{"id":41226,"date":"2018-04-21T14:43:35","date_gmt":"2018-04-21T12:43:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41226"},"modified":"2018-04-21T14:44:08","modified_gmt":"2018-04-21T12:44:08","slug":"piu-debito-per-uscire-dalla-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41226","title":{"rendered":"Pi\u00f9 debito per uscire dalla crisi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MEGACHIP (Andrea Baranes)<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\">Il problema dell\u2019Italia \u00e8 il debito pubblico. Non \u00e8 nemmeno un argomento su cui discutere, ma un assunto evidente. Posto che il debito pubblico \u00e8 eccessivo e ci strangola, ragioniamo pure di quali siano le strategie pi\u00f9 efficaci per ridurlo il pi\u00f9 velocemente possibile. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec, o \u00e8 forse necessario fare un passo indietro?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Pi\u00f9 che l\u2019ammontare del debito pubblico, il faro che guida ogni scelta di politica economica \u00e8 il rapporto tra debito e PIL. Cerchiamo di capire perch\u00e9 con un esempio semplificato. Ho un debito di 20.000 euro. \u00c8 tanto o poco? Dipende. Se sono disoccupato e nullatenente, \u00e8 enorme. Se guadagno un milione di euro l\u2019anno, sono spiccioli o poco pi\u00f9. In altre parole, il valore di un debito va riportato a quanto si guadagna. L\u2019esempio \u00e8 forse fuorviante, anzi troppo spesso si sente dire che uno Stato dovrebbe comportarsi \u201ccome un buon padre di famiglia\u201d, mentre la contabilit\u00e0 e gli obiettivi di una famiglia, un\u2019impresa e una nazione sono completamente diversi. L\u2019idea \u00e8 comunque di misurare il debito in rapporto alla ricchezza prodotta per capirne la sostenibilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Anche qui sono per\u00f2 necessarie alcune precisazioni, soprattutto considerando quanto il rapporto debito\/PIL definisca le politiche europee e italiane. Se dobbiamo accettare l\u2019austerit\u00e0, se il mantra degli ultimi anni \u00e8 che \u201cnon ci sono i soldi\u201d, se dobbiamo tagliare su servizi pubblici, pensioni o sanit\u00e0, il problema \u00e8 uno solo: dobbiamo ridurre il rapporto debito\/PIL, e dobbiamo farlo a marce forzate. Il fiscal compact prevede di rientrare in 20 anni al famigerato 60%, mentre l\u2019Italia viaggia oltre il 130%. Il rapporto debito\/PIL \u00e8 il cardine attorno al quale devono girare le politiche di uno Stato sovrano: possiamo rimettere in discussione il welfare, i diritti conquistati in decenni di lotte, l\u2019erogazione dei servizi di base, ma non un rapporto scolpito nella pietra. Una verit\u00e0 assoluta e immutabile, mentre i diritti fondamentali diventano variabili su cui giocare per rispettarla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Cerchiamo allora di capire se questo rapporto sia davvero l\u2019unico parametro da prendere in considerazione. Con i limiti ricordati in precedenza, torniamo a un esempio semplificato. Guadagnate 20.000 euro l\u2019anno, e avete un debito di 20.000 euro con vostro fratello, che non vuole nessun interesse e non ha fissato nessuna scadenza. Seconda situazione. Guadagnate sempre 20.000 euro l\u2019anno, e avete un debito di 10.000 euro, ma \u00e8 ora un debito di gioco, contratto con un pericoloso strozzino che vi chiede interessi del 30% al mese, arrivando a minacciarvi se sgarrate di un solo giorno. Il rapporto tra debito e ricchezza annuale \u00e8 ora al 50%, la met\u00e0 rispetto all\u2019esempio precedente. In quale delle due situazioni preferireste per\u00f2 trovarvi? L\u2019esempio \u2013 ripetiamo nuovamente, estremamente semplificato e persino inesatto se riportato tout court a uno Stato \u2013 pu\u00f2 chiarire come n\u00e9 l\u2019ammontare del debito n\u00e9 il suo rapporto alla ricchezza prodotta siano gli unici elementi da considerare. Sono almeno altrettanto importanti altri fattori: quanti interessi paghiamo, la scadenza, a chi lo dobbiamo e altri ancora.