{"id":40480,"date":"2018-04-07T10:00:17","date_gmt":"2018-04-07T08:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40480"},"modified":"2018-04-07T09:07:51","modified_gmt":"2018-04-07T07:07:51","slug":"la-germania-propone-una-via-duscita-dalleuro-per-proteggere-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40480","title":{"rendered":"La Germania propone una via d\u2019uscita dall\u2019euro. Per proteggere se stessa"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BUSINESS INSIDER ITALIA (Marcello Minenna)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"media-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/04\/GettyImages-4588408741-619x368.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"media-image\">Christoph Schmidt (a destra nella foto), presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania stringe la mano alla cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine della riunione annuale del Consiglio. AFP PHOTO \/ JOHN MACDOUGALL\/Getty Images)<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante un\u2019economia che va a pieni giri, con la crescita del PIL al 3%, la disoccupazione al 3,6% ai minimi da 40 anni ed un surplus commerciale record che sfiora i 300 miliardi di \u20ac, i maggiori economisti tedeschi sono assai preoccupati per le sue sorti. La minaccia pi\u00f9 immediata? Che il dibattito sulle riforme dell\u2019Unione monetaria prenda una piega concreta verso la condivisione dei rischi, grazie soprattutto alle (timide) pressioni francesi e data l\u2019inspiegabile assenza dell\u2019Italia. Infatti, una riforma dell\u2019Eurozona anche solo debolmente risk-shared che aumentasse (di poco) i trasferimenti di risorse verso i Paesi periferici vorrebbe dire rinunciare al comodo status quo attuale, nel quale l\u2019industria tedesca pu\u00f2 sfruttare la robusta ripresa del mercato europeo interno per le proprie esportazioni a prezzi ultra-competitivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2018\/04\/GettyImages-474225240-1024x633.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Hans-Werner Sinn, presidente dell\u2019istituto di ricerca economica Ifo, gesticola durante il suo discorso al 14 summit economico a Monaco nel maggio 2015. AFP PHOTO\/CHRISTOF STACHE \/Getty Images)<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta ufficiale del gruppo di influenti economisti tedeschi, tra cui Hans-Werner Sinn e Karl Konrad del Planck-Institut e niente meno che il Presidente del Consiglio dei Saggi Economici (Sachverst\u00e4ndigenrat), Christoph Schmidt \u00e8 radicale ma non sorprendente: la legislazione comunitaria dovrebbe prevedere espressamente una procedura di uscita dall\u2019Eurozona, sulla falsariga dell\u2019Articolo 50 del Trattato di Lisbona recentemente invocato dal Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con buona pace dell\u2019irrevocabilit\u00e0 dell\u2019Euro, dell\u2019irreversibilit\u00e0 del processo di integrazione ed altri sinonimi altisonanti invocati a fasi alterne dall\u2019euro-burocrazia, i tedeschi vogliono una via di uscita chiara dall\u2019Euro. Al momento attuale infatti per un Paese membro l\u2019unica possibilit\u00e0 di abbandonare l\u2019Euro passa proprio attraverso l\u2019applicazione dell\u2019articolo 50, che per\u00f2 richiederebbe anche l\u2019uscita tout court dall\u2019Unione Europea e dal mercato unico. Una scelta con dei costi per l\u2019economia manifatturiera tedesca, cos\u00ec ultra-integrata con i suoi Paesi satelliti, che appaiono proibitivi anche al gruppo di pensatori radicali tedeschi.<\/p>\n<blockquote><p>La minaccia dei saldi debitori di Target 2<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intellighenzia teutonica \u00e8 soprattutto crucciata dall\u2019accumularsi dei c.d. saldi Target2, con squilibri crescenti tra le banche centrali creditrici dei Paesi core e quelle debitrici dei Paesi periferici. Il saldo a credito della Bundesbank a fine febbraio 2018 ha raggiunto un picco monstre di 913 miliardi di \u20ac (ben pi\u00f9 alto del precedente record raggiunto nel 2012). \u00c8 importante capire come questa preoccupazione faccia senso solo perch\u00e9 negli ambienti accademici tedeschi oramai si ragiona esplicitamente nella direzione di una Germania senza Euro.