{"id":41213,"date":"2018-04-20T13:42:55","date_gmt":"2018-04-20T11:42:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41213"},"modified":"2018-04-20T13:45:04","modified_gmt":"2018-04-20T11:45:04","slug":"sinistra-e-unione-europea-aspettando-godot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41213","title":{"rendered":"Sinistra e Unione europea. Aspettando Godot"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Giovanna Cracco)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Trump-merkel-gentiloni-macron.jpg\" alt=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/Trump-merkel-gentiloni-macron.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni volta che una persona di sinistra afferma che l\u2019Unione europea cos\u00ec com\u2019\u00e8 non va bene, ma la soluzione non \u00e8 uscirne, la si deve cambiare dall\u2019interno \u2013 rendendola pi\u00f9 democratica, una coesione di popoli e di ideali, sociale e politica e non solo economica e monetaria, l\u2019Europa del welfare e degli investimenti produttivi e non del Fiscal Compact e dell\u2019austerity \u2013 una domanda assale chi scrive. In una brutale sintesi: <i>ci \u00e8 o ci fa? <\/i>Il riferimento, si intende, \u00e8 a esponenti politici, studiosi, intellettuali, giornalisti, persone insomma per le quali approfondire la realt\u00e0, leggere documenti, interrogarsi \u00e8 dovere del mestiere che hanno scelto; cittadini impegnati in altre occupazioni non hanno tempo, fonti e canali per farlo, e dunque non possono che fare propri e replicare il pensiero e l\u2019analisi che vengono loro offerti dall\u2019informazione e dalla politica di sinistra \u2013 a scanso di equivoci, non si iscrive qui il Partito democratico all\u2019area di sinistra, e nemmeno i fuoriusciti di Liberi e Uguali; e neanche il gruppo L\u2019Espresso, quotidiano Repubblica in testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si sa cosa preferire. Se la persona <i>ci \u00e8<\/i>, due sono le possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La propaganda, martellante e pervasiva da oltre vent\u2019anni, ha fatto a tal punto presa che l\u2019ideologia europeista \u2013 un sacco vuoto riempito di grandi valori al fine di disarmare la critica con una narrazione potente e universale: pace, progresso, libert\u00e0&#8230; \u2013 \u00e8 stata assorbita acriticamente anche da chi avrebbe dovuto possedere la chiave di lettura politica e gli strumenti culturali per andare oltre l\u2019etica ufficiale; dunque, prima possibilit\u00e0, la natura dell\u2019Unione europea non \u00e8 stata <i>d\u2019embl\u00e9e <\/i>approfondita \u2013 nel percorso storico, politico, economico, contenuto dei Trattati e poteri delle istituzioni create \u2013 e ci\u00f2 significa che la persona non ha assolto al dovere imposto dal proprio ruolo professionale. Seconda possibilit\u00e0: la natura della Ue \u00e8 stata approfondita, ma il pregiudizio favorevole ha offuscato la capacit\u00e0 di analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la persona <i>ci fa<\/i>, siamo davanti a una sola posizione: il rifiuto consapevole di portare avanti una battaglia politica e culturale perch\u00e9 penalizzante nel breve termine. L\u2019europeismo \u00e8 stato associato all\u2019internazionalismo \u2013 non si sa su quali basi teoriche, a dir la verit\u00e0, se non una superficiale semplificazione del concetto stesso di internazionalismo \u2013 e la rivendicazione di una sovranit\u00e0 statale equiparata al nazionalismo di destra, se non addirittura di matrice fascista. In questa narrazione divenuta dominante a sinistra, spiegare la ragioni per cui <i>questa <\/i>\u00e8 l\u2019Unione europea e un cambiamento nella