{"id":39855,"date":"2018-03-12T13:54:51","date_gmt":"2018-03-12T12:54:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39855"},"modified":"2018-03-12T13:55:22","modified_gmt":"2018-03-12T12:55:22","slug":"oltre-il-mito-del-debito-pubblico-non-ci-sono-i-soldi-o-non-ce-li-fanno-toccare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39855","title":{"rendered":"Oltre il mito del debito pubblico: non ci sono i soldi o non ce li fanno toccare?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/03\/prendeteli.jpg?w=700\" alt=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/03\/prendeteli.jpg?w=700\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mito delle risorse scarse, il mantra dei soldi che non ci sono, \u00e8 la pi\u00f9 potente retorica in mano alla classe dominante perch\u00e9 spoglia le questioni economiche della loro essenza politica trasformando, come per magia, precise scelte di campo in apparenti vincoli di necessit\u00e0. Dietro alla chiusura di un ospedale non vi sarebbe la scelta di favorire la sanit\u00e0 privata ma il debito della Regione, che impone sacrifici. Dietro alla mancata manutenzione delle scuole non vi sarebbe lo smantellamento sistematico dello stato sociale ma la disciplina di bilancio. La possibilit\u00e0 stessa di immaginare un\u2019alternativa politica a povert\u00e0, disoccupazione e sfruttamento viene negata sulla base di un\u2019apparentemente lucida aritmetica della scarsit\u00e0, una presunta razionalit\u00e0 economica che non lascia scampo, proiettando l\u2019ombra lunga del debito pubblico su ogni rivendicazione e su ogni aspirazione ad un futuro migliore. Quel debito incombente significa che abbiamo gi\u00e0 speso troppo, abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi ed ora non ci resta che pagare, rinunciando progressivamente a lavoro, sanit\u00e0, istruzione, trasporti, stili di vita, cultura e tutto quello che il Novecento ci aveva, per l\u2019appunto, solo prestato. Un tempo si scontravano visioni del mondo differenti in un conflitto a tratti appassionato, oggi ci viene raccontata una storia diversa e pacificante: saremmo pure d\u2019accordo nel garantire quei diritti a tutti ma, purtroppo, sono finiti i quattrini \u2013 che ci possiamo fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La retorica del \u201cnon ci sono i soldi\u201d \u00e8 uno schema semplice che si articola in due passaggi, debito e sacrifici, efficacemente sintetizzati da un recente tweet di Emma Bonino: \u201cNon si pu\u00f2 continuare a indebitarsi e gli italiani lo sanno bene. L\u2019Italia \u00e8 come la famiglia Rossi: se \u00e8 indebitata non pu\u00f2 continuare a spendere, chiedendo soldi al cognato. Insomma, non \u00e8 il momento di comprare il motorino al figlio.\u201d Dovremmo sacrificare le nostre aspirazioni, il motorino del piccolo Rossi, per ripagare il debito che grava sulle nostre spalle \u2013 proprio come farebbe una qualsiasi famiglia o azienda privata. Sembra una regola dettata dal buon senso ma, come vedremo, non lo \u00e8 affatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come tutti i miti, anche quello della scarsit\u00e0 ha una sua precisa architettura che affonda le radici in una premessa ingannevole, l\u2019equivalenza tra debito individuale e debito pubblico: quella tra la famiglia Rossi e lo Stato \u00e8 una falsa analogia, una mera suggestione priva di fondamento su cui viene edificato il castello retorico del \u201cnon ci sono i soldi\u201d. Una volta chiarita la fallacia di quella premessa, l\u2019intero castello crolla mettendo a nudo gli interessi che si celano dietro al mito del debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Perch\u00e9 esiste il debito pubblico?