{"id":4093,"date":"2011-07-31T23:33:52","date_gmt":"2011-07-31T23:33:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4093"},"modified":"2011-07-31T23:33:52","modified_gmt":"2011-07-31T23:33:52","slug":"anglicismi-e-impazzimento-linguistico-limmagine-di-una-cultura-decaduta-una-lettura-politica-fuori-dai-purismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=4093","title":{"rendered":"Anglicismi e impazzimento linguistico: l\u2019immagine di una cultura decaduta. Una lettura politica fuori dai purismi."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">di <strong>Lorenzo Dorato<\/strong><o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">L&rsquo;ultimo vezzo linguistico che mi &egrave; capitato di leggere e ascoltare &egrave; il termine &ldquo;<em><span style=\"font-family: ;\">location&rdquo; <\/span><\/em>al posto di &ldquo;luogo&rdquo; o &ldquo;posto&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Si tratta di &nbsp;una tra le tante parole facenti parte dell&rsquo;infinita serie di anglicismi entrati prepotentemente e del tutto inutilmente nel linguaggio quotidiano italiano parlato e scritto, spesso anche in maniera inappropriata rispetto allo stesso significato inglese originario. Si tratta di un fenomeno massiccio in rapida espansione che investe l&rsquo;intero spettro del lessico quotidiano e, non solo, come &egrave; comprensibile che sia, il linguaggio specialistico relativo a discipline (ad esempio informatiche) elaborate in origine nel mondo anglosassone.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">La questione non va impostata in termini di purismo linguistico, poich&eacute; &egrave; chiaro che le lingue nascono e si evolvono sulla base di continue contaminazioni graduali sia interne a s&eacute; stesse sia esterne. Ci&ograve; &egrave; un bene! Ed &egrave; altrettanto chiaro che le contaminazioni saranno pi&ugrave; spesso provenienti da lingue parlate da nazioni egemoni sul piano geopolitico. Questo non &egrave; un bene, ma &egrave; qualcosa che comunque entro certi limiti pu&ograve; essere solo parzialmente frenato e contrastato, se non se ne contrasta l&rsquo;origine.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Quando per&ograve; una serie interminabile di parole straniere (tanto pi&ugrave; di un&rsquo;unica lingua straniera) entra in tempi estremamente rapidi nel linguaggio comune delle persone sostituendo di sana pianta parole di uso quotidiano perfettamente calzanti, assumendo toni persino grotteschi e ridicoli, allora il fenomeno assume toni diversi e deve essere indagato in termini socio-politici.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Prima di tirare alcune conclusioni, vediamo subito qualche esempio.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Per ci&ograve; che riguarda il linguaggio settoriale, un esempio emblematico &egrave; &nbsp;il linguaggio calcistico. Vero &egrave; che agli esordi del calcio moderno in Italia tale linguaggio era dominato da una quasi integrale terminologia inglese, frutto della semplice circostanza che il <em><span style=\"font-family: ;\">football <\/span><\/em>moderno era uno sport nato in Inghilterra e in Italia veniva inizialmente seguito da gruppi elitari ristretti. Tuttavia, per un misto di italianizzazione espressamente ricercata, durante e prima del ventennio fascista, e di naturale inclinazione dei ceti popolari ad usare termini autoctoni, nel momento in cui il calcio divenne uno sport sempre pi&ugrave; seguito, l&rsquo;uso della terminologia italiana divenne egemone e di corrente uso popolare di massa. &nbsp;Sta di fatto che fino a venti anni fa nessuno si sarebbe mai sognato di alterare e sostituire arbitrariamente termini come rigore, calcio d&rsquo;angolo, fuori, partita, allenatore, coppa campioni, mentre da qualche tempo a questa parte, a partire dai giornalisti sportivi, si &egrave; iniziato a dire senza nessuna ragione linguistica motivata: &ldquo;penalty&rdquo;, &ldquo;corner&rdquo;, &ldquo;out&rdquo;, &ldquo;coatch&rdquo;,&rdquo; champions league&rdquo; e via dicendo.