{"id":40040,"date":"2018-03-18T10:30:35","date_gmt":"2018-03-18T09:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40040"},"modified":"2018-03-18T09:50:36","modified_gmt":"2018-03-18T08:50:36","slug":"lasciate-ogni-speranza-voi-che-lavorate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40040","title":{"rendered":"Lasciate ogni speranza, voi che lavorate"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Martis)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\"><strong>\u00c8 ancora possibile trovare un&#8217;identit\u00e0 nel lavoro?<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\"><span class=\"postsocial\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div class=\"sep\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019individuo della societ\u00e0 contemporanea \u00e8 un soggetto di cui non si riconosce pi\u00f9 un\u2019identit\u00e0 fissa, stabile, coerente. L\u2019inizio dell\u2019epoca postmoderna \u2013 che possiamo collocare indicativamente negli anni Settanta del Novecento \u2013 \u00a0ha infatti avviato un processo di transizione verso <strong>nuove forme d\u2019identit\u00e0<\/strong> che non rispecchiano pi\u00f9 i paradigmi di stabilit\u00e0 tipici dell\u2019epoca moderna. La civilt\u00e0 del Capitalismo perfettamente realizzato ha in definitiva frantumato l\u2019unit\u00e0 del soggetto; ne ha liquefatto l\u2019identit\u00e0 per poterla adattare e normalizzare verso l\u2019unica fonte di riempimento di senso esistenziale: il consumo. <strong>L\u2019individuo \u00e8 gettato in un circuito edonista<\/strong>, nel quale la seduzione di oggetti e immagini producono una reiterazione del desiderio a cui non consegue mai una piena soddisfazione, perch\u00e9 viene sempre nuovamente sedotto da altri oggetti del consumo. L\u2019assenza di qualsiasi senso esistenziale determinato da questa nuova forma d\u2019identit\u00e0 liquefatta si configura, nelle sue articolate conseguenze, come un problema di natura sociale. Il consumo \u00e8 un atto individuale e perci\u00f2 non vi \u00e8 nessuna autenticit\u00e0 nel delegare i processi di riconoscimento sociale all\u2019acquisto di oggetti consumistici che possa colmare quest\u2019assenza. <strong>Ma allora, come poter riempire questa mancanza?<\/strong> Dove poter rinvenire nuova linfa esistenziale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Zygmunt Bauman spiega il concetto di identit\u00e0 liquida.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro ha giocato sempre un ruolo fondamentale nella costruzione dell\u2019identit\u00e0 degli individui e nella realizzazione \u2013 anche sociale \u2013 della propria vita: componenti essenziali nel perseguimento della felicit\u00e0. Il lavoro infatti, <strong>non \u00e8 solamente fonte di autonomia economica<\/strong>, necessaria alla conquista della propria libert\u00e0 sociale; ma contribuisce anche all\u2019auto-realizzazione degli individui attraverso la creazione e produzione di oggetti nei quali potersi identificare; nei quali poter riconoscere la propria soggettivit\u00e0, conferita nel momento in cui li si realizza. <strong>Questi elementi consentono all\u2019individuo di avere un ruolo<\/strong> nella societ\u00e0 e ad averne coscienza, a cui consegue quindi un riconoscimento sociale autentico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019epoca moderna, quest\u2019ultimo aspetto si \u00e8 declinato nella forma di una coscienza collettiva di classe, particolarmente evidente nelle due classi sociali protagoniste dell\u2019Ottocento e del Novecento: <strong>borghesia<\/strong> e <strong>proletariato<\/strong>. Entrambe le classi infatti hanno riempito di senso la propria esistenza grazie al lavoro, ma lo hanno fatto in due modi diversi: la borghesia attraverso la conformazione a particolari valori, credenze e ideali che riempiono di significato teologico il lavoro; il proletariato invece, attraverso la coscienza della propria condizione lavorativa alienata e del proprio stato di subordinazione nei confronti del padrone.<\/p>\n<div id=\"attachment_96189\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-96189\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2-625x1024.jpg\" sizes=\"(max-width: 625px) 100vw, 625px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2-625x1024.jpg 625w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2-138x227.jpg 138w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2-768x1259.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2.jpg 1500w\" alt=\"Max Weber \u2013 L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.