{"id":40310,"date":"2018-03-29T12:00:42","date_gmt":"2018-03-29T10:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40310"},"modified":"2018-03-29T11:52:09","modified_gmt":"2018-03-29T09:52:09","slug":"informate-grillo-il-lavoro-non-e-finito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40310","title":{"rendered":"Informate Grillo: il lavoro non \u00e8 finito!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA CITTA&#8217; FUTURA\u00a0 (Carmine Tomeo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p><strong>La fine del lavoro \u00e8 assunta come presupposto (indimostrato) della necessit\u00e0 del reddito di cittadinanza. Ma il lavoro non \u00e8 finito ed il reddito di cittadinanza non risolver\u00e0 i suoi problemi.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemBody\">\n<div class=\"itemHeader\"><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div class=\"itemImageBlock clearfix\"><span class=\"itemImage\"> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/42e117e0c4e849ea187baaf6f5afd9f6_XL.jpg\" alt=\"Informate Grillo: il lavoro non \u00e8 finito!\" \/> <span class=\"itemImageCredits\">Credits: <a class=\"vglnk\" href=\"http:\/\/www.senzatregua.it\/quanto-puzza-tessile-italiano-bangladesh\/\" rel=\"nofollow\">http:\/\/www.senzatregua.it\/quanto-puzza-tessile-italiano-bangladesh\/<\/a> <\/span> <\/span><\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p align=\"justify\">In un articolo dello scorso 15 febbraio pubblicato sul suo blog [1], <strong>Beppe Grillo<\/strong> si lancia nell\u2019ipotesi della <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/unigramsci\/il-mito-della-fine-del-lavoro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>fine del lavoro<\/strong><\/a> per affermare, in conclusione, la necessit\u00e0 di istituire un <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/reddito-di-cittadinanza-nel-paradigma-dell-occupabilita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">reddito di cittadinanza<\/a>. Il comico genovese e fondatore del <strong>Movimento 5 <\/strong><strong>S<\/strong><strong>telle<\/strong> prende spunto da <strong>Rifkin<\/strong>, economista americano che affermava, appunto, la <em>fine del lavoro<\/em> (che diede il titolo al suo celebre libro), con l\u2019ipotesi che lo sviluppo della capacit\u00e0 produttiva avrebbe lasciato nella disoccupazione masse crescenti di lavoratori. <em>\u201cSe non c\u2019\u00e8 lavoro, non c\u2019\u00e8 consumo, non c\u2019\u00e8 produzione, non c\u2019\u00e8 la nostra societ\u00e0\u201d<\/em>, scrive Grillo e perci\u00f2 <em>\u201cDobbiamo superare questa visione, il lavoro di massa \u00e8 finito, volge al termine\u201d<\/em>. Di qui il motivo per cui <em>\u201cdobbiamo immaginare un altro mondo, in cui esiste un reddito slegato dal lavoro\u201d<\/em>. La soluzione sarebbe, allora, il<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/reddito-di-cittadinanza-nel-paradigma-dell-occupabilita\"><strong> reddito di cittadinanza<\/strong><\/a>. In un post successivo del 14 marzo [2], il fondatore del Movimento 5 stelle torna sul tema. Questa volta la base di partenza \u00e8 <em>La societ\u00e0 senza lavoro<\/em> di <strong>Dominique M\u00e9da<\/strong>. Le conclusioni, per\u00f2, sono le stesse: la soluzione \u00e8 il reddito di cittadinanza. Emerge, in Grillo, una visione centrata su questa parte del mondo, quella a capitalismo pi\u00f9 maturo e che non tiene conto della <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/fase-superiore-imperialismo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>divisione internazionale del lavoro<\/strong><\/a>, che invece bisognerebbe tenere presente parlando di fine del lavoro e (connessa a questo) di reddito di cittadinanza.