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font color=\"#000000\"><span style=\"font-family: ;\">Il problema tuttavia, come detto al principio, non concerne soltanto linguaggi strettamente settoriali, ma anche e soprattutto il linguaggio politico, economico, nonch&eacute; il semplice linguaggio quotidiano: &ldquo;weekend&rdquo;, &ldquo;ok&rdquo;, &ldquo;authority&rdquo;, &ldquo;public company&rdquo;, &ldquo;meeting&rdquo;, &ldquo;break&rdquo;, &ldquo;workshop&rdquo;, &ldquo;step&rdquo;, &ldquo;fiction&rdquo;, &ldquo;show&rdquo;, &ldquo;feeling&rdquo;, &ldquo;stress&rdquo;, &ldquo;shock&rdquo;, &ldquo;new entry&rdquo;, &ldquo;know how&rdquo;, &ldquo;question time&rdquo;, &ldquo;road map&rdquo;&hellip;.e ancora&hellip; <\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"font-family: ;\">&ldquo;brain storming&rdquo;, &ldquo;backstage&rdquo;, &ldquo;background&rdquo;, &ldquo;trading&rdquo;, &ldquo;fitness&rdquo;, &ldquo;magazine&rdquo;, &ldquo;live&rdquo;, &ldquo;feedback&rdquo;, &ldquo;random&rdquo;, &ldquo;outsider&rdquo; etc etc&hellip;. <\/span><span style=\"font-family: ;\">al posto di &ldquo;finesettimana&rdquo;, &ldquo;d&rsquo;accordo\/va bene&rdquo;, &ldquo;societ&agrave; ad azionariato diffuso&rdquo;, &ldquo;incontro&rdquo;, &ldquo;pausa&rdquo;, &ldquo;seminario\/conferenza&rdquo;, &ldquo;passo&rdquo;, &ldquo;finzione\/serie&rdquo;, &ldquo;spettacolo&rdquo;, &ldquo;intesa&rdquo;, &ldquo;tensione&rdquo;, nuovo entrato&rdquo;, &ldquo;sapere\/conoscenza&rdquo;, &ldquo;interrogazione parlamentare&rdquo;, &ldquo;tabella di marcia\/piano&rdquo;, &ldquo;libera condivisione di idee\/spunti&rdquo;, &ldquo;dietro le quinte&rdquo;, &ldquo;contesto\/bagaglio o retroterra culturale&rdquo;, &ldquo;compravendita finanziaria&rdquo;, &ldquo;attivit&agrave; fisica\/benessere&rdquo;, &ldquo;rivista&rdquo;, &ldquo;tempo reale&rdquo;, &ldquo;riscontro&rdquo;, &ldquo;a caso&rdquo;, &ldquo;esterno&rdquo; etc etc..<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">L&rsquo;elenco &egrave; lunghissimo e si potrebbe continuare per due o tre pagine intere, ma sarebbe inutilmente noioso. &nbsp;Ci&ograve; che &egrave; rilevante &egrave; che moltissime delle&nbsp;parole inglesi in uso nel linguaggio comune vanno a rimpiazzare spesso e volentieri termini di uso quotidiano di estrema semplicit&agrave; e pregnanza gi&agrave; propri dell&rsquo;italiano. Discorso diverso, ovviamente, per quei termini che nascono in ambito anglosassone ed indicano concetti di cui non esiste un corrispettivo italiano. In quest&rsquo;ultimo caso il prestito straniero ha una sua logica, anche se anche qui un abuso porta ad un ristagno cronologico della propria lingua che potrebbe invece evolversi dall&rsquo;interno tramite apposite traduzioni di termini nuovi o semplici rese in italiano di concetti relativamente agevoli da indicare. Spagnoli e francesi ad esempio denominano il &ldquo;computer&rdquo; &ldquo;ordenador&rdquo; e &ldquo;ordinateur&rdquo; e non sarebbe stato affatto scandaloso se in italiano tale oggetto fosse stato chiamato fin dal principio &ldquo;calcolatore&rdquo;. E lo stesso vale per altre decine e decine di parole potenzialmente traducibili (ovviamente entro i giusti limiti, ovvero senza scadere in inutili purismi esasperati).<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Il caso per&ograve; davvero inquietante e rilevante, che forse non ha paragoni in altre lingue europee, &egrave; proprio quello del linguaggio quotidiano, ovvero del linguaggio non strettamente settoriale-specialistico o comunque che riguarda tutti quei termini che vanno a rimpiazzare parole italiane perfettamente calzanti e di uso comune. Ad esempio non esiste alcuna ragione per utilizzare i termini &ldquo;weekend&rdquo;, &ldquo;feeling&rdquo;, &ldquo;random&rdquo;, &ldquo;ok&rdquo;, &ldquo;feedback&rdquo;, &ldquo;authority&rdquo;, &ldquo;governance&rdquo;, &ldquo;location&rdquo;, &ldquo;bipartisan&rdquo; e tantissimi altri ancora, in molti casi alterando anche l&rsquo;originario significato inglese, storpiando cos&igrave; insieme l&rsquo;italiano e l&rsquo;inglese.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Ma qual &egrave; la base primaria di questo fenomeno che ha raggiunto negli ultimi due decenni proporzioni massicce?<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Alla resa dei conti non si tratta di niente di pi&ugrave; complicato del riflesso del dominio geopolitico mondiale degli Stati Uniti d&rsquo;America cresciuto a dismisura con la caduta dell&rsquo;Unione Sovietica negli anni &lsquo;90 del secolo scorso e solo da qualche anno messo parzialmente in discussione dall&rsquo;ascesa di nuove potenze.