\" width=\"625\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Max Weber \u2013 L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nella classe borghese, una tipologia determinata di lavoro \u2013 quella di natura intellettuale, che permette altres\u00ec di avere un reddito elevato \u2013 \u00e8 la matrice attorno alla quale ruota tutto un insieme di valori, di ritualit\u00e0 e di forme sociali in cui potersi identificare; nella classe proletaria invece, l\u2019identificazione la si riscontra non nel lavoro alienante in s\u00e9, bens\u00ec in <strong>un sentimento collettivo di riscatto sociale<\/strong>, che sfocer\u00e0 nel conflitto di classe contro la borghesia e quindi nella prospettiva rivoluzionaria marxiana. Risulta infatti impossibile trovare un senso alla propria esistenza nell\u2019alienazione: in primo luogo, si accetterebbe la propria subordinazione al padrone; in secondo luogo, il lavoratore accetterebbe di essere solo parte di un grande meccanismo: un braccio meccanico che muove ripetutamente le macchine col fine di produrre quanti pi\u00f9 pezzi possibili, di cui non conosce le caratteristiche, l\u2019utilit\u00e0 e lo scopo. \u00c8 impossibile rinvenire la propria identit\u00e0 nella produzione di un oggetto \u2013 o meglio, in un suo pezzo \u2013 di cui non si conosce niente.<\/p>\n<blockquote><p>Io sono una macchina! Io sono una puleggia, io sono un bullone, io sono una vite, io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa!<\/p>\n<p>(La classe operaia va in paradiso)<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma il problema del lavoro alienante non \u00e8 solo l\u2019incoscienza di ci\u00f2 che si produce<\/strong>. L\u2019utilizzo di una macchina per compiere un determinato lavoro fa si che la conoscenza e la fatica da investirvi sia notevolmente ridotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoratore insomma, eseguendo ripetutamente pochi e semplici gesti, riduce la soggettivit\u00e0 da conferire nella creazione o nella produzione, in quanto \u00e8 la macchina a svolgere i passaggi fondamentali per portarlo a compimento. <strong>La macchina acquista una razionalit\u00e0 a-coscienziale<\/strong> tale da rendere obsoleta l\u2019abilit\u00e0, la coscienza e la capacit\u00e0 del lavoratore, il quale non sar\u00e0 pi\u00f9 capace di trasmettere la propria soggettivit\u00e0 nel prodotto finito, vedendo cos\u00ec annullata la possibilit\u00e0 di identificarsi in esso. L\u2019individuo vede assorbire le proprie capacit\u00e0 da meccanismi privi di coscienza. Per di pi\u00f9, nella societ\u00e0 di oggi il fenomeno dell\u2019alienazione rischia di fare irruzione anche nel campo dei lavori di natura intellettuale. Lo sviluppo tecnologico ha portato ad un\u2019<strong>invasione di sistemi algoritmici e informatici<\/strong> che non solo ha fatto sparire \u2013 e continuer\u00e0 a farlo \u2013 tantissime tipologie di lavoro; ma l\u2019invasione di questi sistemi negli ambienti lavorativi comporta, ovviamente, un pesante deficit soggettivo di senso da parte del lavoratore per i motivi che sono stati delineati sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Emilio Petri \u2013 La classe operaia va in paradiso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa condizione di alienazione nel lavoro non si \u00e8 mai estinta<\/strong> quindi: gi\u00e0 in Marx possiamo riconoscere due possibili vie di emancipazione rispetto al lavoro subordinato. La prima fa perno appunto sul concetto di alienazione, la cui esperienza porta ad una deformazione del rapporto tra lavoratore e cosa prodotta; ma soprattutto ad una deformazione dell\u2019esperienza lavorativa stessa. La prospettiva emancipativa che si sviluppa secondo questo paradigma \u00e8 la <strong>liberazione del lavoro<\/strong>: la liberazione di un certo modo di lavorare e di una certa organizzazione del lavoro: quello alienante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la prima via fa perno sull\u2019esperienza umana del lavoro, il secondo cardine entro cui si sviluppa una differente prospettiva emancipativa \u00e8 la figura del lavoratore stesso: <strong>liberare chi lavora<\/strong>. Il concetto fondamentale che domina \u00e8 quello di plus-valore, attraverso il quale il proletariato pu\u00f2 assumersi un ruolo sociale, divenire un soggetto politico e storico e condurre cos\u00ec la lotta al Capitale e la conquista del potere. Sar\u00e0 quest\u2019ultima infatti che si prester\u00e0 come modalit\u00e0 storica d\u2019emancipazione prediletta dal proletariato, configurandosi definitivamente nella <strong>Rivoluzione russa del 1917<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96190\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4.jpg\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4.jpg 900w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4-300x185.