sua natura non potr\u00e0 mai avvenire \u2013 proponendo appunto l\u2019analisi del suo percorso storico, politico, economico, contenuto dei Trattati e poteri delle istituzioni create (1) \u2013 e dunque non c\u2019\u00e8 altra scelta che attrezzarsi per uscirne, \u00e8 un processo culturale prima che politico e quindi lento e complesso, una posizione che sarebbe criticata e nell\u2019immediato accusata di tradire il pensiero di sinistra, e di conseguenza soggetta a perdere consensi per strada: elettori o lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non per puntare il dito, ma perch\u00e9 non ci si vuole nemmeno nascondere dietro quel dito, <i>ci \u00e8 o ci fa <\/i>\u00e8 una domanda che chi scrive si pone ogni volta che legge Il Manifesto (2) e che si \u00e8 posto davanti al programma elettorale di Potere al Popolo (PaP) e alle dichiarazioni rilasciate dalla rappresentante Viola Carofalo: \u201cDobbiamo lavorare su due livelli: un Plan A e un Plan B. Non siamo contrari all\u2019Europa in senso nazionalista, ma l\u2019Unione Europea cos\u00ec com\u2019\u00e8 non va bene. \u00c8 da riformare perch\u00e9 con la gabbia dell\u2019austerity e coi vincoli del pareggio di bilancio, in questi anni, ci hanno imposto soltanto smantellamento dello stato sociale, tagli a servizi, sanit\u00e0, scuola, pensioni e compressione dei diritti sul lavoro. La risposta non sta nell\u2019inseguire le destre n\u00e9 nell\u2019abbracciare il concetto di sovranit\u00e0 nazionale \u2013 sono e resto internazionalista \u2013 ma nella costruzione di un\u2019Europa che dia diritti e opportunit\u00e0 alle classi popolari. Questo \u00e8 il piano A. Ma se si scoprisse che questi trattati non sono riformabili dall\u2019interno, o che non ci siano i rapporti di forza per farlo, guardiamo con interesse a un piano B. Non moriremo per l\u2019Europa, siamo disposti anche a rompere con essa. Non ci interessa la sovranit\u00e0 nazionale, quella \u00e8 un feticcio, ma un\u2019unione con gli altri Paesi del Sud Europa, in difficolt\u00e0 come l\u2019Italia, coinvolgendo anche gli Stati del Nord Africa. Un\u2019Europa del Mediterraneo \u2013 popolare e solidale \u2013 contro la locomotiva tedesca\u201d (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora: le politiche imposte dall\u2019Unione europea, quella che chiamiamo austerity ma non solo, anche il divieto di politica industriale, la libera circolazione dei capitali (leggi delocalizzazioni) ecc. sono <i>incorporate <\/i>nei Trattati, non il frutto di una visione politica che gli Stati <i>forti <\/i>impongono agli Stati <i>deboli <\/i>\u2013 la Grecia e le mani legate di Tsipras, a cui \u00e8 mancata la volont\u00e0 di lasciare unilateralmente l\u2019Eurozona (voltando cos\u00ec le spalle al voto popolare espresso nel referendum) devono pur essere serviti almeno a comprendere cosa sono ontologicamente i Trattati Ue, altrimenti siamo al <i>giorno della marmotta<\/i>. L\u2019ideologia liberista \u00e8 alla base della creazione della Ceca, la Comunit\u00e0 europea del Carbone e dell\u2019Acciaio, primo passo verso l\u2019Unione e istituita nel 1951, e la teoria ordoliberale di stampo tedesco vi si \u00e8 innestata, con la sua impostazione dogmatica di \u2018regole fisse\u2019 economiche e monetarie, euro e Bce, contenute nel Trattato di Maastricht del 1992. Non \u00e8 possibile riformare tale struttura cambiando singoli articoli o parti dei Trattati: vanno interamente riscritti, il che significa farne prima carta straccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rapporti di forza per poterlo fare: un bagno di realt\u00e0 \u00e8 necessario. L\u2019articolo 48 del Trattato sull\u2019Unione europea (TUE) fissa