{"id":41192,"date":"2018-04-19T13:10:01","date_gmt":"2018-04-19T11:10:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41192"},"modified":"2018-04-19T13:10:01","modified_gmt":"2018-04-19T11:10:01","slug":"otto-piccoli-euroegoisti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41192","title":{"rendered":"Otto piccoli euroegoisti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>C. Clericetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre l\u2019Italia \u00e8 assorta nei suoi rompicapo politici, in Europa si continua a discutere delle prossime riforme dell\u2019Unione, quelle che per noi non promettono nulla di buono, se vogliamo usare un eufemismo. Poco prima delle nostre elezioni, ma subito dopo la formazione del governo tedesco con Cdu-Csu e socialdemocratici, da otto paesi \u00e8 giunta una presa di posizione con un rifiuto preventivo di possibili future iniziative di investimenti comunitari o altre \u201cfollie\u201d del genere, come ad esempio il fondo europeo contro la disoccupazione proposto anche dall\u2019Italia. Si tratta per lo pi\u00f9 delle timide ipotesi avanzate da quel bolscevico di Emmanuel Macron, e gi\u00e0 considerate con grande freddezza dalla Germania. Ma gli otto evidentemente temono che il rigore tedesco possa essere attenuato dall\u2019accordo di governo con i socialdemocratici. Gi\u00e0 dalle prime dichiarazioni un tale timore appare del tutto infondato, ma tant\u2019\u00e8. Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Estonia, Lettonia e Lituania mettono le mani avanti, richiamando anche al pieno rispetto delle regole del Fiscal compact.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come<a href=\"http:\/\/www.eguaglianzaeliberta.it\/web\/content\/i-piccoli-l%E2%80%99europa-dell%E2%80%99egoismo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0nota l\u2019economista Ruggero Paladini<\/a>, tutti paesi piccoli, tutti con governi di destra e tutti con una caratteristica delle loro economie: il forte peso delle esportazioni rispetto al Pil. Solo la Finlandia \u00e8 una parziale eccezione, con il suo 35 e spicci per cento, comunque pi\u00f9 alto di Italia, Francia e Spagna.\u00a0<a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/04\/Export-8-paesi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-721\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/04\/Export-8-paesi.jpg\" alt=\"Export-8-paesi\" width=\"552\" height=\"287\" \/><\/a><br \/>\nSi capisce allora come mai siano cos\u00ec inflessibili riguardo al rigore sui conti pubblici. La loro politica \u00e8 quella di crescere soprattutto con l\u2019export, e dunque della domanda interna a loro importa poco. Specialmente l\u2019Olanda \u2013 non a caso capofila dell\u2019iniziativa \u2013 che ha un surplus verso l\u2019estero addirittura superiore a quello della Germania (9% nel 2016, sempre secondo i dati World Bank), e quindi, mentre richiama gli altri al rispetto delle regole, \u00e8 la prima a infischiarsene per quel che le fa comodo, oltre ad essere un noto paradiso fiscale. Anche l\u2019Irlanda e i tre baltici hanno tasse sulle imprese scandalosamente basse, e spesso alle multinazionali non fanno pagare nemmeno quelle:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/2-053-accordi-segreti-tra-governi-ue-e-multinazionali-per-non-pagare-le-tasse-litalia-perde-10-miliardi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">i cosiddetti accordi di\u00a0<i>tax ruling<\/i><\/a>sono passati, secondo l\u2019ultimo rapporto della Commissione europea,\u00a0 dai 1.252 del 2015 ai 2.053 del 2016. E sono solo quelli che si conoscono\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019Italia si \u00e8 avviata su questa strada: con 68 accordi siamo al quarto posto, dopo Lussemburgo (ma va?), Belgio e Ungheria. Fantastica prospettiva, quella di esentare praticamente dalle imposte le mega-imprese che guadagnano di pi\u00f9: altro che\u00a0<i>flat tax<\/i>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo alla crescita basata sull\u2019export. Qualcuno potr\u00e0 dire: e che c\u2019\u00e8 di male? Significa essere pi\u00f9 bravi degli altri, visto che si vende pi\u00f9 di quanto si compra. Un