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">\u00c8 stupefacente quanto poco ci si domandi \u2013 tra statistiche, impegni e dichiarazioni onnipresenti sulla riduzione del debito \u2013 per cosa lo Stato si stia indebitando. Torniamo ancora all\u2019esempio semplificato. Ho un contratto a tempo indeterminato da 20.000 euro l\u2019anno.\u00a0<\/span><span lang=\"it-IT\">Vado in banca e chiedo un mutuo da 200.000 euro, a 30 anni, per l\u2019acquisto della casa. Qualsiasi banca concederebbe tranquillamente un tale prestito. Eppure il rapporto tra debito e guadagni annui \u00e8 del 1.000%. Secondo caso.\u00a0<\/span><span lang=\"it-IT\">Guadagno sempre 20.000 euro l\u2019anno, e ne prendo in prestito 10.000 per andarmeli a giocare al casin\u00f2. Il rapporto debito \/ reddito \u00e8 ora piuttosto contenuto, al 50%, ma chi considererebbe questa un\u2019operazione saggia? Il \u201cbuon padre di famiglia\u201d \u00e8 quello che si indebita poco, o quello che usa bene le risorse a disposizione, mentre sia l\u2019importo sia il rapporto tra debito e reddito annuo sono del tutto secondari?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Torniamo ora al caso Italia, e al suo debito per definizione \u201ceccessivo\u201d.\u00a0<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00c8 incredibile che nelle discussioni su austerit\u00e0, fiscal compact e dintorni ci sia cos\u00ec poco spazio riservato al merito della questione. Il problema \u00e8 il rapporto debito \/ PIL o come viene usata la spesa pubblica? Se al di l\u00e0 degli slogan e dei dogmi volessimo entrare nel merito, forse bisognerebbe partire da alcune domande:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\">1) perch\u00e9 dalla met\u00e0 degli anni \u201890 al 2008 \u2013 senza austerit\u00e0 e senza fiscal compact \u2013 il rapporto debito \/ PIL \u00e8 quasi costantemente sceso, passando da oltre il 120% al 103% 2) Perch\u00e9 solo dopo il 2008 \u2013 tra l\u2019altro proprio durante l\u2019applicazione delle politiche di austerit\u00e0 \u2013 si \u00e8 impennato arrivando a superare il 130%?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\">2) A cosa serve il debito pubblico, o, in altre parole, dove vanno a finire i soldi del debito? Com\u2019\u00e8 possibile che l\u2019Italia per 20 anni abbia sempre avuto \u2013 con l\u2019eccezione di un solo anno \u2013 un avanzo primario (ovvero pi\u00f9 entrate che uscite al netto degli interessi sul debito), ma non veniamo fuori dalla spirale del debito?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ultimo punto in particolare \u00e8 centrale. Lo Stato italiano ogni anno incassa pi\u00f9 di quanto spende. Approssimando, da almeno venti anni tasse e imposte superiori ai servizi erogati, alla faccia dei ritornelli sullo \u201cStato spendaccione\u201d e secondo cui \u201cviviamo al di sopra delle nostre possibilit\u00e0\u201d. Se il rapporto debito\/PIL continua a crescere, i motivi sono essenzialmente due. Il primo \u00e8 l\u2019ammontare degli interessi che paghiamo ogni anno sul debito. Realizziamo avanzi primari (saldo tra entrate e uscite), ma andiamo comunque in deficit a causa della spesa per interessi. Il secondo motivo \u00e8 che nel rapporto debito \/ PIL non conta solo il numeratore, ma anche il denominatore. Se il PIL non cresce (o diminuisce come avvenuto negli scorsi anni), sono guai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Se questa \u00e8 l\u2019analisi, le