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 evidente la possibilit\u00e0 di fare a meno di una certa quantit\u00e0 di forza lavoro con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/unigramsci\/macchinismo-programma-minimo-di-classe-e-riduzione-dell-orario-di-lavoro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">avanzare della tecnologia<\/a> e della conseguente produttivit\u00e0. Non bisogna, per\u00f2, dimenticare che questo processo di sviluppo <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/il-lavoro-al-tempo-dei-robot\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">non \u00e8 affatto neutrale<\/a>, come spesso viene presentato e come lo stesso Grillo lo rappresenta, ma attiene all\u2019uso capitalistico che viene fatto della tecnologia. Del resto, \u00e8 una lettura che si pu\u00f2 ricavare anche dal <strong>McKinsey Global Institute <\/strong>(non certo tacciabile di simpatie marxiste), che in uno studio del 2012 ammette che, nelle economie avanzate, spesso l\u2019adozione di tecnologie ha lo scopo di risparmiare lavoro quale risposta al rallentamento della crescita della forza lavoro e all\u2019aumento della concorrenza globale [3]. Cos\u00ec, <em>\u201cdal 1977 al 2007, l&#8217;occupazione manifatturiera nelle economie avanzate \u00e8 diminuita di 20 milioni di unit\u00e0, con le maggiori perdite in termini di manodopera nei settori ad alta intensit\u00e0 di mano d\u2019opera come il tessile, la pelle, le calzature e i prodotti in legno\u201d<\/em>. Emblematico l\u2019esempio della <strong>Germania<\/strong>, che nonostante sia tra i maggiori esportatori mondiali di manufatti, la sua <em>\u201coccupazione manifatturiera totale ha subito una contrazione di oltre il 25%\u201d<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eppure, lo stesso McKinsey sostiene che dal 1980 al 2010, <strong>il numero di lavoratori nel mondo \u00e8 aumentato da 1,2 miliardi a circa 2,9 miliardi<\/strong> e che entro il 2030 raggiunger\u00e0 i 3,5 miliardi. A questo dato \u00e8 bene aggiungere un altro, importante aspetto. A vedere la classifica delle pi\u00f9 grandi societ\u00e0 del mondo per ricavi e profitti [4], si nota che <strong>le prime dieci sono tutte societ\u00e0 che impiegano un gran numero di lavoratori<\/strong>, che fanno parte del settore manifatturiero (automobilistico, ad esempio) o che non esisterebbero senza la manifattura (vedi Walmart che conta 11.000 negozi fisici o il settore petrolifero) ed occupano da sole (\u00e8 bene ripeterlo: 10 societ\u00e0) oltre 7 milioni di lavoratori. \u00c8 vero che, come rileva l\u2019<strong>International Labour Organization<\/strong> (Ilo), si prevede che la quota dell&#8217;occupazione manifatturiera continui a <strong>diminuire nei paesi a reddito medio-alto e in paesi sviluppati<\/strong>, e che cresca solo marginalmente in quelli a medio reddito inferiore [5]. Ma la crescita solo marginale dei lavoratori impiegati nella manifattura nei paesi in via di sviluppo non sembra poter rappresentare una tendenza, dal momento che i cambiamenti che sono stati portati nell\u2019uso della tecnologia e nella divisione internazionale del lavoro nei mercati e nei settori produttivi hanno avuto il non trascurabile risultato di un <strong>aumento di 900 milioni di posti di lavoro nel settore non agricolo nei paesi in via di sviluppo<\/strong>. Nel frattempo &#8211; e dal nostro punto di vista pare quasi un\u2019ammissione di colpa da parte dei sostenitori dell\u2019attuale modo di produzione capitalistico &#8211; <em>\u201cle economie avanzate sono state in grado di aumentare la produttivit\u00e0 investendo nella tecnologia e <\/em><em><strong>sfruttando nuove fonti di manodopera a basso costo<\/strong><\/em><em>, creando al contempo nuovi lavori ad alto salario per lavoratori altamente qualificati\u201d<\/em> [6].