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: \u201c<a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-classe-dirigente-ripassi-la-storia-la-condivisione-del-debito-e-la-ricetta-che-ha-fatto-grande-leuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La classe dirigente ripassi la storia: la condivisione del debito \u00e8 la ricetta che ha fatto grande l\u2019Europa<\/a>\u201c<\/h3>\n<h4 class=\"article-title\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato ripetuto pi\u00f9 volte con chiarezza che il saldo Target2 tedesco rappresenta solo una stratificazione di registrazioni contabili di operazioni finanziarie gi\u00e0 regolate (e quindi \u201cmorte\u201d) tra il sistema bancario tedesco e il resto delle banche europee, che hanno gi\u00e0 fatto affluire un oceano di liquidit\u00e0 nell\u2019economia tedesca riveniente perlopi\u00f9 dal surplus commerciale e dal processo di nazionalizzazione dei rischi.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, per il peculiare funzionamento del sistema Target2, le banche centrali nazionali \u2013 che intermediano sempre le operazioni transfrontaliere delle proprie banche \u2013 non regolano tra loro le transazioni, iscrivendo semplicemente la posta all\u2019interno del proprio bilancio. I saldi Target2 insomma sono debiti e crediti fittizi tra banche centrali, non esigibili e senza nessuna scadenza, remunerati infatti da un tasso di interesse minimo, quasi simbolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire meglio: un\u2019azienda italiana che importa dalla Germania attraverso la propria banca nazionale genera automaticamente un \u201cdebito\u201d Target2 per la Banca d\u2019Italia, perch\u00e9 il bonifico in partenza dalla banca italiana viene trasferito alla corrispondente banca tedesca direttamente dalla Bundesbank. Per\u00f2 i fondi in partenza dalla banca italiana si \u201cfermano\u201d contabilmente in Banca d\u2019Italia, che non paga nulla alla Bundesbank, ma iscrive semplicemente un debito nel proprio bilancio nei confronti della banca centrale tedesca. Lo stesso succede se una banca italiana compra un BTP da una banca tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: \u201c<a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/gli-italiani-stanno-investendo-soldi-fuori-dalla-penisola-per-paura-che-leuro-si-spacchi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Per paura di un ritorno alla lira gli italiani hanno gi\u00e0 investito all\u2019estero 220 miliardi<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerato che Banca d\u2019Italia e Bundesbank sono solo succursali della BCE dov\u2019\u00e8 il problema? Se l\u2019Unione monetaria rimane intatta non ci sar\u00e0 mai nessun problema, i saldi Target2 rimarranno solo sulla carta e potrebbero essere potenzialmente di entit\u00e0 illimitata.<br \/>\nRimarrebbero testimonianza contabile \u2013 questo s\u00ec \u2013 di uno squilibrio persistente nei flussi commerciali e finanziari dell\u2019Eurozona provocato prima dalla fissazione irrevocabile dei tassi di cambio delle precedenti valute dei Paesi membri e poi dalle logiche segregazioniste dei rischi sottese alle misure straordinarie della BCE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo infatti che i prestiti (LTRO) erogati da Francoforte tra il 2011 e il 2012 sono stati usati dalle banche periferiche per saldare crediti commerciali verso le banche franco-tedesche e assorbire le loro esposizioni in Govies (titoli di Stato) del Sud Europa. Se fossero andati direttamente a imprese e famiglie, i saldi Target2 non si sarebbero mossi. Parimenti se col Quantitative Easing la BCE avesse comprato direttamente i titoli di Stato senza coinvolgere le banche centrali nazionali. Una sintesi efficace delle pi\u00f9 recenti ricerche in materia effettuata dalla London School of Economics per conto dell\u2019Europarlamento nel novembre 2017 (TARGET (im)balances at record level: Should we worry?) evidenzia proprio queste caratteristiche strutturali delle divergenze nei saldi Target2.<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi paga i debiti di Target2 in caso di uscita dall\u2019euro?<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Se un Paese sta progettando di abbandonare la moneta unica, i rischi virtuali che sono stati \u201csegregati\u201d nei saldi Target2 si materializzano. Ipotesi: l\u2019Italia decide di uscire, magari attraverso l\u2019art.50 del Trattato di Lisbona. La Banca d\u2019Italia si scinde dalla BCE riacquisendo una propria autonomia di bilancio. In questo caso i saldi Target2 diventerebbero debiti e crediti reali tra autorit\u00e0 monetarie ben distinte. Nello scenario probabile di forte stress economico e finanziario indotto dall\u2019abbandono dell\u2019Unione Europea, la Banca d\u2019Italia \u2013 tornata verosimilmente sotto il controllo governativo \u2013 non avrebbe certo tra le sue priorit\u00e0 il pagamento di debiti (peraltro senza nessuna scadenza) per 440 miliardi di \u20ac alle altre banche