{"id":40186,"date":"2018-03-23T13:44:35","date_gmt":"2018-03-23T12:44:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40186"},"modified":"2018-03-23T13:44:35","modified_gmt":"2018-03-23T12:44:35","slug":"il-financial-times-ci-deride-perche-facciamo-poco-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40186","title":{"rendered":"Il Financial Times ci deride perch\u00e9 facciamo poco debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-297\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/03\/ft.png?w=700\" alt=\"FT\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/ftalphaville.ft.com\/2018\/03\/14\/2199197\/the-euro-areas-fiscal-position-makes-no-sense\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un recente articolo<\/a> pubblicato dal <em>Financial Times<\/em> presenta alcuni aspetti per molti versi illuminanti. Un lettore distratto e casuale, aprendo quella che viene considerata una sorta di bibbia dei mercati finanziari potrebbe avere la ragionevole aspettativa di trovarvi l\u2019usuale solfa pro-<em>austerity<\/em>. Invece, sorprendentemente (ma, come vedremo, non troppo), l\u2019articolo propone una serie di messaggi che verosimilmente in Italia sarebbero tacciati di provenienza da ambienti estremisti e facinorosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che Matthew Klein (autore del pezzo) ci d\u00e0 come descrizione iniziale della situazione europea \u00e8 un monito dai toni quasi allarmistici: <em>i Governi dell\u2019Eurozona si stanno indebitando troppo poco. <\/em>Per chi fosse poco avvezzo ad analisi del ruolo del <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/03\/oltre-il-mito-del-debito-pubblico-non-ci-sono-i-soldi-o-non-ce-li-fanno-toccare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">debito pubblico<\/a> e della spesa governativa non conformi al consenso generale dei media italiani, precisiamo che il <em>\u2018troppo poco\u2019 <\/em>non nasce da un refuso. Quali sono le considerazioni che spiccano nel pezzo su menzionato a proposito di questa tematica? Segnaliamone alcune:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><em>normalmente<\/em>, in periodi di crisi e\/o disoccupazione elevata i governi spendono pi\u00f9 di quanto incassino mediante tassazione. Oltre a stimolare l\u2019economia, questa operazione crea degli <em>asset<\/em>\u00a0aggiuntivi per il settore privato;<\/li>\n<li><em>non vi \u00e8 alcuna regola precisa<\/em> per stabilire quale livello di deficit una economia dovrebbe avere, tuttavia a giudicare dalle prestazioni economiche dell\u2019Eurozona, i Governi stanno in tutta probabilit\u00e0 praticando politiche economiche troppo restrittive;<\/li>\n<li>sicuramente la Germania \u00e8 in una posizione di <em>eccessivo rigore fiscale<\/em>, ma <em>anche<\/em> i Governi delle <em>periferie europee<\/em> sono troppo restrittivi nelle loro decisioni di politica economica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 difficile non restare allibiti di fronte a tali ragionamenti se si \u00e8 imbevuti della narrazione dominante che quotidianamente, da anni, ci viene propinata in tutte le salse. In un sol colpo ci viene detto, dal lato di pura analisi economica, che una politica fiscale condotta in deficit non solo non deve essere vincolata da parametri precisi e sistematici (s\u00ec, stiamo pensando proprio al vincolo del 3% sul <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2014-01-29\/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto deficit\/PIL<\/a>), ma anche che \u00e8 un normale strumento (in teoria) a disposizione dei Governi. Tale strumento ha anche come ulteriore effetto quello di aumentare la ricchezza finanziaria di famiglie e imprese che sottoscrivono i titoli emessi dal Tesoro, altro che i <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2014-11-30\/il-paradosso-due-italie-ricchezza-privata-record-a-4mila-miliardi-e-debito-pubblico-massimi-171629.shtml?uuid=ABZXB3JC\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">paradossi<\/a> di cui ci parlava il Sole24ore! Sotto il profilo invece comparativo, la narrazione che vede le periferie europee (Grecia, Spagna, Italia, ecc.) come cicale goduriose da scudisciare al cospetto dell\u2019operosa formica tedesca viene ribaltata in maniera duplice: non solo la Germania crea danni all\u2019Eurozona nel suo complesso con l\u2019eccessivo rigore dei suoi conti pubblici, ma sono addirittura le stesse cicale a non essere abbastanza prodighe! Immaginiamo gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/editoriali\/12_aprile_11\/ora-date-un-taglio-alle-troppe-spese-alberto-alesina-e-francesco-giavazzi_72cc6014-8395-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alesina &amp; Giavazzi<\/a> aver avuto un colpo al momento della proposta, per la Germania, di passare da un surplus del +1.5% del PIL a un deficit della stessa grandezza (con allegato commento disilluso nel quale si dice che comunque sarebbe una misura del tutto insufficiente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019articolo prosegue elencando poi le possibili contromisure da adottare a livello di organizzazione istituzionale per far fronte alla drammatica situazione che sperimentano i cittadini europei. Esse sono:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>l\u2019implementazione di politiche fiscali molto espansive nei Paesi nordici (in particolare Germania e Olanda), in misura sufficiente a stimolare tutta l\u2019Eurozona. Ma ci\u00f2 \u00e8 insostenibile a livello politico, secondo l\u2019autore (e secondo chi scrive, visti anche i limiti imposti dal Trattato di Maastricht e dal <em>Fiscal Compact<\/em>);<\/li>\n<li>lasciare che la BCE finanzi direttamente i deficit fatti dai Paesi aderenti all\u2019area Euro. A livello istituzionale per\u00f2 tale politica non \u00e8 praticabile visti i vincoli posti all\u2019operare dell\u2019apparato guidato da Mario Draghi (come lo stesso Klein ricorda; di nuovo, quindi, un vincolo istituzionale);<\/li>\n<li>creare una istituzione federale europea che faccia le veci dei Ministeri del Tesoro nazionali e gestisca in comune accordo la politica fiscale degli Stati.