<\/strong> Quando le tasse non sono sufficienti a coprire le spese dello Stato, la parte di spesa eccedente le tasse \u2013 in gergo il deficit o disavanzo pubblico \u2013 deve essere finanziata tramite debito: lo Stato prende in prestito i soldi necessari. Storicamente, la necessit\u00e0 di finanziare i servizi pubblici ben oltre ci\u00f2 che sarebbe consentito dalle sole entrate fiscali ha costretto tutti gli Stati a prendere in prestito parte delle risorse necessarie. D\u2019altro canto basta guardarsi intorno: la Germania, modello di virt\u00f9 e parsimonia, ha un debito pubblico di circa 2.000 miliardi di euro \u2013 pari al 70% del PIL, ossia pari a pi\u00f9 di due terzi della produzione annuale del Paese. Le principali economie mondiali hanno tutte, invariabilmente, un consistente debito pubblico: dagli Stati Uniti, dove supera il 100% del PIL, al Giappone, dove si trova abbondantemente oltre il 200% del PIL, passando per l\u2019Italia dove ammonta al 130% del PIL. \u00c8 curioso notare che nella retorica sul debito pubblico non si menzionano mai Paesi privi di debito pubblico. Il fatto \u00e8 che gli esempi di questo tipo si contano sulla punta delle dita e contribuirebbero, piuttosto, a sfatare il mito: Macao, Brunei, Palau, Isole Vergini Britanniche, Liechtenstein ossia, nell\u2019ordine, un casin\u00f2 cinese, un giacimento petrolifero col sultano, una base militare americana nel Pacifico e dei paradisi fiscali di poche migliaia di abitanti. Dove non c\u2019\u00e8 il debito pubblico non c\u2019\u00e8 neppure un vero e proprio Paese, nel senso che non c\u2019\u00e8 alcun settore pubblico strutturato. Pi\u00f9 che esempi di virt\u00f9 fiscale, questi non-Paesi sono la dimostrazione che senza debito pubblico \u2013 molto semplicemente \u2013 non vi \u00e8 uno Stato, perch\u00e9 non possono esservi quei servizi essenziali su cui poggia una societ\u00e0 moderna. Il debito pubblico \u00e8 quindi parte integrante del concreto funzionamento di un\u2019economia avanzata. Tuttavia, una volta appurato che il debito, fuori dal mito, \u00e8 la normalit\u00e0, si potrebbe credere che l\u2019accumulazione di continui disavanzi, da cui origina il debito pubblico, abbia comunque effetti negativi sull\u2019economia, e che dunque sia meglio contenerla al minimo necessario \u2013 come ci impone l\u2019Europa con i suoi vincoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma che effetti ha la spesa in deficit sull\u2019economia?<\/strong> Il disavanzo pubblico genera reddito privato (e di conseguenza maggiore gettito): il denaro che lo Stato spende per costruire una scuola, ad esempio, \u00e8 il reddito di chi realizza quel lavoro, dall\u2019architetto alla ditta di costruzioni, ma non solo; questi soggetti, a loro volta, spenderanno una parte di quel reddito in consumi, alimentando cos\u00ec un circolo virtuoso che produce altri redditi e stimola l\u2019occupazione. Secondo la visione neoliberista, per\u00f2, questo maggiore reddito generato dalla spesa in deficit sarebbe solo apparente perch\u00e9 andrebbe a sostituirsi, e non ad aggiungersi, alla spesa privata: il libero mercato \u00e8 di per s\u00e9 perfettamente in grado di garantire il pieno impiego di tutti i lavoratori disponibili e dunque non vi \u00e8 alcun bisogno dell\u2019inefficiente interferenza dello Stato. Per tornare all\u2019esempio, la scuola l\u2019avrebbero comunque costruita i privati e, probabilmente, l\u2019avrebbero costruita meglio. Peccato che questa visione idilliaca del libero mercato si scontri con la realt\u00e0 della crisi: 15 milioni di disoccupati nella sola zona dell\u2019euro stanno l\u00ec a mostrare come non vi sia alcuna tendenza al pieno impiego in un sistema lasciato in balia del profitto privato. Se vi sono disoccupati, la spesa pubblica in deficit ha il potere di creare opportunit\u00e0 di lavoro altrimenti assenti: le crea direttamente, se pensiamo all\u2019architetto e alla ditta che edifica la scuola. Le crea anche indirettamente, se pensiamo a tutti quelli che beneficeranno dei consumi che scaturiscono da quel primo atto di spesa, come ad esempio il supermercato dove gli operai che hanno costruito la scuola andranno a fare la spesa, grazie ai soldi guadagnati lavorando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Emerge cos\u00ec una prima differenza essenziale tra i debiti della famiglia Rossi ed il debito pubblico. I primi sono contratti per pagare qualcosa al di fuori del ristretto nucleo familiare: quei soldi vengono incassati dal concessionario che vende il motorino e dunque spariscono da casa Rossi, dove