soluzioni che ci hanno imposto funzionano? La risposta \u00e8 semplice: no. L\u2019austerit\u00e0 e i tagli alla spesa pubblica non fanno calare la spesa per interessi, se non in maniera forse indiretta \u2013 i sostenitori dell\u2019austerit\u00e0 insistono sull\u2019argomento secondo cui i mercati finanziari si fiderebbero pi\u00f9 di noi se tagliassimo la spesa pubblica, permettendoci di finanziarci a tassi pi\u00f9 bassi. Altri studi indicano come in realt\u00e0<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00a0l\u2019effetto dell\u2019austerit\u00e0 sul debito\/PIL sia opposto. E non sembrano essere studi di parte, anzi. Negli scorsi anni una ricerca del FMI chiariva come, per la maggior parte delle economie occidentali, l\u2019austerit\u00e0 provocava una caduta del PIL superiore a quella del debito, ovvero un rapporto debito\/PIL che continuava ad aumentare. Secondo alcuni quotidiani statunitensi un \u201cclamoroso mea culpa\u201d al quale non sono per\u00f2 seguite revisioni delle politiche economiche. Con l\u2019austerit\u00e0 parliamo quindi di ricadute sul rapporto debito \/ PIL incerte e tutte da verificare, a fronte di<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00a0impatti sociali e in termini di diseguaglianze immediati e decisamente pesanti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Sarebbero allora possibili strade alternative? Sicuramente si. Alcuni anni fa due economisti hanno avanzato una proposta nota come <a title=\"Padre Plan\" href=\"http:\/\/www.reinventingbrettonwoods.org\/sites\/default\/files\/Pierre%20P%C3%A2ris%2C%20Charles%20Wyplosz%201-28-2014.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Padre Plan<\/a>, che prendeva di mira non l\u2019ammontare del debito, ma la spesa per interessi. Semplificando al massimo, prevedeva che la Banca Centrale Europea scambiasse titoli di Stato dei diversi governi europei con titoli a zero interessi e senza scadenza. Tornando all\u2019esempio precedente, ho un debito con uno strozzino, a tassi di interesse e scadenze che mi stanno massacrando. Mio fratello mi presta i soldi per estinguerlo. Il debito ora ce l\u2019ho con lui, ma \u00e8 senza scadenza e senza interessi. Mi impegno a restituirglielo poco per volta. Fuor di metafora, invece che essere indebitati con i mercati finanziari, sotto la scure dello spread, del giudizio dell\u2019oligopolio delle agenzie di rating e succube della speculazione finanziaria, mi indebito a tasso zero e senza scadenza con una banca centrale, impegnandomi a diminuire questo debito con tempi \u201cumani\u201d e non con quelli assolutamente folli dettati dal fiscal compact.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">La principale obiezione dei \u201crigoristi\u201d contro questa o analoghe soluzioni, \u00e8 che senza pressioni \u201cnon faremmo i compiti\u201d. Italiani fannulloni che devono essere costretti dal famigerato vincolo esterno (in questo caso l\u2019UE e i suoi diktat) perch\u00e9 per nostra natura siamo deboli e corrotti. Nel merito, venti anni di avanzo primario, e una costante diminuzione del rapporto debito\/PIL tra il 1995 e il 2008 mostrano la fallacia di un tale argomento. Come detto sono proprio gli interessi sul debito e l\u2019austerit\u00e0 a trascinarci a fondo. Ancora prima, \u00e8 del tutto inaccettabile l\u2019impianto teorico che nuovamente pone parametri economici arbitrari come obiettivi in s\u00e9 e diritti fondamentali dei cittadini come variabili su cui giocare. Il debito come arma, spread e minacce come strumenti per smantellare welfare e conquiste del lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">In ultimo, anche volendo dare credito alla necessit\u00e0 di \u201cfare i compiti\u201d, il Padre Plan non