{"id":41311,"date":"2018-04-24T10:00:40","date_gmt":"2018-04-24T08:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41311"},"modified":"2018-04-23T20:52:51","modified_gmt":"2018-04-23T18:52:51","slug":"abbiamo-svenduto-i-diritti-dei-lavoratori-per-uninsalata-in-ufficio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=41311","title":{"rendered":"Abbiamo svenduto i diritti dei lavoratori per un\u2019insalata in ufficio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di THE VISION (Giovanni Bitetto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una delle prime startup italiane a sfruttare il campo del <em>food delivery<\/em> \u00e8 stata PizzaBo, fondata nel 2009 a Bologna con l\u2019obiettivo di sfamare i fuori sede, e chiusa poi da Just Eat nel 2016, generando diverse <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/tecnologie\/2016-04-15\/just-eat-chiude-pizzabo-fondatore-tristezza-infinita-e-attacca-rocket-internet-165911.shtml?uuid=ACSp0h8C\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\">polemiche<\/a>. Nel corso degli anni, poi, sempre sul modello che appariva molto all\u2019avanguardia dell\u2019azienda bolognese, sono sbarcate in citt\u00e0 \u2013 e nel resto d\u2019Italia \u2013 le pi\u00f9 grosse compagnie del settore: Foodora, Glovo, Deliveroo, Just Eat. Non \u00e8 pi\u00f9 una novit\u00e0 veder sfrecciare per le strade ragazzi in bicicletta infagottati nelle casacche sgargianti delle aziende che hanno saputo sfruttare al meglio le possibilit\u00e0 dell\u2019economia delle piattaforme. Ma dove sta la differenza tra un comune pony express che consegna pizza d\u2019asporto e un rider di Deliveroo? Non si tratta, infatti, di semplici fattorini ma \u2013 a detta delle aziende \u2013 di lavoratori autonomi che si inseriscono nel settore della <em>gig economy<\/em>. Il giro d\u2019affari nel mercato italiano si attesta<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/mercato_dipendenti_food_delivery_italia-3571145\/news\/2018-03-02\/\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\"> sui due miliardi di euro<\/a>, ed \u00e8 in costante crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli elementi su cui si basa questo modello sono principalmente due: l\u2019esigenza di trovarsi un lavoro saltuario e la possibilit\u00e0 di mettere in condivisione i propri mezzi. La <em>sharing<\/em> e la <em>gig economy, <\/em>dunque, si basano sulla retorica della flessibilit\u00e0 a tutti costi ma, come abbiamo visto, generano un fatturato tutt\u2019altro che irrisorio. Per capire bene la portata del <em>food delivery<\/em> \u2013 di cui i fattorini sono la componente logistica \u2013 bisogna analizzare innanzitutto il sistema in cui \u00e8 inserito. Ci sono infatti alcune differenze fondamentali fra <em>sharing economy<\/em> e <em>gig economy<\/em> \u2013 la cosiddetta \u201ceconomia del lavoretto\u201d. Nella dinamica dello <em>share<\/em> si condivide un bene non utilizzato o sottoutilizzato, dunque si mette a profitto il proprio patrimonio privato. L\u2019affittuario di Airbnb non utilizza la camera messa in affitto, l\u2019autista di Blablacar farebbe comunque il viaggio progettato, anche senza eventuali passeggeri. Al contrario, il tassista di Uber mette a disposizione il proprio tempo e il proprio mezzo per lo spostamento di altri: nella <em>gig economy <\/em>il lavoratore aliena una parte della propria vita per eseguire l\u2019attivit\u00e0, fornendo lui stesso le attrezzature. Nel caso dei <em>rider, <\/em>poi, \u00e8 obbligatorio indossare la divisa dell\u2019azienda durante le consegne, dunque di fatto si fa pubblicit\u00e0 alla piattaforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23624 size-full\" src=\"http:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/GettyImages-925463788.jpg\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"1333\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Carlo Formenti, autore de <em>La variante populista<\/em>: \u201cIl modello ideale dell\u2019<em>indipendent contractor<\/em> \u00e8 il modello dell\u2019imprenditore di se stesso, di quello che \u00e8 <em>capitalista di se stesso<\/em>, che investe il suo capitale sociale e relazionale, di reti di relazioni per tirare a campare, in realt\u00e0. C\u2019\u00e8 l\u2019elevamento a massimo valore della sua capacit\u00e0 di reggere il mercato sul piano della competizione e della cooperazione competitiva.