{"id":40779,"date":"2018-04-11T11:00:53","date_gmt":"2018-04-11T09:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40779"},"modified":"2018-04-11T09:23:44","modified_gmt":"2018-04-11T07:23:44","slug":"il-buon-lavoro-il-buon-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40779","title":{"rendered":"Il buon lavoro, il buon sindacato"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/contratti_accordo_fg.jpg\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" srcset=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/contratti_accordo_fg.jpg 400w, http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/contratti_accordo_fg-300x200.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"266\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 e 31 gennaio scorso la CGIL ha organizzato una conferenza di programma, il \u201cBUON LAVORO\u201d, sul tema delle implicazioni dei processi di digitalizzazione ed informatizzazione sull\u2019organizzazione del lavoro delle imprese, sul mercato del lavoro, sulla contrattazione e sull\u2019organizzazione sociale delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una iniziativa quanto mai necessaria nel mondo sindacale ma dal carattere ancora drammaticamente estemporaneo. Arriva, infatti, a circa trenta anni dall\u2019avvio dei primi significativi processi di riorganizzazione delle attivit\u00e0 produttive e di impresa, nonch\u00e9 della vita e dei sistemi di controllo delle varie formazioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ritardo che si \u00e8 manifestato in tutta la sua gravit\u00e0 nella qualit\u00e0 della relazione del Segretario Generale, Susanna Camusso e nella gran parte degli interventi, in una iniziativa per altro ancora unica nel mondo sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/20180129relazione-conferenza-programma.pdf\">http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/20180129relazione-conferenza-programma.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.radioarticolo1.it\/jackets\/cerca.cfm?str=Buon+lavoro&amp;contenuto=audio\">http:\/\/www.radioarticolo1.it\/jackets\/cerca.cfm?str=Buon+lavoro&amp;contenuto=audio<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La natura del potere sindacale, decisamente pi\u00f9 contrattuale e di condizionamento che decisionale, giustifica solo in parte tale riflesso; contano soprattutto l\u2019impostazione culturale e le chiavi interpretative di una classe dirigente sindacale impegnata a conciliare in qualche maniera gli stereotipi dell\u2019attuale sinistra con il retaggio sempre pi\u00f9 vago e oscuro di una visione di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fattispecie la relazione e le conclusioni di Susanna Camusso, nelle approssimazioni, incongruenze e alcune volte addirittura salti logici ivi contenuti, rappresentano il portato evidente di questo limite e dell\u2019incapacit\u00e0 di offrire ai ceti popolari la possibilit\u00e0 di una difesa efficace delle proprie condizioni e un ruolo attivo in un eventuale progetto di sviluppo e di recupero di autorevolezza del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il momento, quindi, di addentrarsi nei contenuti di essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contrasto alle diseguaglianze \u00e8 il filo conduttore dell\u2019iniziativa e di tutto l\u2019impegno sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ambizione caratterizzante il progressismo democratico e di sinistra cui appartiene a pieno titolo il sindacato confederale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando per\u00f2 dalla enunciazione e dagli slogan taumaturgici si passa all\u2019analisi e agli obbiettivi politici iniziano a sorgere i problemi e le incongruenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>SULLE DISUGUAGLIANZE RISPETTO A CHI<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto diseguaglianze rispetto a chi e tra chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camusso riprende pigramente le analisi modaiole di Piketty; l\u20191%, detentori, per di pi\u00f9 bianchi, della ricchezza equivalente posseduta da 3,7 miliardi di persone restanti, quindi, rispetto al resto della popolazione. Un 1% costituito soprattutto da esponenti della finanza e delle banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa prima affermazione si presta a numerose obiezioni di varia rilevanza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sul colore della pelle,<\/strong> visto l\u2019emergere di nuove potenze economiche, soprattutto in Asia e di relativi nuovi patron.