{"id":40714,"date":"2018-04-18T00:43:20","date_gmt":"2018-04-17T22:43:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40714"},"modified":"2018-04-17T11:18:43","modified_gmt":"2018-04-17T09:18:43","slug":"le-prove-invalsi-e-la-liberta-dinsegnamento-in-pericolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40714","title":{"rendered":"Le prove Invalsi e la libert\u00e0 d&#8217;insegnamento in pericolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di CARLO SCOGNAMIGLIO (docente di Filosofia e Storia e di Metodologie didattiche)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">1. Nell\u2019ultima settimana di marzo l\u2019INVALSI (<em>Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo e di Istruzione<\/em>) ha pubblicato un documento intitolato: \u201c<a href=\"http:\/\/www.invalsi.it\/invalsi\/doc_evidenza\/2018\/Le_Prove_INVALSI_secondo_INVALSI_in_breve.pdf\"><em>Le prove INVALSI secondo l\u2019INVALSI<\/em><\/a>\u201d, una sorta di\u00a0<em>excusatio non petita<\/em>, che rafforza, piuttosto che attenuare, alcune perplessit\u00e0 serpeggiate tra i docenti pi\u00f9 accorti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La procedura di somministrazione dei test standardizzati, nei vari ordini di scuola, ha incontrato in passato non poche difficolt\u00e0, dovute all\u2019approssimazione iniziale con cui erano state originariamente proposti (oggi riconosciuta dallo stesso INVALSI, che dichiara giustificabili le prime reazioni di protesta degli insegnanti), ma anche a problemi di affidabilit\u00e0 dei quesiti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Siamo di fronte a una questione spinosa e capace di chiamare in causa non soltanto il mondo della scuola, ma l\u2019intero dibattito politico. Troppo spesso \u00e8 stato frainteso il ruolo e il significato delle prove INVALSI. E questo recentissimo documento, prodotto dallo stesso istituto, nella sua ambiguit\u00e0 strutturale lascia intravedere un fondo coerente, da interrogare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L\u2019<em>incipit<\/em>\u00a0\u00e8 immediatamente rivelatorio. Si afferma infatti che compito della scuola \u00e8 quello di attenuare le differenze sociali (con tanto di citazione testuale dell\u2019articolo 3 della nostra Costituzione). A questa premessa, evidentemente cautelativa, si aggancia \u2013 senza alcun connettore logico \u2013 l\u2019idea che una misurazione standardizzata e oggettiva possa far emergere con chiarezza come e quali gruppi di studenti siano meno bravi ad utilizzare le conoscenze che posseggono. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Detto in soldoni, il ragionamento proposto \u00e8 il seguente: poich\u00e9 dobbiamo fare in modo che tutti abbiano le medesime opportunit\u00e0 formative, in difesa del diritto all\u2019istruzione, occorre un ente che misuri in modo oggettivo se oltre a possedere delle conoscenze, queste ultime siano \u201cmobilitabili\u201d in contesti problematici non ancora noti. Qual \u00e8 il rapporto tra l\u2019articolo 3 della Costituzione e questa iniziativa di controllo? Proviamo a scavare, forse troveremo qualcosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Se l\u2019INVALSI misurasse alcune competenze specifiche possedute dagli studenti italiani in forma completamente anonima e senza riferimento alcuno alle singole classi, alle singole scuole, o alle diverse regioni, tale informazione assumerebbe i connotati di un dato statistico generale, capace al massimo di certificare quanto in un determinato tipo di prove gli studenti italiani siano pi\u00f9 o meno in grado di trovare soluzioni. Questo\u00a0<em>feedback<\/em>\u00a0apporterebbe un contributo trasformativo rispetto al sistema delle disuguaglianze? Non vedo come.