{"id":40105,"date":"2018-03-23T09:00:25","date_gmt":"2018-03-23T08:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40105"},"modified":"2018-03-20T16:35:05","modified_gmt":"2018-03-20T15:35:05","slug":"la-societa-opulenta-sessantanni-dopo-una-proposta-su-reddito-e-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40105","title":{"rendered":"\u201cLa societ\u00e0 opulenta\u201d sessant\u2019anni dopo: una proposta su reddito e lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Ivan Giovi)<\/strong><\/p>\n<h1><\/h1>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-1140x760.jpg\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-1140x760.jpg 1140w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito-390x260.jpg 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/reddito.jpg 1500w\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"760\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono da pochi giorni terminate le elezioni in Italia e lungi dall\u2019essere terminato il caos, adesso viene il momento della formazione del Governo. Uno dei temi principali sia della campagna elettorale che dei giorni successivi \u00e8 il tema del reddito di cittadinanza. Tra polemiche sulle coperture e analisi (indecorose) di una nascente volont\u00e0 di assistenzialismo da parte del sud interpretata dal reddito di cittadinanza si sono sprecate le pi\u00f9 disparate idee di politica economica. Soffermiamoci allora sulla qualit\u00e0 del discorso sul reddito di cittadinanza e nel merito, ritagliando l\u2019ambito di un reddito di cittadinanza possibile e auspicabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle, in realt\u00e0, \u00e8 un misto tra un sussidio di solidariet\u00e0 e un\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione che, infatti, viene erogato non solo nel periodo di transizione da un lavoro ad un altro, ma anche per raggiungere un livello minimo di reddito per lavoratori gi\u00e0 retribuiti.<\/strong> Questo viene erogato fino alla terza proposta di lavoro rifiutata dai ristrutturati centri per l\u2019impiego, o viene integrando il salario esistente alla cifra stabilita: la cifra di cui si \u00e8 parlato \u00e8 quella della soglia di povert\u00e0, 780 euro netti (per una persona singola, che aumenta in caso di figli, ecc.). Proposta perci\u00f2 che risulta difficile identificare come reddito di \u201ccittadinanza\u201d, essendo una contraddizione in termini: <strong>esso non \u00e8 erogato per il solo fatto di essere cittadini e in ogni caso non per sempre<\/strong>, scadendo alla terza proposta lavorativa rifiutata, a meno che non si percepisca un reddito inferiore ai 780 euro, nel qual caso diventa un\u2019integrazione al salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si distanzia perci\u00f2 \u2013 anche se non di molto \u2013 dal terreno d\u2019applicazione della proposta di imposta negativa di Milton Friedman per i redditi pi\u00f9 bassi e perci\u00f2 anche dalla proposta derivante dalla teoria della fine del lavoro di Rifkin, <strong>secondo cui l\u2019unica maniera per sostenere la domanda in futuro, a causa della sostituzione della manodopera da parte della tecnologia, sar\u00e0 l\u2019erogazione di un reddito da parte dello Stato<\/strong>, che sembra piacere molto a Beppe Grillo. Proposte che non son mai state applicate nella realt\u00e0 o quasi: l\u2019unico paese al mondo in cui \u00e8 presente un vero e proprio reddito di cittadinanza \u00e8 l\u2019Alaska, che dona generosamente ai suoi cittadini 2000 dollari l\u2019anno, che arrivano direttamente dai proventi dell\u2019oro nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ecco che allora troviamo quali sono i lineamenti della proposta pentastellata: l\u2019impalcatura della riforma Hartz IV entrata in vigore in Germania dal gennaio 2005.<\/strong> La riforma tedesca \u00e8 un sussidio sociale e un\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione strettamente vincolati ad alcuni parametri, compreso l\u2019obbligo in caso di disoccupazione di accettare proposte lavorative che vengono fatte dai Jobcenter (simili ai centri per l\u2019impiego nostrani), i cosiddetti minijob o anche quelli che sono chiamati 1 euro job \u2013 lavori socialmente utili retribuiti 1 euro l\u2019ora \u2013 pena il taglio del sussidio. Riforma che \u00e8 tutto, tranne che allettante; e in ambito economico \u00e8 risaputo che tale riforma serv\u00ec alla Germania per abbattere il costo del lavoro e cominciare con le politiche mercantilistiche tedesche che conosciamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oltre a questa similitudine, il problema non si risolve, e questo perch\u00e9 senza l\u2019introduzione di un salario minimo, sar\u00e0 la soglia del reddito di cittadinanza a diventarlo, facendo da spartiacque tra la convenienza a lavorare e quella a percepire il reddito. Non individuando nemmeno il problema, che in un paese ad altissima disoccupazione non \u00e8 di chi il lavoro lo rifiuta come vorrebbe far presagire la proposta dei 5 Stelle, ma che il disoccupato volontario non si distingue da quello involontario, in quanto le proposte lavorative scarseggiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 poi anche un altro problema, non pragmatico ma ideologico, e cio\u00e8 che il reddito minimo appare come \u201cun atto di resa dello Stato, che cessa di perseguire attivamente lo stimolo della domanda interna e la piena occupazione\u201d: non un allargamento delle basi dello Stato Sociale, ma il suo smantellamento in piena linea con una politica neoliberista. Dimostrato dal fatto che sia Milton Friedman che Ludwig von Mises e Friederich von Hayek erano dei fieri sostenitori di un reddito minimo garantito per sostenere le pi\u00f9 basse fasce della popolazione, ammettendo implicitamente che il loro schema ideologico non permette il raggiungimento