{"id":39908,"date":"2018-03-14T12:53:58","date_gmt":"2018-03-14T11:53:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39908"},"modified":"2018-03-14T12:53:58","modified_gmt":"2018-03-14T11:53:58","slug":"individuo-e-collettivita-passato-e-presente-touraine-vs-bauman-una-lettura-incrociata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=39908","title":{"rendered":"Individuo e collettivit\u00e0, passato e presente. Touraine vs Bauman: una lettura incrociata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Piero Borzini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/touraine65.jpg\" alt=\"touraine65\" width=\"300\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avevo appena comprato due libri. Emanavano ancora un buon profumo di carta stampata. Si trattava di: <em>Noi Soggetti Umani<\/em> di Alain Touraine (Il Saggiatore, 2017) e Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza, 2017). Nell&#8217;accingermi alla non facile impresa di prendere appunti in vista di una eventuale recensione, una domanda mi ha subito bloccato: \u00e8 ammissibile che un lettore comune, che nulla sa di sociologia, si permetta di &#8216;recensire&#8217; saggi sociologici? Dopo averci rimuginato su per un po&#8217;, sono giunto alla seguente conclusione: se il saggio in questione \u00e8 scritto da accademici per altri accademici, il lettore comune farebbe bene a tenere le proprie riflessioni per s\u00e9. Se invece il saggio in questione \u00e8 di carattere divulgativo, vale a dire diretto al lettore comune, allora s\u00ec, \u00e8 lecito che egli commenti ci\u00f2 che era indirizzato espressamente a lui. Soddisfatto per aver escogitato questa giustificazione, eccomi qua con la penna in mano. Un&#8217;unica avvertenza: la mia competenza in fatto di scienze umane \u00e8 prossima a zero. Le opinioni che qui riporto sono quindi il frutto pi\u00f9 della mia ignoranza che non della mia competenza e del fatto che l&#8217;occhio con cui osservo le cose \u00e8 quello di chi guarda pi\u00f9 ai fatti reali che alle costruzioni verbali e a quelle teoretiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due parole essenziali sugli autori. Alain Touraine (1925) \u00e8 un sociologo francese. No-vantadue anni compiuti, si occupa di sociologia dei movimenti sociali e politici, in modo particolare in relazione a quella che egli ha chiamato la &#8220;societ\u00e0 post-industriale&#8221; (che \u00e8 quella che altri chiamano societ\u00e0 post-moderna). Zygmunt Bauman (1925-2017), \u00e8 stato un sociologo dai vasti interessi: ha studiato la societ\u00e0 moderna e post moderna (cui ha attribuito l&#8217;aggettivo &#8220;liquida&#8221;) alle prese con il consumismo e la globalizzazione, occupandosi in modo particolare delle ragioni morali dell&#8217;agire sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una primissima osservazione \u00e8 che, forse, occuparsi di sociologia fa bene alla salute: i due arzilli novantenni danno e hanno dato del filo da torcere a sociologi e politologi ben pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi ero recato in libreria per comprare il saggio di Touraine del quale avevo letto una recensione dalla quale m&#8217;era parso di capire che egli, osservando la deriva individualistica della societ\u00e0 contemporanea, cercasse in qualche modo di &#8216;sdoganare&#8217; il fenomeno, cavalcando la tigre guardando a una possibile evoluzione post sociale della societ\u00e0. Il mio stato d&#8217;animo era<em> quasi furente<\/em>: volevo capire meglio di che cosa parlasse, davvero, il saggio. Nell&#8217;atto di acquistarlo, l&#8217;occhio mi \u00e8 caduto sul saggio di Bauman (la cui prossimit\u00e0 con quello di Touraine nello scaffale della libreria non era casuale) che, per gli argomenti trattati, mi pareva non troppo lontano da quello di Touraine. Detto fatto, mi sarei imposto una lettura parallela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Effettivamente, i due saggi osservano &#8211; se pur con occhi assai diversi &#8211; il medesimo fenomeno: la deriva individualistica della societ\u00e0 contemporanea. Touraine \u00e8 pi\u00f9 radicale: avendo decretato in saggi precedenti &#8220;la fine del sociale e delle societ\u00e0&#8221;, egli ritiene che oggi siamo e ci comportiamo &#8220;come attori in un teatro vuoto&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo avere letto due volte entrambi i saggi (una prima volta per capirci qualcosa e una seconda volta per analizzarne le convergenze e le divergenze) posso affermare che i due sociologi analizzano effettivamente il medesimo fenomeno. Le loro analisi convergono e divergono ritmicamente, quasi si trattasse di una danza rituale sul tema della societ\u00e0. Esse convergono nell&#8217;affrontare punti simili; divergono ampiamente nei modi e nei punti di riferimento delle rispettive analisi; divergono parecchio nelle proposte ma, in qualche modo, finiscono di nuovo per convergere sui punti di domanda riguardo al futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due parole rapidissime ma doverose sul modo e sui riferimenti cui gli autori attingono per sviluppare il rispettivo pensiero. Uno, Touraine, cita moltissimi luoghi (in riferimento a movimenti sociopolitici locali) ma cita un numero limitato di autori: sostanzialmente egli cita se stesso, suoi precedenti articoli e saggi. Ripete frequentemente &#8220;sono stato il primo a&#8230;&#8221;, in una irritante quanto indisponente esaltazione narcisistica di s\u00e9. Al contrario, Bauman cita un numero davvero notevole di autori: egli fa continuamente riferimento al pensiero di altri, come se egli fungesse da collettore e organizzatore di idee partorite dalle menti di altri. In realt\u00e0, trattasi dell&#8217;umilt\u00e0 di chi sa, di chi vede la cultura come impresa collettiva e sa distillare le parole altrui in modo che si adattino al proprio pensiero: come lo storico costruisce la storia, Bauman costruisce la propria impalcatura concettuale scegliendo le citazioni altrui consone al proprio modo di vedere il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma andiamo con ordine ed entriamo nel merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrambi i saggisti analizzano ampiamente i punti che vado a elencare ordinatamente qui di seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Il passato come nostalgia. Mentre per Bauman la nostalgia \u00e8 insieme un senso di perdita e di spaesamento (proprio nel senso etimologico di algia-dolore per la casa lontana) e un desiderio di rifugio e di ritorno verso il ventre materno, per Touraine essa \u00e8 una perdita (una sorta di et\u00e0 dell&#8217;oro perduta, cui si pu\u00f2 guardare, per\u00f2, per recuperarne i valori fondanti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. L&#8217;individualismo. Per entrambi, l&#8217;individualismo \u00e8 una risposta all&#8217;evolvere della societ\u00e0, all&#8217;evoluzione del capitalismo, del consumismo, della globalizzazione. Ma mentre per Bauman l&#8217;individualismo \u00e8 una sorta di reflusso verso il s\u00e9 (come un&#8217;onda che si spinge troppo avanti sulla battigia e poi torna indietro riportando con s\u00e9 tutti i sassolini che prima erano stati sospinti in avanti), per Touraine l&#8217;individualismo \u00e8 una risposta agli eventi esterni che si trasforma in egoismo razionale, una sorta di una forma etica ideologica non molto diversa da quella proposta a met\u00e0 del Novecento da Ayn Rand, filosofa che per\u00f2 Touraine non cita mai, mentre Bauman lo fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. La societ\u00e0. Trattandosi di saggi sociologici, la &#8216;societ\u00e0&#8217; \u00e8 ovunque in entrambi ma, mentre Touraine ne ha gi\u00e0 decretato la fine e guarda a qualcosa altro &#8211; tuttora senza forma e senza sostanza &#8211; che dovr\u00e0 sostituirla quando essa avr\u00e0 cessato di dibattersi nella<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">sua lunga agonia, per Bauman la societ\u00e0 &#8211; liquida e adattabile alle contingenze &#8211; si evolver\u00e0 in forme a cui bisogner\u00e0 dare nuova sostanza, e questo \u00e8 compito degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. Lo Stato sovrano. Per Touraine, sotto i colpi del capitalismo globale e degli imperialismi supraterritoriali e supranazionali, lo Stato sovrano \u00e8 un&#8217;entit\u00e0 in via di disfacimento: gli uomini dovranno guardare ad altre forme di organizzazione e a valori universali di riferimento, molto forti e vincolanti, per ricostituire una