{"id":40464,"date":"2018-04-07T08:00:38","date_gmt":"2018-04-07T06:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40464"},"modified":"2018-04-06T14:35:47","modified_gmt":"2018-04-06T12:35:47","slug":"sport-per-tutti-perche-e-un-problema-di-economia-di-integrazione-e-di-genere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40464","title":{"rendered":"Sport per tutti! Perch\u00e9 \u00e8 un problema di economia, di integrazione e di genere"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Michelangelo Di Giacomo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che gli italiani siano degli entusiasti tifosi di sport \u00e8 un dato di fatto universalmente riconosciuto. Negli ultimi dieci anni, per\u00f2, sono diventati sempre pi\u00f9 dei praticanti di sport. E non solo in termini di grandi eroi \u2013 quelli delle epopee ciclistiche sui passi di montagna, dei volteggi agli anelli olimpici, delle traversate a vela in solitaria o di mirabolanti discese sciistiche per i pendii alpini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dimentichi dell\u2019elitismo degli sport borghesi \u2013 che trovano appeal ancora oggi solo tra chi pu\u00f2 permettersi un\u2019iscrizione al country club e al circolo velico, condizione sempre meno diffusa dopo la crisi economica decennale cominciata nel 2009 e il generale impoverimento delle classi medie \u2013 gli italiani si riversano nei parchi a correre ad ogni ora del giorno e della notte.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dieci anni fa, a correre sul Lungarno c\u2019ero praticamente solo io, <strong>oggi alle 6 di mattina sul lungofiume di Treviso ci trovo pi\u00f9 gente che alla partenza della maratona di New York, la mia palestra scoppia anche la sera alle 10 e la domenica mattina devo fare slalom tra i ciclisti sulla riviera del Brenta<\/strong> e su per il Montello.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019osservazione di questa evidenza empirica non poteva che scatenare in me una certa curiosit\u00e0 sociologica. E sono andata a cercare qualche dato. Anzitutto ci sono i rapporti dell\u2019Istat e del Coni, e molte Federazioni portano avanti le proprie rilevazioni, come la Fidal \u2013 Federazione Italiana di Atletica Leggera \u2013, che ha commissionato ad esempio una ricerca all\u2019Istituto Piepoli per descrivere il quadro della situazione del running amatoriale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019insieme di questi dati emerge un panorama interessante che conferma <strong>alcuni radicati confini geografici, di classe e di genere tipicamente italiani che si riverberano anche nella pratica sportiva<\/strong>. Una conferma che induce a pensare che sia necessario un urgente intervento pubblico per colmare i gap con politiche lungimiranti che favoriscano sviluppo economico, occupazione, prevenzione, integrazione e uguaglianza di genere.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono circa 20 milioni le persone che in Italia dichiarano di praticare qualche sport in modo continuativo: un italiano ogni 4. La mia impressione che fossero aumentati era vera. Dal 2001 ad oggi siamo passati dal 19 al 25,1% della popolazione.<\/strong> Complici le catene di materiale tecnico low cost, le palestre aperte 24\/24h, l\u2019e-commerce, i blog e i tutorial, ma anche le martellanti campagne sui benefici che lo sport apporta alla salute, sempre pi\u00f9 persone si allacciano le scarpe da corsa. Siamo circondati da 6 milioni di runners, intendendo con ci\u00f2 solo quelli che si sono iscritti a qualche gara, sia essa la campestre della parrocchia o i 100Km del Passatore: e non \u00e8 certo un caso, dato che la corsa (a non volere cardiofrequenzimetri e abbigliamento tecnico di alta qualit\u00e0) \u00e8 senza dubbio lo sport pi\u00f9 economico che si possa praticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il 13% degli italiani non pratica mai nessun tipo di esercizio fisico. <strong>Orari di lavoro troppo intensi, spostamenti troppo lunghi, assenza di strutture per il supporto alle famiglie fanno s\u00ec che la maggior parte degli italiani finisca per \u201cnon avere tempo\u201d da dedicare