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Klein si schiera con quest\u2019ultima proposta, e vede nella continuazione dello stato di cose attuali o nella rottura della zona Euro altri due possibili scenari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe commentare la proposta fatta come viziata da una ingenuit\u00e0 che stride molto con la lucidit\u00e0 della impostazione del discorso. Se una volont\u00e0 da parte teutonica di operare in maniera solidale con i Paesi periferici \u00e8 giudicata dallo stesso autore irrealistica, quale mai sarebbe la folgorazione sulla via di Damasco che farebbe accettare alle \u00e9lite tedesche politiche espansive coordinate? L\u2019alternativa piuttosto parrebbe essere tra una Germania che accetta tali istituzioni a condizione di poter essere egemone al loro interno (\u00e8 bastata la lezione vista sul profilo della costruzione di una politica monetaria, o no?), o che invece si oppone strenuamente alla loro realizzazione (e qui basta la cronaca quotidiana).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia non \u00e8 l\u2019aspetto della proposta quello sul quale vogliamo porre l\u2019attenzione ora. Le diverse soluzioni infatti sarebbero tutte miranti a risolvere una situazione disfunzionale, ognuna in maniera differente. La questione per\u00f2 da fissare bene \u00e8 figlia della risposta a questa domanda: <em>qual \u00e8 la situazione disfunzionale<\/em>? Ed \u00e8 qui che diventa particolarmente difficile dissentire dal Financial Times. L\u2019Eurozona ha bisogno di <em>politiche fiscali fortemente espansive<\/em> e deliberatamente indirizzate a un <em>aumento <\/em>del debito pubblico, nelle periferie e soprattutto nei Paesi in surplus di bilancio. Il <em>come <\/em>\u00e8 materia che lasciamo al dibattito politico. Il <em>cosa <\/em>per\u00f2 ha bisogno di voci forti e chiare che ne permettano la comprensione e che contribuiscano alla riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Post scriptum. <\/em>Pu\u00f2 apparire sorprendente la somiglianza di visione sul ruolo del debito pubblico e della politica fiscale tra un grande quotidiano, voce dell\u2019<em>establishment<\/em> transnazionale finanziario, e quegli intellettuali, partiti e movimenti che in Italia, per le loro posizioni sull\u2019argomento, vengono considerati intrisi di un pericoloso e irresponsabile estremismo. In ci\u00f2 non vi \u00e8 nulla di sorprendente a ben vedere: i padroni storicamente conoscono i principi del funzionamento delle economie di mercato molto meglio di qualsiasi economista. Non si cada, per\u00f2, nell\u2019inganno (<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Timeo_Danaos_et_dona_ferentes\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">timeo Britannos ac dona ferentis<\/a><\/em>): le motivazioni che stanno dietro l\u2019invettiva del <em>Financial Times<\/em> non hanno nulla a che vedere con le preoccupazioni di chi, genuinamente e da sinistra, vede il processo di integrazione europea e l\u2019austerit\u00e0 come grimaldelli che sono serviti pian piano a scassinare la cassaforte che custodiva i pi\u00f9 inviolabili diritti dei lavoratori. Il quotidiano britannico rappresenta un blocco industriale e finanziario in aperta concorrenza con la Germania e con tutta l\u2019Europa continentale. Per questa ragione, principalmente, ha buon gioco ad auspicare un rinsavimento delle politiche economiche europee, e ci\u00f2 per ragioni sia economiche (maggiore crescita economica significherebbe, in primo luogo, maggiori esportazioni per l\u2019apparato industriale d\u2019Oltremanica), sia geopolitiche (in quanto un simile cambiamento provocherebbe l\u2019indebolimento dell\u2019egemonia tedesca negli <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/il-dilemma-tedesco-tra-nazione-e-impero\/96175\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">equilibri di potere<\/a> del Vecchio Continente). Inoltre, il prezzo da pagare per questa crescita \u2013 ovvero maggiore occupazione, maggiori salari, maggiore potere contrattuale dei lavoratori \u2013 lo dovrebbero pagare i capitalisti tedeschi ed europei, a tutto vantaggio della concorrenza anglosassone.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/20\/il-financial-times-ci-deride-perche-facciamo-poco-debito-pubblico\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/20\/il-financial-times-ci-deride-perche-facciamo-poco-debito-pubblico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Un recente articolo pubblicato dal Financial Times presenta alcuni aspetti per molti versi illuminanti. Un lettore distratto e casuale, aprendo quella che viene considerata una sorta di bibbia dei mercati finanziari potrebbe avere la ragionevole aspettativa di trovarvi l\u2019usuale solfa pro-austerity. Invece, sorprendentemente (ma, come vedremo, non troppo), l\u2019articolo propone una serie di messaggi che verosimilmente in Italia sarebbero tacciati di provenienza da ambienti estremisti e facinorosi. 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