{"id":40193,"date":"2018-03-25T08:00:30","date_gmt":"2018-03-25T06:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40193"},"modified":"2018-03-23T23:23:10","modified_gmt":"2018-03-23T22:23:10","slug":"il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40193","title":{"rendered":"Il grande bluff della ripresa, dati alla mano"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT<\/strong><\/p>\n<div class=\"meta-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-vce-lay-a size-vce-lay-a wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano-810x540.jpg\" sizes=\"(max-width: 810px) 100vw, 810px\" srcset=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano.jpg 810w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano-768x512.jpg 768w\" alt=\"Il grande bluff della ripresa, dati alla mano\" width=\"810\" height=\"540\" \/><\/div>\n<div class=\"meta-author\">\n<div class=\"meta-author-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"avatar avatar-100 wp-user-avatar wp-user-avatar-100 alignnone photo\" src=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Corda.png\" alt=\"Daniela Corda\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/div>\n<div class=\"meta-author-wrapped\">di <span class=\"vcard author\"><span class=\"fn\"><a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/autore\/daniela-corda\/\">Daniela Corda<\/a><\/span><\/span><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ormai prassi consolidata, specialmente in occasione di elezioni politiche: chi governa tenta di convincere gli elettori che si ha il polso della situazione economica e che si \u00e8 fatto il possibile per migliorare l\u2019economia del Paese. Spesso vengono presentati anche dati per testimoniare che la disoccupazione cala e aumentano le assunzioni, calano i fallimenti delle imprese e si stima un aumento del PIL. La crisi economica sarebbe solo un brutto ricordo del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo credere ai servizi, pi\u00f9 o meno surreali, sulla fantomatica ripresa economica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dato su tutti: il tasso di <strong>disoccupazione totale<\/strong> (dati ISTAT), sceso al 10,8% nel mese di dicembre (riducendosi dello 0,3% rispetto all\u201911% dei mesi precedenti), a gennaio \u00e8 ritornato al tasso strutturale dell\u201911,1%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratterebbe di una ripresa alquanto insolita, in cui il tasso di disoccupazione resta pressoch\u00e9 invariato rispetto al periodo della crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia il tasso di disoccupazione totale sia quello giovanile sono ben lontani dal tasso del 2007-2008 pre-crisi finanziaria, quando erano rispettivamente al 6% e al 20%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo l\u2019Istat, nel 2017 sono aumentati sopratutto i dipendenti a tempo determinato (+57 mila, circa il 2% in pi\u00f9 nel 2017, e il 2,2% a gennaio 2018) e sono diminuiti quelli a tempo indeterminato (-25 mila, -0,2% nel 2017), e quelli autonomi (-20 mila, -0,4% nel 2017, -1,9% nel 2018). Fa sempre bene ricordare che i calcoli Istat considerano \u201coccupato\u201d chi abbia lavorato almeno un\u2019ora nella settimana di rilevazione statistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il dato, non rilevato ma importante per capire il quadro di riferimento, \u00e8 quello relativo agli <strong>Italiani che emigrano all\u2019estero<\/strong>. Secondo il <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2017-07-06\/oltre-250000-italiani-emigrano-all-estero-erano-300000-dopoguerra-094053.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dossier Statistico Immigrazione 2017<\/a>, elaborato dal Centro Studi e Ricerche Idos, oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti quelli dell\u2019immediato dopoguerra: <strong>oltre 250\u02d9000 l\u2019anno <\/strong>(114\u02d9000 solo nel 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"vce-image-format\" href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-11484 size-full\" src=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc.png\" sizes=\"(max-width: 931px) 100vw, 931px\" srcset=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc.png 931w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc-300x212.png 300w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc-768x543.png 768w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/grafico-disocc-810x572.png 810w\" alt=\"\" width=\"931\" height=\"658\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro dato su cui riflettere \u00e8 relativo alle imprese che chiudono i battenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/know.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/cerved_osservatorio-fallimenti-e-chiusure-dimpresa.