\u201d La <em>gig economy<\/em>, dunque, punta tutto sull\u2019individualismo e sul richiamo alla produzione, mediata per\u00f2 da una piattaforma, un ente terzo con la quale si negozia un contratto. Nominalmente si \u00e8 lavoratori autonomi, ma di fatto si \u00e8 dipendenti, continua Formenti: \u201cCooperazione ma competitiva, dentro una dimensione in cui vince non solo chi \u00e8 pi\u00f9 bravo (come vuole la narrazione pi\u00f9 generale), ma chi si vende a un prezzo pi\u00f9 basso rispetto agli altri, anche perch\u00e9 il tasso di creativit\u00e0 di questi lavori \u00e8 infinitamente pi\u00f9 basso di quello che normalmente \u2018si vende\u2019 \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realt\u00e0 della <em>gig economy <\/em>poi \u2013 in particolare del <em>food delivery \u2013<\/em> volge verso il precariato cronico, e di fatto, il metodo di guadagno principale su cui si basa la paga dei lavoratori \u00e8 quello del cottimo. Portare le pizze ad annoiati clienti diventa una sfida, una gara per la sopravvivenza, considerato che \u00e8 dalla velocit\u00e0 e dai buoni feedback che l\u2019azienda riceve che dipende il proprio compenso. Quando vediamo arrivare il fattorino trafelato, ansimante, che sbaglia a contare i soldi, non immaginiamo che nella sua testa sta cronometrando il tempo di consegna, i secondi persi a cercare il resto nelle tasche, i gradini che dovr\u00e0 scendere a due a due per inforcare la bici e dirigersi verso i prossimi clienti. Non sorprende dunque che questi presunti lavoratori autonomi si siano organizzati per avanzare rivendicazioni che migliorino il loro <em>status<\/em> di subordinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23622 size-full\" src=\"http:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/GettyImages-802585930.jpg\" alt=\"\" width=\"4928\" height=\"3131\" \/><\/p>\n<form id=\"mc4wp-form-1\" class=\"mc4wp-form mc4wp-form-13249\" method=\"post\">\n<div class=\"mc4wp-form-fields\">\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le proteste in Italia sono cominciate a Torino nell\u2019inverno del 2016. Fino a settembre i <em>rider <\/em>di Foodora venivano pagati 5,60 euro lordi l\u2019ora poi \u2013 con l\u2019introduzione di un nuovo contratto \u2013 la paga fissa \u00e8 stata sostituita. Il nuovo accordo\u00a0<span class=\"thread-949269634893118683551724 author-d-iz88z86z86za0dz67zz78zz78zz74zz68zjz80zz71z9iz90z9pjez84zviuz65zz79zz71zz74zz67zz89zfz82z0z85zz88zz81zvz80zbz84zz67zoz68z9z80zs2\">prevede<\/span><span class=\"thread-949269634893118683551724 author-d-iz88z86z86za0dz67zz78zz78zz74zz68zjz80zz71z9iz90z956oz78znjkxz66zz77zz78zz86zpz65zz85zz84zj7z88zz83zz65zfz68zz68z7wz66zfv6\"> a detta di Foodora 4 euro a consegna<\/span>, e si tratta di un contratto di collaborazione (un co.co.co.) che non contempla coperture sanitarie idonee e rimborsi per l\u2019uso della propria attrezzatura, come ad esempio una eventuale riparazione della propria bici, dei motocicli e dello smartphone con cui prendono le consegne. Gi\u00e0 nel giugno dello stesso anno, a questo proposito, i lavoratori avevano <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/economia\/lavoro\/2016\/10\/11\/sciopero-contro-foodora-sogno-infranto-sharing-economy\/\">mandato una lettera all\u2019azienda<\/a> in cui chiedevano di adeguare le assicurazioni sanitarie e manutenzione dell\u2019attrezzatura. I lavoratori di Torino, inoltre, ricevevano paghe minori rispetto a quelli di Milano, per questo hanno chiesto un aumento, oltre che un accordo per rendere obbligatorio un monte minimo di ore lavorative. Molti fattorini, infatti, vengono impiegati solo quando lo richiede l\u2019azienda: stipulando per contratto un monte ore minimo, l\u2019azienda avrebbe dovuto impiegare a turno tutti i fattorini, e si sarebbe evitato cos\u00ec il lavoro a chiamata. La risposta di Foodora \u00e8 stata abbassare la paga, e per i rider torinesi non c\u2019\u00e8 stata scelta: a ottobre 2016 hanno proclamato lo sciopero. Successivamente, sei di loro hanno lamentato di essere stati licenziati da Foodora e hanno deciso di fare ricorso in tribunale. L\u2019azienda ha aumentato le paghe \u2013 dai 2,70 ai 4 euro \u2013<a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/10\/14\/cronaca\/foodora-aumenta-gli-stipendi-ma-rimane-il-cottimo-riparte-la-protesta-dei-rider-oLwJePrYczjmwrdfTypS6H\/pagina.html\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\"> ma