{"id":40107,"date":"2018-03-23T08:00:18","date_gmt":"2018-03-23T07:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40107"},"modified":"2018-03-20T16:37:55","modified_gmt":"2018-03-20T15:37:55","slug":"venezuela-le-contraddizioni-di-un-dopo-chavez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40107","title":{"rendered":"Venezuela, le contraddizioni di un dopo Chavez"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un intellettuale europeo di sinistra \u00e8 difficile parlare <em>obiettivamente<\/em> delle rivoluzioni latinoamericane, laddove tale avverbio non va inteso nel senso di esprimere giudizi liberi da pregiudizi (impresa impossibile), ma come sforzo di evitare, sia di scivolare nell\u2019agiografia, che di scadere in una critica pedante e macchiata dall\u2019applicazione di filtri \u201ceurocentrici\u201d. Chi scrive ha sperimentato questa difficolt\u00e0 quando, dopo un viaggio in Ecuador, ha provato ad analizzare la Revolucion Ciudadana di Rafael Correa: avendo cercato di descriverne meriti e limiti (cfr. \u201cMagia Bianca magia nera\u201d, Ed. Jaca Book), sono stato accusato di ingenerosit\u00e0 dai fan di Correa e di indulgenza nei confronti del suo governo dalle sinistre radicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00f2 quindi comprensivo nei confronti del nuovo lavoro (\u201cDopo Chavez\u201d, ed. Jaca Book; un primo libro sulla rivoluzione bolivariana, \u201cTalpe a Caracas\u201d, usc\u00ec qualche anno fa dallo stesso editore) con cui Geraldina Colotti analizza la crisi che ha trascinato la repubblica bolivariana e il governo Maduro sull\u2019orlo del baratro e il difficile processo con cui si sta tentando di risolverla. Perch\u00e9 comprensivo? Perch\u00e9, bench\u00e9 ritenga che in questo caso la bilancia penda sensibilmente dalla parte dell\u2019agiografia, penso che i pregi del libro prevalgano sui difetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Geraldina Colotti fa un meritorio lavoro di controinformazione sulle fake news profuse a piene mani dai media occidentali (italiani inclusi) in merito alle \u201cferoci repressioni\u201d che il \u201cdittatore\u201d Maduro avrebbe messo in atto contro una pacifica e democratica opposizione. Dati alla mano (e con dovizia di esempi concreti) dimostra che la \u201cpacifica opposizione\u201d, appoggiata da formazioni armate di estrema destra e crimine organizzato, ha commesso centinaia di delitti (alcuni militanti di sinistra sono stati bruciati vivi). I media occidentali non solo non ne hanno mai parlato, ma continuano a esaltare i leader democratici \u201cperseguitati\u201d (vedi la cerimonia &#8211; officiante Antonio Tajani &#8211; con cui la Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo ha attribuito il Premio Sakharov 2017 all\u2019opposizione golpista lo scorso 13 dicembre). Quanto a Maduro, non si capisce come si possa definire dittatoriale un governo che ha costantemente garantito diritto di voto, libert\u00e0 di stampa e diritto di manifestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro offre poi importanti precisazioni sulle cause della crisi. Dati per scontati lo scarso appeal carismatico di Maduro e gli effetti del crollo del prezzo del petrolio sull\u2019economia di un Paese che dipende in larga misura da tale risorsa, la Colotti spiega: 1) che la carenza di beni di prima necessit\u00e0 \u00e8 in larga misura dovuta alle manovre speculative delle grandi imprese nazionali e internazionali che sostengono l\u2019opposizione, 2) che a quelle stesse imprese, il governo ha regalato montagne di soldi nel vano tentativo di ottenerne la neutralit\u00e0 politica; 3) che malgrado esse siano soggette a un regime fiscale che sarebbe eufemistico definire blando (imposizione al 13%!) evadono sistematicamente le tasse; 4) che il governo ha continuato a onorare il debito estero; 5) infine che, malgrado la crisi, Maduro non ha cessato di destinare il 70% del bilancio ai sussidi per i poveri. Come si vede, pi\u00f9 che un eccesso di velleit\u00e0 socialiste, a Maduro si pu\u00f2 rimproverare la debolezza nell\u2019attaccare gli interessi del grande capitale nazionale e internazionale. Per questo una parte dell\u2019estrema sinistra venezuelana (in sintonia con molte sinistre radicali europee) ha deciso di schierarsi con l\u2019opposizione di destra rivendicando un \u201cchavismo critico\u201d che imputa a Maduro il tradimento del programma bolivariano. Le accuse sono