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Facciamo un\u2019ipotesi diversa. Poniamo invece il caso che l\u2019INVALSI decida di misurare con lo stesso sistema i risultati delle prove, limitandosi a comparare tra loro le diverse aree geografiche. Questo dato potrebbe avere un significato se implicasse maggiori investimenti nella spesa per l\u2019istruzione nelle regioni pi\u00f9 deboli scolasticamente, ma a questo punto le varie realt\u00e0 farebbero a gara per fallire le prove, pur di ottenere maggiori risorse. In ogni caso, se anche venissero premiate le pi\u00f9 virtuose, nulla accadrebbe rispetto alle differenze sociali all\u2019interno di ciascuna area geografica. Non stiamo parlando di questo, dunque.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Terza ipotesi: se l\u2019INVALSI perseguisse esclusivamente l\u2019obiettivo di comparare gli esiti scuola per scuola, cosa implicherebbe la scoperta di un grande divario tra una scuola del centro di Roma e un plesso periferico? Incrementi di organico a favore di quest\u2019ultima? Iniezione di risorse economiche per il potenziamento dell\u2019offerta formativa? No, anzi, oggi i dirigenti scolastici sono valutati e \u201cispezionati\u201d sulla base del cosiddetto \u201ceffetto scuola\u201d, cio\u00e8 su quanto \u2013 al netto del\u00a0<em>background<\/em>\u00a0socio-economico degli allievi e del tasso di boicottaggio delle prove \u2013 il singolo istituto abbia contribuito al miglioramento o peggioramento dei risultati. Ma ribadiamo il nostro quesito iniziale: sollecitare i dirigenti che hanno ottenuto risultati pi\u00f9 bassi, o motivare i docenti a risalire la china, costituisce \u2013 in s\u00e9 \u2013 una misura contro la dispersione scolastica? Sfido chiunque a costruire una qualsiasi ricerca scientifica capace di corroborare una relazione di questo tipo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L\u2019unica possibile relazione tra la lotta alle diseguaglianze e le prove INVALSI \u00e8 la seguente: fornendo ai docenti un\u2019informativa sui punti di difficolt\u00e0 che i loro studenti incontrano nell\u2019affrontare alcune prove, preparate con criteri scientifici accurati, si consente al personale educativo di ricalibrare metodi e contenuti del proprio lavoro per provare a garantire a tutti \u2013 anche ai pi\u00f9 svantaggiati \u2013 una formazione migliore sulle competenze fondamentali. Questo naturalmente sottendendo il dubbio che i metodi e gli strumenti utilizzati ordinariamente dai docenti (o da alcuni di questi) siano insufficienti a intercettare le difficolt\u00e0 individuali e a porvi rimedio. Le prove standardizzate, al contrario, sarebbero capaci di far emergere ci\u00f2 che al docente sfugge, e dunque renderebbero possibile la compensazione, offrendo al futuro scolastico degli allievi quel che i suoi insegnanti non sarebbero in grado di garantire. Ipotizziamo per assurdo di condividere questa impostazione, riusciremo comunque a seguire il ragionamento soltanto fino all\u2019emersione del dato numerico. Ma non \u00e8 dato di sapere quanto e come quel nudo dato possa innescare la promessa trasformazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Con lo stesso procedimento astratto alcune funzioni strumentali, nelle singole scuole, promuovono ossessivamente la costruzione di prove comuni obbligatorie, ribadendone la necessit\u00e0 per \u201carmonizzare\u201d l\u2019offerta formativa. In realt\u00e0, impiantare una macchina cos\u00ec complessa, con il solo fine di sollecitare il singolo docente a rivedere le proprie strategie, e confidando sul suo spirito di collaborazione, \u00e8 un\u2019inconsapevole ipocrisia, una razionalizzazione di un bisogno pi\u00f9 profondo, che \u00e8 forse l\u2019esigenza di esercitare uno stringente controllo sociale. Nelle singole scuole, c\u2019\u00e8 sempre qualche insegnante che coltiva il sogno represso di mettere in riga i propri colleghi, analogamente ai vertici delle istituzioni educative statali domina una sostanziale diffidenza nei confronti dei docenti, ma \u00e8 una sorta di profezia che si auto-avvera. Dopo anni di delegittimazione e proletarizzazione dei lavoratori della scuola, troppo facile diventa evidenziarne limiti e lacune.