le procedure di revisione di tutti i Trattati: senza entrare in tecnicismi (4), le modifiche devono essere approvate all\u2019<i>unanimit\u00e0 <\/i>dal Consiglio europeo (capi di Stato e di governo dei Paesi Ue) e ratificate da <i>tutti <\/i>i Parlamenti nazionali. Quindi, a meno di ipotizzare \u2013 e qui non siamo nel mondo dei sogni ma nell\u2019iperuranio metafisico \u2013 la salita al governo <i>contemporaneamente <\/i>in tutti i 28 Stati Ue di partiti di sinistra, i rapporti di forza per riscrivere i Trattati non ci sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Manifesto ci \u00e8 o ci fa? Difficile dirlo. Di certo ha un\u2019enorme responsabilit\u00e0 nella costruzione della narrazione del \u2018cambiamento interno\u2019 dominante a sinistra, perch\u00e9 da sempre \u00e8 stato un punto di riferimento per l\u2019area cosiddetta movimentista o antagonista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Potere al Popolo ci \u00e8 o ci fa? Se la natura tecnica dell\u2019Unione europea non \u00e8 stata approfondita, \u00e8 una mancanza grave per chi chiede un voto. Perch\u00e9 accanto a realt\u00e0 che da anni analizzano il piano politico della Ue \u2013 i Trattati \u2013 non mancano nemmeno figure, ben note al mondo della sinistra, che portano avanti la puntuale disamina dell\u2019aspetto strettamente economico, arrivando a dimostrare e a concludere che l\u2019unica via per poter attuare politiche anche solo socialdemocratiche \u00e8 uscire dalla moneta unica. Una a citarle tutte, l\u2019economista Sergio Cesaratto, che anche in un recente articolo intitolato <i>E mo chi voto?, <\/i>pubblicato il 3 febbraio sul suo blog e ripreso da diverse testate online italiane e straniere, dopo aver mostrato \u2013 per l\u2019ennesima volta \u2013 le ragioni economiche per cui \u201cprivati della sovranit\u00e0 monetaria la democrazia \u00e8 monca\u201d, si ritrovava a dover concludere: \u201cLa sinistra si presenta con programmi economici inadeguati e non \u00e8 un caso che l\u2019intellighenzia economica di sinistra non sia stata coinvolta nella predisposizione dei progetti politici n\u00e9 di Liberi e Uguali n\u00e9 di Potere al Popolo\u201d (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, c\u2019\u00e8 un <i>ma<\/i>. Va riconosciuto a Potere al Popolo l\u2019esistenza di un Piano A e di un Piano B \u2013 anche se il programma elettorale \u00e8 ben pi\u00f9 vago delle affermazioni della Carofalo, e non vi \u00e8 citato alcun Piano B: contiene solo un generico \u201crompere l\u2019Unione europea dei Trattati\u201d e un \u201ccostruire un\u2019altra Europa\u201d con i popoli della sponda sud del Mediterraneo, unite alla proposta di una maggiore democrazia di natura referendaria. Probabile che la disponibilit\u00e0 a uscire dall\u2019Europa, non messa per iscritto ma affermata nelle interviste, la si debba alla presenza della realt\u00e0 <i>Eurostop <\/i>all\u2019interno di PaP, che per\u00f2 non \u00e8 riuscita a spostare l\u2019asse della formazione politica sulla sua posizione. Ci\u00f2 significa tuttavia che PaP \u00e8 incappato nelle analisi <i>bandite <\/i>dal pensiero dominante di sinistra. Questo, unito al mantra del rifiuto della sovranit\u00e0 nazionale e dell\u2019internazionalismo, e alla contemporanea proposta di un\u2019unione con gli altri Paesi dell\u2019area mediterranea \u2013 e anche qui, una riflessione seria sui rapporti di forza necessari per attuarla non sarebbe male \u2013 d\u00e0 l\u2019impressione di essere davanti all\u2019incapacit\u00e0, o alla mancanza di volont\u00e0, di sostenere una posizione politica scomoda perch\u00e9 attualmente minoritaria. Peccato, perch\u00e9 sarebbe stata una buona