{"id":40170,"date":"2018-03-22T12:47:16","date_gmt":"2018-03-22T11:47:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40170"},"modified":"2018-03-22T12:47:16","modified_gmt":"2018-03-22T11:47:16","slug":"le-pensioni-fanno-gola-ai-mercati-ecco-perche-leuropa-chiede-le-riforme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40170","title":{"rendered":"Le pensioni fanno gola ai mercati. Ecco perch\u00e9 l\u2019Europa chiede le riforme"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-288\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/03\/scippo.jpg?w=700\" alt=\"scippo\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel dibattito politico recente si \u00e8 parlato in lungo e in largo della famigerata Riforma previdenziale Monti-Fornero. Questo provvedimento, che ha avuto forti impatti restrittivi sui diritti pensionistici, \u00e8 tuttavia soltanto il punto di arrivo di un processo di continue riforme in campo previdenziale avviato da ormai venticinque anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avviato dal 1992 con la prima grande controriforma Amato, proseguito con la legge Dini nel 1995 e poi con successive riforme \u201cminori\u201d: Prodi (1997), Maroni (2004), Damiano (2007), Sacconi (2011) e infine la Fornero (2011-12), il groviglio di mutamenti legislativi ha seguito un iter coerente le cui direttrici fondamentali sono state almeno cinque:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li>l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile di vecchiaia, ovvero l\u2019et\u00e0 minima per poter accedere alla pensione per motivi anagrafici;<\/li>\n<li>il progressivo aumento del numero di anni necessari per la pensione di anzianit\u00e0, ovvero quella ottenibile in base al numero di anni lavorati, fino alla sua totale abolizione, avvenuta con la legge Fornero che l\u2019ha sostituita con la pensione anticipata strutturata tuttavia come opzione penalizzante.<\/li>\n<li>il passaggio dal sistema retributivo, in cui la pensione \u00e8 pagata in base al livello dei redditi ricevuti durante la vita lavorativa, a quello contributivo, nel quale la pensione \u00e8 pagata in base ai contributi versati effettivamente all\u2019INPS;<\/li>\n<li>riduzione dei coefficienti di trasformazione, ovvero dei tassi di rendimento dei contributi versati e quindi della prestazione pensionistica mensile ottenuta al momento dell\u2019acquisizione del diritto alla pensione;<\/li>\n<li>interventi ad hoc di ulteriore riduzione della pensione, di cui l\u2019ultimo eclatante esempio \u00e8 il blocco della perequazione all\u2019inflazione previsto per il biennio 2012-13 proprio dalla discussa legge Fornero.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste cinque direttrici convergono nel definire un risultato molto semplice: si va in pensione sempre pi\u00f9 tardi e si percepiscono sempre meno soldi, malgrado un\u2019intera vita passata a lavorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Un passaggio cruciale \u00e8 stata la transizione dal retributivo al contributivo<\/b> avvenuta nel 1995 con la riforma Dini. Quel passaggio storico \u00e8 stato accompagnato da una contemporanea precarizzazione del mercato del lavoro (legge Treu 1996), dal fiorire di contratti con basse aliquote contributive e soprattutto da una crescente discontinuit\u00e0 nelle carriere lavorative con sempre pi\u00f9 frequenti mesi o anni di disoccupazione temporanea che significa assenza di versamenti contributivi e quindi una doppia beffa: assenza di lavoro oggi e pensione sempre pi\u00f9 bassa in futuro. Le successive riforme, sulla base del nuovo sistema, hanno poi creato via via parametri sempre pi\u00f9 restrittivi per l\u2019accesso alla pensione, in particolare attraverso l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 per la pensione di vecchiaia e infine l\u2019abolizione di quella di anzianit\u00e0, e ridotto i coefficienti di trasformazione, ovvero la pensione attesa dal lavoratore negli anni residui di vita post-lavorativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa politica di forte riduzione dei diritti pensionistici \u00e8 stata accompagnata da una grande narrazione a forte impatto mediatico e culturale, la cui trama a grandi linee seguiva questo ritornello: la popolazione invecchia sempre di pi\u00f9; siamo in crisi demografica dunque e lo squilibrio tra sempre meno giovani e sempre pi\u00f9 vecchi non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile. Chi paga le pensioni ai vecchi? L\u2019unica soluzione per non ipotecare il futuro dei nostri figli sarebbe aumentare l\u2019et\u00e0 pensionabile e ridurre l\u2019ammontare delle pensioni. Solo cos\u00ec l\u2019ente previdenziale potr\u00e0 agire in equilibrio finanziario tra entrate (contributi dei lavoratori) e uscite (pensioni erogate).