{"id":40438,"date":"2018-04-06T11:00:47","date_gmt":"2018-04-06T09:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40438"},"modified":"2018-04-06T10:41:28","modified_gmt":"2018-04-06T08:41:28","slug":"europa-mercato-e-sovranita-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40438","title":{"rendered":"Europa, mercato e sovranit\u00e0 popolare"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MICROMEGA (Alessandro Somma)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"imgleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/04\/europa-mercati-sovranita.png\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"NaN\" \/><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\n<\/em><br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/04\/daniele-perotti-lo-impone-il-mercato-copertina-recensione.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"NaN\" \/>Che l\u2019epoca attuale sia caratterizzata dal trionfo della logica del profitto \u00e8 oramai un dato di fatto, le cui conseguenze sono state indagate dai punti di vista pi\u00f9 disparati. Un recente volume \u2013 &#8220;Lo impone il mercato. Come i nostri governanti hanno stravolto i principi costituzionali&#8221; di Daniele Perotti (Imprimatur) <em>\u2013 <\/em>ha ripercorso quelle che interessano il piano dei principi fondamentali enunciati dalla Costituzione italiana nei suoi primi articoli<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Il risultato \u00e8 un atto di accusa duro e articolato contro l\u2019Europa unita, ritenuta il catalizzatore di quanto possiamo oramai definire in termini di dittatura del mercato. Al lettore si offre cos\u00ec un contributo riconducibile a un genere letterario che sta finalmente prendendo piede: quello relativo all\u2019incompatibilit\u00e0 conclamata, sebbene troppo a lungo occultata, tra Costituzione italiana e Trattati europei.<\/p>\n<p><strong>Costituzione vs Trattati europei<\/strong><\/p>\n<p>Da un simile punto di vista sono centrali le pagine in cui si sottolinea il ruolo che per la Carta fondamentale assume il lavoro: il perno del patto di cittadinanza per cui il diritto ai beni e servizi erogati dallo Stato sociale costituisce il corrispettivo del dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale della societ\u00e0 (art. 4). Il tutto collegato a un vero e proprio obbligo dei pubblici poteri di creare le condizioni affinch\u00e9 il diritto al lavoro sia effettivo, e soprattutto sia produttivo di emancipazione e dignit\u00e0 per s\u00e9 e per la propria famiglia.<\/p>\n<p>Perotti sottolinea opportunamente che questo equivale ad attribuire allo Stato il compito di promuovere attivamente la piena e buona occupazione, rigettando l\u2019idea ora dominante per cui si riconosce al solo mercato \u201cuna funzione generatrice di lavoro\u201d. Tutto il contrario, si aggiunge, di quanto avvenuto con le ultime riforme del lavoro, che lo hanno \u201cvoucherizzato\u201d: espressione felice perch\u00e9 restituisce l\u2019immagine di una relazione lavorativa degradata a una relazione di mercato qualsiasi, ovvero al nudo e crudo scambio di denaro contro prestazione. Di qui la conclusione, ineccepibile, che la concezione del lavoro alimentata dai Trattati europei si pone in netto contrasto con la Costituzione.<\/p>\n<p>Il lavoro compare anche nell\u2019enunciazione del principio di uguaglianza, che non a caso la Costituzione fa seguire all\u2019individuazione di ulteriori obblighi dei pubblici poteri. Questi ultimi devono promuovere la parit\u00e0 effettiva oltre quella meramente formale: devono cio\u00e8 rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della persona e all\u2019effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita politica, economica e sociale del Paese (art. 3). Anche qui si tratta per\u00f2 di obblighi rimasti sulla carta, o comunque trascurati in misura crescente con l\u2019intensificarsi del processo di unificazione europea. Tanto che Perotti descrive l\u2019Italia come il Paese che \u201cha rinunciato a pezzi importanti della sua sovranit\u00e0 non per meglio realizzare principi della propria Costituzione, ma per muoversi in una direzione opposta\u2026 sottoponendosi di fatto a politiche economiche e finanziarie dettate da organismi sovranazionali privi di alcuna legittimazione democratica\u201d.