{"id":40525,"date":"2018-04-08T13:54:15","date_gmt":"2018-04-08T11:54:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40525"},"modified":"2018-04-08T13:54:15","modified_gmt":"2018-04-08T11:54:15","slug":"esiste-davvero-il-negazionismo-economico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40525","title":{"rendered":"Esiste davvero il negazionismo economico?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Guglielmo Forges Davanzati)<\/strong><\/p>\n<div class=\"detail-articles\">\n<div id=\"info_related\"><\/div>\n<div class=\"imgleft\"><em><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/04\/there-is-no-alternative.png\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"NaN\" \/><\/em><\/div>\n<div><em><strong>TINA<\/strong> (There Is Not Alternative)<\/em><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/52226\/contro-il-negazionismo-economico\/\">recente articolo<\/a> sul <strong>blog lavoce.info<\/strong>, il prof. <strong>Guido Tabellini<\/strong>, ex Rettore dell\u2019Universit\u00e0 Bocconi, propone un\u2019entusiastica recensione di un libro di due autori francesi \u2013 Pierre Cahuc e Andr\u00e9 Zylbrerger, un vero <em>best seller<\/em> \u2013 sul c.d. \u201c<strong>negazionismo economico<\/strong>\u201d. La tesi di fondo \u00e8 che \u201cla conoscenza economica ha ora solide basi empiriche e le sue prescrizioni sono diventate pi\u00f9 affidabili\u201d e ci\u00f2 nonostante \u201cquesti progressi sono spesso ignorati al di fuori della disciplina, con la conseguenza che il dibattito di politica economica \u00e8 di frequente viziato da pregiudizi ideologici\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente il presupposto dal quale Cahuc, Zylberger e e il prof. Tabellini partono: l\u2019Economia \u00e8 una scienza esatta, esiste un\u2019unica \u2018verit\u00e0 in Economia alla quale si arriva mediante un processo di continua e progressiva eliminazione di errori, l\u2019Economia \u00e8 una scienza sperimentale il cui statuto metodologico \u00e8 (o deve tendere a) quello delle scienze della natura.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una tesi nuova e le obiezioni rivolte a questo modo di concepire l\u2019Economia sono state e sono molteplici. Gi\u00e0 nel 1900, Maffeo Pantaleoni, economista italiano di orientamento liberista, ebbe a dichiarare \u201cIn Economia esistono due scuole di pensiero: chi la conosce e chi non la conosce\u201d. Non \u00e8 questa la sede per richiamare i tanti argomenti contrari a questa posizione: \u00e8 sufficiente rilevare che in Economia, a differenza delle scienze della natura, \u00e8 impossibile replicare un esperimento<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Qui \u00e8 forse pi\u00f9 interessante mettere in rilievo alcune conseguenza implicite di questa posizione: conseguenze per certi aspetti paradossali o contradditorie rispetto a ci\u00f2 che Tabellini scrive.<\/p>\n<p><strong>1. Proposizione 1: la teoria economica \u00e8 plurale e, al tempo stesso, basata sull\u2019evidenza<\/strong>.La \u2018teoria\u2019 del negazionismo economico prova a far credere che, nella disciplina, esistono orientamenti diversi (\u201c\u00e8 semplicemente falso che in economia vi sia un\u2019unica visione dominante\u201d, scrive Tabellini) e, al tempo stesso, pone un punto fermo laddove fonda l\u2019analisi economica su un\u2019evidenza empirica considerata non disputabile. Da qui, delle due l\u2019una: o \u00e8 vera la prima affermazione (gli economisti hanno opinioni diverse) o \u00e8 vera la seconda (l\u2019evidenza empirica \u00e8 conclusiva e non ammette opinioni discordanti). In altri termini, se \u00e8 l\u2019evidenza fattuale \u2013 assunta oggettiva \u2013 a stabilire qual \u00e8 la correlazione fra variabili economiche, non vi \u00e8 motivo per metterla in discussione e, per conseguenza, l\u2019esistenza di un \u201cpensiero unico\u201d (la cui esistenza Tabellini nega) ne costituisce, per contro, la conseguenza logica. Di pi\u00f9: sostenere la teoria del negazionismo economico porta semmai a rafforzare la convinzione che non solo gi\u00e0 esiste un pensiero unico, ma che occorra renderlo ancora pi\u00f9 egemone. La proposizione 1, dunque, si nega da sola.