nuova categoria sociale. Per Bauman, lo Stato sovrano sta perdendo la propria identit\u00e0 perch\u00e9 sta perdendo i propri confini: la globalizzazione dei mercati e del consumo, delle idee, della finanza, ecc. stanno delocalizzando i confini e, con essi, anche la politica e il potere stanno perdendo i propri punti di riferimento locali. E non \u00e8 solo lo Stato sovrano ad avere una crisi di identit\u00e0, anche le persone sono spaesate ed \u00e8 per questo che tendono a retrocedere (Retrotopia, appunto) verso aggregazioni di piccole dimensioni, quasi tribali, dove ritrovare una sorta di identit\u00e0 personale e condivisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. I valori universali di riferimento. Su questo punto, Bauman non fornisce indicazioni precise: si limita ad affermare che il reflusso verso identit\u00e0 locali-tribali, approfondendo i solchi e rimarcando le differenze, tender\u00e0 a escludere e non potr\u00e0 mai costituire la base per un rinnovamento sociale inclusivo. Ci\u00f2 di cui l&#8217;umanit\u00e0 ha bisogno oggi, e avr\u00e0 ancora pi\u00f9 bisogno domani, \u00e8 &#8220;l&#8217;integrazione umana al livello dell&#8217;umanit\u00e0 intera&#8221;. Il concetto \u00e8 bello quanto vago. Touraine, al contrario, ha le idee molto chiare e propone tre &#8211; dicasi tre &#8211; valori (che egli preferisce chiamare diritti) universali: libert\u00e0, uguaglianza, dignit\u00e0. Per chi avesse qualche sensazione di <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>, ebbene s\u00ec, la sensazione \u00e8 giusta: Touraine si richiama esplicitamente a quel grido <em>Libert\u00e9, \u00c9galit\u00e9, Fraternit\u00e9<\/em> che echeggiava forte e determinato sotto le antiche mura della Bastiglia (e non solo), il 14 luglio 1789. Se al primo punto di questo breve elenco ho indicato la nostalgia, effettivamente, una ragione c&#8217;\u00e8. Per carit\u00e0, nulla da dire sul contenuto, ma trovo francamente sorprendente che un intellettuale cos\u00ec originale si ritrovi a corto di proposte tanto da voler riciclare in chiave contemporanea, sostituendo il concetto pi\u00f9 moderno di <em>dignit\u00e0<\/em> a quello evidentemente antiquato di <em>fraternit\u00e0,<\/em> il motto della rivoluzione francese. Per questo, parlando pi\u00f9 oltre della proposta di Touraine, mi riferir\u00f2 a essa chiamandola RevFranc 2.0 (acronimo di R\u00e9volution Frangaise due-punto-zero). Vale infine la pena di ricordare che per Bauman sono centrali i &#8216;valori&#8217; e nomina raramente i &#8216;diritti&#8217;, mentre Touraine mette al centro i &#8216;diritti&#8217; e considera tali alcuni concetti che per Bauman hanno senso come &#8216;valori&#8217;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiariti i punti salienti, qui di seguito qualche spigolatura tra i due saggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Nostalgia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A proposito della nostalgia, Touraine guarda al passato come a un&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro dove, per esempio, sono recuperabili come &#8216;diritti&#8217; quei valori di rispetto e di conservazione che appartengono, di fatto, agli ideali di matrice ecologista. Afferma, per esempio, Touraine: &#8220;\u00c8 impressionante constatare il ritorno di un concetto che sembrava appartenere a un passato lontano: i diritti della natura, degli animali, delle piante. Nel Medioevo cattolico erano riconosciuti [&#8230;] La natura creata da Dio era sacra, come la totalit\u00e0 del suo creato&#8221; (p. 92). L&#8217;autore francese considera che gli ideali laici del rispetto della natura siano stati stati recuperati dall&#8217;antica et\u00e0 dell&#8217;oro e trasformati in &#8216;diritti&#8217;. In Touraine, questa idea del recupero di diritti e di valori da un lontano passato \u00e8 un <em>fil rouge<\/em> che attraversa l&#8217;intero suo saggio e che io non esito a definire, a volte, francamente pretestuoso. Bauman, al contrario, non pesca valori o diritti nel passato: in qualit\u00e0 di analista, osserva il mondo e non fa altro che registrare l&#8217;atteggiamento nostalgico di parte della societ\u00e0, una sorta di reflusso che porta con s\u00e9 non tanto valori da recuperare, bens\u00ec rischi da non