allo sport<\/strong> \u2013 a meno di non volersi trasformare in quegli AlbaRunners che vediamo correre per le nostre citt\u00e0 in quell\u2019interstizio orario in cui qualcuno torna dal turno di notte e qualcuno va a prender servizio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia impressione di densit\u00e0 maggiore \u00e8 confermata anche da un altro dato. Sono venuta a vivere in una delle regioni pi\u00f9 sportive d\u2019Italia. Il 31% circa degli abitanti del Nord-Est pratica qualche sport, contro il 17,5% delle regioni meridionali. La met\u00e0 della popolazione del Mezzogiorno non pratica mai nessuno sport.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se andiamo ad incrociare questi dati con la pratica sportiva per quintili di reddito \u2013 che dimostra che solo nei due quintili pi\u00f9 elevati pi\u00f9 del 40% della popolazione dedica all\u2019attivit\u00e0 fisica i 150 minuti minimi settimanali consigliati dall\u2019OMS per definire il proprio stile di vita \u201csano\u201d \u2013 e con le disparit\u00e0 di reddito tra le diverse macro-regioni italiane, \u00e8 presto spiegato come <strong>lo sport sia tutt\u2019oggi in Italia una questione di classe e di welfare comunale.<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una questione di classe evidente anche se si guarda il dato generazionale: <strong>il 66% dei giovani fino a 15 anni pratica qualche sport, complici le iniziative scolastiche e la volont\u00e0 dei genitori di dare loro delle opportunit\u00e0. Ma arrivati a quell\u2019et\u00e0, pi\u00f9 della met\u00e0 smette di fare sport giustificando la scelta con l\u2019assenza di strutture nella propria zona o con il costo eccessivo delle stesse<\/strong>. Semplicemente, non ce lo si pu\u00f2 pi\u00f9 permettere.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c\u2019\u00e8 la questione di genere. Definita anzitutto da un quadro legale sfavorevole: in base alla legge 91\/1981 nel nostro paese <strong>nessuna disciplina sportiva femminile \u00e8 qualificata come professionistica, con pesanti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali<\/strong>. Allora per le donne fare dello sport una ragione di vita diventa impossibile.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche la pratica amatoriale segna il passo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8 donne su 10 non praticano mai \u2013 o solo raramente \u2013 alcuno sport. \u00c8 vero che le donne iscritte a qualche gara di corsa sono aumentate dell\u20198% dal 2015, ma stiamo parlando di circa 6000 atlete a fronte di 33mila uomini!!<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le donne tra i 15 e i 24 dedicano all\u2019attivit\u00e0 sportiva il 12,4% del proprio tempo libero, a fronte del 13,9% dei loro coetanei maschi. E la differenza si ripete nelle fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 avanzate.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mettendo in correlazione questo dato con <strong>le 4 ore a settimana che le donne italiane dedicano pi\u00f9 dei loro compagni alle attivit\u00e0 di accudimento di figli e nonni e alle faccende domestiche<\/strong>, \u00e8 facile capire come mai i maschi italiani hanno tempo di andare a calcetto e di fare ciclismo mentre per le donne sembra funambolico anche rimediare un\u2019ora per frequentare un corso di Zumba.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1944, in piena guerra, una lettrice scriveva a \u201cNoi donne\u201d, la rivista allora clandestina dell\u2019Unione Donne Italiane, ramo femminile del Pci:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cFino adesso noi ragazze del popolo non abbiamo mai potuto fare dello sport; ci era impossibile sotto il fascismo perch\u00e9, ancor pi\u00f9 di quello maschile, lo sport femminile era riservato a chi poteva pagare. (\u2026) \u00c8 ora di mettere fine a tutto questo; \u00e8 ora di aprire lo sport anche a noi ragazze del popolo. In che modo? Secondo me, basta mettersi in testa che lo sport ha un solo scopo, importantissimo, per la vita nazionale: educare fisicamente il popolo\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A che punto siamo 80 anni dopo? Al punto in cui occorrerebbe pianificare interventi pubblici corposi che incentivino l\u2019attivit\u00e0 sportiva per tutte le et\u00e0 e sull\u2019intero territorio nazionale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa intendiamo con \u201cinterventi pubblici corposi\u201d?