{"id":41197,"date":"2018-04-19T13:27:56","date_gmt":"2018-04-19T11:27:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41197"},"modified":"2018-04-19T13:27:56","modified_gmt":"2018-04-19T11:27:56","slug":"trade-war-requiem-per-lordine-neoliberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41197","title":{"rendered":"Trade War: requiem per l\u2019ordine neoliberale?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di COMMONWARE<\/strong><\/p>\n<div class=\"content clearfix\">\n<div style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"corpo\"><strong><em>Giuseppe Molinari<\/em><\/strong><em> intervista <strong>Raffaele Sciortino<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\"><em>Nelle scorse settimane il presidente americano Trump ha annunciato l\u2019imposizione dei dazi doganali su acciaio e alluminio, manovra decisamente in controtendenza rispetto alle politiche economiche e industriali portate avanti dalle potenze occidentali negli ultimi decenni. D\u2019altra parte per\u00f2, le mosse trumpiane rilette alla luce di alcune tendenze in atto in Europa \u2013 come la Brexit per un verso e alcuni richiami sovranisti per un altro: dalle destre emergenti all\u2019indipendenza catalana \u2013 lasciano trasparire la crescente precariet\u00e0 che segna l\u2019equilibrio globale che si \u00e8 dato negli ultimi decenni e ci spinge a guardare al ruolo che hanno altri attori in questo contesto. Lo scenario \u00e8 tutt\u2019altro che chiaro, le coordinate tutt\u2019altro che tracciate e i processi restano aperti e fluidi. <\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\"><em>Ne abbiamo parlato con Raffaele Sciortino, che abbiamo innanzitutto invitato a riflettere sulla natura della decisione di Trump: un tatticismo utilizzato per catturare il consenso di una certa composizione di classe degli Usa e per avvantaggiarsi rispetto ai principali competitor, come Cina ed Europa, o l\u2019anticipazione di un mutamento dell\u2019ordine neoliberale che mette in discussione la globalizzazione?<\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\">Non credo si tratti di un mero tatticismo a uso interno, anche se la componente interna c\u2019\u00e8 \u2013 ancor meno queste misure protezionistiche vanno lette come riprova di un presunto \u201cisolazionismo\u201d di Trump; ma neanche si tratta, come molti pensano, di un\u2019aggressivizzazione verso l\u2019esterno senza capo n\u00e9 coda dovuta al personaggio. Siamo di fronte a un passaggio, che potrebbe anche rivelarsi un punto di non ritorno, da inquadrare innanzitutto alla luce dell\u2019impellenza per gli Stati Uniti di tracciare delle linee rosse contro alleati, rivali e avversari. Il punto \u00e8: come (ri)<strong>combinare<\/strong> l\u2019esigenza di ricostruzione del fronte sociale interno, dell\u2019unit\u00e0 della nazione, con la riaffermazione della <em>primacy<\/em> americana nel mondo. Un compito drammatico che segna la \u201csorpresa\u201d dell\u2019elezione di Trump, molto pi\u00f9 di quanto non sia stato per la vittoria del <em>change<\/em> obamiano. Un compito che non \u00e8 pi\u00f9 possibile portare avanti al modo dei \u201cglobalisti\u201d, anche a costo di rinunciare a una piena \u201cegemonia\u201d (intesa come <em>ordine internazionale liberale<\/em> condiviso o accettato dai subordinati grazie ai benefici, seppur differenziati, per tutti) a favore, appunto, della primacy (<em>America first<\/em>, ovvero pieno ed esplicito nazionalismo economico). Questo per tutta una serie di ragioni non contingenti: la finanziarizzazione non paga pi\u00f9 come prima (come ritorni in investimenti e ricadute sociali interne, minor presa su altri attori, Cina in primis, caos indotto dalla crisi scoppiata nel 2008 e tutt\u2019altro che risolta, per non dire del rischio non pi\u00f9 lontanissimo della de-dollarizzazione di parte degli scambi mondiali) mentre i costi economico-militari dell\u2019Impero crescono \u2013 anche qui, con ritorni decrescenti e una preoccupante perdita di efficienza militare nei confronti del dispositivo russo \u2013 e il fronte interno, impoverito e demoralizzato nelle componenti medio-basse, scricchiola, forse con linee di divisione anche tra i diversi stati dell\u2019Unione. Il \u201cfallimento\u201d di Obama \u00e8 stato, tra l\u2019altro, quello di credere sufficiente l\u2019exit strategy dalle \u201cguerre di Bush\u201d, ma i problemi erano ben pi\u00f9 profondi come la crisi del 2008 ha messo in luce, la difesa dell\u2019American way of life esige ben altro.