occasione per aprire una discussione che gi\u00e0 paga un ritardo pi\u00f9 che ventennale a sinistra, di cui vediamo le conseguenze nell\u2019impoverimento delle condizioni di vita e nella trasformazione della societ\u00e0, compreso il suo spostamento a destra; ragione per cui oggi il piano su cui muoversi \u00e8 culturale, avviando un dibattito, e non elettorale, all\u2019inseguimento di un 3% per entrare con un piedino in Parlamento (e poi fare cosa, visti gli attuali rapporti di forza?). E invece PaP, con la visibilit\u00e0 che ha avuto, ha gravemente contribuito a rafforzare l\u2019errata narrazione della riformabilit\u00e0 dell\u2019Unione europea anzich\u00e9 iniziarne il percorso di smantellamento. Secca citare Bersani, ma sembra che siam qui a pettinare le bambole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo anche la sinistra presente al Parlamento europeo, quindi in una posizione privilegiata per la comprensione perch\u00e9 a stretto contatto con la realt\u00e0 dei Trattati, non \u00e8 da meno. E proprio per questo, qui la domanda ha inevitabilmente una risposta: ci fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>The future of the Eurozone<\/em> <span class=\"p\">\u00e8 uno studio commissionato dall\u2019eurodeputato del Sinn F\u00e9in, Matt Carthy, e scritto dal consigliere Emma Clancy, della GUE\/NGL (Sinistra Unitaria Europea\/ Sinistra Verde Nordica: Izquierda Unida, Podemos, Linke, Syriza, L\u2019Altra Europa con Tsipras ecc.) (6). \u00c8 un documento importante.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finalmente le politiche imposte dalla Ue agli Stati, soprattutto dopo la crisi del 2007 e con quella successiva dei debiti sovrani del 2010, sono studiate non in quanto scelte contingenti rivelatesi sbagliate \u2013 tipico approccio della narrazione del \u2018cambiamento interno\u2019 \u2013 ma nella loro <i>natura strutturale<\/i>, architettura degli stessi Trattati. Viene analizzata, entrando nel merito della teoria economica, l\u2019ideologia ordoliberale e spiegato perch\u00e9 il problema sono l\u2019euro e la Bce cos\u00ec come Maastricht li ha costruiti: cosa comporta, in termini di politiche economiche e quindi sociali, la perdita di sovranit\u00e0 monetaria per un Paese, e l\u2019esistenza di una banca centrale autonoma dalla politica e avente come unico obiettivo la stabilit\u00e0 dei prezzi attraverso il controllo dell\u2019inflazione \u2013 e non anche la piena occupazione, come la Fed statunitense e in generale le banche centrali. Una condizione che abbinata all\u2019ossessione ordoliberale del pareggio di bilancio svuota di qualsivoglia potere il governo eletto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ne consiglia la lettura integrale, ma vale la pena riportare un paio di passaggi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cI Paesi all\u2019interno di un\u2019area di valuta comune non possono effettuare svalutazioni competitive per aumentare le proprie esportazioni, ma possono attuare politiche interne per realizzare una \u2018svalutazione interna\u2019, abbassando il tasso di cambio <i>reale <\/i>nei confronti dei Paesi vicini. Il principale modo per farlo \u00e8 comprimere i salari: questo fa abbassare i prezzi. La Germania ha attuato consapevolmente questa politica per diversi decenni, a spese dei lavoratori tedeschi, milioni dei quali lavorano ma vivono in povert\u00e0 [\u2026] la competitivit\u00e0 delle esportazioni tedesche [\u00e8 aumentata] e si \u00e8 ridotta quella degli altri Paesi dell\u2019Eurozona. L\u2019attenzione della Ue alle riforme strutturali, in particolare la riforma del mercato del lavoro, al fine di conseguire una maggiore \u2018flessibilit\u00e0\u2019, \u00e8 stata una caratteristica costante dell\u2019agenda europea da Maastricht in poi. \u00c8 stato un elemento importante della Strategia per l\u2019occupazione del 1994 e dell\u2019Agenda di Lisbona 2010 adottata nel 2000, che aveva originariamente lo scopo di rendere la Ue \u2018la pi\u00f9 competitiva e dinamica economia\u2019 entro il 2010; vi erano inclusi un pilastro economico, un pilastro sociale e un pilastro ambientale. Nel 2005, l\u2019Agenda di Lisbona \u00e8 stata rivista dal Consiglio europeo e dalla Commissione: il verdetto \u00e8 stato che l\u2019Agenda non riusciva a raggiungere il suo obiettivo, e cos\u00ec si \u00e8 deciso di abbandonare i pilastri sociali e ambientali e concentrarsi su quello economico. Nel 2010 l\u2019Agenda \u00e8 stata rilanciata con un nuovo piano decennale, la Strategia Europa 2020 [\u2026]. Il \u2018progresso\u2019 degli Stati membri nell\u2019attuazione delle riforme strutturali che facilitano il movimento al ribasso dei salari \u00e8 strettamente monitorato attraverso il processo del semestre europeo [\u2026] Le \u00e9lite dell\u2019eurozona credono (o sostengono di credere) che solo se le \u2018rigidit\u00e0 salariali\u2019 negli Stati membri vengono superate, tanto la disoccupazione quanto gli squilibri commerciali scompariranno; solo se la popolazione di un Paese viene costretta a lavorare a bassi salari, si avr\u00e0 la piena occupazione; la conseguente stagnazione della domanda interna far\u00e0 diminuire i prezzi, e il tasso di cambio reale del Paese, prima disallineato e troppo alto, riacquister\u00e0 l\u2019equilibrio, con conseguente aumento dell\u2019esportazione. L\u2019austerit\u00e0 imposta dalla Troika non era progettata solo per riguadagnare la \u2018fiducia\u2019 del mercato nei titoli di Stato dei governi periferici, ma anche per facilitare le svalutazioni interne negli Stati membri mediante una forma di terapia d\u2019urto. Ovviamente, questo aggiustamento facilita non solo la riduzione degli squilibri commerciali ma anche un netto aumento della quantit\u00e0 di ricchezza trasferita dal lavoro al capitale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ancora:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLe decisioni prese dalla Bce in risposta alla crisi sono state estremamente importanti sul piano politico [\u2026] I due atti pi\u00f9 sorprendentemente politici sono stati la minaccia della Bce di tagliare la liquidit\u00e0 di emergenza allo Stato irlandese se non accettava di richiedere un piano di salvataggio, e la sua decisione di tagliare la liquidit\u00e0 di emergenza alle banche greche a met\u00e0 del 2015, minacciando Syriza che la Grecia sarebbe stata costretta a uscire dall\u2019Eurozona se non si sottometteva alle condizioni della Troika, che erano state clamorosamente respinte dagli elettori greci in un referendum. La possibilit\u00e0 di trattenere il credito ai governi eletti conferisce alla Bce (istituzione non eletta, <i>n.d.a.<\/i>) l\u2019enorme potere di imporre le scelte politiche ai Paesi. [\u2026] Una costruzione, quella della Bce, che riflette la volont\u00e0 di \u2018depoliticizzare\u2019 la politica economica esternalizzandola a tecnocrati apparentemente indipendenti (e questa \u00e8 l\u2019impostazione ordoliberale, <i>n.d.a.