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dato del 1% \u00e8 un giochino statistico, dal vago sapore demagogico<\/strong>, realistico nel solo caso in cui tale immane ricchezza dovesse rimanere immobilizzata e tesaurizzata; una condizione legata a specifici cicli economici e fasi geopolitiche. Di regola rappresenta un sistema di drenaggio e riallocazione di risorse in settori e spazi geografici seguendo dinamiche economiche legate a strategie geopolitiche; un sistema, quindi, comunque di redistribuzione e di reinvestimento. Rappresentato come una cupola dominante gli affari e le peripezie del globo terreste, in grado di svuotare e sterilizzare l\u2019azione politica, verrebbe da chiedersi come possa una organizzazione, delimitata territorialmente e circoscritta alla difesa degli interessi del lavoro dipendente, contrastare efficacemente e realisticamente questa divaricazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019implicazione delle pi\u00f9 gravi ed evidenti di tale escamotage nell\u2019analisi politica e socioeconomica \u00e8 infatti l\u2019appiattimento del restante 99% di popolazione in un confuso calderone<\/strong> dagli ingredienti indistinti che impedisce di vedere le articolazioni sociali e le diversit\u00e0 di interessi e rappresentazione dei vari gruppi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019altra grave implicazione riguarda l\u2019incapacit\u00e0 di analizzare e spiegare la conflittualit\u00e0 politica<\/strong>, presente in tutti gli ambiti compreso quello economico, sempre pi\u00f9 accesa tra centri di potere in aperta competizione e del tutto incompatibile con una visione totalitaria e verticale dell\u2019azione politica. In questa dinamica i centri economico-finanziari sono solo parte dei vari centri decisionali in competizione e conflitto ai quali partecipano a pieno titolo \u00e9lites operanti in altri ambiti, dal militare all\u2019accademico, alla sicurezza interna, all\u2019amministrativo; compresi quindi quelli presenti nelle varie istituzioni pubbliche e statali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La conseguenza di tale impostazione \u00e8 la formulazione di orientamenti ed obbiettivi politici quantomeno velleitari o mal posti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>DISUGUAGLIANZE TRA CHI<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva di diseguaglianza interna al blocco del 99% si rivela se possibile ancora pi\u00f9 inadeguata. La constatazione ricorrente \u00e8 quella di una condizione sempre pi\u00f9 generalizzata di precariato e di peggioramento dei livelli di sfruttamento e di condizione economica.\u00a0 Pi\u00f9 che di diseguaglianza si tratterebbe quindi di appiattimento generalizzato al ribasso delle condizioni di vita e di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le vie di fuga consentite da queste chiavi di interpretazione sono alla fine scontate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si parte dalla aspirazione di un Governo Mondiale <\/strong>che dovrebbe controbilanciare lo strapotere di questa grande cupola, per consolarsi via via con la costituzione degli Stati Uniti d\u2019Europa e ridursi infine ad una generica azione di controllo dei Governi attraverso soprattutto la tassazione; il tutto corroborato e sostenuto dall\u2019azione di un presunto movimento sindacale e di opposizione internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe sin troppo facile sfrucugliare sulle possibilit\u00e0 reali di direzione unitaria di tale movimento, laddove dovesse prender piede e sul fallimento di tali aspirazioni nei momenti pi\u00f9 drammatici di conflitto di questi ultimi due secoli. Non \u00e8 per\u00f2 l\u2019aspetto centrale della questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ultime vicende legate alla manipolazione di dati dei colossi della comunicazione e alla crisi economica finanziaria degli ultimi dieci anni hanno rivelato la rivalit\u00e0 accesa di questi centri, l\u2019aperta innervazione di essi con gli apparati e i centri di alcuni stati in via di rafforzamento e di altri in via di indebolimento, la loro stessa dipendenza dalle scelte e dal controllo di