{"id":40227,"date":"2018-03-25T11:45:34","date_gmt":"2018-03-25T09:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40227"},"modified":"2018-03-25T11:37:41","modified_gmt":"2018-03-25T09:37:41","slug":"stipendi-da-fame-e-spese-da-anticipare-i-dottorandi-sono-i-paria-della-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40227","title":{"rendered":"Stipendi da fame e spese da anticipare: i dottorandi sono i paria della ricerca"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LINKIESTA (Lidia Baratta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header>\n<h1><\/h1>\n<h2 class=\"subtitle\" style=\"text-align: justify;\">La borsa di dottorato da quest\u2019anno \u00e8 salita a 1.132 euro. Una magra consolazione, considerando che i dottorandi spesso non possono lavorare e sono costretti ad anticipare anche 800-1.000 euro per le missioni di ricerca all\u2019estero. Tanto che alla fine molti rinunciano<\/h2>\n<div class=\"bylineList\" style=\"text-align: justify;\"><label>\u00a0<\/label><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"articleDetailInfo\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"articleDetailInfoBlock\">\n<div class=\"socialShare\" data-socially=\"\">\n<div class=\"closer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"closer\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"typography\">\n<div>\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Poco pi\u00f9 di mille euro netti al mese<\/strong>. Con le <strong>spese di viaggio, albergo e iscrizione ai convegni, in Italia o all\u2019estero, da anticipare di tasca propria<\/strong>. E il rischio di vedersele rimborsare anche con sei mesi in ritardo, o solo in parte. Se il mondo della ricerca universitaria fosse diviso in caste, i <strong>20mila dottorandi italiani<\/strong> sarebbero i paria, quelli pi\u00f9 in basso. Lontani anni luce dai prestigiosi PhD anglosassoni, da noi i dottorandi sono costretti a rinunciare addirittura a finanziamenti e ricerche perch\u00e9, con una borsa di dottorato risicata (se ce l\u2019hai) e gli affitti salati delle grandi citt\u00e0, non sempre sul conto hai i soldi da anticipare per seguire seminari e conferenze dentro e fuori dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>Da quest\u2019anno, dopo dieci anni di blocco, il ministero dell\u2019Istruzione ha approvato un <strong>aumento di 125 euro al mese nette<\/strong> sull\u2019importo minimo della borsa di dottorato, salita quindi a 1.132,72 euro mensili. Una magra consolazione (considerando anche che al momento sono ancora numerosi gli atenei che devono adeguarsi) per uno stipendio che resta molto basso, tenendo conto che a molti dottorandi \u00e8 richiesta la presenza fissa giornaliera in ateneo. E un quarto dei corsi prevede l\u2019<strong>incompatibilit\u00e0 d\u2019ufficio con altre attivit\u00e0 lavorative<\/strong>, nonostante in realt\u00e0 il Miur stabilisca che debba essere il collegio dei docenti ad autorizzare di volta in volta il dottorando a svolgere attivit\u00e0 retribuite. Per fare un confronto, negli Usa le retribuzioni per i dottorandi sono circa il doppio di quelle italiane, le universit\u00e0 offrono affitti a prezzo calmierato e si fanno carico dei costi di conferenze e materiali tecnologici (in media, ogni dipartimento americano investe circa mezzo milione di dollari per la formazione di ogni singolo dottorato).<\/p>\n<p>Non solo. Sui loro \u201cstipendi\u201d, i dottorandi italiani borsisti pagano anche <strong>tasse annue di iscrizione<\/strong> che possono superare pure i <strong>2mila euro<\/strong>. Alcuni atenei (Bologna e Pavia) le hanno abolite, mentre altri le hanno introdotte nel 2017 (Reggio Calabria, Messina, Foggia, Catanzaro, Molise, Modena e Reggio Emilia). Senza dimenticare quelli che hanno ottenuto il <strong>posto di dottorato senza borsa<\/strong>, che sono il 18% sul totale dei 9.250 posti banditi nel 2017 (in aumento rispetto agli 8.700 del 2016 grazie all\u2019introduzione dei dottorati innovativi e industriali del Miur).