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Con e attraverso Trump si gioca dunque una riorganizzazione della <strong>strategia<\/strong> complessiva, tutt\u2019altro che indolore per le \u00e9lite statunitensi e dagli esiti incerti anche rispetto alla stessa tenuta di questa presidenza. E per\u00f2, a un anno dal voto e dopo molti annunci, un passaggio si sta dando. Trump ha cercato, tra oscillazioni notevoli e girandole di nomine, un certo modus vivendi con il complesso militare e il Pentagono senza, per ora, rinunciare del tutto all\u2019idea originaria \u2013 di Brzezinski e Kissinger, tra gli altri \u2013 di separare Mosca da Pechino nonostante le pressioni del <em>Russiagate<\/em>. \u00c8 vero, ha dovuto incassare colpi su questo fronte, ma non credo lo abbiano semplicemente \u201cnormalizzato\u201d, ha capito che per un rilancio economico della nazione americana \u00e8 indispensabile l\u2019esercizio della minaccia militare. In secondo luogo, ha varato un piano di tagli alle tasse che gli ha riallineato in parte il partito repubblicano e le corporation e che, anche se poi questo aspetto \u00e8 stato ridimensionato, puntavano anche ad avviare un diverso regime fiscale sfavorevole alle aziende straniere che portano fuori gli utili; oltretutto meno tasse per le imprese servono a compensare, grazie all\u2019aumento degli utili e alle operazioni di buy-back permesse da una maggiore liquidit\u00e0, il rialzo graduale dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve assai pericoloso per la Borsa (come si \u00e8 visto col crash di inizio febbraio). E, detto di passaggio, \u00e8 proprio sulla politica dei <strong>tassi<\/strong> in quanto leva fondamentale dell\u2019impero del dollaro che bisogner\u00e0 concentrare l\u2019analisi di qui in avanti. Infine, arrivano le misure protezionistiche selettive che chiaramente hanno sia una dimensione interna, nel tentativo di incentivare l\u2019inshoring di aziende e di presentare qualcosa di concreto alla cosiddetta <em>middle class<\/em>, sia una dimensione geopolitica (forse ancora pi\u00f9 che geoeconomica) diretta, in diverso modo, contro l\u2019Europa, per ora come avvertimento, e soprattutto contro la Cina. Torniamo cos\u00ec al nodo della strategia: gli States devono e vogliono alzare il prezzo e per farlo devono non solo agitare il bastone ma sbatterlo sul tavolo limitandosi a utilizzarlo direttamente, per ora, nelle situazioni di caos geopolitico indotto (vedi Siria, prima con l\u2019uso dell\u2019Isis, poi con l\u2019appoggio ai kurdi, adesso divenuti merce di scambio con Ankara; e, attenzione, il bersaglio strategico di fase \u00e8 sempre pi\u00f9 l\u2019Iran, come si vede anche dalla tacita alleanza tra il principino saudita e Israele). Direi quasi che sul breve-medio termine non importa se la politica di Trump riesca davvero a produrre modifiche sostanziali a vantaggio di proletari e ceti medi, quel che conta \u00e8 che tali classi rinnovino la loro fiducia nella difesa della potenza statunitense, soprattutto, in ultima istanza, sul piano militare. La situazione generale, infatti, viaggia verso l\u2019accrescimento dei conflitti che non si possono vincere senza un solido fronte interno, e quello Usa si sta davvero spappolando. Urge una mobilitazione dal basso in senso nazionalistico.