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla Fidal arriva l\u2019idea di trasformare le citt\u00e0 non solo in \u201csmart\u201d ma anche in \u201csport city\u201d. Dicono Fabio Pagliara e Livio Giugliuto nel loro libro \u201cDi corsa of course!\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon esiste in Italia una strategia per usare la citt\u00e0 come palestre a cielo aperto. Nelle citt\u00e0 italiane prevalgono l\u2019urbanistica della paura, le tattiche di contenimento, le operazioni di chiusura, mentre nelle citt\u00e0 spagnole la sfida avviene sul terreno dell\u2019apertura e della permanenza dello spazio pubblico come essenza della citt\u00e0\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In passato gli italiani vivevano nelle piazze, frequentavano i luoghi aperti come luoghi di ritrovo. Oggi sono gli stranieri che fruiscono di spazi che gli italiani abbandonano chiudendosi dietro recinzioni e telecamere. Sono gli stranieri che creano nuove comunit\u00e0: a Mestre il parco della Bissuola \u2013 vituperatissimo luogo di spaccio \u2013 ospita per\u00f2 un campionato di Cricket, frequentatissimo dalla comunit\u00e0 bangla, la stessa che nelle notti d\u2019estate gioca a volano (!) alla luce dei lampioni nel \u201cbronx\u201d di via Piave.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, solo i luoghi frequentati sono luoghi sicuri, <strong>non c\u2019\u00e8 ronda che possa essere efficace quanto la presenza di persone<\/strong>. La rigenerazione urbana passa dunque per l\u2019uso degli spazi verdi, spesso abbandonati a loro stessi, aree considerate \u201ca rischio\u201d dalla popolazione \u201cautoctona\u201d e presidiate solo da loschi giri d\u2019affari illegali e dalle pattuglie di esercito e polizia. Riportare gli italiani a vivere i parchi e le piazze \u00e8 una via indispensabile per espellere la delinquenza e per praticare l\u2019inclusione e l\u2019integrazione di gruppi di popolazione provenienti da aree geografiche e culturali diverse.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pagliara e Giugliuto, peraltro, evidenziano come il 99% degli italiani accoglierebbe con entusiasmo la realizzazione di percorsi misurati dove correre, aree attrezzate comunali, attivit\u00e0 nei parchi guidati da istruttori reclutati dal comune. 9 italiani su 10 desidererebbero strutture sportive pubbliche capillari. Addirittura, l\u201988% sarebbe parecchio o del tutto disposto a pagare per la realizzazione di queste aree.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giunta rossa di Venezia dei remoti anni Ottanta punt\u00f2 non a caso anche sullo sport per riqualificare aree come Mestre, citt\u00e0 dormitorio senza tessuto sociale che vennero dotate di parchi, campi da basket, piscine, piste di pattinaggio all\u2019aperto. Il comune di Roma ha lanciato finalmente quest\u2019anno un programma chiamato PlayGround con cui costruir\u00e0 un\u2019area sportiva per ogni municipalit\u00e0. Aree individuate da RomaCapitale e finanziate e realizzate dal Coni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se a ci\u00f2 si affiancassero attivit\u00e0 all\u2019aperto programmate, campionati strutturati, tornei, corsi per le mamme, corsi di autodifesa, gruppi di runner e di ciclismo etc., si porterebbe a una reale riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che aiuterebbe anche a colmare le disparit\u00e0 economiche: <strong>non dover pagare per mandare il bambino a calcio o a pallavolo favorirebbe l\u2019inclusione di quel milione di bambini a rischio povert\u00e0 assoluta che non potranno mai pensare di praticare uno sport altrimenti.