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-size1 lf-quote lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote><p>Per fare un confronto, negli Usa le retribuzioni per i dottorandi sono circa il doppio di quelle italiane, le universit\u00e0 offrono affitti a prezzo calmierato e si fanno carico dei costi di conferenze e materiali tecnologici<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Il <strong>Fondo di finanziamento ordinario<\/strong>, l\u2019entrata principale delle universit\u00e0 italiane, intanto, \u00e8 stato falciato negli ultimi dieci anni. E la <strong>legge di bilancio 2018<\/strong> ne ha ridotto la dotazione di ulteriori 18 milioni. Con una coperta cos\u00ec corta, per i \u201cparia\u201d della ricerca italiana resta poco o nulla. Alcune universit\u00e0 meridionali non erogano il <strong>10% aggiuntivo sul budget di ricerca<\/strong> destinato all\u2019acquisto di materiali, libri e computer, o ne limitano l\u2019utilizzo. \u00abAltre si rifiutano invece di riconoscere il diritto all\u2019accesso a questi fondi extra per i dottorandi non borsisti, quando invece le linee guida del Miur lo prevedono\u00bb, racconta <strong>Andrea Claudi<\/strong>, responsabile nazionale comunicazione dell\u2019<strong>Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi)<\/strong>. Non esistono linee guida, e ogni corso si fa le sue regole. Anche il 50% (della borsa) in pi\u00f9 destinato a svolgere una parte del dottorato all\u2019estero \u00e8 stato rosicchiato. \u00abDal 2013 questa percentuale non rappresenta pi\u00f9 il minimo ma il massimo da erogare. Con il risultato che alcune universit\u00e0, come Bologna, lo hanno ridotto al 30%\u00bb, spiega Claudi.<\/p>\n<p>E se poi \u00e8 necessario spostarsi in un\u2019altra citt\u00e0 o all\u2019estero per partecipare a un convegno, dei <strong>costi da sostenere<\/strong> si deve occupare il dottorando, anticipando fior fior di soldi. La gestione delle spese varia di universit\u00e0 in universit\u00e0. Alcune, come il Politecnico di Milano, hanno un ufficio dedicato alle missioni e i rimborsi arrivano subito senza aspettare il ritorno dal viaggio. Ma altrove \u00e8 la giungla. E le procedure \u2013 tra carte bollate, moduli da compilare e passaggi vari tra tutor e coordinatori \u2013 sono spesso molto complicate.<\/p>\n<p>I dottorandi cos\u00ec finiscono per <strong>prenotare con le proprie carte di credito alberghi e mezzi di trasporto<\/strong>, perch\u00e9 molte universit\u00e0 non hanno n\u00e9 un conto dedicato n\u00e9 accordi con le agenzie di viaggio. I rimborsi, poi, arrivano con tempi diversi. Ma se si conta che lo stipendio \u00e8 di poco pi\u00f9 di mille euro, anticipare cifre anche di 800-1.000 euro diventa un problema. Soprattutto se bisogna aspettare molto tempo prima di rivedere i soldi sul conto.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-size1 lf-quote lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote><p>Se poi \u00e8 necessario spostarsi in un\u2019altra citt\u00e0 o all\u2019estero per partecipare a un convegno, dei <strong>costi da sostenere<\/strong> si deve occupare il dottorando, anticipando fior fior di soldi con la propria carta di credito. E rimborsi possono arrivare anche dopo sei mesi, o solo a met\u00e0<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>\u00abIn questo momento <strong>sono in attesa di 4.000 euro di rimborso da parte dell\u2019universit\u00e0<\/strong>\u00bb, racconta Federico, dottorando a Padova. \u00abQui si pu\u00f2 aspettare spesso anche oltre i sei mesi\u00bb. In alcuni casi, poi, il rimborso non arriva neanche per intero. \u00abIn passato, per ragioni non chiare, una missione del tutto regolare dal punto di vista amministrativo mi \u00e8 stata rimborsata solo parzialmente malgrado fossero disponibili i fondi per l\u2019intera cifra\u00bb, racconta Simone, dottorando a Genova.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di accedere a un <strong>\u201canticipo di missione\u201d<\/strong> esiste in tutti gli atenei, ma non copre mai la somma intera (il 75% alla Sapienza di Roma e Genova, l\u201980% di Salerno, il 70% a Trieste ecc.) e riguarda solo alcune delle spese. \u00abTra pochi giorni andr\u00f2 per ragioni di ricerca negli Stati Uniti. Mi \u00e8 andata bene, ho ottenuto un anticipo di missione del 75% sul prezzo del biglietto dopo pochi giorni dall\u2019acquisto, fatto ovviamente a mie spese\u00bb, spiega Simone. \u00abAlla Sapienza possiamo chiedere l\u2019anticipo del 75% solo per le spese di viaggio e albergo, non per l\u2019iscrizione ai convegni, che pu\u00f2 costare anche 400-500 euro\u00bb, racconta Alessandro. \u00abIl rimborso del 75% arriva nel giro di 3-4 giorni, ma per il restante 25% e le spese del convegno c\u2019\u00e8 da aspettare il rientro dalla missione. Che vuol dire che <strong>se prenoto per un convegno che ci sar\u00e0 tra tre mesi, rimango scoperto per parecchio tempo<\/strong>\u00bb. E cos\u00ec spesso ci si riduce all\u2019ultimo momento per prenotare, finendo per spendere di pi\u00f9. \u00abSe l\u2019universit\u00e0 avesse un ufficio ad hoc, si potrebbe prenotare in anticipo, risparmiando parecchi soldi\u00bb.