{"id":40021,"date":"2018-03-16T10:30:08","date_gmt":"2018-03-16T09:30:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40021"},"modified":"2018-03-16T08:38:30","modified_gmt":"2018-03-16T07:38:30","slug":"psicopolitica-e-potere-secondo-byung-chul-han","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40021","title":{"rendered":"Psicopolitica e potere secondo Byung-Chul Han"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MINIMA &amp; MORALIA (Matteo Moca)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"container\">\n<div id=\"content\" class=\"left\">\n<div class=\"postimg_single\"><img decoding=\"async\" class=\"attachment-post-feature wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/byung-chul-han-644x362-640x362.jpg\" alt=\"byung-chul-han-644x362\" \/><\/div>\n<div class=\"postarea\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In un suo libro precedente, <em>La societ\u00e0 della stanchezza<\/em>, uscito nel 2012, il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la societ\u00e0 del XXI secolo non conservi pi\u00f9 le caratteristiche novecentesche illustrate da Foucault: non si tratta pi\u00f9 di una societ\u00e0 di tipo disciplinare e controllata da determinate forme di obbedienza e dispositivi ma, piuttosto, l\u2019individuo del nostro secolo \u00e8 parte di una societ\u00e0 di \u00abprestazione\u00bb, cio\u00e8 non \u00e8 nient\u2019altro che un imprenditore di se stesso. Per questo le sofferenze che il soggetto patisce, sono quelle derivate da un livello di competizione sempre altissimo, e quindi incarnate in depressioni, <em>burnout<\/em>, paura di non essere all\u2019altezza e altre cose simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo itinerario filosofico, che oltre a <em>La societ\u00e0 della stanchezza<\/em> conta anche, in italiano, <em>La societ\u00e0 della trasparenza<\/em> e <em>Nello sciame. Visioni del digitale<\/em>, si arricchisce adesso di un nuovo tassello, che implementa ancora un discorso filosofico impressionantemente contemporaneo \u2013 e condotto da una delle poche voci che si salvano dal rumore inutile di molti saggi sull\u2019erosione della libert\u00e0 \u2013, dal titolo <em>Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere<\/em>, (tradotto da Federica Buongiorno e edito, come tutti i suoi libri in Italia, da Nottetempo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Individuando nella mutazione di controllo tra il secolo trascorso e il nostro il nocciolo della riflessione sulla psicopolitica, \u00e8 opportuno, prima di addentrarsi nell\u2019itinerario di Han, fare un passo indietro, e fissare il punto di partenza nella teorizzazione del panottico benthamiano, individuato da Foucault come migliore immagine per la rappresentazione della societ\u00e0 della biopolitica. Il modello di carcere (o di fabbrica) di Bentham, quello che permette alle guardie di tenere sotto controllo in ogni momento le persone l\u00ec contenute, costituiva l\u2019emblema perfetto di una societ\u00e0 nella quale il corpo delle persone presidia l\u2019economia e la societ\u00e0 tutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Han, e secondo tutta una scuola di filosofia che si concentra sul concetto di psicopolitica (Pier Aldo Rovatti in una recensione al volume, scrive di una paternit\u00e0, o quantomeno un utilizzo consapevole, del filosofo Peter Sloterdijk), tale paradigma oggi non trova pi\u00f9 posto e, nella societ\u00e0 del terziario avanzato, il veicolo attraverso cui le persone vivono in ogni luogo che abitano, non \u00e8 pi\u00f9 il corpo, bens\u00ec la mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il fulcro da cui muove la speculazione di Han in questo breve quanto intenso libro, che segna una continuit\u00e0 rispetto ai precedenti lavori e, nello stesso tempo, uno scatto in avanti notevole sull\u2019argomento: il potere, secondo Han, ha perso il suo carattere pi\u00f9 punitivo e dominante e ha cominciato ad insinuarsi nei meccanismi e nei procedimenti emotivi quotidiani, trasformandosi in un potere seduttivo e all\u2019apparenza innocuo rispetto al passato. Il panottico