{"id":39851,"date":"2018-03-12T11:00:22","date_gmt":"2018-03-12T10:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39851"},"modified":"2018-03-12T10:08:06","modified_gmt":"2018-03-12T09:08:06","slug":"1992-una-guerra-tra-italia-e-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39851","title":{"rendered":"1992, una guerra tra Italia e mercato"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEDITERRANEO (Luca Pinasco)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"td-post-sub-title\"><strong>l sistema ad &#8220;economia mista&#8221; ha garantito grande benessere e sviluppo al nostro paese. Tale sistema vincente, studiato in tutto il mondo, ci ha permesso di diventare la quarta potenza mondiale. Con questa breve analisi cercheremo di capire come e da chi \u00e8 stato distrutto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1992 rappresenta uno spartiacque per la politica economica italiana in quanto segna il passaggio dal sistema di \u201c<strong>economia mista<\/strong>\u201d a quello di \u201c<strong>economia di mercato<\/strong>\u201d. Il primo, pur contemplando la totale libert\u00e0 dell\u2019iniziativa privata, si caratterizzava per la presenza dello Stato nell\u2019economia come attore nei settori strategici dell\u2019industria, come regolatore delle inefficienze del libero mercato, come redistributore della ricchezza attraverso il welfare state e come primo mediatore tra i grandi capitali e i lavoratori. Tale sistema garant\u00ec sin dal dopoguerra forti livelli di sviluppo, benessere sociale e riduzione delle disuguaglianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-750 td-animation-stack-type2-1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=696%2C266&amp;ssl=1\" sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?w=1228&amp;ssl=1 1228w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=300%2C115&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=768%2C293&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=1024%2C391&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=696%2C266&amp;ssl=1 696w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=1068%2C408&amp;ssl=1 1068w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?resize=1100%2C420&amp;ssl=1 1100w\" alt=\"guerra italia mercato\" width=\"748\" height=\"286\" data-attachment-id=\"750\" data-permalink=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/06\/03\/2018\/1992-una-guerra-tra-italia-e-mercato\/guerra-italia-mercato\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?fit=1228%2C469&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1228,469\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"guerra-italia-mercato\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?fit=300%2C115&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/guerra-italia-mercato.jpg?fit=696%2C266&amp;ssl=1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019apertura all\u2019economia di mercato avvenne nel 1992 per mezzo di <a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/06\/03\/2018\/perche-le-privatizzazioni-sono-la-nostra-rovina\/\">politiche di privatizzazione delle grandi imprese pubbliche<\/a>, liberalizzazione dei settori strategici, deregolamentazione dei mercati finanziari, flessibilizzazione del mercato del lavoro, riduzione della spesa corrente, rimozione della separazione tra banche d\u2019affari e di credito, seguendo con ritardo le politiche liberiste portate avanti nel corso di tutti gli anni \u201980 in Inghilterra e negli Stati Uniti rispettivamente dai governi Thatcher e Reagan. Con ritardo poich\u00e9 una parte della classe politica italiana, dalla maggioranza all\u2019opposizione, con alla testa il Partito Socialista Italiano nelle figure di Bettino Craxi e Rino Formica, si oppose con vigore, nel corso di tale decennio, all\u2019applicazione delle politiche liberiste, in quanto ne riconobbe con lungimiranza tutte quelle contraddizioni che le rendevano inadatte al naturale sistema economico italiano. Piuttosto, con i governi del \u201cpentapartito\u201d, il sistema di economia mista si rafforz\u00f2 raggiungendo sempre nuovi traguardi. l\u2019Italia divent\u00f2 la quarta potenza industriale, ai vertici mondiali per PIL e PIL pro capite, le disuguaglianze smisero di crescere (l\u2019incremento dell\u2019indice di Gini si arrest\u00f2 nel corso di tutti gli anni \u201980). Tale modello inizi\u00f2 ad affermarsi come un sistema valido a livello globale, una vera e propria \u201cterza via\u201d italiana. L\u2019intuizione che la riduzione del potere pubblico nell\u2019economia avrebbe favorito i grandi gruppi di potere privati nazionali e internazionali, i quali non avrebbero certamente difeso l\u2019interesse della collettivit\u00e0, si mostr\u00f2 corretta. Il successo dell\u2019Italia e gli scarsi risultati in termini di crescita dell\u2019Inghilterra della Thatcher ne furono la