<\/p>\n<p>Poi ci sono quelli che hanno vinto il posto di dottorato, ma senza borsa di studio. Tra di loro sono in tanti a rinunciare a convegni e conferenze importanti per la ricerca per ragioni economiche. Come racconta Sara, dottoranda a Roma: \u00abIn assenza di una retribuzione per me \u00e8 molto difficile anticipare somme per le missioni. Purtroppo lo scorso anno ho dovuto rinunciare a un finanziamento che prevedeva una missione all\u2019estero, proprio perch\u00e9 non avevo il denaro da anticipare per il viaggio\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-size1 lf-quote lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote><p>Il rimborso del 75% arriva nel giro di 3-4 giorni, ma per il restante 25% e le spese del convegno c\u2019\u00e8 da aspettare il rientro dalla missione. Che vuol dire che se prenoto per un convegno che ci sar\u00e0 tra tre mesi, rimango scoperto per parecchio tempo<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Nonostante le raccomandazioni dell\u2019Ocse, secondo le quali \u00abi dottorati di ricerca giocano un ruolo cruciale nel guidare l\u2019innovazione e la crescita economica\u00bb, in Italia negli ultimi dieci anni, <strong>il numero di dottorandi si \u00e8 quasi dimezzato<\/strong> (-41,6%). Con soli dieci atenei, di cui otto al Nord, che garantiscono l\u2019offerta dei posti di dottorato totali in Italia.<\/p>\n<p>Senza dimenticare la <strong>qualit\u00e0 della formazione <\/strong>garantita a un dottorando. Come raccontano da Adi, i corsi di lingue straniere e quelli di preparazione per partecipare ai bandi per l\u2019accesso ai fondi di ricerca sono una rarit\u00e0. \u00abC\u2019\u00e8 l\u2019obbligo di raggiungere 30 crediti formativi, ma l\u2019universit\u00e0 non organizza corsi specifici per dottorandi\u00bb, raccontano. \u00abSiamo convocati all\u2019ultimo minuto per riempire aule altrimenti vuote e seguire seminari spesso non attinenti il tema del dottorato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E dopo il dottorato?<\/strong> Secondo i dati di Adi, solo il <strong>9,2%<\/strong> dei giovani ricercatori avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di essere assunta a tempo indeterminato nell\u2019universit\u00e0. Per gli altri, almeno in Italia, l\u2019orizzonte \u00e8 tutt\u2019altro che roseo. \u00abMigliaia di giovani che ogni anno vengono formati alla ricerca scientifica, non hanno alcuna possibilit\u00e0 di mettere a frutto le loro competenze\u00bb, dice Andrea Claudi. \u00abSentiamo spesso parlare di innovazione come volano per il rilancio del nostro Paese, ma purtroppo c\u2019\u00e8 ancora molto da fare. I dottori di ricerca che intendono mettere a frutto le loro competenze nell\u2019istruzione devono affrontare un percorso ad ostacoli di concorsi e tirocini che varia ogni due o tre anni; nella pubblica amministrazione faticano a trovare una collocazione, spesso a causa di bandi di concorso che non considerano per nulla il titolo; e il sistema delle imprese fatica ancora a capire che la formazione alla ricerca non \u00e8 un inutile orpello, ma la base per ogni serio tentativo di innovazione di prodotto o di processo\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-size1 lf-quote lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia negli ultimi dieci anni, il numero di dottorandi si \u00e8 quasi dimezzato. Solo il 9,2% dei giovani ricercatori avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di essere assunta a tempo indeterminato nell\u2019universit\u00e0<\/p>\n<\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: \u00a0<a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2018\/03\/21\/stipendi-da-fame-e-spese-da-anticipare-i-dottorandi-sono-i-paria-della\/37507\/\">http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2018\/03\/21\/stipendi-da-fame-e-spese-da-anticipare-i-dottorandi-sono-i-paria-della\/37507\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LINKIESTA (Lidia Baratta) &nbsp; La borsa di dottorato da quest\u2019anno \u00e8 salita a 1.132 euro. Una magra consolazione, considerando che i dottorandi spesso non possono lavorare e sono costretti ad anticipare anche 800-1.000 euro per le missioni di ricerca all\u2019estero. Tanto che alla fine molti rinunciano \u00a0 Poco pi\u00f9 di mille euro netti al mese. 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