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Secondo il Cerved<\/a>, nel complesso, tra gennaio e marzo hanno lasciato il mercato 19 mila imprese, il 5,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (ma ne sono nate quasi 357\u02d9000 in meno, cio\u00e8 -1,8% rispetto al 2016) e sono diminuiti i fallimenti. Ma \u00e8 importante sapere che per\u00f2 i tribunali hanno avviato 1\u02d9069 procedure concorsuali diverse da fallimento e concordato preventivo, un dato in forte aumento rispetto al 2016 (+16,7%). Aumentano i casi di <strong>liquidazione coatta amministrativa <\/strong>(+45,7%); si tratta di una procedura simile a quella fallimentare, diretta ad estinguere l\u2019impresa dopo aver soddisfatto i creditori. A differenza della liquidazione volontaria, per\u00f2, viene tutelato l\u2019interesse pubblico ed \u00e8 una procedura disposta dall\u2019autorit\u00e0 amministrativa (anzich\u00e9 dal tribunale, come avviene per la procedura fallimentare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019Osservatorio sui fallimenti del mese di febbraio, i dati di dettaglio indicano che nel 2017 il numero di liquidazioni coatte amministrative di cooperative \u00e8 impennato, con particolare riferimento alle imprese che operano nei campi della logistica (+64,2%), dei servizi non finanziari (63,1%), dei servizi di assistenza e delle attivit\u00e0 di pulizia. Anche gli altri settori dell\u2019economia hanno fatto registrare un aumento di queste procedure, ma a tassi pi\u00f9 contenuti (+20,4% l\u2019industria e +18,9% le costruzioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Complessivamente, da un punto di vista geografico l\u2019aumento \u00e8 stato pi\u00f9 pronunciato al Centro-Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante inoltre sottolineare come il Dlgs 169\/2007 (entrato in vigore nel 2008) abbia modificato i requisiti di ammissione alla procedura fallimentare. Nello specifico, secondo l\u2019art.1 della legge fallimentare,<strong> l\u2019imprenditore deve avere un ammontare di debiti<\/strong> non superiore a 500\u02d9000\u20ac (mentre prima ne erano sufficienti 200\u02d9000). Quindi sono esclusi dal calcolo dei fallimenti le piccole\/medie imprese con debiti inferiori a mezzo milione di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2018 i fallimenti, da un punto di vista formale, si ridurranno ulteriormente grazie alla nuova <strong>Riforma fallimentare<\/strong> pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30\/10\/17, con cui si abbandona l\u2019espressione <em>fallimento<\/em> per dare spazio alla <em>liquidazione giudiziale<\/em>\u00a0e sar\u00e0 possibile avviare un concordato che dovrebbe portare alla liberazione dai debiti entro tre anni dall\u2019apertura della procedura. L\u2019imprenditore avr\u00e0 inoltre la possibilit\u00e0 di avviare una nuova attivit\u00e0. Verr\u00e0 poi istituito presso le Camere di Commercio un <em>\u201cservizio di composizione assistita della crisi\u201d<\/em> con il compito di dare l\u2019allerta in una fase preventiva, cercando dunque di prevenire la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 tutto: infatti, secondo uno <a href=\"http:\/\/www.cgiamestre.com\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/crisi-artigianato-commercio.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">studio del CGIA di Mestre<\/a>, negli ultimi 8 anni <strong>hanno chiuso i battenti circa 160\u02d9000 piccole imprese<\/strong>, tra botteghe artigiane e piccoli negozi, in favore della grande distribuzione. Si stimano si siano persi circa 400\u02d9000 posti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra giugno 2016 e giugno 2017 le imprese attive nell\u2019artigianato e nel commercio al dettaglio sono scese di oltre 25\u02d9000 unit\u00e0 (circa dell\u20191,2%).<\/p>\n<blockquote><p>Il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l\u2019impennata del costo degli affitti \u2013 spiega il coordinatore dell\u2019Ufficio studi CGIA di Mestre, Paolo Zabeo \u2013 sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre pi\u00f9 mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c\u2019\u00e8 stata via di scampo. L\u2019unica soluzione \u00e8 stata quella di gettare definitivamente la spugna<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"vce-image-format\" href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-11486 size-full\" src=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese.png\" sizes=\"(max-width: 916px) 100vw, 916px\" srcset=\"http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese.png 916w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese-300x253.png 300w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese-768x647.png 768w, http:\/\/www.retemmt.