di Bentham era per\u00f2 un progetto solo teorico, lo stesso non si pu\u00f2 dire per il panottico del web di oggi, che \u00e8 invece concreto e funzionante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl soggetto che sfrutta se stesso \u2013 scrive Han \u2013 porta un campo di lavoro con s\u00e9 nel quale egli \u00e8 vittima e carnefice. Come soggetto che si autoespone e che si autosorveglia, egli porta con s\u00e9 un panottico nel quale \u00e8 detenuto e guardiano\u00bb. In questo concetto sta la base sulla quale si regge il ragionamento di Han, che, nel volgere delle pagine, indaga i funzionamenti, i motivi e le conseguenze di un tale dispositivo di potere. Il risultato teorico \u00e8 molto chiaro, perfettamente accessibile nella scrittura di Han (e nella sua traduzione), sempre piana e concreta: si tratta di una deriva sterile dell\u2019io che a causa del suo essere frenetico, credendosi liberato da una societ\u00e0 normativa, in realt\u00e0 non fa altro che realizzare i bisogni del sistema, con la differenza per\u00f2 che li percepisce come propri desideri, schiavizzando se stesso: \u00abL\u2019io come progetto che crede di essersi liberato da obblighi esterni e costrizioni imposte da altri, si sottomette ora a obblighi interiori e a costrizioni autoimposte, forzandosi all\u2019ottimizzazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi di Han \u00e8 centrata perch\u00e9 parte da una considerazione esatta della societ\u00e0 odierna \u2013 senza farsi prendere da possibili esagerazioni o facilitazioni \u2013 e considera\u00a0 la nostra societ\u00e0 come una societ\u00e0 \u00abprecaria\u00bb: in questo tipo di societ\u00e0, il vero \u201csfruttatore\u201d (per usare il linguaggio di Han), non \u00e8 il datore di lavoro, ma siamo noi stessi che, incapaci di pensare alla \u00abvita bona\u00bb, cerchiamo soltanto di migliorare sempre di pi\u00f9 la nostra efficienza e la nostra velocit\u00e0: non \u00e8 pi\u00f9 il capitale a sottomettere le persone ma i progetti di vita che, modulati sulle caratteristiche del tipo di societ\u00e0, richiedono che tutto sia ad esso funzionale e calibrato fin nei minimi dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante poi il fatto che nota Han, e cio\u00e8 che anche nel tempo libero siamo schiavi di un simile tipo di pensiero, perch\u00e9 negli allenamenti o attivit\u00e0 hobbistiche, c\u2019\u00e8 sempre un target da raggiungere e soddisfare, un avversario anche ideale da superare, nonch\u00e9 pubblicare i risultati sui social come trofeo da mostrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva quindi, Han indaga uno dei cambiamenti pi\u00f9 prorompenti della nostra contemporaneit\u00e0, la fine del corpo come strumento di produzione e, soprattutto, di sorveglianza e la fine dei luoghi di controllo per come siamo abituati ad immaginarli, cio\u00e8 gli spazi chiusi come la scuola e l\u2019ufficio. Questa nuova oppressione \u00e8 derivata da noi stessi e si incarna nei tempi del capitalismo, avverando la visionaria profezia di Walter Benjamin secondo cui \u00abil capitalismo \u00e8 presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bens\u00ec produce colpa e debito. Ed \u00e8 qui che questo sistema religioso precipita in un movimento immane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una terribile coscienza della colpa, che non sa purificarsi, ricorre al culto non per espiare in esso questa colpa, bens\u00ec per renderla universale, per conficcarla nella coscienza e, infine e soprattutto, per coinvolgere in questa colpa il dio stesso e alla fine rendere lui stesso interessato all\u2019espiazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze di questo culto, che va traslato nel suo tempo storico dalla definizioni di Benjamin e inserito nelle coordinate della modernit\u00e0, si riversano in primo luogo su quella parte di popolazione pi\u00f9 immersa nella contemporaneit\u00e0, ovvero quello sciame digitale di cui Han ha parlato nel suo libro precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta del popolo che vive nel mondo dei media digitali e che solo apparentemente