{"id":40139,"date":"2018-03-21T12:42:32","date_gmt":"2018-03-21T11:42:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40139"},"modified":"2018-03-21T12:42:32","modified_gmt":"2018-03-21T11:42:32","slug":"una-vittoria-imprevista-la-battaglia-di-calatafimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40139","title":{"rendered":"Una vittoria imprevista: la battaglia di Calatafimi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OLTRE LA LINEA (Marco Franzoni)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-deadline-large-thumbnail size-deadline-large-thumbnail wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/3db919af2966370c328e134539f18e42-800x500.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia del <strong>Risorgimento<\/strong> e delle guerre combattute per unificare la nostra penisola, si sa, \u00e8 stata ampiamente mitizzata. Un processo storico questo, attuato sia dallo stato monarchico sabaudo post unitario che dal regime fascista di Benito Mussolini. Gli eroi del Risorgimento quali <strong>Mazzini, Cavour<\/strong>, <strong>Vittorio Emanuele II<\/strong> e l\u2019eroe dei due mondi, <strong>Giuseppe Garibaldi<\/strong>, sono assurti al ruolo di padri fondatori della Patria. Ogni loro impresa fu esaltata dalla propaganda, che dall\u2019altro lato nascose le loro \u201combre\u201d. Uno degli avvenimenti fondamentali per l\u2019unificazione d\u2019Italia, ovvero la <strong>Spedizione dei Mille<\/strong>, \u00e8 uno di queli eventi che devono essere rivisti e riesaminati dagli storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9994\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-spedizione-dei-mille.jpg\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"660\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 necessario togliere la vernice del mito e della glorificazione per poter accedere al fatto storico nudo e crudo cos\u00ec come si propose nel 1860. Sbarcato con i suoi mille e pi\u00f9 uomini a <strong>Marsala<\/strong>, Garibaldi, ormai grande condottiero e veterano di molte battaglie, decise di forzare la strada per <strong>Palermo<\/strong> e contrariamente ad ogni previsione decise di cercare lo scontro con le forze Borboniche\u00a0 superiori sparse per la campagna. L\u2019invasione della <strong>Sicilia<\/strong> fu un grande azzardo per l\u2019eroe genovese, l\u2019insurrezione agitata da <strong>Rosolino Pilo<\/strong> che doveva infiammare l\u2019isola e animare i siciliani contro il governo di Napoli in preparazione allo sbarco delle camicie rosse, fu velocemente repressa dalle truppe napoletane. Cos\u00ec, con il supporto di soli 500 siciliani, fra banditi, galeotti e patrioti, i Mille si mossero lungo la strada Salemi-Vita-Calatafimi, pronte ad ingaggiare le superiori forze borboniche comandate dal <strong>Generale Landi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo era un veterano dell\u2019esercito di Gioacchino Murat, l\u2019intrepido maresciallo francese e re di Napoli, che venne reintegrato dalla restaurazione borbonica nell\u2019esercito regio con gli stessi gradi. Ormai settantenne alla vigilia della battaglia, Landi aveva compiuto una lenta carriera militare, diventando generale a sessant\u2019anni suonati. Durante tutte le fasi dello scontro di Calatafimi rimase nella sua carrozza a grande distanza dalla battaglia. Indeciso sul da farsi, e terrorizzato all\u2019idea di un\u2019<strong>insurrezione generale del popolo siciliano,<\/strong> da sempre poco tollerante del dominino napoletano sull\u2019isola, Landi decise infine di dividere i suoi<strong> tremila uomini<\/strong> in diversi reparti che dovevano battere la campagna per \u201c<em>imporsi moralmente sul nemico<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Garibaldi intanto dispose i suoi uomini sul ciglio di una vallata in posizione difensiva, i pochi pezzi d\u2019artiglieria delle camicie rosse furono posizionati dietro lo schieramento insieme alla riserva, pronta ad intervenire