{"id":40137,"date":"2018-03-24T00:52:24","date_gmt":"2018-03-23T23:52:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40137"},"modified":"2018-03-25T22:35:24","modified_gmt":"2018-03-25T20:35:24","slug":"il-dubbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40137","title":{"rendered":"Il dubbio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>CLAUDIA VERGELLA (FSI Roma)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorie liberiste appaiono in contrasto con elementari principi di buon senso e, quando vengono applicate, la realt\u00e0 che ne deriva, conferma quanto siano sballate e dannose.\u00a0Chi si riconosce convintamente in questo giudizio viene spesso assalito da un dubbio: coloro che sostengono tali teorie sono ignoranti in buona fede oppure sono in cattiva fede e le sostengono a vantaggio di una parte ristretta della societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa propendere per la prima ipotesi la constatazione che gli esseri umani tendono a conformarsi alle opinioni prevalenti del gruppo cui appartengono. Quindi, ad esempio, lo studente di una facolt\u00e0 universitaria di economia dove i professori seguono le teorie liberiste, tender\u00e0 ad essere convintamente\u00a0liberista.\u00a0Inoltre, bisogna tener presente che l&#8217;uomo tende a credere a ci\u00f2 che gli conviene. Questa propensione attenua la cattiva fede, cio\u00e8 la consapevolezza di perseguire ci\u00f2 che danneggia altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non trascuro tali circostanze, ma, per lo pi\u00f9, individuo la cattiva fede, per almeno due motivazioni:<br \/>\n1) in talune circostanze risulta difficile credere ad una ignoranza o incapacit\u00e0 che dovrebbero essere estreme. Es. come si pu\u00f2 davvero credere che le facilitazioni alle aziende a licenziare servano per incrementare l&#8217;occupazione delle forze lavoro? Eppure \u00e8 stato detto.<br \/>\n2) la stessa istanza o lo stesso risultato vengono portati avanti con argomentazioni diverse, addirittura opposte, rendendo cos\u00ec evidente che il fine \u00e8 voler affermare a tutti costi l&#8217;istanza in s\u00e9 o il risultato in s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le teorie neoliberiste mirano a\u00a0limitare il perimetro di azione degli enti pubblici a favore del settore privato e per ottenere tale risultato sono state addotte motivazioni molto diverse tra loro.\u00a0Secondo una prima versione, eliminando i vincoli al mercato, si sarebbe prodotta una tale ricchezza che, a cascata, avrebbe portato benessere a tutti. L&#8217;accettazione sociale delle misure normative \u00e8 quindi stata indotta dalla speranza di un futuro migliore per tutti. Questa visione poteva far ritenere che il libero mercato e la democrazia potessero coesistere. La democrazia infatti richiede un largo consenso che il governo in carica pu\u00f2 ottenere, giacch\u00e9 dichiara di voler adottare misure a favore di tanti. Questa narrazione, assai diffusa negli anni &#8217;80\/&#8217;90, \u00e8 stata contraddetta dai fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando \u00e8 stato abbastanza evidente che il benessere promesso non era per tutti, ma al contrario si concentrava sempre di pi\u00f9 nelle mani di pochi, tale narrazione \u00e8 venuta a scemare, ma non al fine di evidenziare il fallimento del mercato e la necessit\u00e0 di tornare a mettere in primo piano il settore pubblico. Il fine perseguito \u00e8 stato ancora l&#8217;allargamento del mercato e il suo liberarsi da vincoli ritenuti soffocanti. Ma questo risultato non \u00e8 stato pi\u00f9 sostenuto da promesse di benessere diffuso, ma dall&#8217;amara necessit\u00e0 di sacrifici. Per farli accettare si \u00e8 puntato sulla colpevolizzazione per un precedente benessere fittizio, che rischiava di portare (anche in questo racconto, a cascata) catastrofi ai figli e ai figli dei nostri figli sui quali sarebbe gravato il peso di un debito pubblico insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati chiesti sacrifici, promettendo come contropartita di evitare la catastrofe.\u00a0Il risultato raggiunto \u00e8 stato, anche in questa fase, l&#8217;avanzamento del settore privato con redistribuzione del benessere dal basso verso l&#8217;alto e un&#8217;ulteriore restrizione del numero dei beneficiari della ricchezza prodotta. Motivazioni diverse, stesso risultato.\u00a0Questa fase \u00e8 difficile da portare avanti perch\u00e9 basata sulle menzogne sul debito pubblico e sulla scarsit\u00e0 delle risorse monetarie e perch\u00e9 le masse, sempre pi\u00f9 impoverite si accorgono che i sacrifici non valgono per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diventano pi\u00f9 forti: l&#8217;incompatibilit\u00e0 con la democrazia (i larghi consensi sono difficili da ottenere se molti sono poveri) e con l&#8217;istruzione di massa che pu\u00f2 tenere vivo lo spirito critico con conseguente presa di coscienza di verit\u00e0 tenute nascoste.\u00a0Questa fase \u00e8 pi\u00f9 che mai accompagnata da tagli alla spesa sull&#8217;istruzione.\u00a0E proprio pensando alla scuola pubblica, risulta difficile credere alla ipotesi dell&#8217;ignoranza rispetto a quella della cattiva fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con riferimento al punto 1, notiamo che sono state ultimamente portate avanti dalle forze di governo argomentazioni sul buon funzionamento della scuola talmente incompatibili con il buon senso (es. aboliamo il voto in condotta) che risulta assai difficile credere alla buona fede accompagnata da incompetenza. Persino se portate avanti da una Ministra ignorante e sgrammaticata.\u00a0Con riferimento al punto 2 ci chiediamo: la riforma \u00e8 stata implementata per la volont\u00e0 di effettuare un contenimento alla spesa pubblica, peraltro ripetutamente dichiarato essenziale, o per la volont\u00e0 di migliorare la scuola rendendola &#8220;buona&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due istanze, incompatibili tra loro, sono state (a parole) portate avanti entrambe, il risultato ottenuto chiarisce ogni dubbio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CLAUDIA VERGELLA (FSI Roma) Le teorie liberiste appaiono in contrasto con elementari principi di buon senso e, quando vengono applicate, la realt\u00e0 che ne deriva, conferma quanto siano sballate e dannose.\u00a0Chi si riconosce convintamente in questo giudizio viene spesso assalito da un dubbio: coloro che sostengono tali teorie sono ignoranti in buona fede oppure sono in cattiva fede e le sostengono a vantaggio di una parte ristretta della societ\u00e0? 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