centrali dell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco dunque che in questa prospettiva si capiscono le preoccupazioni tedesche. Il loro credito \u201cpotenziale\u201d di oltre 900 miliardi verso l\u2019Eurozona potrebbe essere di impossibile riscossione se si trovassero di fronte ad un\u2019uscita unilaterale di un Paese Periferico come Italia e Spagna, o anche se fosse il governo tedesco ad optare per il ritorno ad un nuovo marco. Il presidente della Bundesbank Weidmann ne \u00e8 pienamente consapevole e non a caso da anni propone un\u2019ipotesi di collateralizzazione dei saldi Target2 dove le banche centrali dovrebbero porre a garanzia di eventuali deficit degli attivi di sicuro valore, come l\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale non \u00e8 chiaro n\u00e9 se in caso di uscita unilaterale i saldi debbano essere regolati, n\u00e9 in quale valuta di riferimento.<\/p>\n<div class=\"media-image\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/businessinsider\/it\/2017\/07\/GettyImages-159242012-1024x683.jpg\" \/><\/p>\n<dl>\n<dd>Mario Draghi, Bce \u2013 foto di Hannelore Foerster\/Getty Images<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo si pu\u00f2 dibattere a lungo: in una celebre risposta del gennaio 2017 all\u2019interrogazione di due euro-parlamentari italiani, il Presidente Mario Draghi dichiar\u00f2 pubblicamente che nel caso estremo di un\u2019uscita unilaterale dalla moneta unica i saldi sarebbero dovuti essere regolati nell\u2019immediato, ed in Euro. Un\u2019interpretazione autentica e radicale, che rinfocol\u00f2 in parte le tensioni sulla tenuta dell\u2019Eurozona alla vigilia del voto presidenziale francese. Lo stesso Draghi per\u00f2 pochi mesi dopo fece marcia indietro, su una nuova interrogazione da parte di europarlamentari olandesi, dichiarando che la BCE stessa non poteva fare ipotesi sulla fine dell\u2019Euro data la sua irrevocabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ben vedere infatti, la dichiarazione di Draghi implicava specularmente che le nazioni a credito come Germania ed Olanda dovessero essere \u201cpremiate\u201d per la decisione di uscita con il regolamento in euro \u2013 e non in valute nazionali \u2013 a proprio favore dei saldi Target2. Un incentivo all\u2019uscita, in pratica, che la BCE non poteva legittimamente sostenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altro canto, dall\u2019analisi della documentazione legale sul sistema di pagamenti Target2 sembra che i conti tecnici su cui vengono regolate materialmente le transazioni siano soggetti a legge nazionale. Di conseguenza nel caso estremo di un\u2019uscita unilaterale dall\u2019unione monetaria da parte di uno dei Paesi membri, non \u00e8 possibile escludere che un eventuale tentativo di ridenominazione in valuta diversa dall\u2019Euro (come nuove lire, o dracma o peseta, verosimilmente svalutate) non possa essere tentato in sede legale dal Paese uscente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista della Germania dunque, sia che si concretizzi il rischio di un\u2019Italexit innescata da un governo non cooperativo con la disciplina fiscale dell\u2019area Euro, sia che si vada verso una riforma dell\u2019Unione monetaria che abbracci il principio della condivisione dei rischi, conviene che esista una procedura ordinata di uscita dall\u2019Euro. Alle loro condizioni, ovviamente.<\/p>\n<blockquote><p>La proposta di uscita dall\u2019euro degli economisti tedeschi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la triade Sinn- Konrad- Schmidt, la clausola dovrebbe far parte di un nuovo pacchetto di riforme che si inserirebbe nel pi\u00f9 ampio progetto lanciato dalla Commissione Europea lo scorso 6 dicembre e che comprende tra l\u2019altro l\u2019istituzione del Fondo Monetario Europeo e di un Ministro unico per l\u2019Eurozona. A quanto si capisce dal materiale disponibile, l\u2019attivazione della clausola di uscita sarebbe su base volontaria, ma fortemente proceduralizzata nei tempi e nelle modalit\u00e0 di negoziazione. Un punto chiave che sembra trasparire \u00e8 che i saldi Target2 andrebbero regolati, magari non nell\u2019immediato, ma con modalit\u00e0 che seguirebbero una laboriosa negoziazione, come \u00e8 accaduto per la determinazione del Divorce Bill tra Regno Unito ed Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso \u201cmalaugurato\u201d in cui l\u2019euro-burocrazia e gli altri Paesi riuscissero a forzare il processo di integrazione verso una mutualizzazione dei rischi \u201cinaccettabile\u201d, una via di fuga di questo tipo consentirebbe alla Germania di poter abbandonare