{"id":39846,"date":"2018-03-11T13:20:16","date_gmt":"2018-03-11T12:20:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39846"},"modified":"2018-03-11T13:20:16","modified_gmt":"2018-03-11T12:20:16","slug":"contro-lideologia-cosmopolita-ed-europeista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39846","title":{"rendered":"Contro l\u2019ideologia cosmopolita ed europeista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Bruno Steri)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Bandiere-EU_NATO.jpg\" alt=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Bandiere-EU_NATO.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong class=\"\">La gabbia dell\u2019euro<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel suo ultimo lavoro (<em>La gabbia dell\u2019euro. Perch\u00e9 uscirne \u00e8 internazionalista e di sinistra.<\/em> Imprimatur, 2018) Domenico Moro, economista marxista e militante comunista, si impegna in un\u2019importante opera di pulizia concettuale per sgombrare il terreno da alcuni fraintendimenti e resistenze ideologiche che impediscono la risoluta adesione ad un\u2019opzione che egli ritiene vitale per la prospettiva di vita delle classi subalterne (italiane ed europee) e per le sorti della sinistra (comunista e non): la rottura con l\u2019Unione europea e l\u2019uscita dall\u2019euro. Non abbiamo a che fare in senso stretto con un libro di analisi economica, ma con un insieme di lucide argomentazioni che legano i dati dell\u2019analisi economica alle attuali urgenze della battaglia ideologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro prende le mosse da una lapidaria e rivelatrice dichiarazione di Guido Carli, gi\u00e0 governatore della Banca d\u2019Italia: \u201c<em>L\u2019Unione europea ha rappresentato una via alternativa alla soluzione di problemi che non riuscivamo ad affrontare per le vie ordinarie del governo e del Parlamento<\/em>\u201d. Come dire che, per far passare determinati orientamenti (antipopolari), occorreva che questi fossero imposti da un\u2019autorit\u00e0 esterna, in grado di porre vincoli indiscutibili bypassando gli organismi decisionali interni e democratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un tale contesto, persino le espressioni di voto dei singoli Paesi \u2013 che siano elezioni politiche o referendum \u2013 sono diventate un pericolo da evitare o comunque da indebolire, cos\u00ec da lasciare libero gioco a quello che il governatore della Bce Mario Draghi ha chiamato non a caso il \u201cpilota automatico\u201d che da Bruxelles deve sovrintendere alle sorti dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Cosmopolitismo, ideologia dominante delle \u00e9lites capitalistiche<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fronte di un tale antidemocratico e oligarchico contesto, il testo prende subito di petto l\u2019idea, diffusa dall\u2019informazione di regime ma anche presente sul versante delle sinistre, secondo cui rompere la gabbia dell\u2019Ue o uscire dalla moneta unica equivarrebbe ad un antistorico ritorno all\u2019indietro, ad una scelta nazionalistica e regressiva. Sullo sfondo di tale \u201crifiuto preconcetto\u201d vi \u00e8 un giudizio totalmente errato concernente la globalizzazione capitalistica: essa viene infatti presentata come un\u2019evoluzione progressiva, che pone fine agli Stati-nazione e alle loro autarchiche chiusure e che consente al mondo del lavoro di aprirsi a una visione globale. A sinistra, alfiere di tale ottimistica valutazione \u00e8 &#8211; come \u00e8 noto &#8211; Antonio Negri, il quale vede contrapporsi ad un omogeneo impero una sorta di contro-impero, rappresentato dall\u2019emergenza di \u201cmoltitudini\u201d che si aprono al mondo e sfidano il potere costituito. Moro \u00e8 giustamente tra coloro che si contrappongono ad una tale astratta concezione: la globalizzazione non \u00e8 per nulla \u201cuna grande vittoria proletaria\u201d, come ritiene Negri, ma \u00e8 la \u201crisposta del capitale per risolvere la sua crisi (l\u2019eccesso di capacit\u00e0 produttiva e il calo dei profitti) mediante le delocalizzazioni e la riduzione dei salari e del