{"id":40799,"date":"2018-04-11T11:11:33","date_gmt":"2018-04-11T09:11:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40799"},"modified":"2018-04-11T11:11:33","modified_gmt":"2018-04-11T09:11:33","slug":"brousseau-la-germania-si-e-di-fatto-esclusa-dalleurozona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40799","title":{"rendered":"Brousseau \u2013 La Germania si \u00e8 di fatto esclusa dall\u2019eurozona?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Vincent Brousseau)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post\">\n<div class=\"social_icon\">\n<div class=\"clear\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"postcontent\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.upr.fr\/actualite\/france\/lallemagne-sest-elle-exclue-de-fait-de-la-zone-euro-decryptage-de-larticle-de-patrick-artus-par-vincent-brousseau-ancien-economiste-a-la-bce-et-responsable-upr-des-questions-monetaires-et-du\">Vincent Brousseau<\/a>, ex economista della BCE e responsabile dell\u2019UPR sulle questioni monetarie e il ritorno al franco, analizza\u00a0il dato,\u00a0commentato recentemente sulla rivista on-line Atlantico dall\u2019economista francese Patrick Artus, che mostra come\u00a0il notevole flusso del risparmio tedesco si diriga ormai principalmente al di fuori della zona euro,\u00a0 fatto che rappresenta\u00a0un vero paradosso per un\u2019unione monetaria che in teoria dovrebbe favorire l\u2019integrazione\u00a0economica e finanziaria, e che inquieta parecchio gli economisti mainstream.\u00a0\u00a0La spiegazione pi\u00f9 semplice, e in linea col rasoio\u00a0di Occam, non \u00e8 comunemente contemplata, forse perch\u00e9 indicibile, ma riguarda il rischio di ridenominazione della valuta\u00a0\u00a0e quindi di un probabile crollo dell\u2019euro. Per restare nel paradosso, i tedeschi torneranno a investire nell\u2019eurozona solo quando l\u2019euro sar\u00e0 crollato.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>In un recente <a href=\"http:\/\/www.atlantico.fr\/decryptage\/allemagne-est-elle-exclue-fait-zone-euro-patrick-artus-3352166.html\">articolo<\/a> su Atlantico, l\u2019economista francese Patrick Artus pone una domanda abbastanza straordinaria nella sua formulazione: \u201c<\/b><\/strong><strong><i><b>La Germania si \u00e8\u00a0di fatto esclusa dall\u2019eurozona?<\/b><\/i><\/strong><strong><b>\u201c. Dietro a questo titolo si nasconde un\u2019osservazione forse meno spettacolare, ma sicuramente intrigante: i risparmiatori tedeschi non prestano pi\u00f9 i loro risparmi ad altri paesi dell\u2019area dell\u2019euro, mentre prestano a paesi al di fuori dell\u2019area dell\u2019euro. Che sembra un peccato. Si potrebbe capire che l\u2019unione monetaria abbia difficolt\u00e0 a creare una preferenza per gli investimenti all\u2019interno dell\u2019area, ma come diavolo \u00e8 possibile che si venga a creare una anti-preferenza?<\/b><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><i><b>L\u2019affermazione di Patrick Artus<\/b><\/i><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Innanzitutto, l\u2019affermazione. Cito testualmente: \u201c<em>Dal 2010, quindi dall\u2019inizio della crisi nella zona euro, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Il risparmio in eccesso dei tedeschi viene prestato al resto del mondo al di fuori della zona euro.<\/em>\u201d Questo \u00e8 quello che dice, e io non mi propongo di mettere in dubbio la sua parola. Artus se ne preoccupa, sostenendo che il ruolo di un\u2019unione monetaria dovrebbe essere quello di promuovere l\u2019integrazione finanziaria tra i suoi membri, e che invece questa fonte di finanziamento, il risparmio tedesco, risulta quindi perduta per la crescita del resto dell\u2019area.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Penso che il problema sia anche un po\u2019 pi\u00f9 generale. Tra il 2010 e il 2013, quando mi trovavo alla BCE, <b>sentivo ogni giorno dei lamenti sul fatto che il mercato dei capitali nell\u2019area era frammentato<\/b>, il che significa che questo mercato \u00e8 in realt\u00e0 la giustapposizione di diversi mercati nazionali che si ignorano scrupolosamente l\u2019un l\u2019altro. Si pu\u00f2 ben comprendere come questo stato di cose abbia il potenziale per sconvolgere un\u2019istituzione la cui vocazione, ruolo e ambizione sono di riunire i mercati della zona in un mercato unico che, per le sue dimensioni, sarebbe in grado di competere con quello degli Stati Uniti, ecc. Conoscete l\u2019argomento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una rapida occhiata a Google vi convincer\u00e0 che queste profonde preoccupazioni non sono scomparse: digitando le parole chiave \u201cmercato\u201d, \u201cframmentazione\u201d e \u201cBCE\u201d, e dando uno sguardo veloce ai primi centomila risultati, appare chiaro che