<\/p>\n<p><strong>2. Proposizione 2: la politica economica deriva da una teoria economica basata sull\u2019evidenza.<\/strong> Ci\u00f2 che preoccupa Tabellini \u00e8 che l\u2019opinione pubblica sia \u201cvittima di credenze\u201d, che derivano dalle \u201cfalse certezze\u201d delle \u201cricette populiste\u201d. \u00c8 compito dell\u2019economista far valere la sua \u201cautorit\u00e0 scientifica\u201d, contrastando i danni che si possono produrre \u201cin nome del pluralismo economico\u201d. L\u2019autorit\u00e0 scientifica dell\u2019economista la si valuta dalle sue \u201ccredenziali\u201d. Quali siano queste credenziali non \u00e8 dato sapere, ma si pu\u00f2 congetturare che siano riferite alla quantit\u00e0 di pubblicazioni su riviste accademiche considerate <em>top. <\/em>Lasciamo da parte il problema di come e su quali parametri queste riviste vengono considerate prestigiose e procediamo con questa considerazione. Se l\u2019Economia \u00e8 basata sull\u2019evidenza, la politica economica \u00e8 anch\u2019essa basata sull\u2019evidenza e se la politica economica \u00e8 basata sull\u2019evidenza non ha alcun senso il dibattito di politica economica. Da ci\u00f2 dovrebbe logicamente discendere che gli unici governi ammissibili sono governi formati da soli tecnici, gli unici legittimati a gestire la politica economica sulla base dell\u2019evidenza. Il passaggio alla riduzione degli spazi democratici (peraltro diffusamente teorizzato nell\u2019ambito di ricerca nel quale si muove il prof. Tabellini) \u00e8 molto breve.<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019evidenza \u00e8 oggettiva e chi non la riconosce \u00e8 \u2018negazionista\u2019.<\/strong> \u00c8 implicita nella tesi di Tabellini l\u2019idea che l\u2019economista non abbia un proprio orientamento ideologico e neppure politico. \u00c8, cio\u00e8, un tecnico puro, la cui unica funzione consiste nel raccogliere dati, metterli in relazione (avvalendosi delle tecniche econometriche pi\u00f9 avanzate) e derivarne prescrizioni di politica economica. Il punto qui in discussione \u00e8 se l\u2019evidenza empirica sia realmente oggettiva. La risposta non pu\u00f2 che essere negativa. Ogni esercizio statistico presuppone l\u2019individuazione di variabili che il ricercatore <em>soggettivamente <\/em>considera rilevanti. La rilevanza soggettiva di una variabile rispetto a un\u2019altra non pu\u00f2 che risentire della sua \u201cvisione pre-analitica\u201d e, dunque, delle sue convinzioni in senso lato politiche. Ovviamente, esiste anche una domanda politica di idee economiche ed \u2018effetti di cattura\u2019, soprattutto laddove la ricerca \u00e8 finanziata da Istituzioni private, per ottenere risultati che diano legittimazione scientifica ai loro interessi. Tutto legittimo, ma nulla a che vedere con la libert\u00e0 di ricerca e tantomeno con la verit\u00e0 in Economia.