questi apparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta quindi di un generico recupero del controllo pubblico, quanto di quello delle prerogative di quegli stati che volenti o nolenti vi hanno rinunciato attraverso la realizzazione di strategie particolarmente complesse ed articolate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Susanna Camusso invece non trova di meglio che lamentarsi del cosmopolitismo e della libert\u00e0 di circolazione a senso unico auspicati e perseguiti da questa cupola<\/strong>; applicati quindi ai capitali ma non alla manodopera e alle popolazioni, soggette queste ultime sempre pi\u00f9 alle limitazioni dei muri e di vari tipi di barriere. Da qui la conferma di una veemente condanna delle politiche protezioniste, per altro comunque esistenti in varie forme selettive, foriere di guerre e disastri. Una accorata difesa di libert\u00e0, costituita nella prosaica realt\u00e0 da pratiche selettive che hanno garantito il predominio pluridecennale della formazione americana, ma anche l\u2019emergere di nuove potenze sempre pi\u00f9 in grado di sostenere la competizione politico-economica. Un vero e proprio accecamento ideologico che impedisce di vedere la natura del conflitto tra centri globalisti e centri strategici pi\u00f9 disposti ad accettare una condizione multipolare; di individuare di conseguenza l\u2019interesse che hanno anche gran parte degli strati pi\u00f9 popolari e subalterni a veder frenati e strettamente controllati i processi di migrazione e i flussi economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quel che appare una visione universalistica in grado di interpretare adeguatamente la realt\u00e0 globale e gli interessi della varia umanit\u00e0, si rivela in realt\u00e0 una proiezione di una condizione e di un processo riguardante un mondo occidentale in declino o comunque costretto a circoscrivere la propria azione. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi, il diradamento e il depauperamento dei ceti medi, ad esempio, contrariamente alla rappresentazione catastrofica offerta dal Segretario Generale, \u00e8 un processo che riguarda soprattutto le formazioni occidentali in declino, in netto contrasto con il loro sviluppo nelle formazioni emerse ed emergenti quali la Cina, l\u2019India, la Russia, l\u2019Indonesia ed altre. La competizione e il declino, a volte relativo a volte assoluto delle formazioni occidentali, rende poco sostenibile il sistema di funzioni, di redistribuzione di rendite e redditi che ha contribuito a rimpolpare e garantire lo status di ampi settori di ceti intermedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un processo reso ingovernabile e ulteriormente destabilizzante da due altri fattori<\/strong> a loro volta globali, i quali hanno un influsso diverso su formazioni in via di sviluppo e formazioni sulla via del declino; su formazioni con una folta presenza di ceti medi numerosi ed articolati e formazioni con ceti da creare partendo da una base iniziale pi\u00f9 ristretta e meno articolata e diffusa:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>da processi di mondializzazione delle filiere produttive e dei servizi<\/strong> con la conseguente migrazione di interi comparti produttivi, pi\u00f9 o meno evoluti;<\/li>\n<li><strong>da processi potenti di robotizzazione e digitalizzazione<\/strong> i quali stanno trasformando radicalmente, pi\u00f9 che azzerando, il livello e le gerarchie di competenze professionali nonch\u00e9 la definizione di funzioni e ruoli necessari alla formazione e alla stratificazione dei ceti intermedi sotto mutate spoglie<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per una associazione la quale costitutivamente fonda la propria ragione d\u2019essere sul rapporto pi\u00f9 o meno conflittuale tra capitale e lavoro dipendente \u00e8 molto facile scivolare e proiettare le proprie dinamiche politiche e rivendicative in una visione universalistica di fatto subordinata, grazie all\u2019impostazione dualistica dei rapporti di potere tra capitalisti (ormai finanziari) e salariati (masse diseredate), alle strategie globaliste tipiche invece di centri strategici che ambiscono all\u2019egemonia unipolare<\/strong>. A meno che l\u2019organizzazione non disponga di una classe e di un gruppo dirigente talmente saldo politicamente da essere in grado di ricondurre le dinamiche