non ha abolito il cottimo<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/form>\n<p style=\"text-align: justify\">Le proteste non hanno accennato a fermarsi e quello di Torino \u00e8 stato il primo atto di un focolaio che si \u00e8 espanso in altre citt\u00e0, come Milano e Bologna. Fra novembre del 2017 e febbraio 2018 i rider bolognesi hanno scioperato tre volte, l<a href=\"http:\/\/corrieredibologna.corriere.it\/bologna\/economia\/18_febbraio_24\/bologna-rider-nuovo-sciopero-bici-sotto-neve-ecco-come-lavoriamo-01f50188-193b-11e8-a892-b00f56f3348e.shtml\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\">\u2019ultima delle quali<\/a> a causa di una nevicata abbondante che aveva reso le condizioni di lavoro particolarmente difficili e pericolose. Il culmine delle proteste per\u00f2, si \u00e8 raggiunto il <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/04\/13\/deliveroo-riders-occupano-sede-di-milano-sgomberata-con-larrivo-della-polizia\/4291711\/\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\">13 aprile scorso,<\/a> quando una trentina di fattorini ha occupato la sede milanese di Deliveroo, chiedendo di incontrare il manager dell\u2019azienda, anche se la manifestazione \u00e8 stata poi scongiurata dall\u2019intervento della polizia. Deliveroo, in realt\u00e0, era gi\u00e0 stata al centro delle polemiche a febbraio, quando si era scoperto che i caschi dati in dotazione<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/PresaDiretta.Rai\/videos\/10160109920075523\/\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\"> non rispettavano le norme di sicurezza<\/a> della Comunit\u00e0 Europea \u2013 per questo l\u2019azienda ha dovuto cambiare tutto l\u2019equipaggiamento. Stavolta, invece, a far montare le sollevazioni \u00e8 stata <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2018\/04\/11\/cronaca\/foodora-decine-di-rider-in-tribunale-controllati-in-ogni-movimento-w6oIVjiJunmsCC5yzOMw3N\/pagina.html\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\">la sentenza del tribunale di Torino, <\/a>che non ha riconosciuto lo <em>status<\/em> di lavoratore dipendente a chi era stato licenziato dopo le proteste del 2016. Per il tribunale si tratta di lavoratori autonomi (ed \u00e8 per questo che ha respinto il ricorso), decisione che per i rider appare come un chiaro segno dell\u2019arretratezza del diritto italiano in materia del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23623 size-full\" src=\"http:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/GettyImages-518487570.jpg\" alt=\"\" width=\"4044\" height=\"2760\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultimo atto della vicenda si consuma proprio a Bologna: <a href=\"http:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2018\/04\/15\/news\/prima_assemblea_nazionale_dei_portapizze_a_bologna_e_anche_milano_firma_un_accordo_coi_riders-193962047\/\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\">domenica 15 aprile<\/a> \u00e8 stata indetta dalla Riders Union \u2013 la rete dei fattorini italiani, ormai organizzatasi come sindacato autonomo \u2013 la prima assemblea nazionale, dove hanno partecipato circa in trecento da diverse citt\u00e0 (Milano, Torino, Bologna, Genova, Roma). Lo scopo \u00e8 presentare una \u201ccarta dei diritti\u201d nella quale si rivendicano le succitate coperture assicurative e indennit\u00e0 per maltempo, oltre ovviamente a paghe pi\u00f9 dignitose. La carta \u00e8 stata sottoposta all\u2019amministrazione comunale, e l\u2019intento \u00e8 aprire un tavolo di discussione con le aziende, nella speranza di far valere le proprie ragioni attraverso l\u2019organizzazione sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sindacalizzazione dei rider, infatti, \u00e8 un avvenimento importante perch\u00e9 rappresenta uno dei primi tentativi del genere all\u2019interno dell\u2019economia delle piattaforme. Questo contrasta la base la retorica che sostiene la <em>gig economy<\/em>, ovvero la convinzione che si tratti di lavoratori autonomi, disposti a impegnarsi in lavoro saltuari per \u201carrotondare\u201d, e soprattutto in cerca di flessibilit\u00e0 totale. La composizione dei lavoratori del <em>food delivery <\/em>\u00e8 pi\u00f9 variegata di quanto