{"id":40987,"date":"2018-04-13T10:30:22","date_gmt":"2018-04-13T08:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40987"},"modified":"2018-04-13T10:08:07","modified_gmt":"2018-04-13T08:08:07","slug":"mancano-infermieri-in-corsia-ma-lemergenza-e-voluta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=40987","title":{"rendered":"Mancano infermieri in corsia, ma l\u2019emergenza \u00e8 voluta"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LINKIESTA (Silvia Favasuli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header>\n<h2 class=\"subtitle\">Et\u00e0 media che cresce, personale che si riduce nonostante il carico di lavoro aumenti. Perch\u00e9?<label><\/label><\/h2>\n<\/header>\n<div class=\"articleDetailInfo\">\n<div class=\"articleDetailInfoBlock\">\n<div class=\"socialShare\" data-socially=\"\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"closer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"closer\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"typography\">\n<div>\n<div class=\"lf lf-transformed\">\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso di <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/condizioni-salute-lavoratori\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019inchiesta<\/a>, mentre raccoglievamo storie di giovani lavoratori divisi tra enormi carichi di lavoro, blocco degli avanzamenti di carriera e contratti precari, ci siamo imbattuti nella storia di Alessia, 29 anni e infermiera da dodici mesi in un ospedale privato del milanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci aveva raccontato dei doppi turni \u201cimposti\u201d dall\u2019azienda a lei e ai suoi colleghi per risparmiare sul personale. Per poter coprire tutte le ore, lei e i 18 colleghi erano costretti a legare il turno della mattina a quello della notte. Cosa vietata dalla legge, in realt\u00e0, \u00abperch\u00e9 le ore libere tra un turno e l\u2019altro sono solo sette e non otto\u00bb. Ma non era questo il peggio. Se la legge prevede che dopo il turno notturno (di dieci ore) seguano due giorni di riposo e un rientro al terzo giorno con il turno pomeridiano, Alessia raccontava come agli infermieri venga concesso \u00abun solo giorno di riposo dopo la notte anzich\u00e9 due\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa gente intanto qui si esaurisce\u00bb, aveva sbottato Alessia<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ritmo che prolungato per mesi o anni finisce per fiaccare anche la pi\u00f9 forzuta delle infermiere.\u00a0\u00abLa gente intanto qui si esaurisce\u00bb, aveva sbottato Alessia. \u00abLa resistenza di un\u2019infermiera nel mio reparto \u00e8 di pochi anni, nessuno va oltre i cinque, mi raccontano le colleghe\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incuriositi, abbiamo deciso di verificare se quella di Alessia fosse un\u2019eccezione oppure la regola. E abbiamo scoperto che l\u2019emergenza in corsia \u00e8 da qualche anno la norma per tutti gli infermieri italiani, sia quelli che lavorano nel pubblico sia per quelli del settore privato, in ospedale o nelle residenze per anziani (Rsa). Se la media Ocse \u00e8 di 7 infermieri su 1.000 abitanti, in Italia abbiamo 6 infermieri ogni 1.000. Secondo la Cgil ne mancano 40.000.<\/p>\n<blockquote><p>Se la media Ocse \u00e8 di 7 infermieri su 1.000 abitanti, in Italia abbiamo 6 infermieri ogni 1.000<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9? \u00c8 stata la domanda che ci siamo fatti subito dopo. E abbiamo scoperto l\u2019esistenza di un meccanismo emergenziale \u201cvoluto\u201d, sia nel pubblico sia nel privato, non giustificato da motivi economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Spending review<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPer il pubblico \u00e8 presto detto, signorina\u00bb, esordisce Antonio Marchini di Cgil Fp. \u00abFino a cinque\/sei anni fa, ogni legge finanziaria prevedeva il blocco del turn over in molti settori della pubblica amministrazione. Venivano esclusi per\u00f2 vigili del fuoco e infermieri\u00bb. Con la finanziaria del governo Monti del 2011, il blocco viene esteso a tutti: \u00e8 il turn over totale, che fa una piccola eccezione solo per i medici. Se vanno in pensione o si licenziano 5 medici, l\u2019ospedale ne pu\u00f2 assumere uno. Rimanendo per\u00f2 sotto di quattro. I tagli lineari al Sistema sanitario nazionale sono stati di 30 miliardi\u00a0tra 2011 e 2015 (Cgil Fp).