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Tra l\u2019altro, detto per inciso, le politiche ministeriali in campo scolastico e universitario hanno dato prova, negli ultimi anni, di discutibile sensibilit\u00e0 per le tematiche legate al diritto allo studio. Le motivazioni di questo iperattivismo valutativo, dunque, andranno cercate altrove.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">2. In realt\u00e0 l\u2019INVALSI si \u00e8 attrezzato per misurare non solo i risultati di ciascuna singola classe, ma addirittura di ogni singolo allievo, rilasciando alla fine del percorso di scuola secondaria (di primo e di secondo grado) una vera e propria certificazione delle competenze acquisite, rispetto alla quale i docenti non hanno alcun potere di intervento o giudizio. \u00c8 del tutto evidente, allora, che quel passaggio sull\u2019eguaglianza \u00e8 strumentale, e costituisce una sorta di\u00a0<em>captatio benevolentiae<\/em>, per far ingoiare ai docenti il boccone pi\u00f9 amaro. Il documento, infatti, \u00e8 soprattutto al personale della scuola che si rivolge.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Sempre nel quadro delle giustificazioni preliminari, gli estensori di quel testo precisano \u2013 bont\u00e0 loro \u2013 che le prove non possono \u201cmisurare tutto\u201d, poich\u00e9 \u201cci sono competenze importanti \u2013 ad esempio quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali, &#8211; che non sono valutabili con una prova standardizzata ma solo attraverso il contatto quotidiano che l\u2019insegnante ha con i suoi allievi\u201d (p. 9). Anche qui, gli estensori del documento pare abbiano voluto mettere le mani avanti, anticipando come propria tesi una prevedibile obiezione; operazione cautelativa, dunque, che serve a predisporre il terreno ed evitare che venga messo a nudo l\u2019effetto pi\u00f9 importante della scelta politica che si \u00e8 deciso di portare a compimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00c8 del tutto naturale che con la concessione di ampi spazi di autonomia alle scuole, si sia resa necessaria, a livello centrale, l\u2019istituzione di un organismo di controllo. In altri termini, se lo Stato cede alle scuole lo spazio utile per singolarizzare i percorsi formativi e in parte anche le programmazioni (che ora possono variamente accomodarsi nelle pi\u00f9 generiche Indicazioni Nazionali), lo Stato deve anche garantire in qualche modo che i titoli di studio posseggano valori reali, prima di certificarli. Nulla da eccepire. Finch\u00e9 sopravvivono gli Stati nazionali, questo tipo di passaggio \u00e8 ineludibile. Il punto \u00e8 che siamo impantanati in una zona ambigua. Infatti l\u2019esito della prova INVALSI non incide sulla possibilit\u00e0 di conseguire quei titoli. Non ancora. Per il momento siamo arrivati soltanto all\u2019obbligatoriet\u00e0 della partecipazione. L\u2019INVALSI non pu\u00f2 bocciare; pu\u00f2 per\u00f2 valutare i singoli, e pu\u00f2 farlo indipendentemente dal processo di valutazione definito dal Consiglio di classe.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Lo Stato ha rinunciato a monitorare le condizioni di salute delle diverse scuole per mezzo esami affidati a Commissari esterni con chiamata nazionale: in parte per ragioni di risparmio, ma anche per sfiducia nei confronti degli insegnanti, e soprattutto per adesione a un sistema ideologico e di cultura statistico-gestionale che ha inebriato tutti i paesi del turbocapitalismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Certamente in futuro l\u2019unica valutazione utile ai fini del rilascio di un titolo di studio sar\u00e0 legata alle cosiddette \u201ccertificazioni