vuole lo stereotipo dell\u2019universitario che si imbarca in qualche ora di consegne settimanali per avere soldi da spendere in qualche attivit\u00e0 ricreativa. Chiaramente i giovani che arrotondano ci sono, ma rappresentano solo una piccola categoria. Tra chi sceglie questa prospettiva lavorativa troviamo per esempio un numero piuttosto nutrito di cittadini extracomunitari o anche cinquantenni\/sessantenni che si ritrovano a rimediare un lavoro da fattorino dopo essere stati scaricati nel baratro della disoccupazione. L\u2019economia delle piattaforme, in sostanza, intercetta una fetta di societ\u00e0 abbastanza variegata, spinta in molti casi dal precariato a tentare l\u2019ultima accidentata avventura, una realt\u00e0 in cui c\u2019\u00e8 ben poco di <em>smart<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si gestisce dunque una situazione inedita e che si espande tanto rapidamente? L\u2019operato delle aziende del <em>food delivery <\/em>sul suolo italiano \u00e8 relativamente giovane, in un terreno evidentemente non regolamentato a sufficienza. Starebbe alla politica cercare di scongiurare lo sfruttamento del lavoratore, visto che l\u2019unica conseguenza \u00e8 quella di inficiare le possibilit\u00e0 di guadagno \u2013 non solo per i privati ma per la comunit\u00e0 \u2013 date da questo tipo di economie, e dalla sviluppo tecnologico su cui si basano. Non \u00e8 possibile che in un settore cos\u00ec tecnologizzato si opti per un\u2019economia balcanizzata, in cui ogni azienda fa il bello e il cattivo tempo, tenendo in scacco il lavoratore con il cottimo, come se il diritto in materia di lavoro fosse fermo agli anni Settanta. Ci si trova di fronte a paradossi di ogni sorta: metodi diversi di pagamento che variano da azienda ad azienda, cos\u00ec come differenti parametri che monitorano l\u2019efficienza dei propri dipendenti. Forse occorrerebbe negoziare un contratto collettivo, in modo che si livellino le variegate \u2013 e spesso contraddittorie \u2013 condizioni lavorative di tutte le aziende. Per farlo, per\u00f2, si dovrebbe accantonare una volta per tutte la concezione che quella dei rider sia una galassia slegata, un conglomerato di persone che pensa solo per s\u00e9. Si tratta invece di una categoria vera e propria, che si sta mobilitando nella dimensione collettiva, e le ultime rivendicazioni non lasciano pi\u00f9 spazio ai dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sentenza del tribunale di Torino \u00e8 la spia del ritardo italiano rispetto alle nuove forme del lavoro, figlio di una mentalit\u00e0 che d\u00e0 pedissequamente ragione al privato, a dispetto di un lavoratore tollerato solo quando china il capo, anche alle ingiustizie pi\u00f9 palesi \u2013 come quella di non avere un\u2019assicurazione sanitaria in un lavoro in cui si trascorre tutto il tempo per strada, su una bici. Non si va molto lontani coltivando un terreno che spinge il lavoratore ad \u201carrabattarsi\u201d, le istituzioni dovrebbero mutare atteggiamento, o se non altro aggiornarsi in materia di diritto del lavoro. D\u2019altronde, le mobilitazioni dei rider si accomunano a quelle dei facchini nel<a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/argomenti\/proteste_facchini\" rel=\"noreferrer nofollow noopener\"> recente passato<\/a>: \u00e8 il settore della logistica a essere cruciale nell\u2019economia di oggi. Proprio questi segmenti occorre prendere in considerazione e analizzare, perch\u00e9 da un territorio cos\u00ec ibrido si levano segnali della mutazione del mondo del lavoro, e si indicano le direzioni che questo processo prender\u00e0 in futuro.<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>Integrazione di luned\u00ec 23 aprile 2018 ore 17.30<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>*Con riferimento all\u2019articolo \u201cAbbiamo svenduto i diritti dei lavoratori per un\u2019insalata in ufficio\u201d pubblicato il 23\/04\/18, riportiamo di seguito le precisazioni richieste da Foodora, per come pervenute alla Redazione: <\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>\u201cNell\u2019articolo viene scritto: \u201cIl nuovo accordo prevede a detta di Foodora 4 euro a consegna\u2026che non contempla coperture sanitarie idonee\u201d \u2013 I contratti, che sono documenti scritti per cui sono dati di fatto, prevedono importanti tutele come i contributi Inps e