qualora lo scontro volgesse male per i garibaldini. L\u2019inizio della battaglia fu un breve scontro fra avanguardie: un distaccamento di cavalleria napoletano entr\u00f2 infatti in contatto con l\u2019avanguardia delle camicie rosse disperdendole. Intanto una delle colonne dell\u2019esercito borbonico, quella comandata dal <strong>maggiore Sforza<\/strong>, incontr\u00f2 le forze garibaldine senza per\u00f2 riconoscerle come tali. Le camicie rosse, infatti, si erano nascoste il pi\u00f9 possibile, e rimanevano visibili solo i volontari siciliani e i garibaldini vestiti in maniera civile, l\u2019idea era quella di trarre in inganno le forze nemiche. Pensando di aver di fronte solo degli insorti, il maggiore Sforza diede ordine ai suoi uomini di dividersi in due colonne, e con la copertura dall\u2019artiglieria e dalla cavalleria, di <strong>avanzare vero il nemico<\/strong>. Quello che il comandante borbonico si trov\u00f2 davanti non erano per\u00f2 semplici insorti, ma l\u2019intero esercito dei Mille.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9995\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Battle_of_Calatafimi.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"454\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo un primo veloce scontro, i garibaldini erano riusciti a malapena a respingere con gravi perdite l\u2019assalto di una frazione del vasto esercito napoletano; <strong>Nino Bixio<\/strong>, uno dei generali della spedizione, diede ordine di prepararsi alla ritirata, ma fu allora che <strong>Garibaldi<\/strong> arriv\u00f2 in prima linea annullando il comando del suo sottoposto. La vulgata risorgimentale vuole che il grande condottiero ebbe pronunciato proprio in questa situazione la famosa frase \u201c<em><strong>Qui si fa l\u2019Italia, o si muore!<\/strong><\/em>\u201d; ma si tratta di un mito. L\u2019esercito borbonico intanto, superiore per addestramento, disciplina e con un buon morale, ma armato di fucili ormai antiquati, stava avendo la meglio contro le disorganizzate forze dei Mille, peggio armati e, a parte i veterani dei Cacciatori delle Alpi, composte da volontari mai addestrati alla guerra.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9996\" class=\"wp-caption alignnone\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9996\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/01_05_1960_anteriore.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1415\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il falso mito della frase di Garibaldi ripreso anche dalla famosa \u201cDomenica del Corriere\u201d.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fu cos\u00ec che Garibaldi, lanciandosi in mezzo alla battaglia, ordin\u00f2 l\u2019<strong>assalto alla baionetta<\/strong>, cercando cos\u00ec di eliminare lo svantaggio del suo esercito. La battaglia si accese allora furibonda, la riserva, visto il generale in prima linea, si mosse a sua difesa, e fu allora che le sorti della missione e la storia dell\u2019Italia intera potevano cambiare per sempre. Un cacciatore dell\u2019esercito borbonico infatti, presa la mira contro Garibaldi, fece fuoco con il suo fucile con colpo sicuro. <strong>Augusto Elia<\/strong>, uno dei veterani della <strong>II guerra d\u2019Indipendenza<\/strong> e fiero patriota, si lanci\u00f2 fra il condottiero e il proiettile, venendo colpito in piena bocca. L\u2019eroico gesto del coraggioso garibaldino, che riusc\u00ec anche a sopravvivere alla grave ferita, salv\u00f2 la spedizione, ma la battaglia pareva ormai persa. Raggruppatisi, i Garibaldini, sconfitti da una sola colonna dell\u2019esercito borbonico ed invischiati in un aspro combattimento corpo a corpo, non avevano altra via d\u2019uscita che la ritirata, ma fu allora che, del tutto inaspettatamente, <strong>il comandante Landi suon\u00f2 la ritirata<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9998\" class=\"wp-caption alignnone\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9998\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/m-Garibaldi7.jpg\" alt=\"\" width=\"652\" height=\"446\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">I borbonici in ritirata ad un passo dalla vitoria.