<\/p>\n<p>Non era cos\u00ec in passato, quando prevaleva la cultura politica ed economica keynesiana, indicata come un punto di riferimento per i Costituenti. Quella cultura aveva alimentato una spirale virtuosa: quella originata dal potere contrattuale dei lavoratori, produttiva di una buona crescita dei livelli salariali, a sua volta motore per l\u2019incremento dei consumi, e quindi dell\u2019occupazione e della forza dei lavoratori. E proprio per questo il compromesso keynesiano, in ultima analisi uno strumento di redistribuzione della ricchezza dall\u2019alto verso il basso, \u00e8 stato rimpiazzato dal suo opposto attraverso le cosiddette riforme strutturali: le riforme incentivate dal livello europeo, tutte incentrate sul controllo della stabilit\u00e0 dei prezzi, e dunque su forti limitazioni alla spesa indispensabile ad alimentare il compromesso keynesiano.<\/p>\n<p><strong>Maastricht e la cessione di sovranit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>A ben vedere la costruzione europea non nasce con questa impronta. Fin dall\u2019inizio i Trattati fanno riferimento alla stabilit\u00e0 dei prezzi come finalit\u00e0 dell\u2019azione politica, ma indicano nel contempo la piena occupazione come orizzonte. Si tratta evidentemente di obiettivi sovente incompatibili, e proprio per questo sino agli anni Settanta vi era un consenso diffuso tra i Paesi europei circa la necessit\u00e0 di individuare quello destinato a prevalere. Prima si sarebbe scelto se privilegiare la piena occupazione o il controllo dell\u2019inflazione nel definire politiche di bilancio comuni, e solo in un secondo momento si sarebbero individuate le politiche monetarie coerenti con quella scelta.<\/p>\n<p>Come si sa, le cose sono andate diversamente. Jacques Delors, Presidente della Commissione europea dalla met\u00e0 degli anni Ottanta alla met\u00e0 degli anni Novanta, impone prima di realizzare la completa liberalizzazione dei capitali, con ci\u00f2 decretando l\u2019insostenibilit\u00e0 del compromesso keynesiano (Atto unico europeo): se i capitali circolano liberamente, gli Stati devono attirarli abbattendo i salari e la pressione fiscale. Si delinea poi il percorso verso la moneta unica, stabilendo che essa presuppone controlli stringenti sul debito e il deficit pubblico (Trattato di Maastricht), sino al raggiungimento del pareggio o addirittura del surplus di bilancio (Patto di stabilit\u00e0 e crescita).<\/p>\n<p>Si \u00e8 insomma edificata una politica monetaria neoliberale, e di riflesso imposto agli Stati una politica di bilancio inevitabilmente destinata ad alimentare lo smantellamento del welfare, le privatizzazioni e le liberalizzazioni, oltre che la precarizzazione e lo svilimento del lavoro. Il tutto realizzato attraverso un meccanismo a cui Perotti fa solo un breve riferimento, che occorre invece esplicitare per metterne in luce la portata eversiva. Si \u00e8 infatti dato vita a un vero e proprio mercato delle riforme, ottenute come contropartita dell\u2019assistenza finanziaria: \u00e8 successo con l\u2019allargamento della costruzione europea a sud e ad est, poi con la ristrutturazione dei debiti sovrani esplosi dopo la recente crisi economica e finanziaria, e infine con l\u2019utilizzo dei fondi strutturali. Anche questi ultimi, inizialmente concepiti per redistribuire risorse dalle aree pi\u00f9 floride a quelle pi\u00f9 svantaggiate, sono divenuti l\u2019occasione per imporre quanto le istituzioni europee chiamano \u201cuna sana governance economica\u201d<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Trae dunque ulteriori conferme la conclusione di Perotti per cui le rinunce alla sovranit\u00e0 a favore della costruzione europea hanno condotto a tradire lo spirito della Carta fondamentale. Una conclusione che l\u2019autore ribadisce a commento della