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa logica, apparentemente dotata di buon senso, \u00e8 stata poi condita da alte dosi di cultura del conflitto generazionale, dove il giovane precario e a basso reddito veniva dipinto come una povera vittima del vecchio privilegiato che dopo aver goduto dei \u201cprivilegi\u201d (<i>sic<\/i>!) di uno stato sociale sprecone negli anni delle vacche grasse adesso pretendeva persino di succhiare risorse alla collettivit\u00e0 ricevendo \u201claute\u201d pensioni negli ultimi anni della sua vita. Infine, la storia veniva resa apparentemente credibile e persino inquietante agitando i presunti enormi passivi di bilancio dell\u2019INPS e l\u2019urgenza improcrastinabile di riforme restrittive. Due le cifre periodicamente agitate come preoccupanti: i passivi dell\u2019ente previdenziale e il crescente peso della spesa previdenziale rispetto al PIL, ritenuto assai pi\u00f9 elevato rispetto a quello degli altri Paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questa grande narrazione mancavano e mancano per\u00f2 molti tasselli fondamentali, considerati i quali la storiella viene ridotta in cenere, la verit\u00e0 viene riabilitata e la vera responsabilit\u00e0 delle condizioni sempre pi\u00f9 miserevoli di tutti i lavoratori di ogni fascia anagrafica, pensionati inclusi, pu\u00f2 essere agevolmente individuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Primo tassello del mosaico<\/b>: i conti dell\u2019INPS non sono mai stati in passivo se correttamente calcolati. A tal proposito occorre una brevissima premessa: il fatto che un ente pubblico previdenziale sia in disavanzo <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/03\/oltre-il-mito-del-debito-pubblico-non-ci-sono-i-soldi-o-non-ce-li-fanno-toccare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non \u00e8, in linea di principio, un problema<\/a>. Non intendiamo in alcun modo dipingere come una virt\u00f9 in quanto tale l\u2019accumulo di avanzi primari che caratterizza i nostri bilanci pubblici negli ultimi anni. Tuttavia iniziare a ragionare sulla verit\u00e0 dei numeri \u00e8 un primo passo che consente di fare chiarezza sullo stato reale della previdenza in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come detto l\u2019INPS \u00e8 in realt\u00e0, \u00e8 un ente da molti anni in attivo a dispetto di ci\u00f2 che viene continuamente affermato. Una parte consistente delle uscite dell\u2019ente previdenziale \u00e8, infatti, quella erogata in spese assistenziali non legate in alcun modo alle entrate contributive, come le pensioni di invalidit\u00e0 e quelle sociali. Si tratta ovviamente di prestazioni sacrosante ma che, come in molti da anni denunciano (in primo luogo i <a href=\"http:\/\/www.uilsgk.it\/79\/public\/mailing\/2015\/PropUnPensOtt15.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sindacati<\/a>) andrebbero poste a carico della fiscalit\u00e0 generale (pagate cio\u00e8 da tutti tramite sforzo progressivo) e non coperte con le sole entrate contributive dei lavoratori. Inoltre i conti ufficiali che paventano i terribili presunti passivi di bilancio non considerano che una parte del denaro computato in uscita ritorna allo Stato sotto forma di imposte, cio\u00e8 tramite l\u2019Irpef pagata dai pensionati. \u00c8 evidente quindi che non si tratta di un\u2019uscita di bilancio in senso stretto. Infine un ultimo elemento di distorsione nella valutazione dell\u2019entit\u00e0 della spesa pensionistica \u00e8 il famoso TFR, che lungi dall\u2019essere una componente di spesa pensionistica \u00e8 in realt\u00e0 mero salario differito. Considerate