sottovalutare. Utilizzando una riflessione di Svetlana Boym, linguista e letterata non a caso autrice di un volume intitolato <em>The Future of Nostalgia<\/em>, afferma: &#8220;Il ventesimo secolo, iniziato con un&#8217;utopia futurista, si \u00e8 chiuso con la nostalgia. [&#8230;] Un&#8217;epidemia globale di nostalgia. [&#8230;] Il pericolo della nostalgia \u00e8 che tende a confondere la causa vera con quella immaginaria&#8221; (p. XII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Individualismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche a proposito dell&#8217;individualismo &#8211; tema centrale delle due analisi sociologiche &#8211; Touraine e Bauman osservano e giudicano il fenomeno in maniera alquanto diversa. Touraine sembra accettare l&#8217;individualismo come una componente umana universale arrivando a concepirla come valore supremo: &#8220;Bisogna considerare la possibile unione tra individuale e universale&#8221; (p. 229); [&#8230;] &#8220;I bisogni individuali sono compenetrati nella cultura collettiva e l&#8217;individualismo autoconsapevole \u00e8 un valore supremo&#8221; (p. 18). Con la fine del sociale, &#8220;criteri di giudizio e comportamentali formulati in termini sociali, di interesse generale e di bene comune vengono sempre pi\u00f9 rifiutati&#8221; (p. 45) [&#8230;] e &#8220;senza pi\u00f9 un&#8217;ideologia del progresso a fare da punto di riferimento ideologico, l&#8217;individualismo \u00e8 diventata una dimensione caratteristica del mondo globalizzato, una strategia di affermazione diretta senza intermediazioni di matrice sociale&#8221; (p. 59). Per Touraine, con la modernit\u00e0 (vale a dire con la rivoluzione francese), l&#8217;individualismo viene riconosciuto come soggetto portatore di &#8216;diritti&#8217;. Egli chiama &#8220;soggettivazione&#8221; tale processo di acquisizione consapevole di diritti: &#8220;Dalla rivoluzione francese in poi, la soggettivazione fa riferimento alla legittimit\u00e0 propria del soggetto ai diritti dell&#8217;uomo [&#8230;] Con l&#8217;idea di soggettivazione, l&#8217;uomo si colloca al di sopra del cittadino e i suoi diritti diventano il fondamento di ogni critica all&#8217;ordine sociale&#8221; (p. 104). \u00c8 da questa idea di soggettivazione che egli ricava l&#8217;idea che i &#8220;diritti&#8221; debbano (o possano) essere gerarchicamente superiori al &#8220;diritto&#8221; (inteso come leggi), ma su questo spinoso punto si torner\u00e0 pi\u00f9 oltre. Una volta trovata la sua ragion d&#8217;essere, nel momento in cui il sociale ha perso <em>appeal<\/em> come punto di riferimento per i bisogni delle persone, l&#8217;individuale ha finito con prevalere: &#8220;Mentre alcuni mutamenti rapidi e profondi distruggono le antiche concezioni di bene comune, di virt\u00f9, e di doveri nei confronti della societ\u00e0, l&#8217;individuale e il singolare si impongono come criteri di definizione degli interessi&#8221; (p. 55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Bauman, invece, l&#8217;individualismo \u00e8 un comportamento e una prospettiva che emerge come ricetta o come risorsa per colmare i vuoti &#8216;sociali&#8217; provocati dei cambiamenti intervenuti tanto a livello di potere\/poteri (capacit\u00e0 di fare) che a livello di politica (possibilit\u00e0 di decidere). Citando rispettivamente lo storico e scrittore Ronald Aronson (1938) e il sociologo tedesco Ulrich Beck (1944-2015), egli afferma infatti: &#8220;\u00c8 in corso un movimento tellurico che sposta le aspirazioni e le responsabilit\u00e0 dalla societ\u00e0 in generale ai nostri universi individuali&#8221; (p. 117); [&#8230;] &#8220;Ciascun individuo cerca di costruirsi soluzioni individuali di fronte ai problemi della societ\u00e0, cercando poi di metterle in pratica sulla base delle proprie capacit\u00e0 individuali. L&#8217;obiettivo non \u00e8 pi\u00f9 una societ\u00e0 migliore, ma il miglioramento della propria posizione individuale nell&#8217;ambito di quella societ\u00e0. Al posto dei premi comuni per gli sforzi collettivi di riforma sociale, restano solo bottini individuali&#8221; (p. XXIII). Se Touraine sembra trovare, fin dall&#8217;origine della modernit\u00e0, qualche giustificazione all&#8217;individualismo attribuendogli una sorta di