{"id":40171,"date":"2018-03-22T13:00:09","date_gmt":"2018-03-22T12:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40171"},"modified":"2018-03-22T12:47:41","modified_gmt":"2018-03-22T11:47:41","slug":"non-giochiamo-con-la-parola-antirazzista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40171","title":{"rendered":"Non giochiamo con la parola (anti)razzista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessandro Montefameglio)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\"><strong>In un contesto in cui dilagano parole come razzista e antirazzista, sembra che a venir meno sia proprio la discussione sul razzismo. I chiacchiericci sostituiscono la riflessione e la sostanza, la retorica prende il sopravvento. Ma sappiamo di cosa stiamo parlando, quando ci definiamo in un modo o nell\u2019altro?<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\"><\/div>\n<div class=\"sep\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Una guerra delle desinenze, una lotta degli <em>-isti<\/em> e gli <em>-ofobi<\/em>, uno scontro di preposizioni, di <em>filo-<\/em> e di <em>anti-<\/em>, perch\u00e9 non ne risulti altro che <strong>un guazzabuglio retorico<\/strong>: questo molto spesso abbiamo sotto gli occhi quando sentiamo parlare di razzisti, di fascisti, di sessisti\u2026 Lo abbiamo visto all\u2019opera nel caso dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/luca-traini-linsulso-di-macerata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">omicidio di Macerata<\/a> e nel dibattito psicotico che ne \u00e8 derivato, lo vediamo in opera negli azzanni antileghisti contro <strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/tony-iwobi-razzismo-lega-nord\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tony Iwobi<\/a><\/strong> e in quelli anticomunisti di certe frange che si vogliono filofasciste, continuiamo a percepirlo nelle condanne culturali a colpi di etichette (<em>populista! fascista! neoliberista! capitalista! comunista! sessista!<\/em>), una mentalit\u00e0 culturale il cui cuore \u00e8 uno, uno soltanto: bollare, stigmatizzare, identificare, nominare, definire, classificare, timbrare con le parole, e non capirci pi\u00f9 nulla. <strong>Il problema \u00e8 che le parole non sono affatto innocenti<\/strong>, il problema \u00e8 che queste talvolta si traducono in fatti, in manifestazioni di pubblico odio o di pubblica ipocrisia, con un fondo comune: la contraddizione e la perdita di contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-95950\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi-1024x681.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi-1024x681.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi-768x511.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi-600x400.jpg 600w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/tony_iwobi.jpg 1160w\" alt=\"tony iwobi\" width=\"1024\" height=\"681\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle <em>Ricerche filosofiche<\/em><strong>Wittgenstein<\/strong> si poneva una domanda importante:<\/p>\n<blockquote><p>Il denominare \u00e8 simile all\u2019attaccare a una cosa un cartellino con un nome. Si pu\u00f2 dire che questa \u00e8 una preparazione all\u2019uso della parola. Ma a che cosa ci prepara?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rispondere \u00e8 difficilissimo:<\/strong> \u00e8 in gioco la questione stessa dell\u2019essenza dell\u2019uso del linguaggio in ogni circostanza umana, anche quella culturale e sociale. Il gesto di un bambino di indicare e nominare le cose, anche con un linguaggio apparentemente privato, \u00e8 un gesto preliminare, preparatorio. Ma che gesto \u00e8? Qual \u00e8 la sua funzione? Sembrerebbe che il carattere di questo fenomeno che chiamiamo in genere, con una certa innocenza, <em>linguaggio<\/em>, sia nient\u2019altro che il tentativo umano di avere un\u2019immagine del mondo: alle cose facciamo corrispondere le parole. Quando Wittgenstein scrive queste frasi, negli anni Cinquanta, ha gi\u00e0 compreso non solo che alcune tesi soggiacenti a questa visione del linguaggio sono probabilmente fallaci, ma che questa idea, che il linguaggio si limiti a denotare il reale, \u00e8 troppo semplicistica. No, il linguaggio \u00e8 una <strong>macchina molto pi\u00f9 complessa e molto meno infantile<\/strong>, e quella di denotare il mondo \u00e8 solo una tra le molte funzioni, tra i molti <em>giochi<\/em> (termine di Wittgenstein) che il linguaggio \u00e8 in grado di mettere in atto. Da qui, la metafora e il termine gioco, che prendiamo a prestito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giochi, si sa, possono essere molto pericolosi. Tutt\u2019altro che candidi e ingenui, i bambini quando giocano non stanno facendo nulla di scontato. Anzi, mettono in atto un meccanismo infinitamente articolato che, alcune volte, pu\u00f2 avere toni anche molto inquietanti. Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti \u00e8 quello sottolineato a pi\u00f9 riprese da molta (filo)pedagogia: <strong>il gioco \u00e8 una parentesi della realt\u00e0<\/strong>. Ma lungi dall\u2019essere una semplice simulazione, questo mettere da parte la realt\u00e0 mentre si \u00e8 mosca cieca o lupo affamato non solo sospende il reale (con le sue regole) ma ne produce un altro (con altre regole). <em>\u00c8 solo un gioco<\/em>\u00a0d\u2019altra parte, ma \u00e8 anche una realt\u00e0 dove nessuna giurisprudenza ci vieta di uccidere, dove si diventa animali e fate, dove la moralit\u00e0 pu\u00f2 vacillare, dove la cultura muta, talvolta con effetti psicologici piacevoli e terapeutici, talvolta con conseguenze non da poco sulla realt\u00e0 alla quale si fa ritorno. La filosofia ci mostra come linguaggio e gioco siano profondamente accomunati, come, anche banalmente, <strong>anche il giocare con la parola pu\u00f2 nascondere problematiche<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_96305\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-96305\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1-1024x768.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1-768x576.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1-800x600.jpg 800w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Luvi-01-S-1.jpg 1140w\" alt=\"Ludwig Wittgenstein\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Ludwig Wittgenstein<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stigmatizzazione sociale, l\u2019etichettatura culturale, tutto questo \u00e8 anche un fenomeno linguistico. Quando <em>giochiamo<\/em>\u00a0in questo modo non ci limitiamo a esprimere un contenuto soggettivo sulla realt\u00e0, la oggettiviamo, la <em>creiamo<\/em>. Quando si etichetta qualcuno, ad esempio, come <em>razzista<\/em> non ci si limita a identificare con una parola un (probabile) esempio <em>in vivo<\/em> di razzismo. <strong>Frantz Fanon<\/strong>, uno dei filosofi francesi pi\u00f9 importanti in questo contesto, diceva che \u00e8 proprio il razzista a creare il <em>nero<\/em> come era il colonialista a creare il <em>selvaggio<\/em>: in questo l\u2019operazione linguistica ha un valore fondamentale. Diciamo razzismo (ma potremmo parlare di altri <em>-ismi<\/em>), perch\u00e9 la questione razziale in Italia ha forse assunto, in questo senso, i connotati pi\u00f9 marcati. \u00c8 l\u2019esempio lampante che su suolo italiano \u2013 virtuale e non \u2013 sembra che non abbiamo tanto un problema con il razzismo e l\u2019antirazzismo, ma con i <strong>razzisti e gli antirazzisti<\/strong>, con gli esempi di questo o quel razzismo: \u00e8 ovunque pieno di razzisti e di antirazzisti, di uomini e donne che passeggiano con un cartello addosso con su scritta la parola o che, di prepotenza, scrivono il termine (talvolta indelebilmente) sulla fronte di qualcun altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019essere figurata, la questione diventa pi\u00f9 concreta che mai: <em>io sono antirazzista, io sono antifascista<\/em>, <em>io sono\u2026<\/em>, con tanto di marchio sul proprio profilo Facebook. <strong>Mi etichetto, quindi sono<\/strong>, ti etichetto, dunque sei, versione scheletrica di un <em>cogito<\/em> linguistico in grado di fare molti pi\u00f9 danni rispetto a quelli che si propone di evitare: <strong>inscatolare semplicisticamente l\u2019altro con poche sillabe<\/strong>, sentirsi la coscienza pulita, magari umiliando, odiando, evitando, fare una cernita tra i propri compagni in questa guerriglia di carta e di <em>hashtag<\/em>, essere attivi in un gioco di ruolo in cui si gareggia con le parole, le urla e i gesti. Qualche bottiglia viene spaccata, poi, per rendere tutto meno discorsivo e inattuale, e talvolta si perde il lavoro e la faccia\u2026 Ma <strong>d\u2019altra parte, se si gioca bisogna farlo bene<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_96304\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-96304\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4621.large_.jpg\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4621.large_.jpg 900w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4621.large_-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4621.large_-768x576.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/4621.large_-800x600.jpg 800w\" alt=\"Frantz Fanon\" width=\"900\" height=\"675\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Frantz Fanon<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se solo ci fosse un po\u2019 pi\u00f9 di coscienza non emergerebbero affatto le incrinature che rendono questo <em>creepy show<\/em> nient\u2019altro che una pericolosa caciara. I rischi di un gioco preso troppo seriamente sono chiari anche solo dalla definizione che abbiamo dato: il ritorno alla realt\u00e0 diventa sempre pi\u00f9 difficile e si vedono pedine di gioco dappertutto. Si rischia di dare del razzista al proprio vicino di casa, a chiunque sembri proferire qualsiasi parola che assomigli, anche vagamente, a un canto di difesa razzista.