ed i conflitti di classe, le rivendicazioni settoriali all\u2019interno delle dinamiche geopolitiche che si stanno consolidando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LE IMPLICAZIONI POLITICHE<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo gruppo dirigente non appare assolutamente in grado di elaborare una analisi e condurre un\u2019operazione politica di tale portata;<\/strong> di conseguenza non appare in grado di opporre una difesa efficace ed unitaria degli interessi popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra, al contrario, rimuovere dal proprio bagaglio personale quel patrimonio culturale duramente acquisito sino ai primissimi anni \u201970 ed utilizzato con buona efficacia per una brevissima stagione, sino a quando, cio\u00e8, non prevalsero definitivamente e tardivamente le pulsioni egualitariste pi\u00f9 esasperate tipiche dell\u2019operaio-massa e, in forma ancora pi\u00f9 avulsa, di ampi settori del pubblico impiego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019enfasi con la quale la CGIL<\/strong>, pi\u00f9 in generale l\u2019insieme del mondo sindacale, pone l\u2019accento sulle diseguaglianze \u00e8 il segno della gravit\u00e0 della frammentazione e polverizzazione del mondo del lavoro dipendente e collaterale, ma anche dei gravi limiti dell\u2019attuale azione sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La precarizzazione della condizione economica e dei diritti dei salariati, degli autonomi e di buona parte dei ceti professionali \u00e8 la conseguenza pressoch\u00e9 diretta del drastico ridimensionamento dell\u2019apparato produttivo e di servizi del paese, frutto a sua volta di una intrinseca debolezza politica della classe dirigente del paese. Il confronto tra le forze sociali, tra esse il confronto sindacale, si fonda quindi su basi e su margini pi\u00f9 ristretti; la forza contrattuale degli strati pi\u00f9 fragili e deboli risulta pregiudicata. L\u2019esigenza inderogabile di ammodernamento e riorganizzazione produttiva delle attivit\u00e0 superstiti e la perdita di controllo nazionale di gran parte delle imprese pi\u00f9 rilevanti hanno per altro sconvolto le basi del sistema di contrattazione e dei rituali sindacali consolidati sino a fine secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso l\u2019azione pi\u00f9 importante su cui \u00e8 impegnato questo sindacato riguarda la rielaborazione del sistema dei contratti collettivi e individuali di lavoro e il varo di una carta dei diritti. Una azione alla quale, per\u00f2, manca ormai una sponda politica ed istituzionale, una volta garantita dai partiti operai e popolari, in grado di sostenerla; tanto pi\u00f9 necessaria, quanto pi\u00f9 e polverizzato il quadro sociale operativo del sindacato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si tratta, per\u00f2, di una operazione di stampo prettamente legalitario,<\/strong> di fatto elitaria che prescinde dal contesto economico e dai rapporti ormai consolidati. Lo sviluppo esponenziale dell\u2019economia informale, una tara storica del paese Italia, \u00e8 tutta l\u00ec a rivelarne la debolezza e la parzialit\u00e0. Una fragilit\u00e0 rispetto alla quale le modalit\u00e0 di contrasto delle diseguaglianze prospettate da questo gruppo dirigente appaiono distorsive e fuorvianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019aspetto centrale del problema \u00e8 invece l\u2019appiattimento retributivo ed anche normativo riservato a tante categorie pi\u00f9 professionalizzate e specializzate<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza porre al centro questo aspetto, difficilmente il sindacato potr\u00e0 contare sull\u2019apporto delle forze pi\u00f9 competenti, pi\u00f9 forti e pi\u00f9 tenaci del mondo del lavoro; rischia, piuttosto, di essere soggetto al meglio alle vampate e alle fibrillazioni senza respiro dei settori pi\u00f9 degradati e meno capaci di sostenere confronti prolungati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause di questa condizione sono molteplici:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>la mancata coltivazione ed incentivazione di un ceto imprenditoriale e manageriale nazionale interessato e capace di investimenti strategici, di sviluppo di grandi imprese;<\/li>\n<li>la distruzione e l\u2019annichilimento progressivo di quella parte di classe dirigente della