. [&#8230;] Durante mezzo secolo il prolungamento della giornata lavorativa procede in Inghilterra di pari passo con la crescente intensit\u00e0 del lavoro di fabbrica. Ma si capisce [&#8230;] che si deve giungere a un punto cruciale in cui l\u2019estensione della giornata lavorativa e l\u2019intensit\u00e0 del lavoro si escludono a vicenda cosicch\u00e9 il prolungamento della giornata lavorativa resta compatibile solo con un grado pi\u00f9 debole di intensit\u00e0 del lavoro e, viceversa, un grado accresciuto di intensit\u00e0 <\/em><em>resta compatibile solo con un accorciamento della giornata lavorativa<\/em>\u201d [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo poche righe, sempre nello stesso capitolo 13, Marx continua:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Appena la ribellione della classe operaia, a mano a mano pi\u00f9 ampia, ebbe costretto lo Stato ad abbreviare con la forza il tempo di lavoro e a imporre anzitutto una giornata lavorativa normale alla fabbrica propriamente detta, da quel momento dunque in cui un aumento della produzione di plusvalore mediante il prolungamento della giornata lavorativa fu precluso una volta per tutte, il capitale si gett\u00f2 a tutta forza e con piena consapevolezza sulla produzione di plusvalore relativo mediante un accelerato sviluppo del sistema delle macchine. Allo stesso tempo subentra un cambiamento nel carattere del plusvalore relativo. Generalmente il metodo di produzione del plusvalore relativo consiste nel mettere l\u2019operaio in grado di produrre di pi\u00f9 con lo stesso dispendio di lavoro e nello stesso tempo mediante l\u2019aumento della forza produttiva del lavoro. Lo stesso tempo di lavoro aggiunge al prodotto complessivo lo stesso valore di prima, bench\u00e9 questo valore di scambio inalterato si rappresenti ora in pi\u00f9 valori d\u2019uso e bench\u00e9 quindi cali il valore della merce singola. Diversamente stanno per\u00f2 le cose non appena l\u2019accorciamento forzato della giornata lavorativa, con l\u2019enorme impulso che d\u00e0 allo sviluppo della forza produttiva e all\u2019economizzazione delle condizioni di produzione, impone all\u2019operaio un maggiore dispendio di lavoro in tempo invariato, una tensione pi\u00f9 alta della forza-lavoro, un pi\u00f9 fitto riempimento dei pori del tempo di lavoro, cio\u00e8 una condensazione del lavoro a un grado che si pu\u00f2 raggiungere solo entro i limiti della giornata lavorativa accorciata. Questo comprimere una massa maggiore di lavoro entro un dato periodo di tempo conta ora per quello che \u00e8, cio\u00e8 per una maggiore quantit\u00e0 di lavoro. A fianco della misura del lavoro quale grandezza estesa si presenta ora la misura del suo grado di condensazione. Adesso, l\u2019ora pi\u00f9 intensa della giornata lavorativa di dieci ore contiene tanto lavoro ossia forza-lavoro spesa quanto l\u2019ora pi\u00f9 porosa della giornata lavorativa di dodici ore, o anche di pi\u00f9. Il suo prodotto ha quindi lo stesso valore o un valore maggiore di quello dell\u2019ora e un quinto pi\u00f9 porosi\u201d <\/em>[12]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Citazione lunga, ma necessaria a chiarire tre questioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 che, oltre un certo limite, allungare la giornata lavorativa limita la massima intensit\u00e0 di lavoro possibile; in altre parole, tra durata del lavoro e sua intensit\u00e0 sussiste una relazione di tipo inverso: quando le ore di lavoro aumentano, si riduce la possibilit\u00e0 di estrarne una maggiore intensit\u00e0. Per aumentare il <em>grado di condensazione del lavoro<\/em> \u00e8 necessario ridurne la durata, ed \u00e8 questa la tendenza che, per un lungo periodo di tempo, \u00e8 stato possibile registrare anche nel capitalismo contemporaneo, almeno fino a un certo punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda \u2013 pi\u00f9 radicata teoricamente \u2013 \u00e8 che le innovazioni tecnologiche producono aumenti della produttivit\u00e0 che \u2013 a parit\u00e0 di intensit\u00e0 di lavoro \u2013 hanno l\u2019effetto di ridurre il tempo di lavoro necessario per unit\u00e0 prodotta e dunque il valore e infine, attraverso la mediazione del mercato, il