{"id":41001,"date":"2018-04-13T12:54:55","date_gmt":"2018-04-13T10:54:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41001"},"modified":"2018-04-13T12:55:17","modified_gmt":"2018-04-13T10:55:17","slug":"le-riforme-del-fondo-monetario-internazionale-sono-lennesimo-attacco-al-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41001","title":{"rendered":"Le riforme del Fondo Monetario Internazionale sono l\u2019ennesimo attacco al lavoro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-333\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2018\/04\/davide-contro-golia-copy.png?w=700\" alt=\"davide-contro-golia copy\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre continuano le consultazioni per la formazione del nuovo Governo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) fa sentire la sua voce con una serie di studi che disegnano l\u2019Italia di domani. Per chi non lo sapesse, il FMI \u00e8 uno degli attori che di fatto determinano gli indirizzi di governo delle economie mondiali. Recentemente \u00e8 tornato a <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/03\/il-governo-ce-gia-il-fondo-monetario-internazionale-modella-litalia-che-sara\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">raccomandare<\/a>\u00a0per l\u2019Italia dosi abbondanti di austerit\u00e0, abbinate a provvedimenti fiscali iniqui e vergognosamente a favore delle classi dominanti. Purtroppo non finisce qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per espiare le nostre presunte colpe, apparentemente ci sono altri compiti a casa da fare. Come si pu\u00f2 leggere in due recenti contributi (<a href=\"http:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WP\/Issues\/2018\/03\/16\/Italy-Quantifying-the-Benefits-of-a-Comprehensive-Reform-Package-45738\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questo<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WP\/Issues\/2018\/03\/16\/Competitiveness-and-Wage-Bargaining-Reform-in-Italy-45739\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questo<\/a>) del FMI, l\u2019Italia avrebbe \u201culteriori\u201d benefici da una radicale riforma del sistema di contrattazione collettiva vigente, che riduca la portata della medesima dal livello settoriale nazionale a quello aziendale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che cos\u2019\u00e8 la contrattazione collettiva? \u00c8 quello strumento attraverso il quale le parti sociali (sindacati dei lavoratori ed associazioni padronali) negoziano dei contratti collettivi che coprono gli aspetti retributivi e regolamentari del rapporto di lavoro. Una volta firmato, il contratto collettivo garantisce e si applica in generale a tutti i lavoratori ai quali si riferisce, anche al lavoratore non iscritto ad alcun sindacato o che lavora in un\u2019azienda che non aderisce a nessuna organizzazione dei datori di lavoro. Allo stato attuale, la negoziazione avviene a livello di settore produttivo (per esempio l\u2019industria chimica, l\u2019industria metalmeccanica etc.). La logica di questo approccio, previsto dalla nostra Costituzione, \u00e8 piuttosto chiara e cerca di assicurare un livello minimo di tutela (e di equit\u00e0 nella retribuzione) a tutti i lavoratori. Inoltre, poich\u00e9 la contrattazione non avviene isolatamente in ogni singola azienda, ma ad un livello pi\u00f9 alto, tra organizzazioni collettive, si riduce l\u2019ovvio margine di intimidazione di cui il datore di lavoro si potrebbe avvalere qualora dovesse contrattare direttamente con un suo dipendente, il quale sarebbe facilmente ricattabile e quindi poco incline a portare avanti rilevanti rivendicazioni salariali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, questa situazione non piace agli insigni economisti del Fondo Monetario Internazionale, i quali si affrettano a raccomandare uno spostamento della contrattazione dall\u2019attuale livello nazionale al livello di singola