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Insomma, direi che l\u2019ordine neoliberale sta decisamente volgendo al termine e con esso la globalizzazione per come l\u2019abbiamo conosciuta finora, questo \u00e8 il rischio che a Washington sono pronti e insieme costretti a correre. Il discorso \u00e8 un tantino pi\u00f9 complesso se ci riferiamo non a una modalit\u00e0 e al corrispondente ordine geopolitico ma alla globalizzazione intesa come internazionalizzazione strutturale della produzione, finanziarizzazione del mercato mondiale, capitalistizzazione dello Stato. Se questo tessuto, gi\u00e0 del resto colpito dalla crisi globale, dovesse sfrangiarsi ulteriormente o decisamente fessurarsi, potremmo avere sia la formazione di blocchi regionali in competizione a scala, si noti, comunque mondiale (soluzione multipolarista vista come fumo negli occhi a Washington) sia una frammentazione vera e propria (eventualmente eterodiretta proprio dagli Usa). Del resto, il capitale come rapporto sociale tende di per s\u00e9 alla globalit\u00e0 (da intendere come sussunzione di ci\u00f2 che gli \u00e8 esterno) ma per le sue contraddizioni al tempo stesso rompe in continuazione questa tendenza (di qui l\u2019impossibilit\u00e0 di un superimperialismo o di un <em>Impero<\/em>).<\/p>\n<p class=\"corpo\">Comunque sia, al momento Washington non vuole n\u00e9 pu\u00f2 rinunciare al comando sul valore prodotto a scala globale, il suo \u00e8 un tentativo in fieri di ristrutturare questo comando a fronte di difficolt\u00e0 sempre maggiori dovute alla crisi della valorizzazione e al tentativo di altri attori di ricontrattare la distribuzione dei proventi complessivi del sistema.<\/p>\n<p class=\"corpo\">In tutto questo il fattore di classe, che sembra assente dal \u201cgrande gioco\u201d geopolitico, in realt\u00e0 conta eccome, con smottamenti di condizioni e umori che per ora si esprimono in Occidente per lo pi\u00f9 a livello elettorale \u2013 altrove il discorso \u00e8 pi\u00f9 complesso \u2013 ed \u00e8 esso stesso vettore fondamentale della <strong>crisi<\/strong> di questa globalizzazione. Ma questo la sinistra europeista, moltitudinaria, identitaria, pluralista, dirittiumanitarista ecc., non riesce a vederlo e tanto meno ad accettarlo. Ma tant\u2019\u00e8, \u00e8 un sintomo dello spirito del tempo. Del resto, le dinamiche di classe in corso non possono non sembrare paradossali a chi ha sempre letto le lotte e i movimenti come vettori di uno sviluppo capitalistico destinato a crescere su stesso essendo condizionato da contropoteri, poi \u201cdiritti\u201d, sempre pi\u00f9 ampi. Ora questa dialettica, con la crisi sistemica all\u2019epoca della sussunzione reale, si \u00e8 rotta forse definitivamente, cambiano forme e percorsi della ripresa di classe, senza esiti scontati. Inutile, dunque, evocare gli anni Trenta del secolo passato, rispolverare ferri vecchi come l\u2019antifascismo o cercare \u201cidentit\u00e0\u201d alternative a un proletariato oramai dato per perso. La crisi che si annuncia \u00e8 epocale, di civilt\u00e0 e la vera domanda utile sarebbe: che forma potrebbe avere un \u201csecondo Sessantotto\u201d \u2013 che quindi non sarebbe un \u201968 \u2013 non scaturito da una fase ascendente del capitale ma da dentro la sua crisi e senza soccorsi democratici, riformisti, \u201cprogressisti\u201d possibili? Questione assai complessa, l\u2019unica cosa che mi sento di dire \u00e8 che solo in relazione al futuro, e non con improbabili richiami al passato, \u00e8 possibile orientarsi nel presente. Ma so anche che \u00e8 un\u2019indicazione poco soddisfacente\u2026<\/p>\n<p class=\"corpo\"><em>Se stiamo assistendo alla messa in discussione della globalizzazione, quale ruolo giocano, rispettivamente, Stati Uniti e Cina? Quali sono le differenze tra i due paesi nell\u2019agire nella crisi? Come pensi si possa evolvere questo conflitto e quali conseguenze pu\u00f2 avere nel medio periodo nel contesto internazionale?<\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\">Sugli Usa ho sproloquiato abbastanza. Sono seduti su una bomba a tempo \u2013 a meno che sulla profondit\u00e0 della crisi globale ci siamo sbagliati alla grande \u2013 e devono farla scoppiare fuori, di qui il loro attivo ruolo \u201crevisionista\u201d. Se posso aggiungere giusto un\u2019osservazione, il vero nodo di fondo \u2013 che vale particolarmente, ma non solo per gli States \u2013, la vera questione \u00e8 quanto sia possibile, all\u2019altezza del corso attuale dell\u2019accumulazione mondiale, de-finanziarizzare parzialmente il meccanismo complessivo, pi\u00f9 precisamente: distruggere la mole di <strong>capitale fittizio<\/strong> accumulatasi, senza far saltare tutti gli assetti (geo)politici economici sociali culturali consolidati.