{"id":41163,"date":"2018-04-20T09:00:15","date_gmt":"2018-04-20T07:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41163"},"modified":"2018-04-18T15:08:56","modified_gmt":"2018-04-18T13:08:56","slug":"di-che-cosa-ha-bisogno-il-sud-gabbie-salariali-o-investimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41163","title":{"rendered":"Di che cosa ha bisogno il Sud: gabbie salariali o investimenti?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL SOLE 24 ORE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una ricerca sui divari di produttivit\u00e0 del lavoro tra nord e sud Italia, di Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch, presentata presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma Tre il 10 aprile scorso (la prima versione dello studio risale al 2014) ha fatto molto discutere per le sue conseguenze implicite o esplicite di politica economica che potrebbero essere cos\u00ec sintetizzate: derogare alla contrattazione collettiva in favore di quella decentralizzata (oppure differenziarla tra nord e sud), e ridurre i salari monetari al sud dove la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 pi\u00f9 bassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste conclusioni di policy sono, a parere di chi scrive, profondamente sbagliate, e non solo perch\u00e9 riporterebbero il paese indietro verso le note \u201cgabbie salariali\u201d degli anni 50 e 60 che non hanno fatto bene ed hanno peggiorato drammaticamente i divari di reddito tra nord e sud, ma anche perch\u00e9 non trovano solido riscontro nella evidenza empirica, per diversi motivi che cercher\u00f2 di spiegare. Innanzitutto si deve osservare che nel Mezzogiorno i salari sono gi\u00e0 inferiori di circa 20 punti rispetto a quelli del Nord Ovest e di circa 15 punti rispetto a quelli del Nord Est, come dimostrato da Franzini, Granaglia e Raitano in un paper pubblicato sul Menab\u00f2 di Etica ed Economia N 47 del 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la composizione settoriale dell&#8217;industria al Sud \u00e8 storicamente posizionata, anche a causa delle gabbie salariali ricordate prima, su settori a basso contenuto tecnologico, propensi a pi\u00f9 bassi guadagni di produttivit\u00e0, e quindi con pi\u00f9 bassi salari medi. Questo significa una cosa ben precisa, che probabilmente \u00e8 la principale differenza teorica che divide sostenitori e avversari degli aggiustamenti dei salari monetari: la produttivit\u00e0 non \u00e8 una variabile esogena ma endogena, che dipende da investimenti, composizione settoriale, domanda e altri fattori di contesto socio-economici (quali infrastrutture, servizi, istituzioni, ecc). Seguendo questo approccio, che si rif\u00e0 ad economisti come Keynes, Kaldor o Sylos Labini, potrebbe essere utile persino aumentare i salari piuttosto che ridurli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, la riduzione dei salari al sud, alla vigilia della nuova rivoluzione tecnologica nota come Industria 4.0, approfondirebbe ulteriormente il gap tecnologico tra nord e sud poich\u00e9 spingerebbe le imprese verso la facile scelta di intensificare gli investimenti labour intensive, sfruttando il pi\u00f9 basso costo del lavoro, piuttosto che la scelta di investire in investimenti capital intensive, quindi in nuove tecnologie che porterebbero a maggiori guadagni di produttivit\u00e0. Nel lungo periodo, la riduzione dei salari potrebbe quindi portare a pi\u00f9 bassi livelli di produttivit\u00e0. Infine i saldi dei flussi migratori nord-sud sono notoriamente e di gran lunga positivi al nord, a dimostrazione del fatto che non \u00e8 vero che i salari reali al nord siano pi\u00f9 bassi rispetto al sud (almeno non quelli percepiti), perch\u00e9 altrimenti dovremmo osservare flussi migratori netti dal nord verso il sud, mentre dall&#8217;inizio del nuovo millennio quasi 1 milione di persone dal Mezzogiorno si \u00e8 trasferito al nord, e tra questi la met\u00e0 sono giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio di Boeri e coautori si basa sul fatto che al nord il costo della vita sarebbe pi\u00f9 alto rispetto al sud, mentre i salari monetari sono nel migliore dei casi solo di poco pi\u00f9 alti, quindi i salari reali al nord sarebbero pi\u00f9 bassi rispetto al sud. Anche l&#8217;affermazione che il costo della vita al nord \u00e8 pi\u00f9 alto rispetto al sud \u00e8 molto controversa. Lo studio di Boeri e coautori approssima il costo della vita ad un indice che dipende dal prezzo delle case e degli affitti. Ora, sebbene il costo di un casa o di un affitto in una citt\u00e0 come Milano o Roma, in media, sia pi\u00f9 alto rispetto allo stesso costo in una citt\u00e0 del Mezzogiorno, tale indice non dice nulla rispetto alla variazione dei prezzi delle case all&#8217;interno delle stesse citt\u00e0, sia al nord che al sud. Come Franzini, Granaglia e Raitano argomentano, proprio rispondendo allo studio di Boeri e coautori, nel paper citato prima: \u00abI differenziali interni ad ogni area sono enormi. Per fare solo qualche esempio, i valori massimi in alcuni quartieri di centro e periferia \u2013 in euro al metro quadro, nel 2015 \u2013 a Milano oscillano fra 9800 (Brera) e 2200 (Lambrate), a Torino fra 3100 (Castello) e 2000 (Mirafiori), a Roma fra 8400 (Aventino) e 2450 (Torre Maura), a Napoli fra 7700 (Posillipo) e 2150 (Secondigliano)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a queste differenze a rigore dovrebbe essere appropriato (ma evidentemente impossibile oltre che chiaramente regressivo) differenziare i salari nominali in base al quartiere di residenza piuttosto che alle due o tre macro-regioni italiane. Una simile critica all&#8217;indice utilizzato nello studio di Boeri e coautori \u00e8 avanzata anche da Francesco Aiello, Vittorio Daniele e Carmelo Petraglia in un articolo pubblicato sulla rivista online Open Calabria, i quali tra l&#8217;altro dimostrano in un altro articolo sulla stessa rivista che i salari nel Mezzogiorno sono gi\u00e0 in linea con la dinamica della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra questione. Il relativo sottosviluppo del sud rispetto al nord non \u00e8 solo una questione di salari e redditi. Al di l\u00e0 della proxy del prezzo delle case, gi\u00e0 di per se controversa, come abbiamo visto, al Sud il tenore di vita \u00e8 drammaticamente compromesso dalla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 dei servizi e delle infrastrutture pubbliche (ospedali, ferrovie, autostrade ecc.) e dal continuo sotto-investimento del sud rispetto al nord, sia pubblico (come testimonia Il Rapporto Svimez del 2017), sia privato come \u00e8 evidente dai dati dell&#8217;Istat. Di conseguenza, se anche fosse vero che il costo della vita al nord sia pi\u00f9 alto che al sud, tale differenza sarebbe oltremodo compensata da servizi e infrastrutture pubbliche, come rilevato in uno studio della Banca d&#8217;Italia (di Giovanni D&#8217;Alessio, QEF, n. 385\/2017). Tale questione probabilmente \u00e8 il principale disincentivo, insieme ad altri importanti fattori legati alla maggiore criminalit\u00e0 nel sud e alla minore efficienza delle amministrazioni pubbliche locali, che non permetterebbe, come gli autori dello studio invece si auspicano, che i salari pi\u00f9 bassi al Sud sarebbero una attrazione per lo spostamento di imprese e investimenti privati dal Nord verso il Sud. A nostro parere quindi, piuttosto che abbassare i salari al sud, sarebbe assolutamente prioritario investire su quelle infrastrutture pubbliche e migliorare i servizi oltre che aggredire pesantemente la criminalit\u00e0 e migliorare l&#8217;efficienza di alcune amministrazioni locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, viene quasi spontaneo ricordare una ulteriore questione, che in questo contesto sembra pi\u00f9 che mai rilevante: ma se \u00e8 vero come \u00e8 vero che la produttivit\u00e0 al nord \u00e8 pi\u00f9 alta che al sud, perch\u00e9 le imprese non alzano i salari al nord in sede di contrattazione secondaria, strumento disponibile e poco diffuso? Sulla diffusione della contrattazione secondaria andrebbe fatta una seria riflessione, dove potrebbe essere ripresa la mia proposta di \u201cPatto per la Produttivit\u00e0 Programmata\u201d nel quale organizzazioni datoriali, sindacati e governo dovrebbero fissare, ex ante, obiettivi di produttivit\u00e0 e crescita degli investimenti, ai quali legare in modo stringente con incentivi e sanzioni reali, tutti i contraenti, come anche altri economisti (S. Fadda, G. Ciccarone, M. Messori, Antonioli e Pini) hanno sostenuto di recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* <i>Professore di Economia del Lavoro e di Politica Economica, Universit\u00e0 Roma Tre, ministro del Lavoro in pectore del M5S<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">continua a leggere <strong>QUI<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/main\/art\/notizie\/2018-04-17\/di-che-cosa-ha-bisogno-sud-gabbie-salariali-o-investimenti-194458.shtml?uuid=AE5qKBaE\">http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/main\/art\/notizie\/2018-04-17\/di-che-cosa-ha-bisogno-sud-gabbie-salariali-o-investimenti-194458.shtml?uuid=AE5qKBaE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL SOLE 24 ORE Una ricerca sui divari di produttivit\u00e0 del lavoro tra nord e sud Italia, di Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch, presentata presso il Dipartimento di Economia dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma Tre il 10 aprile scorso (la prima versione dello studio risale al 2014) ha fatto molto discutere per le sue conseguenze implicite o esplicite di politica economica che potrebbero essere cos\u00ec sintetizzate: derogare alla contrattazione collettiva in favore&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":40280,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Il-Sole24-ore.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aHV","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41163"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41163"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41163\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41164,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41163\/revisions\/41164"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41163"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41163"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41163"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}