esterne\u201d, cio\u00e8 alle prove INVALSI. La strada \u00e8 questa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Assegnare una certificazione individuale produce l\u2019effetto sociale immediato di allarmare i genitori, i quali vivono nella societ\u00e0 di mercato, e intuiscono immediatamente il rischio che in futuro l\u2019unico numero preso in considerazione dalle facolt\u00e0 a numero chiuso o da eventuali prove concorsuali, sar\u00e0 l\u2019esito della prova INVALSI, e non la valutazione interna della scuola. Possiamo dar torto a questi genitori? Assolutamente no. La loro preoccupazione e responsabilit\u00e0 dev\u2019essere ricondotta alla creazione di tutte le condizioni utili per non procurare ai propri figli elementi di rischio nell\u2019integrazione sociale. I dirigenti INVALSI lo sanno, e anche se alla fine del documento raccomandano agli insegnanti di spiegare ai genitori il \u201cvero\u201d spirito dei test, in realt\u00e0 credo si augurino proprio quella reazione parentale. Ogni ente istituzionalizzato, infatti, trova in s\u00e9 stesso e nella propria replicazione, insieme alla creazione della propria indispensabilit\u00e0, la sua ragion d\u2019essere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">3. Tutto questo accadr\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 nella cultura dominante, \u00e8 il cuore della\u00a0<em>societ\u00e0 della prestazione<\/em>, dove i danni sono prodotti socialmente, ma i costi ricadono sull\u2019individuo, e ogni fallimento personale si potr\u00e0 sempre attribuire alla mancanza di\u00a0<em>problem solving<\/em>\u00a0o di spirito d\u2019iniziativa, deresponsabilizzando chi amministra o dovrebbe amministrare i processi globali. Anche le istituzioni, come ogni frammento di societ\u00e0, stanno assumendo l\u2019imperativo del potenziamento individuale nella definizione di nuove procedure operative e soluzione dei problemi. Lo preannunciava Ehrenberg nel 1999: \u201cle regole appaiono radicalmente mutate, qualunque sia il settore \u2013 impresa, scuola, famiglia \u2013 preso in esame. Non pi\u00f9 obbedienza, disciplina, conformit\u00e0 all\u2019etica corrente, bens\u00ec flessibilit\u00e0, spirito di cambiamento, rapidit\u00e0 di adattamento, ecc. Padronanza di s\u00e9, duttilit\u00e0 psichica e affettiva, capacit\u00e0 di azione\/reazione fanno in modo che ciascuno si senta in dovere di adeguarsi in permanenza a un mondo che sta appunto perdendo la sua permanenza, un mondo instabile, provvisorio, con flussi e traiettorie sobbalzanti\u201d (A. Ehrenberg,\u00a0<em>La fatica di essere s\u00e9 stessi. Depressione e societ\u00e0<\/em>, Torino 1999, p. 257).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Con questo gioco statistico, gli insegnanti vengono analogamente inghiottiti dallo schema della competizione rispetto agli esiti. Lo stesso vale per i dirigenti scolastici. Tutte le componenti della scuola, in modo non necessariamente armonico n\u00e9 omogeneo, correranno a cercare il risultato pi\u00f9 performante. Ma per fare questo sar\u00e0 necessario un arbitro oggettivo, cio\u00e8 l\u2019INVALSI, appunto, che emetter\u00e0 la sentenza sui livelli di competenza grazie alle prove\u00a0<em>computer based<\/em>, con valutazione tempestiva e inoppugnabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il documento pubblicato insiste nel precisare che non si tratta di una seconda pagella, e che dev\u2019essere integrato con la valutazione interna. Ma tutto lascia pensare a un gioco di prestigio. Facile intuirne, infatti, l\u2019effetto sociale. Fatta accezione per i pi\u00f9 avveduti, infatti, gran parte delle persone sono indotte a ritenere \u2013 ad esempio \u2013 che la valutazione emersa da un esame linguistico per l\u2019ottenimento delle certificazioni Cambridge attesti meglio e pi\u00f9 oggettivamente la preparazione di un allievo, rispetto a un bel 9 in pagella, assegnato