nazione in grado di sostenere una collocazione internazionale del paese sufficiente ad offrire spazi e condizioni a questo sviluppo;<\/li>\n<li>la destrutturazione piuttosto che la riorganizzazione di gran parte degli apparati e delle strutture necessari a garantire queste politiche;<\/li>\n<li>una condizione delle strutture produttive che richiede qualificazioni complesse ma fuori mercato;<\/li>\n<li>un serbatoio di manodopera inoccupata del tutto sproporzionato<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da qui lo spreco di competenze e di qualificazioni che sta portando ad un degrado progressivo degli stessi centri di formazione dal costo ormai sempre pi\u00f9 insostenibile e meno giustificabile dagli sbocchi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primissimi anni \u201970 furono i momenti di maggiore forza e lucidit\u00e0 del movimento sindacale. Fu la breve fase nella quale il sindacato godeva dell\u2019apporto militante dei settori pi\u00f9 professionalizzati del mondo del lavoro dipendente. In quegli anni matur\u00f2 la politica del cosiddetto \u201cnuovo modello di sviluppo\u201d, velleitaria e spesso fumosa, ma indicativa delle ambizioni unitarie e generali del movimento. Contestualmente si elabor\u00f2 la classificazione del personale in un inquadramento unico che tentava da una parte di far corrispondere il salario al livello professionale e di competenza dei dipendenti, siano essi operai, che impiegati, che tecnici, che quadri; dall\u2019altra di riordinare i sistemi di incentivazione individuali. Una epopea che si concluse rapidamente nell\u2019inerzia delle posizioni egualitariste pi\u00f9 radicali portate avanti dai settori meno qualificati e\/o pi\u00f9 istituzionalmente garantiti da un sistema di regolamentazione pubblica proprio degli apparati burocratici ed amministrativi sino all\u2019apoteosi velleitaria del salario considerato \u201cvariabile indipendente\u201d. Posizioni via via prevalenti negli ambienti sindacali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cosa si sia ridotta progressivamente la cittadella sindacale e la composizione di gran parte dei cortei \u00e8 sotto gli occhi di chi vuol vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LE OMISSIONI ED I RITARDI<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione di Susanna Camusso e la stessa azione sindacale sono lontani da un cambiamento di impostazioni altrimenti indifferibile.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Nella relazione <strong>non c\u2019\u00e8 traccia della necessit\u00e0 di tutelare e sviluppare un complesso di grandi imprese<\/strong>, a controllo e di espressione nazionale in grado di garantire adeguate piattaforme industriali nei settori sperimentali e strategici, in grado di competere ma anche di partecipare con pari dignit\u00e0 al sistema di compartecipazioni e di fusioni internazionali.<\/li>\n<li><strong>Non c\u2019\u00e8 traccia del ruolo preminente cui sono chiamati gli stati nazionali nello scacchiere geopolitico e nei sistemi di alleanza<\/strong> che si vanno prefigurando non ostante la vulgata sovranazionale ancora predominante in questi ambienti. Sistemi propedeutici al varo di politiche industriali e alla formazione di grandi complessi di imprese paragonabili a quelle americane, cinesi e in alcuni ambiti russe;<\/li>\n<li><strong>lo stesso ruolo pubblico si limita, nella rivendicazione, ad una politica di massicci investimenti e di riordino normativo e organizzativo<\/strong> tesi a favorire le condizioni e le opportunit\u00e0 di mercato. Una politica velleitaria nelle dimensioni, perch\u00e9 inquadrata nei vincoli comunitari; essa non farebbe che assecondare per altro i processi \u201cnaturali\u201d di mercato i cui indirizzi sono decisi altrove; di fatto in altri centri politici decisionali estranei al paese ma ben presenti in altre formazioni e apparati statali.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>SINDACATO E INDUSTRIA 4.0<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risulta gravemente inficiato, di conseguenza lo stesso approccio alla problematica dell\u2019industria 4.0 tentato nel convegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sorprende nemmeno il sostegno acritico ed entusiasta al provvedimento \u201cIndustria 4.0\u201d varato dal Ministro Calenda nel 2016 concesso dalle tre confederazioni nel 2017. \u00a0<a href=\"http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Doc-Unitario-CGIL-CISL-UIL-del-13-marzo-2017-INDUSTRIA-4_0-1.pdf\">http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Doc-Unitario-CGIL-CISL-UIL-del-13-marzo-2017-INDUSTRIA-4_0-1.