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Quanto alla Cina, sembra un paradosso: oggi \u00e8 Pechino a difendere il <em>free trade<\/em>! Ma \u00e8 un paradosso che ha profonde radici strutturali nel modo in cui si \u00e8 costruita negli ultimi quarant\u2019anni la cosiddetta globalizzazione. In estrema sintesi, per l\u2019industrializzazione del paese e la fuoriuscita dal sottosviluppo Pechino ha dovuto pagare pegno: l\u2019apertura del mercato americano e poi occidentale in cambio di un prelievo permanente sul valore estratto alla classe operaia cinese che va a finire nelle casse o del Tesoro statunitense, attraverso l\u2019acquisto delle obbligazioni statali Usa e le riserve in dollari, o delle multinazionali. Ma non bisogna neppure dimenticare che l\u2019ascesa della Cina come potenza capitalistica \u00e8 stata la <strong>nemesi<\/strong> della sconfitta operaia nel lungo Sessantotto in Occidente, dove ora non si sa come fermarla e, con la crisi del 2008, la reazione di classe \u2013 nelle forme \u201csorprendenti\u201d del cosiddetto populismo \u2013 torna a farsi sentire. A Pechino \u2013 dove ancora si \u201cstudia\u201d e non si sragiona a tre mesi \u2013 si \u00e8 preso atto che il peculiare corso neoliberista sviluppista regolato dallo Stato, che fin qui ha avuto \u201csuccesso\u201d, non pu\u00f2 continuare a lungo. Di qui i rivolgimenti nel partito, l\u2019ascesa di Xi e la lotta alla \u201ccorruzione\u201d ecc., alla luce della necessit\u00e0 di cambiare modello di sviluppo, non solo nel senso di un incremento del mercato interno \u2013 essenziale se la Cina deve assurgere al livello delle grandi potenze e, tra l\u2019 altro, frutto della dialettica \u201c<strong>democratica<\/strong>\u201d, che l\u00ec ancora funziona, tra lotta di classe, capitale e Stato \u2013 ma anche di una <strong>estroversione<\/strong> economica che contrasti i piani occidentali. Di qui il progetto delle nuove vie della seta, i primi scambi internazionali senza il dollaro, la prospettiva di liberalizzare la moneta, la ristrutturazione dei mercati finanziari, ecc. Tutto ci\u00f2, finora, senza che si possa parlare di un vero e proprio imperialismo cinese perch\u00e9 mancano gli strumenti finanziari e perch\u00e9 \u00e8 per ora interesse di Pechino \u2013 che ovviamente non per questo fa beneficenza in giro per il mondo \u2013 togliere spazi all\u2019Occidente offrendo in America latina, Africa, Asia centrale, Russia e altrove condizioni economiche migliori e una prospettiva di reale \u201csviluppo\u201d contro la \u201ccrescita\u201d predatoria indotta dall\u2019imperialismo occidentale.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Il nodo sul breve-medio periodo \u00e8 come cambiare e autonomizzarsi dal link sentito come sempre pi\u00f9 precario e oneroso con l\u2019Occidente <strong>senza<\/strong> rompere il \u201cgiocattolo\u201d della globalizzazione che fin qui ha pagato. Comunque sia, l\u2019estroversione implica necessariamente che la Cina d\u2019ora in poi debba esporsi di pi\u00f9 sul piano geopolitico per rispondere, in particolare, all\u2019accerchiamento di Washington che punta a impedire la formazione di una regione asiatica orientale imperniata su Pechino (le tensioni in Corea fomentate da Washington ne sono un esempio, ma la risposta tattica coreana e cinese \u00e8 stata fin qui impeccabile). In prospettiva, lo scontro \u00e8 inevitabile sui diversi piani ma non \u00e8 dato, ovviamente, prevedere i passaggi concreti. Sar\u00e0 importante, se la crisi globale proceder\u00e0 oltre, vedere quale dei due soggetti per primo risentir\u00e0 in maniera decisiva di sconquassi sul piano interno: di nuovo si propone il nesso tra geopolitica e dinamiche di classe. Qui il <strong>nazionalismo<\/strong>, quello imperialista statunitense anti-\u201cmusi gialli\u201d (che render\u00e0 molto meglio della crociata anti-islamica) e quello \u201cdifensivo\u201d cinese, la faranno in un primo momento da padrone, si tratter\u00e0 di saper leggere tra le righe se e come emergeranno istanze \u201cdi classe\u201d in qualche modo capaci di dislocarsi oltre.