dal docente di inglese. Accadr\u00e0 esattamente la stessa cosa per le altre aree disciplinari. Il mito dell\u2019oggettivit\u00e0 \u00e8 un ingombrante feticcio nei processi docimologici. E come si \u00e8 ben evidenziato da Valeria Pinto in\u00a0<em>Valutare e punire: verso una cultura critica della valutazione\u00a0<\/em>(Cronopio 2012), lo strumento rischia di distruggere ci\u00f2 su cui esercita la propria funzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">4. La valutazione andr\u00e0 sempre pi\u00f9 a sganciarsi dal processo educativo, e questo pu\u00f2 essere forse apprezzato da una prospettiva ingegneristica, la quale male e pericolosamente si applica ai fenomeni culturali e psico-sociali, che sono \u2013 grazie al cielo \u2013 molto pi\u00f9 complessi. Sebbene le prove INVALSI costituiscano una naturale risposta della macchina statale alla concessione dell\u2019autonomia, esse nella loro immanente tensione all\u2019eccedenza rispetto all\u2019uso, lasciano spazio all\u2019abuso. Gli automatismi di controllo delle Istituzioni vanno sempre bilanciati da processi democratici. L\u2019ideologia dell\u2019efficienza ha gi\u00e0 dimostrato a sufficienza i disastri che \u00e8 capace di produrre. Non abbiamo bisogno di ulteriori dimostrazioni. Occorre pluralismo, sempre. Eppure anche su questo il documento INVALSI sembra volersi cautelare anticipatamente, precisando che le prove non possono dire \u201ccome\u201d si insegna. Si limiterebbero invece solo a evidenziare cosa non si riesce a insegnare. Ma questo non \u00e8 del tutto vero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Le prove INVALSI sono costruite per valutare alcune competenze specifiche, nella lettura, nel calcolo e nella comprensione linguistica, e sono pensate in modo assai serio. Personalmente trovo molto ben strutturate le prove INVALSI; si tratta di esercizi utili e stimolanti. Ma non \u00e8 affatto onesto sostenere che non suggeriscano il \u201ccome\u201d insegnare. Esse sono per definizione impossibili da \u201cpreparare\u201d. Esercitarsi sui test \u00e8 del tutto inutile, se non come maturazione di un\u2019attitudine alla gestione dei tempi e dello stress.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Le prove esigono una ristrutturazione della metodologia didattica in chiave costruttivista, centrata sulla didattica per competenze, e segnata dal ricorso frequente a compiti di realt\u00e0 e situazioni problematiche. Richiedono inoltre un fortissimo irrobustimento delle capacit\u00e0 metacognitive, quindi spingono naturalmente all\u2019adozione di metodologie di studio capaci di stimolare una riflessione sul proprio metodo d\u2019apprendimento, come mappe mentali, mappe concettuali e algoritmi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Nulla di male, ovviamente. Sono tutte idee interessanti e in gran parte condivisibili. Ma non \u00e8 vero che esse non producano una trasformazione del metodo di insegnamento. Se le prove INVALSI fossero solo uno strumento di rilevazione statistica, poco male. Ma essendo invece usate come strumento di valutazione delle istituzioni scolastiche, e dei singoli allievi, esse forzano i docenti a una revisione del proprio metodo. Non si pu\u00f2 dire, come si legge nel documento, che resta inviolata e anzi rafforzata la \u201clibert\u00e0 d\u2019insegnamento\u201d. Questo importante istituto costituzionale \u00e8 di fatto messo in discussione. Il vecchio esame basato sui programmi, paradossalmente e nelle sue rigidit\u00e0, lasciava maggiore discrezione metodologica al docente. L\u2019importante era arrivare ai contenuti di programma, qualunque fosse la strada prescelta. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La certificazione INVALSI invece valuta prevalentemente l\u2019assimilazione di un metodo, e non di contenuti culturali. E il metodo, in questo caso, \u00e8 la\u00a0<em>forma mentis<\/em>. Essa \u00e8 utile e anzi necessaria per l\u2019affermazione dell\u2019individuo nella\u00a0<em>societ\u00e0 della prestazione<\/em>, non c\u2019\u00e8 dubbio. Eppure, la costruzione precoce e scolastica di questo dispositivo cognitivo significa riprodurre fin dall\u2019infanzia i modelli della societ\u00e0 manageriale, favorendo la costituzione di un filtro ideologico per la lettura della realt\u00e0 e dei rapporti umani; invece di promuovere il pensiero critico, rischia di far apparire come naturali e metastoriche alcune trame sociali che sono invece il prodotto di un sistema di mercato non pi\u00f9 controllato; si tratta di una manipolazione della libert\u00e0 di insegnamento forse anche pi\u00f9 stringente di una limitazione censoria sui contenuti. Sappiamo infatti che la scuola \u00e8 un\u2019importante agenzia di inculturazione, cio\u00e8 di apprendimento di norme, valori e modelli sociali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Al posto di un vero pluralismo culturale, rischiamo di orientare la scuola verso una sostanziale unilateralit\u00e0 della cultura aziendale post-fordista. Con tutti i rischi psicologici che questo atomismo competitivo esasperato stanno determinando nelle nuove generazioni. Perch\u00e9 a prescindere dalle prove INVALSI, il modello educativo connesso alla societ\u00e0 prestazionale ha gi\u00e0 iniziato a sostituire, gradualmente, quello pi\u00f9 strettamente agganciato alla vecchia societ\u00e0 salariale. Le motivazioni sono di ordine sociale. I\u00a0<em>media<\/em>\u00a0e il mercato del lavoro hanno piegato negli ultimi trent\u2019anni la mentalit\u00e0 collettiva, e il suo immaginario. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La scuola in parte resiste, soprattutto perch\u00e9 nei processi educativi chi insegna tende inconsapevolmente a riprodurre alcuni meccanismi vissuti molti anni prima come discente. Con questo \u201cconservatorismo\u201d strutturale, molti insegnanti veicolano un modello sociale e intellettuale superato dai tempi, ma che ha almeno il merito di mostrare l\u2019esistenza di un\u2019alterit\u00e0, occultata dall\u2019immaginario competitivo dei\u00a0<em>reality show<\/em>, degli\u00a0<em>youtuber<\/em>\u00a0e dal mito dell\u2019<em>empowerment<\/em>: modelli spregiudicatamente pervasivi in tutti gli altri prodotti simbolici della societ\u00e0. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La scuola fa resistenza, per lo pi\u00f9 in modo inconsapevole, politicamente inefficace e culturalmente scomposto. Ma quella ritrosia va piegata e forzata dal potere centrale e dai suoi apparati periferici. Ecco la funzione degli enti certificatori esterni. In ogni caso, gli effetti sui pi\u00f9 giovani della cultura del rafforzamento di s\u00e9, in funzione di un\u2019affermazione sociale presente e futura, sono evidenti.\u00a0<\/span><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Quale insegnante non ha notato negli ultimi anni una moltiplicazione incontrollata di disturbi d\u2019ansia e attacchi di panico e stati depressivi tra gli studenti? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Prigionieri anche noi della cultura della societ\u00e0 prestazionale, tendiamo a dire che questi ragazzi non sono abbastanza \u201cforti\u201d, e facciamo cadere sull\u2019individuo il peso di un problema sociale. Ed essi fanno lo stesso, ponendosi al cento per cento quali responsabili delle proprie difficolt\u00e0, isolandosi oppure affossando chi rimane indietro. Abbiamo osservato con stupore quel che accadeva in Giappone negli anni passati, con quel fenomeno chiamato\u00a0<em>hikikomori<\/em>, e che tuttavia inizia a comparire anche nelle nostre societ\u00e0: sempre pi\u00f9 numerosi sono i casi di adolescenti che si recludono all\u2019interno delle proprie stanze, riducendo al minimo il contatto vivo con la societ\u00e0, mantenuto attivo soltanto per mezzo delle