welfare\u201d. Non quindi un\u2019opportunit\u00e0, ma un peggioramento dei rapporti di forza ai danni del lavoro salariato, grazie ad esempio al ricatto esercitato sui lavoratori con la minaccia delle delocalizzazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da ci\u00f2 deriva un essenziale spunto di analisi: l\u2019ideologia dominante non \u00e8 oggi il nazionalismo, ma proprio il cosmopolitismo. In effetti, la necessit\u00e0 di garantire ai capitali un\u2019ampia libert\u00e0 di movimento sta alla base di un\u2019impostazione universalistica, quale naturale ideologia delle massonerie e delle \u00e9lites legate ad interessi globali. L\u2019accumulazione capitalistica non \u00e8 pi\u00f9 oggi su base nazionale, come era fino alla seconda guerra mondiale (apice dello scontro tra imperialismi nazionali). Attualmente, il principale mercato della Volkswagen non \u00e8 la Germania ma la Cina; e la Fiat, divenuta Fca, ricava il 75% dei suoi profitti nell\u2019area Nafta (Usa, Canada, Messico). Il capitalismo \u00e8 globalizzato; le imprese che contano, multinazionali o sovranazionali, realizzano i loro profitti soprattutto tramite investimenti esteri (Ide): \u201cL\u2019obiettivo \u00e8 realizzare economie di scala a livello internazionale, basate sullo spostamento di quote di produzione dai Paesi avanzati a quelli periferici a basso costo del lavoro, e su operazioni di fusione tra imprese e integrazione tra capitali del centro a livello sovrastatale\u201d. Beninteso, l\u2019imperialismo \u00e8 ancora vivo e vegeto, anche se non \u00e8 pi\u00f9 territoriale: esso mira al comando sui movimenti di capitale e di merci e al controllo delle fonti energetiche. Le aggressioni belliche sono ancora all\u2019ordine del giorno, ma l\u2019ideologia che le supporta non \u00e8 nazionalistica, \u00e8 quella delle \u201cguerre umanitarie\u201d o \u201c per la democrazia\u201d: \u00e8 insomma \u201cl\u2019imperialismo dei diritti umani\u201d, per riprendere una felice formulazione di Vladimiro Giacch\u00e9. Ovviamente, precisa Moro, la constatazione che il nazionalismo non sia l\u2019ideologia dei circoli economici egemoni, nulla toglie al fatto che una tale pulsione reazionaria sia comunque presente nelle pieghe della societ\u00e0. La risposta capitalistica alla crisi, oltre a ridurre salari e welfare, ha infatti comportato una riduzione della \u201cpletora di capitale\u201d (Marx), favorendo fallimenti e acquisizioni di industrie e banche da parte dei capitali forti: settori del commercio, microimprese, soprattutto se operanti sul mercato domestico, hanno costituito all\u2019interno delle classi dominanti un blocco corporativo di destra (in Italia organizzato attorno a Lega e Fratelli d\u2019Italia) per nulla sensibile alle lusinghe cosmopolite ed anzi ancora legato ad un\u2019identit\u00e0 nazionalistica regressiva. Uno dei risultati dell\u2019astratta retorica della sinistra europeista &#8211; e del connesso rifiuto di valutare adeguatamente la possibilit\u00e0 di rompere con questa Ue e di recuperare una propria sovranit\u00e0 monetaria &#8211; \u00e8 precisamente quello di lasciare tale tematica alle destre e al suddetto regressivo contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Contro l\u2019ideologia della sinistra europeista, per un patriottismo costituzionale<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 detto, resta la considerazione generale che oggi l\u2019ideologia dominante \u00e8 cosmopolita ed europeista, dove \u201cl\u2019ideologia europeista \u00e8, in Europa, articolazione diretta dell\u2019ideologia cosmopolita\u201d. Qui troviamo un\u2019ulteriore importante dato di analisi propostoci dal libro di Moro. Stante il suddetto generale orientamento, la ricerca del massimo consenso in patria perde fatalmente di peso. Con l\u2019eclissarsi del socialismo reale e il dispiegarsi della globalizzazione capitalistica finisce per saltare il patto nazionale che fin l\u00ec aveva tenuto insieme i nuclei forti della societ\u00e0: si disgrega cio\u00e8 il blocco keynesiano tra grande impresa e classe operaia. Contestualmente, le impellenti esigenze del neoliberismo impongono di sostituire