soprattutto due: autoritarismo ed estrattivismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo dal primo. Colotti ammette che alla crisi e alle violenze dell\u2019opposizione si \u00e8 risposto con un accentramento del potere nelle mani dello Stato e del partito (Il PSUV fondato da Chavez, che raccoglie varie anime delle sinistre e dei nuovi movimenti). Tuttavia fa notare come qui sia in gioco un antico dilemma della sinistra: \u00e8 possibile conquistare \u2013 e mantenere \u2013 il potere per via puramente elettorale? Negli ultimi decenni l\u2019America Latina ha sperimentato questa strada: si \u00e8 andati al potere e lo si \u00e8 consolidato per via elettorale, rispettando poi tutti i crismi della democrazia borghese. Di fronte alle violente reazioni delle destre, si \u00e8 tentato di imboccare una via \u201cmista\u201d: pur mantenendo la cornice della democrazia formale classica, si \u00e8 schiacciato l\u2019acceleratore sulla costruzione di forme di potere popolare parallelo che, nel caso venezuelano, sono, dall\u2019alto, la nuova Assemblea Nazionale Costituente, dal basso, le Comunas (istituzioni territoriali composte da diversi consigli comunali). Come tutti i dualismi di potere questa situazione non potr\u00e0 durare all\u2019infinito; ci\u00f2 detto, \u00e8 curioso che una sinistra radicale che ha sempre esaltato la tradizione dei consigli operi si erga a baluardo di una democrazia rappresentativa in avanzata fase di decomposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo all\u2019estrattivismo. Questa \u00e8 un\u2019accusa che riguarda tutte le rivoluzioni bolivariane: pur avendo integrato nelle proprie costituzioni la cosmovisione ecologista di ispirazione indo afro latinoamericana, si dice, questi regimi la rinnegano nei fatti, perch\u00e9 le ragioni dell\u2019ambiente vengono ignorate per sfruttare i proventi del petrolio e altre materie prime al fine di finanziare politiche assistenziali per le plebi urbane. Cos\u00ec Maduro d\u00e0 via libera allo sfruttamento del bacino minerario dell\u2019Orinoco per differenziare le entrate dello stato e renderlo meno dipendente dal petrolio (Correa fece lo stesso qualche anno fa con il parco amazzonico Yasuni). Colotti replica dicendo che la decrescita in salsa europea \u00e8 un lusso che quei Paesi non possono permettersi, mentre il loro \u201cestrattivismo progressista\u201d \u00e8 la via obbligata per costruire alternative future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che le contraddizioni appena evidenziate siano pi\u00f9 radicali di quanto Colotti non ammetta, ma penso anche che non giustifichino la scelta di schierarsi con le opposizioni di destra. Penso infine che il dibattito andrebbe liberato dalle pastoie delle categorie classiche della tradizione socialista. Bisognerebbe ammettere che le rivoluzioni latinoamericane (a partire da quella cubana) non hanno generato regimi socialisti ma regimi populisti di sinistra in cui confluiscono tre grandi correnti culturali: la tradizione religiosa (vedi l\u2019accostamento fra Chavez e Cristo e il ruolo della teologia della liberazione); la tradizione popolare (lotte antimperialiste dell\u2019Ottocento, culture indigene, pensiero umanista di maestri come Marti, ecc.); e solo in ultima istanza la tradizione marxista (con il pensiero nazional popolare di Gramsci al primo posto). Si aggiunga che queste rivoluzioni non le hanno fatte gli operai, bens\u00ec le masse bracciantili contadine (Cuba), le plebi urbane (Venezuela) e le comunit\u00e0 indie (Bolivia), guidate da ceti medi colti e, in alcuni casi, da militari progressisti. Populismo appunto. Ma ci\u00f2 nulla toglie all\u2019eroico tentativo di trasformare il cortile di casa degli Stati Uniti in una comunit\u00e0 di stati sovrani, indipendenti e liberati dal pensiero unico liberista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=24576\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=24576<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI Per un intellettuale europeo di sinistra \u00e8 difficile parlare obiettivamente delle rivoluzioni latinoamericane, laddove tale avverbio non va inteso nel senso di esprimere giudizi liberi da pregiudizi (impresa impossibile), ma come sforzo di evitare, sia di scivolare nell\u2019agiografia, che di scadere in una critica pedante e macchiata dall\u2019applicazione di filtri \u201ceurocentrici\u201d. 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