{"id":40401,"date":"2018-04-05T09:00:39","date_gmt":"2018-04-05T07:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40401"},"modified":"2018-04-04T10:31:10","modified_gmt":"2018-04-04T08:31:10","slug":"il-costo-salato-della-denatalita-italiana-per-pil-e-redditi-e-sullimmigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40401","title":{"rendered":"Il costo salato della denatalit\u00e0 italiana per Pil e redditi. E sull\u2019immigrazione\u2026"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOPOLY (Murizio Sgroi)<\/strong><\/p>\n<p><strong>********************<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COMMENTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COME E&#8217; POSSIBILE?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le soluzioni di Banchitalia al problema della denatalit\u00e0 sono 4:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>aumento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile<\/li>\n<li>aumento della formazione<\/li>\n<li>aumento dell&#8217;ingresso degli immigrati<\/li>\n<li>aumento del lavoro femminile<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre sull&#8217;ultimo rimedio siamo d&#8217;accordo, anche se bisogna risolvere la questione degli asili che in Italia sono pochi e la maggior parte non sono pubblici, e la questione degli stipendi che permettano a baby sitter di guardare i nostri figli mentre siamo a lavoro, mentre questi ultimi rimangono troppo bassi, i primi due punti invece sono davvero inspiegabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 possibile, infatti, che la risposta per Banchitalia sia da ricercare nell&#8217;aumento delle&#8217;et\u00e0 pensionabile invece di aumentare occupazione per i giovani e in generale per tutti? se non ci saranno i turn over come sar\u00e0 possibile sostituire gli anziani con i giovani lavoratori che servono proprio anche in funzione del loro entusiasmo e della loro volont\u00e0 di progettare e costruirsi un futuro per loro stessi e il paese nel quale vivono?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altra soluzione \u00e8 la formazione. Di nuovo, in un paese dove non si crea lavoro, vale ancora la vecchia regola degli 8 ossi che devono cercare 10 cani. Come si fa a non capire che i cani possono essere addestrati sempre meglio ma almeno 2 su 10 non saranno mai in grado di trovare gli ossi che rimarranno sempre e solo 8?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultima inspiegabile soluzione consiste nella reiterata questione dell&#8217;immigrazione. E la domanda nasce spontanea: per quale motivo servono gli immigrati se il problema, appunto \u00e8 la natalit\u00e0? perch\u00e9 ci si ostina a scambiare la causa con l&#8217;effetto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se mancano figli, la questione preminente \u00e8 dare lavoro agli italiani che oggi non ce l&#8217;hanno ancora affinch\u00e9 possa finalmente stabilizzarsi e creare una famiglia in modo che siano messi in grado di fare figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 noi sappiamo che la classe dirigente di Banchitalia offre questi consigli, non per risolvere la questione della natalit\u00e0, ma quella di un lavoro che si vorrebbe continuasse ad essere povero e scarso, col fine di creare una produzione tutta tarata sul basso valore aggiunto, un aumento spropositato della domanda di lavoro sull&#8217;offerta, e l&#8217;importazione di manodopera a basso costo, cos\u00ec da innescare un sabotaggio della cultura industriale e artigianale di questo paese a favore delle posizioni di rendita e degli investimenti esteri delle multinazionali.<\/p>\n<p><strong>*********************<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si crede di aver ormai letto tutto sui rischi connessi alla grave denatalit\u00e0 che affligge il nostro paese, esce un bel <a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/qef\/2018-0431\/index.html\">paper<\/a> di Bankitalia che ci mostra un aspetto finora poco osservato, ossia l\u2019influenza che tale situazione ha sul livello della nostra crescita economica, presente ma soprattutto futuro.\u00a0Cominciamo da un dato, riportato dall\u2019istituto tedesco di statistica che fotografa bene la nostra situazione: siamo il fanalino di coda in Europa, insieme con la Spagna, per indice di fertilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11887 size-large\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/destatis-indici-di-fertilitc3a0.jpg?w=540&amp;h=563\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"563\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato \u00e8 sconfortante perch\u00e9 non rappresenta un episodio, ma una chiara tendenza confermata dalle rilevazioni Istat. Il paper di Bankitalia ci consente di avere una buona visione d\u2019insieme nel lungo periodo. Il tasso di natalit\u00e0 in Italia ha un andamento declinante ormai secolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11906 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-indice-di-natalitc3a0-italia.