funzione etica e funzionale quale stimolo per una rinascita della &#8220;capacit\u00e0 di agire e di creare&#8221; (p. 68), Bauman diagnostica -proprio nell&#8217;evoluzione di quella stessa modernit\u00e0 cui accenna Touraine &#8211; una vera e propria patologia sociale alla quale non esita a dare un nome alquanto appropriato, narcisismo: &#8220;A un certo punto, lungo il cammino che dall&#8217;utopia della prima modernit\u00e0 (positiva, esuberante, assertiva e fiduciosa) conduce all&#8217;attuale retrotopia (diffidente, abbattuta e rassegnata), Pigmaglione (innamorato della statua di Gatalea) ha incontrato Narciso (invaghito della propria immagine)&#8221; [&#8230;] &#8220;Il narcisismo, una volta disturbo della personalit\u00e0, \u00e8 diventato un disturbo della societ\u00e0 e, purtroppo, sembra voler diventare una normalit\u00e0 emergente: un paesaggio sociale contemporaneo&#8221; (p. 122-4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Societ\u00e0, Modernit\u00e0, Stato sovrano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In entrambi i saggi i concetti di &#8220;societ\u00e0&#8221;, &#8220;modernit\u00e0&#8221;, &#8220;Stato sovrano&#8221;, &#8220;valori&#8221; e &#8220;diritti&#8221; si intersecano tra loro in maniera varia e articolata. Touraine, per esempio, si rivolge nostalgicamente all&#8217;origine della modernit\u00e0 (una modernit\u00e0 che comprende la societ\u00e0 industriale, la nascita di movimenti democratici, politici e operai, la rivoluzione francese, ecc.) come a un&#8217;epoca portatrice di valori universalistici, mentre le societ\u00e0 post moderne (o la post societ\u00e0) &#8220;non ripongono pi\u00f9 le loro speranze in grandi cause collettive&#8221; (p. 53), &#8220;non vengono pi\u00f9 percepite come societ\u00e0 ma come mercati&#8221; (p. 54), e tendono &#8220;a distruggere i valori della modernit\u00e0 per rinforzare i privilegi di coloro che detengono il potere&#8221; (p. 21). Su questo punto, Bauman non \u00e8 molto lontano dalle riflessioni di Tourai-ne. Anch&#8217;egli, contrapponendo la societ\u00e0 universalistica e collettiva frutto della modernit\u00e0 alla societ\u00e0 post moderna sempre pi\u00f9 centrata sull&#8217;individuo, afferma che &#8220;nella nostra societ\u00e0 completamente individualizzata le alleanze e le coalizioni sono ad hoc, volatili, fugaci, conflittuali e di vita sempre pi\u00f9 breve&#8221; (p. 95): gli ideali ad ampio respiro e i valori sociali dati per permanenti sono sostituiti da effimeri obiettivi individuali, spesso fini a se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche a proposito del concetto di Stato sovrano e del suo ruolo nel mantenimento di una societ\u00e0 aggregata attorno a valori e a obiettivi condivisi, vi \u00e8 una certa corrispondenza fra i due autori, anche per quanto riguarda precisi punti di riferimento storici. Entrambi, per esempio, fanno esplicito riferimento al motto <em>Cuius regio eius religio<\/em> e al trattato di Westfalia del 1648 nel quale, dopo una lunga guerra di tutti contro tutti (leggi il riferimento a Hob-bes in entrambi i saggi), l&#8217;Europa venne suddivisa in varie entit\u00e0 statuali locali all&#8217;interno delle quali &#8211; almeno in teoria &#8211; i valori, i diritti, le identit\u00e0 assumevano connotati riconosciuti e socialmente condivisi. Per entrambi gli autori, la cornice dello Stato sovrano o, con altre parole, della modernit\u00e0, era una cornice che forniva punti di riferimento in certo qual modo stabili. Al contrario, lo stato post moderno con tutte le sue tensioni verso una globalizzazione che fa perdere i punti di riferimento, \u00e8 generatore di disagio, confusione e angoscia pressoch\u00e9 permanenti. Attraverso una citazione attinta da Benjamin Barber, politologo americano, Bauman descrive la situazione in un modo sul quale anche Touraine potrebbe concordare: &#8220;Lo Stato nazionale &#8211; ultimo (per ora) di una lunga serie di sistemi integrati nati per svolgere un&#8217;azione collettiva concertata &#8211; ha assolto pi\u00f9 o meno decorosamente il compito per cui era stato progettato e adattato, al servizio dell&#8217;indipendenza e dell&#8217;autonomia; ma ogni giorno che passa dimostra la sua assoluta inadeguatezza ad agire efficacemente nell&#8217;attuale