della piena occupazione. Ma non solo, <strong>quel che \u00e8 peggio (nella proposta pentastellata), \u00e8 che lascia libert\u00e0 al datore di lavoro di pagare i suoi dipendenti anche sotto la soglia di povert\u00e0, tanto sar\u00e0 lo Stato a integrare tale reddito,<\/strong> di fatto legalizzando insulse pratiche di deflazione salariale. Non a caso i loro promotori \u2013 padri del neoliberismo \u2013 parlavano anche della necessit\u00e0 di una totale flessibilizzazione del lavoro, senza alcun tipo di tutela e di intermediazione da parte dello Stato, per poter permettere l\u2019ideale allocazione del lavoro attraverso l\u2019incontro tra domanda e offerta. La proposta del reddito minimo \u00e8 esattamente in continuit\u00e0 con queste teorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come formulare allora una proposta strutturalmente possibile da applicare? Se andiamo indietro nella letteratura scientifica, troviamo quello che potremmo chiamare un reddito di cittadinanza possibile, quello che nel 1958 John Kenneth Galbraith teorizzava nel suo libro pi\u00f9 celebre, <em>The Affluent Society<\/em>, la societ\u00e0 opulenta, un sistema di sussidio di disoccupazione che ha il grande pregio di essere discrezionale e anticiclico, rispettando in pieno la filosofia keynesiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Galbraith lo chiama Cyclically Graduated Compensation (CGC), ed \u00e8 un sistema di sussidi di disoccupazione il cui importo varia a seconda del ciclo economico che sta attraverso il sistema di riferimento. Cos\u00ec Galbraith lo esponeva nel suo libro: \u201cle indennit\u00e0 di disoccupazione dovrebbero essere aumentate appena cresce la disoccupazione e diminuite in caso contrario\u201d. Il sistema perci\u00f2 sarebbe strutturato in modo che durante i periodi di bassa disoccupazione l\u2019indennit\u00e0 strutturale rimane contenuta, nell\u2019ordine del 35-45% della media salariale, e servirebbe allo scopo di aiutare il traghettamento da un lavoro ad un altro. Nei periodi di crisi invece tale indennit\u00e0 viene integrata dalla CGC, raggiungendo l\u201985-90% del salario medio di riferimento, sostenendo la domanda. Questo serviva a dissipare l\u2019idea della preferenza all\u2019ozio rispetto al lavoro (ed \u00e8 per questo che l\u2019indennit\u00e0 non dovrebbe mai, scriveva Galbraith, essere uguale al salario da lavoro): \u201cquando il lavoro \u00e8 in abbondanza non vi sar\u00e0 nessun incentivo all\u2019ozio, perch\u00e9 in questo caso le indennit\u00e0 sarebbero relativamente basse\u201d, mentre se \u201ci posti di lavoro sono scarsi non pu\u00f2 essere fatta alcuna distinzione fra i disoccupati volontari e involontari: difatti ne gli uni ne gli altri sono in grado di trovare lavoro\u201d. Sostenendo la domanda perci\u00f2 il sistema aiuterebbe nella ripresa dal ciclo economico avverso, ma senza togliere al lavoro il suo carattere preminente all\u2019interno della societ\u00e0, che tornerebbe ad essere centrale nel successivo periodo di espansione economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo l\u2019apporto innovatore di una proposta di ben sessant\u2019anni fa, \u00e8 il ritorno ad una politica economica discrezionale che si inserisce perfettamente nel dibattito <em>rules vs. discretion<\/em>, dove si annida la pretesa che regole automatiche \u2013 e in linea con politiche neoliberiste \u2013 possano evitare la creazione di bolle e crisi: Basilea I, II, III e ormai IV docet (in tema di norme bancarie). Ed \u00e8 evidente come questa filosofia delle <em>rules<\/em>abbai causato non solo molte pi\u00f9 bolle minori ma anche l\u2019insorgere della peggiore crisi che si ricordi da quella del 1929, dimostrando in modo inoppugnabile la loro erroneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va anche detto che la CGC sarebbe pi\u00f9 congrua come sistema di compensazione in un ciclo economico positivo per prevenire l\u2019aggravarsi delle crisi sul nascere, appena il tasso di disoccupazione supera la soglia critica e permette di integrare l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione con la CGC. Perci\u00f2 nella tragica e ormai cronica situazione italiana sarebbero pi\u00f9 opportuni strumenti radicali come quello che potremmo chiamare un CGJ, Ciclically Gratuated Job (<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/programma\/\">gi\u00e0 proposto da Senso Comune nel libretto amaranto<\/a> sotto il nome di PIL), una sorta di lavoro socialmente utile retribuito con la media salariale, sia per sostenere la domanda sia per ridare lavoro alle persone che si trovano nella condizione di disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente questo rimane uno spunto e sicuramente il sistema sar\u00e0 perfettibile e integrabile con i moderni sistemi di welfare che sono sostanzialmente molto diversi da quelli in essere nel 1958, anno di uscita del libro di Galbraith. Va per\u00f2 notato come esistono dei sistemi di sussidi di disoccupazione pi\u00f9 efficienti dal lato pratico, e pi\u00f9 auspicabili dal lato ideologico, che vanno presi assolutamente in considerazione e discussi.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/ivan-giovi\/la-societa-opulenta-sessantanni-dopo-una-proposta-su-reddito-e-lavoro\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/ivan-giovi\/la-societa-opulenta-sessantanni-dopo-una-proposta-su-reddito-e-lavoro\/<\/a><\/p>\n<div class=\"bottom \">\n<div class=\"row\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Ivan Giovi) Sono da pochi giorni terminate le elezioni in Italia e lungi dall\u2019essere terminato il caos, adesso viene il momento della formazione del Governo. Uno dei temi principali sia della campagna elettorale che dei giorni successivi \u00e8 il tema del reddito di cittadinanza. 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