&nbsp;Come per ogni dominio che si rispetti, l&rsquo;aspetto culturale &egrave; un pezzo forte della propria strategia di invadenza e permanenza. Laddove una classe dirigente nazionale politica e culturale assuma una posizione di totale integrazione passiva o persino di attivo e propositivo servilismo rispetto alla strategia di dominio, &egrave; chiaro che la pervasivit&agrave; di quest&rsquo;ultimo rester&agrave; incontrastata e totale e sar&agrave; persino facilitata e resa agevole dall&rsquo;operazione di mediazione attuata dalla classe dirigente locale. Giornalisti, politici, economisti, filosofi, uomini di spettacolo mediano quindi &nbsp;dall&rsquo;alto l&rsquo;imbarbarimento linguistico (che ovviamente non passa soltanto per gli anglicismi, ma &egrave; un fenomeno che investe lo stesso utilizzo dell&rsquo;italiano), veicolando le nuove mode veicolate dai poteri pi&ugrave; influenti.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Scendendo pi&ugrave; nel dettaglio del problema, si potrebbero rilevare quattro diverse modalit&agrave; e cause specifiche che caratterizzano il fenomeno del prestito linguistico inglese, alla cui base primaria, come si diceva, vi sono i rapporti di forza internazionali intesi a tutti i livelli (materiale, ideologico, culturale).<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">In primo luogo si assiste in molti casi ad una vera e propria trasformazione silenziosa di un concetto, non quindi al semplice ingresso di un nuovo concetto, ma alla sostituzione insidiosa e non esplicita di un vecchio concetto con un nuovo concetto gravido di conseguenze. E&rsquo; il caso ad esempio dei termini &ldquo;governance&rdquo; e &ldquo;authority&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">La governance viene spesso utilizzata come concetto per esprimere l&rsquo;attivit&agrave; di governo di un&rsquo;entit&agrave; politica (oltre che di un&rsquo;impresa o azienda). Letteralmente &ldquo;governance&rdquo; &egrave; l&rsquo;attivit&agrave; del governare. La resa italiana &egrave; quindi &ldquo;governo&rdquo;, inteso come attivit&agrave; di governo (e non come organo- in italiano i due termini coincidono-). Tuttavia governance, all&rsquo;inglese, evoca immediatamente un&rsquo;idea di governo nel senso di pura gestione tecnica e amministrativa priva di connotazioni discrezionali di ordine politico ed ideale: ovvero esattamente ci&ograve; che nella sostanza predica l&rsquo;ideologia dominante a proposito della gestione della societ&agrave; capitalistica contemporanea. Non &egrave; un caso quindi che il termine inglese sia divenuto di uso comune, poich&eacute; &egrave; parte integrante, sul piano semantico, di una voluta e ancora oggi in piena accelerazione, trasformazione post-ideologica della sfera politica, nell&rsquo;orizzonte della fine delle grandi ideologie e dei tentativi di trasformazione politica delle strutture sociali.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Analogo discorso per il termine &ldquo;authority&rdquo; che indica quasi sempre un&rsquo;autorit&agrave; di regolazione e controllo settoriale o generale <em><span style=\"font-family: ;\">antitrust<\/span><\/em> finalizzata a porre le condizioni per il buon funzionamento del libero mercato capitalistico. Mentre autorit&agrave; evoca un concetto politico, &ldquo;authority&rdquo;, cos&igrave; come &ldquo;governance&rdquo; evoca un concetto tecnico-efficientistico che presuppone, senza dirlo, la bont&agrave; a priori della libera concorrenza, facendo diventare tecnica quella che &egrave; invece una scelta squisitamente politica. Non a caso le cosiddette autorit&agrave; indipendenti sono state costituite come vero e proprio potere tecnocratico (la cui fonte principale &egrave; il diritto comunitario) privo di legittimit&agrave; democratica e di legittimazione politica sostanziale.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">In secondo luogo dietro l&rsquo;uso massiccio di anglicismi, vi &egrave; una implicita volont&agrave; di rendere il linguaggio incomprensibile, ultra-specialistico, tecnico e fuori dalla portata dei non addetti. E&rsquo; il caso ad esempio di tutto il linguaggio della letteratura economica moderna che fa uso smodato e quasi provocatorio della lingua inglese spesso rendendo concetti estremamente semplici assolutamente incomprensibili. Quando ad esempio in luogo di &ldquo;disoccupato&rdquo; si usa il termine &ldquo;outsider&rdquo; si sta evidentemente giocando con le parole e con la loro trasparenza. Anche in questo caso, vi &egrave; alla base l&rsquo;idea di tecnicizzare ci&ograve; che tecnico non &egrave; e che dovrebbe essere accessibile anche a chi semplicemente fa costruttivamente uso del proprio pensiero. Vi &egrave; altres&igrave; la precisa idea di emulare modelli sociali, politici ed economici di derivazione anglosassone, ovvero quelli pi&ugrave; confacenti alle strategie di dominio delle classi dominanti.