impresa. Questa misura viene ovviamente venduta enfatizzandone i presunti aspetti positivi: diventerebbe pi\u00f9 facile adattare il contratto, le remunerazioni e le regolamentazioni alle esigenze <em>specifiche<\/em> (teniamo a mente questa parola, che racchiude in s\u00e9 l\u2019inganno) della singola impresa, evitando inefficienze e cattivi accoppiamenti tra salari e produttivit\u00e0 dei lavoratori nell\u2019impresa in questione (leggasi: essere costretti da leggi \u201cinique\u201d a dover pagare salari generosi anche a lavoratori considerati scarsamente produttivi), disparit\u00e0 regionali e compagnia cantante. La verit\u00e0, come spesso accade, rischia per\u00f2 di essere molto pi\u00f9 prosaica. Pi\u00f9 che le esigenze <em>specifiche<\/em> di ogni impresa, ci\u00f2 che sta davvero a cuore a chi propone questo tipo di provvedimenti \u00e8 un\u2019esigenza <em>generale<\/em> e <em>comune<\/em> ad ogni datore di lavoro: approfittare dell\u2019indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori per cercare di pagare salari pi\u00f9 bassi, ai quali corrispondono maggiori profitti. L\u2019inganno \u00e8 in realt\u00e0 presto svelato. A pagina 18 del <a href=\"http:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WP\/Issues\/2018\/03\/16\/Competitiveness-and-Wage-Bargaining-Reform-in-Italy-45739\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">terzo studio<\/a> del FMI (\u2018Competitivit\u00e0 e riforma del sistema di contrattazione salaria in Italia\u2019) si dice chiaramente che il vero problema \u00e8 che le imprese sono <em>scontente<\/em> con l\u2019attuale meccanismo di contrattazione; in particolare, le aziende con una dimensione internazionale esprimono \u201cil bisogno di tenere i salari bassi\u201d (testualmente, \u201cthe need to keep wages down\u201d) Ci\u00f2 non fa che confermare che la <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/24\/lexport-italiano-lo-dimostra-la-crisi-e-una-lotta-e-solo-i-vinti-piangono\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">strategia adottata dalle nostre classi dominanti<\/a> per uscire dalla crisi si poggia sui sacrifici della stragrande maggioranza dei lavoratori, per permettere ad una ristrettissima cerchia di capitalisti che operano nei settori maggiormente orientati all\u2019export di prosperare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dato politico di questo tipo di misure, volte a comprimere la quota salari, \u00e8 piuttosto chiaro nella sua natura di classe e nella sua iniquit\u00e0. Vale comunque la pena soffermarsi brevemente anche sulle contraddizioni economiche che tali misure sollevano. A tale scopo, partiamo definendo due grandezze utili alla discussione, ovvero il tasso di cambio <em>nominale<\/em> e il tasso di cambio <em>reale<\/em>. Il tasso di cambio <em>nominale<\/em> esprime il prezzo relativo della valuta nazionale in termini di una valuta estera. Se il tasso di cambio <em>nominale<\/em> tra euro e dollaro \u00e8 1,22, questo significa che per comprare un euro sono necessari 1,22 dollari. Il tasso di cambio <em>reale<\/em> di un Paese nei confronti di un altro Paese \u00e8, invece, il prezzo relativo dei beni e servizi prodotti all\u2019interno dell\u2019economia di un Paese in termini di beni e servizi prodotti nel Paese con il quale si effettua il confronto. Ad esempio, il tasso di cambio <em>reale<\/em> tra euro e dollaro \u00e8 uguale al prodotto del tasso di cambio <em>nominale<\/em> (quanti dollari sono necessari per ottenere un euro) per l\u2019indice dei prezzi del Paese dell\u2019area euro che ci interessa, diviso per l\u2019indice dei prezzi statunitensi. \u00c8 importante infatti notare che i Paesi dell\u2019area Euro hanno tutti lo stesso tasso di cambio <em>nominale<\/em> con gli Stati Uniti. Tuttavia il tasso di cambio <em>reale<\/em> \u00e8 diverso, perch\u00e9 sono diverse le condizioni produttive di ciascun Paese e quindi \u00e8 