prevedeva un intervento della BCE per scambiare l\u2019intero debito pubblico. Potrebbe essere la parte eccedente il famigerato 60% o anche meno. Si tratterebbe comunque di una boccata di ossigeno da decine di miliardi di euro l\u2019anno per lo Stato italiano, che eventualmente potrebbe continuare a finanziarsi sui mercati (a tassi inferiori, avendo conti pubblici migliorati) per la parte rimanente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">Liberare risorse dalla spesa per interessi significherebbe avere un margine di manovra per investimenti pubblici che potrebbero trainare una crescita del PIL, con conseguente riduzione proprio del rapporto tra debito e PIL. Anche qui il ritornello sulla \u201cspesa pubblica improduttiva\u201d \u00e8 una foglia di fico che non pu\u00f2 nascondere scelte puramente ideologiche. Innumerevoli studi mostrano come un euro di investimenti pubblici ben indirizzati possa generare diversi euro di aumento del PIL. La stessa idea di \u201cspesa improduttiva\u201d dovrebbe indicare ben altro. Di fatto, dal punto di vista dei conti pubblici l\u2019unica spesa pubblica realmente improduttiva \u00e8 proprio quella per interessi (in particolare per quelli pagati ai detentori esteri di titoli di Stato).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\">P<\/span><span lang=\"it-IT\">arliamo di investimenti nella ricerca, nel welfare, nella mobilit\u00e0 sostenibile, nella transizione energetica, per creare buona occupazione. Per l\u2019ennesima volta, non \u00e8 possibile che non vengano fatti perch\u00e9 gli obiettivi sociali e ambientali vengono subordinati al rispetto di parametri economici del tutto arbitrari e a dogmi ideologici fallimentari. La questione del debito va affrontata dal punto di vista qualitativo, non quantitativo. Cosa si fa con la spesa pubblica molto prima di quanta se ne fa. La semplice realt\u00e0 \u00e8 che oggi servirebbe pi\u00f9 debito pubblico. Primo perch\u00e9 questi investimenti sono tanto urgenti quanto necessari; secondo perch\u00e9 le decisioni sul debito devono essere funzionali a obiettivi sociali, occupazionali, ambientali, non viceversa; terzo perch\u00e9 l\u2019ammontare del debito non \u00e8 il parametro su cui basare le politiche economiche, cos\u00ec come non lo \u00e8 il rapporto debito\/PIL.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify\" align=\"JUSTIFY\">Dopo decenni di retorica a senso unico, troppo spesso anche a sinistra sembra per\u00f2 impossibile rimettere in discussione determinati assunti, a partire dal fatto che il debito pubblico \u00e8 eccessivo. Se vogliamo cambiare strada, serve per\u00f2 il coraggio e la lungimiranza per ripensare le stesse fondamenta dell\u2019attuale fallimentare modello, e aprire spazi di dibattito e riflessione. Il debito non \u00e8 una questione economica, \u00e8 una questione politica. L\u2019anno prossimo si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. Abbiamo un anno di tempo. Un anno per costruire un percorso e delle proposte forti, che possono sembrare oggi provocazioni ma che permetterebbero il necessario e radicale cambio di rotta in UE. \u00c8 ora che la democrazia riaffermi il proprio primato sulla finanza, se ancora \u00e8 in grado di farlo. Vogliamo provarci?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/kill-pil\/articolo\/2018\/04\/20\/piu-debito-per-uscire-dalla-crisi-2023004.html\">http:\/\/megachip.globalist.it\/kill-pil\/articolo\/2018\/04\/20\/piu-debito-per-uscire-dalla-crisi-2023004.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Andrea Baranes) Il problema dell\u2019Italia \u00e8 il debito pubblico. Non \u00e8 nemmeno un argomento su cui discutere, ma un assunto evidente. 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