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 ha un effetto evidente sulle dinamiche della popolazione, che non pu\u00f2 che diminuire, in conseguenza del gap fra i nati vivi e i defunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11902 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-numero-nati-e-morti-in-italia.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo trend ha un effetto determinante su quello che gli statistici chiamano indice di dipendenza, ossia il rapporto fra la popolazione anziana e quella in et\u00e0 lavorativa. Anche su questo fronte, la posizione italiana, come documentato dal recente <a href=\"http:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/bollettino-eco-bce\/2018\/bol-eco-2-2018\/index.html\">bollettino<\/a> della Bce, non \u00e8 delle migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11907 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bolleco-bce-2-2018-indice-dipendenza-anziani.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A trend inerziale, fra cinquant\u2019anni il numero degli anziani inattivi sar\u00e0 superiore al 60% di chi \u00e8 in et\u00e0 lavorativa. Ci\u00f2 non ha soltanto effetti sulla capacit\u00e0 dei governi di sostenere i sistemi previdenziali. Ma porta con s\u00e9 altre conseguenza che sono squisitamente macroeconomiche, e della quali si occupa lo studio di Bankitalia. L\u2019analisi (<em>\u201cIl contributo della demografia alla crescita economica: duecento anni di storia italiana\u201d<\/em>) \u00e8 focalizzata nell\u2019osservazione di come l\u2019andamento demografico, e quindi la composizione della popolazione, abbiano influenzato nel passato gli andamenti economici e come li influenzino adesso. La conclusione lascia pochi spazi a dubbi: \u201cLe\u00a0modifiche nella struttura per et\u00e0 della popolazione hanno prodotto nel passato pi\u00f9 lontano\u00a0un <em>demographic dividend<\/em>positivo. Al contrario, negli ultimi venticinque anni e con ogni\u00a0probabilit\u00e0 nel futuro, la demografia ha dato e dar\u00e0 un contributo diretto sensibilmente\u00a0negativo alla crescita economica. I flussi migratori previsti limiteranno l\u2019ampiezza di tale\u00a0contributo negativo, ma non saranno in grado di invertirne il segno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza gli economisti di Bankitalia asseverano un principio molto semplice: la crescita di un\u2019economia dove gli anziani sono una maggioranza relativa tende a rallentare. \u00c8 una delle congetture alla base dell\u2019ipotesi della cosiddetta stagnazione secolare, teoria che risale agli anni \u201930 e che ha ripreso vigore all\u2019indomani della crisi finanziaria. Il portato di questa congettura \u00e8 assai semplice: la speranza di vita nel 2065 potr\u00e0 pure arrivare a superare i 90 anni per le donne e gli 86 per gli uomini, come stimano le previsioni Istat. Ma a tale miglioramento \u00e8 inevitabilmente connesso il peggioramento delle condizioni economiche. \u00a0Per comprenderne le ragioni, basta osservare che secondo le stime Istat, sempre nel 2065,\u00a0la popolazione residente in Italia dovrebbe attestarsi sui 53,7 milioni, ben 7 milioni\u00a0in meno di oggi (-11%). E meno persone significa economia pi\u00f9 piccola. \u201cIl dividendo demografico \u2013 scrivono gli autori \u2013 ossia la crescita economica che, sul piano\u00a0contabile, pu\u00f2 derivare dall\u2019aumento nella quota di popolazione in et\u00e0 lavorativa \u00e8 gi\u00e0 divenuto\u00a0negativo a partire dall\u2019ultimo decennio del XX secolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sarebbe da chiedersi come mai il cambiamento strutturale della nostra popolazione, che ha condotto i pi\u00f9 anziani a superare i pi\u00f9 giovani, si sia innescato dal secondo dopoguerra per accelerare vistosamente dalla fine degli anni \u201980. Ma il discorso ci porterebbe troppo lontano. Ci basti sapere che nel 2017 gli anziani sono il 165% dei giovani 0-14 enni, e tale rapporto \u00e8 previsto in crescita. Ci\u00f2 impatter\u00e0 sul totale delle persone in et\u00e0 lavorativa, che diminuisce da venticinque anni. L\u2019immigrazione in qualche modo servir\u00e0 a rallentare questa flessione. Si stima che nel 2061 un quarto della popolazione in et\u00e0 lavorativa sar\u00e0 composta da stranieri. Se cos\u00ec non fosse, la quota dei 15-64enni, ossia la popolazione in et\u00e0 lavorativa, scenderebbe al 40% del totale. Ma pure con l\u2019ingresso degli stranieri non si superer\u00e0 il 55%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11912 size-large\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-popolazione-in-etc3a0-lavorativa.jpg?w=540&amp;h=362\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"362\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi degli economisti di Bankitalia consente di osservare che il contributo della demografia alla crescita, definito come dividendo demografico (DD) e calcolato come la differenza\u00a0nelle dinamiche della\u00a0popolazione in et\u00e0 da lavoro (WAG) e della popolazione complessiva (POP) ha iniziato a pesare negativamente sul pil pro capite a partire dagli anni \u201990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11913 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-dividendo-demografico.