norma costituzionale che acconsente alle limitazioni di sovranit\u00e0 solo in condizioni di parit\u00e0 con gli altri Stati, e solo per alimentare la pace e la giustizia internazionale (art. 11). Il Trattato di Maastricht \u00e8 in radicale contrasto con questa previsione, violata \u201csotto tutti e tre i profili evidenziati dal nostro dettato costituzionale: la condizione di parit\u00e0 con gli altri Stati, il fine della pace e giustizia fra le nazioni, le limitazioni di sovranit\u00e0 che vengono invece trasformate in cessioni di sovranit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>A ben vedere la Costituzione italiana contiene un\u2019altra disposizione destinata a legittimare le cessioni di sovranit\u00e0, dal momento che quella appena ricordata era stata concepita per favorire l\u2019adesione alle Nazioni Unite: la disposizione aggiunta con la riforma costituzionale del 2001, che ha introdotto la precisazione per cui \u201cla potest\u00e0 legislativa \u00e8 esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto\u2026 dei vincoli derivanti dall\u2019ordinamento comunitario\u201d (art. 117). Ma non \u00e8 questo il punto: se davvero l\u2019appartenenza all\u2019Europa unita ha fatto scempio della Carta fondamentale, allora la soluzione non pu\u00f2 essere quella abbozzata da Perotti: \u201cun\u2019inversione di tenenza\u201d da ottenere con \u201cla stessa tensione ideale, la stessa consapevolezza, la stessa assunzione di responsabilit\u00e0 che anim\u00f2 le donne e gli uomini della Resistenza\u201d.<\/p>\n<p>Perotti osserva correttamente che la costruzione europea mortifica la sovranit\u00e0 popolare, e allora da qui dobbiamo partire per riflettere sul che fare.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0 statale vs sovranit\u00e0 popolare<\/strong><\/p>\n<p>Per i costituenti la sovranit\u00e0 popolare era una formula da non prendere troppo sul serio. Era diffuso il convincimento che la sua affermazione avesse senso solo pensando ai tempi in cui la volont\u00e0 del popolo si contrapponeva a quella del principe, espressione di un\u2019autorit\u00e0 assoluta e illimitata. Il principe era stato per\u00f2 rimpiazzato dalla Repubblica, sicch\u00e9 non vi era pi\u00f9 bisogno di contrastarne l\u2019azione o comunque di individuare forme di sovranit\u00e0 concorrenti. I costituenti pensavano cos\u00ec che di sovranit\u00e0 popolare si potesse parlare unicamente in senso metaforico, che in verit\u00e0 fossero le istituzioni ad essere sovrane: in particolare il parlamento, entro cui il popolo viene rappresentato attraverso il meccanismo elettorale. E le istituzioni sicuramente esercitavano la loro sovranit\u00e0 nel nome del popolo, ma altrettanto sicuramente senza che quest\u2019ultimo divenisse l\u2019effettivo titolare della sovranit\u00e0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Ben presto questa impostazione ha ceduto il passo a un diverso modo di intendere la sovranit\u00e0 popolare, reso possibile dal superamento della visione per cui lo Stato assorbe in s\u00e9 i suoi elementi costitutivi (popolo, territorio e sovranit\u00e0). Si \u00e8 infatti distinto tra lo Stato-societ\u00e0, ovvero \u201cl\u2019intera comunit\u00e0 politicamente organizzata nella sua unit\u00e0 dialettica di governanti e governati\u201d, e lo Stato-governo, cio\u00e8 \u201cl\u2019apparato che all\u2019interno del gruppo politico esercita la potest\u00e0 d\u2019imperio\u201d. E si \u00e8 precisato che lo Stato-governo costituisce un\u2019entit\u00e0 al servizio dello Stato-societ\u00e0, che dunque la sovranit\u00e0 risiede nel popolo, e non solo dal punto di vista simbolico: \u201cil popolo resta titolare della potest\u00e0 di governo, costituente e costituita, dell\u2019una e dell\u2019altra conservando altres\u00ec l\u2019esercizio\u201d, mentre lo Stato semplicemente \u201csostituisce il popolo nel solo esercizio di una parte di tale potest\u00e0\u201d<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Spetta insomma al popolo formulare indirizzi politici, e alle istituzioni statali attuarli attraverso atti autoritativi: questo qualifica la nascita dello Stato moderno, che dunque non pu\u00f2 essere descritto semplicemente come la costruzione nella quale la sovranit\u00e0 passa da un persona fisica, il principe, a una persona giuridica, lo Stato appunto.