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Sul medio periodo, molto dipender\u00e0 da come Pechino cercher\u00e0 di ammansire Trump per guadagnare tempo. Lo stesso Trump non pare voglia uno showdown immediato, n\u00e9 gli Usa sono preparati a questo, ma certo punta a portare qualcosa a casa, cosa che la Cina potrebbe anche dargli, nell\u2019immediato.<\/p>\n<p class=\"corpo\"><em>Le mosse di Trump avranno una certa risonanza anche nell\u2019Unione Europea, visto che le esportazioni sono una voce importante del Pil europeo. Considerando, inoltre, che nei prossimi mesi la BCE ridurr\u00e0 gradualmente l\u2019impatto delle politiche monetarie espansive \u2013 politiche che sono state le bombole d\u2019ossigeno per il sofferente sistema bancario ed economico dell\u2019 UE \u2013<\/em><em>,<\/em><em>quali<\/em><em> pensi possano essere le conseguenze per la sua stabilit\u00e0? Quali trasformazioni potrebbero darsi all\u2019interno del continente europeo nell\u2019equilibrio dei rapporti tra i diversi paesi?<\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\">\u00c8 evidente che l\u2019Europa \u00e8 sempre pi\u00f9 stretta in una tenaglia, tra l\u2019\u201camico\u201d americano e Cina e Russia, nonch\u00e9 divisa al suo interno. Non mi pare di dover rivedere le mie precedenti analisi su questo punto (https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/9443-raffaele-sciortino-l-europa-fra-trump-e-merkel.html e https:\/\/www.infoaut.org\/approfondimenti\/middle-ground-trumpiano-ricompattamento-europeo-e-smottamenti-geopolitici-la-crisi-dalla-ricerca-cooperativa-allo-scontro-competitivo): non si \u00e8 in grado, a partire ovviamente da Berlino, di andare oltre la subalternit\u00e0 a Washington e di sfruttare utilmente la Brexit per il proprio rafforzamento e, a misura che non lo si fa, si rafforzano tutti i fattori che spingono per la destrutturazione. Queste ultime settimane, e non soltanto per la vicenda dazi, sono esemplificative dei nodi sul tappeto. Sulle misure per ora solo minacciate da Trump, Bruxelles si trova con armi spuntate data la dipendenza dall\u2019export e pu\u00f2 solo tentare di ricontrattare. Nel frattempo si accoda immediatamente alla manovra inglese contro Mosca (il caso Skripal mi pare una montatura britannica, forse con legami col fronte americano anti-trumpista in difficolt\u00e0 per lo sgonfiarsi del <em>Russiagate<\/em>, sulla stessa Faz si avanzano i primi dubbi) mentre Berlino continua nel suo gioco molto\u2026 italico di fare finta di niente e siglare l\u2019accordo su North Stream 2 proprio con Mosca (accordo che il Senato americano ha chiesto di bloccare). Sempre a Berlino salgono le tensioni commerciali contro Pechino. Macron, intanto, sigla un accordo militare con Londra, alle spalle della Germania, anche in risposta alla tattica dilatoria di Merkel nei confronti delle richieste francesi di addivenire a una qualche forma di riequilibrio nei conti economici inter-europei, richiesta alla quale Macron ha legato la propria tenuta politica. E nonostante le frizioni sempre pi\u00f9 visibili tra il galletto francese e Frau Merkel, i due tornano, ovviamente uniti e solidali, a preoccuparsi della situazione post-elettorale italiana.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Mi pare che i fatti parlino da s\u00e9: se continua cos\u00ec si va verso un inevitabile dimagrimento controllato \u2013 l\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0, se non una vera e propria rottura, magari dopo una lunga agonia \u2013 anche tenuto conto delle scontate manovre americane anti-europee sui paesi est-europei, su un\u2019Italia che non dovesse risolvere la crisi politica e sulla Spagna a rischio secessione catalana. L\u2019amministrazione statunitense non vuole affatto abbandonare l\u2019Europa ma riequilibrare con le buone o con le cattive il rapporto facendo pagare decisamente di pi\u00f9 la sua \u201cprotezione\u201d e coinvolgendola nella crociata anti-cinese e nella futura guerra all\u2019Iran. Va poi ricordato che <a href=\"https:\/\/wolfstreet.com\/2018\/03\/30\/what-could-knock-the-dollar-down-as-top-global-reserve-currency\/\">ha gi\u00e0 vinto la battaglia contro le velleit\u00e0 dell\u2019euro moneta internazionale<\/a>, anche se sono stati stoppati i tentativi di far fuori del tutto la moneta unica con l\u2019attacco ai debiti sovrani.