<em> Non sono razzista, ma\u2026<\/em>\u00a0e si \u00e8 gi\u00e0 razzisti. <em>Io sono favorevole all\u2019immigrazione, ma\u2026<\/em>\u00a0e gi\u00e0 si \u00e8 degli <strong>xenofobi e fascisti convinti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, \u00e8 molto difficile non essere bollati come razzisti: per farlo non bisogna ragionare, bisogna etichettarsi con molta delicatezza, bisogna affermare\u00a0<em>refugees welcome<\/em>, bisogna essere per le frontiere aperte, bisogna essere anti-Trump, bisogna magari avere una copia del <em>18 brumaio<\/em> di Marx in tasca, magari votare a sinistra (ma non la sinistra renzusconiana) e non inneggiare a Grillo, Salvini o alla Le Pen, bisogna cancellare la parola \u201cpopulismo\u201d dalla Treccani di casa, bisogna insomma essere tutto quello che (alcuni de)gli antirazzisti etichettano come tale. Ci\u00f2 \u00e8 a maggior ragione confermato dalla sua controprova, dal suo negativo, quando si dimentica il colore della pelle e il primo senatore nero italiano, che non \u00e8 la <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/toni-iwobi-parla-kyenge-complimenti-lelezione-ha-ragione-1502653.html\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><strong>Kyenge<\/strong><\/a>, \u00e8 automaticamente oggetto di battute a sfondo razzista dai sedicenti antirazzisti (come gi\u00e0 ben sottolineato), in quanto gli \u00e8 mancata l\u2019etichetta politica adeguata: allora il razzismo, con una paradossalit\u00e0 a dir poco maligna, \u00e8 accettabile, allora <strong>l\u2019antirazzista in questione pu\u00f2 permettersi una sana dose di razzismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-96306\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fg5n665n14g1gnf-1024x683.jpg\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fg5n665n14g1gnf-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fg5n665n14g1gnf-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fg5n665n14g1gnf-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/fg5n665n14g1gnf-600x400.jpg 600w\" alt=\"dfbxfn15xf32ng\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, qui non si tratta di fare una riflessione astratta sul linguaggio o sui mezzi di comunicazione di massa (che fanno funzionare <em>ad libitum<\/em> questo meccanismo) n\u00e9 di discutere di una problematica socio-culturale visibilmente attiva nel nostro paese n\u00e9 tantomeno di fare lo stesso gioco degli<strong><em> etichettatori<\/em> <\/strong>e bollare alcuni di coloro che si professano antirazzisti come dei ciarlatani. Si tratta di affermare che \u00e8 pericoloso giocare con le parole. Che ipostatizzare il razzismo etichettando compulsivamente il razzista (a volte finendo con l\u2019indicare dei semplici fantasmi), secondo i propri requisiti, viene meno allo stesso scopo di chi compie questo gesto, cio\u00e8 dimostrare l\u2019esistenza del fenomeno, individuarlo, definirlo, magari risolverlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 di cui si parla poco \u00e8, davvero, del <em>razzismo<\/em>, della natura del fenomeno cos\u00ec come appare nei nostri contesti, di che cosa sia, di come si mostri, di come venga concepito e attuato, quale sia la contestura del <em>soggetto razzista<\/em>\u00a0e del soggetto che subisce atteggiamenti razzistici (che sia il soggetto migrante o ancora il soggetto colonizzato o il soggetto \u201cdi colore\u201d\u2026). <strong>Non basta indicare un presunto razzista e lanciare qualche <em>hashtag<\/em> per parlare di razzismo<\/strong>, come non basta indicare un ente per parlare dell\u2019essere. Anzi, cos\u00ec facendo, si rischia di confondere il fenomeno, di mescolarlo con tutte le sue componenti interne senza comprendere pi\u00f9 nulla, addirittura si rischia di sbagliare clamorosamente, nel caso il nostro dito finisca sul soggetto sbagliato. Se lo scopo \u00e8 annullare il fenomeno, poi, cos\u00ec si \u00e8 distanti anni, quando i problemi in questione sembrano tutt\u2019altro che inattuali.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/razzismo-antirazzismo-iwobi-kyenge\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/razzismo-antirazzismo-iwobi-kyenge\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessandro Montefameglio) &nbsp; In un contesto in cui dilagano parole come razzista e antirazzista, sembra che a venir meno sia proprio la discussione sul razzismo. 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