l\u2019assicurazione Inail in caso di infortuni sul lavoro, oltre ad una polizza assicurativa in caso di danni contro terzi che la societ\u00e0 tiene a suo carico;<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>\u201d Successivamente, sei di loro hanno lamentato di essere stati licenziati da Foodora e hanno deciso di fare ricorso in tribunale\u201d \u2013 il Tribunale si \u00e8 espresso non accogliendo le richieste dei 6 ex rider. Restiamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, ribadendo come fossero i rider a decidere quando e in che misura dare la loro disponibilit\u00e0 e come nessun rider sia stato licenziato e a tutti fosse stata data la possibilit\u00e0 di rinnovare il contratto in scadenza;<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em> \u201cLe proteste non hanno accennato a fermarsi e quello di Torino \u00e8 stato il primo atto di un focolaio che si \u00e8 espanso in altre citt\u00e0, come Milano e Bologna. Fra novembre del 2017 e febbraio 2018 i rider bolognesi hanno scioperato tre volte\u201d \u2013 a Novembre foodora non era ancora presente a Bologna per cui sicuramente non vi erano rider bolognesi di foodora coinvolti negli scioperi.\u201d<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>***<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>Al riguardo, riteniamo a nostra volta opportuno specificare quanto segue:<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>Per quanto riguarda l\u2019osservazione relativa alla copertura sanitaria, precisiamo che l\u2019articolo intendeva evidenziare come in assenza di un contratto di lavoro subordinato i rider non possono dirsi adeguatamente tutelati dai rischi e dalle malattie a cui li espone la specifica attivit\u00e0 lavorativa, atteso che il concetto di copertura sanitaria non si riduce esclusivamente all\u2019assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. A ci\u00f2 si aggiunga la connessa problematica del mantenimento del rapporto di lavoro in caso di malattia;<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>Con riguardo alla sentenza del Tribunale di Torino, va osservato come l\u2019articolo dia conto, nel corpo del testo, del rigetto delle istanze dei rider ricorrenti, ma ci\u00f2 non preclude che vengano riportate le motivazioni che li hanno determinati a ricorrere in tribunale. Inoltre il termine licenziamento non \u00e8 stato utilizzato in senso tecnico, ma riportando la percezione che i rider avevano della condizione di fatto in cui si sono venuti a trovare e che hanno lamentato;<\/em><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify\"><em>Da ultimo, in merito al riferimento alle proteste di novembre a Bologna, si osserva come il paragrafo in parola non si riferisca specificamente a Foodora ma alle iniziative assunte in generale dai lavoratori del food delivery.<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"http:\/\/thevision.com\/attualita\/rider-diritti-lavoro\/\">http:\/\/thevision.com\/attualita\/rider-diritti-lavoro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di THE VISION (Giovanni Bitetto) Una delle prime startup italiane a sfruttare il campo del food delivery \u00e8 stata PizzaBo, fondata nel 2009 a Bologna con l\u2019obiettivo di sfamare i fuori sede, e chiusa poi da Just Eat nel 2016, generando diverse polemiche. Nel corso degli anni, poi, sempre sul modello che appariva molto all\u2019avanguardia dell\u2019azienda bolognese, sono sbarcate in citt\u00e0 \u2013 e nel resto d\u2019Italia \u2013 le pi\u00f9 grosse compagnie del settore: Foodora, Glovo,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":87,"featured_media":38443,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/vision-e1517193598458.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-aKj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41311"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/87"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41311"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41311\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41312,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41311\/revisions\/41312"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38443"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41311"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41311"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}