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I Borbonici, in netta superiorit\u00e0 e vicini alla vittoria, si ritirarono cos\u00ec in buon ordine, fra la costernazione delle camicie rosse; Garibaldi, completamente sorpreso della svolta della battaglia, non ordin\u00f2 nemmeno l\u2019inseguimento credendo fosse una trappola. \u00c8 uno stesso dei Garibaldini, il famoso <strong>Cesare Abba<\/strong>, a ricordare come il drastico mutamento degli avvenimenti: \u201c<em>E proprio quando pensavamo di avere perso alla fine ci parve un miracolo avere vinto<\/em>\u201d. Cos\u00ec ai Mille, padroni del campo, <strong>si apriva la via per Palermo<\/strong> e la conquista della Sicilia Occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 cercato in pi\u00f9 modi a giustificare la scelta del generale Napoletano; la mitizzazione risorgimentale ha voluto dare l\u2019alloro della vittoria alla tenacia e all\u2019ardore delle camicie rosse, ma la verit\u00e0 \u00e8 ben altra. Tornato a Napoli, il Landi, e con lui tutti gli ufficiali borbonici, vennero sottoposti al giudizio di una <strong>corte marziale<\/strong>, ma vennero tutti prosciolti dalle accuse di tradimento. Nonostante ci\u00f2, anni dopo gli avvenimenti, diversi giornali riportarono la notizia che il comandante Landi fosse stato <strong>corrotto da Garibaldi<\/strong>, e che fosse prova certa il pagamento del condottiero risorgimentale al generale borbonico di una somma di <strong>14.000 ducati d\u2019oro<\/strong>. Lo scandalo e il disonore fecero venire un ictus fatale all\u2019anziano generale. Uno dei suoi figli, tutti militari nel nuovo esercito italiano, riusc\u00ec a\u00a0 riscattare l\u2019onore paterno ottenendo una lettera scritta di proprio pugno da Garibaldi che <strong>smentiva ogni accusa<\/strong>, e provava come il pagamento fosse un falso, trattandosi infatti di una polizza del valore di soli 14 ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Escluso il movente del tradimento, tanto caro alle correnti moderne di Neoborbonici, perch\u00e9 Landi ordin\u00f2 la ritirata nonostante la vittoria a portata di mano? In primo luogo bisogna ricordare l\u2019et\u00e0 del comandante, la sua distanza dal campo di battaglia e la situazione politica contemporanea. La propaganda borbonica insisteva nel sostenere che quelli sbarcati a Marsala fossero semplici briganti, e una volta a contatto con l\u2019esercito dei Mille i borbonici si accorsero che, bench\u00e9 tendenzialmente straccioni, quello che avevano davanti era un esercito vero e proprio. In secondo luogo il Landi, e questo \u00e8 provato da diversi dispacci da lui inviati a Napoli, era <strong>terrorizzato dall\u2019idea di un\u2019insurrezione della popolazione<\/strong> contro le truppe borboniche, troppo poche per reprimere una violenta rivolta. Cos\u00ec, spaventato dall\u2019idea di poter essere tagliato fuori da Palermo a causa di un\u2019ipotetica insurrezione popolare, e ormai spento ogni suo ardore guerresco, decise per la ritirata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una scelta fatale per le sorti del Regno delle due Sicilie.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/03\/20\/una-vittoria-imprevista-la-battaglia-di-calatafimi\/\">http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/03\/20\/una-vittoria-imprevista-la-battaglia-di-calatafimi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE LA LINEA (Marco Franzoni) La storia del Risorgimento e delle guerre combattute per unificare la nostra penisola, si sa, \u00e8 stata ampiamente mitizzata. Un processo storico questo, attuato sia dallo stato monarchico sabaudo post unitario che dal regime fascista di Benito Mussolini. 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