ideologie \u201cforti\u201d con pensieri \u201cpi\u00f9 deboli\u201d, interclassisti e solidaristici: di qui, \u201ccome ha spiegato bene la femminista americana Nancy Fraser, l\u2019alleanza tra le \u00e9lites capitalistiche e i ceti medi \u2018progressisti\u2019 (Paul Ginsborg parla invece di ceto medio riflessivo)\u201d. Pi\u00f9 in generale, si punta sul disimpegno, sul depotenziamento della passione civile e della partecipazione politica, a correzione di un \u201ceccesso di democrazia\u201d. Il commento di Moro \u00e8 a questo punto assai interessante per quanti sono impegnati nella costruzione di una proposta politica: \u201cIl capitale ha stracciato il patto sociale keynesiano, cio\u00e8 la base materiale della Costituzione, e oggi i suoi interessi, specie in Italia e negli altri Paesi pi\u00f9 penalizzati dall\u2019integrazione europea, si contrappongono oggettivamente agli interessi popolari, cio\u00e8 a quelli della maggioranza della popolazione\u201d. Per questo \u00e8 oggi prioritario recuperare lo spazio politico di un \u201cpatriottismo costituzionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Comprensibilmente, l\u2019argomentazione si sofferma sulla natura \u201cambigua\u201d, polivalente, del concetto di \u201cnazione\u201d. E\u2019 profondamente sbagliato dare a tale nozione un\u2019accezione esclusivamente negativa, identificandola con la propaganda nazionalistica (come fa ancora Antonio Negri). Essa la si pu\u00f2 infatti intendere in termini reazionari o progressivi: lo stesso Lenin &#8211; ricorda opportunamente Moro &#8211; invita a \u201cvalutare caso per caso se l\u2019aspetto nazionale sia un fattore di promozione o di disgregazione degli interessi della classe lavoratrice\u201d. Del resto, la storia recente conferma clamorosamente una tale asserzione. E\u2019 vero che, dopo la prima guerra mondiale, l\u2019idea di nazione \u00e8 stata a lungo egemonizzata dal nazi-fascismo. Ma \u00e8 anche vero che tra gli anni 50 e gli anni 70 essa \u00e8 stata la bandiera dell\u2019antimperialismo e delle lotte di liberazione: in Asia, in Africa, nell\u2019America Latina. E Stalingrado rimane superbo emblema di una \u201cgrande guerra patriottica\u201d; cos\u00ec come \u201cpatriottica\u201d \u00e8 stata in Italia la Resistenza al nazi-fascismo. Ci\u00f2 fa giustizia di un grave fraintendimento: \u00e8 l\u2019ideologia cosmopolita che tende ad abolire gli Stati-nazione; non certo l\u2019internazionalismo proletario, il quale al contrario ha sempre sostenuto contro l\u2019imperialismo l\u2019autodeterminazione dei popoli, cercando di costruire solidariet\u00e0 tra le classi subalterne di diverse nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019europeismo astratto e di maniera di certa sinistra deve contrapporsi un rinnovato patriottismo costituzionale, appunto in quanto si oppone all\u2019espropriazione della volont\u00e0 popolare prodottasi con la mondializzazione capitalistica e, in Europa, con l\u2019Unione europea. Moro annota in proposito che, sin dal Manifesto di Ventotene, le posizioni europeiste sono state influenzate dalle tesi di Albert O. Hirschman, economista tedesco che, dopo aver completato i suoi studi a Berkeley, si era arruolato nell\u2019esercito statunitense e, dopo la guerra, era divenuto alto dirigente della Banca centrale statunitense per i Paesi del Commonwealth: \u201cLe sue riflessioni erano funzionali alla ricostruzione del mercato mondiale controllato da istituzioni internazionali sotto l\u2019egemonia statunitense. In <em>Potenza nazionale e commercio estero<\/em> (1945) Hirschman scriveva che la politica di potenza statale, che aveva portato allo scoppio della Seconda guerra mondiale, poteva essere superata solo privando gli Stati dell\u2019autonomia sulle scelte economiche, cio\u00e8 della sovranit\u00e0 nazionale, subordinandoli alle regole di organismi sovranazionali (\u2026). Proprio l\u2019eliminazione della sovranit\u00e0 economica nazionale \u00e8 uno dei pochi obiettivi realizzati, mediante l\u2019euro, dal movimento europeista\u201d. Ed \u00e8 proprio tale infausta condizione che va risolutamente contrastata e superata, nella