prezzo. Se una merce prodotta da una impresa che innova viene realizzata in meno tempo, vale di meno e dunque la si potrebbe vendere a un prezzo pi\u00f9 basso di quello dei concorrenti che non hanno ancora innovato, almeno fino a quando le condizioni generali della produzione non saranno variate mediamente per tutto il settore. In questo caso i maggiori profitti realizzati dall\u2019innovatore equivalgono a quelli sottratti alla concorrenza ma, di per s\u00e9, non c\u2019\u00e8 alcun vantaggio per l\u2019economia nel suo complesso, solo una diversa ripartizione del plusvalore. La produttivit\u00e0 comporta un effettivo aumento di valore delle merci prodotte solo se, a parit\u00e0 di ore, essa si traduce in una diversa organizzazione del lavoro in cui il tempo di lavoro diventa <em>meno poroso, pi\u00f9 condensato, con meno pause e ritmi pi\u00f9 intensi<\/em>. Cos\u00ec, la ricchezza complessiva pu\u00f2 crescere solo come <em>effetto indiretto<\/em> <em>della produttivit\u00e0<\/em>, cio\u00e8 se la giornata lavorativa \u2013 ridotta come durata \u2013 aumenta di intensit\u00e0. A questo riguardo viene da porsi la seconda domanda: i limiti che Marx individua a proposito dell\u2019impossibilit\u00e0 di estendere la giornata lavorativa oltre un certo limite (diciamo il margine <em>estensivo <\/em>dell\u2019aumento di plusvalore, il limite della durata) esistono anche per quanto riguarda l\u2019<em>intensificazione <\/em>del lavoro o questa tendenza non incontrerebbe ostacoli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 certamente possibile \u2013 ma solo a patto di ridurre notevolmente la durata \u2013 condensare al massimo grado la singola ora di lavoro, per esempio intensificando il controllo su ogni singolo movimento dei lavoratori [13], ma non incontrerebbe anche il margine <em>intensivo <\/em>limiti sociali e fisici, oltre i quali diventa impossibile estrarre plusvalore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da qui la terza questione: il movimento storico a cui si riferisce Marx nel Capitale, ossia la dinamica innovazioni \u2013 aumento della giornata lavorativa \u2013 sua riduzione \u2013 aumento dell\u2019intensit\u00e0 di lavoro, \u00e8 da considerarsi come un unicum storico, come una tendenza generale, o come un susseguirsi di cicli che si ripetono, seppure con scansioni temporali diverse e con effetti via via minori, anche nel capitalismo contemporaneo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E dunque che cosa succede quando si avvicina il limite della massima intensit\u00e0 di lavoro possibile, sicch\u00e9 le innovazioni tecnologiche non riescono \u2013 via produttivit\u00e0 \u2013 a far crescere l\u2019economia? Se non puoi pi\u00f9 spingere il \u2018margine intensivo\u2019, devi di nuovo far ricorso ai \u2018margini estensivi\u2019 allargando la base produttiva, mettendo al lavoro pi\u00f9 persone o comunque facendo aumentare le ore complessive di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si presenta dunque la relazione, di natura complessa, logica e sequenziale, che lega tra loro le<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>tre circostanze da cui dipendono grandezze relative del prezzo della forza-lavoro e del plusvalore: 1) la durata della giornata lavorativa, ossia la grandezza estensiva del lavoro; 2) l\u2019intensit\u00e0 normale del lavoro, ossia la sua grandezza intensiva [&#8230;]; 3) infine la forza produttiva del lavoro [&#8230;]\u201d<\/em>[14<em>] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">anche se Marx, concludendo il capitolo dedicato a questo argomento, indica una pista:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>quanto pi\u00f9 cresce la forza produttiva del lavoro, tanto pi\u00f9 viene abbreviata la giornata lavorativa, e quanto pi\u00f9 viene abbreviata la giornata lavorativa, tanto pi\u00f9 potr\u00e0 crescere l\u2019intensit\u00e0 del lavoro\u201d <\/em>[15]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ondate di innovazioni tecnologiche segue un aumento della produttivit\u00e0 cui corrisponde, generalmente, la diminuzione delle ore lavorate perch\u00e9 possano dispiegarsi a pieno gli effetti in termini di aumento dell\u2019intensit\u00e0 del lavoro; quando l\u2019ondata ripiega, le ore smettono di ridursi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La produttivit\u00e0 di per s\u00e9 non \u00e8 dunque il fine dell\u2019operare inconsapevole dei capitalisti, ma uno dei mezzi per l\u2019aumento del plusvalore-profitto: se si pu\u00f2 raggiungere questo scopo attraverso l\u2019aumento dell\u2019intensit\u00e0 del lavoro, allora le ore lavorate devono diminuire, altrimenti si lavora di pi\u00f9 e\/o in pi\u00f9, ma con meno intensit\u00e0. Tutto assieme non si pu\u00f2 ottenere, nemmeno per <em>monsieur le Capital<\/em>.