<\/strong>Mettendo peraltro in contatto classi sociali che solo nella scuola trovano un luogo di incontro e favorendo la circolazione di informazioni e la mobilit\u00e0 sociale nel medio-lungo periodo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono poi guadagni economici immediati nel favorire la pratica sportiva. Gi\u00e0 oggi siamo il secondo paese esportatore di materiali sportivi dell\u2019Unione Europea dopo la Germania. Abbiamo inventato e continuiamo a inventare soluzioni tecnologiche indispensabili per uno sport che \u00e8 sempre pi\u00f9 legato alle prestazioni. Incentivare la pratica sportiva aprirebbe a queste aziende un mercato interno tutto da scoprire. Magari con un \u201cbonus sport\u201d da affiancare al \u201cbonus cultura\u201d per i giovani legato ai prodotti d\u2019eccellenza italiani \u2013 e s\u00ec, suona a protezionismo, ma tant\u2019\u00e8.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 poi un indotto. Una Maratona grande come Milano porta 25mila atleti \u2013 considerando le varie distanze da 10 a 42,1km \u2013 e tutte le loro famiglie in citt\u00e0. Una corsa amatoriale come la Deejay Ten ne muove 35mila in ogni tappa. Lo sport, insomma, \u00e8 un volano economico: basta pensare che l\u2019indotto delle principali Maratone americane genera 1,4 miliardi di dollari all\u2019anno. Non vogliamo che le nostre citt\u00e0 campino di solo turismo, ma spesso quello dello sport \u00e8 un turismo familiare, consapevole e rispettoso dell\u2019ambiente.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, c\u2019\u00e8 un ritorno economico per l\u2019intera societ\u00e0 sul medio periodo, legato all\u2019impatto positivo che l\u2019attivit\u00e0 sportiva ha sulla diminuzione dell\u2019incidenza delle malattie da sedentariet\u00e0 e da stress. Insomma: spendere per costruire una piscina o un percorso da running e favorirne l\u2019utilizzo porta a un risparmio sulla spesa pubblica sanitaria.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A voler essere puntigliosi, ci sono anche molte ricerche che dimostrano come i lavoratori che praticano qualche attivit\u00e0 sportiva sono anche i pi\u00f9 efficaci nei propri compiti professionali \u2013 basta pensare che i CEO delle maggiori multinazionali sono spesso dei maratoneti amatoriali. Un tornaconto importante per le aziende \u2013 e per aumentare la popolazione occupata nel settore dello sport, che oggi \u00e8 lo 0,5% del totale \u2013 potrebbe quindi essere l\u2019introduzione di forme di \u201cbuoni sport\u201d, accanto ai \u201cbuoni pasto\u201d da inserire nel salario accessorio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimo aspetto: la pratica sportiva contribuisce a scardinare gli stereotipi di genere e a favorire l\u2019integrazione delle donne immigrate nella cultura di arrivo. Praticare sport \u00e8 un modo per le donne di affermare la propria indipendenza e libert\u00e0. Di dichiararsi autonome dal giogo maschile. Di dedicare tempo a s\u00e9 stesse oltre che ai propri \u201cdoveri\u201d di carers. In molte citt\u00e0 dell\u2019Emilia Romagna ci sono associazioni che promuovono corsi per insegnare alle donne ad andare in bicicletta. <strong>Molte donne immigrate provengono da paesi in cui \u2013 al pari che da noi prima della seconda guerra mondiale \u2013 alle donne \u00e8 proibito o visto di mal occhio l\u2019andare in bicicletta.<\/strong> Eppure la bici, lo dimostrano le storie delle nostre nonne che percorrevano centinaia di chilometri al giorno per andare in fabbrica, \u00e8 un mezzo indispensabile per l\u2019emancipazione femminile: serve ad entrare in contatto con ambienti diversi, persone provenienti da culture diverse, per confrontarsi, per uscire dal circolo chiuso delle appartenenze etniche.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"bottom \">\n<div class=\"row\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/michelangela-di-giacomo\/sport-per-tutti-perche-e-un-problema-di-economia-di-integrazione-e-di-genere\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/michelangela-di-giacomo\/sport-per-tutti-perche-e-un-problema-di-economia-di-integrazione-e-di-genere\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Michelangelo Di Giacomo) Che gli italiani siano degli entusiasti tifosi di sport \u00e8 un dato di fatto universalmente riconosciuto. 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