consapevolezza che l\u2019euro \u00e8 \u201cuna leva di comando del capitale\u201d: uscire dall\u2019euro \u00e8 una condizione non sufficiente ma necessaria, \u201cal fine di recuperare il controllo statale sulla valuta, di manovrare sui cambi e di attribuire alla Banca centrale il ruolo di prestatore di ultima istanza e di acquisto dei titoli di Stato\u201d. In definitiva, \u201c\u00e8 una <em>condicio sine qua non<\/em>, senza la quale non si pu\u00f2 n\u00e9 portare avanti una politica di bilancio pubblico espansiva, n\u00e9 un allargamento dell\u2019intervento pubblico, mediante vere ripubblicizzazioni di banche o di aziende di carattere strategico, n\u00e9 tantomeno difendere efficacemente salari e welfare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Cambiare urgentemente strada<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019ultima considerazione. In un articolo dai toni forti e, per certi versi, drammatici (cfr. <em>Il Sole 24 Ore<\/em> del 25 febbraio 2018) Carlo Bastasin si riferisce in questi termini alla crisi verticale della socialdemocrazia tedesca: \u201cLa crisi dell\u2019Spd, il partito socialdemocratico tedesco, pu\u00f2 segnare la fine di un\u2019era nella politica europea, quella in cui l\u2019idea di societ\u00e0 aperta \u00e8 stata ancora conciliabile con un forte sistema di sicurezza sociale\u201d. Per la prima volta dal secondo dopoguerra ad oggi, l\u2019Spd \u00e8 scesa nei sondaggi al di sotto di un partito nazisteggiante e xenofobo quale \u00e8 Alternativa per la Germania (AfD) e il suo leader Martin Schulz \u00e8 precipitato nel partito dal 100% dei consensi a zero in soli quattro mesi. Tale crisi, ammonisce Bastasin, \u201cnon \u00e8 una questione solo tedesca\u201d, ma riguarda l\u2019intera Europa. All\u2019epicentro di un simile tracollo c\u2019\u00e8 il tema dell\u2019immigrazione: \u201cAgli immigrati non viene solo attribuita la fonte di ogni insicurezza, ma anche la concorrenza sul lavoro che comprime i livelli salariali nei settori tipicamente occupati dagli elettori socialdemocratici. La stessa Bundesbank attribuisce anche all\u2019immigrazione l\u2019assenza di inflazione in Germania (<em>cio\u00e8 l\u2019aumento dei salari<\/em>). (\u2026) Schroeder aveva riformato i mercati del lavoro per evitare che gli investimenti andassero in altri Paesi e abbandonassero la Germania causando disoccupazione. L\u2019esito \u00e8 stato che gli investimenti in capitale non sono stati fatti in Germania dalle imprese tedesche perch\u00e9 era molto pi\u00f9 conveniente sostituire capitale con lavoro diventato a basso costo (<em>grazie alla concorrenza esercitata dal lavoro degli immigrati<\/em>). La disoccupazione \u00e8 scomparsa, ma il reddito degli elettori Spd non \u00e8 aumentato. La delusione dei cittadini ha provocato il riversarsi dei voti verso Alternativa per la Germania\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, tra i regali indesiderati portati da questa Unione europea e, con essa, da un\u2019astratta ideologia europeista c\u2019\u00e8 la guerra tra poveri, pi\u00f9 precisamente tra penultimi e ultimi. Una vera bomba a orologeria che rischia di trascinare all\u2019indietro, nelle pieghe pi\u00f9 oscure della storia, l\u2019intero continente. Occorre urgentemente cambiare strada, trovare il bandolo di una nuova cittadinanza e solidariet\u00e0 di classe: ma ci\u00f2 \u00e8 possibile solo se si contrasta un capitalismo che sa solo rispondere alla sua crisi riversandola sulle classi popolari, se si trova il coraggio di contrapporsi frontalmente a questa Unione europea, a cominciare col riappropriarsi della propria sovranit\u00e0 monetaria. Per trovare un\u2019altra strada, questo lavoro di Domenico Moro \u00e8 assai utile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong>https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/11805-bruno-steri-contro-l-ideologia-cosmopolita-ed-europeista.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Bruno Steri) La gabbia dell\u2019euro Nel suo ultimo lavoro (La gabbia dell\u2019euro. Perch\u00e9 uscirne \u00e8 internazionalista e di sinistra. 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