ragionamento sbagliato da vari punti di vista. Prima di tutto, bisogna vedere se davvero si \u00e8 \u201cpi\u00f9 bravi\u201d, o se invece non c\u2019\u00e8 sotto qualche trucco. Perch\u00e9 la concorrenza sulla qualit\u00e0 o sul vendere prodotti che gli altri non sanno fare pu\u00f2 anche andar bene, ma se invece la concorrenza \u00e8 sui salari significa far stare peggio una grossa parte dei propri cittadini, e cos\u00ec se il costo del lavoro \u00e8 basso perch\u00e9 non si danno pensioni, non c\u2019\u00e8 assistenza sanitaria, non ci sono \u201cparacadute\u201d in caso di disoccupazione (non c\u2019\u00e8 welfare, insomma, o ce n\u2019\u00e8 molto poco). Per non parlare di norme sulla sicurezza e ambientali: anche quelle sono costi, ma \u00e8 su quelle che si misura il grado di civilt\u00e0 di un paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se la concorrenza sugli standard sociali e ambientali \u00e8 particolarmente odiosa, ci sono anche motivi macroeconomici per affermare che una crescita basata prevalentemente sulle esportazioni e l\u2019accumulo di surplus nei conti con l\u2019estero \u00e8 pericolosa quanto quella di paesi che invece accumulano deficit. Non solo in questo modo ci si rifiuta di fare la propria parte nel far girare l\u2019economia mondiale, ma si d\u00e0 anche origine a squilibri che prima o poi generano crisi. Lo aveva ben presente Keynes, che alla conferenza di Bretton Woods del 1944 aveva proposto un meccanismo di riequilibrio che dividesse l\u2019onere tra debitori e creditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la proposta non piacque agli Usa, che in quella fase erano in surplus e soprattutto volevano un sistema basato sulla centralit\u00e0 del dollaro. Ma a questo principio viene riconosciuta validit\u00e0, almeno in teoria, tanto che \u00e8 entrato a far parte delle regole della costruzione meno keynesiana che esista, ossia l\u2019Unione europea.\u00a0 E\u2019 infatti uno dei punti della Macroeconomic imbalances procedure (Mip) che elenca i criteri per mantenere l\u2019equilibrio macroeconomico. In modo un po\u2019 sbilenco (il limite per il deficit \u00e8 il 4%, per il surplus il 6; che, del tutto casualmente, era il livello di surplus che aveva la Germania quando la procedura \u00e8 stata varata) e in modo assai meno cogente delle altre regolette su deficit e debito, ma comunque c\u2019\u00e8. Quindi quando l\u2019Olanda richiama al rispetto delle regole ha<a href=\"http:\/\/nuke.carloclericetti.it\/LinkClick.aspx?link=537&amp;tabid=36\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0la stessa credibilit\u00e0 del commissario Pierre Moscovici\u00a0<\/a>che invita a rispettare i limiti al deficit, che la sua Francia da dieci anni non rispetta e che non l\u2019ha fatto nemmeno quando proprio lui era ministro dell\u2019Economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli otto paesi, insomma, hanno scritto un\u2019altra pagina dell\u2019Europa dell\u2019egoismo, dove il principio supremo sembra essere non tanto la concorrenza, ma \u201cbeggar-thy-neighbor\u201d, ossia \u201cfrega il tuo vicino\u201d. Non una bella situazione in cui convivere, ma non si vede perch\u00e9 l\u2019Italia debba prendere solo bastonate. Se questa \u00e8 l\u2019aria, sarebbe il caso di imbracciare il randello quantomeno per far rispettare la regola del surplus (che tra l\u2019altro, visto che siamo anche noi in tale situazione, ci permetterebbe di fare politiche un po\u2019 pi\u00f9 espansive) e contro la concorrenza fiscale, invece di metterci anche noi su quella strada. Certo, ci vorrebbero governi seri: \u00e8 l\u00ec che \u00e8 il nostro deficit pi\u00f9 pericoloso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/04\/03\/otto-piccoli-euroegoisti\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/04\/03\/otto-piccoli-euroegoisti\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di C. Clericetti Mentre l\u2019Italia \u00e8 assorta nei suoi rompicapo politici, in Europa si continua a discutere delle prossime riforme dell\u2019Unione, quelle che per noi non promettono nulla di buono, se vogliamo usare un eufemismo. 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