condivide pensieri e azioni con la comunit\u00e0 di anonimi individui (scriveva Han che \u00abla massa indignata di oggi \u00e8 oltremodo superficiale e distratta\u00bb), ma che nella realt\u00e0 dei fatti compete con loro in una sempiterna ricerca di gradimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo potere tecnocratico, che si sottrae dalla visibilit\u00e0 e si nasconde nella libert\u00e0, che preferisce offrire piuttosto che vietare, che riesce a mimetizzare lo sfruttamento di ogni individuo di se stesso, in ultima analisi, e nella peggiore delle ipotesi di questo libro, spezza i seppur deboli anelli che legano gli individui in relazioni (usando Hegel, studiato e ripresentato da Han, si pu\u00f2 parlare di un rischio estinzione della coppia servo-padrone, emblema delle relazioni e della lotta all\u2019interno di esse), rendendo impossibile la creazione di una comunit\u00e0 che possa dire \u201cnoi\u201d, una comunit\u00e0 che possa opporre resistenza e non sia solo passiva spettatrice della battaglia dei diritti, non sia solo un numero ma anche un attore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esiti pi\u00f9 angoscianti e inquietanti del discorso di Han, sono quelli lasciati tra le righe, facilmente comprensibili attraverso un ragionamento attento: il \u00abcapitalismo delle emozioni\u00bb di cui parla il filosofo coreano, \u00e8 gi\u00e0 appannaggio della psicopolitica, il paradigma mimetico che ci fa credere di essere liberi \u00e8 gi\u00e0 in atto, la cancellazione di una memoria comune pure, cos\u00ec come la estenuante battaglia tutti contro tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pericolo \u00e8 quindi grande perch\u00e9 mina alla base il vivere sociale dell\u2019uomo, che si trova oggi sempre impegnato a soddisfare se stesso e a superare il prossimo; \u00e8 necessario tornare a quelle \u00abpiccole virt\u00f9\u00bb di cui parlava Natalia Ginzburg e ad insegnare, scrive sempre Ginzburg, \u00abnon il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere\u00bb.<\/p>\n<div class=\"saboxplugin-wrap\">\n<div class=\"saboxplugin-authorname\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/author\/matteomoca\/\">Matteo Moca<\/a><\/div>\n<div class=\"saboxplugin-desc\">\n<div class=\"vcard author\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"fn\">Matteo Moca si \u00e8 laureato in Italianistica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su <i>Allegoria<\/i> e <i>Alfabeta2<\/i>. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con <i>Gli Asini,<\/i> rivista di educazione e intervento sociale, con <i>Blow Up<\/i> per la sezione libri e con <i>L\u2019indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).<\/i><\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/psicopolitica-e-potere-secondo-byung-chul-han\/\">http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/psicopolitica-e-potere-secondo-byung-chul-han\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MINIMA &amp; MORALIA (Matteo Moca) &nbsp; In un suo libro precedente, La societ\u00e0 della stanchezza, uscito nel 2012, il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la societ\u00e0 del XXI secolo non conservi pi\u00f9 le caratteristiche novecentesche illustrate da Foucault: non si tratta pi\u00f9 di una societ\u00e0 di tipo disciplinare e controllata da determinate forme di obbedienza e dispositivi ma, piuttosto, l\u2019individuo del nostro secolo \u00e8 parte di una societ\u00e0 di \u00abprestazione\u00bb, cio\u00e8 non \u00e8 nient\u2019altro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":40022,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/11050738_730297347069029_1641814599749957883_n.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-apv","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40021"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40021"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40021\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40023,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40021\/revisions\/40023"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}