<\/i>), al fine di indebolire la resistenza a decisioni che sono fortemente politiche e che hanno profonde conseguenze redistributive per la societ\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esiti di tale puntuale analisi e soluzioni proposte? Le solite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cCambiare le regole [\u2026] contrastare l\u2019espansione dell\u2019Eurozona [\u2026] votare per rifiutare l\u2019incorporazione del Fiscal Compact nel trattato sul funzionamento della Ue [\u2026] spingere per rivedere il Patto di stabilit\u00e0 e crescita [\u2026] respingere le proposte di altri trasferimenti di poteri di sorveglianza sulla politica fiscale degli Stati membri [\u2026] espandere il mandato della Bce che deve riguardare non solo l\u2019inflazione ma anche l\u2019occupazione e la crescita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte cose, come abbiamo visto, inattuabili, a meno di un\u2019<i>onda rossa <\/i>che travolga l\u2019insieme dei Paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Unica novit\u00e0, non di poco conto \u2013 perch\u00e9 \u00e8 indubbio che uscire dall\u2019euro non \u00e8 una passeggiata, per di pi\u00f9 senza l\u2019esistenza, com\u2019\u00e8 attualmente, di regole condivise per metterlo in atto, significa muoversi al buio \u2013 la proposta di promuovere la creazione di una \u201copzione di un\u2019uscita negoziata dalla zona euro che sia legale e praticabile per gli Stati membri che scelgono di farlo a causa della loro situazione economica\u201d. Peccato che subito dopo si riveli la natura difensiva e attendista della proposta: \u201cPer i Paesi che vogliono rimanere all\u2019interno dell\u2019Eurozona devono essere sviluppate protezioni e garanzie, perch\u00e9 non possono essere ricattati o cacciati fuori dalla moneta comune contro la loro volont\u00e0 durante una crisi\u201d. E sul solco della solita narrazione, il documento conclude affermando che \u201ci Trattati devono essere immediatamente modificati, e se i Trattati non possono essere cambiati, allora coloro che vogliono un cambiamento fondamentale dovranno necessariamente ricorrere ad altre opzioni\u201d. Quel <i>se <\/i>\u00e8 una presa in giro scritto da chi, come gi\u00e0 sottolineato, per la sua posizione interna alle istituzioni europee non pu\u00f2 non sapere che la modifica \u00e8 praticabile solo con una unanimit\u00e0 politica interna al Consiglio europeo, che mai ci sar\u00e0. E anche le ultime parole appaiono paradossali, dopo 70 pagine nelle quali si \u00e8 mostrato perch\u00e9 l\u2019Unione europea \u00e8 <i>questa <\/i>e non pu\u00f2 essere diversa: \u201cSoprattutto, l\u2019ideologia dell\u2019austerity, sbagliata e fallita che ha plasmato l\u2019architettura e le politiche della zona euro e della Ue, deve essere messa in discussione, perch\u00e9 durante questa crisi politica esiste un\u2019opportunit\u00e0 per convincere le persone che \u00e8 possibile agire per costruire un\u2019Europa migliore e sociale\u201d. Quando la sinistra smetter\u00e0 di inscenare Samuel Beckett sulla pelle dei popoli europei?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche oggi Mr. Godot non verr\u00e0.<br \/>\n<em>Well? Shall we go? <\/em><br \/>\n<em>Yes, let\u2019s go. <\/em><br \/>\n<em>They do not move<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/12136-giovanna-cracco-sinistra-e-unione-europea-aspettando-godot.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/12136-giovanna-cracco-sinistra-e-unione-europea-aspettando-godot.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Giovanna Cracco) Ogni volta che una persona di sinistra afferma che l\u2019Unione europea cos\u00ec com\u2019\u00e8 non va bene, ma la soluzione non \u00e8 uscirne, la si deve cambiare dall\u2019interno \u2013 rendendola pi\u00f9 democratica, una coesione di popoli e di ideali, sociale e politica e non solo economica e monetaria, l\u2019Europa del welfare e degli investimenti produttivi e non del Fiscal Compact e dell\u2019austerity \u2013 una domanda assale chi scrive. 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