diverso l\u2019indice dei prezzi interno. Semplificando in maniera estrema, si pu\u00f2 affermare che il tasso di cambio <em>reale<\/em> di un Paese \u00e8 un indice della competitivit\u00e0 e dell\u2019attrattivit\u00e0 delle esportazioni di un Paese. Pi\u00f9 basso \u00e8 il tasso di cambio <em>reale<\/em> di un Paese, pi\u00f9 le sue esportazioni saranno convenienti per i compratori esteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Facciamo l\u2019esempio di un bene qualsiasi, una tazzina di caff\u00e8. Immaginiamo che il prezzo di un caff\u00e8 in Italia sia pari a un euro. Un consumatore americano, per acquistare una tazzina italiana di caff\u00e8, dovr\u00e0 procurarsi un euro. Per farlo, dovr\u00e0 dunque spendere 1,22 dollari. Immaginiamo, inoltre, che la stessa tazzina di caff\u00e8, prodotta per\u00f2 negli Stati Uniti, costi 1,10 dollari. Nell\u2019eroica ipotesi che le due tazzine di caff\u00e8 siano identiche, il consumatore americano trover\u00e0 pi\u00f9 conveniente acquistare il caff\u00e8 negli Stati Uniti. Immaginiamo, ora, che l\u2019euro si deprezzi nei confronti del dollaro e che il tasso di cambio <em>nominale<\/em> passi da 1,22 dollari a 1,08 dollari per euro. Il consumatore americano trover\u00e0 ora pi\u00f9 conveniente acquistare il caff\u00e8 italiano, in quanto, per procurarsi l\u2019euro necessario ad acquistarlo, dovr\u00e0 spendere soltanto 1,08 dollari. Dovr\u00e0 spendere meno, cio\u00e8, di 1,10 dollari, il prezzo di un caff\u00e8 negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli studi citati dal FMI si nota come il tasso di cambio <em>reale<\/em> italiano sia sopravvalutato del 10% rispetto ai suoi partner commerciali. Questo significa che le nostre merci sono svantaggiate sui mercati internazionali, e che le condizioni generali della nostra economia richiederebbero prezzi pi\u00f9 bassi: in altri termini, sarebbe necessario un minore tasso di cambio reale. Per ridurre il tasso di cambio <em>reale<\/em>, la strada pi\u00f9 facile e pi\u00f9 logica da seguire sarebbe svalutare la moneta, cio\u00e8 ridurre il tasso di cambio <em>nominale<\/em>. Questa strada per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 possibile da quando l\u2019Italia ha adottato l\u2019Euro, con la conseguenza che adesso la <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/02\/19\/il-modello-tedesco-che-ci-impone-leuropa-e-disoccupazione-e-precarieta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pressione competitiva dei mercati internazionali<\/a> finisce per scaricarsi unicamente sulle spalle dei lavoratori. E questo succede non per una qualche necessit\u00e0 immanente o per qualche legge di natura, ma semplicemente perch\u00e9 l\u2019Italia ha assunto una decisione politica ed istituzionale \u2013 l\u2019adozione della moneta unica \u2013 che strutturalmente ne danneggia gli interessi. Riprendendo il filo del discorso, i salari sono una delle principali voci di costo di un\u2019impresa. Il Fondo Monetario Internazionale, come dicevamo, raccomanda \u201cmoderazione\u201d salariale allo scopo di contenere costi e di conseguenza prezzi della produzione italiana, per rendere le nostre esportazioni pi\u00f9 appetibili sul mercato estero. Gli ultimi anni ci raccontano per\u00f2 una storia diversa: prendendo ad esempio i Paesi GIIPS (Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna), possiamo notare come ad una marcata moderazione salariale non sia seguito un altrettanto rilevante contenimento del livello generale dei prezzi. Qualche dato: in Italia dal 2009 al 2015 i salari nominali hanno fatto registrare una crescita del 6,44%, mentre l\u2019indice dei prezzi al consumo, che misura i prezzi delle merci acquistate dai lavoratori, \u00e8 aumentato del 9,14%; nello stesso periodo, in Grecia i salari nominali sono <em>diminuiti<\/em> del 22,33%, mentre i prezzi sono <em>aumentati<\/em> del 5,51% (nostre elaborazioni su dati