concreta prova; le teorie di Milton Friedman, di grande successo in quegli anni, furono messe all\u2019angolo dalla concretezza dello sviluppo italiano. Ma tutto ci\u00f2 a qualcuno non andava bene, la classe politica italiana si metteva di traverso all\u2019imposizione di un modello liberista in tutto l\u2019Occidente dove, rimosso il ruolo dello Stato e della Politica, i grandi gruppi economico finanziari avrebbero assunto nuovi, enormi poteri. Questo \u00e8 ci\u00f2 che effettivamente accadde nel 1992, la classe politica della prima repubblica fu rimossa coercitivamente da un intreccio tra informazione, finanza e settore giudiziario. Vi fu un disegno ben preciso che sar\u00e0 a pi\u00f9 riprese analizzato, approfondito e reso disponibile al lettore di questa rivista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Determinante per la riuscita di tale disegno fu il ruolo dell\u2019informazione, totalmente in mano agli stessi gruppi finanziari usciti dalla tempesta giudiziaria del 1992 come unici vincitori. \u0400 in quest\u2019ottica che bisogna guardare agli accadimenti di quell\u2019anno per comprenderne la natura, bisogna analizzare con attenzione le politiche economiche attuate dopo tale data, e osservare cosa accadde da un lato a chi ad esse si opponeva e dall\u2019altro a chi invece le avallava. Dopo una simile analisi appare chiaro che le turbolenze che hanno fatto da protagonista nel 1992 italiano non sono state altro che il mezzo attraverso cui si \u00e8 operata la \u201drivoluzione\u201d eliminando gli oppositori politici per l\u2019unica via possibile, quella giudiziaria. I grandi oppositori alle politiche liberiste sono finiti nel migliore dei casi alla gogna mediatica, bollati come rappresentanti di un sistema corrotto, se non privati del lavoro, della libert\u00e0 e in alcuni casi della vita. Gli apologeti delle suddette politiche, come Ciampi, Draghi e Prodi in testa furono invece elevati al ruolo di padri della patria, padri della nuova Repubblica. I politici italiani furono a ragion veduta grandi oppositori del liberismo in quanto convinti che incrementare ulteriormente il potere del \u201cmercato\u201d nell\u2019economia avrebbe certamente portato un inasprimento delle disuguaglianze e diminuito il benessere sociale modificando il rapporto di forza tra imprese e lavoratori totalmente a favore delle prime. La loro grande preoccupazione era che il potere politico fosse sostituito dalla grande finanza dirigendo gli obbiettivi dell\u2019economia verso gli interessi privati a discapito di quelli sociali. A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che alcune attivit\u00e0 necessarie alla collettivit\u00e0 non sono remunerative, dunque non potrebbe svolgerle nessun altro soggetto se non lo Stato, ma privando quest\u2019ultimo dalla possibilit\u00e0 di fare spesa, quelle fondamentali attivit\u00e0 rimarrebbero irrisolte. Si pensi ad esempio al restauro dei monumenti storici, al soccorso da prestare ai terremotati, agli ammodernamenti necessari alle infrastrutture del Sud Italia, agli interventi sugli argini dei fiumi per prevenire le inondazioni, alla tutela dell\u2019ambiente, e si potrebbe continuare a lungo. Mai il mercato si occuperebbe di tali problemi, ne questi possono essere lasciati alla beneficenza o all\u2019iniziativa privata. Deve essere lo Stato con la sua capacit\u00e0 di spesa ad occuparsene. Invece si distrusse tutto ci\u00f2 che di buono vi era nelle attivit\u00e0 dello Stato italiano, tranne quelle cose che realmente andavano abbattute, come la burocrazia o le eccessive tasse. La politica economica pi\u00f9 vicina a quella della prima Repubblica italiana non poteva che essere un sistema misto di stampo keynesiano, che riconosca il ruolo dello Stato come mediatore fondamentale tra gli interessi privati e quelli della collettivit\u00e0, e che riconosca come legittime tutte le sovranit\u00e0 che stanno in capo al potere pubblico, da quella monetaria a quella militare, dalla politica industriale agli esteri. Esattamente tutto ci\u00f2 che abbiamo perso con la caduta del sistema politico della prima Repubblica, con la \u201crivoluzione liberista\u201d, con quello che oggi possiamo a ragion veduta definire \u201ccolpo di Stato per via giudiziaria\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/06\/03\/2018\/1992-una-guerra-tra-italia-e-mercato\/\">https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/06\/03\/2018\/1992-una-guerra-tra-italia-e-mercato\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEDITERRANEO (Luca Pinasco) &nbsp; l sistema ad &#8220;economia mista&#8221; ha garantito grande benessere e sviluppo al nostro paese. Tale sistema vincente, studiato in tutto il mondo, ci ha permesso di diventare la quarta potenza mondiale. Con questa breve analisi cercheremo di capire come e da chi \u00e8 stato distrutto. 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