l\u2019Eurozona con condizioni di vantaggio. Innanzitutto non dovrebbe abbandonare l\u2019Unione Europea (ed il mercato unico) e manterrebbe poi un privilegio legale all\u2019escussione dei 900 miliardi di saldi Target2 a credito nei confronti di tutti gli altri Paesi membri. La clausola offrirebbe alla Germania un cuscinetto anche nel caso in cui fosse l\u2019Italia a decidere l\u2019uscita, impedendo attraverso la fissazione di una procedura rigida una dissoluzione disordinata dell\u2019Unione monetaria, con i relativi riflessi drammatici sui sistemi bancari e finanziari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Cui prodest? La fattibilit\u00e0 di un utilizzo della clausola Eur-Exit da parte dell\u2019Italia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Euro \u00e8 nato esplicitamente senza prevedere la possibilit\u00e0 di una retromarcia da parte di uno dei Paesi membri, con la motivazione che ci\u00f2 avrebbe rafforzato il processo unidirezionale di integrazione. Fu una scelta di carattere politico della cui efficacia ex-post e dell\u2019opportunit\u00e0 ex-ante \u00e8 lecito dubitare. L\u2019economista USA Martin Feldstein defin\u00ec la scelta di negare la possibilit\u00e0 di uscita come deleteria e foriera di conflitti. Di sicuro l\u2019assenza di una clausola di uscita traeva la sua legittimazione da una prospettiva integrazione complessa, prima di tutto monetaria, ma successivamente fiscale ed infine politica. C\u2019era cio\u00e8 il presupposto implicito che ci si stesse muovendo verso un\u2019\u201dEuropa dei trasferimenti\u201d e della solidariet\u00e0; a che pro altrimenti decidere di bruciare i ponti rispetto al passato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta degli economisti tedeschi per\u00f2 antepone l\u2019interesse nazionale a quello comunitario, prevedendo una scappatoia per la Germania proprio da quell\u2019Europa dei trasferimenti che fungeva da presupposto al \u201csalto nel buio\u201d della moneta unica e che aveva gi\u00e0 garantito tramite la cancellazione del debito tedesco una riunificazione senza troppi contraccolpi delle due Germanie. In una lettura non troppo distante dalla realt\u00e0, la Germania ha remato negli anni \u201ccontro\u201d l\u2019idea di un\u2019Europa pienamente federale, quantomeno a livello fiscale, impantanando il processo di integrazione. In questo contesto mutato \u2013 di cui bisogner\u00e0 prendere atto prima o poi \u2013 l\u2019inserimento in linea di principio di una clausola di Eur-exit indica sicuramente, nelle parole di Stefano Fassina, \u201cconsapevolezza storica, economica e politica\u201d. Nella sostanza, disegnare una clausola di uscita che possa tutelare il Paese periferico richiedente appare tutt\u2019altra storia e mi vede piuttosto scettico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le modalit\u00e0 indicate dagli economisti tedeschi sono ovviamente pro domo sua, ed appaiono fortemente penalizzanti per il nostro Paese. Al di l\u00e0 dell\u2019esigibilit\u00e0 dei saldi Target2, una procedura di Eur-exit rigida nei tempi e nelle modalit\u00e0 stile Art.50 tenderebbe ad aumentare piuttosto che ridurre i costi di uscita per l\u2019Italia. Quale sarebbe infatti la posizione della BCE nel periodo di negoziazione? Fungerebbe da ombrello protettivo per il sistema bancario nazionale fino alla fine del periodo transitorio o ridurrebbe gradualmente il suo impegno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se la \u2018attitude\u2019 della BCE fosse apparentemente collaborativa, rimarrebbe comunque uno strumento di pressione da parte degli Stati rimanenti al fine di raggiungere un accordo pi\u00f9 favorevole, come d\u2019altronde l\u2019esperienza della crisi greca del 2015 insegna piuttosto bene. Storicamente tocca constatare come gli accordi di cambi fissi tendono a rompersi improvvisamente. Pu\u00f2 apparire paradossale ma l\u2019esistenza di una Banca Centrale unica a sostegno di un sistema di cambi fissi pu\u00f2 solo complicare il processo di ritorno alle valute nazionali.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-germania-propone-una-via-duscita-dalleuro-per-proteggere-se-stessa\/\">https:\/\/it.businessinsider.com\/la-germania-propone-una-via-duscita-dalleuro-per-proteggere-se-stessa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BUSINESS INSIDER ITALIA (Marcello Minenna) &nbsp; Christoph Schmidt (a destra nella foto), presidente del Consiglio degli esperti economici della Germania stringe la mano alla cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine della riunione annuale del Consiglio. 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