condizione di interdipendenza planetaria degli uomini (globalizzazione). [&#8230;] Tutto questo ha condotto a una ridefinizione della linea che separa &#8216;noi&#8217; da &#8216;loro'&#8221; (p. 160-1). La globalizzazione, sostituendo paradossalmente valori universali con barriere identitarie, ha generato un disagio che lo Stato sovrano contemporaneo fa fatica a gestire. Il risultato \u00e8 una fuga all&#8217;indie-tro, una nostalgia per i secoli d&#8217;oro e per i valori stabili, un ritorno ai valori della trib\u00f9, una nostalgia del ventre materno, un reflusso verso l&#8217;individualismo radicale, una paura del progresso e del futuro che indicherei, se me lo si pu\u00f2 concedere, col nome di<em> horror temporis futuri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Valori, attori, diritti, identit\u00e0, proposte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo le rispettive analisi dello stato dell&#8217;arte riguardante le dinamiche evolutive della societ\u00e0 contemporanea &#8211; quella occidentale ma non solo &#8211; riguardo alla quale gli autori dei due saggi manifestano alcune convergenze e molte divergenze, si arriva al dunque, vale a dire al momento delle conclusioni e delle proposte sul <em>che fare?<\/em> Qui, i due autori apportano alcune considerazioni aggiuntive che consolidano e demarcano pi\u00f9 chiaramente i rispettivi orizzonti sociologici, all&#8217;interno dei quali essi cercano una soluzione a uno stato delle cose dai connotati &#8216;negativi&#8217; &#8211; quello della deriva individualistica della societ\u00e0 contemporanea &#8211; al quale desidererebbero porre rimedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alain Touraine cerca un &#8220;attore&#8221;, portatore e &#8220;creatore&#8221; di un cambiamento attraverso il quale si possa far &#8220;risorgere il pensiero sociale&#8221; (p. 76) e costruire &#8220;un nuovo tipo di vita sociale&#8221; (p. 56). L&#8217;attore, nell&#8217;idea di Touraine, non \u00e8 un &#8220;agente sociale&#8221;, per sua natura sottomesso a norme: egli \u00e8 colui che &#8220;agisce per affermare il suo diritto di agire&#8221; (p. 141), [&#8230;] un diritto che gli \u00e8 riconosciuto assieme a quelli che il sociologo francese definisce &#8220;diritti universali fondamentali: libert\u00e0, uguaglianza, e dignit\u00e0&#8221;, secondo il modello inventato &#8220;alle radici della modernit\u00e0&#8221; (Rev-Franc 2.0) (p. 91). Da questo punto in poi, vale a dire dal legittimo quanto non particolarmente innovativo recupero dei valori fondanti della rivoluzione francese, il pensiero di Touraine si fa tortuoso e alquanto discutibile (dal mio personalissimo punto di vista). Egli afferma che i suddetti diritti sono &#8220;diritti a priori&#8221;, dovuti all&#8217;uomo in quanto essere umano, vale a dire &#8220;nella sua qualit\u00e0 di creatore [&#8230;] capace di trasformare il mondo&#8221; (p. 97), [&#8230;] e di &#8220;dare senso alle proprie esperienze&#8221; (p. 137). A mio avviso, qui Touraine esagera proprio, attribuendo all&#8217;essere umano una sacralit\u00e0 che sembra rifarsi direttamente alla Bibbia che non alla tradizione sociologica. Egli sembra precipitarsi in quello che chiamerei &#8216;uo-mismo&#8217;, intendendo con tale termine una forma di ideologizzazio-ne dei diritti umani. In tutto ci\u00f2, vedo i tratti inaccettabili di un antropocentrismo narcisistico fuori contesto, quasi egli voglia trovare giustificazioni metafisiche al proprio ragionamento sociologico. E questa deriva prosegue anche oltre. Non solo egli chiama &#8216;diritti&#8217; quelli che io indicherei come &#8216;valori&#8217; ma, attribuendo a tali &#8216;diritti&#8217; il valore fondante di &#8220;un nuovo tipo di vita sociale&#8221;, li pone &#8220;al di sopra delle regole dell&#8217;organizzazione sociale&#8221; (p. 269) e &#8220;al di sopra di tutte le leggi, comprese quelle votate da un popolo sovrano&#8221; (p. 60-1). In una sorta di esaltazione rivolta a una (ri)fondazione sociale, Touraine sembra dimenticare che, stando alla teoria, il &#8216;diritto&#8217; sostiene i &#8216;diritti&#8217; e li difende (sempre in teoria) da chi fosse intenzionato a calpestarli. Questa questione, si presterebbe tuttavia a molte e diverse interpretazioni