queste voci, il famigerato passivo INPS semplicemente non esiste e diventa per tutta la serie storica degli ultimi 25 anni un modesto o addirittura consistente attivo. E il presunto livello elevatissimo della spesa pensionistica italiana rispetto alla media europea si rivela anch\u2019esso del tutto falso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A dimostrazione del ragionamento appena svolto si veda il prospetto grafico che segue in cui per l\u2019anno 2015 si mostra come sia il saldo pensionistico (entrate-uscite) in rapporto al PIL (prima riga) sia la spesa previdenziale in rapporto al PIL (seconda riga) varino drasticamente quando si considerino la componente assistenziale (definita con l\u2019acronimo GIAS) e le trattenute fiscali Irpef, le imposte pagate dai pensionati allo Stato. Da un presunto saldo passivo del 3,8% in rapporto al PIL (ottenuto calcolando la spesa lorda) si giunge ad un attivo dell\u20191,6% calcolando la spesa al netto della componente assistenziale e al netto delle imposte pagate dai pensionati; e similmente da un rapporto spesa pensionistica lorda\/PIL pari al 15,1% si scende ad un 9,8% tra spesa netta e PIL ovvero addirittura al di sotto della media dei paesi UE che si colloca attorno al 11-12%.<\/p>\n<table width=\"560\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"182\"><strong><em>Saldo previdenziale <\/em><\/strong><strong><em>lordo<\/em><\/strong><\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"170\"><strong><em>Saldo previdenziale <\/em><\/strong><strong><em>al netto <\/em><\/strong><strong><em>GIAS<\/em><\/strong><\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"208\"><strong><em>Saldo previdenziale al netto GIAS<\/em><\/strong><strong><em> + Irpef <\/em><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"182\">-3.8%<\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"170\">-1.0%<\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"208\">1.6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"182\"><strong><em>Spesa previdenziale lorda<\/em><\/strong><\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"170\"><strong><em>Spesa previdenziale al netto GIAS<br \/>\n<\/em><\/strong><\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"208\"><strong><em>Spesa previdenziale al netto GIAS + Irpef<\/em><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"182\">15.1%<\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"170\">12.4%<\/td>\n<td colspan=\"1\" rowspan=\"1\" width=\"208\">9.8%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<h6 style=\"text-align: justify\"><i>Le voci (tutte calcolate in rapporto al PIL) sono frutto di una nostra rielaborazione sui dati del Rapporto sullo stato sociale 2017, a cura di F.R. Pizzuti, Sapienza Universit\u00e0 Editrice.<\/i><\/h6>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia dei conti in rosso e dell\u2019anomalia italiana circa il peso insostenibile della spesa previdenziale si rivela cos\u00ec una bugia colossale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Secondo tassello del mosaico<\/b>: la crisi demografica \u00e8 un fatto indubbio la cui radice \u00e8 economica e culturale (costituire nuclei familiari e fare figli richiede anzitutto stabilit\u00e0 lavorativa e sicurezza di reddito oltre che ovviamente la volont\u00e0 di farlo). Ma davvero i numeri attuali di questa crisi, pur preoccupante dal punto di vista sociale e culturale, sono tali da mettere a repentaglio i conti INPS? Innanzitutto abbiamo gi\u00e0 detto che le casse dell\u2019INPS non sono in rosso come sempre si afferma. La domanda diventa allora: la crisi demografica potrebbe davvero creare uno squilibrio tra entrate e uscite da qui al futuro tale da compromettere l\u2019equilibrio dell\u2019ente previdenziale? Chi lo afferma con tanta sicurezza evidentemente ignora o finge di ignorare alcuni elementi cruciali del problema: la presenza di disoccupazione di massa; la presenza di lavoro nero diffuso; la discontinuit\u00e0 lavorativa delle carriere Tre piaghe socio-economiche che riducono drasticamente il montante di entrate contributive presenti e attese e che, se lenite, contribuirebbero in modo decisivo a rimpinguare le entrate dell\u2019INPS, fugando, senza