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In proposito si veda quanto espresso a suo tempo da questo blog. <a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/?s=i+buoi+oltre\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/?s=i+buoi+oltre<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella relazione vi sono solo un paio di accenni critici in proposito, quasi del tutto irrilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si sottolinea il carattere fuorviante del titolo<\/strong> che induce a focalizzare l\u2019attenzione ai soli processi industriali di digitalizzazione e robotizzazione. In una successiva intervista Susanna Camusso, bont\u00e0 sua, tende a sottolineare ulteriormente che i processi riguardano ampiamente anche il settore dei servizi e le amministrazioni pubbliche. \u00a0Questo a distanza di quasi trent\u2019anni dai primi processi avviati, gi\u00e0 con ritardo, nel settore bancario. <a href=\"http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Idea_Diffusa01-2018-1.pdf\">http:\/\/www.cgil.it\/admin_nv47t8g34\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Idea_Diffusa01-2018-1.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si indulge sulla constatazione dell\u2019insufficienza degli investimenti<\/strong>, in particolare pubblici, nel settore della ricerca e sulla necessit\u00e0, sulla carenza, espressa in modo generico, di una concertazione tra le parti nella messa in opera e valorizzazione degli stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Glissa del tutto sull\u2019articolazione e sugli aspetti dei quattro ambiti<\/strong>, pur enunciati abbastanza chiaramente nel provvedimento governativo e posizionati gerarchicamente, entro i quali agiscono i processi di intelligenza artificiale (IA), di digitalizzazione e robotizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Critica blandamente il punto di vista legato esclusivamente ai processi di automazione degli impianti<\/strong>, ma solo per addentrarsi a grandi linee con un grande balzo spericolato sulla problematica dell\u2019introduzione di queste tecnologie nei beni di consumo e di servizio. Nella fattispecie sulle implicazioni positive legate alle possibili estensioni della gamma e della qualit\u00e0 di servizi e beni alla persona, in particolare quelli connessi allo stato sociale; su quelle negative legate al controllo e alla sicurezza dei dati personali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Su questo aspetto, nessuna attenzione all\u2019enorme e cruciale problema di sicurezza e di dipendenza<\/strong> legato ai processi di raccolta, filtraggio e trasmissione dei dati rilevati dai prodotti e dai processi industriali connessi in rete. Processi in mano quasi integralmente a compagnie americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un problema che sembra preoccupare seriamente cinesi e russi, tant\u2019\u00e8 che vi stanno investendo copiosamente; non sembra gran che tormentare i sonni degli europei, tanto meno degli italiani. Nel suo piccolo la Camusso offre il suo contributo al torpore. Si guarda bene dallo spingere il Governo e gli imprenditori italiani a cercare e promuovere sinergie e collaborazioni analoghe, specie in ambito franco-tedesco, per varare analoghe strutture di servizio. Tutto l\u2019afflato si riduce ad una accorata esortazione ad un controllo democratico, per iniziativa di governi ed istituti sovranazionali, della corretta gestione dei dati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci si sarebbe aspettato una particolare attenzione, connaturata alla missione del sindacato, sulle implicazioni dei processi di digitalizzazione, robotizzazione e IA sulla organizzazione del lavoro e sui vari livelli di qualificazione e professionalit\u00e0 richiesti<\/strong>. Un aspetto cruciale fondativo della contrattazione nazionale ed aziendale. Anche in questo caso, la premura con la quale la relazione sottolinea il fatto che ci si trova di fronte a processi di lungo periodo e reiterati pare pi\u00f9 un alibi per giustificare i ritardi di comprensione e di azione che un appello ad