<\/p>\n<p>Insomma, allargando un po\u2019 la visuale, si osserva che <strong>la tecnologia non determina di per s\u00e9 la fine del lavoro<\/strong>. In sostanza, riprendendo <strong>Marx<\/strong>, <em>\u201cla macchina non libera dal lavoro l\u2019operaio\u201d<\/em> ed anzi si pu\u00f2 arrivare facilmente al <em>\u201cparadosso economico che il mezzo pi\u00f9 potente per l\u2019accorciamento del tempo di lavoro si trasforma nel mezzo pi\u00f9 infallibile per trasformare tutto il tempo della vita del lavoratore e della sua famiglia in tempo di lavoro disponibile per la valorizzazione del capitale\u201d<\/em> [7]. E ci\u00f2 avviene attraverso la crescita del <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/dalla-subalternita-socialdemocratica-alla-precarieta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">comando del capitale sul lavoro<\/a>, ad esempio attraverso la <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/sempre-piu-precari-e-senza-via-d-uscita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">precarizzazione<\/a> di masse crescenti di lavoratori, la condensazione dei cicli produttivi, l\u2019intensificazione dei <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/tempi-faticosi-le-relazioni-contraddittorie-tra-tempo-di-lavoro-e-produttivita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ritmi di produzione<\/a>, l\u2019estensione dell\u2019impiego di mano d\u2019opera povera e a basso costo, quest\u2019ultima specie nei paesi in via di sviluppo. Seppure viviamo anche sulla nostra pelle la <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/miserabile-accumulazione-salari-produttivita-e-impoverimento-relativo-dei-lavoratori\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">svalorizzazione<\/a> del lavoro nel mondo sviluppato, la stessa ci appare lontana, a volte invisibile, se parliamo del lavoro nei paesi in via di sviluppo. Eppure l\u00ec si concentrano <strong>1,4 miliardi di lavoratori occupati in lavori vulnerabili ed in condizioni di povert\u00e0 estrema o moderata<\/strong>, vale a dire con reddito o consumo pro capite inferiore ai 3,1 dollari statunitensi al giorno [8]. Questa enorme crescita di manodopera a basso costo a scapito del settore agricolo (facendo arrivare al 70% i posti di lavoro non agricoli sul totale dell\u2019occupazione nel 2010, dal 54% di trent\u2019anni prima), ha portato &#8211; afferma McKinsey &#8211; le economie in via di sviluppo a diventare <em>\u201c<\/em><em><strong>i maggiori fornitori mondiali di lavoro di bassa qualit\u00e0<\/strong><\/em><em>\u201d, <\/em>contribuendo <em>\u201c<\/em><em><strong>a soddisfare anche la domanda proveniente dall&#8217;economia globale<\/strong><\/em><em>\u201d<\/em> [9].<\/p>\n<p align=\"justify\">McKinsey non la dice con l\u2019asprezza che servirebbe, ma dovrebbe essere chiaro cosa questo significhi: le merci a basso costo che devono essere vendute anche da questa parte del mondo (<em>\u201cper soddisfare i bisogni dell\u2019uomo\u201d<\/em>, afferma Grillo in un suo post gi\u00e0 citato, inconsapevole del vero scopo della produzione capitalistica e cio\u00e8 l\u2019accumulazione), dove pure la svalorizzazione del lavoro prosegue senza soluzione di continuit\u00e0 da pi\u00f9 di trent\u2019anni, sono prodotte da manodopera scarsamente qualificata e sottopagata nelle fabbriche dei paesi in via di sviluppo. A questo punto del discorso occorre inserire il <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/reddito-di-cittadinanza-nel-paradigma-dell-occupabilita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">reddito di cittadinanza<\/a>, considerato come reddito sganciato dal lavoro, soluzione &#8211; dice Grillo &#8211; per <em>\u201cimmaginare un altro mondo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ora, per\u00f2, si pongono almeno due ordini di problemi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo riguarda la possibilit\u00e0 di percepire un reddito sganciato dal lavoro, che non sia solo un\u2019integrazione al salario. Questa possibilit\u00e0 pu\u00f2 essere garantita <strong>solo se intanto i lavoratori dei paesi pi\u00f9 poveri producono per noi<\/strong>. Lo sintetizza bene <strong>Giovanna Vertova<\/strong>, docente dell\u2019Universit\u00e0 di Bergamo: <em>\u201cAssumendo la teoria marxiana del valore, secondo la quale si pu\u00f2 distribuire solo quello che \u00e8 stato prodotto <\/em>[&#8230;]<em> se la classe lavoratrice dei paesi ricchi pu\u00f2 permettersi di vivere senza lavorare (o, almeno, di fare questa scelta), chi produrr\u00e0 la ricchezza da distribuire? La classe lavoratrice dei paesi poveri. <\/em>[&#8230;]<em> La classe lavoratrice dei paesi avanzati pu\u00f2 permettersi di vivere senza lavorare perch\u00e9, per loro, lavora la classe lavoratrice dei paesi poveri\u201d<\/em>. Una condizione che, inevitabilmente, <em>\u201cproduce una frammentazione, a livello globale, della classe lavoratrice\u201d<\/em> [10].