OCSE). Detto in altre parole, i sacrifici imposti ai lavoratori, oltre a essere stati politicamente odiosi, non hanno neanche contribuito particolarmente a migliorare la competitivit\u00e0 di prezzo delle esportazioni dei Paesi europei pi\u00f9 colpiti dalla crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro paradosso emerge dall\u2019analisi degli economisti del FMI. Questi ultimi infatti denunciano come le esportazioni italiane si stiano progressivamente allontanando dalla frontiera tecnologica, concentrandosi invece in segmenti produttivi caratterizzati da scarsa innovazione e bassa produttivit\u00e0, con processi produttivi ad alta intensit\u00e0 di lavoro. Ciononostante, invece di notare la totale assenza di politica industriale da parte delle autorit\u00e0 pubbliche, raccomandano compressione salariale ed ulteriori riforme del mercato del lavoro, dove con questa espressione intendono un aumento strutturale della precariet\u00e0 dei rapporti di lavoro e regole pi\u00f9 semplici per poter licenziare liberamente. Le due cose sono per\u00f2 chiaramente in contraddizione, poich\u00e9 rapporti di lavoro iper-flessibili e con paghe misere non forniscono all\u2019ingordo capitalista alcun incentivo a ricercare ed investire in\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.intereconomics.eu\/year\/2015\/3\/jobs-and-competitiveness-in-a-polarised-europe\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">avanzamenti tecnologici<\/a>, quando possono tranquillamente sopravvivere e restare a galla <a href=\"http:\/\/ojs.uniroma1.it\/index.php\/PSLQuarterlyReview\/article\/view\/10924\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">impiegando manodopera precaria, disciplinata ed a buon mercato<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 verosimile che nelle prossime settimane, se le trattative per formare un nuovo Governo non daranno un esito rapido, torneremo a sentire parlare nei telegiornali dei <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/03\/09\/sorvegliati-e-puniti-leuropa-e-la-frusta-dei-mercati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cmercati\u201d che ci chiedono<\/a> stabilit\u00e0, responsabilit\u00e0 e rispettabilit\u00e0, e che ci pregano, per il nostro bene, di \u201cfare presto\u201d. Quando quel giorno arriver\u00e0, sar\u00e0 opportuno tenere a mente che la posta in gioco sar\u00e0 quella che abbiamo appena descritto. Quando avremo la tentazione di farci spaventare dalla minaccia dello spread, sar\u00e0 bene avere presente che il rimedio che ci verr\u00e0 proposto \u00e8 la solita e gi\u00e0 vista polpetta avvelenata: <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/03\/il-governo-ce-gia-il-fondo-monetario-internazionale-modella-litalia-che-sara\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pi\u00f9 austerit\u00e0<\/a>, pi\u00f9 precariet\u00e0, salari pi\u00f9 bassi, un peggioramento per quasi tutti a vantaggio dei pochissimi. Se sentiremo di una coalizione di responsabili che si propone di salvare il Paese, vorr\u00e0 dire che saremo un passo pi\u00f9 vicini all\u2019applicazione di una qualche variante del programma che il Fondo Monetario Internazionale ha in mente per salvare l\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/07\/le-riforme-del-fondo-monetario-internazionale-sono-lennesimo-attacco-al-lavoro\/\">https:\/\/coniarerivolta.wordpress.com\/2018\/04\/07\/le-riforme-del-fondo-monetario-internazionale-sono-lennesimo-attacco-al-lavoro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Mentre continuano le consultazioni per la formazione del nuovo Governo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) fa sentire la sua voce con una serie di studi che disegnano l\u2019Italia di domani. Per chi non lo sapesse, il FMI \u00e8 uno degli attori che di fatto determinano gli indirizzi di governo delle economie mondiali. 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