resta solo il debito. Al contrario, i soldi presi in prestito dallo Stato vengono spesi, in larghissima parte, all\u2019interno del Paese e continuano a circolare in quel sistema economico stimolando la crescita: passano dallo Stato agli operai che costruiscono la scuola, poi dagli operai al supermercato dove questi fanno la spesa e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La retorica della scarsit\u00e0 parte dunque da una premessa inconsistente, la falsa analogia tra debito privato e debito pubblico. Se riformulata correttamente, quell\u2019analogia conduce a conclusioni opposte e consente di smontare il mito del debito pubblico mostrando tutte le virt\u00f9 della spesa in deficit: per rendere l\u2019idea di cosa significhi spendere le risorse prese in prestito all\u2019interno del medesimo sistema che si sta indebitando, proviamo a immaginare che la famiglia Rossi si indebiti per comprare al figlio il motorino <em>del padre<\/em>. La famiglia Rossi avrebbe cos\u00ec un nuovo reddito esattamente corrispondente al debito contratto, proprio come un Paese che si indebita per costruire una scuola e genera, in questa maniera, il reddito di chi quella scuola la costruisce. E l\u2019analogia, una volta formulata senza inganni, pu\u00f2 proseguire rendendo evidenti gli effetti positivi della spesa a debito. Se il signor Rossi, infatti, spende parte di quel denaro per acquistare una torta cucinata dalla moglie \u2013 esattamente come avviene quando gli operai che hanno costruito la scuola vanno a fare la spesa al supermercato \u2013 l\u2019ammontare di reddito generato dall\u2019acquisto del motorino supera il debito inizialmente contratto dalla famiglia Rossi, perch\u00e9 il prezzo della torta incassato dalla donna va a sommarsi al prezzo del motorino incassato dall\u2019uomo. Lo spauracchio del debito si \u00e8 tramutato nel suo contrario, mostrando limpidamente gli effetti espansivi della spesa in disavanzo sull\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va bene, si potrebbe obiettare, il debito non \u00e8 un problema e la spesa in deficit fa bene all\u2019economia, ma resta ancora da chiarire un punto importante, l\u2019ultima spiaggia del mito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Chi ce li presta i soldi?<\/strong> Sembra cos\u00ec rientrare dalla finestra lo spettro del \u201cnon ci sono i soldi\u201d: anche ammesso che la spesa in deficit sia una cosa positiva, si pone il problema di trovare un creditore disposto a concederci il prestito necessario. Secondo la retorica della scarsit\u00e0, un debito molto elevato pu\u00f2 apparire insostenibile spingendo i creditori a negare ogni finanziamento allo Stato. Tornando all\u2019apologo della Bonino, cosa fare se il cognato volta le spalle alla famiglia Rossi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo Stato pu\u00f2 rivolgersi essenzialmente a due tipologie di creditori: i creditori privati, dai normali cittadini alle banche, che trovano nel debito pubblico un impiego per la loro ricchezza, cio\u00e8 una forma di risparmio, ed il creditore pubblico per eccellenza, la banca centrale, che ha il potere di creare moneta e pu\u00f2 impiegarlo per finanziare la spesa in deficit. Partiamo dalla tipologia di creditore pi\u00f9 simile al cognato della famiglia Rossi, il creditore privato che presta i propri soldi allo Stato. Fino a che vi \u00e8 ricchezza accumulata, ci sar\u00e0 qualcuno disposto ad impiegare quella ricchezza investendo nel debito pubblico: in Italia, per esempio, a fronte di oltre 2.000 miliardi di debito pubblico vi sono oltre 4.000 miliardi di ricchezza finanziaria delle sole famiglie. Peraltro, abbiamo visto che la spesa in deficit, che crea il debito pubblico, genera corrispondentemente reddito privato alimentando cos\u00ec quella ricchezza che poi potr\u00e0 assumere la forma di titoli pubblici. Lo Stato pu\u00f2 cos\u00ec continuare a finanziare il proprio debito pubblico senza problemi sui mercati, perch\u00e9 vi sar\u00e0 sempre risparmio accumulato da prendere in prestito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo quindi sfatare una delle pi\u00f9 patetiche