<\/p>\n<p align=\"justify\">Ora, se i rapporti di forza entro i dati rapporti sociali di produzione non permettono alla classe lavoratrice di drenare la ricchezza dai profitti ai salari, invertendo una tendenza pi\u00f9 che trentennale, <em>\u201c<\/em><em><strong>I capitalisti hanno tutto l\u2019interesse a ridurre i salari<\/strong><\/em>&#8211; sostiene ancora, giustamente, Giovanna Vertova &#8211; <em>visto che la classe lavoratrice percepisce gi\u00e0 una forma di reddito\u201d<\/em>. Un effetto perverso che, evidentemente, anzich\u00e9 produrre una distribuzione pi\u00f9 equa tra profitti e salari, tende ad aumentare le diseguaglianze spostando ancora quote di salario verso il profitto, <strong>senza che la realizzazione dello stesso attraverso il consumo venga compromessa<\/strong>, in quanto il minor salario sarebbe compensato dal reddito di cittadinanza. E ci\u00f2, quindi, anche in una forma di reddito di cittadinanza pi\u00f9 modestamente concepita come integrazione del reddito. Cos\u00ec, come <em>\u201cla macchina non libera dal lavoro l\u2019operaio\u201d<\/em>, non lo fa nemmeno il reddito di cittadinanza, che si troverebbe ad essere un mezzo per consentire non la liberazione dal lavoro, non la liberazione dallo sfruttamento, ma <strong>una pi\u00f9 prosaica libert\u00e0 &#8211; limitata &#8211; di consumo.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">E qui veniamo al secondo ordine di problema.<\/p>\n<p align=\"justify\">La libert\u00e0 diventa libert\u00e0 di consumare, e da lavoratori nel processo capitalistico di produzione si passa ad essere consumatori di una merce, considerata solo nel suo valore d\u2019uso senza accorgersi che rimosso quel velo <em>\u201crimane loro soltanto una qualit\u00e0, quella di essere prodotti del lavoro\u201d<\/em> [11]. Ma se si rimuove questo carattere della merce (quello di essere un prodotto del lavoro) si ha solo un consumatore di fronte ad un prodotto con il suo valore d\u2019uso, si rimuove, cio\u00e8, sia il carattere della produzione capitalistica quale produzione per l\u2019accumulazione di ricchezza (e non per la soddisfazione dei bisogni, come afferma banalmente Grillo), sia l\u2019antagonismo delle principali classi in lotta: quella capitalista e quella lavoratrice, che <strong>posti semplicemente di fronte al consumo di merci sembrano avere interessi comuni.<\/strong> \u00c8 rimossa in origine, quindi, la stessa idea di conflitto sociale, di lotta di classe, di intervento negli attuali rapporti sociali di produzione. \u00c8 tenuta nascosta, per questa via, anche la sola idea di una trasformazione sociale. Ci\u00f2 in quanto viene rimossa la classe sociale; perde di senso il soggetto collettivo. E ci\u00f2 in un quadro nel quale gi\u00e0 lo sviluppo tecnico, l\u2019uso capitalistico della tecnologia, le forme di organizzazione del lavoro producono una disgregazione di classe ed frantumano in mille tasselli la complessit\u00e0 del processo produttivo. Ma in questo modo, mentre si afferma la necessit\u00e0 di un reddito per la liberazione dal lavoro, <strong>rimangono nascosti i rapporti sociali di produzione<\/strong>, di cui invece occorre prendere coscienza, quando davvero ci si vuole emancipare dall\u2019attuale modello di produzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 ovvio porsi, a questo punto, la domanda che gi\u00e0 Marx faceva dopo aver osservato che <em>\u201clo sviluppo dell&#8217;industria moderna deve far pendere la bilancia sempre pi\u00f9 a favore del capitalista, contro l&#8217;operaio\u201d<\/em>: <em>\u201cSe tale \u00e8 in questo sistema la <\/em>tendenza delle cose &#8211; si chiedeva retoricamente Marx &#8211; <em>significa forse ci\u00f2 che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 servire a migliorare temporaneamente la sua situazione?