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">In terzo luogo gli anglicismi ossessivi sono il segno dell&rsquo;ostentazione (voluta o meno che sia) di uno stile che si pretende superiore, moderno e avanzato in opposizione al linguaggio semplice e vecchio. Ci&ograve; da una parte crea, evidentemente, una frattura di fatto tra individui, generazioni e ceti sociali; dall&rsquo;altra pone enfasi sulla distruzione simbolica di un mondo che non deve esistere pi&ugrave; (ad esempio il mondo del lavoro come diritti e dei diritti sociali mediati attraverso la lotta politica).<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">In quarto luogo l&rsquo;anglicismo ossessivo rende evidente l&rsquo;esterofilia maniacale che caratterizza il popolo italiano e in particolare la sua classe dirigente e colta, <em><span style=\"font-family: ;\">in primis <\/span><\/em>(ma non solo) nei confronti del mondo anglosassone. La sostituzione di termini italiani di uso comune con paroloni inglesi, &egrave; la spia di quel sentimento di minorit&agrave; culturale che si attribuisce al proprio popolo e da cui ci si vuole tirar fuori tenendosene a distanza e cercando una fuga esterofila compensativa.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">In conclusione, fuori da ogni purismo linguistico di sorta, si pu&ograve; dire che il fenomeno degli anglicismi continui e gratuiti, va interpretato in termini politici e culturali come una forma deleteria di autodistruzione del proprio patrimonio culturale, linguistico e, indirettamente politico. Non si tratta certo di proporre la sostituzione integrale dei forestierismi in nome della purezza della lingua (che pura fra l&rsquo;altro non &egrave; e non potr&agrave; mai essere, basti pensare alla stessa genesi dell&rsquo;italiano).I forestierismi sono sempre esistiti e sono la testimonianza vivente non soltanto dei rapporti di forza tra nazioni, ma anche della benemerita compenetrazione delle culture e delle tradizioni di ogni popolo ed area geografica del mondo.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">Si tratta invece di porre un freno cosciente alla pratica&nbsp;(tutti ne siamo inevitabilmente vittime quanto meno passive, a partire dallo scrivente)&nbsp;dell&rsquo;uso di termini tanto inutili quanto grotteschi e irritanti che, sospinti da quella che altro non &egrave; che una vera e propria indigestione di servilismo politico e culturale, hanno indebitamente invaso la nostra lingua. Tanto pi&ugrave; che, come detto, dietro a tale invasione, oltre al servilismo culturale, vi &egrave; spesso un subdolo tentativo di trasformazione semantica degli stessi concetti dalle gravide conseguenze.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\">La lingua, in fondo, come ogni aspetto della cultura, non &egrave; affatto qualcosa di neutrale rispetto alla totalit&agrave; socio-politica.<\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\"><o:p>Gi&agrave; pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.comunismoecomunita.org\">Comunismo e comunita<\/a><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: calibri;\"><o:p><font color=\"#000000\" size=\"3\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lorenzo Dorato L&rsquo;ultimo vezzo linguistico che mi &egrave; capitato di leggere e ascoltare &egrave; il termine &ldquo;location&rdquo; al posto di &ldquo;luogo&rdquo; o &ldquo;posto&rdquo;. Si tratta di &nbsp;una tra le tante parole facenti parte dell&rsquo;infinita serie di anglicismi entrati prepotentemente e del tutto inutilmente nel linguaggio quotidiano italiano parlato e scritto, spesso anche in maniera inappropriata rispetto allo stesso significato inglese originario. Si tratta di un fenomeno massiccio in rapida espansione che investe l&rsquo;intero spettro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,21,261,91,100,108,6],"tags":[1182,1183,1184,1185,1186,1187,1188,1189,1190,1191,1192,1193,1194,1195,1196,1197,1198,1199],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-141","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4093"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4093"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4093\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4093"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4093"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4093"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}