e non \u00e8 questo il tempo e il luogo per discuterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle sue riflessioni conclusive Bauman parte da prospettive diverse. Egli parte da quel senso di libert\u00e0 e di pace fornito dai confini (fisici e metaforici) e dalle leggi del proprio territorio, della polis, dello Stato sovrano: quel luogo della memoria in cui la gente poteva &#8220;assaporare con piacere le comodit\u00e0 delle nicchie di legge e ordine&#8221; (p. 10). Con la globalizzazione &#8211; venendo quindi a mancare la polis &#8211; il &#8220;popolo&#8221; di un luogo si trasforma in una folla di &#8220;clienti&#8221; deterritorializ-zati, soggetti alle influenze dei media e della rete: &#8220;individui, azioni, eventi non pi\u00f9 affidati alla condivisione di uno stesso luogo&#8221; (p. 19-20). La necessit\u00e0 di sopravvivere in una situazione di &#8220;omnia contra omnes&#8221; porta al ritorno della logica della trib\u00f9, ove &#8220;ognuna delle parti in conflitto rinuncia al tentativo di convincere l&#8217;altra e dove la divisione tra &#8216;noi&#8217; e &#8216;loro&#8217; e tra &#8216;io&#8217; e &#8216;gli altri&#8217; rende ardua ogni conciliazione. L&#8217;individuo afferma da s\u00e9 la propria identit\u00e0 contro i legami, gli obblighi e gli impegni sociali&#8221; (p. 42-5). &#8220;I fenomeni del &#8216;ritorno alla trib\u00f9&#8217; e del &#8216;ritorno al grembo materno&#8217; &#8211; due grandi affluenti del fiume\u00a0in piena del &#8216;ritorno a Hobbes&#8217; &#8211; sgorgano sostanzialmente dalla stessa fonte: dal terrore del futuro&#8221; (p. 153).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A differenza di Touraine, Bauman non offre soluzioni, slogan o scorciatoie tipo RevFranc 2.0: anzi, mette in guardia sulla difficolt\u00e0 della ricostruzione e sui rischi perigliosi della mancata ricostruzione di un rinnovato tessuto sociale su base globale. Egli conclude il suo saggio con le seguenti considerazioni: &#8220;Per arginare le correnti del ritorno &#8211; a Hobbes, alla trib\u00f9, al grembo materno -non ci sono scorciatoie che portino a risultati diretti, rapidi e facili. Il compito che abbiamo di fronte &#8211; innalzare l&#8217;integrazione umana al livello dell&#8217;umanit\u00e0 intera &#8211; si riveler\u00e0 arduo, faticoso e impegnativo come mai prima d&#8217;ora. Dobbiamo prepararci a un lungo periodo di domande pi\u00f9 che di risposte, di problemi pi\u00f9 che di soluzioni, in bilico tra il successo e il fallimento. In caso di sconfitta, essa sar\u00e0 definitiva: possiamo scegliere se prenderci per mano o finire in una fossa comune&#8221; (p. 168-9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se devo scegliere tra chi mi propone utopiche soluzioni preconfezionate a situazioni la cui complessit\u00e0 \u00e8 quasi insondabile e chi mi propone domande e dubbi, bene, io scelgo il secondo.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong>https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/11828-piero-borzini-individuo-e-collettivita-passato-e-presente.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Piero Borzini) Avevo appena comprato due libri. Emanavano ancora un buon profumo di carta stampata. Si trattava di: Noi Soggetti Umani di Alain Touraine (Il Saggiatore, 2017) e Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza, 2017). Nell&#8217;accingermi alla non facile impresa di prendere appunti in vista di una eventuale recensione, una domanda mi ha subito bloccato: \u00e8 ammissibile che un lettore comune, che nulla sa di sociologia, si permetta di &#8216;recensire&#8217; saggi sociologici?&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":37140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/sinistra-vita-star-trek-grande-rosso.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-anG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39908"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39908"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39908\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39909,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39908\/revisions\/39909"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37140"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}