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/imprese-810x683.png 810w\" alt=\"\" width=\"916\" height=\"772\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pil nel 2017 \u00e8 salito dell\u20191,5% (al di sotto della media europea, al 2,2%). L\u2019 incremento \u00e8 dovuto essenzialmente all\u2019aumento delle esportazioni, resa possibile grazie alla compressione dei salari che ha reso i prodotti italiani pi\u00f9 competitivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I salari nominali sono aumentati ma, al netto del tasso d\u2019inflazione, quelli reali no: in termini reali i salari sono stati ridotti. <a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/03\/08\/pil-salari-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scrive IlSole24Ore<\/a>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cNel 2017 infatti, per l\u2019intera economia, i salari nominali sono cresciuti in media dello 0,2% \u2018cui corrisponde una <strong>contrazione in termini reali di circa l\u20191%<\/strong>\u2018, scrivono gli studiosi. La domanda di lavoro delle imprese \u00e8 stata vivace, e per la prima volta dopo tre anni di stagnazione la produttivit\u00e0 del lavoro ha mostrato un modesto incremento. Ma questo incremento ha avuto un costo. \u2018Dato il recupero della produttivit\u00e0 e tenendo conto della stagnazione del costo del lavoro, <strong>la crescita del costo unitario del lavoro \u00e8 risultata di segno negativo <\/strong>(-0,3 per cento per l\u2019intera economia, anche questo un minimo storico). La (scarsa) inflazione dell\u2019anno \u00e8 quindi andata interamente a beneficio dei margini delle imprese\u2019. Mentre i lavoratori hanno avuto meno reddito (e risparmio).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che tipo di ripresa \u00e8 una ripresa che lascia la disoccupazione stabile, peggiora la qualit\u00e0 del lavoro e tiene fermi i salari? Altri dati.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Gli italiani rinunciano alle cure<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La progressiva privatizzazione della sanit\u00e0 pubblica ha di fatto<strong> eroso <\/strong>il diritto delle persone a curarsi. Secondo il <a href=\"http:\/\/www.quotidianosanita.it\/allegati\/allegato2421529.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">VII Rapporto RBM \u2013 Censis sulla Sanit\u00e0 Pubblica, Privata e Intermediata<\/a> in Italia, pi\u00f9 di 12 milioni di Italiani rinunciano alle cure mediche per motivi economici (oltre 1 milione in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il decreto <em>\u201cRideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale\u201d<\/em> del giugno 2017, il Governo ha siglato il taglio ai finanziamenti al SSN per 423 milioni di euro nel 2017 e di 604 milioni per il 2018. Tagli che si traducono in blocchi di assunzioni per sopperire al turnover del personale ospedaliero, meno posti letto, maggiori tempi di attesa per le prestazioni sanitarie e maggiori costi che devono sostenere i cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la <a href=\"http:\/\/www.sanita24.ilsole24ore.com\/art\/lavoro-e-professione\/2017-10-25\/legge-bilancio-la-sanita-solo-briciole-e-rischio-nuovi-tagli-181255.php?uuid=AEs9XUvC\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015<\/a>della Corte dei Conti, presentata a luglio 2017, nel periodo 2015-2018 l\u2019attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di 10,51 miliardi di euro rispetto ai livelli programmati.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Record storico della povert\u00e0<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 il Paese europeo in cui vivono pi\u00f9 poveri, in aumento di anno in anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2016 la quota delle persone residenti in Italia a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale \u00e8 stata stimata nel 30%, in peggioramento rispetto al dato del 28,7% dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/207031\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Aumenta la quota<\/a> di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), cos\u00ec come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensit\u00e0 lavorativa (12,8% da 11,7%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In aumento anche la povert\u00e0 minorile, come denuncia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.savethechildren.it\/press\/povert%C3%A0-minorile-istat-sale-1-milione-e-292-mila-il-numero-di-bambini-che-vive-povert%C3%A0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Save the Children<\/em><\/a>: <strong>1 milione e 292 mila<\/strong> il numero di <strong>bambini<\/strong> che vivono in <strong>povert\u00e0 assoluta<\/strong>, 1 su 8, il 14% in pi\u00f9 rispetto allo scorso anno; i bambini in povert\u00e0 relativa sono passati dal 20% nel 2015 al 22% nel 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0 che abbiamo di fronte \u00e8 questa, e smentisce la narrazione della ripresa. Non poteva essere un quadro diverso, dopo anni di politiche di austerit\u00e0. I dati inchiodano chi ha sostenuto queste scelte politiche. Speriamo che questi dati siano da monito per i nuovi parlamentari, in modo da evitare che cadano col sedere per terra per essersi improvvisati in piroette acrobatiche malriuscite.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano\/\">http:\/\/www.retemmt.it\/il-grande-bluff-della-ripresa-dati-alla-mano\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT di Daniela Corda \u00c8 ormai prassi consolidata, specialmente in occasione di elezioni politiche: chi governa tenta di convincere gli elettori che si ha il polso della situazione economica e che si \u00e8 fatto il possibile per migliorare l\u2019economia del Paese. 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