<\/p>\n<p class=\"corpo\">Quanto alla Bce, \u00e8 vero che con il QE ha salvato probabilmente l\u2019Europa da una crisi ancora pi\u00f9 profonda, ma il costo oggi risulta salato: il sistema bancario non \u00e8 realmente risanato, la liquidit\u00e0 \u00e8 rimasta nei circuiti finanziari ad alimentare una bolla speculativa, i paesi del fronte Sud non sono affatto \u201crisanati\u201d e si trovano malmessi di fronte alla prospettiva della fine della politica del denaro facile, i disequilibri commerciali di quasi tutti i paesi nei confronti della Germania si sono ampliati, come dimostrano gli enormi saldi del sistema Target II, e si potrebbe continuare. Senza contare, ovviamente, le ricadute politiche e sociali rubricate sotto l\u2019etichetta del <em>populismo<\/em> montante. Solo la Germania, ovviamente, potrebbe \u201csalvare\u201d l\u2019Europa, di cui ha bisogno sicuramente, ma per questo una ridislocazione anti-Usa difficilmente \u00e8 evitabile e comporterebbe lo sconvolgimento delle basi sociali e degli assetti interni complessivi che vanno decisamente oltre l\u2019attuale quadro politico. Dietro i rivolgimenti geopolitici c\u2019\u00e8 sempre un riposizionamento dei fronti di classe (anche se non \u00e8 detto che ci piaccia). Certo, Berlino non pu\u00f2 cedere del tutto allo zio Sam ma il punto \u00e8: fino a quando sar\u00e0 possibile continuare con la politica di stop and go? Trump, almeno, ha il merito di stracciare il velo dell\u2019ipocrisia. Vedremo.<\/p>\n<p class=\"corpo\"><em>Lo scenario italiano vede una situazione di stallo istituzionale dovuta alla incapacit\u00e0 di formare un governo. Dalle urne sono usciti vincitori il Movimento 5 Stelle e la Lega, entrambe formazioni euroscettiche che dialogano per trovare una difficile intesa. Pensi che il possibile prevalere delle spinte \u201csovraniste\u201d di entrambi i partiti possa ridefinire l\u2019assetto europeo e, pi\u00f9 complessivamente, possiamo pensare a delle ripercussioni sul mercato globale? Credi che possano crescere le frizioni tra l\u2019establishment europeo e il venturo governo italiano?<\/em><\/p>\n<p class=\"corpo\">Prima bisogner\u00e0 vedere se il governo riescono davvero a formarlo! Quanto alle frizioni con la Ue ci sono gi\u00e0, per lo meno nella forma dei classici avvertimenti sui fondamentali economici, e non potranno che ampliarsi. Il voto italiano segna una decisa <strong>ridislocazione<\/strong> \u201cdi classe\u201d: non solo fa mangiare merda a Renzi e Berlusca \u2013 gi\u00e0 solo questo \u00e8 una soddisfazione e, almeno per me, anche una discriminante rispetto a quanti si disperano per il successo della \u201cdestra\u201d (quindi una grande coalizione sarebbe stata meno di destra di un eventuale governo populista?!) \u2013 ma pi\u00f9 a fondo segnala la crisi di tutta un\u2019impalcatura incentrata sulle politiche della \u201ccrescita\u201d. E questo in un paese europeo che ha un peso specifico superiore alla Grecia, quindi non facilmente liquidabile (anche perch\u00e9, per nostra fortuna, non abbiamo sinistri alla Tsipras).<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, al di l\u00e0 di un\u2019analisi precisa di questo voto (a proposito, i sondaggi questa volta l\u2019hanno azzeccata, l\u2019italiano medio non nasconde pi\u00f9 la sua scelta come faceva con Dc Berlusca e Renzi, anche questo un messaggio di insofferenza), <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-italiana\/2676-ncasale-e-rsciortino-proficue-ambivalenze-del-grillismo.html\">mi pare di aver detto<\/a>, non unico, con anni di anticipo \u2013 e senza la minima concessione al patetico \u201cpopulismo di sinistra\u201d \u2013 che i 5S incubavano questa dinamica, una dinamica <strong>nazionalista-sovranista<\/strong> con basi di classe (<strong>iper<\/strong>-proletaria, se vogliamo, quella stessa che si era bevuta la