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante osservare anche il confronto con altri paesi, in particolare Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Usa. Emerge che \u201cin Italia il contributo della produttivit\u00e0 alla crescita del prodotto pro capite \u00e8 per quasi tutto il\u00a0Novecento pi\u00f9 alto della media degli altri paesi, diviene significativamente negativo nel primo\u00a0decennio del nuovo millennio\u201d. In generale \u201cil contributo della struttura demografica italiana \u00e8\u00a0decisamente negativo e inferiore agli altri paesi avanzati\u201d e sarebbe stato anche peggiore \u201cse non\u00a0fosse intervenuto negli ultimi 25 anni un significativo flusso migratorio in entrata\u201d. Nel 1981 i cittadini\u00a0stranieri residenti in Italia erano poco pi\u00f9 di 200.000, lo 0,4 per cento\u00a0della popolazione, mentre sono diventati poco pi\u00f9 di 5,1 milioni all\u2019inizio del 2018, l\u20198,4 per\u00a0cento della popolazione. L\u2019immigrazione ha avuto effetti positivi sulla crescita, per la semplice ragione che ha aumentato il numero di persone in et\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11915 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-immigrazione-e-crescita.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cParticolarmente importante \u00e8 risultato il contributo alla crescita del PIL nel decennio 2001-2011: la crescita cumulata \u00e8 stata positiva per 2,3 punti percentuali mentre sarebbe risultata\u00a0negativa e pari a -4,4 per cento senza l\u2019immigrazione\u201d. Un dato che merita di essere sottolineato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al futuro, c\u2019\u00e8 poco da essere ottimisti. Il dividendo demografico diverr\u00e0 negativo, malgrado l\u2019afflusso di stranieri, replicando una dinamica che si osserva anche in paesi dove la popolazione \u00e8 prevista in aumento, come Francia e Gran Bretagna. Sulla base di alcune congetture Bankitalia elabora tre scenari, molto diversi quanto ai risultati, che per\u00f2 hanno in comune un punto: nei prossimi 45 anni il Pil subir\u00e0 una pressione al ribasso a seguito delle dinamiche demografiche a meno che non si riesca ad aumentare drasticamente la produttivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11916 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-scenari-pil.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scenario benchmark, \u201cl\u2019effetto meccanico delle\u00a0dinamiche demografiche determinerebbe in 45 anni un calo del Pil del 24,4 per cento rispetto ai\u00a0livelli del 2016 e del 16,2 per cento in termini pro capite (-0,4 medio annuo), a parit\u00e0 di altre\u00a0condizioni\u201d. Se si azzerasse l\u2019immigrazione (scenario 3) \u201cil livello del PIL aggregato risulterebbe dimezzato con un calo del 50 per\u00a0cento (a fronte di -24,4 per cento nel caso benchmark)\u201d. Il livello del reddito pro capite sarebbe un terzo rispetto al livello del 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compensare queste dinamiche demografiche avverse non \u00e8 per nulla semplice. Bankitalia individua tre strumenti: aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, aumento della partecipazione delle donne al lavoro, aumentare la dotazione di capitale umano per avere maggiore efficienza e quindi produttivit\u00e0. Purtroppo, \u201csotto questi tre profili \u2013 partecipazione femminile, et\u00e0 effettiva di pensionamento, grado di\u00a0istruzione della forza lavoro \u2013 l\u2019Italia si colloca su livelli nettamente inferiori alla media dei\u00a0principali paesi avanzati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-11917 size-full\" src=\"https:\/\/thewalkingdebt.files.wordpress.com\/2018\/03\/bankitalia-crescita-e-demografia-fattori-compnesativi.jpg?w=540\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La qual cosa, malgrado possa scoraggiare, implica che abbiamo ampi spazi di miglioramento. Senonch\u00e9 se la politica finora ci ha condotto fino a questo punto, \u00e8 lecito dubitare della sua (nostra) capacit\u00e0 di tirarci fuori da questa situazione. \u00c8 pi\u00f9 probabile che le cose seguano il loro corso naturale. E non finiscano bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/04\/02\/costo-denatalita-pil-redditi-immigrazione\/?uuid=96_3fpcanEH\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2018\/04\/02\/costo-denatalita-pil-redditi-immigrazione\/?uuid=96_3fpcanEH<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Murizio Sgroi) ******************** COMMENTO COME E&#8217; POSSIBILE? 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