<\/p>\n<p><strong>Governanti vs governati<\/strong><\/p>\n<p>Inizialmente il passaggio dalla sovranit\u00e0 del principe alla sovranit\u00e0 del popolo non si \u00e8 accompagnato alla consapevolezza che esso comportava la frammentazione di quanto era prima percepito come una vicenda unitaria. Governanti e governati venivano rappresentanti come un complesso ordinato, in linea con l\u2019idea di sovranit\u00e0 popolare cos\u00ec come era stata concepita in origine: quando Rousseau la considerava l\u2019espressione della volont\u00e0 generale, ovvero di qualcosa che integra un\u2019entit\u00e0 autonoma rispetto alla mera sommatoria delle sue parti.<\/p>\n<p>Lo schema proposto da Rousseau era coerente con la sua visione della democrazia come partecipazione solo diretta, cos\u00ec come con l\u2019idea per cui essa si esauriva nella possibilit\u00e0 di approvare o respingere le proposte formulate dal potere esecutivo. Il tutto senza discussione, quindi solo attraverso la mera manifestazione di assenso o dissenso, in modo tale da non lasciare spazio alcuno al rischio di manipolazione retorica e tutelare cos\u00ec la scelta individuale libera e meditata<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Se peraltro la democrazia si esprime anche attraverso la rappresentanza, emerge inevitabilmente un\u2019immagine del popolo non costringibile entro gli schemi prefigurati da Rousseau.<\/p>\n<p>Altrimenti detto, il popolo non \u00e8 pi\u00f9 descrivibile come un\u2019entit\u00e0 nella quale si fondono governanti e governati: in esso i primi e i secondi sono contrapposti, o quantomeno possono esserlo. Neppure si pu\u00f2 rappresentare il popolo come sulla scia di Rousseau hanno fatto i rivoluzionari francesi: una universalit\u00e0 di cittadini. \u00c8 al contrario una comunit\u00e0 marcata da divisioni e contrasti, che possono far capo alle pi\u00f9 disparate formazioni intermedie tra l\u2019individuo e lo Stato, tutte chiamate a correggere l\u2019ambiguit\u00e0 di fondo della democrazia borghese: se quest\u2019ultima consente la partecipazione diffusa solo con le elezioni, le prime la offrono sempre.<\/p>\n<p>Di qui il ruolo particolare dei partiti e dei sindacati, e pi\u00f9 in generale dei soggetti politici chiamati a rappresentare e mediare interessi. Tutti quei soggetti costituiscono l\u2019articolazione della sovranit\u00e0 popolare, mentre la dialettica a cui danno vita rappresenta il fondamento primo di un ordine democratico.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0, libert\u00e0 e uguaglianza<\/strong><\/p>\n<p>Da sempre si sottolinea il nesso tra la sovranit\u00e0 popolare da un lato, e la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dall\u2019altro. Se per\u00f2 la sovranit\u00e0 popolare \u00e8 l\u2019autogoverno di cittadini liberi e uguali, occorre tenere conto delle trasformazioni che nel corso del tempo hanno interessato il principio di uguaglianza. Occorre cio\u00e8 considerare l\u2019uguaglianza in senso sostanziale, che abbiamo visto essere tale perch\u00e9 collegata al dovere dei pubblici poteri di rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione. E ci\u00f2 equivale a dire che, se prima la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza costituivano il presupposto per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare, ora questa richiede anche la solidariet\u00e0. Solidariet\u00e0 fuori dal mercato, attraverso le prestazioni dello Stato sociale, ma anche nel mercato, con il bilanciamento della debolezza sociale attraverso la forza giuridica, ovvero con il riconoscimento di diritti riservati a chi incontra ostacoli allo sviluppo della persona umana nell\u2019ambito delle relazioni economiche.