\u00a0\u00abL\u2019unico modo\u00bb, racconta Marchini, \u00abper superare l\u2019emergenza che si crea \u00e8 ricorrere ai contratti a tempo determinato, che coinvolgono oggi oltre 40mila persone. Ma un medico o un infermiere a contratto determinato lo paghi tanto quanto uno assunto\u00bb, spiega Marchini. Anzi, con la Riforma Fornero, un contratto a tempo determinato costa di pi\u00f9. Per\u00a0disincentivare l\u2019assunzione di lavoratori a termine, la legge del 2012 prevede sui contratti a termine un contributo addizionale dell\u20191,4% della retribuzione imponibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sistema sanitario nazionale italiano costa il 7% del pil, meno della media Ue, che \u00e8 dell\u20198 per cento. E il suo valore aggiunto \u00e8 maggiore di 150 miliardi di euro, il 12% del Pil (dati Cgil Fp, 2013). Perch\u00e9 allora creare emergenza tagliando personale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSe fosse il caso dell\u2019Accademia di Brera, mettiamo, dove alla diminuzione del personale posso rispondere con la chiusura di due sale espositive, saremmo relativamente a posto. Ma in ospedale che fai? Chiudi due corsie?\u00bb, incalza il sindacalista, che spiega come il tema dell\u2019invecchiamento del personale infermieristico e del blocco delle assunzioni stia sollevando non poche proteste tra gli stessi infermieri, che in un momento di sottoccupazione diffusa si trovano costretti a fare salti mortali e ad abbassare la qualit\u00e0 dell\u2019assistenza.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon siamo pi\u00f9 in condizioni di erogare assistenza ai pazienti in sicurezza\u00bb, spiega Muttillo, Ipasvi<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma con il blocco delle assunzioni, la conseguenza \u00e8 anche l\u2019invecchiamento del personale. Problema non meno grave della sottoccupazione. \u00abL\u2019et\u00e0 media dei lavoratori in Lombardia \u00e8 di 46 anni. Non siamo pi\u00f9 in condizioni di erogare assistenza ai pazienti in sicurezza\u00bb,\u00a0spiega\u00a0Giovanni Muttillo, Presidente di Ipasvi di Milano e Lodi (<a href=\"http:\/\/www.ipasvimi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Collegio Interprovinciale degli Infermieri<\/a>). E dire che accade in Lombardia, la regione pi\u00f9 nota per gli alti livelli raggiunti dalla sanit\u00e0 pubblica e privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una situazione simile si registra anche (forse \u00e8 il caso di dire soprattutto) nelle Residenze per anziani (Rsa), tanto che l\u2019Ipasvi di Milano ha deciso di avviare una ricerca per valutare lo stato di salute degli infermieri che coinvolge sette ospedali e sei Rsa della provincia di Milano. Il progetto si chiama Agire, e dar\u00e0 risultati solo a fine anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La speculazione dei privati convenzionati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nelle strutture private? Se la spending review interessa solo la pubblica amministrazione, perch\u00e9 anche in un ospedale come quello di Alessia, privato e convenzionato, si lavora sotto organico? Per pura speculazione, visto che nell\u2019ultimo bilancio sociale disponibile online, si legge che nel 2012 la struttura ha raggiunto e superato i 200mila euro di utile. E si riferisce anche di una situazione patrimoniale stabile e solida.\u00a0Per capire i meccanismi che si celano dietro \u201cl\u2019emergenza infermieri\u201d nel privato, ci guida ancora Antonio Marchini. Che separa due diverse situazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8211; Il meccanismo \u201cdistorto\u201d dei fondi pubblici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo caso \u00e8 quello degli ospedali privati convenzionati con la pubblica amministrazione, cio\u00e8 strutture che ricevono fondi pubblici dalle regioni (incaricate della materia sanitaria dalla Riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001). \u00abPer poter ricevere i fondi pubblici, gli ospedali devono accreditarsi al Servizio sanitario nazionale. Per farlo, devono rispettare determinati criteri, diversi tra regione e regione. In particolare, si chiede che la struttura garantisca un determinato numero di minuti di assistenza ai malati che pu\u00f2 accogliere, minuti che variano rispetto alle corsie (l\u2019assistenza richiesta per i malati di Alzheimer \u00e8 diversa da quella necessaria ai reparto ostetricia e ginecologia, per intendersi). E dal numero di minuti di assistenza obbligatori dipende il numero minimo di infermieri in corsia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMa con i criteri imposti dalle regioni non ci puoi aprire neanche una bocciofila!