<\/p>\n<h5><strong>Note<\/strong><\/h5>\n<h5>[1] Groningen Growth and Development Centre <a href=\"https:\/\/www.rug.nl\/ggdc\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.rug.nl\/ggdc\/<\/a><\/h5>\n<h5>[2] Osserviamo solo come le variabili demografiche da neutrali diventano un peso per lo sviluppo, in un paese in cui l\u2019et\u00e0 media della popolazione tende a crescere e sempre pi\u00f9 giovani si sentono non a torto scoraggiati dal cercare un lavoro normale.<\/h5>\n<h5>[3] <a href=\"http:\/\/piketty.blog.lemonde.fr\/2017\/01\/09\/of-productivity-in-france-and-in-germany\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/piketty.blog.lemonde.fr\/2017\/01\/09\/of-productivity-in-france-and-in-germany\/<\/a><\/h5>\n<h5>[4] Dalla riduzione dell\u2019indicizzazione dei salari e dalla prima introduzione dei Contratti di formazione-lavoro (1984-87) fino al Job\u2019s Act passando per l\u2019accordo Giugni (1993), il pacchetto Treu (1998), la legge Biagi (2003), solo per citare alcune tappe di questa moderna via crucis del lavoro salariato.<\/h5>\n<h5>[5] <a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/employment\/emp\/40776638.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">More Jobs but Less Productive?<\/a><\/h5>\n<h5>[6] <a href=\"http:\/\/static.luiss.it\/RePEc\/pdf\/lleewp\/1193.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">reforms, labour market functioning and productivity dynamics<\/a><\/h5>\n<h5>[7] Karl Marx, <em>Grundrisse der Kritik der politischen \u00d6konomie<\/em> (1857-58), quaderni 3 e 4.<\/h5>\n<h5>[8] Karl Marx, <em>Il Capitale<\/em>, vol. I, cap. 10, pag. 385 dell&#8217;edizione italiana Einaudi, 1978.<\/h5>\n<h5>[9] \u201cQuesto primo periodo del giovane amore\u201d.<\/h5>\n<h5>[10] Idem, pag. 499.<\/h5>\n<h5>[11] Karl Marx, <em>Il Capitale<\/em>, cit., cap. 13, pag. 501.<\/h5>\n<h5>[12] Idem, pagg, 501-2.<\/h5>\n<h5>[13] Pensiamo a strumenti di controllo come il <a href=\"https:\/\/mrzodonato.wordpress.com\/2018\/02\/02\/friend-or-foe\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">guinzaglio elettronico<\/a> brevettato recentemente da Amazon.<\/h5>\n<h5>[14] Karl Marx, <em>Il Capitale<\/em>, cit. vol. I, cap. 15, pagg. 635-6.<\/h5>\n<h5>[15] Idem, pag. 648<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/11783-maurizio-donato-tempi-faticosi-le-relazioni-contraddittorie-tra-tempo-di-lavoro-e-produttivita.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/11783-maurizio-donato-tempi-faticosi-le-relazioni-contraddittorie-tra-tempo-di-lavoro-e-produttivita.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Maurizio Donato) Le politiche che promuovono flessibilit\u00e0 e precariet\u00e0 hanno ridotto la crescita della produttivit\u00e0; Marx costituisce ancora un riferimento utile per interpretare questi dati Da quando \u2013 attorno alla met\u00e0 degli anni \u201990 \u2013 la produttivit\u00e0 del lavoro in Italia ha cominciato a stagnare, le ore di lavoro hanno preso ad aumentare. Le politiche del lavoro che, grazie all\u2019aumentata flessibilit\u00e0, hanno ridotto le garanzie dei lavoratori, non solo non hanno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":37140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/sinistra-vita-star-trek-grande-rosso.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-akO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39730"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39731,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39730\/revisions\/39731"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37140"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}