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec stanno le cose, l\u2019affermazione del principio della sovranit\u00e0 popolare richiede che siano assicurati i diritti della tradizione liberale, ovvero i diritti di libert\u00e0: alla libera manifestazione del pensiero, alla libert\u00e0 personale, alla libert\u00e0 di associazione, alla libert\u00e0 di movimento, alla libert\u00e0 di religione, e cos\u00ec via. Si richiede per\u00f2 anche la garanzia dei diritti sociali, ovvero la promozione, tra l\u2019altro, del diritto alla salute con la garanzia di cure gratuite agli indigenti (art. 32), del diritto all\u2019istruzione inferiore gratuita e superiore assicurata a chi \u00e8 privo di mezzi (art. 34), del diritto al mantenimento e all\u2019assistenza sociale per chi \u00e8 inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, e del diritto a mezzi adeguati alle esigenze di vita per i lavoratori colpiti da infortunio, malattia, invalidit\u00e0, vecchiaia e disoccupazione involontaria (art. 38).<\/p>\n<p>Si diceva per\u00f2 che promuovere la parit\u00e0 sostanziale non significa solo predisporre un sistema di welfare. Lo Stato deve intervenire anche nel mercato, in ultima analisi per consentire la formazione di contropoteri capaci di contrastare i poteri economici: per redistribuire le armi del conflitto sociale. Di qui un ulteriore nesso tra l\u2019uguaglianza e la sovranit\u00e0 popolare, e in particolare con la sua articolazione funzionale allo sviluppo della dialettica democratica.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0 nello Stato e sovranit\u00e0 dello Stato<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 soliti distinguere tra una sovranit\u00e0 nello Stato e una sovranit\u00e0 dello Stato. La prima coincide con la sovranit\u00e0 popolare di cui abbiamo parlato finora, mentre la seconda \u00e8 quella che riguarda le relazioni tra Stati e attiene all\u2019esercizio della supremazia nella comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Abbiamo visto che entrambe sono richiamate dalla Costituzione: la sovranit\u00e0 popolare soprattutto laddove si qualifica l\u2019Italia come Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1), e la sovranit\u00e0 statale nelle disposizioni in cui si ammette la sua limitazione per favorire la pace e la giustizia fra le Nazioni (art. 11) e l\u2019appartenenza alla costruzione europea (art. 117). \u00c8 evidente che i due aspetti della sovranit\u00e0 sono intimamente collegati: l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare, soprattutto se concepito come strumento per promuovere l\u2019uguaglianza sostanziale, presuppone necessariamente la sovranit\u00e0 statale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 emerge con particolare forza analizzando le condizioni per lo sviluppo del compromesso keynesiano, che concerne l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare in quanto attiene direttamente il modo di concepire la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dei cittadini. Abbiamo gi\u00e0 osservato come quel compromesso sia stato rovesciato a partire dalla costruzione di un sistema di libera circolazione dei capitali, alla base della rinuncia a controllare le dinamiche relative ai processi di finanziarizzazione dell\u2019economia. Peraltro anche la libera circolazione delle merci pu\u00f2 intralciare una politica di sostegno alla piena occupazione, o meglio vanificarla. Se infatti si sostiene la capacit\u00e0 di consumo dei lavoratori, occorre che essa non si risolva in un incremento dell\u2019importazione di beni. Occorre cio\u00e8 che ai pubblici poteri sia consentito di intervenire per alimentare la spirale virtuosa per cui la misura produce nuovi posti di lavoro, e questi ulteriori consumi.