attrezzarsi ad una sorta di contrattazione permanente e con cognizione di causa in un quadro di politica industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non una parola, <\/strong>anche in questo caso<strong>, sulle pecurialit\u00e0 dell\u2019industria italiana, nella quasi totalit\u00e0 fatta ormai di aziende di medie e piccole dimensioni le quali impediscono di acquisire all\u2019interno gran parte delle nuove competenze<\/strong> richieste, obbligandole ad affidarsi a figure esterne. Da qui il fenomeno abnorme di professionisti esterni, spesso mal pagati e vessati, perch\u00e9 non organizzati in ordini professionali riconosciuti, dallo Stato. <strong>Nemmeno una parola sui processi di progressiva assimilazione delle competenze professionali in programmi modulari <\/strong>propedeutici ad un ulteriore processo di dequalificazione e precarizzazione del personale richiesto. Anche su questo i margini di azione sarebbero ancora ampi per compensare il calo di livello di specializzazione richiesti con un allargamento della qualificazione riguardante la conoscenza pi\u00f9 ampia possibile di cicli operativi. Anche questa una ricerca e un impegno tanto in voga in quegli anni, grazie all\u2019impegno politico e sindacale di tecnici e professionisti, ma caduta pressoch\u00e9 in disuso ai giorni nostri sino a confondere i concetti stessi di specializzazione e qualificazione, invertendone addirittura l\u2019importanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 un caso che la relazione, non ostante le intenzioni dichiarate, finisce regolarmente per soffermarsi sugli episodi di precariet\u00e0, come quelli dei call center, importanti per la loro diffusione ed estensione, ma marginali rispetto a quello che sta accadendo nei gangli vitali dell\u2019industria e dei servizi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questi limiti la classe dirigente sindacale non ha alcuna possibilit\u00e0 di inserirsi validamente in un progetto di rinascita nazionale, condannando ampi strati popolari alla marginalit\u00e0 politica, sociale ed economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stesso muro che legittimamente cerca di erigere contro la diffusione di regimi assistenziali slegati dalla condizione lavorativa<\/strong>, siano essi il reddito di cittadinanza o le pensioni sempre pi\u00f9 sganciate dai versamenti contributivi o quant\u2019altro, grazie a queste mancanze rischia di sgretolarsi di fronte agli attacchi concentrici e all\u2019attrattiva facile e temporanea offerte da partiti movimentisti come il M5S, da gran commis dello stato, come Tito Boeri e dalle rozze politiche aziendali di gestione del personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di converso la maggiore preoccupazione sembra concentrarsi su una reciproca legittimazione delle parti sociali, quindi in primo luogo con la Confindustria, tesa alla mera sopravvivenza conservativa<\/strong> e autoreferenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa sia attualmente la Confindustria, gi\u00e0 dal passato poco glorioso, meriterebbe un capitolo a parte. Pare evidente la sua intenzione di perseguire una politica di adeguamento alle possibilit\u00e0 di sfruttare gli interstizi di mercati determinati da altri. Per ambire a qualcosa di pi\u00f9 e di pi\u00f9 dinamico occorrerebbe una classe dirigente e un ceto politico di ben altre ambizioni e capacit\u00e0. La storia dell\u2019IRI, dell\u2019Olivetti, della Montedison sono l\u00ec a dimostrare il carattere prevalentemente retrivo e conservatore di questa organizzazione.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/04\/09\/il-buon-lavoro-il-buon-sindacato_-di-giuseppe-germinario\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/04\/09\/il-buon-lavoro-il-buon-sindacato_-di-giuseppe-germinario\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario) &nbsp; Il 30 e 31 gennaio scorso la CGIL ha organizzato una conferenza di programma, il \u201cBUON LAVORO\u201d, sul tema delle implicazioni dei processi di digitalizzazione ed informatizzazione sull\u2019organizzazione del lavoro delle imprese, sul mercato del lavoro, sulla contrattazione e sull\u2019organizzazione sociale delle comunit\u00e0. Una iniziativa quanto mai necessaria nel mondo sindacale ma dal carattere ancora drammaticamente estemporaneo. 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