{"id":40420,"date":"2018-04-06T08:00:48","date_gmt":"2018-04-06T06:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40420"},"modified":"2018-04-05T13:39:37","modified_gmt":"2018-04-05T11:39:37","slug":"40420","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40420","title":{"rendered":"Per una sinistra nazional popolare"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domenica 15 Aprile sar\u00f2 a Bologna per partecipare all\u2019assemblea autoconvocata \u201cPer una sinistra nazional popolare\u201d. Per capire le ragioni di questa iniziativa rinvio al <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/carlo.formenti\/posts\/10214289325005735\">documento di convocazione<\/a> firmato dal sottoscritto assieme agli amici Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta. Qui mi limito a riassumerne alcuni contenuti di fondo del documento.<span id=\"more-24711\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Siamo convinti che il recente ribaltone elettorale, che ha giustamente punito le forze politiche che negli ultimi decenni hanno attuato politiche ferocemente antipopolari, non sia sufficiente \u2013 sia per gli intrinseci limiti di cultura e visione politiche dei vincitori, sia per la loro prevedibile incapacit\u00e0 di far fronte ai diktat che la Ue non tarder\u00e0 a imporci, qualsiasi sia il governo che emerger\u00e0 dalle consultazioni in corso \u2013 a risolvere i problemi di un Paese sempre pi\u00f9 impoverito e attraversato da crescenti contraddizioni fra \u00e9lite e masse popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Riteniamo irreversibile la crisi di una sinistra che, nella sua versione socialdemocratica (posto che possa ancora definirsi tale), ha subito una mutazione in ragione della quale rappresenta ormai esclusivamente gli interessi delle classi medio alte che abitano nei centri storici, mentre ha rinnegato l\u2019antico ruolo di tutela degli strati pi\u00f9 deboli della popolazione (nei confronti dei quali non si perita di manifestare il proprio disprezzo). Ma riteniamo altrettanto irreversibile la crisi di quelle \u201csinistre radicali\u201d che si rifiutano di prendere atto della necessit\u00e0 di rompere con quella vera e propria macchina antipopolare che \u00e8 la Ue, una macchina irriformabile nella misura in cui \u00e8 stata progettata e costruita esclusivamente allo scopo di rendere a priori impossibile qualsiasi ridistribuzione di reddito e di potere nei Paesi membri. Un rifiuto ispirato da una cultura cosmopolita (erroneamente identificata con l\u2019internazionalismo di novecentesca memoria) che impedisce di comprendere come la questione nazionale sia oggi strettamente intrecciata alla questione sociale, nella misura in cui la subordinazione nazionale si converte immediatamente in subordinazione di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. Pensiamo che la rapida trasformazione dello scenario internazionale (crisi della globalizzazione, ri-nazionalizzazione dei conflitti, acutizzazione dello scontro fra grandi potenze in lotta per l\u2019egemonia politica ed economica, riconfigurazione delle alleanze fra potenze regionali, ecc.) offra anche a una potenza regionale come l\u2019Italia, debole ma strategicamente rilevante per la sua posizione geopolitica, \u00a0l\u2019opportunit\u00e0 di lottare per riconquistare la propria autonomia e sovranit\u00e0 nazionale, autonomia che non va intesa in senso nazionalista e autarchico, bens\u00ec come mezzo per la ricostruzione di una sovranit\u00e0 democratica e popolare, e inquadrata nella prospettiva della costruzione di relazioni paritarie di cooperazione e solidariet\u00e0 con le altre nazioni mediterranee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. Pensiamo che la lotta per l\u2019autonomia debba fin da subito assumere il carattere di lotta per la trasformazione in senso socialista della nostra societ\u00e0 e del nostro sistema produttivo. Un socialismo pi\u00f9 vicino al concetto di socialismo del XXI secolo elaborato dalle rivoluzioni bolivariane che a quello della tradizione novecentesca (la cui storia non riteniamo tuttavia debba essere demonizzata). Il che significa, in concreto, non rincorrere una identit\u00e0 di classe esplosa in mille schegge sotto l\u2019impatto della controrivoluzione liberista, della ristrutturazione tecnologica, del decentramento globale e dei conflitti etnici, generazionali e di genere, ma costruire un popolo, un blocco sociale ampio e articolato che raccolga gli interessi, le aspirazioni, le domande di protezione e riconoscimento dei molti contro i pochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. Esiste infine un altro motivo per cui pensiamo che un progetto politico nazional popolare debba necessariamente nascere da un atto di separazione dalle sinistre esistenti: tutto quanto affermato nei punti precedenti \u00e8 infatti in contraddizione con l\u2019ideologia antistatalista che accomuna l\u2019intero arco dell\u2019attuale sinistra, dai socialdemocratici, perch\u00e9 costoro si sono pienamente convertiti alla visione liberal liberista che domina il mondo da qualche decennio, per cui rifiutano a priori qualsiasi interferenza dello stato nella societ\u00e0 e nell\u2019economia, alle sinistre radicali, che coltivano a loro volta una visione libertaria della societ\u00e0 e della politica che vede nello stato in quanto tale il nemico da abbattere o ridurre a mera amministrazione delle cose (vedi quella ideologia \u201cbenecomunista\u201d che ha preso il posto del comunismo, lanciando la parola d\u2019ordine n\u00e9 pubblico n\u00e9 privato). Noi rivendichiamo al contrario la concezione gramsciana del farsi stato delle classi subordinate, il che vuol dire mettere in atto un doppio processo, di centralizzazione delle decisioni strategiche (niente cambio di matrice produttiva senza nazionalizzazione delle grandi banche, controllo del tesoro sulla banca centrale, nazionalizzazione dei settori produttivi strategici, controllo dei flussi finanziari, ecc.) e di controllo dal basso di tali decisioni attraverso l\u2019istituzione di organi popolari di democrazia diretta e partecipativa che mantengano piena autonomia dalla macchina statale, e soprattutto, che possano esercitare il conflitto nei suoi confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=24711\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=24711<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI Domenica 15 Aprile sar\u00f2 a Bologna per partecipare all\u2019assemblea autoconvocata \u201cPer una sinistra nazional popolare\u201d. 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