<\/p>\n<p>Detto questo, la cessione di porzioni di sovranit\u00e0 statale si pu\u00f2 ammettere se avviene a favore di una comunit\u00e0 politica nella quale operano meccanismi volti a redistribuire ricchezza dalle zone ricche a quelle povere. E inoltre se in quella comunit\u00e0 politica si riproducono le condizioni per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Lo sa bene la Corte costituzionale tedesca, che nelle sue pronunce sottolinea come l\u2019Europa sia una costruzione nella quale il parlamento non possiede in alcun modo le prerogative tipiche del parlamento tedesco, motivo per cui occorre tutelarlo contro eventuali azioni incompatibili con l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftn6\">[6]<\/a>. \u00c8 chiaro che simili osservazioni suonano offensive, se si considera che proprio i Trattati di Maastricht e Lisbona, alla cui ratifica sono dedicate le pronunce della Corte, hanno definitivamente piegato la costruzione europea alle necessit\u00e0 tedesche. E tuttavia il principio merita di essere salvato giacch\u00e9 evidenzia il nesso tra sovranit\u00e0 popolare e sovranit\u00e0 statale, e in particolare le compressioni della prima che derivano dalle cessioni della seconda a favore del livello europeo.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec stanno le cose, non \u00e8 con la \u201criscossa morale\u201d invocata da Perotti che si pu\u00f2 invertire la rotta. Sarebbe condannata a infrangersi contro il medesimo muro che rende vane e illusorie aspirazioni a democratizzare la costruzione europea. Forse la si potr\u00e0 un giorno risintonizzare con la sovranit\u00e0 popolare, trasformarla in una comunit\u00e0 politica nella quale trasferire risorse dalle persone che ne dispongono in abbondanza alle persone bisognose, e dalle aree floride a quelle meno fortunate. Se questo si potr\u00e0 ottenere, sar\u00e0 per\u00f2 il risultato di un passaggio intermedio: una riconquista di sovranit\u00e0 statale, indispensabile a riattivare la sovranit\u00e0 popolare, a sua volta essenziale a smontare l\u2019Europa del mercati e a edificare in sua vece l\u2019Europa dei popoli.<\/p>\n<p><strong>NOTE<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref1\">[1]<\/a> D. Perotti, <em>Lo impone il mercato. Come i nostri governanti hanno stravolto i principi costituzionali<\/em>, Reggio Emilia, Imprimatur, 2018.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. A. Somma, <em>Europa a due velocit\u00e0. Postpolitica dell\u2019Unione europea<\/em>, Reggio Emilia, Imprimatur, 2017, p. 145 ss.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Cfr. M. Fioravanti, <em>Costituzione e sovranit\u00e0 popolare<\/em>, 2. ed., Bologna, Il Mulino, 2004, p. 87 ss.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref4\">[4]<\/a> V. Crisafulli, <em>La sovranit\u00e0 popolare nella Costituzione italiana<\/em> (1954), in Id., <em>Stato, Popolo, Governo<\/em>, Milano, Giuffr\u00e8, 1985, p. 91 ss.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref5\">[5]<\/a> N. Urbinati, <em>Costituzione italiana: art. 1<\/em>, Roma, Carocci, 2017, p. 95 s.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/#_ftnref6\">[6]<\/a> Sentenze del 7 giugno 2000 sulla ratifica del Trattato di Maastricht, e del 30 giugno 2009 sulla ratifica del Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/europa-mercato-e-sovranita-popolare\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICROMEGA (Alessandro Somma) &nbsp; Che l\u2019epoca attuale sia caratterizzata dal trionfo della logica del profitto \u00e8 oramai un dato di fatto, le cui conseguenze sono state indagate dai punti di vista pi\u00f9 disparati. Un recente volume \u2013 &#8220;Lo impone il mercato. Come i nostri governanti hanno stravolto i principi costituzionali&#8221; di Daniele Perotti (Imprimatur) \u2013 ha ripercorso quelle che interessano il piano dei principi fondamentali enunciati dalla Costituzione italiana nei suoi primi articoli[1]. Il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":34771,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/micromega-320x320.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-awe","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40438"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40439,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40438\/revisions\/40439"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34771"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}