il problema non solo \u00e8 ancora l\u00ec, ma riceve ancora una certa attenzione. Non c\u2019\u00e8 dubbio che se venti economie vengono costrette a vivere insieme infliggendo loro una moneta unica e tuttavia esse continuano a condurre i loro piccoli affari per conto proprio, ci\u00f2 crea un certo disordine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019osservazione di Artus, in particolare per quanto riguarda i tedeschi, va un po\u2019 oltre, poich\u00e9 non solo questi falsi fratelli ignorano con superbia gli altri membri della zona, ma preferiscono anche investire nella sfera anglofona, o in Brasile, in India, in Cina, insomma ovunque non ci sia l\u2019euro. Un europeista consapevole di queste cose (ma non tutti lo sono), non pu\u00f2, comprensibilmente, che viverla male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Artus passa quindi alle spiegazioni plausibili e ne prende in considerazione due in particolare. Una, che non \u00e8 da lui considerata la principale, riguarda le prospettive di crescita, che sono peggiori nell\u2019eurozona rispetto agli altri paesi. L\u2019altra, ritenuta pi\u00f9 importante, riguarda la nozione di avversione al rischio. Ma di quale rischio si tratterebbe? Il rischio che l\u2019austerit\u00e0 non venga imposta abbastanza velocemente nei paesi dell\u2019euro diversi dalla Germania. Qui riconosciamo, tra le righe, un certo discorso ufficiale. Anch\u2019io prendo in considerazione l\u2019idea dell\u2019avversione al rischio, ma penso che possa portare a un\u2019altra spiegazione pi\u00f9 in linea con il <a href=\"http:\/\/greymatterwanted.tumblr.com\/post\/16834334179\">principio della parsimonia<\/a>, che postula generalmente che, per una determinata osservazione, conviene prima considerare la spiegazione pi\u00f9 economica in termini di argomenti (da cui il termine \u201cprincipio di parsimonia\u201d), e in questo caso specifico \u00e8 necessario prima esaminare le spiegazioni basate su qualche caratteristica specifica della zona euro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><b>Il rischio di cambio<\/b><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il rischio di cambio non sembra scoraggiare il risparmio tedesco perch\u00e9, come abbiamo appena visto, i tedeschi sono disposti a investire dove la valuta non \u00e8 l\u2019euro. Il fatto \u00e8 che il rischio valutario pu\u00f2 essere eliminato, o almeno notevolmente ridotto, attraverso quella che \u00e8 nota come copertura del rischio di cambio. Non \u00e8 mia intenzione dettagliare tutte le possibilit\u00e0 che si offrono a una societ\u00e0, una banca o un ricco risparmiatore, per realizzare effettivamente questa copertura, ma vorrei evidenziare i seguenti punti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Il principio di una copertura del rischio di cambio \u00e8 sempre quello di proteggersi dagli effetti di un possibile cambiamento sfavorevole del tasso di cambio, al costo di rinunciare ai guadagni che deriverebbero dalla sua eventuale evoluzione favorevole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Tutte le tecniche, semplici o complicate, di copertura del rischio di cambio si riducono a combinazioni di vendite a termine di una valuta contro un\u2019altra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ad esempio, se si investe in America e si prevede per il proprio investimento un rendimento di $ 100.000 in un anno, ma si teme che entro l\u2019anno il dollaro si svaluti rispetto all\u2019euro, \u00e8 opportuno vendere alla scadenza di un anno la somma di 100.000 dollari contro euro. In questo modo, \u00e8 possibile sapere quanti euro si riceveranno <i>alla fine<\/i>, che \u00e8 ci\u00f2 che ci interessa, e questo indipendentemente da ci\u00f2 che accadr\u00e0 al tasso di cambio nel prossimo anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non \u00e8 il mio obiettivo spiegare qui come tecniche pi\u00f9 complicate, come swap\u00a0o opzioni, si riducano in ultima analisi a combinazioni di vendite o acquisti a termine di una valuta contro un\u2019altra, ma in effetti \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche se alcuni piccoli investitori che hanno acquistato azioni Apple potrebbero trascurare la copertura del loro rischio di cambio, ci\u00f2 non si verificher\u00e0 mai per una societ\u00e0 che investe o presta dei soldi a un\u2019altra societ\u00e0, per non parlare del caso di una banca. Quindi, alla fine dei conti, il rischio di cambio non scoraggia i risparmi, perch\u00e9 \u00e8 possibile\u00a0realizzare una copertura.