narrazioni del mito del debito pubblico, frutto avvelenato della falsa analogia con il debito privato, ovverosia l\u2019idea che quel debito lo dovranno ripagare i nostri figli e nipoti, le future generazioni. La realt\u00e0 dei fatti, che mostra come abbiamo visto tutte le economie avanzate convivere con un debito pubblico consistente, rende evidente che nessuno dovr\u00e0 mai azzerare il debito pubblico, come invece \u00e8 normale che sia per un debito privato: il primo infatti pu\u00f2 essere ripagato, di volta in volta, tramite nuovo debito in una sequenza potenzialmente infinita perch\u00e9, a differenza di quello privato, il debito pubblico \u00e8 l\u2019altra faccia della medaglia di un circolo virtuoso di consumi che stimola la crescita e crea ricchezza, questa s\u00ec un\u2019eredit\u00e0 lasciata ai nostri figli e nipoti proprio grazie all\u2019accumulazione di debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 pur vero che, invece di prestare i soldi allo Stato, i creditori privati potrebbero prestarli a famiglie e imprese. In quel caso il creditore va incontro al rischio di fallimento del debitore privato, come mostrano i 400 miliardi di euro di crediti deteriorati causati dalla crisi: famiglie che non riescono pi\u00f9 a pagare il mutuo e imprese travolte dal crollo dei consumi. Ma il debitore pubblico, lo Stato, pu\u00f2 fallire? E veniamo, cos\u00ec, al cuore della questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Storicamente, infatti, il principale finanziatore del debito pubblico \u00e8 stato il secondo tipo di creditore che abbiamo menzionato, la banca centrale \u2013 un\u2019autorit\u00e0 pubblica che ha il potere di emettere moneta. Se il cognato della famiglia Rossi gli nega il prestito, dunque, interviene la banca centrale creando tutta la moneta di cui lo Stato ha bisogno, una vera e propria cassaforte di famiglia a cui attingere nel momento del bisogno. Per questo, fino a qualche tempo fa, il fallimento di uno Stato veniva considerato semplicemente impossibile e il debito pubblico la forma pi\u00f9 sicura di risparmio. Cosa \u00e8 cambiato nei tempi pi\u00f9 recenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019adesione all\u2019euro e l\u2019istituzione della Banca Centrale Europea (BCE), abbiamo rinunciato ad una delle pi\u00f9 importanti prerogative di uno Stato sovrano, la possibilit\u00e0 di emettere moneta. Abbiamo dato a nostro cognato le chiavi della cassaforte di famiglia: inutile stupirsi se, per un suo capriccio, rischiamo di andare in bancarotta. Ma allora \u00e8 sbagliato dire che i soldi non ci sono. I soldi ci sono sempre, all\u2019occorrenza pu\u00f2 crearli la banca centrale, ed il problema della scarsit\u00e0 che strangola l\u2019Europa \u00e8 un problema politico: una banca centrale che nega agli Stati le risorse necessarie a finanziare lo stato sociale, a promuovere la piena occupazione e a garantire i diritti. In altre parole i soldi ci sono ma non ce li fanno toccare perch\u00e9 povert\u00e0, disoccupazione e precariet\u00e0 sono formidabili strumenti di disciplina dei lavoratori, necessari a tenere in vita un modello economico e sociale basato sullo sfruttamento e incentrato sul profitto di pochi. Sfatare il mito del debito pubblico serve a chiarire che il nostro futuro non pu\u00f2 infrangersi contro alcuna scarsit\u00e0 delle risorse, ma \u00e8 ostaggio di vincoli politici imposti dall\u2019Europa contro cui si pu\u00f2 e si deve lottare.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/03\/oltre-il-mito-del-debito-pubblico-non-ci-sono-i-soldi-o-non-ce-li-fanno-toccare\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/03\/oltre-il-mito-del-debito-pubblico-non-ci-sono-i-soldi-o-non-ce-li-fanno-toccare\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Il mito delle risorse scarse, il mantra dei soldi che non ci sono, \u00e8 la pi\u00f9 potente retorica in mano alla classe dominante perch\u00e9 spoglia le questioni economiche della loro essenza politica trasformando, come per magia, precise scelte di campo in apparenti vincoli di necessit\u00e0. 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