dubbio, ogni timore di potenziali squilibri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, l\u2019aspetto paradossale \u00e8 che proprio coloro che agitano lo spettro dell\u2019insostenibilit\u00e0 del sistema pensionistico e della necessit\u00e0 di continue riforme previdenziali restrittive sono gli stessi che hanno favorito la precarizzazione del mercato del lavoro e la presenza di un quadro macroeconomico che causa la disoccupazione di massa. Ovvero proprio quei fattori che riducono i potenziali contributi dei lavoratori e cio\u00e8 le entrate dell\u2019ente previdenziale mettendo eventualmente a rischio la stabilit\u00e0 finanziaria dell\u2019ente (non oggi, come gi\u00e0 dimostrato, ma chiss\u00e0 nei prossimi 20-30 anni). Qualcosa dunque non torna. Ma non basta. L\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, auspicata dai riformatori, non pu\u00f2 che peggiorare ulteriormente il quadro occupazionale giovanile e dunque la stessa fonte delle entrate contributive. Ancora una volta, qualcosa non quadra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>La verit\u00e0 allora va cercata altrove<\/b>. Quali sono gli obiettivi reali delle riforme pensionistiche? Non certo il riequilibrio dei conti! Lo spettro dei conti in rosso \u00e8 soltanto una scusa che serve a celare ben altro e a giustificare altrimenti ingiustificabili interventi restrittivi. I fini principali delle riforme previdenziali sono a ben vedere almeno due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo la marginalizzazione del ruolo della pensione pubblica basato su un patto intergenerazionale, a favore di un sistema privato basato sui conti individuali di carattere assicurativo gestito da banche, assicurazioni e fondi di investimento. Un processo di privatizzazione di fatto delle pensioni coerente con il generale smantellamento dei cardini storici dello Stato sociale a favore di una gestione privatistica dei bisogni vitali dei cittadini. Avviene in campo sanitario, in parte nel campo dell\u2019istruzione e avviene in modo ancor pi\u00f9 palese nel campo previdenziale. Le risorse pensionistiche sono gigantesche e questa enorme massa di denaro \u00e8 attualmente in gran parte ancora convogliata verso un ente pubblico che la gestisce e la redistribuisce senza profitto. Su questa enorme entit\u00e0 di denaro esistono elevatissimi profitti potenziali di soggetti intermediari pronti a gestirla. Banche, assicurazioni e fondi di investimento non aspettano altro che veder affluire verso le proprie casse crescenti quote di risparmio previdenziale da investire nella finanza speculativa con ampi margini di profitto, ovviamente a rischio e pericolo del capitale risparmiato dai lavoratori. Non \u00e8 quindi certo un caso che mentre si \u00e8 progressivamente ridotta la generosit\u00e0 del sistema pubblico riducendo il livello della pensione attesa, si sia contestualmente agevolata con provvedimenti fiscali ad hoc di detassazione la cosiddetta previdenza complementare privata presentata come la soluzione inevitabile all\u2019insufficienza della pensione pubblica. Il processo di trasferimento di quote di risparmio dei lavoratori verso il capitale finanziario privato \u00e8 solo in piccola parte gi\u00e0 avvenuto, ma i margini sono ancora amplissimi. Ecco spiegata la grande e attualissima attenzione al boccone succulento delle pensioni in tutti i Paesi europei. Solo un\u2019ulteriore riduzione molto consistente della pensione pubblica attesa, infatti, potr\u00e0 dare quella spinta massiccia di quote di risparmio verso la gestione privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 poi un ulteriore scopo di finanza pubblica legato direttamente alle politiche di austerit\u00e0: le risorse risparmiate dall\u2019Inps, come gi\u00e0 accennato, vengono da anni usate per vari fini assistenziali impropri di pertinenza non strettamente previdenziale e non legati ai contributi versati dai lavoratori. La quota parte assistenziale che mediaticamente contribuisce grandemente allo spauracchio del presunto bilancio in rosso, viene naturalmente ripianata dalle risorse statali di anno in anno. Sono proprio quelle cospicue risorse sotto attacco nell\u2019ambito delle politiche di