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4-768x474.jpg 768w\" alt=\"4\" width=\"900\" height=\"556\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, trovare un\u2019identit\u00e0 nel lavoro subordinato e alienante sarebbe possibile solamente nel momento in cui venisse a costituirsi una coscienza collettiva di classe relativa alla propria condizione lavorativa di esistenza: <strong>una possibilit\u00e0 che per\u00f2 non pu\u00f2 pi\u00f9 esistere<\/strong> perch\u00e9 nella postmodernit\u00e0 \u00e8 assente qualsiasi prospettiva rivoluzionaria. La causa di quest\u2019assenza \u00e8 da cercare in primo luogo nei processi storici che hanno condotto alla cosiddetta fine delle Grandi Narrazioni, ovvero la fine dei racconti prodotti dalle ideologie politiche. La dittatura staliniana come esito della rivoluzione proletaria in Russia e la definitiva sconfitta del blocco sovietico culminata nella caduta del<strong> Muro di Berlino<\/strong> nel 1989: sono sostanzialmente i due elementi storici che hanno chiuso definitivamente ogni possibilit\u00e0 di emancipazione rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la vittoria del capitalismo consumistico e perfettamente realizzato, determinata proprio da questa cesura storica, ha prodotto un sistema in cui le anomalie potenzialmente rivoluzionarie vengono immediatamente assorbite dal Capitalismo, il quale <strong>neutralizza <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/societa-dei-consumi-anormalita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le anormalit\u00e0<\/a><\/strong> riconoscendole e trasformandole in flussi energetici edonistici completamente governati dal consumismo.<\/p>\n<div id=\"attachment_96191\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-96191\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/5.jpg\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/5.jpg 620w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/5-279x227.jpg 279w\" alt=\"La caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989 segna una cesura storica importantissima: crolla una forma di vita antitetica al Capitalismo, quella comunista identificabile nel regime sovietico.\" width=\"620\" height=\"504\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">La caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989 segna una cesura storica importantissima: crolla una forma di vita antitetica al Capitalismo, quella comunista identificabile nel regime sovietico.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, il lavoro pu\u00f2 ancora costituirsi come uno dei fattori che concorrono a formare l\u2019identit\u00e0 degli individui? <strong>Pu\u00f2 ancora riempire di senso esistenziale la vita delle persone?<\/strong> Purtroppo la risposta non pu\u00f2 che essere negativa. Le due macro-tendenze generate dall\u2019innovazione tecnologica e dalla <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/new-economy-tecnologia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">New Economy<\/a>, ovvero la sostituzione dei lavoratori con le macchine e la precarizzazione del lavoro, hanno modificano l\u2019assetto organizzativo del mondo del lavoro, che comporta un\u2019inevitabile incertezza rispetto alla propria condizione di lavoratore. Non solo: secondo questa prospettiva, <strong>il tempo libero diventa l\u2019unico spazio di ricerca di una propria identit\u00e0<\/strong>, che nell\u2019attuale societ\u00e0 capitalistica e postmoderna si traduce nel tempo e nello spazio del consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema che scaturisce da questa concezione \u00e8 duplice: in primo luogo, il medium attraverso cui compiere le esperienze di consumo \u00e8 il denaro, mezzo acquisibile solo ed esclusivamente attraverso il lavoro, che in questo modo <strong>diventa irrimediabilmente mera fonte occupazionale<\/strong>; strumento che rende possibile, in un secondo momento, l\u2019attivit\u00e0 di consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>CCCP \u2013 Morire <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, <strong>l\u2019identit\u00e0 trovata per mezzo del consumo \u00e8 inautentica<\/strong>, effimera e assolutamente non solida: frantumata e orientata esclusivamente a pratiche di consumo anche contraddittorie tra loro. Il lavoro pertanto risulta essere un ulteriore fattore di formazione dell\u2019identit\u00e0 che nell\u2019epoca postmoderna pu\u00f2 considerarsi oramai liquefatto; liquefazione peraltro determinata da una precisa concezione economica, la <strong>New Economy<\/strong>, e da determinate politiche economiche che ne hanno agevolato l\u2019espansione, nonch\u00e9 da uno sviluppo tecnologico esponenziale che continua ad accompagnarne la crescita.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/lavoro-identita-alienazione\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/lavoro-identita-alienazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Luca Martis) &nbsp; \u00c8 ancora possibile trovare un&#8217;identit\u00e0 nel lavoro? 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