\u00bb, commenta Marchini. Le strutture private convenzionate finiscono per fermarsi ai criteri minimi decisi a livello regionale, senza aggiungere nemmeno un dipendente in pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8211; Il dumping contrattuale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda spiegazione \u00ab\u00e8 il di dumping contrattuale\u00bb. L\u2019azienda, cio\u00e8, fa contratti con condizioni particolarmente favorevoli a s\u00e9, ma svantaggiose per il lavoratore. E questo in deroga ai contratti nazionali. Come?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Lazio \u00e8 stata creata l\u2019Aiop (<a href=\"http:\/\/www.aiop.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Associazione italiana ospedalit\u00e0 privata<\/a>). \u00ab\u00c8 l\u2019associazione pi\u00f9 grande di imprenditori della sanit\u00e0 privata nata tre anni e mezzo fa e ha come presidente nazionale Gabriele Pelissero, presidente anche dell\u2019Ospedale San Raffaele dopo l\u2019acquisto da parte del gruppo Rotelli. Con alcuni sindacati di comodo, l\u2019Aiop ha sottoscritto un contratto nazionale che prevede una retribuzione di 700\/800 euro al mese per 40 ore di lavoro settimanale. Le principali sigle (Cgil, Cisl e Uil) non l\u2019hanno sottoscritta, ma tutte le Rsa o aziende ospedaliere private che si iscrivono a questa associazione possono applicare questo contratto. Cos\u00ec, mentre un infermiere di un ospedale pubblico guadagna 100, uno del privato prende 50\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abMa con i criteri imposti dalle regioni non ci puoi aprire neanche una bocciofila!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Aiop non \u00e8 l\u2019unico caso. C\u2019\u00e8 anche Aris (<a href=\"http:\/\/www.arisassociazione.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Associazione religiosa istituti socio-sanitari<\/a>), nata tra 2011 e 2012, che per\u00f2 ha attuato una strategia diversa. Non ha \u201cimposto\u201d salari pi\u00f9 bassi, ma ha sottoscritto con alcune sigle (tra cui questa volta anche Cisl e Uil) un contratto che estende fino al 40% la quota di personale a tempo determinato che \u00e8 possibile assumere, contro il 25% del Ccnl firmato anche dalla Cgil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione si fa pesante, se consideriamo che la sanit\u00e0 privata in Italia non \u00e8 cos\u00ec rara. Il\u00a053% delle strutture sanitarie \u00e8 di tipo pubblico, il restante 47% privato. Il\u00a074% delle strutture di riabilitazione sono private convenzionate. E tra le residenze per anziani \u00e8 davvero difficile trovarne una pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Occupazione in calo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prova del nove del calo di assunzioni nel settore, sono le percentuali di occupazione tra neolaureati del gruppo medico-sanitario.\u00a0I dati AlmaLaurea mostrano che dal 2008 al 2013 il tasso di occupazione a un anno dal titolo \u00e8 diminuito di circa 23punti percentuali, passando dall\u201988% per i laureati del 2007 al 65% per i laureati del 2012. E cala anche la stabilit\u00e0 dell\u2019occupazione, passando dal 60% del 2007 al 45% del 2012. Scendono le retribuzioni nominali, da 1.304 euro mensili del 2007 ai 1.068 del 2012. E dire che fino a poco tempo fa quello dell\u2019infermiere era un mestiere che non conosceva crisi. Ma \u00e8, questa, una crisi voluta.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2014\/06\/23\/mancano-infermieri-in-corsia-ma-lemergenza-e-voluta\/21865\/\">http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2014\/06\/23\/mancano-infermieri-in-corsia-ma-lemergenza-e-voluta\/21865\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LINKIESTA (Silvia Favasuli) &nbsp; Et\u00e0 media che cresce, personale che si riduce nonostante il carico di lavoro aumenti. Perch\u00e9? &nbsp; Nel corso di un\u2019inchiesta, mentre raccoglievamo storie di giovani lavoratori divisi tra enormi carichi di lavoro, blocco degli avanzamenti di carriera e contratti precari, ci siamo imbattuti nella storia di Alessia, 29 anni e infermiera da dodici mesi in un ospedale privato del milanese. 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