<\/p>\n<h3 class=\"western\" align=\"LEFT\"><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><i><b>Il rischio di ridenominazione<\/b><\/i><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, esiste una variante del rischio valutario, alla quale di solito non si pensa e contro cui la copertura \u00e8 impossibile. Questo cugino del rischio di cambio che ha lo svantaggio di non poter essere coperto \u00e8 chiamato rischio di ridenominazione. Di solito \u00e8 assente, ma nella zona euro dal 2011 \u00e8 percepito come il rischio dominante e la sua esistenza \u00e8 stata riconosciuta da Draghi sin dal 2012. (L\u2019UPR ne aveva gi\u00e0 parlato a suo tempo, con una certa previdenza e reattivit\u00e0 , in\u00a0questo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.upr.fr\/actualite\/france-europe\/discours-mario-draghi-26juillet-bce\">articolo<\/a>.)<\/p>\n<h3 class=\"western\" align=\"LEFT\"><\/h3>\n<p>Di che si tratta? Mettiamo che io investa 100.000 euro a 5 anni. Quel che sto pagando oggi \u00e8 una somma denominata in una valuta fungibile con la valuta che ha corso legale in Germania, e quindi una valuta forte. Ma ricever\u00f2 effettivamente in cambio una somma denominata in una valuta fungibile con quella che avr\u00e0 corso in Germania? C\u2019\u00e8 qualche dubbio in proposito. Forse ricever\u00f2 solo un assegno denominato in miserabili pesetas, o deplorevoli lire. Forse ricever\u00f2 un assegno denominato in euro, ma in quel momento l\u2019euro potrebbe non essere pi\u00f9 la valuta della Germania. In entrambi i casi, non ricever\u00f2 una somma denominata in una valuta fungibile con quella che avr\u00e0 corso legale in Germania. Questo \u00e8 il rischio di ridenominazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 possibile proteggersi, possiamo coprirlo? Ebbene, no. Non \u00e8 possibile scambiare 100.000 euro pagabili tra 5 anni a Francoforte (o l\u2019equivalente in nuova valuta tedesca) contro 100.000 + x euro pagabili tra 5 anni a Milano (o l\u2019equivalente in nuova valuta italiana). Contratti di questo tipo non esistono, e non esisteranno, dato il messaggio che potrebbero trasmettere. In breve, a differenza del comune e ordinario rischio di cambio, non possiamo proteggerci dal rischio di ridenominazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In queste condizioni, \u00e8 comprensibile che investire in un paese non appartenente alla zona euro sia in realt\u00e0 pi\u00f9 allettante che investire in un paese dell\u2019eurozona, a parte, ovviamente, il proprio paese. E l\u2019effetto di questo ragionamento \u00e8 tanto pi\u00f9 forte per i tedeschi, dal momento che tutti si aspettano che in caso di divorzio monetario la valuta pi\u00f9 forte sarebbe quella tedesca. Per un italiano, il rischio di ridenominazione non \u00e8 molto dissuasivo, dal momento che ricevere marchi anzich\u00e9 lire non sarebbe probabilmente svantaggioso, ma per un tedesco lo \u00e8, perch\u00e9 ricevere qualsiasi valuta dell\u2019ex zona euro invece di marchi probabilmente non sarebbe un vantaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><b>Conclusione<\/b><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 quindi logico che in particolare i tedeschi non abbiano alcun desiderio di investire nel resto dell\u2019eurozona, e nessun mito sulla crescita o misura di austerit\u00e0 pu\u00f2 cambiare la situazione. Una volta che il rischio di ridenominazione \u00e8 stato percepito, rimane percepito; e finch\u00e9 il rischio di ridenominazione rimane, i tedeschi preferiscono investire al di fuori dell\u2019eurozona piuttosto che nei paesi loro partner. Paradossalmente, l\u2019appetito dei tedeschi per gli investimenti in Italia, Spagna o Francia potrebbe ritornare solo una volta che il divorzio monetario sia stato pronunciato.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/04\/10\/brousseau-la-germania-si-e-di-fatto-esclusa-dalleurozona\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/04\/10\/brousseau-la-germania-si-e-di-fatto-esclusa-dalleurozona\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Vincent Brousseau) Vincent Brousseau, ex economista della BCE e responsabile dell\u2019UPR sulle questioni monetarie e il ritorno al franco, analizza\u00a0il dato,\u00a0commentato recentemente sulla rivista on-line Atlantico dall\u2019economista francese Patrick Artus, che mostra come\u00a0il notevole flusso del risparmio tedesco si diriga ormai principalmente al di fuori della zona euro,\u00a0 fatto che rappresenta\u00a0un vero paradosso per un\u2019unione monetaria che in teoria dovrebbe favorire l\u2019integrazione\u00a0economica e finanziaria, e che inquieta parecchio gli economisti mainstream.\u00a0\u00a0La spiegazione&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aC3","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40799"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40799"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40800,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40799\/revisions\/40800"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}