relazioni virtuali. In aumento costante \u00e8 il dato relativo alle prescrizioni di farmaci antidepressivi, anche in Italia (Rapporto 2015 \u2013 Agenzia Italiana del farmaco). Per ogni individuo travolto dall\u2019iper-attivismo ansiogeno della cultura del successo, ce ne saranno altri che resteranno ai margini, che abbandoneranno la lotta, con comportamenti spesso autodistruttivi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Si obietter\u00e0 che i nuovi modelli educativi suggeriscono strategie collaborative da innestare nella didattica ordinaria, ma si noti in quale ottica: il\u00a0<em>cooperative learning<\/em>\u00a0\u00e8 interpretato come strumento funzionale alla costruzione di abilit\u00e0 sociali e relazionali, che il singolo dovr\u00e0 saper mettere in gioco in situazioni problematiche. Imparare a collaborare \u00e8 solo una delle tante\u00a0<em>life skills<\/em>. La sfera affettiva \u00e8 cos\u00ec catturata nella logica della\u00a0<em>performance<\/em>. Si tratta di un altro dispositivo biopolitico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L\u2019emarginazione sociale non si costruisce esplicitamente, per\u00f2, e questo \u00e8 veramente interessante: perch\u00e9 la societ\u00e0 della\u00a0<em>performance<\/em>\u00a0assume la bandiera dell\u2019inclusione per incentivare invece l\u2019esclusione e la gerarchia. \u00c8 quel processo che i sociologi definiscono \u201cintegrare per differenziare\u201d. Per cui un istituto come l\u2019INVALSI si adopera a stendere un documento in cui assume come bandiera l\u2019articolo 3 della Costituzione, ma di fatto reitera e incentiva un modello sociale che esprime il massimo grado di diseguaglianza che la storia del capitalismo abbia mai conosciuto. Si tratta del paradigma ben sintetizzato da quello \u201cspirito di iniziativa e imprenditorialit\u00e0\u201d evocato tra le \u201ccompetenze-chiave\u201d individuate dall\u2019Unione Europea.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Includere per escludere, dunque: un meccanismo complesso, che gli insegnanti hanno bisogno di gestire e bilanciare con una saggia gestione della didattica, e anche degli strumenti valutativi. Questa responsabilit\u00e0 pedagogica \u00e8 oggi per\u00f2 messa seriamente in discussione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">I vertici dell\u2019INVALSI sembrano manifestare tutta la propria sfiducia nei confronti dei docenti attraverso l\u2019introduzione delle prove\u00a0<em>computer based<\/em>. \u00c8 evidente che lo scopo principale di questa scelta non semplice (le scuole sono per lo pi\u00f9 male attrezzate) \u00e8 associata al desiderio di evitare il pi\u00f9 possibile che gli studenti si aiutino vicendevolmente o che l\u2019insegnante suggerisca le risposte (i quesiti sono differenti per ciascuno studente). Soprattutto, l\u2019insegnante \u00e8 escluso dal processo di correzione delle prove. Tagliato fuori dal processo di valutazione dei propri studenti, o almeno da quella parte del processo valutativo che a breve diventer\u00e0 preminente, e forse l\u2019unico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>fonte: <a href=\"http:\/\/carloscogna.blogspot.it\">carloscogna.blogspot.it\u00a0<\/a> (pubblicato anche su<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/\">&#8220;Micromega on line&#8221;<\/a><\/em><em>, 4 aprile 2018)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO SCOGNAMIGLIO (docente di Filosofia e Storia e di Metodologie didattiche) 1. Nell\u2019ultima settimana di marzo l\u2019INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo e di Istruzione) ha pubblicato un documento intitolato: \u201cLe prove INVALSI secondo l\u2019INVALSI\u201d, una sorta di\u00a0excusatio non petita, che rafforza, piuttosto che attenuare, alcune perplessit\u00e0 serpeggiate tra i docenti pi\u00f9 accorti. 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