\u201d<\/em>. Ovviamente, no, perch\u00e9 <em>\u201c<\/em><em><strong>Se essa lo facesse, essa si ridurrebbe al livello di una massa amorfa di affamati e di disperati<\/strong><\/em><em>, a cui non si potrebbe pi\u00f9 dare nessun aiuto, <\/em>[&#8230; ma allo stesso tempo &#8230;] <em>Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti <\/em>[&#8230;]<em> Perci\u00f2 essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale o dai mutamenti del mercato\u201d <\/em>[12].<\/p>\n<p align=\"justify\">Ha perfettamente ragione, allora, Giovanna Vertova a sostenere che la proposta di un reddito di cittadinanza potrebbe essere <em>\u201caccettabile <\/em>solamente se<em> inserita in un quadro pi\u00f9 ampio\u201d<\/em> che prima di tutto tenesse presente <em>\u201cla messa al lavoro, il contenuto del lavoro, il \u2018cosa, come, quanto e per chi si produce\u2019, accompagnando la discussione con proposte di riduzione della giornata lavorativa e di aumenti salariali\u201d<\/em> [13]. E senza tenere fuori da questo quadro, inoltre, la cancellazione della legislazione che impone la <strong>precariet\u00e0 <\/strong>e la necessit\u00e0 di ripensare un sistema di <strong>welfare <\/strong>degno di questo nome. E questo in quanto tali rivendicazioni, nel loro insieme e diversamente dalla proposta del reddito di cittadinanza specialmente quando preso come soluzione ai problemi che pone la tendenza dello sviluppo capitalistico, delineano un quadro che si prefigura come obiettivo intermedio che tende all\u2019unione dei lavoratori, a promuovere una presa di coscienza nel corso della lotta e ad ottenere riforme di carattere non temporaneo e capaci di incidere sul sistema di produzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">NOTE:<br \/>\n[1] B. Grillo, La fine del lavoro, <a href=\"https:\/\/goo.gl\/rp3wyW\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/goo.gl\/rp3wyW<\/a><br \/>\n[2] B. Grillo, Societ\u00e0 senza lavoro, <a href=\"https:\/\/goo.gl\/cB7s7N\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/goo.gl\/cB7s7N<\/a><br \/>\n[3] McKinsey Global Institute, <em>The world at work: Jobs, pay, and skills for 3.5 billion people<\/em>, 2012<br \/>\n[4] Fortune, <em>The Global 500: The Top 10<\/em>, 2017<br \/>\n[5] International labour organization, <em>World employment social outlook trends<\/em>, 2018<br \/>\n[6] McKinsey Global Institute,<em> op. cit.<\/em><br \/>\n[7] K. Marx, <em>Il Capitale, Libro I, <\/em>Newton, 1996<br \/>\n[8] International labour organization,<em> op. cit.<\/em><br \/>\n[9] McKinsey Global Institute,<em> op. cit.<\/em><br \/>\n[10] G. Vertova, in <em>Etica &amp; Politica<\/em>, XIX, 2017<br \/>\n[11] K. Marx, <em>Il Capitale, Libro II, <\/em>Newton, 1996<br \/>\n[12] K. Marx, <em>Salario, prezzo e profitto<\/em>, Editori riuniti, 1970<br \/>\n[13] G. Vertova, <em>op. cit.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><strong>Fonte:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/informate-grillo-il-lavoro-non-e-finito\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/informate-grillo-il-lavoro-non-e-finito<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA CITTA&#8217; FUTURA\u00a0 (Carmine Tomeo) &nbsp; La fine del lavoro \u00e8 assunta come presupposto (indimostrato) della necessit\u00e0 del reddito di cittadinanza. Ma il lavoro non \u00e8 finito ed il reddito di cittadinanza non risolver\u00e0 i suoi problemi. \u00a0 Credits: http:\/\/www.senzatregua.it\/quanto-puzza-tessile-italiano-bangladesh\/ In un articolo dello scorso 15 febbraio pubblicato sul suo blog [1], Beppe Grillo si lancia nell\u2019ipotesi della fine del lavoro per affermare, in conclusione, la necessit\u00e0 di istituire un reddito di cittadinanza. 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