taglio della spesa orientate a perseguire il pareggio di bilancio sancito ormai persino in Costituzione dopo la riforma del 2012 che ha modificato l\u2019articolo 81 della Carta. Lo Stato non pu\u00f2 permettersi di tagliare in modo brutale voci assistenziali sensibilissime come pensioni di invalidit\u00e0 o pensioni minime sociali. Non per \u201cbont\u00e0 d\u2019animo\u201d, ma perch\u00e9 si tratterebbe di interventi troppo forti da effettuare in grandi proporzioni. Quindi che fa? Si rivale sulle prestazioni previdenziali, ad esempio bloccando l\u2019indicizzazione all\u2019inflazione delle pensioni dei lavoratori o abbassando in modo continuo i coefficienti di trasformazione. In questo modo diminuiscono le uscite INPS nella componente previdenziale e quel denaro risparmiato viene utilizzato per coprire gli interventi assistenziali che si sarebbero dovuti coprire invece con risorse prelevate dalla fiscalit\u00e0 generale. In tal modo, riducendo la spesa pubblica statale si compiace la Commissione europea. Di fatto il tutto si traduce in un\u2019indebita ingerenza dello Stato sui conti INPS effettuata per far quadrare i conti pubblici dell\u2019erario. Questo improprio trasferimento di risorse dall\u2019ente previdenziale ad altre voci di spesa corrente statale implica naturalmente un aggravio nei confronti di coloro che contribuiscono ogni anno a nutrire le casse dell\u2019ente previdenziale, i lavoratori, a tutto vantaggio di quei redditi che invece non pagano contributi sociali, in <i>primis<\/i> il capitale finanziario che non partecipa al processo produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora una volta un regalo fiscale indiretto al grande capitale e ancora l\u2019uso dei soldi dei soli lavoratori per mantenere in vita i cardini minimi dello Stato assistenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Ecco dunque svelati i due motivi fondamentali del terrorismo mediatico<\/b> e dell\u2019attenzione maniacale ai conti pensionistici da parte del centro decisionale della nostra politica economica: la Commissione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Il Sole 24 Ore<\/i> pochi giorni fa <a href=\"http:\/\/www.sivempveneto.it\/pensioni-ad-aprile-resa-dei-conti-ue-il-rapporto-sullinvecchiamento-fissera-proiezioni-di-budget-e-vincoli-di-spesa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">titolava<\/a>: \u201cPensioni: ad aprile resa dei conti UE, il rapporto sull\u2019invecchiamento fisser\u00e0 proiezioni di budget e vincoli di spesa\u201d. Si ricomincia insomma con il solito spauracchio della spesa fuori controllo, le consuete previsioni terroristiche sul peso insostenibile della previdenza e la presunta necessit\u00e0 di ulteriori \u201criforme\u201d. Nulla di nuovo e nulla di vero sul fronte dell\u2019austerit\u00e0!<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/17\/le-pensioni-fanno-gola-ai-mercati-ecco-perche-leuropa-chiede-le-riforme\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/17\/le-pensioni-fanno-gola-ai-mercati-ecco-perche-leuropa-chiede-le-riforme\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Nel dibattito politico recente si \u00e8 parlato in lungo e in largo della famigerata Riforma previdenziale Monti-Fornero. Questo provvedimento, che ha avuto forti impatti restrittivi sui diritti pensionistici, \u00e8 tuttavia soltanto il punto di arrivo di un processo di continue riforme in campo previdenziale avviato da ormai venticinque anni. Avviato dal 1992 con la prima grande controriforma Amato, proseguito con la legge Dini nel 1995 e poi con successive riforme \u201cminori\u201d: Prodi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":40172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/scippo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-arU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40170"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40170"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40170\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40173,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40170\/revisions\/40173"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40172"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}