finanziarizzazione, sottomessa al capitale non per costrizione ma per convincimento e ora vorrebbe degli aggiustamenti), all\u2019altezza della crisi globale che \u00e8 anche crisi della globalizzazione. Ora i contenitori da noi sono due, con diversi programmi prospettive e referenti sociali, e gi\u00e0 questo dice che siamo a un punto di non ritorno, anche se per ora in termini prevalentemente di cambiamento del ceto politico, cosa del resto che si vede dagli States al resto d\u2019Europa. Senza fare previsioni, anche un ammorbidimento del programma elettorale di 5S e Lega, insieme o separati, non potrebbe non portare a uno scontro con Bruxelles e, a bocce ferme, il loro sarebbe un tentativo di quadrare il cerchio. Il punto per\u00f2 non \u00e8 questo, il punto per noi discriminante \u00e8 se si dar\u00e0 una reale spinta dal basso \u2013 per quanto confusa, \u201csporca\u201d e poco \u201csimpatica\u201d \u2013 che \u00e8 quanto a livello di massa \u00e8 finora mancato nella crisi globale (a parte alcune eccezioni agli inizi, ma finite parecchio male, come nei paesi arabi e in Grecia: a proposito, ci manca un vero bilancio di questa prima fase!). Quanto e come possa poi incidere sugli assetti europei dipende da una caterva di fattori internazionali ad oggi non calcolabili. In assenza di una reazione dal basso, in Italia potremmo assistere invece a una dinamica di frammentazione e anche divaricazione territoriale tra Nord e Sud, gi\u00e0 evidente nel voto. Il che, e non solo a scala italiana, non risolverebbe nulla neanche per il capitale. Tutte queste tendenze in Occidente sono destinate \u2013 se la crisi non verr\u00e0 superata \u2013 a <strong>precipitare<\/strong> in forme e contenitori organizzativi che non sono certo gli attuali: un \u201csecondo tempo\u201d del populismo molto <strong>pi\u00f9 \u201cduro\u201d<\/strong> destinato, proprio mentre potrebbe rivedere le politiche anti-crisi adottate finora, a portare ad uno scontro anche intra-europeo tra i diversi nazionalismi, i cui contorni non \u00e8 forse difficile intravedere gi\u00e0 oggi. Ma, attenzione, questo processo si dar\u00e0 intrecciato inestricabilmente con una <strong>antitetica<\/strong> ripresa di temi e battaglie classiste, <strong>con-fusa<\/strong> con esso per l\u2019ambivalenza costitutiva di ogni resistenza al globalismo che non \u00e8 ancora anti-capitalistica n\u00e9 \u00e8 scontato che lo diventi. Possiamo solo prepararci, oggi, a questa nuova, inedita situazione che pu\u00f2 durare, che so, venti-trent\u2019anni come precipitare all\u2019improvviso. Ma di preparazione \u201cprofessionale\u201d non ne vedo molta in giro, vedo tanti luoghi comuni e slogan ripetuti\u2026<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12119-raffaele-sciortino-trade-war-requiem-per-l-ordine-neoliberale.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12119-raffaele-sciortino-trade-war-requiem-per-l-ordine-neoliberale.html<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COMMONWARE Giuseppe Molinari intervista Raffaele Sciortino Nelle scorse settimane il presidente americano Trump ha annunciato l\u2019imposizione dei dazi doganali su acciaio e alluminio, manovra decisamente in controtendenza rispetto alle politiche economiche e industriali portate avanti dalle potenze occidentali negli ultimi decenni. D\u2019altra parte per\u00f2, le mosse trumpiane rilette alla luce di alcune tendenze in atto in Europa \u2013 come la Brexit per un verso e alcuni richiami sovranisti per un altro: dalle destre emergenti&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":41198,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/sinistra-vita-star-trek-grande-rosso.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aIt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41197"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41197"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41197\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41199,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41197\/revisions\/41199"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41198"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}