<\/p>\n<p>La teoria del negazionismo economico ripropone il programma della<strong> <em>Evidence based policy<\/em><\/strong> lanciato nel 1997 dal New Labour di <strong>Tony Blair<\/strong>, cerca di avvalorare la dicotomia fra \u2018scientismo\u2019 e \u2018antiscientismo\u2019 e, per quanto attiene alle politiche economiche, ripropone di fatto il thatcheriano <em>There is no alternative. <\/em><\/p>\n<p>La teoria del negazionismo economico pu\u00f2 essere letta come il tentativo, da parte delle <em>\u00e8lites<\/em>, di mettere a tacere teorie economiche che pongono in discussione l\u2019attuale assetto istituzionale, basato su quello che \u00e8 stato definito <strong>attacco globale al lavoro<\/strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/#_ftn2\">[2]<\/a>. Anche qui nulla di nuovo. Uno dei massimi esponenti della \u201cscuola austriaca\u201d, Ludwig von Mises, scrisse con estrema chiarezza a riguardo:<\/p>\n<p>&#8220;Se \u00e8 l&#8217;interesse di classe a determinare il pensiero, allora oggi la borghesia ha bisogno di una teoria che esprima la realt\u00e0 senza contaminazioni da false idee. Fino all&#8217;apparizione di Marx, la borghesia ha beneficiato di un&#8217;ideologia, vale a dire del sistema degli economisti classici e volgari. Ma quando, con la pubblicazione del primo volume del Capitale (1867), il proletariato ha avuto una dottrina corrispondente alla propria collocazione sociale, la borghesia ha cambiato tattica &#8230; La borghesia aveva bisogno di una teoria che, guardando spassionatamente al vero stato delle cose e affrancata da ogni coloritura ideologica, le offrisse la possibilit\u00e0 di avere sempre a sua disposizione i mezzi pi\u00f9 idonei per la grande e decisiva lotta di classe&#8221; (L. von Mises, <em>Problemi epistemologici dell&#8217;economia<\/em>, 1933).<\/p>\n<p>Il rilievo della teoria del negazionismo economico, in questa fase storica, la si pu\u00f2 mettere in relazione con il successo elettorale, in Europa e non solo, di partiti e movimenti politici con programmi economici potenzialmente destabilizzanti. In pi\u00f9, la teoria del negazionismo economico pu\u00f2 essere anche letta come un segnale di crisi della teoria economica dominante, proprio in quanto ha necessit\u00e0 di acquisire ulteriore legittimazione negando appunto la validit\u00e0 di altre teorie, quindi rifiutandosi di confrontarsi con queste.<\/p>\n<p>Non esiste dunque un qualcosa che pu\u00f2 definirsi negazionismo economico. <strong>L\u2019economia \u00e8 una disciplina sociale, con importanti presupposti e implicazioni politiche<\/strong>, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 un ambito di <em>conflitto <\/em>fra teorie economiche contrapposte e radicalmente inconciliabili. Che il prof. Tabellini sia maggiormente ascoltato rispetto ad altri economisti \u2018critici\u2019 non dipende dal fatto che ci\u00f2 che dice o scrive \u00e8 basato sull\u2019evidenza (anche le teorie economiche definite negazioniste si basano sull\u2019evidenza): pi\u00f9 banalmente, <em>ci\u00f2 dipende dal fatto che quello che dice o scrive \u00e8 in linea con il pensiero dominante e lo dice o lo scrive da una sede universitaria considerata prestigiosa.<\/em><\/p>\n<p><strong>NOTE<\/p>\n<p><\/strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Le tesi qui esposte si limitano a discutere criticamente la posizione del prof. Tabellini in una formulazione comprensibile anche a non economisti, considerando la rilevanza che la voce di Tabellini ha avuto e ha nel dibattito politico italiano. Per una trattazione recente e approfondita delle teorie qui richiamate, si rinvia a C. Codaglione, F. Bogliacino e G.A. Veltri, (2018). <em>Scienza in vendita. Incertezza, interessi e valori nelle politiche pubbliche<\/em>. Milano: Egea.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. R. Bellofiore and J. Halevi (2010). <em>Could Be Raining&#8221;: The European Crisis After the Great Recession<\/em>, \u201cInternational Journal of Political Economy\u201d, 39, pp.5-30.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/esiste-davvero-il-negazionismo-economico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Guglielmo Forges Davanzati) TINA (There Is Not Alternative) In un recente articolo sul blog lavoce.info, il prof. 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